1 marzo 2026 _ CALENDARIO marzo 2026

.1 marzo1968 –  La “Battaglia di Valle Giulia” dà inizio al ’68 italiano
.2 marzo 1956 – Il Marocco dichiara l’indipendenza dalla Francia
.4 marzo 2005 – Iraq. Soldati Usa uccidono Nicola Calipari……….[Nota 1]
.6 marzo 1975 –  Italia: La maggiore età viene abbassata da 21 a 18 anni.
.6 marzo 2012 – Giornata europea dei Giusti istituita dal
…………………………Parlamento  europeo…………………………[Nota 2]
.7 marzo 1991 –  Arrivo a Brindisi della prima immigrazione di albanesi
.8 marzo – ………. Giornata mondiale della donna
10 marzo 1946 –  In Italia le donne votano per la prima volta ……[Nota 3]
10 marzo 1987 – L’ONU riconosce il diritto di obiezione di coscienza
…………………………..alle armi ……………………………      …….       [Nota 4]
11 marzo 2011 – Fukushima, Giappone. Terremoto e incidente
……………………….alla centrale nucleare.
12 marzo 2013 – Morte di Teresa Mattei…… ………………………..……[Nota 5]
13 marzo 1983 – Assassinio di Marianella. Garcia Villas in Salvador  [Nota 6
13 marzo 2013     e lezione papa Francesco
14 marzo 1879 – ascita di Albert Einstein
14 marzo 1883 – Morte di Karl Marx
14 marzo 2018 – Morte di Stephen Hawking
15 marzo 1545 – Apertura del Concilio di Trento
15 marzo 1976 – Nasce la trasmissione Prima Pagina.
…..………………  Ideata da Enzo Forcella, il primo giornalista che
…………………… la condusse fu Ruggero Orlando
15 marzo 1990 – Michail Gorbačëv viene eletto presidente
…………………………..dell’URSS
15 marzo 2011 – Primi segnali del conflitto siriano
16 marzo 1978 – Rapimento di Aldo Moro
16 marzo 2003 –Morte di Rachel Corrie, schiacciata da una ruspa
…………………………..israeliana a Rafah, striscia di Gaza
17 marzo 1981 – Ritrovamento della lista dei membri della P2 [Nota 7]
18 marzo 1871 –  Inizia la Comune di Parigi
18 marzo 1962 – Termina la guerra d’Algeria
18 marzo 2015 – Attentato al  Bardo – Tunisi
18 marzo 2021 – Prima giornata nazionale in memoria delle vittime
…………………………della epidemia da coronavirus
19 marzo 1994 – Assassinio don Peppino Diana, vittima della
…………………………camorra a .Casal di Principe
19 marzo 2002 – Bologna_ Assassinio di Marco Biagi (giuslavorista
…………………………dell’Università di Modena).20 marzo 1994 –
20 marzo 1944….Omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin
21 marzo –………   Nowruz – Capodanno persiano
21 marzo –………   Giornata mondiale della poesia                [Nota 8]
21 marzo –……   …Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo
……………………  delle vittime delle mafie, celebrata da  Libera.
21 marzo – ………Giornata contro la discriminazioni razziale,
………………………istituita nel 1966  in ricordo del Massacro di
………………………….Sharpeville  Sud Africa
21 marzo 1960 – Massacro di Sharpeville – Sud Africa
21 marzo 2014 – Putin firma l’annessione della Crimea alla Russia
22 marzo………….Giornata mondiale dell’acqua………. [Nota 9]
23 marzo 2018 – Inizio XVIII legislatura  (termine 12 ottobre 2022)
24 marzo 1944 – Strage delle Fosse Ardeatine.
24 marzo 1976 – Golpe in Argentina
24 marzo 1980 – Assassino di mons. Oscar Romero in Salvador
24 marzo 1999 – Bombardamento di Belgrado. Operazione Alied
Force…………………………………..[Nota 10]

IO RESTITUISCO LA TESSERA DEL PCI

25 marzo 1957 – Firma dei Trattati di Roma istitutivi della CEE
………………………………………………………………………..[Nota 11]
26 marzo 1996 – Notte 26/27 marzo, rapimento monaci trappisti di
………………………….Tibhirine………        …….. …………[Nota 12]
27 marzo 2025  – Fine del mese di Ramadan anno islamico 1446
27 marzo 1958 – Nikita Kruscev diventa primo ministro dell’URSS
27 marzo 1985 – Assassinio di Ezio Tarantelli, economista e
……………………accademico italiano, ucciso dalle Brigate Rosse
27 marzo 2018 – Morte di Linda Brown , cittadina del Kansas.
…..………………….Lottò contro la segregazione razziale nelle scuole
……………………  americane.
28 marzo 1958 – La Cina scioglie il governo del Tibet
29 marzo 1973 – Fuga dei soldati americani dal Vietnam
29 marzo 2013 – Morte di Enzo Jannacci
29 marzo 2017 – La Camera approva la legge “Disposizioni in
……………………materia di misure di protezione dei minori
……………………stranieri non accompagnati”.
30 marzo 2016 – Il male del mondo. Conferenza stampa dei genitori
…………………… di  Giulio Regeni nella Aula Nassiriya del Senato
……………………(ucciso fra gennaio e febbraio 2016)
31 marzo 2005 – USA morte di Terry Schiavo, in coma vegetativo
………………………….   da  15 anni
31 marzo 2015 – Morte di Franz Jose Mǖller, ultimo superstite del
…………………………..gruppo  de La Rosa Bianca

NOTE:

[Nota 1]Era la notte del 4 marzo del 2005 quando il dirigente del Sismi Nicola Calipari veniva ucciso a Baghdad ad un posto di blocco allestito da truppe statunitensi nel corso dell’operazione che avrebbe portò alla liberazione della giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena.

[Nota 2] Con Dichiarazione Scritta n. 3/2012 il Parlamento Europeo ha istituito la Giornata europea dei Giusti  (Gariwo), da celebrare il 6 marzo, per ricordare tutti gli uomini e le donne che hanno operato per salvare vite umane nei genocidi e nelle diverse situazioni di conflitto, violenza ed ingiustizia, tutelando la dignità umana e i diritti umani.
Gariwo è l’acronimo di Gardens of the Righteous Worldwide.

[Nota 3] Era il 10 marzo del 1946 e alle elezioni amministrative per rinnovare 436 co3uni anche le italiane che avevano compiuto i 21 anni poterono esprimere il loro voto.
Si trattò delle prime elezioni amministrative libere dopo il fascismo.
In quello stesso giorno un decreto introduceva anche il diritto all’elettorato passivo e un gruppo di donne veniva eletto all’Assemblea Costituente.
Il 2 giugno dello stesso anno le donne furono chiamate al voto per il referendum che avrebbe sancito la fine della monarchia e l’inizio della Repubblica.

[Nota 4] 10 marzo 1987 La Commissione per i Diritti Umani dell’Onu riconosce l’obiezione di coscienza al servizio militare come diritto dell’uomo.
Legge 15 dicembre 1972, n. 772 “Norme per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza” (abrogata dall’art. 23 della Legge 8 luglio 1998, n. 230)

[Nota 5] Terminata la guerra Teresa Mattei è eletta all’Assemblea Costituente con il PCI: con i suoi 25 anni è la più giovane deputata dell’Aula.
Tra i suoi contributi l’introduzione della mimosa come simbolo dell’8 marzo e la firma dell’articolo 3 della Costituzione.

[Nota 6]  Marianella García Villas è stata una attivista  politica e avvocata salvadoregna.
Membro dell’Associazione Cattolica Universitaria Salvadoregna, fondò la Commissione per i diritti umani del Salvador, partecipò attivamente alla Democrazia cristiana salvadoregna e fu collaboratrice di monsignor Oscar Romero.
Fu catturata il mattino del 12 marzo 1983.
La sua morte sopraggiunse nella notte fra il 13 ed il 14 marzo

[Nota 7]
17 marzo 1981 nella villa di Gelli viene ritrovata la lista dei membri della P2.
Della questione si occuperà l’on. Tina Anselmi a partire dal 1981nella sua veste di presidente della Commissione d’inchiesta sulla loggia massonica P2,che terminò i lavori nel 1985.
La relazione finale fu approvata dalla stessa commissione il 3 luglio

[Nota 8]  La Giornata Mondiale della Poesia è stata istituita dalla XXX Sessione della  Conferenza Generale UNESCO nel 1999 ed è celebrata il 21 marzo, che segna anche il primo giorno di primavera.

[Nota 9] La Giornata Mondiale dell’Acqua (in inglese: World Water Day) è una ricorrenza  istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, prevista all’interno delle direttive dell’agenda 21, risultato della conferenza di Rio.
Il 22 marzo di ogni anno gli Stati che siedono all’interno dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sono invitati alla promozione dell’acqua promuovendo attività concrete nei loro rispettivi Paesi.

[Nota 10] KOSOVO, FU UN ERRORE BOMBARDARE BELGRADO
l 24 marzo 1999, poco dopo le ore 20, i bombardieri Nato colpivano i primi obiettivi serbi  a Pristina, Pogdorica  e alla periferia di Belgrado.
Cominciò così la guerra del Kosovo. La dichiararono i paesi dell’Alleanza atlantica alla Serbia, per fermare la pulizia etnica praticata dal regime di Slobodan Milosevic nella regione a maggioranza albanese.
Per la seconda volta dal 1945 – la prima era stata la guerra del Golfo -nel 1991 l’Italia partecipò con propri mezzi e truppe a una operazione militare offensiva. E lo fece per decisione di un governo di centrosinistra.

IO RESTITUISCO LA TESSERA DEL PCI

[Nota 11]  Trattati istitutivi della Comunità economica Europea (CEE) e della Comunità europea dell’energia atomica (TCEEA).
Firme: Sua Maestà il re dei belgi, il Presidente della Repubblica Federale di Germania, il Presidente della Repubblica Francese, il Presidente della Repubblica Italiana, sua altezza reale la Granduchessa del Lussemburgo, sua maestà la Regina dei Paesi Bassi.

[Nota 12] Il testamento del priore Christian De Chergé :
Pietro Ichino | IL TESTAMENTO DI CHRISTIAN DE CHERGE’

 

 

 

1 Marzo 2026Permalink

Bachelet 25 febbraio da Messaggero

Bachelet : SE  CONOSCI LA RIFORMA LA EVITI. l’UNICO OBIETTIVO E  CONTROLLARE I PM

Ecco i punti chiave delle critiche mosse da Bachelet:
  • Controllo dei PM: L’obiettivo di fondo è ridurre l’autonomia della magistratura, in particolare quella requirente, rendendo i pm più esposti a influenze esterne.
  • Demolizione del CSM: Viene contestata la separazione del Consiglio Superiore della Magistratura in due organi distinti, considerata un’azione che smantella l’unità dell’ordine giudiziario prevista dai padri costituenti.
  • Il Sorteggio: Bachelet critica il sistema di sorteggio per i componenti dei consigli, ritenendolo un meccanismo che non migliora la qualità, ma indebolisce le istituzioni.
  • Rischi per l’Indipendenza: La riforma creerebbe, secondo Bachelet, un sistema in cui la magistratura rischia di essere “debole con i forti e forte con i deboli”.
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In sintesi, Bachelet sostiene che se si conosce profondamente la riforma, la si evita, poiché non risolverebbe le vere inefficienze della giustizia, creando invece le premesse per un sistema più difficile da gestire e meno garantista.
25 Febbraio 2026Permalink

23 febbraio 2026 – Con l’aiuto di Giancarla Codrignani, guardiamo in faccia una realtà tristissima

Israele: Annessione de facto della Cisgiordania. Il governo ha autorizzato l’avvio di un processo di registrazione dei terreni occupati in Cisgiordania finalizzato a dichiararli “proprietà statale israeliana”, se i palestinesi non saranno in grado di rivendicarne la proprietà. È una manovra burocratica senza precedenti che segna la fine degli Accordi di Oslo. “Un duro colpo per la soluzione a due stati” sintetizza con Huffpost Ahron Bregman, esperto del conflitto arabo-israeliano e docente al King’s College di Londra

23 Febbraio 2026Permalink

13 febbraio 2026 – L’ICE e la tutela dei diritti fondamentali

 

Minneapolis   Le Chiese protestanti di fronte all’Ice

Webinar

martedì 24 febbraio 2026  ore 18.00

(Piattaforma Zoom)

 

Roma, 13 febbraio 2026 – Promosso dalla rivista e Centro Studi Confronti e dal Centro culturale protestante “Pier Martire Vermigli” di Firenze, il webinar Minneapolis. Le Chiese protestanti di fronte all’Ice, in programma martedì 24 febbraio 2026 alle ore 18.00 su Zoom, nasce dall’esigenza di riflettere su quanto sta accadendo nel Minnesota a seguito dell’intensificazione delle operazioni dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) e del clima di forte tensione sociale che ne è derivato.

 

Le proteste che hanno attraversato Minneapolis hanno visto un’ampia mobilitazione della società civile, con la partecipazione di magistrati, governatori, rappresentanti politici e leader religiosi. In questo contesto, le Chiese protestanti stanno assumendo un ruolo significativo di testimonianza pubblica e di impegno attivo, in particolare laddove le politiche migratorie incidono sulla libertà religiosa, sull’accoglienza e sui diritti delle persone immigrate.

 

L’esperienza di Minneapolis diventa così un caso emblematico per interrogarsi sul rapporto tra comunità religiose, istituzioni democratiche e tutela dei diritti fondamentali, e sul ruolo delle Chiese cristiane in una fase storica segnata da politiche che mettono in discussione libertà civili consolidate.

 

Intervengono:
Paolo Naso (politologo, Centro Studi Confronti)
Ilaria Valenzi (avvocata, Sapienza Università di Roma)

Moderano:
Debora Spini (Centro culturale protestante “Vermigli” di Firenze)
Claudio Paravati (direttore Confronti)

👉 Accesso al webinar (Zoom):
https://us02web.zoom.us/j/88671827962

📩 Info: info@confronti.net

13 Febbraio 2026Permalink

8 febbraio 2026 – Ricordare gli Obama dimenticare Trump

Sperando ,  temo inutilmente, ,  che la presidente  del  Consiglio  prenda nota della volgarità razzista del suo amico Trump

 

ANSA) – WASHINGTON, 07 FEB – Barack e Michelle Obama seguono il principio reso famoso dalla stessa ex First Lady, “quando loro vanno verso il basso noi voliamo alto”, e decidono di ignorare il video razzista pubblicato da Donald Trump. Nonostante le polemiche continuino ad infuriare, l’ex coppia presidenziale ha scelto il silenzio e si è limitata a postare sui social il loro in bocca al lupo alla squadra Usa che da oggi partecipa alle Olimpiadi di Milano-Cortina. “A tutti gli atleti che rappresentano il Team Usa: siamo così orgogliosi di voi. Il vostro talento e la vostra perseveranza vi hanno portato a questo momento. Io e Michelle ci uniremo agli americani di tutto il Paese per fare il tifo per voi”, hanno scritto gli Obama. (ANSA).

8 Febbraio 2026Permalink

1 febbraio 2026 – Calendario di febbraio

  • .1 febbraio 1945 –   Decreto Legislativo Luogotenenziale 1 febbraio 1945,
    ………………………….n. 23 – ….Riconosciuto il diritto di voto alle donne.
    .1 febbraio 1979 –    L’ayatollah Khomeini torna in Iran dopo l’esilio.
    1 febbraio   2026  –   48ª Giornata Nazionale per la Vita   [ Nota  1 ]
    .2 febbraio                 festa della Candelora  (Presentazione di Gesù
    —————————- al Tempio)
    .2 febbraio 2017 –     Muore Predrag Matvejevic
    .2 febbraio 2020 –     E’ stato isolato il virus del Covid
    ..2 febbraio 2024 –  L’università di Padova conferisce la laurea ad
    ……………………… ……..  .honorem  in ingegneria biomedica alla
  • ………………………………………memoria di Giulia Cecchettin
    .3 febbraio 1985 –    Sudafrica. Desmond Tutu è il primo vescovo
    …………………………….. anglicano nero.
    .3 febbraio 1998 –    Strage del Cermis
    .3 febbraio 2016 –    Ritrovamento della salma di Giulio Regeni
    .3 febbraio 2022 –    Giuramento del presidente Mattarella per il
    …………………………….secondo  mandato
    ..4 febbraio 1913 –     Nasce Rosa Parks
    .4 febbraio 1945 –    Si apre a Yalta la Conferenza tra Roosevelt,
    ……………………………….…Churchill  e Stalin
    .4 febbraio 1906 –   Nasce Dietrich Bonhoeffer
    .4 febbraio 2019 –    Viaggio del papa ad Abu Dhabi
    .5 febbraio 62 –         Terremoto di Pompei
    .5 febbraio 1848 –   Processo a Marx ed Engels per attività sovversiva
    .6 febbraio 1992       Muore David Maria Turoldo
    .6 febbraio –             Giornata mondiale contro le Mutilazioni Genitali
    …………………………………Femminili
    .9 febbraio   2009 -..Muore Eluana Englaro
    10 febbraio –           Giorno del ricordo” – vittime delle foibe (legge
    …………………………………92/2004)
    10 febbraio 1990 – Sud Africa: De Klerk annuncia la liberazione di
    …………………………………Mandela
    11 febbraio –            Giornata internazionale delle ragazze e delle donne
    …………………………………nella scienze……………….          (Nota  2)
    11 febbraio 1929 – Firma dei Patti Lateranensi
    11 febbraio 2011 – Egitto, dimissioni di Mubarak
    12 febbraio 1938 – Anschluss, le truppe tedesche entrano in Austria
    15 febbraio 1945 – Aerei USA bombardano Dresda
    15 febbraio 1967 – Uccisione Camillo Torres
    16 febbraio 2024-  Strage operai a Firenze in supermercato Slunga in
    ……………………………………. costruzione.
    17 febbraio 1600 – Roma – Rogo di Giordano Bruno, condannato per
    …………………………………… eresia
    17 febbraio 1848 – Lettere Patenti, decreto con cui il re Carlo Alberto,
    ………………………………………..concedeva  i diritti civili ai valdesi e,
    …………………………………………successivamente, agli ebrei.
    18 febbraio 1564 – Morte di Michelangelo
    18 febbraio 1943 – Monaco – arresto fratelli Scholl e altri membri della
    …………………………………Rosa Bianca
    18 febbraio 1984 – Firma del Nuovo Concordato fra Italia e Santa Sede
    18 febbraio 2018 – Muore Giacometta Limentani
    16/19 febbraio 2026  –  Inizio Ramadan anno islamico 1447      (nota  3)
    19 febbraio 1937 – Strage italiana in Etiopia – Giorno dei martiri  etiopici
    …………………………………… ……………………………….. (Nota  4)
    19 febbraio 2016 – Morte di Umberto Eco
    20 febbraio 1958 – Approvazione della legge Merlin
    20 febbraio 2016 – Muore Fernando Cardenal
    20  febbraio 2026 – Arresto Andrew  Mountbatten quale  che  sia  il
    ………………………….il  cognome  che gli resta nell’ambito  del
    —————————caso ,,,Epstein
    21  febbraio 1984 – Stipula dell’intesa fra lo stato italiano e la chiesa
    …………………………………………valdese
    21 febbraio 2015 – Caduta governo Letta                             (Nota 5)
    21 febbraio 1965 – A New York viene ucciso Malcom X
    21 febbraio  2026 –  Morte del piccolo Domenico  dal cuore
    —————————-dall’impianto sbagliato  .
    22 febbraio 1943 – Esecuzione capitale dei membri della ‘rosa bianca’
    22 febbraio 2021 – Vengono assassinati nel Congo orientale
    ……………………………l’ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere
    :…………………………  della sua scorta Vittorio Iacovacci  e
    ……………………………………..Mustapha Milambo, l’autista.
    23 febbraio 1903 – Cuba affitta ‘in perpetuo’ agli USA la baia di
    ……………………………….Guantanamo
    24 febbraio 1990 – Morte di Sandro Pertini
    24 febbraio 2024 – Nasce la giornata del manganello
    25 febbraio 2014 – Fiducia al governo Renzi – Ieri al senato oggi alla
    ……………………………. Camera  finirà il 12 dicembre 2016
    25 febbraio 2018 – Chiusura Santo Sepolcro
    26 febbraio 1991 – Si scioglie il patto di Varsavia
    27 febbraio 1933 – Incendio del Reichstag
    27 febbraio 1960-  Morte Adriano Olivetti
    28 febbraio 1986 – Assassinio del primo ministro svedese Olaf Palme
    28 febbraio 2013 – Abdicazione papa Benedetto XVI
    28 febbraio 2018 – Riapertura Santo Sepolcro

 

  • NOTA 1
    La 48ª Giornata Nazionale per la Vita si celebrerà il 1° febbraio 2026, con il tema “Prima i bambini!”, per sottolineare l’importanza di proteggere e valorizzare la vita umana, in particolare quella dei più vulnerabili.
    Il nome ufficiale  di Giornata nazionale per la vita  aveva cominciato ad essere sottotraccia.  Quest’anno torna a farsi rilevante
  • NOTA  2:
    19 febbraio Fu istituita dalla Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2015.
    Ricordo che delle materie STEM si parla anche nel Recovery Plan
    (STEM acronimo dall’inglese di Science, Technology, Engineering and Mathematics)
  • NOTA 3:
    Il Ramadan è il periodo più sacro per i musulmani. Durante il Ramadan si commemora la prima rivelazione del Corano al profeta  Muhammad, trasmessa dall’arcangelo Gabriele  (in arabo Jibrīl). Questo mese è caratterizzato dall’osservanza del digiuno, uno dei cinque pilastri dell’Islam, insieme alla professione di fede, alla ppreghiera quotidiana, alla donazione ai bisognosi e al pellegrinaggio alla Mecca.

NOTA  4

  • A seguito di un attentato al maresciallo Graziani le truppe italiane in Etiopia perpetrarono una delle tante stragi che caratterizzarono quella occupazione.
    Per qualche informazione:
    https://win.storiain.net/arret/num146/artic5.asp
  • NOTA 5:
    Il governo Letta è stato il sessantaduesimo esecutivo della Repubblica Italiana, il primo della XVII legislatura. Il governo rimase in carica dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014

 

2 Febbraio 2026Permalink

15 gennaio 2026 – Si discutono le definizioni . Bene

Antisemitismo, la logica distorta da Israele

"Ebrei contro l'apartheid in Palestina!", manifestazione a San Paolo, Brasile (AP Photo/Tuane Fernandes)

“Ebrei contro l’apartheid in Palestina!”, manifestazione a San Paolo, Brasile – (AP Photo/Tuane Fernandes)

Bisogna congratularsi con Zoharan Mamdani che, nel suo primo giorno da sindaco di New York, ha revocato l’adozione della definizione di antisemitismo dell’Ihra disposta dal suo predecessore, Eric Adams. Nel tentativo di raccogliere qualche voto in più tra l’elettorato ebraico in vista delle elezioni a sindaco, Adams ha firmato un ordine esecutivo l’8 giugno 2025, che adottava la definizione dell’Ihra. È stato l’ennesimo gesto disperato e insensato: non ha accresciuto il rispetto nei suoi confronti né lo ha aiutato alle urne.

Questa definizione, più che contrastare l’antisemitismo, funziona come uno strumento per fissare i confini del discorso sull’operato del governo israeliano, mettere a tacere le voci critiche su Israele sul sionismo e limitare la libertà di espressione. In questo senso, la definizione ha prodotto danni incalcolabili alla lotta contro l’antisemitismo reale. L’ha trasformata in una questione politicamente controversa e ha finito per offrire, implicitamente, una sorta di immunità agli antisemiti dichiarati, purché sostengano la politica israeliana contro i palestinesi.

Perciò Zoharan Mamdani ha fatto bene a liberarsi di questa definizione dannosa, che simboleggia tutto ciò che è sbagliato e falso nel discorso che Israele e i suoi alleati alimentano attorno al concetto di «antisemitismo».

LA DEFINIZIONE in questione nasce nei primi anni Duemila, in un contesto segnato dal moltiplicarsi di episodi antisemiti in diversi paesi europei e dalla volontà di alcune organizzazioni ebraiche di monitorarli in modo sistematico. Erano gli anni della Seconda Intifada: in quel periodo si registravano attacchi contro ebrei e istituzioni ebraiche, soprattutto in Europa, sullo sfondo di quanto avveniva in Palestina/Israele.

In quel quadro, alcune organizzazioni elaborarono una definizione operativa condivisa, concepita come strumento di lavoro per l’attività di monitoraggio. La definizione fu formulata dal giurista Kenneth Stern insieme al rabbino Andrew Baker dell’American Jewish Committee (Ajc), che la presentò all’Osservatorio dell’Unione europea sui fenomeni di razzismo e xenofobia (Eumc, oggi Agenzia per i diritti fondamentali).

La definizione venne pubblicata sul sito dell’Eumc, ma in seguito fu rimossa, perché già allora molti ne avevano riconosciuto i limiti e i potenziali effetti dannosi. Lo stesso Stern, autore principale della definizione, divenne in seguito uno dei più netti oppositori della sua adozione come strumento normativo destinato a regolare o sorvegliare il dibattito su Israele, in particolare negli ambienti universitari.

Arrivò a testimoniare con fermezza contro l’adozione della definizione davanti al Congresso degli Stati uniti nel novembre 2017. A suo avviso, sin dall’inizio, la funzione della definizione doveva rimanere circoscritta: creare un linguaggio comune tra gli organismi impegnati nel monitoraggio del fenomeno, e nulla più.

NONOSTANTE ciò, la definizione ha assunto una vita propria. Sempre più agenzie governative nel mondo, tra cui il Dipartimento di Stato statunitense, hanno iniziato a farvi riferimento. Una svolta particolarmente preoccupante si è verificata nel maggio 2016, quando un’organizzazione denominata International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra) ha adottato la definizione.

L’Ihra è stata fondata nel 1998 con l’obiettivo di preservare e promuovere la memoria dell’Olocausto a livello globale; oggi conta 35 stati membri, in larga parte occidentali (tra cui, naturalmente, Israele). I principali attori che hanno spinto verso quella risoluzione erano riconducibili ad ambienti filo-israeliani. Fra essi, Marc Weizmann del Wiesenthal Center di Los Angeles: un’organizzazione che ha definito la decisione dell’Unione europea di etichettare i prodotti provenienti dagli insediamenti illegali israeliani come il terzo evento antisemita più grave del 2015, e che ha indicato come gli eventi antisemiti più gravi del 2016, sia la risoluzione delle Nazioni unite che condannava Israele per la costruzione di insediamenti, sia l’astensione dal voto dell’amministrazione Obama.

Il voto interno all’Ihra su questa definizione è stato tutt’altro che lineare. Alcuni paesi hanno sostenuto la sola definizione di base, non gli esempi applicativi, e – secondo i regolamenti – per la decisione era necessario un consenso unanime. Eppure, elementi di forza, tra cui Marc Weizmann, hanno creato l’impressione che l’intera definizione fosse stata accettata dall’Ihra, e questa interpretazione si è imposta come la verità. Da quel momento, gli stati membri hanno iniziato ad adottarla a loro volta e, contemporaneamente, a promuoverla presso enti pubblici e privati: dalle città e dalle università alle squadre di calcio e alle compagnie aeree.

IL RISULTATO è stato catastrofico. La possibilità di parlare e protestare contro le politiche israeliane è diventata sempre più limitata, perché, per definizione, quasi ogni critica politica a Israele o al sionismo può essere interpretata come antisemita. Il filosofo israeliano Adi Ophir l’ha definita «una Cupola di Ferro discorsiva». E non c’è nemmeno bisogno di attivarla ogni volta: la sua sola esistenza produce un effetto paralizzante. Dopotutto, chi vorrebbe esporsi al rischio di un’accusa di antisemitismo? Inoltre, Israele e i suoi sostenitori sono riusciti a spostare il terreno della discussione. Non si parla più dell’apartheid, della Nakba, dell’occupazione e dell’annessione (anche prima del genocidio), ma della legittimità stessa di discuterne: se farlo sia lecito o se sia, in realtà, un’espressione di antisemitismo.

Logica distorta

Qual è, dunque, il meccanismo operativo di questa «Cupola di Ferro» discorsiva? La definizione di antisemitismo dell’Ihra include una definizione di base piuttosto macchinosa: «L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti. Le manifestazioni retoriche e fisiche di antisemitismo sono dirette verso le persone ebree, o non ebree, e/o la loro proprietà, le istituzioni delle comunità ebraiche e i loro luoghi di culto».

Poiché è praticamente impossibile ricavare chiarezza da una formulazione così ambigua – che, proprio per la sua ambiguità, fa più male che bene – sono stati aggiunti undici esempi esplicativi. Sette di questi riguardano Israele: in pratica, la definizione finisce per identificare l’antisemitismo di oggi soprattutto con la critica politica a Israele, e non con l’ostilità, la discriminazione e la violenza contro gli ebrei nel mondo.

C’è poi un secondo problema. La definizione separa l’antisemitismo da qualsiasi contesto universale: lo tratta come un fenomeno a sé stante, non collegato ad altre manifestazioni di discriminazione, razzismo e odio. Di conseguenza, anche la lotta contro l’antisemitismo viene disancorata da trattati e organismi internazionali pensati per combattere questi fenomeni. Come se l’antisemitismo fosse un fenomeno sui generis, un’eccezione che trascende ogni altro problema di razzismo, discriminazione e odio. In altre parole, il presupposto diventa una sorta di «supremazia ebraica» nella gerarchia delle lotte antirazziste.

MA IL NODO più grave è l’identità che questa definizione costruisce tra ebraismo e sionismo. Uno degli esempi allegati afferma che «negare il diritto del popolo ebraico all’autodeterminazione» e «definire Israele come un progetto razzista» costituirebbe di per sé una forma di antisemitismo. Ne deriva che l’opposizione al sionismo sarebbe necessariamente antisemitismo, perché essere ebrei implicherebbe essere sionisti. È così che, ad esempio, il primo ministro Benjamin Netanyahu e il genero e confidente di Donald Trump, Jared Kushner, hanno interpretato la definizione e l’hanno pubblicizzata su scala globale.

La logica che sostiene tutto questo è completamente distorta. Negare agli ebrei un diritto riconosciuto a ogni popolo – il diritto all’autodeterminazione – è presumibilmente discriminante e dunque antisemita. Ma come può Israele rivendicare una simile pretesa, quando esso stesso nega l’autodeterminazione a un altro popolo, quello palestinese, che non dispone certo di un documento analogo capace di “proteggere” il modo corretto in cui se ne dovrebbe parlare nel mondo?

E poi: l’accusa di razzismo contro uno Stato viene ripetuta ogni giorno contro molti paesi. Perché allora, quando si muovono le stesse accuse nei confronti di Israele – accompagnandole con prove empiriche solide e ragionamenti convincenti – ciò dovrebbe diventare antisemitismo? Le affermazioni secondo cui Israele mantiene un regime di apartheid o ha commesso un genocidio sono antisemite perché imputano razzismo a Israele, o sono descrizioni fattuali, realistiche e accurate?

INOLTRE, esistono molti ebrei – inclusi israeliani, tra cui l’autore di queste righe – che vivono e praticano la propria identità ebraica proprio nella critica a un regime ritenuto razzista e violento, e nel tentativo di trasformarlo radicalmente per un futuro migliore, tanto per gli ebrei quanto per i palestinesi. È accettabile che una definizione internazionale possa dichiarare illegittima questa identità e qualificarla come antisemita? Spetta davvero a istituzioni e stati stabilire come gli ebrei debbano realizzare la propria identità ebraica? Un intervento del genere sfiora già, di per sé, l’antisemitismo.

A ciò si aggiunge un altro punto che rende la definizione Ihra così problematica: l’idea che qualsiasi «doppio standard» verso Israele sia antisemita. È un’affermazione infondata, perché non esiste uno standard internazionale unico per misurare l’intensità della critica agli Stati. Come si può stabilire se le critiche contro gli Stati uniti durante il Vietnam, contro la Francia durante la guerra d’Algeria, contro il Sudafrica dell’apartheid o contro la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina siano state “equivalenti” – per intensità e diffusione – a quelle rivolte a Israele durante il genocidio di Gaza? E se non lo fossero, perché questa differenza dovrebbe diventare prova di antisemitismo?

Del resto, l’azione politica, per sua struttura, concentra energie su alcune cause e non su altre. Eppure, secondo la logica della definizione Ihra, chi dedica le proprie energie alla lotta per i diritti dei palestinesi criticando Israele viene esposto all’accusa di antisemitismo: «Hai già condannato Siria, Cina, Arabia saudita, Sudan…?». Se la risposta è no, allora devi tacere su Israele, altrimenti verrai etichettato come antisemita.

Trasformare il significato del concetto di antisemitismo

Tutto ciò suggerisce che la natura della definizione dell’Ihra sia tendenzialmente proiettiva. Ciò che Israele si consente – negare l’autodeterminazione ad altri e rivendicare privilegi nel codificare il discorso critico contro di sé – lo vieta agli altri. Lo si vede anche nella parte che qualifica come antisemitismo qualsiasi accenno a una somiglianza tra le azioni di Israele e quelle dei nazisti. Eppure, leader come Trump e molti altri sono stati paragonati ai nazisti; e anche ebrei e israeliani l’hanno fatto – come il grande intellettuale israeliano Isaiah Leibowitz, che parlò di «giudeo-nazisti» a proposito dei coloni negli insediamenti in Cisgiordania, o l’ex capo dello Shin Bet Avraham Shalom, che paragonò alcune forme di controllo israeliano alle forme di controllo naziste in Europa.

In Israele stesso, fin dalla fondazione dello Stato, l’analogia con i nazisti è stata spesso utilizzata contro i palestinesi e i loro leader. Di recente, molte personalità pubbliche israeliane, tra cui il ministro delle finanze Bezalel Smotrich, hanno definito tutti i palestinesi «nazisti» per sostenere che nessuno di loro possa essere considerato innocente. Anche qui, ciò che Israele si permette viene proibito ai suoi oppositori.

LA LOGICA e lo spirito di questa definizione hanno trasformato il significato stesso del concetto di antisemitismo e l’importanza della lotta contro il fenomeno. La lotta contro l’antisemitismo nasce per proteggere una minoranza vulnerabile, e talvolta i suoi diritti, dalla tirannia dello Stato e della maggioranza. Ora, invece, la «lotta contro l’antisemitismo» viene impiegata come strumento potente da Israele come Stato e dagli ebrei al suo interno per vessare i palestinesi, un gruppo con diritti parziali o senza diritti, fino al punto di tentare di eliminarli.

Il danno prodotto da questa definizione e dal suo spirito è incommensurabile ed è documentato in numerosi articoli e in diverse banche dati complete. Non solo ha reso il discorso pubblico sulla Palestina estremamente cauto nella migliore delle ipotesi, e quasi impossibile nella peggiore. Ha anche permesso, per esempio, alla destra americana di coltivare un discorso apertamente antisemita senza che l’attenzione si concentrasse su di esso: perché il “vero” problema diventa «l’antisemitismo della sinistra islamista anti-israeliana».

Gli esempi sono noti: dai manifestanti di Charlottesville nel 2017 che gridavano: «Gli ebrei non ci sostituiranno», espressione diretta della teoria antisemita e cospirazionista della “sostituzione” prevalente nella destra americana; fino a figure come Nick Fuentes, negazionista dell’Olocausto che ha dichiarato di «amare Hitler» e di opporsi al «giudaismo talmudico», recentemente intervistato nel podcast – seguitissimo – di Tucker Carlson.

Oggi vediamo tutta la pericolosità di questa definizione nel modo in cui l’amministrazione Trump la utilizza, mentre la maggior parte delle principali organizzazioni ebraiche negli Stati Uniti (e anche in Europa), nel quadro del loro sostegno a Israele, continua a sostenerla. Già nel dicembre 2019 Trump ha applicato agli ebrei la Sezione 6 dell’American Civil Rights Act, che proibisce la discriminazione, attraverso un decreto presidenziale; e ha definito la discriminazione proibita sulla base della definizione Ihra.

LA DEFINIZIONE è stata utilizzata anche nel recente attacco agli istituti di istruzione superiore e nelle reazioni alle proteste contro il genocidio a Gaza. Molte università sono state obbligate ad adottare la definizione Ihra come strumento per la revisione dei programmi accademici. Due dei principali studiosi della Columbia University – Marianne Hirsch, studiosa dell’Olocausto, e Rashid Khalidi, storico della Palestina – si sono rifiutati di insegnare nell’attuale anno accademico, temendo azioni disciplinari basate sulla definizione.

La definizione dell’Ihra ha suscitato un’enorme opposizione in tutto il mondo e diverse definizioni alternative sono state formulate al suo posto. Una di queste è la Jerusalem Declaration on Antisemitism (Jda) – della quale sono stato tra i promotori e redattori – che offre un approccio completamente diverso che separa, salvo prova contraria, la discussione critica su Israele e il sionismo dall’antisemitismo – poiché una tale sovrapposizione può certamente esistere, ma richiede prove concrete.

Collega, inoltre, la lotta contro l’antisemitismo alla più ampia lotta contro il razzismo e la discriminazione. La Jda è attualmente firmata da circa 400 studiosi di settori pertinenti e rappresenta in gran parte ciò che è accettato negli ambienti accademici e contribuisce persino, in casi concreti, a contrastare la definizione dell’Ihra, principalmente nelle università.

Un altro gruppo che ha formulato una definizione alternativa a quella dell’Ihra è un gruppo di accademici e attivisti della costa occidentale degli Stati uniti, chiamato Nexus Group. Va ricordato, come hanno sostenuto i critici, che anche queste definizioni affondano le radici anche in una posizione altrettanto problematica: l’idea che l’antisemitismo abbia uno status speciale e che sia l’unico fenomeno che richiede una definizione internazionale, formulata da ebrei ed europei, con l’effetto di limitare il modo in cui palestinesi e loro sostenitori parlano di Israele. Nel frattempo, non esiste una definizione equivalente capace di limitare il modo razzista e genocida in cui molti ebrei israeliani e altri parlano dei palestinesi.

QUESTO PUNTO è stato affrontato da un’altra definizione: la New Jersey Statement on Antisemitism and Islamophobia, che collega l’antisemitismo all’islamofobia e fa riferimento anche al pregiudizio antipalestinese. Non è però altrettanto nota né gode di un ampio sostegno politico. E, in realtà, nella maggior parte dei paesi non c’è nemmeno bisogno di una definizione specifica di antisemitismo: le leggi contro il razzismo, l’incitamento all’odio e la discriminazione sono sufficienti. Se queste definizioni hanno un’utilità, è soprattutto in ambito educativo.

È comunque interessante notare che, sullo sfondo del genocidio di Gaza, accanto al rafforzamento del sostegno alla definizione Ihra e al suo spirito nella destra americana e globale, compaiono anche segnali di indebolimento in altri ambienti. Il Brasile si è recentemente ritirato dall’Ihra, dove aveva lo status di osservatore. Il partito tedesco Die Linke ha adottato la Dichiarazione di Gerusalemme e molte organizzazioni si oppongono alla definizione Ihra.

A tutto ciò si aggiunge il passo, necessario e coraggioso, del sindaco di New York Zohran Mamdani, che ha annullato la validità della definizione in città, ha separato l’antisemitismo dalle dure critiche a Israele e dall’opposizione al sionismo e ha riportato il dibattito sull’antisemitismo al suo posto, insieme a tutte le altre forme di discriminazione e odio. Una mossa tanto necessaria quanto urgente, soprattutto in questi giorni in cui i palestinesi sono sottoposti a una lotta genocida su più fronti per la loro stessa esistenza.

Yishar Koyach (dall’ebraico e dall’Yiddish, «ben fatto») Zohran.

***

Amos Goldberg è professore di studi dell’Olocausto e del genocidio presso il Dipartimento di Jewish History and Contemporary Jewry dell’Università Ebraica di Gerusalemme. Insieme al politologo Bashir Bashir ha curato per Columbia University Press «The Holocaust and the Nakba: A New Grammar of Trauma and History» (New York, Columbia University Press, 2018),  edizione italiana «Olocausto e Nakba. Narrazioni tra storia e trauma» (Milano: Zikkaron, 2023).

15 Gennaio 2026Permalink

13 gennaio 2026_ Dichiarazione della famiglia Trentini dopo la liberazione di Alberto

famiglia di Trentini: ‘Notizia attesa da 423 giorni, grazie a tutti’

“Prigionia ha lasciato in Alberto e in noi ferite difficilmente guaribili”

12 gennaio 2026, 06:48

Redazione ANSA

ANSACheck

“Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione”.

Lo afferma la famiglia Trentini, con l’avvocata Alessandra Ballerini.
“Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci.

Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!”, aggiungono i Trentini.

13 Gennaio 2026Permalink

9 gennaio 2026 – Un appunto per me da non dimenticare: papa e ambasciatori

Leone XIV agli ambasciatori confessa la sua paura perché stanno saltando le regole comuni: «Multilateralismo e diritto umanitario»                                 di Franca  Giansoldati

Il quinto secolo Papa Leone non lo vede poi così distante rispetto a quello che sta succedendo oggi. Usa il De Civitate Dei scritto da Sant’Agostino per ricordare che come allora «siamo in un’epoca di profondi movimenti migratori, di profondo riassetto degli equilibri geopolitici e dei paradigmi culturali». Papa Prevost agli ambasciatori accreditati in Vaticano confida di essere assai preoccupato per l’indebolimento delle regole comuni, dal multileralismo al diritto umanitario, mentre cresce in parallelo una orwelliana omologazione culturale.

In un altro passaggio rammenta in cosa consiste l’obiezione di coscienza. «Non è una ribellione, ma un atto di fedeltà a sé stessi. In questo particolare momento storico, la libertà di coscienza sembra essere oggetto di un’accresciuta messa in discussione da parte degli Stati, anche da quelli che si dichiarano fondati sulla democrazia e i diritti umani. Tale libertà stabilisce, invece, un equilibrio tra l’interesse collettivo e la dignità individuale, sottolineando che una società autenticamente libera non impone uniformità, ma protegge la diversità delle coscienze, prevenendo derive autoritarie e promuovendo un dialogo etico che arricchisce il tessuto sociale».

9 Gennaio 2026Permalink

9 gennaio 2026 _ Anna Foa: antisemitismo e razzismo da Il Manifesto

Anna Foa: «No a una legge per punire chi critica Israele»

Andrea Carugati

Intervista La storica: «L’antisemitismo va combattuto insieme al razzismo, non serve una norma ad hoc». «Il ddl Delrio? Parte da un presupposto errato: le contestazioni al governo di Tel Aviv non vanno confuse con l’odio antiebraico». «In Italia non c’è una emergenza antisemitismo, ma il fenomeno è cresciuto in alcune frange di sinistra che non distinguono tra ebrei e Netanyahu. Sbaglia chi criminalizza tutto il movimento propal»

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Ddl Delrio, in Senato il Pd porta anche il suo testo ’ufficiale’ sull’antisemitismo

Edizione 09/01/2026

Anna Foa, storica e autrice nel 2024 de Il suicidio di Israele per Laterza, è una degli esperti auditi nelle settimane scorse dalla commissione del Senato che sta trattando i disegni di legge contro l’antisemitismo. Insieme ad altri intellettuali, anche di origine ebraica, ha criticato il ddl Delrio per il rischio di censura alle posizioni propal.

Professoressa Foa, quali dovrebbero essere i capisaldi di una buona legge contro l’antisemitismo?

Una buona legge non dovrebbe basarsi sulla definizione di antisemitismo dell’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance), perchè c’è il rischio di additare come antisemita chi critica il governo di Israele. Quella definizione di fatto equipara l’antisionismo all’antisemitismo e, non a caso, è stata utilizzata da Trump per contestare e censurare le manifestazioni propal nelle università americane. Al punto numero 10 mette all’indice chiunque paragoni il comportamento di Israele verso i palestinesi con la Shoah.

Eppure è stata adottata da oltre 20 stati europei. Perché?

Era stata criticata fin da subito da numerosi studiosi, e infatti sono nate successivamente le dichiarazioni di Gerusalemme e quella della Nexus Task Force. Diciamo che i governi l’hanno adottata perché, alcuni anni fa, la situazione in Medio Oriente era assai meno grave di quella di oggi. E dunque l’attenzione sui comportamenti del governo di Israele era più bassa. Non a caso la definizione di Gerusalemme (JDA) esclude l’identificazione tra antisionismo e antisemitismo, ed esclude che chi critica il governo di Tel Aviv possa essere tacciato di antisemitismo.

I firmatari del ddl Delrio sostengono che in quel testo non sono compresi i contestati esempi di antisemitismo di Ihra che in gran parte riguardano lo stato di Israele.

Ma quegli esempi sono parte integrante del documento Ihra, non se ne può adottare solo la premessa ignorando il resto. Se si parte da lì, e ricordo che quel testo è stato contestato da 3mila studiosi, si arriva al paradosso che Israele diventa l’unico paese al mondo che non può essere criticato. E questo non può che alimentare l’antisemitismo.

Nel testo del senatore Pd sono escluse conseguenze penali.

Ma non è questo il punto: bisogna evitare che lo stigma si abbatta su chi esprime libere opinioni, come è accaduto ad alcuni studiosi in Germania. Io stessa, per aver paragonato i bambini affamati di Gaza a quelli del ghetto di Varsavia, sarei a rischio di censura.

Serve una legge ad hoc su questo tema?

Non direi. C’è già la legge Mancino, che colpisce antisemitismo e razzismo, e non credo che questi due temi debbano essere separati. Anzi, vanno combattuti insieme.

E invece i promotori del ddl Delrio, ma anche dei testi delle destre e di Iv, sostengono che l’antisemitismo abbia una sua specificità, che non vada confuso con altre forme di odio e discriminazione.

Credo che una gran dei parte dei problemi che Israele vive oggi, compreso il suprematismo ebraico, derivi da questa ossessione dell’unicità. Non è sbagliato confrontare la Shoah, che pure è stato un fenomeno senza precedenti, con altri genocidi del Novecento, come quello degli armeni. Non bisogna farne un caso a parte solo perché ha riguardato gli ebrei. La storia, a differenza di quel che sostiene Netanyahu, non è un continuum di antisemitismo dagli albori del cristianesimo in poi. Ci sono state fasi diverse, alcune anche di pacifica convivenza e di dialogo tra ebrei e altre culture e etnie.

Delrio sostiene che «oggi l’antisemitismo è la vera emergenza del nostro paese». Condivide?

No, penso che le emergenze più gravi siano alte, come le diseguaglianze. L’antisemitismo esiste ed è un problema serio ma rischia di essere utilizzato, da forze politiche negli Usa e in Europa, per altri scopi, come limitare le accuse di genocidio e apartheid a Israele. E questo è grave.

Secondo lei negli ultimi due anni l’antisemitismo è cresciuto in Italia?

Sì, è cresciuto soprattutto nell’ultimo anno. In alcune frange della sinistra si è diffusa l’idea che tutti gli israeliani siano in fondo proni a Netanyahu, che non ci sia una vera opposizione, e così anche gli ebrei tout court, e che Israele non dovrebbe esistere. Una posizione assolutamente minoritaria, che perà esiste, soprattutto sui social: va vista e combattuta, senza mai attribuire queste posizioni a tutto il movimento per Gaza. Però devo dire che, nei miei numerosi interventi nelle scuole e nel dialogo con gli studenti, non ho mai ascoltato posizioni antisemite.

Come suggerirebbe di procedere al Senato?

Due cose fondamentali: non legiferare solo contro l’antisemitismo ma contro il razzismo in generale. E accantonare la definizione Ihra e partire da quella di Gerusalemme, che elimina ogni rischio di censura.

 

La definizione di antisemitismo dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto

Nello spirito della Dichiarazione di Stoccolma che afferma: “Con l’umanità ancora segnata da antisemitismo e xenofobia la comunità internazionale condivide una solenne responsabilità di combattere questi fenomeni dannosi” la commissione sull’antisemitismo e sulla negazione dell’Olocausto chiese alla Plenaria dell’IHRA, che si teneva a Budapest nel 2015, di adottare la seguente definizione operativa (di lavoro) di antisemitismo.

 

Aggiungo:

Antisemitismo e antisionismo: un confronto tra le definizioni IHRA e JDA8 Aprile 2021  di Claudio Vercelli

Che cos’è l’antisemitismo? Non di meno, chi è antisemita? Quando il bersaglio sono gli ebrei, entra in gioco anche il giudizio sullo Stato d’Israele? In caso affermativo, quando si può definire l’antisionismo non come una sgradevole manifestazioni di idee radicali ma in quanto concreta avversione nei riguardi degli ebrei medesimi?
Le questioni di fondo, dinanzi a questi quesiti, sono tante e per nulla di facile soluzione. Poiché si incontrano con una serie di temi che ben poco hanno a che fare con le sole definizioni astratte, rimandando semmai ad una pluralità di problemi concreti che accompagnano l’evoluzione del legame tra libertà e giustizia nelle nostre società. Il catalogo è ampio, per capirci. Nel 2016 l’International Holocaust Remembrance Alliance, organizzazione di rango intergovernativo, aveva dato origine ad una definizione operativa (working definition) di antisemitismo, adottata poi dal Parlamento europeo e, come tale, indirizzata a tutti gli Stati membri dell’Unione europea.
Uno dei fuochi di tale documento era costituito dall’accostamento critico tra antisemitismo e antisionismo. In realtà, tra i due fenomeni non veniva stabilita nessuna diretta sovrapposizione. Semmai si identificavano alcune complesse similitudini. Il testo dell’IHRA, infatti, denuncia le forme di demonizzazione di Israele, ovvero «la sua trasformazione in uno Stato paria perennemente messo in discussione e giudicato secondo standard che non si applicherebbero a nessun altro Stato» (David Meghnagi). La working definition non interviene nel merito del conflitto politico e territoriale che contrappone israeliani a palestinesi. Semmai raccoglie gli echi antisemitici che possono annidarsi in quell’antisionismo secondo il quale Israele, per il fatto stesso di esistere come prodotto storico, sarebbe di per sé non solo una forzatura ma soprattutto un obbrobrio morale ed un esercizio di abusivismo politico da emendare con la sua cancellazione fisica.
Ciò che l’IHRA licenziò a suo tempo non era comunque una formula “scientifica”, valida in qualsiasi contesto, bensì un’ipotesi di lavoro intesa come strumento di indirizzo culturale e politico fruibile in più contesti nazionali. Non un testo di legge, quindi, ma una cornice interpretativa. Come tale, soprattutto in grado di squarciare l’ipocrisia che separa ancora oggi la condanna del pregiudizio contro gli ebrei da quello contro il sionismo (laddove quest’ultimo sia equiparato in tutto e per tutto, come dottrina politica, al «colonialismo», all’«imperialismo», al «suprematismo», al medesimo «razzismo»).
Suddiviso in due parti, la prima, in quanto preambolo molto generico – in sé da molti giudicato ancora insufficiente – dedicato alla «percezione» negativa degli ebrei e la seconda, invece, ad undici indicatori di merito del pregiudizio (che richiamano, indirettamente, anche certe devianze di un antirazzismo identitario che ricorre a formulazioni universaliste per esaltare invece le appartenenze di gruppo e non di cittadinanza), ha raccolto diversi plausi ma anche alcuni dissensi. In ciò conta senz’altro il fatto che la dichiarazione rimanga il frutto di un lungo lavoro di mediazione diplomatica.

La Jerusalem Declaration on Antisemitism
Nel mese di marzo di quest’anno, a ricalco – sia pure critico – di tale lavoro si è affiancata, dopo circa un anno di discussioni, la Dichiarazione di Gerusalemme sull’antisemitismo (The Jerusalem Declaration on Antisemitism-JDA), firmata da più di duecento studiosi, tra cui alcuni italiani, in calce al documento prodotto dal Van Leer Institute di Gerusalemme. Rispetto al documento dell’IHRA è netta la presa di posizione critica contro agli accostamenti ritenuti indebiti.
Un esempio tra i diversi: «non è antisemita sottolineare la discriminazione razziale sistematica. In generale, le stesse norme di dibattito che si applicano ad altri Stati e ad altri conflitti sull’autodeterminazione nazionale si applicano nel caso di Israele e Palestina. Quindi, anche se controverso, non è antisemita, di per sé, confrontare Israele con altri casi storici, incluso il colonialismo dei coloni o l’apartheid».

Se la JDA (Qui la Dichiarazione) contiene una definizione di antisemitismo che riprende alcuni aspetti del documento dell’IHRA, di fatto dettagliandola in più punti, vi aggiunge l’affermazione per cui «c’è un bisogno ampiamente sentito di chiarezza sui limiti del discorso e dell’azione politica legittima riguardo al sionismo, ad Israele e alla Palestina». È infatti nelle quindici linee guida del documento che si manifesta la sua intelaiatura culturale di fondo.
I sottoscrittori argomentano sulla natura dell’antisemitismo, definito come «l’idea che gli ebrei siano legati alle forze del male. Questo [pensiero] è al centro di molte idealizzazioni antiebraiche, come la fantasia di una cospirazione ebraica in cui “gli ebrei” possiedono un potere nascosto che usano per promuovere la propria agenda collettiva a spese di altre persone». Non di meno, inseriscono il fenomeno antisemitico dentro le più ampie dinamiche razziste delle società contemporanee, offrendo di queste ultime alcuni lineamenti interpretativi di fondo. Dell’antisemitismo forniscono quindi una pluralità di esempi, richiamandosi a manifestazioni «dirette o indirette, esplicite o codificate», sia attraverso la violenza fisica, l’invettiva e gli insulti che per il tramite di simbolismi di senso comune.
Il fuoco della Dichiarazione è tuttavia l’attenzione posta alle ricadute dell’antisemitismo all’interno del groviglio mediorientale ed, in immediato riflesso, nel dibattito pubblico. Si denuncia senz’altro la pericolosa traslazione degli stereotipi antigiudaici in più aspetti del confronto in corso tra israeliani e palestinesi ma l’attenzione è accentuata verso la necessità di scindere le dinamiche ritenute propriamente razziste da quanto è da ascriversi alla libera discussione.
Ad esempio, non è reputato antisemitismo il «criticare o [l’] opporsi al sionismo come forma di nazionalismo, o sostenere una varietà di accordi costituzionali per ebrei e palestinesi nell’area tra il fiume Giordano e il Mediterraneo». Così com’è reputata legittima la «critica basata sull’evidenza di Israele come Stato. Ciò include le sue istituzioni e i principi fondanti. Include anche le sue politiche e le pratiche, nazionali e internazionali, come la condotta di Israele in Cisgiordania e Gaza, il ruolo che Israele gioca nella regione o qualsiasi altro modo in cui, come Stato, influenza gli eventi nel mondo». Il senso di questo passaggio va peraltro chiarito: si possono opinare le azioni politiche d’Israele, non solo attraverso le scelte dei suoi governi ma per l’insieme delle funzioni che vengono assunte dalle sue istituzioni rispetto alle dinamiche di quadro, ossia a livello mediorientale. Fare ciò, dicono i firmatari dell’JDA, in linea di principio non comporta alcuna intenzione antisemitica (la stessa cosa vale per «boicottaggio, disinvestimento e sanzioni [che] sono forme comuni e non violente di protesta politica contro gli Stati»).
In altre parole ancora, «il discorso politico non deve essere misurato, proporzionato, moderato o ragionevole per essere protetto […]. Le critiche che alcuni potrebbero considerare eccessive o controverse, o che riflettono un “doppio standard”, non sono, di per sé, antisemite. In generale, la linea tra discorso antisemita e non antisemita è diversa dalla linea tra discorso irragionevole e ragionevole». Per i firmatari del documento si tratta di «rafforzare la lotta contro l’antisemitismo chiarendo cos’è e come si manifesta», al pari del «proteggere uno spazio per un dibattito aperto sull’annosa questione del futuro di Israele-Palestina»
Al di là degli auspici, così come dei distinti contenuti, sono forse due gli elementi più importanti che separano il testo dell’IHRA da quello dell’JDA. Il primo di essi è l’impatto istituzionale; nel primo caso è rilevante, trattandosi del prodotto di un lungo percorso di lavoro intergovernativo contro l’antisemitismo; nel secondo, invece, si è in presenza di una dichiarazione di studiosi che interviene nel dibattito alimentatosi nel corso di questi ultimi due decenni. Allo stesso tempo, ed è l’elemento successivo, l’IHRA genera documenti e pratiche operative che implicano la mediazione tra figure politiche e civili, mentre l’JDA esprime delle posizioni sui punti più critici dell’analisi dell’antisemitismo, tuttavia in base ad un approccio prevalentemente culturale ed intellettuale. Anche per questo, se ne può stare certi, la parte più rilevante della Dichiarazione di Gerusalemme, quella che ancora una volta slega il pregiudizio antiebraico dall’arcipelago antisionista, sarà fonte di molte discussioni se non di rinnovate polemiche, soprattutto in campo ebraico.

 

9 Gennaio 2026Permalink