20 novembre 2017 – Provo a costruire un piccolo testo per FB

Il 20 novembre è l’anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (UNCRC), approvata nel 1989.
L’adozione della convenzione internazionale è stata una pietra miliare per i diritti dei bambini. Per la prima volta i bambini non sono stati visti come oggetti passivi che devono essere assistiti, ma piuttosto come persone che partecipano attivamente alle decisioni che li riguardano.
Non so più quanti ragazzini in questi anni hanno consapevolmente partecipato alla campagna l’Italia sono anch’io. Quella campagna ha portato alla formulazione di una proposta di legge che, approvata alla camera, si giace al senato – fra indifferenza e momenti di turbolenza- dal 2015
Chiedevano e chiedono sia riconosciuta la possibilità di facilitare il loro accesso alla cittadinanza italiana, richiesta maturata anche sui banchi di scuola.
Vi è stato inserito un articolo (comma 3 art.2) che rimedierebbe, se approvato, alla ferita al diritto e alla dignità di tutti noi che dal 2009 accettiamo una legge che nega la registrazione della nascita dei figli dei migranti non comunitari senza permesso di soggiorno.
La legge li vuole da sette anni senza certificato di nascita, fratelli e sorelle di quella Anna Frank che è diventata l’oggetto dello sberleffo simbolico, un nemico fragile e quindi aggredibile senza fatica.
E’ successo anche questa notte.
Se la proposta di legge,  Disposizioni in materia di cittadinanza, non sarà approvata  il governo Gentiloni, chiudendo la legislatura, affiderà al futuro ciò che oggi siamo: rigidi custodi della tutela esclusiva della nostra cittadinanza, nemici di minori che abbiamo identificato diversi e perciò priviamo del diritto fondamentale quello di esistere legalmente, il primo di cui fu privata Anna Frank. Poi venne il resto.

novembre 20, 2017Permalink

18 novembre 2017 – Mi assicuro una fonte certa

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI AL MEETING REGIONALE EUROPEO
DELLA “WORLD MEDICAL ASSOCIATION” SULLE QUESTIONI DEL “FINE-VITA”
[Vaticano, Aula Vecchia del Sinodo, 16-17 novembre 2017]

Al Venerato Fratello Mons. Vincenzo Paglia
Presidente della Pontificia Accademia per la Vita

Invio il mio cordiale saluto a Lei e a tutti i partecipanti al Meeting Regionale Europeo della World Medical Association sulle questioni del cosiddetto “fine-vita”, organizzato in Vaticano unitamente alla Pontificia Accademia per la Vita.
Il vostro incontro si concentrerà sulle domande che riguardano la fine della vita terrena. Sono domande che hanno sempre interpellato l’umanità, ma oggi assumono forme nuove per l’evoluzione delle conoscenze e degli strumenti tecnici resi disponibili dall’ingegno umano. La medicina ha infatti sviluppato una sempre maggiore capacità terapeutica, che ha permesso di sconfiggere molte malattie, di migliorare la salute e prolungare il tempo della vita. Essa ha dunque svolto un ruolo molto positivo. D’altra parte, oggi è anche possibile protrarre la vita in condizioni che in passato non si potevano neanche immaginare. Gli interventi sul corpo umano diventano sempre più efficaci, ma non sempre sono risolutivi: possono sostenere funzioni biologiche divenute insufficienti, o addirittura sostituirle, ma questo non equivale a promuovere la salute. Occorre quindi un supplemento di saggezza, perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona.
Il Papa Pio XII, in un memorabile discorso rivolto 60 anni fa ad anestesisti e rianimatori, affermò che non c’è obbligo di impiegare sempre tutti i mezzi terapeutici potenzialmente disponibili e che, in casi ben determinati, è lecito astenersene (cfr Acta Apostolicae Sedis XLIX [1957],1027-1033). È dunque moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico che verrà in seguito definito “proporzionalità delle cure” (cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione sull’eutanasia, 5 maggio 1980, IV: Acta Apostolicae Sedis LXXII [1980], 542-552). L’aspetto peculiare di tale criterio è che prende in considerazione «il risultato che ci si può aspettare, tenuto conto delle condizioni dell’ammalato e delle sue forze fisiche e morali» (ibid.). Consente quindi di giungere a una decisione che si qualifica moralmente come rinuncia all’“accanimento terapeutico”.
È una scelta che assume responsabilmente il limite della condizione umana mortale, nel momento in cui prende atto di non poterlo più contrastare. «Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire», come specifica il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 2278). Questa differenza di prospettiva restituisce umanità all’accompagnamento del morire, senza aprire giustificazioni alla soppressione del vivere. Vediamo bene, infatti, che non attivare mezzi sproporzionati o sospenderne l’uso, equivale a evitare l’accanimento terapeutico, cioè compiere un’azione che ha un significato etico completamente diverso dall’eutanasia, che rimane sempre illecita, in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la morte.
Certo, quando ci immergiamo nella concretezza delle congiunture drammatiche e nella pratica clinica, i fattori che entrano in gioco sono spesso difficili da valutare. Per stabilire se un intervento medico clinicamente appropriato sia effettivamente proporzionato non è sufficiente applicare in modo meccanico una regola generale. Occorre un attento discernimento, che consideri l’oggetto morale, le circostanze e le intenzioni dei soggetti coinvolti. La dimensione personale e relazionale della vita – e del morire stesso, che è pur sempre un momento estremo del vivere – deve avere, nella cura e nell’accompagnamento del malato, uno spazio adeguato alla dignità dell’essere umano. In questo percorso la persona malata riveste il ruolo principale. Lo dice con chiarezza il Catechismo della Chiesa Cattolica: «Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità» (ibid.). È anzitutto lui che ha titolo, ovviamente in dialogo con i medici, di valutare i trattamenti che gli vengono proposti e giudicare sulla loro effettiva proporzionalità nella situazione concreta, rendendone doverosa la rinuncia qualora tale proporzionalità fosse riconosciuta mancante. È una valutazione non facile nell’odierna attività medica, in cui la relazione terapeutica si fa sempre più frammentata e l’atto medico deve assumere molteplici mediazioni, richieste dal contesto tecnologico e organizzativo.
Va poi notato il fatto che questi processi valutativi sono sottoposti al condizionamento del crescente divario di opportunità, favorito dall’azione combinata della potenza tecnoscientifica e degli interessi economici. Trattamenti progressivamente più sofisticati e costosi sono accessibili a fasce sempre più ristrette e privilegiate di persone e di popolazioni, ponendo serie domande sulla sostenibilità dei servizi sanitari. Una tendenza per così dire sistemica all’incremento dell’ineguaglianza terapeutica. Essa è ben visibile a livello globale, soprattutto comparando i diversi continenti. Ma è presente anche all’interno dei Paesi più ricchi, dove l’accesso alle cure rischia di dipendere più dalla disponibilità economica delle persone che dalle effettive esigenze di cura.
Nella complessità determinata dall’incidenza di questi diversi fattori sulla pratica clinica, ma anche sulla cultura della medicina in generale, occorre dunque tenere in assoluta evidenza il comandamento supremo della prossimità responsabile, come chiaramente appare nella pagina evangelica del Samaritano (cfr Luca 10, 25-37). Si potrebbe dire che l’imperativo categorico è quello di non abbandonare mai il malato. L’angoscia della condizione che ci porta sulla soglia del limite umano supremo, e le scelte difficili che occorre assumere, ci espongono alla tentazione di sottrarci alla relazione. Ma questo è il luogo in cui ci vengono chiesti amore e vicinanza, più di ogni altra cosa, riconoscendo il limite che tutti ci accumuna e proprio lì rendendoci solidali. Ciascuno dia amore nel modo che gli è proprio: come padre o madre, figlio o figlia, fratello o sorella, medico o infermiere. Ma lo dia! E se sappiamo che della malattia non possiamo sempre garantire la guarigione, della persona vivente possiamo e dobbiamo sempre prenderci cura: senza abbreviare noi stessi la sua vita, ma anche senza accanirci inutilmente contro la sua morte. In questa linea si muove la medicina palliativa. Essa riveste una grande importanza anche sul piano culturale, impegnandosi a combattere tutto ciò che rende il morire più angoscioso e sofferto, ossia il dolore e la solitudine.
In seno alle società democratiche, argomenti delicati come questi vanno affrontati con pacatezza: in modo serio e riflessivo, e ben disposti a trovare soluzioni – anche normative – il più possibile condivise. Da una parte, infatti, occorre tenere conto della diversità delle visioni del mondo, delle convinzioni etiche e delle appartenenze religiose, in un clima di reciproco ascolto e accoglienza. D’altra parte lo Stato non può rinunciare a tutelare tutti i soggetti coinvolti, difendendo la fondamentale uguaglianza per cui ciascuno è riconosciuto dal diritto come essere umano che vive insieme agli altri in società. Una particolare attenzione va riservata ai più deboli, che non possono far valere da soli i propri interessi. Se questo nucleo di valori essenziali alla convivenza viene meno, cade anche la possibilità di intendersi su quel riconoscimento dell’altro che è presupposto di ogni dialogo e della stessa vita associata. Anche la legislazione in campo medico e sanitario richiede questa ampia visione e uno sguardo complessivo su cosa maggiormente promuova il bene comune nelle situazioni concrete.
Nella speranza che queste riflessioni possano esservi di aiuto, vi auguro di cuore che il vostro incontro si svolga in un clima sereno e costruttivo; che possiate individuare le vie più adeguate per affrontare queste delicate questioni, in vista del bene di tutti coloro che incontrate e con cui collaborate nella vostra esigente professione.
Il Signore vi benedica e la Madonna vi protegga.
Dal Vaticano, 7 novembre 2017 Francesco

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/messages/pont-messages/2017/documents/papa-francesco_20171107_messaggio-monspaglia.html

novembre 18, 2017Permalink

12 novembre 2017 – Fra clero e senato cerco uno spazio umanamente abitabile

Un parroco di Bologna (tale don Lorenzo) ha reso nota la sua posizione nei confronti del recente caso di stupro avvenuto nella sua città il 9 novembre e denunciato dalla vittima abbandonata dopo la violenza in un vagone ferroviario.
Non voglio entrare nella descrizione del fatto che potrei riprendere dalle tante, troppe dettagliate informazioni riportate dalla stampa con l’attenzione che viene data a ciò che dovrebbe turbare e indurre a pensare a come prevenire la violenza e invece suscita partecipazione anche morbosa.

Trascrivo invece la foto di una consistente parte della fotografia dell’intervento di don Lorenzo che sono riuscita a copiare.

 

Sulla porta della chiesa di cui don Lorenzo è parroco è stato affisso un comunicato del Vescovo di Bologna che si dissocia dalle posizioni del prete e, a mio parere in forma un po’ generica e un po’ sfuggente, almeno si esprime.
Diverso il senso delle espressioni proposte dall’on. Salvini e dal sen. Giovanardi.

Se l’è andata a cercare in vulgata aggiornata
Evidentemente c’è una attualizzazione del tradizionale “se l’è andata a cercare” che sta diventando pervasiva e, temo, corruttiva della razionalità e dell’etica.
Il sen. Giovanardi, che pur immagino affaticato dalla mobilità delle denominazioni del gruppo di cui fa parte (ne riporto in nota l’elenco limitatamente alla XVII legislatura che ho copiato alla sua scheda ufficiale), ha concesso una esaustiva, illuminante dichiarazione all’ANSA
(ANSA) – ROMA, 10 NOV – “Avrà pure usato una frase infelice Don Lorenzo Guidotti, della quale ha fatto bene a scusarsi, ma nella sostanza ha perfettamente ragione nel denunciare la cultura dello sballo e spiace che troppi abbiano cercato di fargli fare la fine del grillo parlante. Ricorderete infatti che il grillo parlante sgrida Pinocchio chiamandolo “povero grulloncello” e gli pronostica o “l’ospedale o la prigione” quando il burattino gli spiega di volere nella vita “mangiare, bere, dormire, divertirsi e fare dalla mattina alla sera la vita del vagabondo”. Poi come racconta Collodi il povero grillo parlante rimane stecchito e appiccicato alla parete, colpito da un martello scagliato da un Pinocchio tutto infuriato per essere stato chiamato “testa di legno”. Morale della favola i veri amici di Pinocchio non erano i tanti Lucignolo, che lo spingevano verso la rovina, ma il fastidioso grillo parlante dalla cui parte mi schiero con convinzione“. Lo afferma il senatore Carlo Giovanardi. (ANSA). PH 10-NOV-17 12:33 NN

Fra crociati e improbabili difensori della morale e della religione
Forse l’on Salvini sta preparandosi alle tradizionali crociate pro presepio e pro crocifisso, crociate in cui la Lega ama esibirsi in una sorta di neocattolicesimo di propria ma ampiamente condivisa fabbricazione.
Ho ancora davanti agli occhi la gestualità disordinata e ancora sento il fastidio delle urla scomposte del sen Giovanardi durante il dibattito sulla legge Cirinnà (Legge 20 maggio 2016, n. 76 Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze).
Non a caso – e non senza il contributo del sunnominato senatore – il prezzo più grosso, secondo me, nelle modifiche subite dalla legge nel corso del dibattito è stato imposto ai minori per i quali non sussiste nessuna forma di protezione qualora il genitore legalmente riconosciuto venga a mancare. Anche se il loro legame con il partner fosse di lunga durata e profondo agli effetti di un possibile affido è del tutto irrilevante.
Il principio del superiore interesse dei minori, presente nella Convenzione di New York del 1989 che l’Italia ha ratificato, del tutto ignorato.
Se qualcuno deve pagare il prezzo di trattative per ignobili che siano questi sono i più deboli e nella normativa italiana i più deboli sono i bambini.

E sembra che anche la ‘scienza’ aderisca alle crociate
Trovo un passo tratto da un blog collegato a Il Fatto Quotidiano (condivido pienamente e ricopio: fonte Vincenzo Puppo | 9 novembre 2017). Vi è trascritta la citazione di Raffaele Morelli, citato come “famoso psichiatra”, che avrebbe pronunciato le seguenti parole: ” che in ogni donna sono presenti entrambi i volti la donna pura e la prostituta, che la classica santarellina prima o poi si prostituirà, che la donna santa non esiste e se esiste santa è una grave malattia, che in molte di queste attrici che parlano c’è molto esibizionismo, che devono imparare a stare con tutto questo da sole e tacere, che soltanto il silenzio, soltanto l’oblio, soltanto stando con la prostituta che hai scoperto che c’era in te, tu potrai conoscere la maturità completamente ”

La continuità affettiva, diritto del minore
Ritorno al capoverso “Fra crociati e improbabili difensori …” che impone di non trascurare il problema della continuità affettiva.
Ne avevo trattato nel mio blog dello scorso 4 aprile. Il tema è suddiviso in due testi che si possono rileggere. Ora ho trovato un testo molto interessante che si può raggiungere con il link in nota.
Si tratta di “L’affidamento del minore e la continuità affettiva: rivisitazione dell’adozione mite e nuove prospettive in tema di adozione di Valeria Montaruli Presidente del Tribunale per i minorenni di Potenza” Viene pubblicata la relazione a Catania il 13 giugno 2017
Merita veramente una lettura integrale

FONTI:
Articolo che contiene posizione vescovo Zuffi
http://bologna.repubblica.it/cronaca/2017/11/10/news/bologna_frasi_choc_sullo_stupro_giovanardi_e_salvini_con_don_lorenzo-180752970/

Articolo che alla fine contiene posizioni favorevoli al parroco dei suoi seguaci parrocchiani:
http://www.corriere.it/cronache/17_novembre_10/ragazza-stuprata-bologna-mamma-incontrero-don-lorenzo-guidotti-basta-giudizi-03e22676-c641-11e7-831f-15bae6a1a312.shtml
foto intervento parroco
https://immagini.quotidiano.net/?url=http://p1014p.quotidiano.net:80/polopoly_fs/1.3522188.1510235328!/httpImage/image.jpg_gen/derivatives/wide_680/image.jpg&h=350&w=606

Opinioni del sindaco di Bologna e posizioni on. Salvini e on Giovanardi:
http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/prete-stupro-merola-giovanardi-1.3524302

Qualche spostamento e modifiche dei nomi del gruppo senatoriale di appartenenza dell’on. Giovanardi nella XVII legislatura (si leggono nella sua scheda nel sito del senato)
– Gruppo Il Popolo della Libertà : Membro dal 19 marzo 2013 al 14 novembre 2013
– Gruppo Nuovo Centrodestra: Membro dal 15 novembre 2013 al 20 dicembre 2015 (dall’11 dicembre 2014 il Gruppo assume la denominazione Area Popolare (NCD-UDC))
– Gruppo Grandi Autonomie e Libertà (Grande Sud, Popolari per l’Italia, Federazione dei Verdi, Moderati, Movimento Base Italia, Idea
– Gruppo Grandi Autonomie e Libertà (Grande Sud, Popolari per l’Italia, Federazione dei Verdi, Moderati, Movimento Base Italia, Idea) :
– Membro dal 21 dicembre 2015 al 24 maggio 2017 (dal 14 gennaio 2016 il Gruppo assume la  denominazione Grandi Autonomie e Libertà (Grande Sud, Popolari per l’Italia, Moderati, Movimento Base Italia, Idea, Euro-Exit))
– (dal 16 febbraio 2016 il Gruppo assume la denominazione Grandi Autonomie e Libertà (Grande Sud, Popolari per l’Italia, Moderati, Idea, Euro-Exit, M.P.L.-Movimento politico Libertas) )
– (dal 10 maggio 2016 il Gruppo assume la denominazione Grandi Autonomie e Libertà (Grande Sud, Popolari per l’Italia, Moderati, Idea, Alternativa per l’Italia, Euro-Exit, M.P.L. – Movimento politico Libertas))
(dal 22 novembre 2016 il Gruppo assume la denominazione Grandi Autonomie e – Libertà (Grande Sud, Popolari per l’Italia, Moderati, Idea, Euro-Exit, M.P.L. – Movimento politico Libertas))
– (dal 1 febbraio 2017 il Gruppo assume la denominazione Grandi Autonomie e Libertà (Grande -Sud, Popolari per l’Italia, Moderati, Idea, Euro-Exit, M.P.L. – Movimento politico Libertas, – Riscossa Italia))
(- dal 16 maggio 2017 il Gruppo assume la denominazione Grandi Autonomie e Libertà (Direzione Italia, Idea, Grande Sud, Moderati, M.P.L. – Movimento politico Libertas, Riscossa Italia, Euro Exit))
– Gruppo Federazione della libertà (Idea Popolo e Libertà, PLI Membro dal 25 maggio 2017.

Lega e presepio
http://www.corriere.it/scuola/medie/15_dicembre_11/no-presepe-no-ferie-proposta-lega-presidi-obiettori-7400f646-a021-11e5-9e42-3aa7b5e47d96.shtml
Lega e crocifisso
http://espresso.repubblica.it/palazzo/2016/09/06/news/lega-crocifisso-obbligatorio-per-legge-nei-luoghi-pubblici-1.282041

Il fatto quotidiano – psichiatra
https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/09/raffaele-morelli-in-ogni-donna-ce-una-prostituta-sbagliato-lo-stupro-e-sempre-un-crimine/3968718/

Affidamento e continuità affettiva
http://www.questionegiustizia.it/articolo/l-affidamento-del-minore-e-la-continuita-affettiva_06-10-2017.php

 

novembre 12, 2017Permalink

12 novembre 2017 – Chi ascolta Emma Bonino?

11 novembre 2017 Bonino: “Nessun accordo col Pd se non cambia linea sui migranti”
L’ex ministra radicale: “Inaccettabile il patto con la Libia Il governo dice di aver fermato gli sbarchi ma ne muoiono di più”  di ALESSANDRA ZINITI

ROMA – “Il silenzio del governo su questa vergognosa tragedia umana è forse la cosa più dignitosa, un’ammissione di un problema reale”. All’indomani della ricostruzione di Repubblica del retroscena del “soccorso conteso” tra Ong e Guardia costiera libica di un gommone naufragato che ha fatto più di 50 vittime, Emma Bonino va dritto per la strada che a marzo al Lingotto la salutò con una standing ovation. Anche a costo di mettere in discussione il progetto di una lista radicale alleata con il Pd alle prossime Politiche. “Di fronte a queste catastrofi non me ne frega proprio niente. Sono mesi che mi sgolo criticando questo accordo inaccettabile con la Libia che ha solo creato un tappo che, per altro, come era ampiamente prevedibile, si è dimostrato non essere neanche a tenuta stagna”.

Questo vuol dire che una sua interlocuzione con il Pd passerebbe da una richiesta di revisione delle politiche sull’immigrazione?
“Questo è sicuro, ma vorrei dire subito che è tutto in alto mare. Non ci sono i tempi, non ci sono i contenuti della legge, bisogna ridisegnare le circoscrizioni. E poi io non è che abbia grandi rapporti con il Pd. Il segretario parla di liste con il mio nome ma forse avremo un primo incontro lunedì”.

E cosa dirà a Renzi?
“Gli dirò quello che ho detto al Lingotto. Non ho certo cambiato posizione, anzi l’ho aggravata. Questi, per usare le odiose parole di alcuni, sono neri ma vorrei segnalare che sono persone. Mi pare evidente che il Pd deve rivedere le sue posizioni in materia di immigrazione. Da mesi dico queste cose ma non ho avuto nessuna risposta. Dal governo vorremmo una rimessa in discussione dell’accordo con la Libia. Non è mai tardi per ripensarci, per riflettere sul fatto che fare un patto con Al Sarraj significa farlo con le milizie, e oltretutto mi pare che i fatti dimostrino che Al Sarraj non controlla neanche le Guardie costiere”.

Il governo, però, sembra far prevalere l’aspetto positivo dell’accordo che ha portato ad una diminuzione dei flussi del 30 per cento.
“Questo è inaccettabile. C’è una tragedia umana che si sta consumando sotto i nostri occhi con un comportamento, a dir poco ambiguo, dei libici che noi abbiamo formato e fornito di motovedette sin dai tempi del governo Berlusconi. Credo che ci sia ben poco da essere contenti e sbandierare quel meno 30 per cento negli sbarchi come un successo, quel continuare a dire in giro per l’Europa “siamo bravi” salutato, per altro, con grandi applausi anche da buona parte della stampa, fatte poche attente eccezioni”.

L’obiettivo dell’accordo con la Libia era quello: fermare le partenze affidando ai libici un ruolo centrale nel sistema dei soccorsi. Sbagliato?
“Purtroppo i fatti hanno denudato la grande bugia: ne sbarcano di meno perché ne muoiono di più e perché ne rimangono di più nel grande buco nero dei centri di detenzione. Quest’ultimo straziante naufragio, insieme a quello che hanno fatto 26 giovanissime vittime tutte ragazze, contrappone al grande mantra “abbiamo fermato gli sbarchi” quella che è certamente solo la punta dell’iceberg di ciò che non riusciamo a vedere nel mare, nel deserto con le sue tante fosse comuni e nei lager dei centri di detenzione in cui migliaia di persone riescono a stento a sopravvivere tra indicibili violenze, stupri, torture. E qui lasciatemi dire che trovo inaccettabile anche le trionfalistiche dichiarazioni sul fatto che Unhcr tornerà a entrare nei centri di detenzione. Sappiamo tutti bene che, oltre a quelli ufficiali, ce ne sono decine di altri, i più tremendi, in cui è impossibile accedere”.

Oggi sono in tanti a dire che forse le Ong sono state allontanate dal Mediterraneo per non avere testimoni scomodi del lavoro “sporco” dei libici.
“È evidente che l’obiettivo era “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”. Ho fatto l’osservatore in tutto il mondo: quando si toglie l’accesso alle Ong è sempre per nascondere qualcosa. È successo in Kosovo, è successo in Asia. I libici dicono di aver salvato negli ultimi mesi migliaia di persone ma poi di cosa succede veramente a questa gente non importa a nessuno. Chi scappa dalla Libia sa bene cosa lo attende se viene riportato indietro, per questo si buttano dalle motovedette”.

Cosa c’è da aspettarsi adesso? Ricomincerà il braccio di ferro con le Ong da una parte e i libici dall’altra?
“Più che questo scontro, più che delle responsabilità e delle modalità di intervento dei libici, credo che questa tragedia debba riaprire la grande questione della gestione del Mediterraneo “.

http://www.repubblica.it/politica/2017/11/11/news/emma_bonino_nessun_accordo_col_pd_se_non_cambia_linea_sui_migranti_-180827514/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P3-S1.8-T2

novembre 12, 2017Permalink

9 novembre 2017 – Grossman legge Primo Levi

4 novembre 2017 Leggere Primo Levi.
David Grossman spiega perché i suoi libri parlano del presente
David Grossman dedica queste parole al dottor Pietro Bartolo e al suo costante e instancabile impegno nell’aiutare le persone che, costrette a lasciare i loro Paesi e le loro case, arrivano a Lampedusa.

Le opere di Primo Levi mi accompagnano da quando ho letto per la prima volta Il sistema periodico. Mentre leggevo sentivo che, pagina dopo pagina, il libro di questo autore, di quest’uomo, analogamente ad altri tre o quattro, mi indicava un modo unico e particolare non solo di osservare la vita, ma di viverla.
Vorrei condividere con voi alcune riflessioni fatte di recente nel rileggere Se questo è un uomo, il primo libro di Levi , in cui racconta dei quasi dodici mesi trascorsi nel campo di sterminio di Auschwitz. Si potrebbe parlare ore e ore e giorni di quest’opera, nel turbamento che suscita nel lettore proprio a causa dello stile sobrio e limpido dello scrittore anche quando descrive gli orrori più terribili mai patiti da esseri umani, il processi di distruzione e della perdita di ogni sembianza umana non solo da parte dei nazisti e die loro sottoposti ma anche delle vittime. ma poiché il tempo non basterebbe, ho scelto di parlare dell’unico, cruciale, contatto umano, che Levi ebbe ad Auschwitz con un uomo di nome Lorenzo.
“La storia della mia relazione con Lorenzo“, scrive Primo Levi, “è insieme luna e breve, piana e enigmatica; essa è una storia di un tempo e di una condizione ormai cancellati da ogni realtà presente, e perciò non credo che potrà essere compresa altrimenti di come si comprendono oggi i fatti della leggenda e della storia più remota.
In termini concreti esse si riduce a poca cosa: un operaio civile italiano mi portò un pezzo di pane e gli avanzi del suo rancio ogni giorno per sei mesi; mi donò una sua maglia piena di toppe; scrisse per me in Italia una carolina, e mi fece avere la risposta. Per tutto questo non chiese mai né accetto alcun compenso, perché era buono e semplice e non pensava che si dovesse fare il bene per un compenso“.
E prosegue Levi:
“Infatti noi per i civili siamo gli intoccabili. I civili, più o meno esplicitamente e con tutte le sfumature che stanno fra il disprezzo e la commiserazione, pensano che, per essere stati condannati a questa nostra vita, per essere ridotti a questa nostra condizione, noi dobbiamo esserci macchiati di una qualche misteriosa gravissima colpa. Ci odono parlare in molte lingue diverse, che essi non comprendono, e che suonano loro grottesche come voci animali; ci vedono ignobilmente asserviti , senza capelli, senza onore e senza nome, ogni giorno percossi, ogni giorno più abietti, e mai leggono nei nostri occhi una luce di ribellione, o di pace o di fede. Ci conoscono ladri e malfidi, fangosi cenciosi e affamati, e, confondendo l’effetto con la causa, ci giudicano degno della nostra abiezione. Chi potrebbe distinguere i nostri visi? per loro noi siamo Kazett, neutro singolare”.
Leggo la descrizione di Primo Levi su come le guardie, i Kapos e i civili vedevano i detenuti ebrei , e su come il semplice operaio Lorenzo vedeva lui, e penso a quanto è grande la forza dello sguardo , a quanto è cruciale il modo in cui osserviamo una persona. Una persona che potrebbe essere il nostro partner, un nostro figlio, un collega, un vicino , chiunque abbia una certa rilevanza nella nostra vita e, naturalmente anche un perfetto sconosciuto, e talvolta persino un nemico.
Un semplice operaio italiano di nome Lorenzo guardò Primo Levi come si guarda un uomo. Si rifiutò di ignorare la sua umanità, di collaborare con coloro che la volevano cancellare e, così facendo, gli salvò la vita, niente di meno. Quanto semplice e grande fu quel suo comportamento.
Penso alla forza di uno sguardo benevolo nella vita di una persona. Non solo nelle circostanze di follia estrema di Auschwitz ma nella vita normale, di tutti i giorni. E questo mi porta a ripensare a una donna che ho conosciuto, la quale, quando chiese all’uomo di cui era innamorata di sposarla, gli promise che lo avrebbe sempre guardato con occhi benevoli: “Gli occhi di un testimone pieno d’amore”, gli disse. E l’uomo pensò che mai in vita sua gli avevano detto qualcosa di tanto bello.
Ho l’impressione che chi ha il privilegio di avere un testimone amorevole nella propria vita, o anche ” solo” un testimone che cerca il bene dentro di noi per farlo emergere, ha buone possibilità di diventare una persona migliore, forse anche un po’ più felice. Se abbiamo il privilegio di avere qualcuno nella nostra vita che ci guarda con occhi pieni d’amore ecco che quello sguardo ci dice che forse in noi c’è qualcosa di meglio di quel che pensavamo. Di quel che osavamo credere.
Un testimone amorevole ci può anche mostrare come ritornare sulla giusta via nel caso ce ne fossimo discostati, o ci fossimo un po’ persi, e, senza muovere rimproveri o accuse, ci può ricordare l'” Io” dal quale ci siamo allontanati e il fatto che ci siamo abituati a condurre un’esistenza parallela a quella che potremmo, o vorremmo vivere.
Lorenzo, un semplice operaio italiano, insistette a guardare Primo Levi con gli occhi di un uomo, e si ritrovò davanti un uomo. Non un Muselmann privo di identità, non un morto che camminava con un numero tatuato sul braccio al posto del nome e del cognome. Lorenzo si rifiutò di assecondare la pretesa dei sovrani- tiranni di vedere i prigionieri secondo il loro punto di vista. Guardò Primo Levi come si guarda un uomo e, così facendo, stravolse la natura della situazione in cui si trovavano.
Nel momento in cui occhi benevoli, che credono in noi, ci suggeriscono una possibilità di tipo diverso, celata persino a noi perché repressa da altri, da noi stessi, o dalle circostanze avverse della vita, una possibilità nella quale non osiamo più sperare e che forse abbiamo completamente dimenticato, ci sono più probabilità che questa possibilità si trasformi in realtà. E noi abbiamo più probabilità di riscatto.
Nel Salmo 27,12 è scritto: Non darmi in balia dei miei nemici, perché sono sorti contro di me falsi testimoni. Com’è bello questo versetto. Dice semplicemente: non lasciare che io veda me stesso come mi vedono i miei nemici perché loro mi guardano con occhi di testimoni falsi, ostili.
Stranamente, infatti, e non di rado, noi stessi ci associamo a uno sguardo ostile, critico, destabilizzante e rovinoso nei nostri confronti. Uno sguardo che possiede un terribile potere distruttivo: quello di mettere in dubbio noi stessi e tutto ciò che siamo.
E Primo Levi scrive anche di questo, della collaborazione fra vittime e tiranni nel processo di annichilimento. “I personaggi di queste pagine non sono uomini. La loro umanità è sepolta, o essi stessi l’hanno sepolta, sotto l’offesa subita o inflitta altrui. Le SS malvage e stolide, i Kapos, i politici, i criminali, i prominenti grandi e piccoli, fino agli Häftlinge indifferenziati e schiavi, tutti i gradini della insana gerarchia voluta dai tedeschi, sono paradossalmente accomunati in una unitaria desolazione interna”.
Quando leggiamo questa descrizione la nostra ammirazione per il coraggio di un operaio italiano, di un uomo, e per la sua eroica rivolta contro la macchina di sterminio e di annientamento messa a punto dai nazisti, aumenta.
E si potrebbe proiettare lo spirito di rivolta di quell’operaio nella realtà della nostra epoca che, ovviamente, è del tutto diversa da quella creata dai nazisti, rivendicando così il nostro diritto a una libertà di sguardo, a un’ottica del tutto personale nei confronti degli esseri umani, sia in ambito personale che pubblico o ” nazionale”.
Eppure, benché al giorno d’oggi uno dei modi più ovvi di esercitare la nostra libertà sia quello di formulare la realtà secondo i nostri criteri e non in base a cliché e a rappresentazioni vuote e manipolatrici che governanti, politici, comandanti di eserciti o i mezzi di comunicazione di massa (che sono l’elemento principale e dominante nel determinare il mondo in cui viviamo) ci propongono, molti di noi rinunciano a questa libertà con entusiasmo sospetto.
ma non dobbiamo guardare con occhi benevoli soltanto i singoli, gli individui, ma anche i gruppi. Ricordo, per esempio, i primi reportages televisivi sulle ondate di profughi in fuga dalla Sicilia verso l’Europa (e chi può ricordarli meglio di voi in Italia?). Le riprese mostravano quasi esclusivamente una folla enorme, senza volto, senza nome. Uno sciame umano in movimento (ricorro di proposito a una descrizione tanto impersonale e disumana) che creava un senso di piena, di inondazione, di invasione e anche, certamente, di minaccia per chi subiva l’invasione. A tratti, qua e là, spuntavano esseri umani. Probabilmente, più di ogni altro, ricordiamo il piccolo Aylan Kurdi, il cui corpo giaceva sulla spiaggia con la guancia appoggiata sulla sabbia come su un cuscino. Inorridimmo tutti a quella vista ma ben presto il nostro sguardo di telespettatori tornò essere vitreo. Forse è proprio quando il cuore si commuove davanti alla sofferenza e all’infelicità che ci affrettiamo a chiuderci in noi stessi, a volgere lo sguardo altrove?
E’ difficile superare l’umanissima tentazione di sbirciare la ferita di un altro. Lanciarle solo un’occhiata, senza esporsi, senza guardarla veramente, in modo da non sentirci obbligati a fare qualcosa per il ferito, ad agire in modo concreto.
La maggior parte dei mass media si basa su questo sguardo fugace, su questo occhieggiare quasi pornografico, senza alcun impegno né disponibilità da parte nostra ad assumerci responsabilità verso la sofferenza di cui siamo testimoni, limitandoci a una sbirciatina che stimola il nostro istinto sensazionalistico, la nostra smania di melodramma.
Ma un profugo, uno sfollato, ha bisogno di uno sguardo completamente diverso: diretto, profondo, benevolo, che gli restituisca dignità, pienezza, integrità umana.
Solo se riusciremo a osservarlo in questo modo, a estrapolare dai cliché mediatici del “rifugiato”, del “profugo”, della “povera vittima”, il viso dell’uomo che era prima che la sua vita si ribaltasse, comincerà per lui un vero processo di guarigione e di riabilitazione. E se anche altri guarderanno i profughi in questo modo , si innescherà un’azione più ampia e concreta da parte della società e dello Stato. Senza uno sguardo umano, mirato, consapevole e rivelatore (anche di se stesso) noin esiste infatti alcuna vera azione sociale né politica.
Talvolta i nostri occhi si soffermeranno su un semplice momento umano: il contatto tra una madre e un figlio, l’immagine di un giovane che sorregge l’anziano padre o di una coppia che, malgrado lo sgomento, mostra un istinto di protezione reciproco, serba una goccia di intimità e di amore nel mondo alieno e incomprensibile nel quale si trova improvvisamente catapultata.
Uno sguardo consapevolmente e deliberatamente alla ricerca di piccole manifestazioni umane richiede, ovviamente, uno sforzo di coscienza, di volontà, ma ha il potere di creare la realtà: ecco, mentre guardate alla televisione un altro prevedibile servizio sull’ennesimo gruppo di profughi approdati alle coste italiana a bordi di un barcone fatiscente, osservate un uomo in particolare , sconvolto e sofferente. Uno come ne avete visti tanti a migliaia, al punto di divenire trasparente. Immaginatelo in un momento diverso della vita, com’era solo fino a poche settimane fa, a casa sua, libero, con una routine, una famiglia, amici, una professione. Immaginate la musica, i cibi che amava, magari una sua modesta passione per qualcosa. Immaginate i suoi segreti, la sua intimità, qualche debolezza, qualche virtù. Un essere umano. Niente di più, ma certamente niente di meno.
E ancora una cosa: l’uomo a cui rivolgerete questo sguardo sarà il primo a “guarire” dallo stato di rifugiato. Il primo a liberarsi dalla paralisi mentale che lo attanaglia e a cominciare a ricostruire la propria vita. E questo, in fin dei conti, è nell’interesse di tutti i Paesi che accolgono profughi..
Dateci condizioni di vita decenti – ci dicono senza parole i rifugiati di tutto il mondo, gli sfollati, i poveri, gli affamati, i bambini senza istruzione, i miserabili.
Accordateci condizioni di vita sicure, dignitose. Oppure guardateci, nient’altro. Insistete a vedere visi umani nella massa indistinta di coloro che sono stati sradicati e trascinati arbitrariamente via dalla loro case. Fateci questo dono, siate generosi e avremo la possibilità di recuperare ciò che abbiamo perso.
Di tutto questo parla Primo Levi nel suo libro Se questo è un uomo, e in tutte le sue opere. E, ancor più, parla di tutto questo con il suo modo di essere. “Per quanto di senso può avere il voler precisare le cause per cui proprio la mia v ita (scrive Primo Levi nel suo libro Se questo è un uomo) fra migliaia di altre equivalenti, ha potuto reggere alla prova, io credo che proprio a Lorenzo debbo di essere vivo oggi; e non tanto per il suo aiuto materiale quanto per avermi costantemente rammentato, con la sua presenza, con il suo modo così piano e facile di essere buono, che ancora esisteva un mondo giusto al di fuori del nostro +, qualcosa e qualcuno di ancora puro e intero, di non corrotto e non selvaggio, estraneo all’odio e alla paura; qualcosa di assai mal definibile, una remota possibilità di bene, per cui tuttavia metteva conto di conservarsi”.
(traduzione di Alessandra Shomroni)

NOTA
Inserisco il link che porta però (almeno per ora) a una pagina vuota con il solo titolo
Per l’importanza che riservo a questo testo l’ho copiati manualmente
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/11/04/leggere-primo-levi-grossman-spiega-perche-i-suoi-presente01.html?ref=search

 

novembre 9, 2017Permalink

8 novembre 2017 – Raccolgo documenti per costruire ricordi alternativi. Temo serviranno

RIFORMA.IT
Il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

07 novembre 2017 Comunità ebraica e Chiesa valdese insieme per i Corridoi umanitari di Redazione
A Torino la locale comunità ebraica mette a disposizione un alloggio per ospitare una famiglia siriana giunta in Italia grazie al progetto dei Corridoi umanitari
Continua a dare frutti importanti il progetto dei Corridoi umanitari avviato dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia e dalla Comunità di Sant’Egidio con il contributo decisivo della Tavola valdese, l’organo deliberativo della Chiesa valdese. Dal Nord al Sud dello stivale stanno fiorendo collaborazioni e manifestazioni di interesse che non possono che essere di buon auspicio, di fronte anche al rinnovo del protocollo d’intesa con il ministero dell’Interno, che prevede la prosecuzione del progetto a beneficio di altre mille persone che troveranno quindi un approdo sicuro nel nostro paese; accordo che verrà siglato proprio oggi a Roma, mentre a Genova stamane viene presentato al pubblico il protocollo d’intesa fra l’Ospedale evangelico internazionale del capoluogo ligure e la Diaconia valdese, proprio per la gestione di alcuni aspetti legati all’arrivo delle donne, dei bambini e degli uomini dai Paesi di guerra.
Domani invece sarà il turno della presentazione, a Torino, della sinergia fra la locale comunità ebraica e la Diaconia valdese, sempre nell’ambito del progetto dei Corridoi. Una delle ultime famiglie provenienti dal Libano, accompagnate e accolte in Italia in maniera sicura e legale, sarà infatti ospitata in un appartamento generosamente messo a disposizione dalla Comunità ebraica, nell’ottica di un forte e concreto impegno in ambito umanitario e di un prezioso rapporto con la Chiesa valdese coltivato negli anni. Si tratta di un alloggio in uno stabile già utilizzato dalla Comunità ebraica per ospitare richiedenti asilo, e rappresenta il frutto concreto di una sinergia che si va sempre più consolidando.
Domani, mercoledì 8 novembre, alle ore 18 nei locali del centro di aggregazione “Il Passo Social Point” di via Nomaglio 6 a Torino verrà dunque presentata l’iniziativa alla presenza fra gli altri dei rappresentanti della Chiesa valdese di Torino nella persona della pastora Maria Bonafede e di Dario Disegni, presidente della Comunità ebraica della città piemontese. Un altro granello, un altro seme di speranza.

Il Regno – Documenti, 17/2017, 01/10/2017, pag. 571
Fra Gerusalemme e Roma
Conferenza dei rabbini europei, Gran rabbinato d’Israele, Consiglio rabbinico d’America
“Nonostante le differenze teologiche inconciliabili, noi ebrei consideriamo i cattolici nostri partner, alleati stretti, amici e fratelli nella nostra mutua ricerca di un mondo migliore benedetto da pace, giustizia sociale e sicurezza». La dichiarazione Fra Gerusalemme e Roma. Riflessioni sui 50 anni della Nostra aetate, è stata consegnata il 31 agosto a papa Francesco da una delegazione rabbinica in rappresentanza delle istituzioni ebraiche che l’hanno firmata: la Conferenza dei rabbini europei, il Gran rabbinato d’Israele, il Consiglio rabbinico d’America. Il testo riconosce la svolta nelle relazioni tra la Chiesa cattolica e l’ebraismo costituita dalla dichiarazione Nostra aetate del concilio Vaticano II e dagli atti e dialoghi ufficiali successivi, grazie ai quali l’inimicizia e i pregiudizi del passato hanno ceduto il passo a relazioni di amicizia e fratellanza. «Per allargare le relazioni fraterne e le cause comuni coltivate fra cattolici ed ebrei come frutto della Nostra aetate chiediamo a tutte le denominazioni cristiane che non lo hanno ancora fatto di seguire l’esempio della Chiesa cattolica: estirpare l’antisemitismo dalla loro liturgia e dalle loro dottrine, porre fine alla missione attiva presso gli ebrei e lavorare per un mondo migliore mano nella mano con noi, il popolo ebraico».

FONTI:
per Riforma
http://riforma.it/it/articolo/2017/11/07/comunita-ebraica-e-chiesa-valdese-insieme-i-corridoi-umanitari

per Il Regno
http://www.ilregno.it/documenti/2017/17/fra-gerusalemme-e-roma-conferenza-dei-rabbini-europei-gran-rabbinato-disraele-consiglio-rabbinico-damerica

novembre 8, 2017Permalink

7 novembre 2017 – 100 anni dalla rivoluzione d’ottobre

da RIFORMA:IT Il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

7 novembre 2017 La Rivoluzione russa e il Cristianesimo di Luigi Sandri
Le conseguenze, ieri e oggi, degli eventi che nel novembre di un secolo fa scossero il mondo

Cento anni dopo la Grande Rivoluzione di ottobre (ma, in Occidente – con il calendario gregoriano – era già novembre!), lasciando sullo sfondo gli enormi problemi geopolitici e sociali che ne seguirono per la Russia, e per il mondo, vediamo con rapidi flash le conseguenze di quegli eventi per il Cristianesimo, ieri e oggi, in quell’immenso paese.

Un anno fatale per l’Ortodossia
Nel 1917 ci furono in Russia due rivoluzioni: quella del febbraio-marzo, e quella dell’ottobre. La prima, infine costrinse di fatto lo zar Nicola II ad abdicare: terminava così la dinastia dei Romanov, al potere dal 1613.
In Russia, Stato (Regno) e Chiesa (ortodossa), da sempre erano stati strettamente legati, come l’edera all’albero: non era possibile immaginare l’uno senza l’altra. Tuttavia, la loro “sinfonia” fu spesso stridente. Quando morì il patriarca Adriano, Pietro il Grande impedì la nomina del successore: così, a partire dal 1721, e fino al 1917 (dato che i successori di Pietro mantennero la sua decisione), la Chiesa russa rimase senza patriarca: il potere supremo fu messo nelle mani di un Santo Sinodo all’interno del quale decisivo era il procuratore – funzionario laico scelto dal sovrano.
Quando Nicola II uscì di scena, la Chiesa russa ne approfittò e, nell’estate di quell’anno, il Concilio di Mosca elesse un nuovo patriarca, Tikhon. Il quale, poche settimane dopo, dovette confrontarsi con i bolscevichi ormai al potere e, poi, con una Russia che, unita ad altre repubbliche, nel 1922 creò l’Unione sovietica. Per le religioni, e soprattutto per la Chiesa ortodossa, iniziò un periodo difficilissimo: decine e decine di vescovi e pope, e migliaia e migliaia di credenti ortodossi furono eliminati fisicamente. Tikhon, morì nel 1925, in circostanze non chiare; Stalin non permise la nomina del successore. Ma, dopo che nel 1941 le armate hitleriane invasero l’Urss, e il paese fu in pericolo, egli domandò ai pochi metropoliti superstiti di spronare gli ortodossi a porsi accanto all’Armata rossa per respingere i tedeschi. Essi lo fecero e lui, per ringraziarli, nel 1943 acconsentì all’elezione del nuovo patriarca, Sergio: e, da allora fino ad oggi, vi è stata normale successione.

“Protestanty” e “Sektanty”
La Chiesa ortodossa russa si è sempre considerata – e così si considera anche oggi – come “l’anima” del popolo russo; ma anche l’opinione pubblica, all’interno e all’esterno della Russia, spesso ha ritenuto, e ritiene, russo=ortodosso. Questa equivalenza, però, è del tutto fuorviante. Vi è, infatti, in Russia, una fortissima presenza di minoranze religiose, grandi e piccole: musulmane, buddhiste, ebraiche, cattoliche e poi luterane, riformate, battiste e altre. Insieme, circa quaranta milioni di fedeli. E vi sono molti atei.
Limitandoci alla Riforma, va ricordato che Mosca ebbe con essa, quasi da subito, contatti; alcuni studiosi ortodossi guardarono con simpatia ai “protestanti”; principesse tedesche nate luterane salirono sul trono degli zar. Si formarono – soprattutto nella zona confinante con Paesi nord-europei – comunità evangeliche che diverranno vigorose quando la Russia incorporerà, o dominerà, i Baltici e la Finlandia. In certi periodi ebbero vita relativamente facile, in altri subirono soprusi. Piena libertà l’ottennero solo nel 1905. Lo Stato e l’Ortodossia ritennero fosse opportuno etichettare e spartire questo mondo variegato in due tronconi: protestanty, le Chiese storiche; sektanty (sette) le altre. Va poi precisato che, nei primi anni dopo la Rivoluzione di ottobre, le Chiese battiste ebbero una relativa libertà, perché molti loro leader condivisero le idee socialiste; poi, però, anch’esse subirono un’aspra repressione.
Alla vigilia del crollo dell’Urss, tutte queste Chiese, nell’insieme, avevano circa 2,5 milioni di fedeli praticanti, più altri sei di persone in qualche modo legate ad essi. La “nuova” Russia, nata nel 1991 con il collasso dell’Urss, si proclamò Stato “laico”, garantendo la libertà religiosa: questa, però, è concreta per le religioni considerate “tradizionali” (Ortodossia, Ebraismo, Buddhismo e Islam), mentre è in vario modo limitata per tutte le altre, “non tradizionali”, e quindi per la Chiesa cattolica e per quelle della Riforma. Tali comunità religiose, per essere riconosciute dallo Stato, debbono registrarsi; è proibito loro comportarsi da “missionarie” e fare proselitismo.
In quanto ai Testimoni di Geova, nel luglio scorso, malgrado le proteste internazionali, la Corte suprema russa ha bandito le loro attività. Malviste, poi, sono le iniziative dei gruppi “evangelical” di origine statunitense e, soprattutto, sud-coreana, accusati di carpire con metodi spregiudicati la buona fede dei fedeli ortodossi.
Predominante è la Chiesa ortodossa che – secondo le varie fonti – rappresenta dal 42 al 70% dei centoquarantacinque milioni di russi; segue poi la comunità musulmana (venticinque milioni di fedeli). I cristiani sarebbero tra i cinque e sette milioni: in maggioranza legati alla Riforma.
Sebbene, ufficialmente, la Russia sia laica, oggi Putin – protestano le minoranze – favorisce soprattutto l’Ortodossia, considerandola un alleato essenziale per reggere il paese e custodire le radici del passato. Ed ebrei e musulmani, in Russia da secoli? Da parte loro, le Chiese evangeliche, hanno scarso appeal per il Cremlino; però, qualche esponente dell’intellighentzia, e gruppi di origine baltica o tedesca, le considerano il loro punto di riferimento spirituale.

http://riforma.it/it/articolo/2017/11/06/la-rivoluzione-russa-e-il-cristianesimo

 

novembre 7, 2017Permalink

6 novembre 2017 – Ho il diritto ad avere paura

 .PREMESSA  Ho deciso di non passare questo testo a facebook ma, poiché contiene una scommessa con me stessa, di farlo dopo che avremo conosciuto i risultati delle elezioni nazionali (che se non erro avranno luogo il 3 marzo). Lo faccio invece questa mattina perché ancora non si conoscono i risultati delle elezioni siciliane che probabilmente, una volta noti, mi consentirebbero una impietosa risataccia. Intanto la pubblicazione nel blog mi assicura la certezza della data e dell’ora.

 

Paura di che? del dibattito parlamentare sulla legge ‘Disposizioni in materia di cittadinanza’ che si giace in senato nel testo approvato dalla camera, dal mese di ottobre 2015  (duemilaequindici!) senza che nessuno in parlamento abbia messo in moto iniziative efficaci per farlo votare. Da poco tempo sembra essersi manifestata una imprevedibile scossa. Veramente c’era stato già in giugno un tentativo del Presidente del senato via via franato. Qualche giorno fa il senatore Luigi Zanda, capigruppo Pd al Senato, lo ha rilanciato con una convinzione che ha lasciato l’aula quasi attonita: “Non appena avremo la certezza di avere i voti necessari, accoglierei con molto favore una decisione del governo di mettere la fiducia sullo Ius soli prima della fine di questa legislatura”. Poi ci si è messo anche il ministro dell’interno “Un grande partito si batte, decide e convince: non rinunciamo”, ha detto il ministro dell’Interno

Un grande partito, appunto ma dov’è?… Nel 2009 (XVI legislatura) l’allora ministro Maroni, protetto dal nido sicuro del quarto governo Berlusconi, aveva fatto approvare con voto di fiducia il pacchetto sicurezza che all’art. 1 comma 22 lettera g imponeva la presentazione del permesso di soggiorno anche per la registrazione della dichiarazione di nascita e per le pratiche relative alla pubblicazione di matrimonio. Si accorse dell’assurdità della situazione l’allora deputato Leoluca Orlando che presentò un’interrogazione che val la pena ricordare soprattutto corredata dalla risposta ipocrita fino al ridicolo di un sottosegretario, uomo della Lega Nord allora al governo.

Un’interrogazione puntuale e una risposta governativa ipocrita. Spunta la circolare 19

LEOLUCA ORLANDO. – Al Ministro dell’interno. – Per sapere – premesso che: in data 8 agosto 2009 è entrata in vigore la legge 15 luglio 2009, n. 94 «Disposizioni in materia di sicurezza pubblica»; alla lettera g del comma 22 dell’articolo 1 della predetta legge si modificava il comma 2 dell’articolo 6 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sostituendone una parte, con la frase «, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui ali ‘articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie»; questa modifica è stata di fondamentale importanza per la tutela della maternità, della salute e dell’istruzione di tutte le persone extracomunitarie che si trovano, anche illegalmente, nel nostro Paese, in quanto non obbliga le persone in situazione di bisogno sanitario urgente alla presentazione del permesso di soggiorno per ottenere le giuste cure; in data 7 agosto 2009 è stata emanata, dal dipartimento per gli affari interni e territoriali del Ministero dell’interno, una circolare (prot. 0008899) con oggetto: «Legge 15 luglio 2009, n. 94, recante «Disposizioni in materia di sicurezza pubblica. Indicazioni in materia di anagrafe e stato civile», ed è stata inviata a tutti i prefetti della Repubblica italiana; con questa circolare il Ministero dell’interno andava a sanare una situazione di interpretazione dubbia della suddetta legge, su alcuni temi, tra cui quello importantissimo delle dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione; al punto 3 della predetta circolare si chiariva che «Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita-stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto. L’atto di stato civile ha natura diversa e non assimilabile a quella dei provvedimenti menzionati nel citato articolo 6»; a parere dell’interrogante, molti punti della circolare stessa sono fondamentali per la struttura e per la funzionale applicazione della legge n. 94 del 2009, ma il metodo applicato dell’uso della circolare stessa appare di indicazione troppo lieve e sicuramente meno impegnativa dell’uso di una legge nell’applicazione della stessa -: se il Ministro non ritenga opportuno assumere iniziative che attribuiscano valore normativo alla circolare del 7 agosto 2009 prot. 0008899 fornendo così strumenti sicuramente più incisivi a chi la stessa debba applicare        (4-08314) .                                                                                            

Risposta. – Il ministero dell’interno, con la circolare n. 19 del 7 agosto 2009, ha inteso fornire indicazioni mirate a tutti gli operatori dello stato civile e di anagrafe, che quotidianamente si trovano a dover intervenire riguardo ai casi concreti, alla luce delle novità introdotte dalla legge n. 94 del 2009 (entrata in vigore in data 8 agosto 2009), volta a consentire la verifica della regolarità del soggiorno dello straniero che intende sposarsi e ad arginare il noto fenomeno dei matrimoni «fittizi» o di «comodo». È stato chiarito che l’eventuale situazione di irregolarità riguarda il genitore e non può andare ad incidere sul minore, il quale ha diritto al riconoscimento del suo status di figlio, legittimo o naturale, indipendentemente dalla situazione di irregolarità di uno o di entrambi i genitori stessi. La mancata iscrizione nei registri dello stato civile, pertanto, andrebbe a ledere un diritto assoluto del figlio, che nulla ha a che fare con la situazione di irregolarità di colui che lo ha generato. Se dovesse mancare l’atto di nascita, infatti, il bambino non risulterebbe esistere quale persona destinataria delle regole dell’ordinamento giuridico. Il principio della inviolabilità del diritto del nato è coerente con i diritti garantiti dalla Costituzione italiana a tutti i soggetti, senza alcuna distinzione di sorta (articoli 2, 3, 30 eccetera), nonché con la tutela del minore sancita dalla convenzione di New York del 20 novembre 1989 (Legge di ratifica n. 176 del 27 maggio 1991), in particolare agli articoli 1 e 7 della stessa, e da diverse norme comunitarie. Considerato che a un anno dall’entrata in vigore della legge n. 94 del 2009 non risultano essere pervenute segnalazioni e/o richieste di ulteriori chiarimenti, si ritiene che le deposizioni contenute nella predetta circolare siano state chiare ed esaustive, per cui non si è ravvisata sinora la necessità di prospettare interventi normativi in materia. Il Sottosegretario di Stato per l’interno: Michelino Davico.

E arriviamo alla XVII legislatura

Il presidente del consiglio Berlusconi, entrato in carica nel 2008, si dimise il 16 novembre 2011. Subentrò il governo Monti le cui dimissioni (dicembre 2012), seguite da elezioni, segnarono la fine della XVI legislatura e insieme la decadenza della proposta di legge presentata da Leoluca Orlando con l’intento di risolvere il problema delle registrazioni delle dichiarazioni di nascita. Per le pubblicazioni di matrimonio il problema era stato risolto dalla Corte Costituzionale, formalmente interpellata. Infatti con sentenza n. 245 del mese di luglio 2011 l’Alta Corte escludeva il permesso di soggiorno dai documenti da presentarsi per registrare le pubblicazioni di matrimonio. I nati in Italia, figli di migranti irregolari, restavano invece penalizzati dalla permanente necessità della presentazione del permesso di soggiorno dei genitori che era ed  è legge dello stato italiano. Solo la politica avrebbe potuto tutelarli cancellando l’articolo che li condannava – e li condanna – a non esistere.

Anche nella XVII legislatura il nemico pesante tre chili o poco più o anche meno resta come un macigno inamovibile nella nostra legislazione e il parlamento, nel succedersi degli imperturbabili governi Letta, Renzi, Gentiloni, non osa affrontare la situazione della registrazione di nascita negata ai figli dei sans papier anche se, durante la presidenza Letta, qualcuno fu così audace da presentare due proposte di legge (740/2013 alla Camera e 1562/2014 al Senato) per risolvere – senza onere di spesa – il problema. La governativa fermezza (sostenuta non solo a livello parlamentare ma anche dal silenzio della società in-civile) assicurò che le due proposte non fossero prese in considerazione fino al 2015 quando la soppressione della richiesta del permesso di soggiorno al fine di registrare la nascita di un figlio fu inserita nella proposta “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, e altre disposizioni in materia di cittadinanza” (nota come ius soli). Era ed è  il comma 3 dell’articolo 2 che, se fosse approvato, ripristinerebbe la garanzia del certificato di nascita negato dal 2009 ai figli dei sans papier. Ma anche “lo ius soli” ora è sul filo del rasoio e rischia seriamente di non essere approvato.

Due storie si intrecciano agli sgoccioli della legislatura
La questione si riapre fra un’indicazione particolarmente deresponsabilizzante dovuta all’indifferenza della sottosegretaria Boschi (non ci sono i numeri!) e un  soprassalto del ministro dell’interno e del sen. Zanda (capogruppo del Pd al senato).
Come si chiuderà? Alla fine della XVII legislatura manca poco e, scommettendo con me stessa, faccio tre ipotesi (ritengo vincente la prima)
1. o non sarà possibile percorrere la strada di una normale procedura di voto né concedersi un voto di fiducia e la norma decadrà per essere affidata – secondo una banale espressione dell’improvvida sottosegretaria di cui sopra, (“Speriamo nella prossima legislatura”) – a quel che succederà (après moi le déluge, diceva il re di Francia);
2. o con normale procedura o con voto di fiducia sarà approvato il testo licenziato due anni fa dalla camera (ipotesi da richiami miracolistici e perciò la più improbabile);
3. o la norma uscita dalla camera potrebbe tornarvi mutilata dal senato per un’ulteriore approvazione (e per questo non mi sembra ci siano i tempi tecnici, senza contare le migliaia di emendamenti presentati dal solito senatore Calderoli all’art. 1).
La mutilazione, la cui stessa proposta mi spaventa per il suo peso culturale in un’etica che sta affermandosi condivisa, potrebbe intervenire con l’accettazione dell’emendamento soppressivo del comma 3 dell’art. 2, uno dei più squallidi, ignobili passaggi parlamentari che io abbia registrato in questa vicenda ripugnante fin dalle sue lontane origini.
Questa soppressione infatti è stata proposta da otto senatori di FI PdL eroicamente associati, per assicurare continuità alla grottesca sempre presente trovata di Maroni. Ricordiamone i nomi (della serie se li conosci li eviti) Paolo Romani, Bernini, Gasparri, D’alì, Malan, Pelino, Floris, Fazzone.  [NOTA]

Ferma restante l’ideologia fondante («Nei riguardi della politica interna il problema di scottante attualità è quello razziale» aveva proclamato Mussolini a Trieste il 18 settembre 1938) io continuo a chiedermi: quale vantaggio traggono questi signori dal consentire a una matta bestialità che vede un nemico da annullare in un essere appena nato cui si dichiara di non volerlo  come proprio concittadino? Inorridisco pensare che questi otto alfabetizzati signori abbiano scelto di distruggere l’esistenza di neonati – identificati a seguito della irregolarità amministrativa dei loro genitori – per qualche loro personale vantaggio o per la soddisfazione amorale di fare un  danno al ‘nemico’ attraverso i suoi figli e che insieme rispondano, con un silenzio che equivale a un ghigno, agli appelli di ragazze e ragazzi che, dai banchi di scuola, chiedono di diventare cittadini italiani. E’ così? Lo sapremo entro due mesi.

[NOTA]  Ho scelto questo sito – fra i tanti possibili – perché riporta varie citazioni dalla pubblicazione linkata e a pag. 116 si trova l’affermazione che ho citato
“Nei riguardi della politica interna il problema di scottante attualità è quello razziale”
Mettendo nel motore di ricerca la frase virgolettata emerge la citazione che ritengo importante per il termine ancora attuale “politica interna”

https://books.google.it/books?id=X7FfCgAAQBAJ&pg=PA116&lpg=PA116&dq=nei+riguardi+della+politica+interna+il+problema+di+scottante+attualit%C3%A0+%C3%A8+quello+razziale&source=bl&ots=SjnOZHXmf6&sig=15ctvWUmvzk6IFmiMOBNtbfXUG4&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjCvuXxnqnXAhXnD8AKHYHHASQQ6AEIJzAA#v=onepage&q=nei%20riguardi%20della%20politica%20interna%20il%20problema%20di%20scottante%20attualit%C3%A0%20%C3%A8%20quello%20razziale&f=false

 

novembre 6, 2017Permalink

4 novembre 2017 – Ho pubblicato su facebook …

… curiosa di vedere che succede
Continuano le denunce per violenze e molestie avvenute anche molti anni fa da parte di maschi che spesso avevano nelle mani lo strumento del più forte potere: la decisione sul lavoro di giovani ragazze, rese deboli proprio dalla loro condizione di giovinezza e di volontà/necessità di lavorare.
E’ bene che di tutto ciò finalmente si parli ma è giusto anche si parli d’altro.
In Italia quei gentiluomini di dubbia umanità e di vigliacca concezione della vita potrebbero essere giudicati secondo la legge 15 febbraio 1996 n. 66 Norme contro la violenza sessuale
E quella legge ha una storia.
Alla fine del 1965 una giovanissima ragazza siciliana, Franca Viola nata nel 1947, fu rapita da un ex fidanzato lasciato perché rivelatosi un piccolo capomafia.
Venne violentata, riuscì a liberarsi e a rifiutare il matrimonio riparatore, non solo costume locale ma prassi riconosciuta dalla legge per cancellare il reato.
Così diceva l’articolo 544 del Codice Penale allora in vigore:
«… il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali».
Dalla storia di Franca Viola alla approvazione della legge passarono 30 anni ma il gesto di Franca fu sostenuto dalla sua famiglia e Franca –nonostante l’abiezione delle usanze- si sposò mentre il suo rapitore, processato, era in carcere.
Franca aveva fatto emergere una positiva solidarietà, quella solidarietà che non è pietismo e vago dono della propria emozionata simpatia, ma rispettosa, pubblica, consapevole condivisione.
Quanto la cultura dominante nel parlamento italiano fosse al di sotto delle convinzioni di Franca Viola lo dimostrano i trent’anni trascorsi fra la violenza subita e denunciata da una ragazza consapevole e l’approvazione della legge che il suo gesto aveva reso necessaria.
Vorrei che i movimenti delle donne e i media se ne ricordassero non per contrapporla alle denunce tardive ma per dire che esistono strumenti per rigettare la violenza e attribuirne il merito a chi si fece carico di aprire una strada difficile ma non necessariamente impraticabile.
E è una strada da praticare in molte situazioni, oltre la violenza sessuale

Avevo aperto dichiarando la mia curiosità di vedere “che succede”
Scommetto con me stessa: niente

 

 

novembre 4, 2017Permalink

1 novembre 2017 – Calendario di novembre

.1 novembre 1911 – Primo bombardamento aereo italiano in Libia (e primo
…………………………….bombardamento aereo della storia).
.1 novembre 2009 –  Morte della poetessa Alda Merini
.1 novembre 2016 –  Morte di Tina Anselmi, prima donna ministro nella storia della
…………………………….repubblica
.2 novembre 1975 –  Assassinio di Pier Paolo Pasolini
.3 novembre 1970 — Salvador Allende diventa presidente del Cile.
.4 novembre 1966 –  Alluvione di Firenze
.4 novembre 1995 –  Assassinio di Yitzhak Rabin
.5 novembre  2017 – Elezioni in Sicilia. Disastro tutta sinistra
.6 novembre 1962 – Risoluzione ONU contro l’apartheid in Sudafrica
.7 novembre 1917 – Rivoluzione d’Ottobre
.8 novembre 1960 – USA: elezione alla presidenza di J.F.Kennedy
.8 novembre 2016 –  USA: elezione alla presidenza di D. Trump
.9 novembre –           Giornata internazionale contro il fascismo e l’antisemitismo.
……………………………..(nota)
.9 novembre 1938 –  Germania: “notte dei cristalli”
.9 novembre 1989 –  Germania: abbattimento del muro di Berlino
.9 novembre 1993 –  Distruzione del ponte di Mostar
10 novembre 1483 –  Nascita di Martin Lutero
11 novembre 1992 –  La chiesa anglicana inglese ammette le donne pastore (gli
……………………………. anglicani usano anche il termine ‘prete’). Nel mese di
……………………………. dicembre 2014 verrà consacrata la prima ‘vescova’
13 novembre 354 –     Nascita di Agostino di Ippona
13 novembre 2015 –   Attentati dell’ISIS a Parigi – strage del Bataclan
15 novembre 1988 –  L’ANP annuncia la nascita dello stato palestinese
16 novembre 1989 –  El Salvador – strage dell’UCA – Universidad Centroamericana
……………………………. José Simeón Cañas     
17 Novembre 1938 – REGIO DECRETO LEGGE n. 1728
…………………………………….Provvedimenti per la difesa della razza italiana
Si comincia così…………



18 novembre 1626 –  Consacrazione della basilica di San Pietro
19 novembre 1975 – Spagna: morte del dittatore Francisco Franco
20 novembre –            Giornata internazionale dell’Infanzia (nota)
20 novembre 1945 –  Inizio del processo di Norimberga
20 novembre 1989 –   L’Assemblea Generale delle Nazioni
…………………………………..Unite approva la Convenzione internazionale dei diritti
…………………………………..dell’infanzia e dell’adolescenza  (nota)
20 novembre 2016 –    Chiusura giubileo della Misericordia
22 novembre 2004 –   Ucraina: inizio della ‘rivoluzione arancione’
23 novembre 1971 –   La Cina sostituisce Taiwan nel Consiglio di Sicurezza
………………………………..dell’ONU.
25 novembre 1973 –   Grecia: golpe militare
25 novembre 1992 –   Il Parlamento vota la divisione fra Repubblica Ceca e
………………………………Slovacca
25 novembre 2016 –   Morte di Fidel Castro
26 novembre 1915 –  Einstein presenta la teoria della relatività generale
26 novembre 1954 –  Ritorno di Trieste all’Italia
27 novembre 1941 –  Resa di Gondar: l’Italia lascia l’Africa Orientale.
……………………………..(Gondar – antica capitale imperiale dell’Etiopia)
29 novembre –           ONU: giornata internazionale di solidarietà con il popolo
………………………………palestinese (nota)
30 novembre 1943 –  Morte di Etty Hillesum ad Auschwitz
30 novembre 1999 –  Seattle: prima mobilitazione del movimento no-global

[nota] L’elenco delle giornate internazionali celebrate dalle Nazioni Unite si raggiunge con
http://www.centrounesco.to.it/?action=view&id=337

 

 

novembre 1, 2017Permalink