26 maggio 2017 – Un messaggio importante e coraggioso

Il messaggio ai musulmani d’Italia “Un Ramadan di qualità e spiritualità”

“In prossimità dell’avvio del mese festivo del Ramadan, desidero estendere a tutte le persone di fede musulmana presenti in Italia un mio personale augurio. Si tratta di un augurio che viene dal cuore, nella consapevolezza che mai come oggi le religioni devono agire con fermezza contro ogni forma di terrore e di odio, verso uno spazio futuro che condividiamo quotidianamente, testimoniando attraverso i valori che uniscono, ciascuno con le proprie tradizioni e specificità, un impegno che guarda oggi alle comuni sfide sociali, e domani all’orizzonte irrinunciabile della pace e della fratellanza”.

Così la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni in un messaggio inviato alla vigilia del Ramadan.

“L’auspicio – si legge ancora – è che, anche in questa prospettiva, il Ramadan possa rappresentare un’occasione per condividere momenti che lascino un segno, sia nella dimensione privata che in quella collettiva comunemente partecipata. Un mese di introspezione, spiritualità, qualità e incisività delle relazioni”.

Pubblicato in Attualità    il 26/05/2017 – 1 סיון 5777

http://moked.it/blog/2017/05/26/messaggio-ai-musulmani-ditalia-un-ramadan-qualita-spiritualita

22 maggio 2017 – Lettera aperta al sen. Pietro Grasso, Presidente del Senato

Egregio Presidente del Senato
“Chi nasce e studia qui è italiano”.
Abbiamo ascoltato con vivo apprezzamento  quanto da Lei dichiarato il 20 maggio alla marcia di Milano e perciò vogliamo proporLe una nostra considerazione cominciando da una ovvietà: per diventare cittadine/i di qualsivoglia stato bisogna esistere, non solo in virtù della propria presenza fisica ma anche per il riconoscimento della propria esistenza giuridica, garantita dal certificato di nascita..
Purtroppo dal 2009, a seguito della approvazione della legge 94/2009, ci sono persone cui la lettera g del comma 22 dell’art.1 di quella legge nega il certificato di nascita. Il mezzo con cui ciò avviene non è diretto ma obliquo: l’imposizione  al genitore che voglia registrare la nascita di un figlio della presentazione del permesso di soggiorno, documento di cui non dispone se migrante non comunitario irregolare. Per evitare questo vulnus di civiltà che, per essere affermato in legge tutti ci umilia, basterebbe tornare al regime precedente al 2009 nel rispetto di un diritto umano sancito anche dalla legge 176/1991, ratifica della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (1989)
Ci è noto che ora è all’attenzione della Commissione Affari Costituzionali del Senato la norma già approvata dalla Camera “Disposizioni in materia di cittadinanza”  che – oltre ad agire positivamente sulla possibilità di acquisizione della cittadinanza  – con il comma 3 dell’art. 2 garantirebbe, se approvata, la cancellazione della norma che condanna alcuni nuovi nati in Italia all’inesistenza.
Sperando che il Senato riesca per tempo ad approvare quella norma così conforme, ci sembra, allo spirito di quanto da Lei affermato alla marcia di Milano, Le segnaliamo con viva urgenza e preoccupazione, la proposta di un emendamento soppressivo del comma 3 dell’art. 2, firmato da esponenti appartenenti a FI-PdL, che, se approvato, manterrebbe efficace l’atroce volontà di negare l’esistenza giuridica di alcuni neonati, vanificando per costoro anche il significato della volontà da Lei espressa a Milano.
Non sia superfluo ricordare che la mancata registrazione anagrafica di neonati comporta  una violazione multipla dei diritti umani, in quanto, oltre a negare il loro diritto alla registrazione al momento della nascita (art. 7 legge 176/1991), li rende particolarmente vulnerabili, esponendoli  alla apolidia e a varie forme di sfruttamento e crimini, tra cui la tratta di esseri umani nelle sue varie forme.

Contiamo su di lei

#Augusta De Piero  –  Udine  –
#Valentina Degano  –  Pasian di Prato (UD)
#Daniela Rosa  –   Udine –
#Chiara Gallo    –   Udine –
#Eugenia Benigni  – Udine –

maggio 22, 2017Permalink 1 Comment

19 maggio 2017 – All’on Kyenge , lettera aperta

Gentile on. Kyenge

L’on. Borghezio, europarlamentare della Lega Nord, è stato condannato dalla quarta sezione penale del tribunale di Milano per il reato di “diffamazione aggravata da discriminazione razziale” commesso nei suoi confronti. Mi permetta di considerare la sentenza emessa a Milano un riconoscimento dovuto alla sua persona (e di ciò sinceramente mi compiaccio) ma di aggiungere che è anche sostegno e conforto alla dignità di tutti noi, offesi dall’espressione di razzismo da parte di un componente di un’assemblea parlamentare. Come sappiamo l’on. Borghezio aveva usato grossolane espressioni offensive nei suoi confronti per essere lei di origini congolesi e prima ministra afroitaliana. Come lei stessa ha dichiarato: “L’odio razziale non può essere mai strumento di lotta politica perché avvelena la società e discrimina una persona, non giudicata degna di fare il ministro della Repubblica, per il solo colore della sua pelle”. E ha aggiunto di volere devolvere il risarcimento riconosciutole “a progetti di accoglienza e alla causa dell’antirazzismo”. Mi permetto ora di riferirmi a nostri precedenti incontri, durante un suo comizio a Udine e nel corso di una sua partecipazione a un’iniziativa di associazione di San Daniele del Friuli. Le avevo ricordato allora che dal 2009 una legge italiana nega ai nati in Italia, figli di migranti privi di permesso di soggiorno, il diritto (non solo umano ma anche affermato da convenzioni internazionali) ad avere il certificato di nascita. Come le è noto si tratta della legge 94/2009 che tanto prevede all’art. 1, comma 22, lettera g. Mi sembra che tale esclusione da un diritto altrimenti ineludibile possa rientrare nel quadro di una discriminazione ‘di razza’ per essere il legame con genitori “irregolari” ciò che caratterizza la colpa di questi piccoli. Il parlamento italiano ha ignorato le due proposte che avrebbero cancellato questo vulnus di civiltà (Camera 740/2013 e 1562/2014 Senato), proposte il cui significato essenziale sarebbe ora assicurato dalla approvazione della legge “Disposizioni in materia di cittadinanza” dove compare come comma 3 dell’art. 2. Purtroppo la commissione Affari Costituzionali del Senato – dove la proposta è approdata dopo l’approvazione della Camera – lavora sul problema delle modifiche alla cittadinanza con una lentezza preoccupante e tutto il lavoro fatto finora rischia di essere affossato se non sarà concluso prima delle prossime elezioni. E c’è di peggio: la Commissione senatoriale infatti deve affrontare non solo la solita quantità di emendamenti presentati esclusivamente per essere ostacoli alla scorrevolezza del dibattito ma anche uno specifico emendamento soppressivo del comma 3 dell’art. 2 che cancellerebbe la decisione devastante della negazione dell’esistenza giuridica di nuovi nati in Italia (di cui ho scritto sopra)  . Ne sono firmatari otto senatori, tutti appartenenti a FI-PdL, partito che nel 2009 fu sodale (o dovrei dire complice?)  della Lega nel dichiarare inesistenti per legge i figli dei sans papier(non dimentichiamo che allora, quarto governo Berlusconi,  l’on. Maroni era Ministro dell’interno)  . Ora lei può parlare autorevolmente da vittima di un’offesa riconosciuta da un tribunale  italiano e di ciò sono felice. Ed è proprio in nome della autorevolezza che la sua parola ha e dell’ascolto privilegiato che in questo momento può avere che le chiedo di pronunciarsi solidale a piccole vittime che non hanno voce alcuna in un’esistenza volutamente negata per legge.

Conto su di lei
Augusta De Piero

10 maggio 2017 – Macron e l’inno alla gioia

Ho assistito alla serata in cui è stata resa pubblica la vittoria di Macron e mi ha positivamente impressionato il fatto che intervenisse sul palco al suono dell’inno europeo. In tanto emergere di nazionalismi e localismi è stato un segno di civiltà. Trovo un articolo-appello di intellettuali europei che pubblico per mio pro memoria segnalandomi poi in calce altri riferimenti a posizioni che sembrano civili.

08 maggio 2017  La vittoria di Macron e il nostro impegno per un’Europa migliore

L’appello di Roberto Saviano, Wim Wenders, Alain Juppé e tante altre personalità del mondo della cultura e della politica: “Il nuovo presidente francese crea un’opportunità unica per rifondare senza indugio il progetto europeo e scrivere un nuovo capitolo nella storia del nostro Vecchio continente. Chiunque sia convinto che l’avvenire debba essere inventato insieme si unisca a noi”

di ALAIN JUPPE’, ROBERTO SAVIANO, WIM WENDERS

Sulla scia delle votazioni ungherese, austriaca e olandese, l’elezione di Emmanuel Macron, un europeista convinto, in qualità di presidente della Repubblica francese, crea un’opportunità storica per rifondare senza indugio il progetto europeo. Ecco perché abbiamo deciso di aprire da oggi un ampio dibattito civico continentale con l’obiettivo di coinvolgere i nostri cittadini nella scrittura di un nuovo capitolo nella storia della nostra Unione europea. Esattamente un anno fa, su queste stesse colonne, avevamo chiamato a una tabella di marcia concreta per un nuovo rinascimento europeo. Avevamo chiamato i nostri concittadini, i dirigenti e gli opinion leader — provenienti da tutte le generazioni e da tutte le sensibilità dei diversi paesi dell’Unione europea — a mobilitarsi a tutti i livelli contro le tentazioni di ripiegamento nazionalista e a promuovere un nuovo spirito civico europeo. Li invitavamo allo stesso modo a federarsi per creare le condizioni per una reinvenzione dell’Unione europea con la preoccupazione di rimettere il cittadino al centro del progetto. Il momento di questa trasformazione è arrivato. È tempo di fare dell’Unione europea una potenza politica, democratica, industriale, culturale, ecologica e sociale in grado di difendere gli interessi e i valori dei nostri concittadini, una potenza che sia un attore centrale nella globalizzazione e non più un osservatore passivo e molle. Per molti aspetti, il nostro appello è stato ascoltato. Lo shock del risultato negativo del referendum britannico, la nuova situazione internazionale con l’elezione inaspettata di Donald Trump e l’irrigidimento russo, hanno accelerato la consapevolezza dell’urgenza di un fronte comune europeo. Come affrontare altrimenti le sfide concrete di gran lunga superiori al piano nazionale e dare nuova vitalità alle nostre democrazie? In tutta l’Unione, dal Portogallo alla Polonia, dalla Germania alla Romania, passando per la Francia, l’Italia e gli Stati baltici, i cittadini sono scesi in piazza per dimostrare il loro attaccamento nei confronti dell’Unione. Nuovi movimenti — come Pulse of Europe, Stand for Europe o Civico Europa — sono nati. L’Eurobarometro e le inchieste d’opinione negli ultimi nove mesi hanno dimostrato un ritorno di attaccamento al progetto europeo senza precedenti dall’inizio della crisi finanziaria, e la convinzione che l’Ue dovrebbe rafforzare la sua capacità d’azione per la sicurezza, la lotta al terrorismo, la gestione delle migrazioni o ancora per la regolamentazione della globalizzazione in materia commerciale, finanziaria, ambientale e sociale. Questa dinamica si è tradotta a livello politico. Alcuni Capi di Stato e di governo ci hanno coinvolto nella loro riflessione, l’Unione europea ha delineato in occasione del 60 ° anniversario dei Trattati di Roma i contorni della tabella di marcia che chiedevamo. Alcune delle nostre proposte come quelle sul pilastro dei diritti sociali, sulla sicurezza o sulle liste transnazionali sono ormai discusse in seno al Consiglio dei ministri dell’Ue. Inoltre, i leader nazionali e i cittadini non esitano più ad ostentare la loro convinzione europea. Piuttosto che opporre orgoglio nazionale e ambizione europea, non hanno più paura di affermare che le due cose si rafforzano a vicenda. Il fallimento del referendum anti-europeo in Ungheria, le vittorie degli europeisti in Austria e nei Paesi Bassi, e ora la vittoria in Francia di Emmanuel Macron — che ha messo nel cuore della sua campagna la rifondazione del progetto europeo — illustrano questo contesto storico favorevole. Oggi abbiamo un dovere di azione collettiva e ognuno di noi sente la responsabilità di impegnarsi. Siamo consapevoli che la dinamica di frammentazione delle nostre società è sempre all’opera: è urgente rafforzare il nostro potenziale di crescita, lottare con vigore contro le disuguaglianze e inventare i diritti e le libertà del futuro, per dare a ciascuno prospettive durevoli di avvenire e di inclusione democratica. Senza questo, sarà la coesione dei nostri paesi e dell’Unione ad essere minacciata. Per cambiare la situazione, è importante che ciascuno si assuma le proprie responsabilità senza più rinviare, gli Stati, l’Unione, ma anche i cittadini e gli opinion leader. Questo è quello che cerchiamo di fare oggi con i mezzi e le risorse limitate di cui disponiamo, impegnandoci e rilanciando di nuovo l’iniziativa. “Quale via europea per un futuro migliore?” Come associare concretamente i nostri cittadini alla ricerca di soluzioni positive? Queste le sfide di un grande dibattito pubblico che apriamo questo 9 maggio, giorno della Festa dell’Europa, a Bruxelles, capitale dell’Unione, con Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea. Abbiamo messo proposte concrete sul tavolo dei leader europei — come ci avevano d’altra parte domandato i presidenti della Commissione e del Consiglio europeo — invitando a un riequilibrio del progetto europeo e a prendere meglio in considerazione le preoccupazioni dei nostri concittadini, sintetizzabili in sette pilastri: la democrazia, l’istruzione e la cultura, la dimensione sociale, lo sviluppo sostenibile, l’economia e l’industria, la moneta e, naturalmente, la sicurezza, la difesa e la politica estera. Ma noi vogliamo andare oltre. Ci sembra urgente per rinvigorire le nostre democrazie rappresentative favorire la nascita di una vera democrazia deliberativa e partecipativa europea. Proponiamo dunque di organizzare un nuovo processo partecipativo europeo in autunno — con lo scopo di coinvolgere i cittadini in modo continuo alla definizione delle priorità e dei progetti politici dell’Unione — che si tradurrà in convenzioni civiche diffuse sul territorio dell’Unione, coinvolgendo la responsabilità dei cittadini. Chiunque sia convinto che l’avvenire debba essere inventato insieme si unisca a noi e ci sostenga! * Firmato dai membri di Civico Europa (civico.eu), già promotore dell’appello per un nuovo Rinascimento europeo del 9 maggio 2016.
Guillaume Klossa (FR), autore, promotore di Civico Europa e dell’appello per un nuovo Rinascimento europeo, fondatore di EuropaNova e degli Stati Generali d’Europa, ex sherpa del Gruppo di riflessione sul futuro dell’Europa (Consiglio europeo); Mercedes Bresso (IT), Europarlamentare, ex presidente del Comitato delle Regioni; Elmar Brok (DE), Europarlamentare, ex Presidente della Commissione Affari Esteri, Partito popolare europeo; Daniel Cohn-Bendit (FR), ex presidente del gruppo “Les Verts”, Parlamento europeo; Felipe Gonzalez (ES), ex primo ministro, ex Presidente del gruppo di riflessione sul futuro dell’Europa (Consiglio europeo); Sandro Gozi (IT), Sottosegretario agli Affari europei; Alain Juppé (FR), ex primo ministro, sindaco di Bordeaux; Roberto Saviano (IT), scrittore; Guy Verhofstadt (BE), ex primo ministro, presidente del gruppo “ALDE”, Parlamento europeo; Wim Wenders (DE), regista Traduzione italiana di Michele Fiorillo Copyright LENA (Leading European Newspaper Association
)

http://www.repubblica.it/esteri/2017/05/08/news/il_nostro_impegno_per_un_europa_migliore_saviano_wenders_juppe_-164969548/?ref=RHPPRB-BH-I0-C4-P2-S1.4-T1

NOTA:  Civico Europa è il nuovo nome del Movimento del 9 maggio – M9M – un collettivo creato da un gruppo di personalità del mondo politico e culturale europeo in occasione della giornata dell’Europa 2016. La nuova piattaforma vuole “fornire uno strumento per riconnettere i cittadini con il progetto europeo e consentirgli di disegnare un nuovo capitolo della storia del progetto europeo.”

http://www.voxeurop.eu/it/content/notule/5120825/m9m

Appello precedente (9 maggio 2016)
 http://www.repubblica.it/esteri/2016/11/18/news/appello_degli_intellettuali_per_salvare_l_europa_e_tempo_di_mobilitarsi_per_fermare_i_populisti_-152242198/

1 maggio 2017 – Calendario di maggio

.1 maggio –               Festa del lavoro [1]
.1 maggio 1947  –    Strage di Portella della Ginestra (per cui esiste ancora il segreto
……………………………. di stato)
.2 maggio 2011 –    Uccisione di Osama Bin Laden
2 maggio 2017  –    Muore Valentino Parlato
.3 maggio          –    Giornata internazionale della libertà di stampa
.4 maggio 1949 –    L’Italia entra ufficialmente nella NATO
.4 maggio 1949 –    L’Italia entra ufficialmente nella NATO
.5 maggio 1818 –    Nasce K. Marx
.5 maggio 1981  –    Morte di Bobby Sand (Irlanda del Nord)
.6 maggio 1976 –   Terremoto del Friuli
.6 maggio 2016 –    Elezione di Sadiq Khan a sindaco di Londra (avvocato, figlio di
……………………………immigrati pachistani)
.7 maggio 1999 –   La Nato bombarda l’ambasciata cinese a Belgrado
.7 maggio 2015  –  Ceuta -Un bambino ivoriano di otto anni viene trovato con il metal
………………………….. detector dentro una valigia. [2]
. 7 maggio 2017 –  Liberazione di 83 ragazze rapita da Boko Aram [3]
.7 maggio 2017  –  Elezione di Emmanuel Macron alla presidenza della Francia
.8 maggio 1936  –  Mussolini proclama la fondazione dell’impero.
.9 maggio           –  Giornata europea dell’Europa  [4]
.9 maggio 1978  – Ritrovamento del corpo di Aldo Moro
.9 maggio 1978 –   Omicidio di Peppino Impastato
10 maggio 1933 – I nazisti organizzano il rogo dei libri in Germania
10 maggio 1994 –  Primo governo Berlusconi
11 maggio 1960 –  Argentina: il Mossad rapisce il nazista Eichmann
11 maggio 2016 –  Il parlamento approva la legge sulle Unioni Civili (L 767 2016)
12 maggio 1974 – Referendum sul divorzio
12 maggio 1977 –  Assassinio di Giorgiana Masi
13 maggio 1888 –  Brasile: abolizione della schiavitù
13 maggio 2015 –  Il Vaticano apre alla Palestina
15 maggio           – Giornata internazionale per l’Obiezione di coscienza
15 maggio 2015 –  Condanna a morte di Dzhokhar Tsarnaev, attentatore nella
…………………………..maratona di Boston del 15 aprile 2013.
16 maggio 1916  – Accordo Sykes Picot
16 maggio 1944 –  Rivolta di Rom e Sinti ad Auschwitz
16 maggio 2015 — Condanna a morte dell’ex presidente egiziano Morsi
17 maggio –         –  Giornata contro l’omotransfobia [5]
17 maggio 1961 –  Inizia l’embargo USA contro Cuba
17 maggio 1972 –  Assassinio del commissario Calabresi
17 maggio 2013 –   Morte in carcere di Jorge Rafael Videla ex presidente
………………………….dell’Argentina
18 maggio 1872 – Nascita di Bertrand Russel
19 maggio 1296 –  Muore papa Celestino V
19 maggio 1975 –  Viene approvata la legge del n. 151, Riforma del diritto di famiglia
19 maggio 2016 –  Muore Marco Pannella
20 maggio 1999 – Le Nuove Brigate Rosse uccidono Massimo D’Antona
22 maggio 1978 –  Promulgazione legge 194
22 maggio 2017 –  Strage di Manchester
23 maggio 1992 – Strage di Capaci
23 maggio 2015 –  Beatificazione di mons Romero  (assassinato nel 1980)
24 maggio 1915 –  L’Italia entra nella prima guerra mondiale
26 maggio 2017 –   Inizio del mese di Ramadan
26 maggio 2011 –   Arresto dell’ex generale serbo Ratko Mladic
27 maggio 1564 –   Morte di Giovanni Calvino
27 maggio 1993 –   Attentato mafioso a Firenze
28 maggio 1926 –   Colpo di Stato in Portogallo: prende il potere Salazar
28 maggio 1974 –  Strage di piazza della Loggia a Brescia
28 maggio 1980 –  Viene assassinato Walter Tobagi
29 maggio 2005 –  Referendum in Francia. Bocciata la Costituzione europea
29 maggio 2013 –  Morte di Franca Rame
30 maggio 1967 –  Secessione del Biafra dalla Nigeria: inizia la guerra civile
31 maggio 1972  – Strage di Peteano
31 maggio 2010 – Gaza: Israele attacca la Freedom Flotilla

NOTE:

[i] L’origine della festa del Primo Maggio appartiene alla storia degli Usa. In Europa fu ufficializzata nel 1889 (Seconda Internazionale) In Italia fu istituita nel 1891, soppressa nel 1925 e istituita nuovamente nel 1945

[2] Era un tentativo promosso dal padre per portarlo a sua madre, regolarmente presente in Spagna, cui era stato negato il ricongiungimento familiare.
http://www.lettera43.it/fatti/spagna-il-bambino-del-trolley-restituito-a-sua-madre_43675173931.htm

Le foto che lo ritraggono chiuso in un trolley hanno fatto il giro del mondo. Adou Ouattara, il bambino di otto anni originario della Costa d’Avorio, è stato finalmente restituito a sua madre Lucie. Dopo aver effettuato il test del Dna, che ha dimostrato l’effettiva parentela, la donna è stata autorizzata a riprendersi suo figlio. Adou era custodito in un centro per minori.
Il ricongiungimento è avvenuto al centro minori dove il piccolo era custodito da quando il 7 maggio fu trovato all’interno della valigia di una donna marocchina, incaricata dal padre di fargli passare la frontiera di Ceuta (enclave spagnola in Nord Africa). «È stato molto toccante», ha spiegato al periodico spagnolo El Mundo l’avvocato della famiglia, Juan Isidro Fernandez, «il bambino è corso incontro alla madre, che è scoppiata a piangere». Il padre del piccolo si trova ancora in carcere con l’accusa di far parte di un’organizzazione che aiuta i migranti a entrare clandestinamente in Spagna.

[3] http://www.globalist.it/world/articolo/215489/mutilate-e-maltrattate-i-retroscena-delle-ragazze-liberate-in-nigeria.html

[4]  Italia 5 maggio
Nel 1964, il Comitato dei Ministri ha istituito il 5 maggio, data della creazione del Consiglio d’Europa, come Giornata dell’Europa.
Europa 9 maggio
L’Unione europea festeggia la Giornata dell’Europa il 9 maggio. Si tratta della data della Dichiarazione Schuman del 1950, considerata come l’atto di nascita di ciò che oggi chiamiamo Unione europea.

[5] Ventidue anni dopo la decisione dell’Organizzazione mondiale della Sanità, di togliere l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali, l’Unione Europea sceglie il 17 maggio come giorno di sensibilizzazione e prevenzione per contrastare il fenomeno dell’omofobia.

 

29 aprile 2017 – Parole da salvare, pietre per costruire

 

 

Il 24 febbraio scorso ho ricopiato la notizia della condanna che il tribunale di Milano ha inferto alla Lega Nord per aver usato l’espressione “clandestini” cui riconosce un «carattere discriminatorio e denigratorio». Le parole infatti sono pietre che possono essere gettate per distruggere gli esseri umani inserendoli in categorie che li umiliano, imprigionandoli in una definizione che diventa senso comune fino a una condanna socialmente accettata.
Diceva Nelson Mandela Disumanizzare l’altro significa inevitabilmente disumanizzare se stessi

Farsi cura invece dell’altro umanizza anche noi stessi e ci rende capaci di pronunciare parole che danno senso alle relazioni fra umani troppo spesso negate dal prevalere di una discriminazione aggressiva e arrogante. E le parole sono il mezzo potente che abbiamo per comunicare, confrontare, far crescere pensieri che possano essere base di una responsabilità condivisa nel costruire una realtà diversa da quella che ci angoscia. Tante volte ho cercato di testimoniare nel mio blog vicende che dessero il senso di questa umanità consapevolmente viva, solidale e rispettosa. Non è facile perché fanno parte della quotidianità che non fa notizia e purtroppo lo diventa quando si manifesta nella tragedia quando vi siano catapultate persone normali, più indifese di chi – per svolgere un ruolo di potere – può giovarsi di qualche significativa forma di protezione.

A Parigi: non avrete il mio odio

Il 13 novembre 2015 l’attentato terroristico al Bataclan uccideva, tra gli altri, una giovane donna, madre di un bambino di due anni. Il vedovo esprimeva il suo dolore rivolgendosi agli assassini con una espressione straordinaria “non avrete il mio odio”. Originariamente inserita in una lettera, quella frase, diventata il titolo di un libro, è entrata in una specie di vocabolario dell’umanità che non si adegua alla barbarie, fino a dare un senso pieno a un linguaggio completamente alternativo rispetto a quello che sembra dominante dell’odio, della paura, dell’indifferenza. Quella espressione è stata ripresa, sempre a Parigi, da Etienne Cardile per ricordare Xavier Jugelé, il compagno poliziotto ucciso il 20 aprile sugli Champs Elysées: «Soffro ma senza odio. Perché quest’odio non ti somiglia». E infine è riuscito a salutarlo con un «ti amo», evocazione del loro spazio privato, immune dalla malvagità.

In Italia: “Portare pesi impossibili con le spalle dritte”

Lo ha detto il padre di Valeria Solesin, la ragazza italiana uccisa al Bataclan, cui la città di Venezia ha riservato il funerale in piazza San Marco, accogliendo una osservazione del papà di Valeria «Se la mia famiglia ha dato un segno di civiltà vuol dire che non è morta invano». E ancora il richiamo alla negazione dell’odio: «Non sono una persona capace di odiare. Io e Luciana (la moglie e mamma di Valeria n.d.r.) crediamo nel valori che non dividono le persone».
Insieme a loro voglio ricordare anche i genitori di Giulio Regeni che rivendicano il loro diritto a quella giustizia che impone di far conoscere la verità sulla morte del figlio. Chiedono giustizia non vendetta.

In Algeria, più di vent’anni fa
Mi torna alla mente il testamento di padre Christian de Chergé scritto a Tibihrine, il primo gennaio 1994, due anni prima del rapimento suo e dei suoi monaci, di cui furono trovate solo le teste. La conoscenza della violenza del passato coloniale dell’Algeria (non dimentichiamo che le vicende di Tibihrine precedono di più di vent’anni quello appena ricordate dei giorni nostri) fonda le sua capacità di previsione: « Se mi capitasse un giorno – e potrebbe essere oggi – di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria,  vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo paese. …Che sapessero associare questa morte a tante altre ugualmente violente, lasciate nell’indifferenza dell’anonimato .. Venuto il momento, vorrei avere quell’attimo di lucidità che mi permettesse … di perdonare con tutto il cuore chi mi avesse colpito».

A Gaza: Restate umani

Lo aveva detto Vittorio Arrigoni, attivista sostenitore della causa palestinese, la sera del 14 aprile 2011 venne rapito da un gruppo terrorista dichiaratosi afferente all’area jihādista salafita, all’uscita dalla palestra di Gaza nella quale era solito recarsi. In un video immediatamente pubblicato su YouTube, Arrigoni venne mostrato bendato e legato, mentre i rapitori accusavano l’Italia di essere uno “stato infedele” e l’attivista di essere entrato a Gaza “per diffondere la corruzione”. Il 15 aprile fu assassinato.

Gabriele Del Grande: la violenza istituzionale

Il giornalista arrestato in Turchia e fortunatamente rientrato in Italia che, ritrovandosi nella sua terra ci ha dato gioia e ci ha regalato una parola, o almeno l’ha regalata a me che ormai la considero una pietra di costruzione: violenza istituzionale. Ha precisato con consapevolezza e dignità di non aver subito violenze fisiche, di essere stato trattato con rispetto ma, dato che il suo non era un rapimento ma un arresto, di aver subito una violenza istituzionale.

Il parlamento italiano e i suoi complici nel perpetrare violenza istituzionale

Dopo che l’intervento della Corte Costituzionale aveva consentito alle coppie ‘ miste’ di chiedere la registrazione delle pubblicazioni di matrimonio senza cadere nella trappola tesa dal pacchetto sicurezza, restavano solo i nuovi nati in Italia da genitori non comunitari privi di permesso di soggiorno, a soddisfare il cannibalismo cartaceo organizzato durante il quarto governo Berlusconi dall’allora  Ministro Maroni. Per sanare la situazione furono presentate due proposte di legge ma vennero abbandonate al disinteresse parlamentare (forte dell’indifferenza dell’opinione pubblica) finché l’articolo potenzialmente risolutivo venne inserito nella proposta di legge sulla cittadinanza che, approvata alla Camera, gode non solo del disinteresse ma, a quanto pare, della determinazione della commissione Affari Costituzionali del Senato ad affossarla giocando sulla lentezza. Basterà infatti una mancata approvazione prima delle elezioni per annullare tutto il lavoro svolto. Di recente un gruppo di associazioni, singoli cittadini e alcuni assessori e consiglieri comunali udinesi ha chiesto l’approvazione rapida della norma con un appello che, proposto agli strumenti di informazione, non ha ottenuto nemmeno un riscontro.

Un filo rosso fra le parole

Per fortuna le parole di giustizia, rispetto del diritto e della legalità restano. Chissà se qualcuno vorrà trovare il filo che le colleghi offrendoci la possibilità di costruire il linguaggio della dignità che si diffonda opponendosi alla barbarie che ci insozza?

 

NOTA
Nel file la cui pubblicazione nel mio blog precede questo testo ho elencato le fonti con i link che permettono di raggiungerle. L’ho fatto per non appesantirne la lettura dove sarà possibile proporla.
http://diariealtro.it/?p=4976

29 aprile 2017 – Documentazione relativa al post “Parole da salvare, pietre per costruire”

 Premessa: Non ho fatto ricorso alle note a pie’ di pagina perché voglio diffondere il testo del post senza che la presenza delle note (in particolare su facebook) ne scoraggi la lettura.
Nello stesso tempo non voglio cedere alla pessima, diffusa abitudine di lanciare slogan che pretendo presentarsi per sé convincenti
Condanna del termine clandestino

24 febbraio 2017 – Il peso delle parole, dette e taciute.

Lettera di Antoine Leiris
http://www.lanotiziagiornale.it/non-avrete-mai-il-mio-odio-leggi-la-toccante-lettera-allisis-di-antoine-leiris-rimasto-vedovo-a-causa-della-strage-di-parigi/

Commemorazione poliziotto
http://www.repubblica.it/esteri/2017/04/25/news/champs-e_lyse_es_compagno_agente_ucciso_non_avrete_il_mio_odio_-163861708/

Padre di Valeria Solesin

6 dicembre 2015 – Alberto Solesin “No all’odio”

Padre Christian de Chergé scritto a Tibihrine
http://www.ora-et-labora.net/ecumenismotibhirine1994.html

Gabriele Del Grande, giornalista e blogger
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-04-24/chi-e-gabriele-grande-blogger-giornalista-indipendente-viaggiatore-155416.shtml?uuid=AExYhcAB

Primo articolo pubblicato sulla negazione del certificato di nascita ai figli dei sans papier
15 marzo 2011 http://diariealtro.it/?p=673

Sentenza Corte Costituzionale sulla legittimità della non presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione delle pubblicazioni di matrimonio

6 agosto 2011 – La situazione migliora ma io sono sempre turbata.

Commissione Affari Costituzionali senato
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=17&id=1021619

Comunicato pubblicato il 4 aprile

4 aprile 2017 – Minori non accompagnati e minori fantasma

26 aprile 2017 – Leggendo Nota-m il 25 aprile

NOTA-M. Il nome indiviso è l’acronimo inglese NOtice To AirMen, informative dirette ai piloti con disposizioni da seguire nella navigazione, ma è anche una NOTA da Milano, Per leggere la newsletter andare a www.notam.it  

Anno XXV – n. 501 24 aprile 2017 – S. Fedele di Sigmaringen

TRENTA RIGHE DI ATTUALITÀ Marisa Piano

APRILE 2017 −Abbiamo avuto un inizio difficile. Sul mondo intero soffia il vento della guerra. La lista è terribile: raid di Assad in Siria con uso di napalm, fosforo bianco, bombe a grappolo che fastrage di piccoli innocenti; rispondono gli Usa che attaccano con 59 missili l’arsenale chimico di Assad.

C’è da domandarsi se è davvero quello il modo per cercare di fermare un tale criminale, ma l’imprevedibile presidente americano Trump, che in pochi mesi ha aumentato del 10% il budget militare fa anche di più: invia flotte in Corea del nord, rompe con Mosca e, come ultima esibizione di forza, almeno a oggi 15 aprile, lancia la super bomba Moab sull’Afganistan.

È vero che in passato abbiamo vissuto altri momenti delicati in cui la pace è stata in pericolo (per esempio la crisi di Cuba), ma mai come oggi l’imprevedibilità e l’egocentrismo sono le caratteristiche dei personaggi che sembrano invocare la guerra: il presidente degli Stati Uniti Trump, il leader supremo coreano Kim Jong-Un e l’ex ufficiale del KGB Putin. Ecco le parole del ministro degli esteri cinese: «In ogni momento può scoppiare la guerra… perderemo tutti». Forse oggi dovremmo rovesciare il vecchio adagio e dire che «la guerra è una cosa troppo seria per lasciarla ai politici».

Ma non è finita: non ci si sente più sicuri da nessuna parte. Tragici e ripetuti attentati anche nei paesi tendenzialmente più pacifici (la Svezia), attacchi ai profughi in fuga e l’ultimo sistema: camion lanciati a velocità sulla folla. E nel nostro paese ci si serve di facebook per insulti e minacce. A Milano si corre a comprare pistole! Nella capitale spuntano manifesti «BOICOTTA I NEGOZI STRANIERI» che ricordano tanto i vecchi «QUESTO NEGOZIO È ARIANO».

Da tempo papa Francesco cerca di scuotere l’opinione pubblica, parla di una terza guerra mondiale a pezzi e con insistenza chiede la pace per questo mondo sottomesso ai trafficanti di armi e dice: «Fermate i signori della guerra, la violenza distrugge il mondo […] nei conflitti grandi quantità di risorse vengono destinate a scopi militari e sottratte alle esigenze delle persona più fragili, anziani, malati, giovani…». Ecco: i giovani. Di loro si parla quasi sempre e solamente male: baby stupratori, violenti, in branco contro uno… Non si ricordano quelli che fanno volontariato, si occupano dei doposcuola, dell’assistenza agli homeless né si ricorda la loro domanda di incontro con gli adulti. Da loro può e deve venire una rinascita, forse proprio a cominciare dai figli degli emigrati, a quelli che sono nati qui, che frequentano la scuola in Italia, parlano la nostra lingua a volte meglio della loro, alle ragazze che si rifiutano di sposare sconosciuti uomini anziani, che si tolgono il velo fuori casa per sentirsi come le amiche e per questo sono picchiate o subiscono l’umiliazione di una testa rasata a zero (io sono abbastanza anziana da ricordare alla fine della seconda guerra mondiale rasate in piazza le ragazze che avevano fraternizzato con i tedeschi).

Mi auguro ardentemente che dai cosiddetti millennials, italiani e non, nasca un mondo nuovo, più umano. Spero che papa Francesco sia ascoltato e il futuro volga verso una pace durevole.

22 aprile 2017 – Sapremo dar vita ai neonati fantasma?

Da Confronti, Mensile di religioni – politica – società.  (aprile 2017 pag. 37)

Una recente ordinanza del tribunale di Milano rigetta l’espressione “clandestino” come discriminatoria e denigratoria. La questione della legge sulla cittadinanza, ora all’esame del Senato.

Otto anni fa, quando si predisponeva la presentazione della legge chiamata poi ‘pacchetto sicurezza’– fortemente voluta dall’ on. Maroni, ministro del quarto governo Berlusconi – venne realizzata una significativa ricerca di ‘fragilità nemiche’ che fossero sfuggite anche alla precedente legge Bossi Fini, e che consentissero di esasperare condizioni già difficili dei soggetti interessati. La prima fragilità fu la salute: malati e infortunati non comunitari – che si fossero presentati senza titolo di soggiorno a un servizio sanitario pubblico – dovevano essere denunciati. Medici e personale sanitario, forti della propria consapevole deontologia professionale, bloccarono radicalmente la norma. Restò però l’obbligo a consegnare il permesso di soggiorno per celebrare matrimoni e registrare la dichiarazione di nascita dei figli di migranti non comunitari irregolari che venissero al mondo in Italia. Li chiamavano ‘clandestini’: una recente ordinanza del tribunale di Milano, rigetta finalmente questa espressione come “discriminatoria e denigratoria”. Due anni dopo l’entrata in vigore del ‘pacchetto sicurezza’ una sentenza della Corte costituzionale escluse la presentazione del permesso di soggiorno per chi volesse celebrare un matrimonio ma nessuno che ne avesse titolo pose la questione per i neonati che restarono ultimo brandello di una negazione di principio di diritti fondamentali. Ultimo brandello certo ma significativo per chi fondava e fonda la propria identità e successo sul rifiuto del ‘diverso’ a riprova – di fronte a una platea spesso succube – della propria fedeltà a un impegno di difesa della popolazione autoctona. Lo scorso anno è stata approvata alla camera la legge ‘Disposizioni in materia di cittadinanza’, ora all’attenzione della Commissione Affari Costituzionali del Senato. Nel testo approvato si legge un comma che cancella il vulnus di civiltà brevemente descritto. Se la norma completerà il suo iter avremo facilitato l’accesso alla cittadinanza di chi vive, studia e lavora in Italia e insieme negato la possibilità di costruire neonati fantasma, privi per la loro inesistenza giuridica anche di genitori che possano dire “questo è mio figlio!”
Augusta De Piero

Nota del 22 aprile: La Commissione Affari Costituzionali ha ripreso il dibattito sul ddl 2092, dibattito nel cui corso sono presenti emendamenti. Se verranno approvati la legge dovrà tornare alla Camera e i tempi si allungheranno tanto da far temere che un possibile precedente intervento delle elezioni farà decadere irrimediabilmente non solo la possibilità del voto ma tutto il lavoro fatto.

18 aprile 2017 – Dall’opinione pubblica alla post-verità: la dialettica del post-moderno di Roberto Mordacci

Ricopio con entusiasmo un articolo del 27 febbraio 2017.
L’intelligenza fa bene alla salute. 

Nell’edizione del 1781, l’Oxford Dictionary registra per la prima volta l’ingresso nel linguaggio comune dell’espressione public opinion. Con essa ci si riferisce, come negli analoghi contemporanei opinion publique francese e öffentliche Meinung tedesco, all’opinione di un pubblico colto e criticamente avvertito, pronto a far valere il proprio peso nella discussione sulle scelte dei governanti e sui problemi sociali emergenti. Come scrive Edmund Burke in quegli anni, «In un paese libero, ogni uomo pensa di avere interesse a tutte le questioni pubbliche, di avere il diritto di formarsi e manifestare un’opinione su di esse. Egli le filtra, le esamina e le discute. È curioso, appassionato, attento e geloso; e, facendo di queste questioni il soggetto quotidiano del loro pensiero e delle loro scoperte, molti raggiungono una tollerabile conoscenza di sé e alcuni ne raggiungono una ragguardevole» (Burke’s Politics , New York 1949, p. 106).

Lo spazio pubblico, in quest’ottica, è un luogo di elaborazione politica del pensiero e dell’azione, una sorta di camera di compensazione fra il potere dei sovrani e l’impotenza del popolo, troppo debole e incolto per non essere esposto alla manipolazione dei potenti. «L’opinion publique – scrive Jürgen Habermas – è il risultato illuminato della riflessione comune e pubblica sui fondamenti dell’ordine sociale. Essa ne riassume le leggi naturali; non governa, ma il governante illuminato deve seguirne le idee» (Storia e critica dell’opinione pubblica, Roma-Bari 2005, p. 111).

Lo stesso Oxford Dictionary introduce, nell’edizione 2017, la nozione di Post-Truth. La post-verità si riferisce a «circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti nel plasmare l’opinione pubblica degli appelli all’emotività e alle convinzioni personali». È significativo che, qui, il prefisso post– non si riferisca alla semplice successione temporale, bensì «a un tempo in cui il concetto cui si applica ha perso di importanza o è divenuto irrilevante»: nell’era della post-truth politics (espressione che ha avuto un’impennata d’uso nel 2016), l’opinione pubblica non si forma più sui fatti e nemmeno sulla percezione riflessiva di come stiano effettivamente le cose, bensì sulla scelta arbitraria e idiosincratica di ‘informazioni’ (spesso pseudofatti o ‘fatti alternativi’) che servono solo a rafforzare un pregiudizio o un’inclinazione non sottoposti a critica.

È un fenomeno che non ci sorprende molto, in realtà. Le sue radici risiedono in quasi un secolo di narrazione postmoderna: la celebrazione quasi compiaciuta della ‘fine’ di tutti i progetti caratteristici della modernità occidentale, ovvero la costruzione di un sapere verificabile, la definizione di diritti inalienabili delle persone, l’ideale cosmopolitico come orizzonte di convivenza fra stati sovrani (di cui l’Unione Europea doveva essere una sorta di laboratorio), la concezione della storia come un movimento se non progressivo almeno di lento allontanamento dalla barbarie. Gli alfieri del postmoderno, come Lyotard, Derrida, Rorty, Vattimo e Bauman, hanno da tempo rivendicato come un cammino di liberazione l’abbandono dei concetti di verità (si veda appunto Addio alla verità di Gianni Vattimo, Roma 2009), soggetto, oggettività, metafisica e addirittura storia (il concetto di post-histoire di Arnold Gehlen e la fine della storia di Francis Fukuyama) e filosofia (La filosofia dopo la filosofia di Richard Rorty, Roma-Bari 1989).

Per almeno un cinquantennio, una corrente rilevante della filosofia e della cultura contemporanea ha sostenuto e promosso la sistematica distruzione dell’ideale critico del pensiero, che è stato il cuore della modernità. Quest’ultima non è affatto, come pretendono i postmodernisti, il tentativo di fondare e sviluppare sistemi compiuti e assoluti del sapere, nonché progetti sociali totalitari radicati in pretenziose metafisiche razionalistiche. Questo si può forse dire della filosofia ottocentesca e di quella novecentesca che ha seguito i piani del positivismo, da un lato, e dell’idealismo dall’altro. Ma è assolutamente falso e fuorviante (a proposito di fatti) che la prima modernità (il Rinascimento e soprattutto l’Illuminismo) mirasse a sistemi chiusi e a programmi politici totalitari. L’ideale critico della ragione, che è il cuore dell’Illuminismo, consiste precisamente, invece, nel rivendicare contro il dogmatismo lo spazio di quello che Kant chiama «uso pubblico della ragione», ovvero la capacità di proporre le proprie tesi al vaglio delle persone pensanti e dotate di quel grado di cultura che le abilita a farsi opinioni ponderate, in particolare sulle questioni di interesse pubblico. Su queste fondamenta si basava, appunto, l’idea di opinione pubblica. In quest’ottica, la verità non è un possesso, come per i dogmatici, ma nemmeno è fuori dal quadro. Anzi, essa è il nerbo della critica ed è l’orizzonte cui il ragionamento, anche quello pubblico, aspira costantemente in base a due pilastri essenziali: la non contraddizione (o coerenza) e il rispetto dei fatti, che sul piano etico comportano il rispetto di tutte le persone in quanto capaci di pensiero e decisione.

Ora, se l’élite intellettuale postmoderna si è giocosamente immersa nella provocazione della fine del soggetto, della verità e degli stessi fatti, non può sorprendere che, quando questo gioco approda alle masse, queste ultime divengano non solo più manipolabili che mai, ma addirittura protagoniste della creazione e diffusione di ‘fatti alternativi’ e di opzioni politiche basate sul mero pregiudizio, di assalti agli individui perpetrati attraverso i social e di reazioni parossistiche come l’adozione, in un contesto relativistico, di fedi assolute, ideologie autoritarie e nazionalismi fuori tempo massimo. Il postmoderno è incorso in una dialettica che, con nozioni come la post-verità, ha posto le basi di un maggiore asservimento e della rinuncia all’esercizio della critica riflessiva, ponderata, aderente alla realtà nella misura in cui siamo in grado di conoscerla attraverso l’osservazione e la logica. Reagire a questa deriva è un compito ineludibile per le persone di cultura, cui spetta di avviare un’onda alternativa (di cui si colgono i segni nella ricerca diffusa di nuove forme di obiettività, realismo e verità dall’etica all’arte) che approdi all’opinione pubblica, prima che sia troppo tardi.

http://www.paradoxaforum.com/dallopinione-pubblica-alla-post-verita-la-dialettica-del-post-moderno/

Notizie sull’autore: Roberto Mordacci è un filosofo italiano. È preside della Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele dove è professore ordinario di Filosofia Morale.