22 aprile 2017 – Sapremo dar vita ai neonati fantasma?

Da Confronti, Mensile di religioni – politica – società.  (aprile 2017 pag. 37)

Una recente ordinanza del tribunale di Milano rigetta l’espressione “clandestino” come discriminatoria e denigratoria. La questione della legge sulla cittadinanza, ora all’esame del Senato.

Otto anni fa, quando si predisponeva la presentazione della legge chiamata poi ‘pacchetto sicurezza’– fortemente voluta dall’ on. Maroni, ministro del quarto governo Berlusconi – venne realizzata una significativa ricerca di ‘fragilità nemiche’ che fossero sfuggite anche alla precedente legge Bossi Fini, e che consentissero di esasperare condizioni già difficili dei soggetti interessati. La prima fragilità fu la salute: malati e infortunati non comunitari – che si fossero presentati senza titolo di soggiorno a un servizio sanitario pubblico – dovevano essere denunciati. Medici e personale sanitario, forti della propria consapevole deontologia professionale, bloccarono radicalmente la norma. Restò però l’obbligo a consegnare il permesso di soggiorno per celebrare matrimoni e registrare la dichiarazione di nascita dei figli di migranti non comunitari irregolari che venissero al mondo in Italia. Li chiamavano ‘clandestini’: una recente ordinanza del tribunale di Milano, rigetta finalmente questa espressione come “discriminatoria e denigratoria”. Due anni dopo l’entrata in vigore del ‘pacchetto sicurezza’ una sentenza della Corte costituzionale escluse la presentazione del permesso di soggiorno per chi volesse celebrare un matrimonio ma nessuno che ne avesse titolo pose la questione per i neonati che restarono ultimo brandello di una negazione di principio di diritti fondamentali. Ultimo brandello certo ma significativo per chi fondava e fonda la propria identità e successo sul rifiuto del ‘diverso’ a riprova – di fronte a una platea spesso succube – della propria fedeltà a un impegno di difesa della popolazione autoctona. Lo scorso anno è stata approvata alla camera la legge ‘Disposizioni in materia di cittadinanza’, ora all’attenzione della Commissione Affari Costituzionali del Senato. Nel testo approvato si legge un comma che cancella il vulnus di civiltà brevemente descritto. Se la norma completerà il suo iter avremo facilitato l’accesso alla cittadinanza di chi vive, studia e lavora in Italia e insieme negato la possibilità di costruire neonati fantasma, privi per la loro inesistenza giuridica anche di genitori che possano dire “questo è mio figlio!”
Augusta De Piero

Nota del 22 aprile: La Commissione Affari Costituzionali ha ripreso il dibattito sul ddl 2092, dibattito nel cui corso sono presenti emendamenti. Se verranno approvati la legge dovrà tornare alla Camera e i tempi si allungheranno tanto da far temere che un possibile precedente intervento delle elezioni farà decadere irrimediabilmente non solo la possibilità del voto ma tutto il lavoro fatto.

18 aprile 2017 – Dall’opinione pubblica alla post-verità: la dialettica del post-moderno di Roberto Mordacci

Ricopio con entusiasmo un articolo del 27 febbraio 2017.
L’intelligenza fa bene alla salute. 

Nell’edizione del 1781, l’Oxford Dictionary registra per la prima volta l’ingresso nel linguaggio comune dell’espressione public opinion. Con essa ci si riferisce, come negli analoghi contemporanei opinion publique francese e öffentliche Meinung tedesco, all’opinione di un pubblico colto e criticamente avvertito, pronto a far valere il proprio peso nella discussione sulle scelte dei governanti e sui problemi sociali emergenti. Come scrive Edmund Burke in quegli anni, «In un paese libero, ogni uomo pensa di avere interesse a tutte le questioni pubbliche, di avere il diritto di formarsi e manifestare un’opinione su di esse. Egli le filtra, le esamina e le discute. È curioso, appassionato, attento e geloso; e, facendo di queste questioni il soggetto quotidiano del loro pensiero e delle loro scoperte, molti raggiungono una tollerabile conoscenza di sé e alcuni ne raggiungono una ragguardevole» (Burke’s Politics , New York 1949, p. 106).

Lo spazio pubblico, in quest’ottica, è un luogo di elaborazione politica del pensiero e dell’azione, una sorta di camera di compensazione fra il potere dei sovrani e l’impotenza del popolo, troppo debole e incolto per non essere esposto alla manipolazione dei potenti. «L’opinion publique – scrive Jürgen Habermas – è il risultato illuminato della riflessione comune e pubblica sui fondamenti dell’ordine sociale. Essa ne riassume le leggi naturali; non governa, ma il governante illuminato deve seguirne le idee» (Storia e critica dell’opinione pubblica, Roma-Bari 2005, p. 111).

Lo stesso Oxford Dictionary introduce, nell’edizione 2017, la nozione di Post-Truth. La post-verità si riferisce a «circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti nel plasmare l’opinione pubblica degli appelli all’emotività e alle convinzioni personali». È significativo che, qui, il prefisso post– non si riferisca alla semplice successione temporale, bensì «a un tempo in cui il concetto cui si applica ha perso di importanza o è divenuto irrilevante»: nell’era della post-truth politics (espressione che ha avuto un’impennata d’uso nel 2016), l’opinione pubblica non si forma più sui fatti e nemmeno sulla percezione riflessiva di come stiano effettivamente le cose, bensì sulla scelta arbitraria e idiosincratica di ‘informazioni’ (spesso pseudofatti o ‘fatti alternativi’) che servono solo a rafforzare un pregiudizio o un’inclinazione non sottoposti a critica.

È un fenomeno che non ci sorprende molto, in realtà. Le sue radici risiedono in quasi un secolo di narrazione postmoderna: la celebrazione quasi compiaciuta della ‘fine’ di tutti i progetti caratteristici della modernità occidentale, ovvero la costruzione di un sapere verificabile, la definizione di diritti inalienabili delle persone, l’ideale cosmopolitico come orizzonte di convivenza fra stati sovrani (di cui l’Unione Europea doveva essere una sorta di laboratorio), la concezione della storia come un movimento se non progressivo almeno di lento allontanamento dalla barbarie. Gli alfieri del postmoderno, come Lyotard, Derrida, Rorty, Vattimo e Bauman, hanno da tempo rivendicato come un cammino di liberazione l’abbandono dei concetti di verità (si veda appunto Addio alla verità di Gianni Vattimo, Roma 2009), soggetto, oggettività, metafisica e addirittura storia (il concetto di post-histoire di Arnold Gehlen e la fine della storia di Francis Fukuyama) e filosofia (La filosofia dopo la filosofia di Richard Rorty, Roma-Bari 1989).

Per almeno un cinquantennio, una corrente rilevante della filosofia e della cultura contemporanea ha sostenuto e promosso la sistematica distruzione dell’ideale critico del pensiero, che è stato il cuore della modernità. Quest’ultima non è affatto, come pretendono i postmodernisti, il tentativo di fondare e sviluppare sistemi compiuti e assoluti del sapere, nonché progetti sociali totalitari radicati in pretenziose metafisiche razionalistiche. Questo si può forse dire della filosofia ottocentesca e di quella novecentesca che ha seguito i piani del positivismo, da un lato, e dell’idealismo dall’altro. Ma è assolutamente falso e fuorviante (a proposito di fatti) che la prima modernità (il Rinascimento e soprattutto l’Illuminismo) mirasse a sistemi chiusi e a programmi politici totalitari. L’ideale critico della ragione, che è il cuore dell’Illuminismo, consiste precisamente, invece, nel rivendicare contro il dogmatismo lo spazio di quello che Kant chiama «uso pubblico della ragione», ovvero la capacità di proporre le proprie tesi al vaglio delle persone pensanti e dotate di quel grado di cultura che le abilita a farsi opinioni ponderate, in particolare sulle questioni di interesse pubblico. Su queste fondamenta si basava, appunto, l’idea di opinione pubblica. In quest’ottica, la verità non è un possesso, come per i dogmatici, ma nemmeno è fuori dal quadro. Anzi, essa è il nerbo della critica ed è l’orizzonte cui il ragionamento, anche quello pubblico, aspira costantemente in base a due pilastri essenziali: la non contraddizione (o coerenza) e il rispetto dei fatti, che sul piano etico comportano il rispetto di tutte le persone in quanto capaci di pensiero e decisione.

Ora, se l’élite intellettuale postmoderna si è giocosamente immersa nella provocazione della fine del soggetto, della verità e degli stessi fatti, non può sorprendere che, quando questo gioco approda alle masse, queste ultime divengano non solo più manipolabili che mai, ma addirittura protagoniste della creazione e diffusione di ‘fatti alternativi’ e di opzioni politiche basate sul mero pregiudizio, di assalti agli individui perpetrati attraverso i social e di reazioni parossistiche come l’adozione, in un contesto relativistico, di fedi assolute, ideologie autoritarie e nazionalismi fuori tempo massimo. Il postmoderno è incorso in una dialettica che, con nozioni come la post-verità, ha posto le basi di un maggiore asservimento e della rinuncia all’esercizio della critica riflessiva, ponderata, aderente alla realtà nella misura in cui siamo in grado di conoscerla attraverso l’osservazione e la logica. Reagire a questa deriva è un compito ineludibile per le persone di cultura, cui spetta di avviare un’onda alternativa (di cui si colgono i segni nella ricerca diffusa di nuove forme di obiettività, realismo e verità dall’etica all’arte) che approdi all’opinione pubblica, prima che sia troppo tardi.

http://www.paradoxaforum.com/dallopinione-pubblica-alla-post-verita-la-dialettica-del-post-moderno/

Notizie sull’autore: Roberto Mordacci è un filosofo italiano. È preside della Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele dove è professore ordinario di Filosofia Morale.

11 aprile 2017 – Un decreto miracoloso, diecimila militari saranno dirigenti.

Scrive Sergio Rizzo sul Corriere della sera

Il palazzo del ministero della Difesa (foto Jpeg)Lo Stato si appresta ad arruolare un esercito di dirigenti pubblici. E mai come in questo caso i termini calzano a pennello. Perché si tratta di militari: diecimila, più o meno, per i quali un colpo di bacchetta magica spalancherà le porte di «una carriera a sviluppo dirigenziale». Automatica. Dopo 13 anni di servizio qualunque ufficiale non abbia demeritato (cioè tutti) avrà il grado di maggiore diventando in questo modo un dirigente pubblico. Il sortilegio è in un decreto legislativo all’esame del parlamento per il prescritto parere non vincolante. Sessantasette pagine piene di tabelle misteriose accompagnate da una relazione tecnica di 137 pagine. Un labirinto di articoli, commi e lettere, tempestato di rimandi e astratti riferimenti normativi. Dove l’unica cosa chiara è il costo. Allo Stato impegnato ora nella ricerca di 3,4 miliardi per evitare gli strali europei lo scherzetto costerà quasi un miliardo soltanto per i primi tre anni. Dopo di che saranno necessari circa 400 milioni ogni anno. Per sempre: ai gradi più elevati sarà concesso un aumento di stipendio fisso del 6% ogni due anni. Per non parlare della quantità di stellette. Gli ufficiali superiori con grado da maggiore in su sarebbero oggi 12.346: e con i 470 (quattrocentosettanta) generali, arriviamo a 12.816. Una cifra destinata a crescere ininterrottamente fino ai 16.031 del 2022, per scendere poi pian piano fino al 2026 quando i 13.926 appartenenti agli alti gradi saranno pur sempre 1.110 più del numero previsto oggi dal riordino. Il bello è che i generali resteranno sempre gli stessi: 57 di Corpo d’armata, 104 di Divisione e 309 di Brigata. Molti di più rispetto ai posti di comando disponibili fra Esercito, Marina e Aeronautica. Abbiamo metà dei generali degli Usa (900 circa) che contano però su un milione e mezzo di effettivi. Dieci volte i nostri, previsti ridursi a 150 mila entro il 2024, quando avremo un ufficiale superiore per ogni dieci militari. Todos caballeros…

Qualche domanda fra le molte che si affollano alla mente
Lo ‘scherzetto’ (come amaramente Rizzo  chiama una riforma evidentemente strutturale) costerà un miliardo in tre anni. Ora ci troviamo in una fase della vita del Paese in cui la povertà è montante, le pensioni sociali risultano irrisorie rispetto al costo della vita, gli stipendi spesso sono insufficienti. Non è raro il caso di persone che non riescono a pagare la bolletta della luce e del gas e non possiamo ignorare i suicidi che nascono dalla disperazione di chi non ce la fa. La somma destinata al sostegno delle carriere militari poteva essere investita, come manovra strutturale, per una delle finalità proposte dalle condizioni di povertà emergente, risparmiandoci l’amaro sapore del prevalere di un privilegio corporativo? E inoltre un passaggio così massiccio di ufficiali superiori al ruolo di pubblici dirigenti sarà favorevole all’efficienza dell’amministrazione? E infine nel testo è chiaramente indicata la natura dell’atto, un decreto legislativo, alla cui emanazione il governo è stato evidentemente delegato. Così un atto avente forza di legge, adottato dal governo, potrà avere il parere non vincolante del Parlamento. Cui prodest?

11 aprile 2017 – 30 anni fa

30 anni fa moriva Primo Levi

Esiste un centro studi a suo nome che si può trovare on line.
Qui cito un solo sito dove ho trovato valide indicazioni di lettura de ‘I sommersi e i salvati’.
Ci sono molte altre fonti che meritano attenzione.

http://www.oilproject.org/lezione/vita-primo-levi-zona-grigia-sommersi-e-salvati-2881.html

7 aprile 2017 – Se li cerchi li trovi …purtroppo sono sempre lì.

Mentre è stata approvata la legge sui ‘minori non accompagnati’ ho cercato di raggiungere i fantasmi, sperando fossero scomparsi mentre ci sono ancora e temo per la loro cancellazione. A tanto dovrebbe provvedere la Commissione Affari Costituzionali del Senato se approvasse le “Disposizioni in materia di cittadinanza” dove la rimozione della norma che dal 2009 infanga il nostro ordinamento è prevista al comma 3 dell’art. 2. Se finora l’ignavia e la malafede di molti legislatori nonché l’indifferenza dell’opinione pubblica hanno impedito che ciò avvenisse, l’elezione del presidente della commissioni Affari Costituzionali nella persona del senatore Torrisi non è confortante (oltre la vicenda che ho descritto ieri, 6 aprile). Anche se oggi da senatore fa parte (ma sembra ne sia stato espulso)  del gruppo  Alternativa Popolare – Centristi per l’Europa (Ap-CpE), nel 2009 era deputato di Forza Italia, gruppo che votò il pacchetto sicurezza, compreso l’articolo che vuole distruggere l’esistenza giuridica dei nati da genitori non comunitari irregolari.

6 aprile 2017 – La storia si ripete?

Ieri sera ho letto della mancata elezione del presidente della commissione senatoriale Affari Costituzionali.
Pur di impedire l’elezione del presidente della commissione si è formata una maggioranza imprevista, analoga secondo me all’aggregazione di forze politicamente disomogenee che ha determinato la vittoria del NO nel referendum dello scorso dicembre (vittoria che sarei stata lieta di celebrare se vi avessi potuto intravedere un briciolo di possibile futuro).
Non voglio entrare nel discorso della conta che adesso occuperà per un po’ maggioranze e minoranze, indifferenti agli effetti sugli impegni che il calendario della commissione presenta, effetti quelli sì legati ad aspettative del paese.
Il problema di fondo è la legge elettorale per cui manca una norma che garantisca i cittadini nell’espressione del voto, ma resta appesa al nulla anche la legge sulla cittadinanza in cui si trova l’articolo che assicurerebbe – se fosse approvata – l’esistenza giuridica dei figli dei migranti non comunitari irregolari, esistenza loro negata dal 2009.
Si profila una situazione simile a quella che nel giugno del 2006 (il governo Prodi era nato in maggio) portò alla bocciatura della candidatura alla presidenza della commissione difesa della senatrice Menapace (una persona cui penso sempre con ammirazione e rispetto) per assicurare l’elezione del sen. De Gregorio. Il De Gregorio avrebbe poi cambiato casacca e due anni dopo contribuito alla caduta del governo Prodi cui seguì il IV governo Berlusconi.
Ricordo ancora le facce più inebetite che sgomente (e sostanzialmente ridicole) di alcuni ministri ed esponenti politici della maggioranza di allora (eletti, non voglio dimenticarlo, a norma porcellum) che evidentemente non avevano capito niente di quello che succedeva e subivano una situazione che non avevano saputo governare tutti chiusi nel loro guicciardiniano ‘particulare’.
E’ terribile assistere al caos sapendo che i cittadini non hanno neppure strumenti elettorali adeguati per porvi rimedio. Le proposte dei 5 stelle di affidamento all’azienda Casaleggio per una specie di democrazia a parer loro assembleare non producono certo speranza ma se mai aggiungono un elemento di ulteriore disperazione e sfiducia.

 

4 aprile 2017 – Minori non accompagnati e minori fantasma

La legge approvata il 20 marzo non ha ancora un numero. Appena lo conoscerò correggerò l’articolo.
La numerazione fra parentesi quadre contiene note di documentazione che si possono leggere nel testo che segue. Ho spezzato l’articolo per facilitarne la pubblicazione su facebook

Minori ‘non accompagnati’

La legge  xx   /2017 è stata approvata in via definitiva lo scorso 29 marzo. Si tratta delle “Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati” [1]. La notizia è molto buona. Speriamo lo sia anche l’applicazione della legge. Si afferma trattarsi del primo provvedimento organico in Europa dedicato alla protezione di minorenni soli.
Il testo originario venne proposto nel mese di ottobre del 2013 dalla deputata Sandra Zampa che, a quanto mi consta, ne seguì attentamente l’iter, assicurando un interesse pubblico e facendo sì che non affondasse nell’indifferenza  e nel silenzio come spesso accade per le norme che riguardano i diritti dei soggetti fragili, che presentano una bassa contrattualità perché non favoriscono il successo di chi afferma occuparsi di loro.
Comunque la legge è stata approvata con 375 sì (maggioranza e 5 stelle), 13 no (lega)  e 41 astenuti (la cd “astensione critica” di Forza Italia, CoR e Fratelli d’Italia).

Vorrei poter pensare che, se l’impressionante e preoccupante numero di minori scomparsi dopo lo sbarco è stato certamente un incentivo al lavoro del parlamento, si sia anche tenuto conto del principio del ‘superiore interesse del minore’, affermato nella Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza [2] approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1989 e ratificata con legge in Italia nel 1991.

Il diritto alla continuità affettiva

Negli anni più recenti il problema dei minori e particolarmente dei bambini è apparso più volte nei mezzi che mi piacerebbe chiamare di informazione, se spesso non fossero di disinformazione; e in particolare se ne è occupata la legge n. 173/2015  [3]  che riconosce un importante principio, ovvero il diritto alla continuità dei rapporti affettivi dei minori in affido familiare, privilegiando quindi – quando si manifestino le condizioni per il passaggio dall’affido all’adozione – la certezza consolidata della famiglia affidataria.
Quando però venne approvata la legge sulle unioni civili [4] le urla scomposte e sconsiderate dell’on. Giovanardi e altri suoi simili aprirono alla ricerca violenta e volgare del capro espiatorio da proporre come residuo trofeo a chi quella legge non voleva, identificando, nei figli di famiglie omossessuali, creature non degne della continuità affettiva e fu loro negata la stepchild adoption [5].
Restava così aperta la strada dell’ineguaglianza del debole, abusato – nel quadro del diritto prima che in quello dell’ineguaglianza sociale – come un deterrente in una strategia per ora vincente, buona per menti fanatiche.

I bambini fantasma per legge

Un passo fondamentale nella strada della affermazione della ineguaglianza del debole era stata l’approvazione del cosiddetto ‘pacchetto sicurezza’ [6] sul cui punto specifico riguardante i minori l’allora deputato on. Orlando nel 2011 aveva presentato un’interrogazione parlamentare. Ne era stato sollecitato da Paola Schiratti,  consigliera provinciale di Udine, una donna competente e capace di andare oltre la ricerca del consenso da valutarsi con la conta di voti ricercati comunque. Ora purtroppo Paola non c’è più.
A quella interrogazione aveva risposto il sottosegretario Michelino Davico (componente della Lega Nord) che, per il suo ruolo, non avrebbe potuto all’epoca proporre beceri slogan (ricordo che siamo nel tempo del quarto governo Berlusconi, ministro dell’Interno on. Maroni e la lega fa parte del governo).
Eccone il testo : “Il Ministero dell’Interno, con la circolare n. 19 del 7 agosto 2009, ha inteso fornire indicazioni mirate a tutti gli operatori dello stato civile e di anagrafe, che quotidianamente si trovano a dover intervenire riguardo ai casi concreti, alla luce delle novità introdotte dalla legge n. 94/09 (entrata in vigore in data 8 agosto 2009), volta a consentire la verifica della regolarità del soggiorno dello straniero che intende sposarsi e ad arginare il noto fenomeno dei matrimoni “fittizi” o di “comodo”. E’ stato chiarito che l’eventuale situazione di irregolarità riguarda il genitore e non può andare ad incidere sul minore, il quale ha diritto al riconoscimento del suo status di figlio, legittimo o naturale, indipendentemente dalla situazione di irregolarità di uno o di entrambi i genitori stessi. La mancata iscrizione nei registri dello stato civile, pertanto, andrebbe a ledere un diritto assoluto del figlio, che nulla ha a che fare con la situazione di irregolarità di colui che lo ha generato. Se dovesse mancare l’atto di nascita, infatti, il bambino non risulterebbe esistere quale persona destinataria delle regole dell’ordinamento giuridico. Il principio della inviolabilità del diritto del nato è coerente con i diritti garantiti dalla Costituzione italiana a tutti i soggetti, senza alcuna distinzione di sorta (artt. 2,3,30 ecc.), nonché con la tutela del minore sancita dalla Convenzione di New York del 20 novembre 1989 (Legge di ratifica n. 176 del 27/05/1991), in particolare agli artt. 1 e 7 della stessa, e da diverse norme comunitarie. Considerato che a un anno dall’entrata in vigore della legge 94/09 non risultano essere pervenute segnalazioni e/o richieste di ulteriori chiarimenti, si ritiene che le disposizioni contenute nella predetta circolare siano state chiare ed esaustive, per cui non si è ravvisata sinora la necessita di prospettare interventi normativi in materia. Il sottosegretario di stato (Miche1ino Davico)”.

Resta misteriosa la ragione per cui, l’opposizione ai ‘matrimoni di comodo’ ne comportasse l’estensione dei danni a neonati, ridotti ad esistere a norma di circolare e non di legge. La mia interpretazione (che nessuna delle numerose persone con cui ho parlato ha mai smentito) è che si attendesse il momento opportuno per far decadere anche la foglia di fico della circolare che venne immediatamente emanata per affermare ciò che la legge diceva … ma questa è solo un’opinione mia [7].

La storia però è capace di ironie impreviste e nel 2011 il ricorso di una coppia verso l’espulsione comminata al ‘lui’ (nordafricano senza permesso di soggiorno) approdò alla Corte Costituzionale che riportò il Cadice civile alla situazione precedente il 2009 e il permesso di soggiorno scomparve dalla lista dei documenti necessari per la richiesta di pubblicazioni matrimonio nell’albo comunale  [8].
Restava la penalizzazione dei neonati per rimediare alla quale  furono presentate due proposte di legge finalizzate a cancellare il vulnus introdotto dalla legge 94 ma nessuno si prese cura di sostenerne l’iter e restarono inevase [9]

Parlamento incapace e opinione pubblica connivente

Le due proposte di legge che, se approvate, avrebbero potuto risolvere il problema furono ampiamente ignorate anche dai loro firmatari pur se inserite, dai presidenti di camera e senato, negli oggetti all’attenzione delle rispettive commissioni Affari costituzionali. Il disinteresse dell’opinione pubblica garantì la pigrizia e l’insipienza parlamentare.
Lo trovo così umiliante che non elenco neppure i tanti, troppi esempi che mi vengono alla mente, salvo uno dove al danno del silenzio si unisce la beffa di chi dichiara nella forma più ufficiale il proprio interesse per la ‘famiglia’.
Mi riferisco alla chiesa cattolica che nel 2015 celebrò il Sinodo della famiglia, conclusosi con un ampio documento. In quel testo si considerano con attenzione le criticità della vita familiare, si elencano con  puntualità i soggetti che più soffrono di tali criticità e si voltano le spalle (in associazione con spalle laiche e altrettanto sciagurate) di fronte ai bambini cui, per il solo fatto di nascere da genitori con particolari caratteristiche burocratiche, la famiglia giuridicamente riconosciuta è negata in parallelo all’impossibilità di madri e padri di dichiararsi giuridicamente tali .[10].
Quando scoprii che il  ‘segretario speciale del sinodo’ era un arcivescovo di cui avevo stimato alcuni scritti (mons . Bruno Forte) gli mandai un messaggio e pochi giorni dopo trovai un suo articolo, molto chiaro anche sul problema della negazione del certificato di nascita, pubblicato su Il sole 24 ore del 28 giugno 2015 [11].
Nei documenti sinodali non se ne trova traccia

Oggi: ancora uno spiraglio. Ottimismo esagerato? Probabilmente sì

E’ presente nei documenti della commissione Affari Costituzionali del senato il ddl 2096 già approvato dalla Camera che titola ‘Disposizioni in materia di cittadinanza’. Presente, ma ignorato da un anno almeno, nell’art. 2 comma 3 contiene un passaggio che, se approvato, risolverebbe l’ormai annoso problema dei bambini fantasma almeno per il futuro. [12]. Certamente i danni che quella noma produce non potranno essere rimediati per il passato mentre continuano ad avere il loro spazio di operatività nel presente.

Un tentativo organizzato di impegno civile

Di recente un  gruppo di associazioni, sostenute nel loro impegno da alcuni cittadini, consiglieri comunali e assessori del Comune di Udine, ha inviato a mezzi di informazione nazionali e locali, nonché ai componenti della commissione Affari Costituzionali del senato, un comunicato che – in una specie di attività condivisa del ‘voltar le spalle- nessuno ha pubblicato. A futura e forse inutile memoria (se non della tristezza che provoca la fermezza del rifiuto) ne trascrivo il testo:

Diritto al certificato di nascita

La condizione di irregolarità amministrativa propria oggi delle persone  prive del permesso di soggiorno, mentre costruisce condizioni di significativa precarietà sociale, condanna nuovi nati in Italia, figli di sans papier, all’inesistenza  giuridica per legge. Infatti  una norma del cd. pacchetto sicurezza dell’allora ministro Maroni (legge 94/2009 art. 1 comma 22, lettera g) impone la registrazione della dichiarazione di nascita solo previa presentazione del permesso di soggiorno che, naturalmente, le persone irregolari non hanno, altrimenti non sarebbero tali.  Una circolare, emanata contestualmente alla norma introdotta nel 2009, afferma invece essere possibile la registrazione della dichiarazione di nascita senza necessità di modifica della legge. Noi invece, consapevoli che il certificato di nascita rappresenta il fondamento dell’esistenza riconosciuta giuridicamente, assicura un nome,  l’appartenenza familiare e la cittadinanza (oggi  quella dei genitori),

chiediamo

con urgenza una modifica della legge che non può essere sostituita dalla presenza di una circolare  che, per sua natura, può essere disapplicata.

Tanto ci impone la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989 e  ratificata dall’Italia con legge 27 maggio 1991, n. 176, che all’articolo 7 dichiara «Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi».

Nel corso degli anni ogni proposta di modifica non assicurò esito alcuno ma nel 2015 sembrò profilarsi una svolta: la Camera approvò la proposta di legge “Disposizioni in materia di cittadinanza” il cui art. 2 comma 3 corregge la norma del 2009. Trasmessa alla Commissione Affari Costituzionali del Senato il 13 ottobre 2015 come DDL 2092, dall’aprile dello scorso anno la proposta non è stata più inserita nell’ordine dei lavori.

Agli organi legislativi nazionali ma anche alle istituzioni locali, alle associazioni interessate e ai singoli cittadini e cittadine chiediamo un impegno consapevole affinché possa essere finalmente riconosciuto  dalla legge il diritto al certificato di nascita per tutti i bambini nati in Italia a prescindere dalla situazione giuridica dei genitori

4 aprile 2017 – Minori non accompagnati e minori fantasma – Note

La legge approvata il 20 marzo non ha ancora un numero. Appena lo conoscerò correggerò l’articolo.
I numeri in parentesi quadre si riferiscono al testo che precede e che ho preferito spezzare per facilitarne la pubblicazione su facebook

[1]. Valide esposizioni sintetiche della legge XX /2017 http://www.altalex.com/documents/news/2017/03/29/minori-stranieri-non-accompagnati http://www.pietroichino.it/?p=44468

[2] La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Convention on the Rights of the Child – CRC) è stata adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989. È il documento che riconosce, per la prima volta espressamente, che anche i bambini, le bambine e gli adolescenti sono titolari di diritti civili, sociali, politici, culturali ed economici, che devono essere promossi e tutelati da parte di tutti. Dal 1989 ad oggi tutti i Paesi del mondo, tranne Stati Uniti e Somalia, si sono impegnati a rispettare e a far rispettare sul proprio territorio i principi generali e i diritti fondamentali in essa contenuti. L’Italia ha ratificato la Convenzione  con Legge n. 176 del 27 maggio 1991 introducendo purtroppo traducendo ‘child’ con il melenso ‘fanciullo’. Oggi si usa più spesso la dizione ‘infanzia e adolescenza’

Gli strumenti internazionali a tutela dell’infanzia e dell’adolescenza si informano al principio del superiore interesse del minore, sancito in maniera formale in tutte le convenzioni e dichiarazioni dedicate.  Tali strumenti internazionali però non definiscono il principio di superiore interesse  che enunciano e cui pur si richiamano. Ricordo, per il significato che hanno in questo contesto, gli artt. 3 e 7 della Convenzione come tradotti nella legge 176/1991.

Articolo 3  In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente.

Articolo 7. 1. Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi. 2. Gli Stati parti vigilano affinché questi diritti siano attuati in conformità con la loro legislazione nazionale e con gli obblighi che sono imposti loro dagli strumenti internazionali applicabili in materia, in particolare nei casi in cui se ciò non fosse fatto, il fanciullo verrebbe a trovarsi apolide.

Non dimentichiamo che anche l’art. 24, par. 2. della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea dichiara: «in tutti gli atti relativi ai bambini (…) l’interesse superiore del bambino deve essere considerato preminente». http://www.europarl.europa.eu/charter/pdf/text_it.pdf

[3] LEGGE  19 ottobre 2015, n. 173   Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, sul diritto alla continuità affettiva dei bambini e delle bambine in affido familiare. (15G00187)   Trascrivo i link per raggiungere rispettivamente il testo della legge e la presentazione dei contenuti. http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/10/29/15G00187/sg http://www.altalex.com/documents/news/2015/10/30/adozioni-modifiche-alla-legge-184

[4] LEGGE 20 maggio 2016, n. 76 Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze.

[5] Il bel commento di Michela Marzano sulla negazione della stepchild adoption   http://diariealtro.it/?p=4432

[6] Legge 94/2009 art.1 comma 22 lettera g Ne descrissi i contenuti  in un articolo, pubblicato dal mensile genovese Il gallo nel 2011, che si può leggere con questo link:  http://diariealtro.it/?p=673 15 marzo 2011 – quaderni de Il Gallo, periodico genovese Marzo 2011  – Anno XXXV  (LXV) N. 710   NORME DI LEGGE LESIVE DI UMANITÀ (pag. 12)

[7] Circolare Ministero dell’Interno n. 19/2009 http://www.meltingpot.org/Circolare-del-Ministero-dell-Interno-n-19-del-7-agosto-2009.html#.WOOYw-RU3v8

[8] http://www.meltingpot.org/Corte-Costituzionale-illegittimo-il-requisito-della.html#.WOKLieRU3v8 Corte Costituzionale: illegittimo il requisito della regolarità del soggiorno ai fini del matrimonio sentenza 245/2011

[9]  Camera -Rosato ed altri: “Modifica all’articolo 6 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in materia di obbligo di esibizione dei documenti di soggiorno”  (740) (presentata il 13 aprile 2013). Senato – Lo Giudice ed altri: “Modifiche al testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in materia di obbligo di esibizione dei documenti di soggiorno e divieti di segnalazione  (1562) (presentata  10 luglio 2014)

Nota: la citazione numerica 286 nei titoli delle leggi è dovuta al fatto che le norme  sull’immigrazione confluiscono appunto al Testo Unico286/1998, via via modificato.. Per leggerne il testo coordinato: http://www.altalex.com/documents/codici-altalex/2014/04/09/testo-unico-sull-immigrazione

[10]  https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2015/10/24/0816/01825.html

[11] http://diariealtro.it/?p=3863

[12] ddl2092 senato  Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, e altre disposizioni in materia di cittadinanza http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Ddliter/testi/46079_testi.htm

 

1 aprile 2017 – Calendario di aprile

.1 aprile 1939   – Inizio della dittatura franchista in Spagna
.1 aprile 2015   – Accordo Losanna su nucleare iraniano
.2 aprile 2005   – Morte di Giovanni Paolo II
.2 aprile 2015   – Strage al campus universitario di Garissa (Kenia)
.4 aprile 1949   – A Washington viene fondata la NATO
.4 aprile 1968   – Assassinio di Martin Luther King
.5 aprile 1943   – Arresto di Dietrich Bonhoeffer
.6 aprile 1992   – Inizio dell’assedio di Sarajevo
.6 aprile 2009   – Terremoto de L’Aquila
.7 aprile 2017  –   Attentato Stoccolma
.9 aprile 1945   –  Le SS impiccano Dietrich Bonhoeffer
10 aprile 2017 –   Pesach (o Passover) cade quest’anno (5777 nel calendario ebraico)
………………………. dal 10 al 18 aprile.
11 aprile 1963 – Giovanni XXIII promulga la Pacem in terris
11 aprile 1987 –  Muore Primo Levi
13 aprile 2016 –  Muore Pietro Pinna
14 aprile 2014 –  Rapimento di 200 studentesse nigeriane da parte di Boko Haram.
15 aprile 1912 –  Affonda il Titanic
16 aprile 1995 –  Pakistan: assassinio del sindacalista Iqbal Masih. Aveva 12 anni
17 aprile 1961 –  Cuba. Fallisce lo sbarco di anticastristi nella Baia dei Porci
19 aprile 2003 –  Elezione di papa Benedetto XVI (Joseph Ratzinger)
20 aprile 570   –  Nascita del profeta Muhammad (che chiamiamo Maometto)
20 aprile 1946 –  Morte di Ernesto Buonaiuti
21 aprile 1967 –  Grecia – colpo di stato dei colonnelli
22 aprile 1616 –  Morte di Cervantes
22 aprile 2016 – 23 aprile 1564 – Nascita di Shakespeare
24 aprile           – Commemorazione della morte e della deportazione degli Armeni
24 aprile 2013 –  Crollo fabbrica Rana Plaza Bangladesh
25 aprile          –  Festa della liberazione
25 aprile 1974. – Portogallo: rivoluzione dei garofani
26 aprile 1986 –  Ucraina: scoppia il reattore nucleare di Chernobyl
27 aprile 1937 –  Morte di Antonio Gramsci
28 aprile 1969 –   Charles de Gaulle si dimette da presidente della Francia
28 aprile 2013 –   Governo Letta
28 aprile 2013 –   Attentato a palazzo Chigi
29 aprile 1944 –   Rivolta del ghetto di Varsavia
30 aprile 1982 –   Palermo Cosa Nostra uccide Pio La Torre

30 marzo 2017 – Ho un sogno 247 – Editoriale

L’Europa deve difendere i diritti di tutti

Oltre 170 associazioni hanno inviato una lettera ai Capi di Stato e Governo dei Paesi dell’Unione europea chiedendo “una gestione del fenomeno migratorio che sia etica e fondata su principi e azioni lontani dalla retorica populista“. Una gestione che può essere concreta espressione dei tanto declamati i valori europei in questo 60° anniversario del trattato di Roma e uno degli elementi fondanti della nuova convivenza nell’Unione.

Di fronte alla preoccupante narrativa populista e xenofoba che sta caratterizzando il dibattito sulla migrazione in Europa e nel mondo, vogliamo lanciare con questa lettera un appello a voi, leader europei, perché vi facciate portavoce in Europa e nel mondo dei diritti e dei valori che caratterizzano l’Unione Europea ormai da più di 60 anni. Dobbiamo essere uniti nell’impedire che un approccio della gestione dei flussi migratori basato sulla deterrenza e la chiusura delle frontiere denigri e saboti il più ampio progetto europeo. Ogni giorno siamo testimoni della solidarietà delle persone comuni verso coloro che fuggono da guerre brutali, persecuzioni, violazioni dei diritti umani, instabilità e povertà estrema. In tutta Europa e nel mondo, vediamo gente accogliere rifugiati e migranti nelle loro comunità, aprire la propria porta di casa, fornire volontariamente sostegno economico e beni di prima necessità o a volte anche solo tempo e conforto umano. Siamo orgogliosi dell’impegno che l’Europa ha preso in passato nel garantire il rispetto del diritto internazionale e i diritti umani, e confidiamo in voi per portare avanti e promuovere questo impegno sia all’interno che all’esterno dell’Europa. Tuttavia, con l’aumento del numero di persone bisognose arrivate in Europa nell’estate del 2015, l’Europa stessa non è stata capace di rispondere con umanità, dignità e solidarietà alle pressioni migratorie e alle richieste di aiuto di gente disperata in fuga o in cerca di una vita migliore. Sentiamo continuamente ribadito l’impegno di garantire il rispetto dei valori europei da parte dei Governi – valori quali la dignità umana, la liberà, la democrazia, l’uguaglianza, lo stato di diritto e i diritti umani. E’ arrivato il momento di tradurre questo impegno in azione. L’Europa e gli Stati Membri stanno concentrando le proprie politiche migratorie sul controllo delle frontiere, bloccando l’arrivo dei migranti e richiedenti asilo al di fuori dei confini europei, in paesi di transito, spesso pericolosi, che non garantiscono adeguato accesso alla protezione internazionale. Vi chiediamo dunque una gestione del fenomeno migratorio che sia etica e fondata su principi e azioni lontani dalla retorica populista. Dimostrare forza non significa cacciare chi è in difficoltà. Dimostrare forza significa avanzare sicuri e uniti sulla via della difesa dei propri valori umani. Paesi quali la Turchia, la Giordania e il Libano continuano ad accogliere milioni di rifugiati. L’Unione Europea e gli Stati membri devono continuare ad agire in quanto attori politici credibili e non costringere migliaia di persone a vivere in condizioni inumane e degradanti sulle isole greche, o respingendole in zone di guerra come la Libia. Un approccio basato sulla deterrenza e la chiusura delle frontiere non può prevalere su politiche migratorie sostenibili e capaci di garantire il rispetto dei diritti delle persone. Chiediamo a voi e ai leader europei di aprire vie regolari e sicure verso l’Europa, ad esempio attraverso il rilascio di visti umanitari e altri tipi di visti, l’incremento delle quote di reinsediamento, l’accesso a programmi di ricongiungimento familiare rapidi ed efficaci, una più efficace mobilità lavorativa che consideri tutti i livelli di qualificazione. Ricordate sempre che le vostre decisioni hanno conseguenze importanti sulla vita e la morte delle persone. Continuando un pericoloso gioco al ribasso degli standard di accoglienza, gli altri paesi del mondo seguiranno il vostro esempio. L’Europa riprenda coraggiosamente il suo ruolo di garante dei diritti umani e fondamentali nel mondo.