19 giugno 2018 – Una denuncia per razzismo e un richiamo ai Sindaci, una forza contro il degrado .. forse.

Leggo una notizia Ansa e spero che il Pd, accortosi finalmente del problema, lo sappia gestire con competenza e dignità

ANSA – ROMA, 19 GIU – Una denuncia contro Matteo Salvini per istigazione all’odio razziale. E’ l’iniziativa che, a quanto si apprende, ha deciso di assumere Roberto Speranza (Leu). “Ora basta. Salvini insiste anche oggi con il censimento dei Rom. Per me non bastano più le parole. Per questo ho deciso di denunciare il ministro ai sensi della legge Mancino 654/75”, spiega il deputato interpellato al riguardo.   

Una lettera al Presidente della Associazione Nazionale dei comuni italiani.

Al presidente dell’Anci
ing. Antonio Decaro
SUA SEDE                                                              Udine 19 giugno 2018
Oggetto: lettera aperta _sindaci o podestà?

Egregio Presidente
chi le scrive è una cittadina italiana consapevole di appartenere, come ognuno di noi, a quella Repubblica di cui l’art. 3 della Costituzione dice essere compito “ … rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Conscia di questa responsabilità, le scrivo inorridita dalla proposta di censimento dei Rom, classificazione identitaria che sappiamo stare per l’onnicomprensivo ‘zingari’ (secondo quella figura che l’antica retorica avrebbe chiamato sineddoche).

«Al Ministero mi sto facendo preparare un dossier sulla questione rom in Italia, perché dopo Maroni non si è fatto più nulla, ed è il caos».
Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, leader della Lega, parlando a TeleLombardia. Salvini ha parlato di «una ricognizione sui rom in Italia per vedere chi, come, quanti», ossia «rifacendo quello che fu definito il censimento, facciamo un’anagrafe».

Leggo dal Corriere (ma le fonti convergenti sono numerose, scritte e orali). Ho scelto questa citazione perché il richiamo al dossier implica un intervento interno al Ministero di competenza.
Non credo che sarebbe stato corretto chiedere a un Ufficio un’attività ufficialmente riconosciuta da un leader di un qualsivoglia partito.
E certamente l’on. Ministro non vuole ridurre la Lega al ruolo che altro partito ebbe in un non dimenticato Gran Consiglio.

Se la proposta del censimento finalizzato a costruire una apposita anagrafe diventasse norma cogente, i Comuni ne avrebbero modificato un ruolo fondamentale dato che gli Uffici Anagrafe ne sono una delle espressioni operative che registrano e certificano le qualità fondamentali di ogni persona (nascita, cittadinanza, stato familiare, morte).
Obbligarli a un censimento su basi etniche sarebbe completamente estraneo all’armonia istituzionale che la nostra Costituzione prevede.
Certamente non mi permetto di pensare che l’on. Ministro voglia trasformare i Sindaci in esecutori di un ordine che porrebbero loro gravi problemi di coscienza: giurano sulla Costituzione, vestono la fascia tricolore come segno distintivo e, come ufficiali di stato civile, dipendono dal Ministero dell’interno.
Può l’Associazione Nazionale Comuni Italiani rendere pubblico un chiarimento su questo punto che immagino turbare molti Sindaci, consapevoli del ruolo che loro assegna la Costituzione e non disponibili quindi a farsi podestà in ministeriale obbedienza?

Cordiali saluti
Augusta De Piero

giugno 19, 2018Permalink

18 giugno 2018 – Come gli orchi delle favole

Il modello USA ha superato il maestro lego/italiano.

Sono circa duemila i bambini separati dalle loro famiglie al confine Usa-Messico dal 19 aprile al 31 maggio,  dopo l’entrata in vigore della politica di tolleranza zero dell’amministrazione Trump contro l’immigrazione clandestina. Lo riportano i media Usa citando dati del dipartimento per la Sicurezza interna, sullo sfondo delle polemiche per la violazione dei diritti dei bambini, denunciata anche dall’Onu [fonte 1 e 2]

Nel 2016, a una cinquantina di chilometri circa dalla città di El Paso, sotto la presidenza del democratico Barack Obama, era stato allestito un «centro di detenzione temporanea»: veniva utilizzato per ospitare famiglie di migranti ma senza separarle.

In questa occasione, la Casa Bianca rivendica apertamente la sua politica, ammettendo senza giri di parole di voler in tal modo scoraggiare i clandestini. Lungi dall’essere preoccupato per il clamore suscitato dalla questione, il presidente Usa starebbe per chiedere una vasta riforma dell’immigrazione — che da mesi slitta al Congresso —e mette sotto pressione l’opposizione: «I democratici costringono la separazione delle famiglie al confine con la loro agenda legislativa orribile e crudele», ha twittato il presidente. Divisi nella loro maggioranza, i repubblicani …» continua. [fonte 3]

L’abile maestro lego/italiano comincia dai Rom

Il maestro cominciò ad esercitarsi oltre i proclami, trovando il modo di coinvolgere direttamente gli italiani di pervasiva fede padana, con una campagna sistematica contro Rom e Sinti, che inizialmente chiamava in gioco il presidente Scalfaro (1992-1999). Gli vennero inviate migliaia di cartoline, distribuite lungo il corso dei pellegrinaggi in onore del dio Po, dal Monviso a Venezia, dove il leader della Lega avrebbe dato nel 2008 il meglio di sé nel famoso discorso in cui allocava la bandiera in forma che si voleva platealmente disonorevole.
Nelle cartoline/petizione – che si potevano inviare al Presidente senza francobollo – si chiedeva di diventare Rom per fruire del soccorso di 35.000 lire al giorno che spettava ai profughi dalla ex Jugoslavia il cui status fosse riconosciuto. Se riconosciuti tali erano raccolti in campi dove le 35.000 lire di norma servivano ai gestori per il loro mantenimento.
Il richiamo ai rom era una bugia ma fu creduta e nulla fece per smentirla il Quirinale destinatario delle cartoline. Gli sussurrava all’orecchio il conte zio di manzoniana memoria : “sopire, troncare, … troncare, sopire” e il presidente, uomo di buona cultura, conosceva certamente i Promessi Sposi.

L’abile maestro identifica i nuovi nati da trasformare in fantasmi

Il maestro allora si sentì tanto sicuro da poter identificare una categoria da danneggiare: i nati in Italia, figli di migranti non comunitari irregolari perché privi di permesso di soggiorno, non dovevano avere il certificato di nascita.
Il metodo escogitato era abilissimo e obliquo, così contorto che poteva anche essere digerito dagli italiani ‘sopiti’ senza turbare il luogo comune del loro conclamato amore per l’infanzia che, nelle disposizioni ministeriali e nelle leggi italiane, non viene (ancora?) impudicamente esposta alla devastazione proclamata e ostentata come vogliono invece le grida dirette del presidente degli Stati Uniti.
Si grida contro le invasioni ma si tace (sopire!) su chi nasce in Italia. La cosa importante è non vederlo: prima o poi il modello di costruita invisibilità tornerà utile.
Anche la shoà non cominciò con i lager.

 

 

 

Il certificato non era (e non è)   loro negato ma, quando gli irregolari genitori chiedano la registrazione della loro nascita lo sportello del comune può trasformarsi nella trappola dove la piccola spia appena nata, ma già punita per la sua origine, ne segnali l’irregolarità meritevole di espulsione anche per le badanti che abbiano perso il lavoro per la morte del soggetto della loro attività pur se ’badato’ per anni. [fonte 4].

I primi maestri sono i silenzi tanto più nefasti quanto più autorevoli.

Il ‘maestro’ non è persona di cui si possa identificare l’identità, ammesso che ne abbia una, ma non ce n’è bisogno.
Ormai una legge che dal 2009 – quando il voto di fiducia da proposta la innalzò a norma – è transitata intatta nelle maggioranze prudentemente sorde e cieche ai tempi dei governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni da cui è stata offerta al governo Conte come un pacco regalo, utile e senza fiocchi colorati, discreto e invisibile ai più.
Maestri sono i silenzi di quella che fu maggioranza e oggi è opposizione ‘di centro sinistra e di sinistra’ tout court, confortata dagli autorevolissimi vescovi italiani, uniti nella CEI, che pure inondano l’opinione pubblica di indicazioni corrette e accettabili a tutela dei bambini, se e solo se forniti di famiglia.
Se di famiglia sono privi non si vedono, fantasmi trasparenti attraverso cui lo sguardo passa senza ostacoli che lo obblighino a soffermarsi. Anche le chiese protestanti tacciono in un clima ecumenico che non fa onore a nessuno. [fonte 5]

L’inesistenza di registrazione anagrafica è caratteristica accomuna questi piccoli agli schiavi di un tempo – negli USA e in Europa – per cui non esisteva la possibilità di registrazione della nascita mentre di alcuni di loro, liberati, si conosce la data della morte.

[fonte 1]
Il ‘cartoonist’ Roy Rogers, autore della vignetta. sarebbe stato licenziato per averla pubblicata.
https://www.theguardian.com/media/2018/jun/17/pittsburgh-post-gazette-rob-rogers-cartoons

[fonte 2]
http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/usa-2-000-bimbi-tolti-a-genitori-migranti-al-confine-con-il-messico_3146338-201802a.shtml

[fonte 3]
https://www.corriere.it/esteri/18_giugno_16/usa-2000-bambini-separati-loro-famiglie-confine-il-messico-dcec718e-7108-11e8-8f08-e72858c58491.shtml

[fonte 4]
http://www.altalex.com/documents/codici-altalex/2014/04/09/testo-unico-sull-immigrazione
In quel sito viene pubblicato il testo unico sull’immigrazione, nel testo coordinato del decreto legislativo 25/07/1998 n° 286, aggiornato con le modifiche apportate. Si veda l’art 6 comma 2 come modificato con le parole inserite dalla Legge 15 luglio 2009, n. 94.

[fonte 5]
https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2015/10/24/0816/01825.html
Prima  parte. La chiesa in ascolto della famiglia

 

giugno 18, 2018Permalink

15 giugno 2018 – Scrivo al Ministro dell’Interno

Illustrazioni: una preziosa vignetta di Mauro Biani e l’Urlo di Munch in conclusioni. E’ difficile descrivere meglio il mio stato d’animo

Al Ministro dell’Interno
on. Matteo Salvini
Sua Sede Udine 15 giugno 2018

oggetto: lettera aperta – nati in Italia privati per legge del certificato di nascita
Egregio ministro Matteo Salvini,

Ho letto nel sito del Ministero dell’Interno la dichiarazione da lei resa in Senato il 13 giugno alle 14,04.
E’ un testo di immediata comunicazione, se non altro per quella apertura inusuale in un documento ufficiale: “sono stufo che i bambini muoiano”.
Ho anche ascoltato la sua voce da Rai News dove, reiterando alcune parole del testo che ho citato, aggiunge: «Io sono qua come ministro e come uomo e l’unica cosa che non accetto avendo due figli è che nel governo ci sia qualcuno che vuole il male dei bambini … ». 
Purtroppo però è possibile identificare in una legge – che, per essere tale, vincola anche il suo ministero – la fonte di una espressione di ‘male’ che vuole bambini senza identità, fantasmi inesistenti con tutti i rischi che per loro da ciò conseguono.
Mi spiego: nel 2009, ai tempi del quarto governo Berlusconi, l’on. Maroni, suo predecessore nella funzione che ora lei ricopre, fece approvare con voto di fiducia il cosiddetto pacchetto sicurezza che stabiliva doversi presentare il permesso di soggiorno per ottenere la registrazione della dichiarazione di nascita di un nato in Italia (lettera g del comma 22 art. 1 della legge 94/2009).
Ciò significa che, se quella domanda di registrazione non viene presentata, il piccolo nuovo nato resta privo del certificato di nascita, suo diritto personale, che ne garantisce l’identità, l’appartenenza familiare, la cittadinanza (non necessariamente quella italiana ma quella dei suoi genitori) e tutto ciò che ne consegue.
In questo fondamentale riconoscimento i ‘figli nostri’ – che la vincolano come padre a non accettare “ci sia qualcuno che vuole il male dei bambini” – sono distinti da “figli degli altri” per cui un atto gravido di tragiche conseguenze per la vita di chi lo subisce senza potersi difendere può farsi norma e, proprio dal 2009, la legge impedisce di fatto una garanzia che per sé dovrebbe essere assoluta (nel senso letterale del termine, ab-soluta, cioè sciolta da ogni vincolo) ma che nei fatti non lo è.

Per meglio chiarire la questione faccio mie e trascrivo le parole del Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1): «Rispetto invece al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi». E ancora lo stesso Rapporto Supplementare precisa: «Sempre in tema di diritto di registrazione alla nascita la legge 219/2012 –“Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali” – ha equiparato sotto ogni aspetto la condizione dei figli nati all’interno e al di fuori del matrimonio».
Non pensi che il Rapporto si limiti alla denuncia, come spesso per comoda pigrizia si usa.
Proprio il terzo capitolo del Rapporto si apre con una raccomandazione che al punto b raccomanda: «29 – b) di intraprendere una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini ad essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei genitori». La raccomandazione termina con la sigla che connette allo studio che fa capo al Comitato sui diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite. CRC/C/ITA/CO/3-4, punto 29.
Che fare per realizzare quanto il Terzo Rapporto Supplementare raccomanda?
La strada maestra sarebbe la legge. Era sufficiente (e ancora lo sarebbe se tanto si volesse) una modifica semplice e non onerosa all’art. 1 comma 22 lettera g della legge 94/2009 che aveva inserito il permesso di soggiorno fra i documenti da presentare per la registrazione degli atti di stato civile.
Sarebbe bastato ricollocare gli atti di stato civile fra quelli la cui richiesta non implica la presentazione del permesso di soggiorno, anzi non dimentichiamo che dal 2011 erano rimaste all’attenzione del Parlamento solo le registrazione delle dichiarazioni di nascita, dato che la Corte Costituzionale – con sentenza 245 – aveva tolto questo vincolo dalla registrazione della richiesta di pubblicazioni di matrimonio.
E’ chiaro che sarebbe insensato chiedere al Governo ciò che il Parlamento non è riuscito a fare in nove anni ma un ruolo proprio del Governo c’è e non può essere disatteso.
La raccomandazione 29 del Rapporto più volte citato propone «di intraprendere una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini ad essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei genitori».

Per far questo lo strumento c’è già e non richiede per essere applicato di distogliere l’attenzione del Ministro dell’Interno dalle urgenze del momento. Si tratta della circolare n. 19 del 7 agosto 2009 del Ministero dell’Interno Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali che afferma:
« Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto».
A questo punto, e finché la situazione non sia risolta da una norma di legge, il ruolo determinante appartiene ai Comuni.
A tale proposito è opportuno essere consapevoli che la circolare ministeriale è un provvedimento di natura amministrativa e potrebbe essere disapplicata dagli Uffici di Stato Civile dei Comuni dato il suo contenuto di fatto modificativo della norma di legge. Di fatto si tratta comunque di norma poco nota all’opinione pubblica, non tale quindi da costituire una certezza rassicurante per i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, non si presentino agli uffici anagrafici proprio per timore di essere eventualmente espulsi.

Dando per scontato che la circolare n.19 sia ancora in vigore, sembra necessario diffonderne la conoscenza e pubblicizzarla nel contesto di una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini ad essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei genitori di cui ora condivideranno la cittadinanza, in assenza di qualsiasi forma di un, pur auspicabile, ius soli.
  In attesa di un soprassalto di dignità politica che affidi alla certezza di una legge il riconoscimento dell’esistenza giuridicamente riconosciuta e della identità di tutti coloro che nascono in Italia porgo distinti saluti

Augusta De Piero – Udine

giugno 15, 2018Permalink

7 giugno 2018 – Liliana Segre senatrice

Testo integrale del Discorso di Liliana Segre con la segnalazione degli applausi
[Fonte 1]

Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi senatori, prendendo la parola per la prima volta in quest’Aula non possa fare a meno di rivolgere innanzitutto un ringraziamento al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha deciso di ricordare l’ottantesimo anniversario dell’emanazione delle leggi razziali, razziste, del 1938 facendo una scelta sorprendente: nominando quale senatrice a vita una vecchia signora, una persona tra le pochissime ancora viventi in Italia che porta sul braccio il numero di Auschwitz.
(L’Assemblea si leva in piedi. Vivi e prolungati applausi).
Porta sul braccio il numero di Auschwitz e ha il compito non solo di ricordare, ma anche di dare, in qualche modo, la parola a coloro che ottant’anni orsono non la ebbero; a quelle migliaia di italiani, 40.000 circa, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che subirono l’umiliazione di essere espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società, quella persecuzione che preparò la shoah italiana del 1943-1945, che purtroppo fu un crimine anche italiano, del fascismo italiano
Soprattutto, si dovrebbe dare idealmente la parola a quei tanti che, a differenza di me, non sono tornati dai campi di sterminio, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono cenere nel vento. Salvarli dall’oblio non significa soltanto onorare un debito storico verso quei nostri concittadini di allora, ma anche aiutare gli italiani di oggi a respingere la tentazione dell’indifferenza verso le ingiustizie e le sofferenze che ci circondano.
(Applausi dai gruppi M5S, FI-BP, PD e Misto LEU)
A non anestetizzare le coscienze, a essere più vigili, più avvertiti della responsabilità che ciascuno ha verso gli altri.
In quei campi di sterminio altre minoranze, oltre agli ebrei, vennero annientate. Tra queste voglio ricordare oggi gli appartenenti alle popolazioni rom e sinti, che inizialmente suscitarono la nostra invidia di prigioniere perché nelle loro baracche le famiglie erano lasciate unite; ma presto all’invidia seguì l’orrore, perché una notte furono portati tutti al gas e il giorno dopo in quelle baracche vuote regnava un silenzio spettrale.
Per questo accolgo con grande convinzione l’appello che mi ha rivolto oggi su «la Repubblica» il professor Melloni. Mi rifiuto di pensare che oggi la nostra civiltà democratica possa essere sporcata da progetti di leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere, mi opporrò con tutte le energie che mi restano. (Applausi dai Gruppi PD e Misto-LEU ).
Mi accingo a svolgere il mandato di senatrice ben conscia della mia totale inesperienza politica e confidando molto nella pazienza che tutti loro vorranno usare nei confronti di un’anziana nonna, come sono io. Tenterò di dare un modesto contributo all’attività parlamentare traendo ispirazione da ciò che ho imparato. Ho conosciuto la condizione di clandestina e di richiedente asilo; ho conosciuto il carcere; ho conosciuto il lavoro operaio, essendo stata manodopera schiava minorile in una fabbrica satellite del campo di sterminio. Non avendo mai avuto appartenenze di partito, svolgerò la mia attività di senatrice senza legami di schieramento politico e rispondendo solo alla mia coscienza.
Una sola obbedienza mi guiderà: la fedeltà ai vitali principi ed ai programmi avanzatissimi – ancora in larga parte inattuati – dettati dalla Costituzione repubblicana.
(Applausi dai gruppi M5S, PD e Misto LeU).
Con questo spirito, ritengo che la scelta più coerente con le motivazioni della mia nomina a senatrice a vita sia quella di optare oggi per un voto di astensione sulla fiducia al Governo.
Valuterò volta per volta le proposte e le scelte del Governo, senza alcun pregiudizio, e mi schiererò pensando all’interesse del popolo italiano e tenendo fede ai valori che mi hanno guidata in tutta la vita.
Senatrice Liliana Segre   

 

NOTA:
Il passo che in calce ricopio per primo * ha avuto gli applausi del soli gruppi PD e Misto-LEU, mentre per il il successivo ** ha applaudito anche M5S.
In entrambi assenti FI-BP e, per la contradizion che nol consente, come avrebbe detto Dante, anche L-SP (Lega-Salvini Premier).
Nulla avviene per caso e nulla in situazioni di rilevanza costituzionale può essere letto con distratta indifferenza.

Ricordo che durante la presidenza Scalfaro (1992-1999) l’allora Lega Nord, condotta da Umberto Bossi, scendeva il Po dal Monviso a Venezia distribuendo una enorme quantità di cartoline che promuovevano una campagna anti rom.

Da parte sua FI-BP (Forza Italia Berlusconi Presidente) nel 2009 aveva approvato con voto di fiducia il pacchetto sicurezza, voluto con forza dall’allora ministro Maroni, assecondato da Berlusconi, presidente del suo quarto governo.
In quella legge (94/2009) si trova la norma che nega il certificato di nascita ai migranti non comunitari privi di permesso di soggiorno.
Assimilo la reazione politica e di molta società civile alle coscienze anestetizzate.

La senatrice Segre si rifiuta con coraggio (secondo quanto ho sentito ha già avuto minacce) di SPORCARE la nostra civiltà con leggi speciali . Ma la nostra civiltà è già stata sporcata dalla negazione del certificato di nascita che è frutto di una legge speciale, se tale è una norma che ne contraddice un’altra in vigore e che è in pieno contrasto con u n principio di  norma internazionale ratificato con legge italiana. (legge 176/1991176/1991_art.7.1. Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi).
Sono certa che la senatrice Segre saprà intervenire anche su questa violenza pregressa se ne avrà l’opportunità.

• * Mi rifiuto di pensare che oggi la nostra civiltà democratica possa essere sporcata da progetti di leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere, mi opporrò con tutte le energie che mi restano. (Applausi dai Gruppi PD e Misto-LEU ).
• ** Una sola obbedienza mi guiderà: la fedeltà ai vitali principi ed ai programmi avanzatissimi – ancora in larga parte inattuati – dettati dalla Costituzione repubblicana. (Applausi dai gruppi M5S, PD e Misto LeU).

• *** Per ciò che riguarda il certificato di nascita si veda il tag anagrafe nel mio blog diariealtro

[Fonte 1]
http://www.occhiodinapoli.it/commovente-intervento-liliana-segre-senato-testo-integrale-5-giugno-2018/

giugno 7, 2018Permalink

3 giugno 2018 – Amos Luzzatto compie 90 anni

Amos Luzzatto, una vita di studio e di battaglie per i diritti di tutti

“La violenza, l’incitamento all’odio fra popoli, culture, religioni diverse, l’omologazione, per quanto riguarda il passato, dei carnefici e delle loro vittime, tutto questo è tragicamente nella cronaca quotidiana. Saremo capaci di reagire a questa marea? Saremo capaci di insegnare ai nostri ragazzi la libertà di scegliere consapevolmente fra il bene e il male, fra la lotta di sopraffazione e la convivenza civile nel rispetto dell’altro? Hillel, un grande Maestro dell’ebraismo diceva: ‘Non fare agli altri ciò che non vorresti per te. Tutto il resto è commento. Va’ e studia’”. Queste parole Amos Luzzatto, tra le figure più significative dell’ebraismo italiano del dopoguerra, le pronunciò il 27 gennaio 2005 quando era alla guida dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Di fronte a lui, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Sono passati 13 anni da quella data ma gli interrogativi di Luzzatto sono ancora profondamente attuali come lo è tutto il suo prolifico lavoro di studioso, diviso tra l’impegno ebraico e quello civile (in lui praticamente inscindibili). Nel giorno del suo 90esimo compleanno (nasce a Roma, il 3 giugno 1928), è giusto rendere omaggio alla sua figura e al suo lavoro: scrittore prolifico e chirurgo, ha ricoperto diversi incarichi politici in ambito ebraico, guidando l’Unione dal 1998 al 2006 così come la Comunità ebraica di Venezia. È stato anche direttore della Rassegna Mensile d’Israel, ruolo ricoperto precedentemente dal nonno materno, il grande rabbino e intellettuale Dante Lattes. Tra gli antenati celebri, anche Shadal, l’esegeta, poeta ed ebraista Samuel David Luzzatto, suo trisavolo. Tra i suoi cugini c’è infine lo scrittore Giorgio Voghera, ultimo testimone del periodo d’oro della Trieste letteraria. Figlio di un socialista perseguitato dagli squadristi fascisti, Luzzatto nel 1939 si trasferisce con la madre e i nonni nell’allora Palestina mandataria e solo nel 1946 tornerà in Italia. “Fummo discretamente pedinati in treno, in albergo, al ristorante. (…) Fu solo a Haifa, dopo la dogana, che mio nonno dichiarò di respirare finalmente aria di libertà”, ricorderà in uno dei suoi libri in merito all’arrivo in Eretz Israel. Durante la Seconda guerra mondiale, Luzzatto fu cresciuto proprio dal nonno Dante e trascorse il tempo insieme a studiosi profughi dalla Germania e dall’Austria che forgiarono il suo carattere. Sulla promulgazione delle leggi razziste racconterà: “Il ricordo principale è l’esclusione della scuola. Io ero stato brillantemente ammesso alla prima ginnasio e poi mi sono sentito dire che ne ero escluso in maniera ignominiosa. Studiavo in un giardinetto pubblico con mia madre; questo permetteva agli altri di additarmi e pensare: quello è un giudeo”. Laureatosi, accosta la sua carriera di medico a quella di scrittore, confermandosi una delle voci più influenti dell’ebraismo italiano (tra le sue opere Conta e racconta, ed. Mursia e Il posto degli ebrei, ed. Einaudi). Luzzatto si dedica inoltre alla carriera accademica tenendo un corso sulla lettura ebraica del midrash all’Università di Venezia e all’Università degli Studi Roma Tre. Uomo di sinistra, sottolineerà al contempo come il proprio impegno civile affondi le radici nell’ebraismo: “Le istanze egualitarie e di giustizia le ho ricavate proprio dalla cultura ebraica. La Bibbia ne è ricca, basta cercarle”. Nel corso della sua vita ha ingaggiato diverse battaglie per contrastare il razzismo (definito “un veleno permanente”), in special modo quello nei confronti dei rom e ridisegnato il concetto di Memoria: “Memoria significa anche scavare nel passato in modo selettivo, per cercarvi non tanto le gesta degli eroi sui campi di battaglia quanto gli esempi di solidarietà e di cooperazione; esempi forse rimasti nell’ombra ma non per questo meno rilevanti, forse al contrario. È questa infine quella Memoria che può diventare uno strumento di fiducia nel domani”. Ha inoltre levato la sua voce per denunciare nuove forme di antisemitismo: “Una delle forme più insidiose è la trasformazione delle critiche al governo israeliano – che come tutti gli altri governi al mondo può essere sottoposto a critiche come ad elogi – in un giudizio sostanzialmente negativo di tutti gli ebrei del mondo e di tutte le epoche”.
Tra coloro che hanno voluto mandare a Luzzatto un augurio per i suoi 90 anni, anche la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni. “Un nuovo traguardo in una vita carica di impegni, sfide, responsabilità, che nella sua manciata di ore fa riflettere sull’intera vita, e il vissuto anche di un Paese che ha appena festeggiato ieri la sua costituzione repubblicana”. In queste ore, scrive la presidente dell’Unione, “sento doveroso rappresentarti, ancora una volta, la profonda riconoscenza dell’ebraismo italiano per la strada che hai saputo tracciare nei tuoi anni di presidenza nazionale e nel modo, profondo e consapevole, in cui hai portato il tuo ebraismo in ogni altro ambito della tua vita. Un contributo che in tanti, e non solo nel mondo ebraico, ricordano ancora oggi con riconoscenza e gratitudine e che guida anche, i passi che decidiamo di compiere”.

Pubblicato in Attualità il 03/06/2018 – 20 סיון 5778
http://moked.it/blog/2018/06/03/amos-luzzatto-vita-studio-battaglie-diritti-tutti/

 

giugno 3, 2018Permalink

2 giugno 2018 – Vescovo di Bologna. Il testo integrale appello 2 giugno

Dal Blog di Giancarla Codrignani ‘Cerco  solo di capire’

Nessuno sta ricordando che la liberazione compie 70 anni nel momento dell’applicazione di una sua Costituzione democratica. Non ho particolare consuetudine con la parola patria, ma se in questi tempi bisogna nominarla, la patria è quella del 1948, nata dalla sconfitta del fascismo e di una guerra mondiale per il sacrificio di tanti che l’anticiparono a prezzo del sangue. E ci indignammo tutti quando Umberto Bossi a una cittadina che aveva esposto il tricolore offesa dalla festa della Padania, gridò di metterla nel cesso. Davvero non si può tollerare che siano loro la mia patria.
Riconosco che non solo per Bologna il primo e più tempestivo e laico è mons. Matteo Zuppi:

Messaggio dell’Arcivescovo di Bologna
per la Festa della Repubblica Italiana del 2 giugno 2018

La festa del 2 giugno ha quest’anno un carattere particolare: cade nel 70° dell’entrata in vigore della Costituzione Repubblicana e della prima elezione del Capo dello Stato. Spinto dal recente Congresso Eucaristico Diocesano, che ha rinnovato il legame tra Chiesa e Città degli uomini, considerando anche le difficoltà degli ultimi avvenimenti, desidero invitare tutti i credenti a innalzare a Dio un ringraziamento per il tanto che ci unisce e a pregare per il nostro Paese.
La Costituzione non è un retaggio del passato ma il fondamento della nostra casa comune, il deposito di valori che sono le radici senza le quali non si può costruire il futuro. I Padri costituenti avevano profonda speranza nonostante la terribile epifania del male e della forza distruttiva dell’uomo. Essi resero le sofferenze vissute dalla loro generazione – il fascismo, la tragica esperienza della guerra mondiale – una visione per chi sarebbe nato dopo. Non rimasero indecisi e non imposero interessi di parte, ma uniti si accordarono, dopo un confronto forte, consapevoli di un unico destino per tutti.
Nel suo settantesimo dobbiamo loro rispetto vero e gratitudine consapevole, perché la Costituzione ha permesso e orientato la costruzione di una società democratica e fornisce ancora lo spirito ed i criteri guida per una convivenza nella giustizia e nel rispetto per ogni persona. Essa garantisce diritti e doveri ed indica la responsabilità di tutti nella costruzione della casa comune che è il nostro Paese. Il suo spirito certamente ne rappresenta anche un’indicazione di metodo per il futuro. In essa appare chiaro come la vitalità di una società sia frutto della responsabilità dei cittadini e del loro impegno. Tutti siamo chiamati a sviluppare la nostra propria personalità e possiamo crescere in comunità e verso la comunità, perché la persona si sviluppa nella rete dei gruppi sociali (art. 2), prima di tutto nella fondamentale struttura naturale e sociale che è la famiglia (art. 29). I doveri di solidarietà non vanno mai trascurati (art. 2) in vista di scopi sociali e impegni comunitari. Anche le stesse libertà di iniziativa economica e la proprietà privata devono avere una funzione sociale e una prospettiva di crescita umana (art. 41 e 42). Le strutture pubbliche rappresentano i piloni di questa costruzione. A volte notiamo verso di esse un senso di sfiducia, tanto che si pensa necessario arrangiarsi, cercare una via di convenienza individuale. Bisogna perciò ringraziare quanti le onorano con generosità e spirito di servizio, ricordando che è necessario impegnarci perché le regole della casa comune, i diritti e doveri, siano tali per tutti e tutti abbiamo fiducia in essi. I nuovi italiani ci aiutano ad esserlo di più e ci chiedono proprio questo.
Pensiamo che la grandezza di una patria sia nel garantire il bene dei suoi cittadini e di ogni uomo. L’Italia deve essere grande perché grande è l’umanesimo che eredita, in tanta parte eredità del cristianesimo e che le è affidato, ricchezza di storia, di cultura, di capacità che permettono di non avere paura e di guardare il futuro rendendo tutti, nuovi e vecchi, davvero italiani, scegliendo una politica del lavoro e della famiglia lungimirante e stabile, identificando le scelte per una accoglienza che esca dall’emergenza, gestisca i flussi e garantisca rispetto della vita di ogni persona che è sempre sacra per tutti. La Costituzione italiana esprime un progetto di società nella quale la comunità è elemento fondamentale per dare valore all’individuo. Non c’è l’io senza il noi.
All’inizio di questo cammino c’è l’educazione civica, da rilanciare con impegno e determinazione, nelle scuole come nella vita ordinaria, favorendo l’attenzione di tutti a rispettare le regole comuni, perché se manca questo cresce la maleducazione civica, l’arbitrio e, di fatto, l’ingiustizia.
Tommaso Moro nel libro che l’ha reso famoso, intitolato “Utopia”, scrisse: “meglio e più saldamente si legano fra loro gli uomini con sentimenti amichevoli anziché con trattati, con lo spirito anziché con parole”. Ne abbiamo tutti tanto bisogno per guardare con fiducia il nostro futuro, perché l’Europa intera possa rappresentare i valori sui quali è costruita e non perdere quell’umanesimo che tanto deve al suo fondamento cristiano. In questo la Chiesa desidera offrire il proprio contributo specifico perché sa di essere popolo costituito da tutti i popoli della terra, “segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (LG 1)
La Chiesa di Bologna ringrazia il Signore per questo lungo periodo di pace e partecipa a questa festa di tutti noi – europei ed italiani per nascita, storia o vocazione – e della Costituzione, perché la nostra casa comune possa rispondere alle sfide che occorre affrontare.
Desidero che in ogni comunità della Diocesi, al vespro di venerdì 1 giugno o nella giornata di sabato 2 giugno, si canti l’inno di ringraziamento “Te Deum” e si innalzino preghiere e suppliche per la nostra Patria, chiedendo la grazia di un rinnovato impegno di tutti per il bene comune.
+ Matteo Zuppi
Arcivescovo di Bologna

Nella preghiera dei fedeli si inseriscano le seguenti intenzioni.
– Per la nostra Patria, perché, fedele alla sua tradizione, custodisca i valori che fondano la sua millenaria civiltà, e concorra efficacemente all’edificazione di una vera casa comune nell’Europa e nel mondo. Preghiamo.
– Per il Presidente della Repubblica, i legislatori, i governanti, gli amministratori, i tutori della libertà e dell’incolumità dei cittadini, perché, sempre attenti ai bisogni dei più deboli e indifesi, promuovano con onestà e saggezza ciò che giova alla crescita di tutto il popolo. Preghiamo

giugno 2, 2018Permalink

1 giugno 2018 – Mons Zuppi, arcivescovo di Bologna e la festa della Repubblica

Due giorni fa, nello spazio digitale più impensato, ho scoperto un comunicato Ansa che recita:
Zuppi lancia ‘Te Deum’ per la patria. Arcivescovo Bologna, dopo difficoltà preghiamo per l’Italia

(ANSA) – BOLOGNA, 30 MAG – “Desidero che in ogni comunità della Diocesi, al vespro di venerdì 1 giugno o nella giornata di sabato 2 giugno, si canti l’inno di ringraziamento ‘Te Deum’ e si innalzino preghiere e suppliche per la nostra Patria, chiedendo la grazia di un rinnovato impegno di tutti per il bene comune”. L’inedita iniziativa liturgica è lanciata dall’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi, in conclusione di un messaggio per la Festa della Repubblica. “La festa del 2 giugno – scrive Zuppi – ha quest’anno un carattere particolare: cade nel 70/o dell’entrata in vigore della Costituzione Repubblicana e della prima elezione del Capo dello Stato. Spinto dal recente Congresso Eucaristico Diocesano, che ha rinnovato il legame tra Chiesa e Città degli uomini, considerando anche le difficoltà degli ultimi avvenimenti, desidero invitare tutti i credenti a innalzare a Dio un ringraziamento per il tanto che ci unisce e a pregare per il nostro Paese”.. [Fonte 1]

Scopro che all’arcivescovo di Bologna si unisce anche l’arcivescovo di Torin0.
Proseguo nelle mie ricerche e trovo un articolo di Repubblica.it, proposto dalla Città del Vaticano e dovuto alla penna dell’attendibilissimo giornalista Paolo Rodari [Fonte 2]

La Costituzione non è un retaggio del passato ma il fondamento della nostra casa comune.

“La Costituzione non è un retaggio del passato ma il fondamento della nostra casa comune, il deposito di valori che sono le radici senza le quali non si può costruire il futuro. Ai Padri costituenti “dobbiamo loro rispetto vero e gratitudine consapevole, perché la Costituzione ha permesso e orientato la costruzione di una società democratica e fornisce ancora lo spirito ed i criteri guida per una convivenza nella giustizia e nel rispetto per ogni persona. Essa garantisce diritti e doveri ed indica la responsabilità di tutti nella costruzione della casa comune che è il nostro Paese”. “Il suo spirito certamente ne rappresenta anche un’indicazione di metodo per il futuro”,

La citazione, certamente suggestiva fa parte di un passo attribuito al mons. Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo Metropolita di Bologna, 112° Successore di San Petronio. Così si dichiara.
Nell’incipit dell’articolo di Rodari si trova anche un riferimento alle diocesi del Triveneto.
Continuo a cercare.                          

Le diocesi del cd. Triveneto sono 15 e comprendono anche le diocesi del Friuli Venezia Giulia [Fonte 3] e, cercando di capire quale sia il loro apporto, faccio una strana scoperta.
Nove di queste il 30 maggio hanno proposto, a firma dei direttori dei rispettivi settimanali diocesani, un editoriale comune: “Le Istituzioni e l’Europa, un patrimonio da difendere”.
E poiché 15 meno 9 fa 6, fra le sei testate diocesane assenti noto quelle di Trieste e Udine. [Fonte 4]
Tempistica inadeguata per proporre tempestivamente quel pezzo sui propri settimanali diocesani?
Se è così basterà aspettare una settimana per registrarne l’assenza o la presenza.
Ne trovo qualche tratto nel settimanale della diocesi di Padova e ne copio un passaggio::
“«Di fronte a un tale scenario è decisivo tornare all’essenziale ovvero al rispetto delle regole costituzionali e con esse delle istituzioni. C’è una palese e pericolosa spinta a violare le regole basilari della democrazia” … I governi passano, le istituzioni rimangono».

Benedetto Croce, padre costituente

Forse quel civile richiamo al rispetto delle regole che caratterizzano la democrazia può venir inteso come un’intrusione clericale dentro l’ambito che dovrebbe essere laico (quello della laicità dello stato che non si voglia confessionale, vuoi per settario fanatismo che per opportunismo)?
Quando la questione si pone nell’ambito del laicismo ci si colloca in un vecchio schema ignorando che la religione fa parte di una cultura con molte radici e che non occorre essere credenti per farvi legittimo riferimento (forse per leggere Omero ci è chiesto credere in Giove?).
Leggendo l’intervento dell’arcivescovo di Bologna mi è venuto in mente un episodio che risale all’11 marzo 1947 quando Benedetto Croce pronunciò il suo unico intervento nell’Assemblea Costituente . [Fonte 5]

«Ciascuno di noi si ritiri nella sua profonda coscienza e procuri di non prepararsi, col suo voto poco meditato, un pungente e vergognoso rimorso. Io vorrei chiudere questo mio discorso, con licenza degli amici democristiani dei quali non intendo usurpare le parti, raccogliendo tutti quanti qui siamo a intonare le parole dell’inno sublime:
«Veni, creator spiritus,
Mentes tuorum visita;
Accende lumen sensibus;
Infunde amorem cordibus!».     Soprattutto a questi: ai cuori».

Il rispetto per ogni persona     

Leggo questa espressione nel passo riferito a mons Zuppi e subito mi chiedo se ‘persona’ per Sua Eminenza sia anche il nato in Italia che resta un fantasma privo di certificato di nascita se un suo genitore è privo del permesso di soggiorno, una questione annosa aperta nel 2009 (di cui metto il riferimento all’ultima sintesi presente nel mio blog). [Fonte 6]
Di ciò scriverò all’arcivescovo di Bologna. Probabilmente non mi risponderà. Ci sono abituata ma persisto.
Può capitare che un sasso nello stagno generi un cerchio. O forse no.

[Fonte 1] http://www.ansa.it/emiliaromagna/notizie/2018/05/30/zuppi-lancia-te-deum-per-la-patria_21f11153-9606-4791-9409-fad46226a172.html
[Fonte 2] http://www.repubblica.it/politica/2018/05/31/news/_pregate_per_la_patria_un_te_deum_per_l_italia_l_appello_di_vescovi_e_diocesi-197830826 /
[Fonte 3] http://www.cet.chiesacattolica.it/diocesi-del-triveneto/
[Fonte 4] https://agensir.it/quotidiano/2018/5/30/governo-settimanali-diocesani-del-triveneto-pericolosa-spinta-a-violare-le-regole-basilari-della-democrazia/
[Fonte 5] https://www.radicali.it/20130107/benedetto-croce-uno-stato-unitario/”.
[Fonte 6] http://diariealtro.it/?p=5779

giugno 1, 2018Permalink

1 giugno 2018 – Calendario giugno

.1 giugno 2018 – Giuramento del governo Conte. Inizio XVIII legislatura
.1 giugno 2018 – Spagna. Cade il governo Rajoy
.1 giugno 2018 – Assassinio del maliano Sacko Soumalia,
.2 giugno – Festa della Repubblica
.2 giugno 2016 – Il parlamento tedesco riconosce il genocidio armeno
.3 giugno 1963 – Muore papa Giovanni XXIII (eletto nel 1958)
.3 giugno 2016 – Muore il pugile Cassius Clay – Muhammad Ali
.3 giugno 2016 – Corleone – La processione del santo locale si inchina alla casa di
…………………………………………….Salvatore Riina
.4 giugno 1989 – Cina: Strage di piazza Tienanmen
.5 giugno – Giornata mondiale in difesa dell’ambiente
.5 giugno 1967 – Inizio della guerra dei 6 giorni
.6 giugno 2015 – Visita papa Francesco a Sarajevo
.7 giugno 1929 – Il Vaticano pubblica la legge fondamentale che ne fa uno stato
………………………………..sovrano come previsto nel Trattato di febbraio. (Nota 1)
10 giugno 1924 – Assassinio di Giacomo Matteotti
10 giugno 1940 – L’Italia dichiara guerra alla Francia e all’Inghilterra
11 giugno 1984 – Morte di Enrico Berlinguer
12 giugno 1964 – Condanna all’ergastolo di Nelson Mandela.
………..………………………….L’ergastolo si concluderà l’11 febbraio 1999)
14 giugno 1966 – Il concilio Vaticano annuncia l’abolizione dell’indice dei libri proibiti.
15 giugno 2007 – Morte di Giuseppe Alberigo [Nota 2]
16 giugno 1976 – Sudafrica: massacro di Soweto
16 giugno 2016 – Assassinio della deputata laburista Jo Fox [Nota 3]
17 giugno 1991 – Fine dell’apartheid in Sudafrica
18 giugno 1982 – Londra: ritrovamento del cadavere di Roberto Calvi
18 giugno 2015 – Papa Francesco promulga l’Enciclica Laudato si’
19 giugno – Giornata mondiale del rifugiato
19 giugno1945 – Birmania_Nascita di Aung San Suu Kyi [Nota 4]
19 giugno 2013 – Viene approvata la legge di ratifica della Convenzione di Istanbul
…………………….…………………………. (L.27 .giugno 2013, n. 77)
20 giugno 1979 – Nilde Jotti è eletta presidente della Camera dei deputati,
…………………………………..prima donna nella storia della Repubblica
22 giugno 1633 – Galileo è costretto all’abiura
22 giugno 2015 – Papa Francesco visita il Tempio valdese di Torino
23 giugno 1858 – Papa Pio IX fa rapire il bambino ebreo Edgardo Mortara [Nota 5]
23 giugno 2016 – Gran Bretagna: Il referendum decreta la Brexit
24 giugno 2013 – Sentenza processo Ruby. (Nota 6)
25 giugno 1946 – Inizio dei lavori dell’Assemblea Costituente
25 giugno 2017 – Fine del mese di Ramadan 1438
26 giugno 1967 – Morte di don Lorenzo Milani
27 giugno 1980 – Ustica: esplosione del DC9. Muoiono 81 persone
28 giugno 1914 – Sarajevo Assassinio di Francesco Ferdinando e della moglie.
28 giugno 1919 – Trattato di Versailles. Fine della prima guerra mondiale
29 giugno 1934 – Germania: notte dei lunghi coltelli (Nota 7)
29 giugno 2013 – Muore la scienziata Margherita Hack [Nota 8]
30 giugno 2005 – Spagna: il Parlamento riconosce il matrimonio omossessuale
30 giugno 2017 – Muore Simone Veil [Nota 9]
30 giugno 2017 – Muore Ettore Masina [Nota 10]

NOTE
[Nota 1] http://www.vatican.va/roman_curia/secretariat_state/archivio/documents/rc_seg-st_19290211_patti-lateranensi_it.html

[Nota 2] http://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-alberigo_(Dizionario-Biografico)/

[Nota 3] http://iltirreno.gelocal.it/italia-mondo/2016/06/19/news/omicidio-di-jo-fox-l-urlo-d-odio-del-killer-1.13688049

[Nota 4] https://it.wikipedia.org/wiki/Aung_San_Suu_Kyi

[Nota 5] David Kertzer, “Prigioniero del papa Re”
http://www.davidkertzer.com/it/biografia

[Nota 6] Il tribunale di Milano condanna in primo grado Silvio Berlusconi a 7 anni e alla interdizione perpetua dai pubblici uffici per il reato di concussione e prostituzione minorile
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-06-24/processo-ruby-berlusconi-giudici-130213.shtml?uuid=AbNsGw7H

[Nota 7] http://www.raistoria.rai.it/articoli-programma-puntate/la-notte-dei-lunghi-coltelli/24137/default.aspx

[Nota 8] https://it.wikipedia.org/wiki/Margherita_Hack

[Nota 9] https://it.wikipedia.org/wiki/Simone_Veil

[Nota 10] http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/2017/06/28/addio-ad-ettore-masina-una-vita-nel-segno-dellimpegno_c58d78ac-723c-4ea0-98f6-e63b476c6435.html

giugno 1, 2018Permalink

28 maggio 2018 – Lettera aperta all’assessore alla cultura del comune di Udine

28 maggio 2018 – Oggetto: lettera aperta

Egregio assessore
mentre si appresta a ricoprire il suo ruolo di “assessore alla cultura e alle politiche comunitarie” voglio ricordarle che dal 2009 una legge dello stato italiano ostacola gravemente la registrazione della dichiarazione di nascita di nati in Italia che siano figli di migranti non comunitari privi di permesso di soggiorno.
E’ la condanna, comminata a bambini identificati per una caratteristica burocratica di un genitore, a non avere il certificato di nascita, quindi a non esistere giuridicamente.
Per assicurare scorrevolezza di lettura e insieme doverosa documentazione a supporto delle mie affermazioni trascriverò in calce i puntuali riferimenti alle fonti via via citate [1].
L’inesistenza di registrazione anagrafica è caratteristica che accomuna questi piccoli agli schiavi di un tempo – negli USA e in Europa – per cui non esisteva la possibilità di registrazione della nascita mentre di alcuni di loro, liberati, si conosce la data della morte.
Del rifiuto in legge alla registrazione anagrafica in Italia e delle necessità del suo superamento fa fede anche il 3° Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia. [2]
E’ ben vero che nel momento stesso in cui fu approvata la legge nota come ‘pacchetto sicurezza’ fu emanata una circolare che invece ammetteva tale registrazione di cui la mozione 48 approvata all’unanimità due anni fa dal consiglio comunale dice: « Considerato che la circolare ministeriale, sebbene abbia contribuito a dirimere il dubbio iniziale» a proposito della registrazione dovuta delle dichiarazioni di nascita «onde evitare che tale disposizione si ponesse in contrasto con l’articolo 10 della Costituzione per violazione di norma del diritto internazionale, non può ritenersi idonea a garantire la certezza del diritto in quanto, trattandosi di provvedimento di natura amministrativa, può essere disapplicata dagli Uffici di Stato Civile dei Comuni atteso il suo contenuto, di fatto modificativo della norma di legge» [3].
Di fatto però, constatato che la legge del 2009 è sempre in vigore, ora non resta che far fede alla circolare assicurandone il rispetto da parte del comune che non può negare l’esistenza di chi nasce sul suo territorio. Per questo mi rivolgo all’assessore alla cultura che non può assimilare un dovuto atto di civiltà a un gesto pietoso e benefico, affidato alla precarietà dei buoni sentimenti.
E’ una civiltà costruita in Europa a partire dall’illuminismo, oscurata nel periodo nazifascista, ma riaffermata nella nostra Costituzione di cui ognuno di noi, se occorre, ha il diritto-dovere di farsi garante. Dice l’art. 3 della Carta: « Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso , di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta ` e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana …»
E la Repubblica, cortese assessore. siamo tutti noi
Augusta De Piero

Documentazione:
[1] l’articolo 6, comma 2, del decreto legislativo 25 luglio 1988, n. 286, così come modificato dalla legge 15 luglio 2009, n. 94 (art. 1 comma 22 lettera g).
[2] http://www.gruppocrc.net/ anno 2016-2017
Il Gruppo CRC presenta il 3° Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia, alla cui redazione hanno contribuito 144 operatori delle 96 associazioni del network di cui nel sito si può leggere il testo integrale.
[3] C O M U N E D I U D I N E N. 48 d’ord. OGGETTO: Mozione del Consigliere Gallo e altri avente ad oggetto “Registrazione anagrafica dei bambini stranieri nati in Italia da genitori non regolarmente soggiorna, approvata all’unanimità il 31 maggio 2016.
« Considerato che la circolare ministeriale, sebbene abbia contribuito a dirimere il dubbio iniziale circa l’interpretazione dell’articolo 6 onde evitare che tale disposizione si ponesse in contrasto con l’articolo 10 della Costituzione per violazione di norma del diritto internazionale, non può ritenersi idonea a garantire la certezza del diritto in quanto, trattandosi di provvedimento di natura amministrativa, può essere disapplicata dagli Uffici di Stato Civile dei Comuni atteso il suo contenuto, di fatto modificativo della norma di legge».
Aggiungo anche l’adesione all’appello di alcuni soggetti privati registrata nella mozione firmata dai consiglieri di maggioranza del Consiglio regionale il 30 maggio 2017 su iniziativa dell’allora consigliera Silvana Cremaschi.

conclusione

Constatata l’indifferenza al problema delle forze politiche in genere ho mobilitato una figura istituzionale nella speranza che sappia promuovere il rispetto almeno delle norme internazionali nel quadro dell’art. 3 della Costituzione.
Vedremo.
Preciso che l’assessore mi conosce e sa che non sono e non sarò una sua elettrice.

maggio 28, 2018Permalink

27 maggio 2018 – Piero Stefani Dall’Antigone di Sofocle al testamento biologico

Il Regno         Parole delle Religioni Nessuno vive per sé

È dato di parlare di realtà contemporanee anche partendo da molto lontano. Così avviene anche nel caso del testamento biologico.

Primo quadro. Nel più celebre coro dell’Antigone di Sofocle (rappresentata ad Atene nel 442 a.C.) si legge che «molte sono le cose meravigliose/misteriose ma nessuna lo è più dell’uomo», lui che inventò le tecniche, vinse il mare e la terra, soggiogò gli animali e costruì case e città e «a se stesso insegnò l’uso dell’agile pensiero espresso in aeree parole e l’impulso di ordinarsi in città».

Nell’elenco trovano posto la cultura, la tecnica, la socialità e la politica. L’orizzonte generale vale anche per il nostro tema. Tutti i fattori nominati rientrano in gioco nel testamento biologico; tuttavia, se si fosse costretti a scegliere a chi dare la preminenza, bisognerebbe optare, almeno per certi versi, per la tecnica. È così perché è stata quest’ultima a realizzare quanto un tempo era giudicato impossibile. I problemi inediti sorgono là dove ci si inoltra su terreni un tempo preclusi.

La domanda se sia giusto o conveniente fare tutto quello che ci è dato di compiere sorge solo allorché è diventato possibile quanto un tempo era giudicato impossibile. «Ad impossibilia nemo tenetur»; i «possibilia», di contro, sono luoghi della scelta. La decisione implica la cultura, la socialità, la polis; essa non dipende perciò in modo diretto dalla tecnica. Tuttavia è quest’ultima (che naturalmente è, a sua volta, frutto della cultura) che ci costringe a confrontarci con scelte in precedenza precluse. Di fronte all’impetuosa crescita di quel che è dato di fare, insorge il problema di cosa sia giusto compiere o non compiere. I confini di pertinenza dell’etica si sono dilatati.

Secondo quadro. Le considerazioni fin qui compiute sono riferite a un ambito greco; cosa dire quando si prendono le mosse dalla Bibbia? In linea di massima si potrebbe affermare che una specie di corrispettivo biblico del coro dell’Antigone è costituito dal Salmo 8.

«Signore (JHWH), Signore (Adonay) nostro, quanto è magnifico il tuo nome su tutta la terra! / Poiché elevata sopra i cieli è la tua maestà, / dalla bocca di bimbetti e lattanti hai tratto forza a motivo dei tuoi avversari / per ridurre al silenzio nemici e ribelli. / Quando vedo i cieli, opera delle tue dita, / la luna e le stelle che hai collocato, / che cos’è l’uomo perché te ne ricordi, / il figlio dell’uomo perché vigili su di lui? / L’hai diminuito fino a essere di poco inferiore a Dio, / di gloria e onore lo hai incoronato / gli hai conferito il governo sulle opere della tua mano / tutto hai posto sotto i suoi piedi, / tutte le greggi e gli armenti / e anche le bestie della campagna, / gli uccelli del cielo e i pesci del mare / che percorrono le vie del mare. / Signore (JHWH), Signore (Adonay) nostro, quanto / è magnifico il tuo nome su tutta la terra!».      [Nota 1]

Nel Salmo è racchiusa una domanda rivolta al tu divino: «Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi?». Il testo biblico non solleva la questione filosofica del «che cos’è (ti esti)?» greco; esso però non chiede neppure «chi è l’uomo?» usando una forma personale (in ebraico sarebbe consentito farlo). Gli esseri umani, pur chiamati a governare la terra e a essere vicari e luogotenenti (khalifa, come dichiara il Corano 2,30-31) di Dio in questo mondo, sono legati alla condizione biologica del «che cos’è».

Il Signore ha affidato alle creature umane il compito d’amministrare la terra (che è sua, non nostra); tutto ciò rimanda però a un’ulteriore domanda avvertita fortemente nella nostra epoca: colui che governa gli altri è in grado di farlo nei confronti di se stesso? La creatura umana sa autogovernarsi? La risposta biblica è che è nelle condizioni di compierlo soltanto se si pone in ascolto del tu di Dio. La prospettiva vale ancora oggi? Vale per tutti?

Terzo quadro. Partiamo anche questa volta da un passo biblico che però assumeremo in modo largamente metaforico. È tratto dal libro del Levitico. Preso alla lettera, si tratta di una legge agricola e sociale: «Quando mieterete la messe della vostra terra, non mieterete fino ai margini del campo, né raccoglierete ciò che resta da spigolare della messe; quanto alla tua vigna, non raccoglierai i racimoli e non raccoglierai gli acini caduti: li lascerai per il povero e per il forestiero» (Lv 19,9-10).

Quando si miete un campo non si deve andare fino in fondo. Non bisogna fare tutto quanto si è nelle condizioni di attuare, occorre lasciare uno spazio non mietuto. Anche nel campo della vita si può decidere di non spingersi fino ai confini estremi resi accessibili dalla tecnica. Ci è concesso di sospendere la mietitura. C’è anche comandato di arrestarci? Il fattore decisivo sta nel fatto che quando ci si ferma, non lo si faccia solo per sé stessi. La sospensione deve andare a favore del povero.

Nel lessico corrente l’aggettivo «povero» è riservato al morto; poveri sono tuttavia anche coloro che sopravvivono, privati della presenza di chi è a loro caro. La scelta di non impugnare più la «falce» non deve essere frutto di una pura autodeterminazione. Il criterio da seguire da parte di tutti è una recezione laica del detto di Paolo: «Nessuno vive per se stesso, nessuno muore per se stesso» (Rm 14,7); a questo la fede aggiunge una sua motivazione specifica: «Perché se viviamo, viviamo per il Signore, se moriamo, moriamo nel Signore» (Rm 14,8). Tuttavia si può giungere alla seconda parte solo passando per la prima, che vale per tutti.

Sul testamento biologico. Nel caso del testamento biologico entrano in gioco fattori anche più specifici di quelli finora elencati. Essi sono riconducibili in buona misura all’ambito di tre coppie [nota 2]. La prima è costituita da un confronto tra «biofilia» e «biolatria». Occorre essere amanti della vita, ma non porla come valore assoluto. Vi sono circostanze in cui il credente è chiamato a ripetere con il salmista: «Poiché il tuo amore è meglio della vita» (Sal 63,4). Ma vi sono pure situazioni che vanno coniugate in modi, per così dire, più laici.

Quasi ogni persona sa che, a volte, rinunciare alla vita in favore di altri può essere un valore più alto che trattenerla. Il punto è così chiaro che al riguardo non ci sono molte parole da aggiungere. Più significativo è occuparsi del secondo binomio nel quale si confrontano tra loro «biocentrismo» e «antropocentrismo». Su questo fronte si è infatti assistito alla nascita di un atteggiamento inedito definibile «biocentrismo antropocentrico».

Quando si afferma che la vita va rispettata fino alla sua fine naturale, oltre ad applicare un aggettivo improprio a una condizione che sussiste solo a motivo di una dose molto elevata di artificialità, si riserva un integrale rispetto biologico esclusivamente all’essere umano. Tuttavia, sul piano della biologia la vita è inserita in una rete relazionale che esclude ogni netta separazione tra ambiti.

L’approccio evolutivo ha dimostrato in modo inconfutabile il legame tra le vite. Nell’ambito del biologismo nulla riesce a separare la vita della specie umana da quella di altri viventi; se si vuole individuare una distinzione occorre dunque situarla su un altro piano. Il biologismo antropologico che si ostina a prolungare la vita umana mentre non avanza alcuna obiezione alla soppressione di quella animale è dunque una contraddizione logica da cui derivano, a cascata, una serie di improprie conseguenze etiche.
Il kerygma della risurrezione. «Nessuno vive per se stesso»: la massima interagisce anche con la nostra terza coppia che mette in relazione tra loro «vita biologica» e «vita biografica». Nella prospettiva biologistica tutto si colloca su un piano che esula dalla soggettività personale; non così nell’ambito delle biografie, nel quale l’autocoscienza soggettiva e le relazioni con altre persone svolgono un ruolo determinante.

Nelle scelte relative alla parte finale della vita, la componente biografica è chiamata a prevalere su quella biologica; in questo caso, il versante qualitativo conta molto di più di una estenuata componente quantitativa orientata a un puro e semplice prolungamento dell’esistenza. Occorre dunque cercare di dar senso al vissuto non isolando la morte dell’individuo da quanto ha costituito il multiforme tessuto della sua vita.

Le prospettive fin qui indicate sono ormai largamente condivise dalle Chiese, le quali in molti casi sembrano propense a promuovere una nuova forma di ars moriendi volta a donare senso e conforto all’atto di congedarsi dalla vita. In questo ambito, si forniscono aiuti d’ordine spirituale non alieni da apporti psicologici e si favorisce il controllo del dolore compiuto attraverso il potenziamento di cure palliative.

L’aspetto positivo di questa linea di condotta è evidente. Rimane l’interrogativo se il compito insostituibile delle Chiese sia soltanto quello di proporre un modo d’agire largamente condiviso pure da approcci etico-sapienziali di orientamento laico, o non comporti soprattutto la presenza nei dibattiti e nella prassi di quanto raramente emerge: l’annuncio del kerygma della risurrezione.

Darlo come un ovvio presupposto dottrinale, non bisognoso d’essere riannunciato di fronte a ogni morte, è segno inequivocabile dello smarrimento di un autentico linguaggio di fede. L’annuncio perciò viene avvolto nel silenzio, proprio nei momenti fondamentali nei quali sarebbe chiamato a testimoniare la presenza di un orizzonte che trascende sia il dominio della tecnica sia i benefici arrecati da una condivisa sapienza etica.

[nota 1] Traduzione mia.

[nota 2] Per queste tre coppie sono debitore all’intervento di don Roberto Massaro, pronunciato nel corso del convegno promosso dal gruppo SAE di Napoli: «Testamento biologico e tematiche di fine vita: aspetti etici, psicologici e spirituali», Napoli, 15.3.2018.

FONTE:

http://www.ilregno.it/attualita/2018/10/nessuno-vive-per-se-piero-stefani

maggio 27, 2018Permalink