18 settembre 2018 – LEGGI RAZZIALI, 1938-2018.

LEGGI RAZZIALI, 1938-2018: 80 ANNI FA IL DISCORSO DI MUSSOLINI A TRIESTE   Emanuele Forlivesi                                        (Link in calce)

Mattarella ricorda: «una delle pagine più brutte e tristi della nostra storia». Conte ammonisce: «ricordare per non dimenticare»; ma il caso della mostra contro il razzismo di un Liceo triestino accusata dal sindaco di centrodestra ci riporta a quel passato e fa riflettere.

Trieste – Sono passati 80 anni da quel 18 settembre 1938, quando Benito Mussolini, in una piazza dell’Unità gremita da 150mila persone annunciò la promulgazione delle leggi razziali, una serie di decreti regi e dichiarazioni che miravano a discriminare gli ebrei e limitarne la libertà. Fino alla fine della guerra l’Italia conobbe così una serie di provvedimenti legislativi e amministrativi applicati dal regime fascista contro gli ebrei e in difesa della “razza”. Oggi allora è una vigilia importante, poiché da quel giorno il destino di molti italiani venne segnato per sempre; circa 40mila ebrei italiani, avviata una spirale micidiale di violenza cui seguirono le deportazioni di massa, furono perseguitati. Le Leggi razziali in Italia sarebbero effettivamente entrate in vigore il 17 novembre 1938 a seguito dell’approvazione del Regio Decreto n. 1728, con l’appellativo provvedimenti per la difesa della “Razza italiana”.
A Trieste, questa mattina, si sono tenute le celebrazioni ufficiali, davanti alla targa in ricordo dell’evento di 80 anni fa, sul pavimento di piazza Unità. Erano presenti diverse autorità, tra le quali l’assessore alla Cultura Giorgio Rossi, lo storico Roberto Spazzali, il vicario generale della Diocesi monsignor Pier Emilio Salvadè e il rabbino capo di Trieste Alexander Meloni. Venerdì 21 settembre invece, si terrà una cerimonia commemorativa organizzata dalla Comunità ebraica di Trieste con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e con il Comune di Trieste, in risposta al discorso tenuto nel medesimo luogo nel 1938 da Mussolini. Una cerimonia di commemorazione si svolgerà anche alla Risiera di San Sabba, l’unico campo di sterminio in terra italiana, con la lettura dei messaggi inviati dalla senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz-Birkenau alla Shoa, e dalla presidente delle Comunità Ebraiche italiane Noemi Di Segni. In questi appuntamenti per la memoria del passato degli italiani più nero ma ancora negato da molti, l’Associazione Nazionale ex Deportati nei campi nazisti (Aned) e l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (Anpi) di Udine ritengono «doveroso chiamare i cittadini a un incontro di riflessione; sui rischi derivanti dal diffondersi in Italia e in Europa di idee e movimenti di ispirazione nazifascista, di fenomeni di violenza legati al razzismo e per riaffermare con forza e convinzione la propria ispirazione ai valori democratici sanciti dalla Costituzione repubblicana e l’opposizione ad ogni forma di fascismo, di violenza e di razzismo». Tutta la stampa nazionale si unisce al ricordo e al valore di questo anniversario: sull’edizione cartacea del quotidiano Il Piccolo di Trieste di questo martedì così significativo campeggia il titolo “No al razzismo 80 anni dopo”, con uno speciale che ricorda l’annuncio delle leggi razziali.

Molte la parole per ricordare di non dimenticare la nostra storia, soprattutto in un clima pericoloso di discordia e miseria tra popoli di una stessa Terra; molte anche le polemiche, in particolare a Trieste: il pomo della discordia sono state la mostra e il manifesto dei ragazzi del liceo Petrarca per ricordare le leggi razziali, co un botta e risposta tra Comune di Trieste e la dirigente scolastica dell’istituto. Oggi più che mai la cronaca nazionale e l’opinione pubblica devono affrontare un dibattito, per riflettere sulle sfide del futuro, insieme a quelle perse nel passato.

Le parole per non dimenticare
A ricordare le leggi razziali è intervenuto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ieri, durante l’inaugurazione dell’anno scolastico a Portoferraio (Livorno), ha sottolineato che si è trattato di «una delle pagine più brutte e tristi della nostra storia». E ha aggiunto rivolgendosi agli studenti: «Ottanta anni fa la stagione scolastica si apriva con l’espulsione dalla scuola pubblica di tutte le ragazze e i ragazzi, le bambine e i bambini ebrei e con il licenziamento dei professori di origine ebraica». Il Capo dello Stato ha poi citato Liliana Segre, senatrice a vita nominata proprio da Mattarella, che «ha ricordato in questi giorni il suo trauma di bambina esclusa dalla scuola che era e sentiva propria». «Questa è una lezione che non dobbiamo mai dimenticare. La scuola deve unire e non dividere o segregare», ha concluso il Presidente.
Il premier Giuseppe Conte su twitter ha scritto: «una pagina buia per il nostro paese. Mussolini, a Trieste, annunciò l’imminente promulgazione delle leggi razziali. L’inizio di una persecuzione di tantissimi innocenti. A 80 anni dall’accaduto dobbiamo serbare memoria di questa ferita. Ricordare per non dimenticare».
Il segretario regionale del Pd del Friuli Venezia Giulia Salvatore Spitaleri ha lanciato un grido e un invito con le sue parole: «Non ci si deve stancare di fare memoria, anche quando è sgradevole e ci inchioda come popolo a responsabilità che non abbiamo mai riconosciuto fino in fondo come nostre. Gli 80 anni che ci separano dall’annuncio delle Leggi razziali sono un soffio nel respiro della storia: guai a chi finge di non sapere che il male cova sotto le ceneri».
«Il 18 settembre Trieste diventa la città simbolo di una storia scomoda e rimossa, che abbiamo il dovere morale e politico di guardare in faccia e raccontare tutta senza riserve. Mussolini è stato applaudito mentre annunciava che gli ebrei italiani non sarebbero stati più uguali agli altri cittadini, per forza di legge. Lo Stato si è piegato a un’ideologia perversa, accompagnato dal consenso» ha continuato; concludendo con un messaggio rivolto al PD: «Il Partito democratico si assume in pieno il peso di essere memoria e monito di quell’apice della vergogna che rese l’Italia complice della Shoah, abbraccia tutte le vittime mietute dall’intolleranza variamente colorata, si inchina a una terra di convivenza che è stata costretta a divenire crocevia di sangue e dittature. Lotteremo per difendere pace, diritti e verità».
Su Facebook il governatore del Friuli Massimiliano Fedriga ha postato: «Sulle leggi razziali, sulla loro infamia, su ciò che hanno prodotto, è già stato detto tutto, eppure non è mai stato detto abbastanza. In questo 80° anniversario del loro annuncio, voglio ricordare quell’indelebile sfregio sul volto del Paese e di una città, Trieste, da quasi mille anni profondamente legata alla comunità ebraica, con le parole senza tempo di “Se questo è un uomo” di Primo Levi».
Infine il commento dell’eurodeputata del Pd Isabella De Monte, che nomina anche la mostra del Liceo Petrarca screditata dal Comune: «Guai a tacere, oggi più che mai, davanti a chi osa imbrattare la storia e davanti ai rigurgiti fascisti. E non ci suggeriscano di parlare a voce bassa, perché davanti alle fascinazioni neofasciste bisogna dire le cose forte e chiaro. Proprio in una città simbolo come Trieste oggi assistiamo alle ronde di Forza Nuova e si annunciano manifestazioni di Casa Pound, per non parlare di amministratori pubblici che si fanno i filmini mentre cacciano i profughi. Una città come Trieste, che purtroppo ha visto e patito tutti gli orrori del Novecento, non si merita questo. Il caso della mostra del liceo Petrarca non sostenuta dal Comune di Trieste, che ha gettato discredito sulla città ancora una volta a livello nazionale è la ciliegina sulla torta. E la cosa incredibile è che, in Comune, più parlano e peggio fanno».

Le leggi razziali e il discorso a Trieste
Il primo decreto legge fu autorizzato il 5 settembre 1938 e ordinò l’esclusione degli ebrei dalle scuole. Il re Vittorio Emanuele lo firmò nella sua villa nella tenuta di San Rossore in Toscana, dopo una colazione e una passeggiata fino al mare. Mussolini non subì la scelta, la preparò, la propose e la sostenne. Le leggi razziali furono una decisione deliberata, sostenuta e accettata da tutti gli apparati dello Stato, fin dai suoi vertici, compreso il capo di Casa Savoia.
Nell’agosto del 1938 era già nata la “Difesa della Razza”, un quindicinale sostenuto economicamente dal fascismo e diretto da uno dei giornalisti più attivi nella polemica antisemita, Telesio Interlandi. È lì che venne pubblicato per la seconda volta in due settimane il Manifesto della razza, firmato da 10 scienziati, due dei quali zoologi; la prima era stata sul Giornale d’Italia. Galeazzo Ciano, genero e ministro di Mussolini, poi scrisse sul suo diario: «Il Duce mi dice che in realtà, il manifesto, l’ha quasi completamente redatto lui».
Poi ecco il discorso a Trieste, il 18 settembre: «Nei riguardi della politica interna il problema di scottante attualità è quello razziale. Anche in questo campo noi adotteremo le soluzioni necessarie. Coloro i quali fanno credere che noi abbiamo obbedito ad imitazioni, o peggio, a suggestioni (di Hitler), sono dei poveri deficienti, ai quali non sappiamo se dirigere il nostro disprezzo o la nostra pietà. Il problema razziale non è scoppiato all’improvviso, come pensano coloro i quali sono abituati ai bruschi risvegli, perché sono abituati ai lunghi sonni poltroni. È in relazione con la conquista dell’Impero, poiché la storia ci insegna che gli Imperi si conquistano con le armi, ma si tengono col prestigio. E per il prestigio occorre una chiara, severa coscienza razziale, che stabilisca non soltanto delle differenze, ma delle superiorità nettissime. Il problema ebraico non è dunque che un aspetto di questo fenomeno».
Poche settimane dopo, il 6 ottobre, il Gran Consiglio del fascismo, approvò la “Dichiarazione sulla razza”. In 5 anni i decreti razziali saranno circa 180. I primi furono più vessatori di quelli in Germania: gli studenti ebrei in Italia furono espulsi dalle scuole prima di quelli in Germania. Nel novembre del ’38, si bandirono i matrimoni misti e si vietò agli ebrei di possedere aziende, terreni e immobili di un certo valore, di essere impiegati nell’amministrazione pubblica, enti, istituti e banche, prestare il servizio militare e svolgere professioni di carattere intellettuale.
L’ultimo caso scoppiato a Trieste

Sarebbe dovuta partire proprio in questi giorni a Trieste la mostra “Razzismo in cattedra”, a 80 anni esatti dal Regio Decreto che varò i provvedimenti contro gli ebrei italiani. Un tributo per ricordare una pagina infame della nostra storia, scritta da Benito Mussolini con l’avallo di re Vittorio Emanuele III. Ma la mostra organizzata dal liceo Petrarca di Trieste in collaborazione con l’Università cittadina, il Museo della Comunità ebraica e l’Archivio di Stato, non avrà luogo, a causa delle polemiche scoppiate tra gli organizzatori e il sindaco Roberto Dipiazza. Motivo dello scontro la locandina dell’evento, un immagine d’epoca che ritrae tre ragazze sorridenti in grembiule scolastico e i libri sotto braccio a cui è sovrapposta la prima pagina de “Il Piccolo” del settembre 1938 con il titolo “Completa eliminazione dalla scuola fascista degli insegnanti e degli alunni ebrei”. Ma Dipiazza non ha apprezzato quel riferimento preciso ed esplicito a una delle leggi più inique del fascismo, dichiarando: «Quando ho visto quel titolo del Piccolo dell’epoca, così estremamente pesante, e quella scritta sul razzismo mi è sembrato esagerato. Dico io, dobbiamo ancora sollevare quelle cose?». Una frase choc, che ha scatenato polemiche, ma che non è stata messa molto in discussione dall’opinione pubblica e dai discorsi politico-mediatici. Da qui la convocazione della dirigente scolastica del Petrarca e la revoca delle sale comunali che avrebbero dovuto ospitare la mostra, con uno strascico amaro in cui si è inserito anche Enrico Mentana, con un post in risposta alle parole di Dipiazza: «Sì sindaco, oggi più che mai, e quelle sue parole feriscono. Non solo, ma non smetto di guardare quel manifesto, e non capisco con che cuore, con che animo e con che raziocinio lei lo abbia potuto definire esagerato. È storia, purtroppo. La nostra». Una storia che non può essere rimossa e che per la gravità delle sue conseguenze deve anzi esser ricordata e trasmessa alle nuove generazioni, anche con una mostra.

Emanuele Forlivesi
http://ilkim.it/leggi-razziali-1938-2018-80-anni-fa-il-discorso-di-mussolini-a-trieste/

settembre 20, 2018Permalink

20 settembre 2018 – Per tre mesi il taser sarà in prova in dodici città

Mentre il peggio avanza non dimentichiamo i vaccini
Il 13 agosto un medico modenese, Silvia Braccini, indirizza una lettera aperta alla vicepresidente del Senato Paola Taverna. Ricordiamola

Cara Senatrice Paola Taverna,
sono estremamente delusa come italiana, come cittadina e come medico, da quello che ha detto in materia di vaccini… Ha reso questo paese non più libero, ma oppresso dall’ignoranza e dalla cecità. Ogni anno milioni di volontari sanitari rischiano la vita in giro per il mondo per salvare migliaia di piccole vite da malattie che hanno decimato intere popolazioni.
E noi, del mondo ricco e civile, torniamo indietro di mille anni contro ogni ragione.
I nostri bambini non sono bestiame. Sono solo bambini a cui garantiamo un futuro. Perché non proibiamo anche tutte le altre scoperte scientifiche che hanno cambiato la sopravvivenza dell’uomo moderno e che hanno comunque possibili complicanze? Proibiamo tutte le chirurgie. Proibiamo il vaccino anti HPV contro i tumori della cervice uterina. Proibiamo le coronarografie con pci primarie che ogni giorno salvano la vita a centinaia di persone colpite da infarto. Proibiamo la trombolisi primaria per tutti i pazienti colpiti da ictus cerebri. Proibiamo le trasfusioni. Proibiamo gli antibiotici.
Spegniamo la luce, torniamo nel Medioevo.
Ma non chieda poi, a noi medici, di fare miracoli che volete distruggere. Non ci chieda di piangere la morte dei nostri bambini. La piangiamo da oggi. La piangeremo domani. Impotenti davanti ad una “politica” che riduce a voti politici e twittate la scienza.
Mi vergogno onorevole. Mi vergogno profondamente. Mi vergogno di essere rappresentata da lei e chi pensa sia giusto non vaccinare. Mi vergogno di stare in un paese in cui le decisioni sulla sanità e sicurezza pubblica, perché è di questo che si tratta, vengono prese da persone non preparate sulla materia, non adeguate nemmeno lontanamente al parlarne pubblicamente e criticamente. Per fare il mio lavoro, il medico anestesista rianimatore, ci vogliono 6 anni di università, 1 anno di abilitazione statale e 5 anni di scuola di specializzazione. Ci occupiamo di vite. È normale. Doveroso. Importante.
Per fare il suo lavoro Senatrice, basta prendere voti. Parlare sui social. Avere fortuna. Essere nel momento giusto con le persone giuste e al posto giusto. E questo non è giusto. Perché voi per un voto condannate il nostro paese al ritorno delle malattie che avremmo dovuto debellare. Condannate bambini al rischio di non poter crescere. Condannate noi a guardare il vostro irresponsabile scempio con responsabile impotenza.
È un mondo ingiusto il nostro, Senatrice. È un paese ingiusto il nostro. Ma soprattutto è ingiusto che chi come Lei, accompagnata da cattivi consigli ed ignoranza dovuta al suo non essere competente in immunologia e malattie infettive, non sarà costretta a vedere un bambino morire di morbillo.
Lei non lo farà.
Lei e i suoi colleghi politici amanti dei selfie, dei social, dei video mentre siete al lavoro, non li vedrete. E quando sarà il momento darete la colpa qualcun altro.
Dorma bene Senatrice stanotte.
Dorma bene Senatrice sempre.
Lo faccia anche per me. E per tutti i miei colleghi a cui ha tolto il sonno, la speranza, e la serenità.
Vorrei avere la sua ostentata sicurezza.
Vorrei poter credere ancora di poter fare il mio lavoro nel migliore dei modi in questo mio paese che non riconosco più…e di cui mi vergogno.
Dorma bene Senatrice.
E si ricordi sempre che il mio lavoro è un privilegio, e dovrebbe esserlo anche il suo.
Silvia Braccini
Semplicemente un medico

https://www.huffingtonpost.it/2018/08/13/senatrice-taverna-la-vostra-ignoranza-condanna-noi-medici-a-piangere-la-morte-dei-bambini_a_23501106/

settembre 20, 2018Permalink

15 settembre 2018 – L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento (art. 33 Cost.)

Il contesto
Leggo in un recentissimo comunicato dell’Agenzia ANSA       [14 settembre – Fonte 1]
“Sono una persona liberale e di fronte alla locandina, in accordo con il sindaco, ho scelto di muovermi con prudenza e memore di tutta una serie di precedenti” relativi ad altri manifesti di eventi”.
É la spiegazione che l’assessore Giorgio Rossi del Comune di Trieste, assessore alla cultura, sport, giovani, servizi finanziari, ha offerto per spiegare la chiusura della sala del comune che avrebbe dovuto ospitare una mostra organizzata da un liceo cittadino.
Nel merito è intervenuta la dirigente scolastica, Cesira Militello. Ha chiarito che il 31 agosto la referente del progetto era stata convocata dall’assessore comunale alla cultura, e, nel corso dell’incontro (c’è da supporre quindi una comunicazione solo verbale), le era stato chiesto di modificare il manifesto dell’iniziativa.
La stessa dirigente scolastica ha aggiunto: “Ho scritto chiedendo dettagli sulle modifiche, ma non ho ricevuto risposta” quindi “abbiamo rinunciato alla sala”. [Fonte 2]

A scuola si studia. Ma guarda un po’
Il liceo Petrarca – al termine di un lavoro svolto evidentemente anche dagli studenti- aveva organizzato una mostra dal tema “RAZZISMO IN CATTEDRA”
La mostra era stata promossa dal liceo Petrarca in collaborazione con il Dipartimento di Studi umanistici dell’Università, il Museo della Comunità ebraica di Trieste, l’Archivio di Stato e, ovviamente, il Comune che ne ha preteso la modifica a fronte della coorganizzazione dell’evento e della concessione della sala. Ho copiato l’elenco e mi scuso, senza farmene responsabile, se qualcuno è stato dimenticato ………………………………………………………….. [Fonte 3]  

Io vorrei che questa iniziativa fosse resa nota mantenendo il suo carattere fondamentale di iniziativa nata in una scuola, elaborata da studenti per conoscere meglio la loro storia, la storia della loro città che fu occupata e di fatto  annessa al Territorio del Terzo Reich.
Infatti ll 23 settembre 1943 nacque la Repubblica di Salò cui  vennero sottratte due zone d’operazioni, costituite con ordinanza di Hitler del 10 settembre 1943:
a) la Zona d’Operazioni Prealpi (Operationszone Alpenvorland), con le province di Bolzano, Trento e Belluno) affidata al Gauleiter del Tirolo Franz Hofer in qualità di Commissario supremo e
b) la Zona d’Operazioni Litorale Adriatico (Operationszone Adriatisches Küstenland), che raggruppava le province di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume, Lubiana e le isole del Quarnaro. La Zona d’Operazioni Litorale Adriatico era governata dal Gauleiter della Carinzia, l’austriaco Friedrich Rainer, con il titolo di Commissario Supremo.

Il documento, citato come punto di partenza del discorso, è datato 3 settembre 1938, secondo quanto risulta da un articolo de Il Piccolo e dallo stesso comunicato dell’ANSA.
Non conosco la mostra ma quel 3 settembre suona come un avvertimento: due giorni dopo sarebbe stata promulgata la prima norma razzista intesa a cancellare con effetto immediato, la presenza ebraica nelle scuole del Regno. [Fonte 4]
Altro tipo di informazione ebbe la senatrice Liliana Segre che così ne scrive: ““Era stata per me – bambina che non veniva informata di quello che succedeva nella politica, degli annunci e delle tensioni che agitavano da mesi l’Italia – un’estate normale di una normale famiglia italiana, borghese e agiata. Ma quel giorno le facce di mio padre e dei miei nonni non erano normali, erano diverse dal solito.
‘Ti dobbiamo dire una cosa’, ripeté papà. ‘Non potrai tornare a scuola, a ottobre. Sei stata espulsa’”.

Vedremo la mostra?
Mentre spero che qualcuno assicuri ai ragazzi del Petrarca lo spazio per poter rendere noto il loro lavoro provo a scrivere una mia raccomandazione all’assessore che si è lasciato andare a costruire un così rozzo impedimento, garantito dal consenso del Sindaco.
Trattandosi di assessore alla cultura mi posso permettere una citazione latina.
Scrisse Quintiliano: maxima debetur puero reverentia .
Si tratta di una citazione che mi è cara e che ritroviamo in una sentenza, ripetuta in un verso di Giovenale (Satire XIV, 47), in cui si ammoniscono i padri a non dare il cattivo esempio ai proprî figli.
Riapro il vecchio ormai ingiallito dizionario Calonghi, uno dei primi acquisti che feci dopo la mia iscrizione all’università, che riprende la citazione di Quintiliano e fra le varie traduzione indica anche la parola ‘rispetto’.

[Fonte 1]
http://www.ansa.it/friuliveneziagiulia/notizie/2018/09/14/shoah-manifesto-censurato-salta-mostra-su-leggi-razziali_c0e0f7cf-ac7f-4556-9623-9346a9ef59fe.html
[Fonte 2]
http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2018/09/14/news/manifesto-censurato-a-trieste-salta-la-mostra-sulle-leggi-razziali-del-38-1.17247577?ref=twfpi&twitter_card=20180914094222
https://www.repubblica.it/cronaca/2018/09/14/news/trieste_locandina_censurata_salta_la_mostra_sulle_leggi_razziali-206425210/
https://trieste.diariodelweb.it/trieste/articolo/?nid=20180914-527868
https://ilmanifesto.it/trieste-anima-nera-del-sovranismo-municipale/

[Fonte 3 ]
http://www.triesteprima.it/cronaca/manifesto-censurato-salta-mostra-petrarca-14-settembre-2018.html
[Fonte 4]
5 settembre 1938 – Regio Decreto Legge 5 settembre 1938-XVI, n. 139
Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista

E ancora poiché il decreto era stato accuratamente preparato
– Il 14 luglio 1938 era stato pubblicato, su ““Il Giornale d’Italia” il Manifesto degli scienziati razzisti
o Manifesto della razza.
– Il 5 agosto 1938 Fu pubblicato il primo numero della rivista La difesa della razza che uscì, con
cadenza quindicinale, fino al 20 giugno 1943. Ebbe fra i suoi redattori anche Giorgio Almirante
– Il RD del 5 settembre aveva garantito l’inizio dell’anno scolastico senza ebrei , né scolari, né
studenti, né insegnanti in tutte le scuole del Regno e venne integrato pochi mesi dopo dal
– RD-L 15 novembre 1938, n. 1779, Integrazione e coordinamento in unico testo delle norme già
emanate per la difesa della razza nella Scuola italiana e infine confluì nel Testo Unico delle norme
emanate per la difesa della razza nella scuola italiana
L 5 gennaio 1939, n. 98, Conversione in legge del Regio decreto-legge 15 novembre 1938-XVll, n. 1779
– Il 18 settembre Mussolini stesso da Trieste (piazza Unità) pronunciò un famoso discorso in cui
urlò , secondo il suo stile, l’italianità delle leggi razziali

settembre 15, 2018Permalink

14 settembre 2018 – Nessun cittadino è al di sopra della legge.

Dal sito ufficiale del Presidente della Repubblica
Roma, 12/09/2018

Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia in occasione del 100° anniversario della nascita del Presidente emerito della Repubblica, Oscar Luigi Scàlfaro.

Rivolgo un saluto e un ringraziamento al presidente della Camera, che ci ospita, al presidente del Senato, al presidente della Corte costituzionale, alla signora Marianna Scalfaro e a tutti i presenti cui sottrarrò qualche minuto per associarmi al ricordo del Presidente Scalfaro.
Ricordare il Presidente Oscar Luigi Scalfaro nel centenario della nascita significa non solo onorare la memoria di un protagonista della vita pubblica nazionale, ma anche ripercorrere più di mezzo secolo di storia repubblicana, vissuto da Scalfaro all’interno delle istituzioni, di cui è stato attore ma anche attento osservatore.
Tratteggiare la sua figura e il suo contributo alla vita pubblica nello spazio di pochi minuti risulta un’impresa complessa, peraltro agevolata dai due interventi, importanti e approfonditi, del professor Riccardi e del presidente Violante: ne hanno delineato, con nitore e completezza, la figura.
Vorrei quindi riprendere soltanto alcuni fili dei discorsi fin qui tracciati e proporre qualche riflessione.
Non vi è dubbio che il settennato al Quirinale rappresenti il compimento della vita pubblica e istituzionale di Scalfaro e, quindi, il punto centrale per valutarne il contributo allo sviluppo della storia della Repubblica.
Scalfaro, al Quirinale, si trovò, immediatamente, a gestire una delle transizioni più profonde e, per qualche aspetto, drammatiche del nostro sistema politico, quello delle diverse crisi dei partiti tradizionali, eredi della Resistenza e artefici della Costituzione, che fino a quel momento avevano retto, in sostanziale continuità, le sorti del Paese, superando, nei ruoli diversi di maggioranza e di opposizione, numerose e difficili prove: la ricostruzione, la gestione del boom economico e degli squilibri sociali, il terrorismo, la divisione in blocchi della comunità internazionale, la nascita e lo sviluppo dell’integrazione d’Europa.
Scalfaro seppe tenere la barra dritta in un momento in cui il diffuso discredito dei partiti, con la diffidenza e la protesta dell’opinione pubblica, la crisi economica e monetaria, le bombe della protervia della mafia facevano temere il collasso del sistema democratico, trascinando, insieme al mondo politico, le stesse istituzioni della Repubblica.
Con la nascita dei governi Amato e Ciampi, il presidente Scalfaro riuscì a condurre il Paese verso una fase politica nuova, che modificò profondamente la geografia del Parlamento, salvaguardando al contempo la tenuta delle istituzioni e il quadro democratico complessivo.
Qualche commentatore è rimasto sorpreso dalla circostanza che il compito di traghettare il sistema politico e istituzionale verso lidi nettamente diversi dal passato fosse toccato in sorte a un uomo di lunga militanza politica, peraltro con scarso appoggio nel suo partito di riferimento, partito che si trovava, in quel momento, in profonda crisi di consenso e di posizione. Certo, Scalfaro era esponente di rilievo di quel mondo che si manifestava in esaurimento e aveva rivestito importanti incarichi pubblici, svolti con dedizione e scrupolo, ma era una personalità forte soprattutto delle sue convinzioni, solide e radicate.
La crisi dei partiti, le degenerazioni del correntismo, gli eccessi di una concezione della politica che veniva accusata di mera gestione del potere, non lo avevano lambito. A rileggere i suoi interventi precedenti alla sua non prevista elezione a Capo dello Stato, ci si accorge che aveva denunciato, con grande lucidità, la crisi, innanzitutto morale, del sistema politico e aveva espresso, con largo anticipo, allarmi per evitarne il collasso.
Anche il suo predecessore al Quirinale, Francesco Cossiga aveva indicato anzitempo, con acume, faglie che, di lì a breve, avrebbero provocato la rottura del quadro politico. Ma mentre Cossiga spingeva nettamente sulla necessità di un profondo cambio di sistema istituzionale, di un passaggio a una fase ordinamentale nuova della Repubblica, Scalfaro attribuiva la causa del malessere non alla presunta arretratezza della Carta Costituzionale, ma piuttosto ai comportamenti di chi era chiamato a interpretarla; comportamenti e azioni che, rispetto ad essa, segnavano uno scostamento, una deviazione, se non addirittura, talvolta, uno svuotamento.
Tornare alla Costituzione, ai suoi valori autentici, ai comportamenti dei fondatori era, per lui, la strada maestra per recuperare efficacia e credibilità all’azione della politica. Riuscire a salvare le istituzioni repubblicane, e quindi l’equilibrio dei poteri disegnati dalla Costituzione, mentre tutto sembrava franare intorno a esse, fu la sua sfida: vinta. E fu anche il suo grande merito politico e istituzionale.
Questa sua peculiare posizione, di richiamo all’esempio degli uomini della Costituzione e di fedeltà ai suoi principi, gli procurò, in quegli anni, l’accusa di conservatorismo istituzionale.
Scalfaro, certamente, era devoto alla Costituzione, che aveva, da giovanissimo, contribuito a scrivere e a votare ma non aveva mai escluso la possibilità di riformarla, in una prospettiva di aggiornamento, che lasciasse però intatta la parte dei principi e, in quella ordinamentale, mantenesse ferma la centralità del Parlamento e l’equilibrio dei poteri disegnato dai costituenti.
Probabilmente era la sua formazione culturale, unita alla lunga esperienza di uomini e di vicende, che lo spingeva a non riporre la sua fiducia esclusivamente nell’ingegneria costituzionale, nell’efficacia risolutiva delle norme. Ma, piuttosto, a individuare nella coscienza delle persone, e nei loro conseguenti comportamenti, la chiave, indispensabile, per determinare processi virtuosi nella politica, nell’economia, nell’azione sociale.
In questo senso, si può sicuramente concordare con chi ha definito Scalfaro un “moralista”; moralista, ovviamente, nell’accezione più alta del termine.
La sua visione del mondo si dipanava, tutta, all’interno delle regole del gioco democratico. I suoi convincimenti, di cui andava orgoglioso e che non nascondeva, non erano di ostacolo alla comprensione e alla collaborazione con portatori di altre visioni, per Scalfaro altrettanto legittime e democraticamente degne di rispetto e di attenzione. La sua forte carica etica, legata al senso della sacralità dell’esistenza umana, non postulava mai prevaricazione, esclusione pregiudiziale o pretese di superiorità.
La sua fede religiosa, coerentemente vissuta, ha sempre accompagnato il suo cammino politico, senza mettere mai in discussione, in alcun modo, la laicità dello Stato, nel solco della tradizione di De Gasperi, che rimase per tutta la vita il suo maestro e il suo ispiratore.
Anche in riferimento a quell’insegnamento si colloca, tra gli eventi significativi del mandato di Scalfaro, il sostegno, convinto, agli sforzi dell’Italia per l’ingresso tra i fondatori dell’euro, nel maggio 1998.
La sua visione lo faceva, peraltro, dubitare sull’efficacia di un’Unione Europea che avesse tratto la sua unica ragion d’essere dal versante economico e commerciale, auspicando per l’Europa «un’anima politica», l’unica che avrebbe potuto assicurarle quel destino di pace e di solidarietà, avviato dai padri fondatori. Non rinunciava a polemizzare con la concezione “ragionieristica” ed “egoistica” che, a volte, dominava – e tuttora si manifesta – sia a Bruxelles sia tra gli Stati membri.
Durante il suo settennato al Quirinale, che ha attraversato una stagione complessa, ricca di avvenimenti e rivolgimenti interni e internazionali, Scalfaro si trovò spesso a dover tentare di dirimere contrasti, accuse, polemiche accese tra settori politici e la magistratura. Nel suo magistero presidenziale, il rispetto vicendevole tra i poteri dello Stato rappresentava, insieme, dovere istituzionale e condizione essenziale di buon funzionamento dello Stato. E’ buona regola, del resto, che i poteri statali non si atteggino ad ambienti rivali e contrapposti ma collaborino lealmente al servizio dell’interesse generale.
Nel primo discorso di fine anno, il 31 dicembre del 1992, osservava:
«Occorre che vi sia intesa, collaborazione, convergenza fra i poteri dello Stato. Questa è la democrazia. Ciascuno dei poteri nella propria responsabilità, nel proprio essenziale compito e ambito costituzionale, ma tutti convergenti al bene comune, che è servire il cittadino».
Manifestava costantemente, con chiarezza, la convinzione che il pluralismo dei poteri dello Stato e l’equilibrio tra di essi costituiscono garanzie irrinunciabili di vera democrazia e di presidio della libertà dei cittadini.
La sua visione, di equilibrio, distinzione e collaborazione tra politica e magistratura, partiva da lontano. Scalfaro, che apparteneva, con grande orgoglio, all’ordine giudiziario, intervenne durante i lavori della Costituente nella discussione sulla funzione della magistratura, affermando: ”La magistratura non può e non deve fermarsi mai nella sua opera di giustizia nei confronti di chicchessia; ma non si deve neppure dare l’impressione che in questa opera vi possa essere la contaminazione di una ragion politica”.
Per scongiurare questo pericolo si oppose, in quella sede – insieme, tra gli altri, a Calamandrei e Leone – alla tendenza, espressa da parte comunista, che proponeva giudici eletti dal popolo, e contrastòquella di chi avrebbe voluto sottoporli al diretto controllo del ministero della Giustizia.
Scalfaro sostenne che i cittadini sono chiamati a eleggere in Parlamento e negli enti locali i propri rappresentanti politici ma che questo non poteva essere «possibile in tema di giustizia che deve essere una». E aggiungeva: «Non potrà mai esservi giustizia di destra, di centro o di sinistra. Guai a porre a fianco del sostantivo giustizia un qualunque aggettivo. Alla base della democrazia due colonne stanno, entrambe salde: la libertà e la giustizia».
Come hanno disposto i costituenti, nel nostro ordinamento non esistono giudici elettivi. I nostri magistrati traggono legittimazione e autorevolezza dal ruolo che loro affida la Costituzione. Non sono, quindi, chiamati a seguire gli orientamenti elettorali ma devono applicare la legge e le sue regole.
Come spesso ebbe a ricordare anche il presidente Scalfaro, queste valgono per tutti, senza aree di privilegio per nessuno, neppure se investito di pubbliche funzioni; neppure per gli esponenti politici. Perché nessun cittadino è al di sopra della legge.
La Repubblica e la sua democrazia sono presidiate da regole. Il rispetto di queste è indispensabile: sempre, quale che sia l’intenzione di chi si propone di violarle.
Il settennato di Scalfaro, come ogni altro, e il suo successivo impegno per la Costituzione, non furono esenti da critiche e da polemiche. Al di là delle legittime diverse valutazioni, rimane il riconoscimento, con assoluta chiarezza, della sua fedeltà alla Costituzione, del suo ottimismo incrollabile sulle sorti dell’Italia, della sua determinazione nell’assumere posizioni considerate giuste, anche contro, se necessario, l’opinione prevalente; incurante della possibilità di attacchi, di eventuale impopolarità, attento soltanto al suo dovere verso la comunità nazionale.
In una stagione tormentata, piena di insidie e di sussulti, Scalfaro fu un uomo saldo nei convincimenti, risoluto e coraggioso nelle decisioni. Un uomo, forse, di altri tempi. Ma che seppe essere all’altezza dei tempi quando fu chiamato ad assolvere, con dignità e onore, le massime responsabilità nella vita dell’Italia repubblicana.

settembre 13, 2018Permalink

10 settembre 2018 – Io eletto – I giudici no

IO ELETTO I GIUDICI NO è la frase che molti quotidiani [Nota 1, ne cito tre] in carta e on line riferiscono come pronunciata dal Ministro sen. Matteo Salvini.
Il riferimento ai cittadini elettori è apparso insistito durante la lettura del messaggio ufficiale della Procura di Palermo, letto dallo stesso Ministro dal suo ufficio munito di telecamera.
Poiché non voglio sbagliare ho fatto una verifica del percorso che conduce al Tribunale dei Ministri, percorso che riporto di seguito, avendone anche controllato  la correttezza con una persona competente

Precede la notizia di una piccola iniziativa cui ho aderito perché ci tengo a non essere identificata nell’insieme dei cittadini elettori che hanno votato per il partito di Salvini che, in occasione delle elezioni si chiamava Lega Salvini premier, e ora è confluito nel gruppo Lega- Salvini Premier Partito sardo d’Azione (L-SP-PSd’Az).
Molto particolare il passaggio dalla connotazione geografica di carattere generale (lo scomparso Nord) a una connotazione geografica insulare (Sardegna).
Oggi sembra essere interessante anche ai fini di smarcarsi dal debito cui la Lega (con quale nome?) è stata condannata a pagare.
Ma questa è un’altra storia

La piccola iniziativa del 10 settembre. Io  non sto con Salvini
Ieri sera un’amica mi ha mandato il messaggio che segue:

Domani mattina tra le 7.30 e le 8.30 se avete voglia mandate un SMS a Prima Pagina di Radio Rai 3 con scritto:

“Mi chiamo … … sono cittadina/o italiana/o e non sto con Salvini”

Il numero è 3355634296.
Se volete fate girare

Ho aderito perché era un modo per dire che io non sto con Salvini.
Ho fatto girare e ho ascoltato con meraviglia le considerazioni del conduttore d Prima Pagina che ha dichiarato non attinente agli scopi e ai modi della trasmissione una iniziativa di questo tipo.
Secondo me avrebbe fatto bene a leggere una sola volta quel testo, che sapeva essere sempre uguale, e poi a comunicare (oggi in coda alla trasmissione o domani) il numero dei messaggi.
Poiché così non è stato devo pensare che gli italiani salviniani – essendo un gruppo con un leader di riferimento – contino di più di coloro che si avvalgono, uno per uno, della dignità dell’essere cittadini e che desiderano affermarla distinguendosi da quella che, per essere indistinta, appare un’ammucchiata.
Naturalmente io mi faccio carico delle mie opinioni di persona responsabile e consapevole non trovando, né per questo problema né per altri, una realtà associativa capace di rappresentarmi nella condivisione di alcuni principi in una sua non volatile solidarietà politica.

L’iter del Tribunale del Ministri.
31 agosto caso Diciotti. L’atto d’accusa contro Salvini viene trasmesso dal Procuratore della Repubblica di Agrigento (Patronaggio), al Presidente della procura di Palermo che è il Presidente il Tribunale dei ministri.

Cerco di capire
Il collegio giudicante del tribunale dei ministri (istituito nel 1989) è composto da tre membri effettivi e tre supplenti, estratti a sorte tra tutti i magistrati dei tribunali del distretto che abbiano da almeno cinque anni la qualifica.
Quindi le denunce per i reati ministeriali sono trasmesse al procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto di corte d’appello competente per il territorio.
Nel caso specifico, per quanto capisco per esempio se la competenza territoriale spetta alla procura di Agrigento, il Tribunale dei ministri si forma presso il tribunale ordinario di Palermo, che è capoluogo del distretto di corte d’appello competente.
Agrigento, senza compiere nessun tipo di indagine, doveva entro quindici giorni trasmettere gli atti al tribunale dei ministri e darne immediata comunicazione ai soggetti interessati.
E ciò è avvenuto il 31 agosto

7 settembre Come dovuto, ne è stata data comunicazione all’interessato (nella veste credo dovuta di cittadino Salvini, in quel momento seduto al Ministero) che ha deciso per un a procedura di apertura pubblica del plico postale.
https://www.agi.it/politica/tribunale_ministri_come_funziona-4316230/news/2018-08-27/

[Nota 1] 7 settembre
https://www.huffingtonpost.it/2018/09/07/stato-contro-stato-salvini-decide-lescalation-dello-scontro-con-i-magistrati-io-eletto-loro-no_a_23520335/

https://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/salvini_reato_sequestro_persona_aggravato-3958942.html

https://video.repubblica.it/dossier/governo-lega-m5s/diciotti-salvini-indagato-io-eletto-i-giudici-no/313851/314480

settembre 10, 2018Permalink

9 settembre 2018 – “Accusare di anti-semitismo chi critica la politica di Israele è un’infamia”. Intervista a Moni Ovadia di Anna Polo

 Chi critica la politica di Israele e in particolare le violazioni dei diritti umani dei palestinesi viene spesso tacciato di anti-semitismo. Come si può a tuo parere sfatare questa accusa?
Innanzitutto denunciandola per quello che è: un’infamia, una bieca propaganda per tappare la bocca degli uomini liberi, una viltà per impedire qualsiasi discorso sull’ingiustizia subita dal popolo palestinese e anche una forma di corto-circuito psicopatologico, di paranoia. E’ come se chi la formula vivesse nella Berlino del 1935 e non in un paese armato fino ai denti, dotato anche di armi nucleari e alleato non solo degli Stati Uniti, ma anche di fatto dell’Egitto, della Giordania e dell’Arabia Saudita. L’unico paese che fa quello che vuole e ignora le risoluzioni dell’ONU senza che la comunità internazionale muova un dito.
Io stesso ho subito questa infamia. Siccome l’anti-semitismo in Italia è un reato, ho sfidato i miei accusatori a trascinarmi in tribunale, così vedremo come stanno davvero le cose. Inoltre li ho invitati a farsi vedere da uno psichiatra per una lunga terapia.

Come giudichi la legge approvata un mese fa dal Parlamento israeliano, che dichiara Israele “Stato nazionale del popolo ebraico”?
La considero una legge che istituisce “de iure” l’apartheid e il razzismo, che esisteva già “de facto” ed esprime una logica e una mentalità colonialista. E’ una follia, quando il 20% della popolazione è arabo-palestinese e dunque Israele è già uno stato bi-nazionale.
Non sto dicendo che tutti gli israeliani abbiano questa mentalità: ci sono quelli attanagliati dalla paura e preda del mito dell’accerchiamento, quelli che preferiscono non vedere la realtà e quelli che criticano questa politica e pagano le conseguenze del loro coraggio. Purtroppo questi ultimi sono una minoranza, ma nella storia sono state spesso le minoranze a redimere e salvare. La maggioranza ha il diritto di governare, ma non quello di avere ragione.

Organizzazioni come Combatants for Peace riuniscono israeliani e palestinesi passati alla nonviolenza dopo aver partecipato ad azioni militari gli uni contro gli altri. La Marcia delle Madri ha coinvolto migliaia di donne ebree, musulmane e cristiane per esigere una soluzione nonviolenta del conflitto accettabile dalle due parti. Cosa pensi di queste iniziative?
Sono iniziative coraggiose e ammirevoli, portate avanti da persone che vengono boicottate dal governo e accusate di essere contro gli interessi di Israele. Vorrei citare anche i giovani obiettori di coscienza, che preferiscono andare in carcere, piuttosto che servire nei territori occupati e associazioni per i diritti umani come B’Tselem. Due anni fa il suo direttore Hagai El-Ad ha auspicato “azioni immediate” contro gli insediamenti di Israele durante una sessione speciale del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sull’occupazione e ha denunciato l’”invisibile, burocratica violenza quotidiana” che i palestinesi subiscono “dalla culla alla tomba”.
Cosa possiamo fare a tuo parere come europei e in particolare italiani per contribuire a una soluzione pacifica del conflitto tra Israele e Palestina?
La prima cosa è il lavoro culturale di cui parlavo prima: non smettere mai di ribadire che la denuncia delle ingiustizie e delle sopraffazioni subite dai palestinesi non c’entra niente con l’anti-semitismo e la Shoa.
In secondo luogo, fare pressione sui governi perché prendano posizione ed esigano il rispetto delle risoluzioni dell’ONU sempre violate da Israele.
Terzo, appoggiare il movimento BDS, una campagna globale di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele, chiedendo all’Europa di sequestrare in quanto illegali le merci prodotte nei territori occupati e negli insediamenti dei coloni. Il messaggio è semplice, ma molto forte: “Non sono terre vostre, pertanto queste sono merci di contrabbando, fuorilegge e noi non le vogliamo.”

http://contropiano.org/news/cultura-news/2018/09/09/accusare-di-anti-semitismo-chi-critica-la-politica-di-israele-e-uninfamia-intervista-a-moni-ovadia-0107374

settembre 9, 2018Permalink

8 settembre 2018 – Solo qualche data

25 luglio 1943 il Gran Consiglio del fascismo sfiducia il capo del Governo Benito Mussolini che fu imprigionato al Gran Sasso. Il re nominò capo del governo il maresciallo Pietro Badoglio.

8 settembre 1943
L’armistizio di Cassibile, fu siglato segretamente il 3 settembre 1943 e proclamato l’8 settembre dal generale Badoglio con un annuncio letto ai microfoni dell’Eiar
Il Governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno a eventuali attacchi di qualsiasi altra provenienza”.

12 settembre Il capitano delle SS Otto Skorzeny liberò Benito Mussolini.
23 settembre Nascita della Repubblica di Salò che comprendeva le regioni del Centro-Nord a eccezione del Trentino, dell’Alto-Adige, della provincia di Belluno, del Friuli e della Venezia Giulia, dell’Istria, annesse di fatto al Terzo Reich con la denominazione di Adriatisches Küstenland (Litorale Adriatico) .

Una questione complessa
Dopo l’armistizio dell’8 settembre l’esercito italiano, lasciato senza ordini, soprattutto per quanto riguarda l’atteggiamento da tenere verso l’ex alleato tedesco, si dissolse.
Se un giorno avrò tempo cercherò di fare una sintesi della questione.
Per ora annoto due termini: repubblichino e Internato Militare che di per sé necessiterebbero di un’ampia analisi.
Per ora mi limito a un cenno sul termine “repubblichino .
Il termine già usato da V. Alfieri in una lettera a Mario Bianchi del 15 aprile 1793 (“Che belle fughe che han fatto i nostri repubblichini dal 1° marzo fino al 26!”) fu riesumato, con valore spregiativo, per la prima volta da Umberto Calosso in una trasmissione di radio Londra, alla fine del 1943, sii diffuse in Italia per indicare dapprima i soldati chiamati alle armi e poi i dirigenti, e più genericamente i sostenitori e i seguaci, della Repubblica Sociale Italiana

settembre 8, 2018Permalink

5 settembre 2018 – Liliana Segre ci ricorda il significato dell’indifferenza

Il razzismo e l’antisemitismo – ha affermato Segre guardando a ciò che accade oggi nei confronti dei migranti – non sono mai sopiti, solo che si preferiva nel dopoguerra della ritrovata democrazia non esprimerlo. Oggi è passato tanto tempo, quasi tutti i testimoni sono morti e il razzismo è tornato fuori così come l’indifferenza generale, uguale oggi come allora quando i senza nome eravamo noi ebrei”.
“Oggi – ha proseguito la senatrice a vita – percepisco la stessa indifferenza per quelle centinaia di migranti che muoiono nel Mediterraneo, anche loro senza nome, e ne sento tutto il pericolo”.                                                      [nota 1]

5 settembre 2018 – Oggi parla il mio calendario … e io lo ascolto

Non posso e non voglio ridurre il severo richiamo della senatrice Segre a un elemento che chiede rispetto e ammirazione. La senatrice, secondo me, impone ascolto e chiede di più.
E tanti sono i ‘di più’ possibili.
Il ‘di più’ che io so offrire è quello di anni di informazione perché sia abolita la richiesta del permesso di soggiorno a chi, migrante che ne è privo, registri la nascita di un figlio in Italia.
Anche il quarto governo Berlusconi, forte dell’impegno del Ministro Maroni (omogeno per collocazione politica e ruolo all’attuale Ministro Salvini), cominciò dal penalizzare i minori non solo nell’ingresso a scuola ma anche negandone l’esistenza legale fin dalla nascita .

Nessun partito politico volle occuparsene , nemmeno quello che, minoranza nella XVI legislatura, fu maggioranza in tutto il corso della XVII, coadiuvato in questa indifferenza dalla sinistra che vuole comunque collocarsi oltre il livello del Pd e dalle organizzazioni che nella società civile contano e pesano. Un’opinione pubblica silente (indifferente o consapevolmente complice?) si fece ed è garante di quel silenzio.

Nel passo che segue è possibile verificare che il primo provvedimento di legge razzista fu relativo alla scuola e fu approvato in tempo perché l’anno scolastico 1938/39 iniziasse con la scuola priva di ebrei, anche bambini.

5 settembre 1938 – Regio Decreto Legge 5 settembre 1938-XVI, n. 139
Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista

Il decreto era stato accuratamente preparato
Il 14 luglio 1938 era stato pubblicato, su ““Il Giornale d’Italia” il Manifesto degli scienziati razzisti o Manifesto della razza.
Il 5 agosto 1938 il regime fascista si rese conto della necessità di sostenere con una serie di strumenti culturali efficaci e capillarmente diffusi la politica razzista inaugurata subito dopo la conquista dell’Impero. Il primo direttore fu Telesio Interlandi (1894-1965) affiancato, dal quarto numero in poi, da Giorgio Almirante (1914-1988).
La rivista uscì, con cadenza quindicinale, fino al 20 giugno 1943.

Il RD del 5 settembre aveva garantito l’inizio dell’anno scolastico senza ebrei , né scolari, né studenti, né insegnanti in tutte le scuole del Regno e venne integrato pochi mesi dopo dal RD-L 15 novembre 1938, n. 1779, Integrazione e coordinamento in unico testo delle norme già emanate per la difesa della razza nella Scuola italiana

Infine confluì nel Testo Unico delle norme emanate per la difesa della razza nella scuola italiana (L 5 gennaio 1939, n. 98, Conversione in legge del Regio decreto-legge 15 novembre 1938-XVll, n. 1779).                                  [Nota 2]

5 settembre 2018 – Iscrivere un figlio a scuola dopo il ‘pacchetto sicurezza’
Dal 2009 il genitore che si presenti a iscrivere al nido, alla scuole dell’infanzia, alla scuola successiva all’obbligo un figlio minore deve presentare il permesso di soggiorno (ne è esonerato solo per l’iscrizione alla scuola dell’obbligo).
Se i testi delle leggi fasciste erano sfacciatamente razzisti avevano però il merito della chiarezza: chi fosse il ‘nemico’ era chiaro al di là di ogni dubbio.
Così non è ai giorni nostri dove la matta bestialità delle norme va ricercata, chiarita in testi criptici e subdoli anche se, a esame concluso, il ‘nemico’ risulta sempre il minore, in questo caso ‘nato in Italia’.

Qui propongo una lettura coordinata dell’Articolo 6, comma 2 del testo unico 25 luglio 1998 n. 286, mentre per il testo originale rinvio alla nota:
“I documenti di cui all’articolo 5, comma 8, del dlg 25 luglio 1998 n.286  non devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione se il motivo dell’ingresso sia l’esercizio di attività sportive e ricreative a carattere temporaneo o l’accesso alle prestazioni sanitarie previste per gli stranieri non iscritti al Servizio sanitario nazionale ( di cui all’articolo 35 – dlg 25 luglio 1998 n. 286) o l’accesso alle prestazioni scolastiche obbligatorie)”.                                  [Nota 3]

Se nasci e non hai un nome, non esisti. Nessuno potrà chiamarti vicino a sé
e, se ti ostini ad esistere, ti impediremo anche di completare un corso scolastico aperto invece ai tuoi amici.

Poiché la stessa noma prevede il medesimo obbligo per la registrazione della dichiarazione di nascita, potrebbero esserci situazioni in cui il minore non può essere iscritto alla scuola semplicemente perché inesistente. [Nota 4]
Se invece il genitore si fosse potuto giovare della circolare 19/2009 – che ammette ciò che la legge nega – e il figlio disponesse quindi del certificato di nascita, il rischio primario è del/dei genitori che, dichiarandosi, si espongono al rischio di espulsione.                         [Nota 5]

Ma che ne sarà del piccolo?
Se sapessi inserire file in audio inserirei le urla disperate dei bambini che il Presidente degli USA ha ordinato di strappare ai loro genitori

[Nota 1]
http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2018/09/04/liliana-segre-lindifferenza-uccide_8e9df2e0-d66e-46fd-9544-4095aaa9b687.html

https://www.rollingstone.it/cinema/news-cinema/liliana-segre-oggi-come-nel-1938-mi-fa-paura-l-indifferenza/426356/

https://www.globalist.it/cinema/2018/09/04/segre-vedo-la-stessa-indifferenza-che-uccise-noi-nei-lager-per-i-migranti-morti-in-mare-2030257.html

[Nota 2]

http://www.abmariantoni.altervista.org/storia

[Nota 3]

Legge 15 luglio 2009, n. 94 Disposizioni in materia di sicurezza pubblica
22. Al citato testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sono apportate le seguenti modificazioni:

g) all’articolo 6, comma 2, le parole: «e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi» sono sostituite dalle seguenti: «, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie»;
I documenti di cui all’articolo 5, comma 8, del dlg 25 luglio 1998 n.286, sono il permesso di soggiorno e documenti equipollenti

[Nota 4]
Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1):
«Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi». www.gruppocrc.net

[Nota 5] Ministero dell’Interno – Circolare n.19 del 7 agosto 2009
Ufficio emittente Direzione Centrale per i Servizi Demografici
https://dait.interno.gov.it/servizi-demografici/circolari/circolare-n19-del-7-agosto-2009

settembre 5, 2018Permalink

3 settembre 2018 – Tra settembre e ottobre

Mi sveglio molto presto e vedo dalle finestre una giornata grigina, la limpidezza di certi cieli estivi è già finita . Tornerà con il freddo dell’inverno, forse.
Ma questo preludio di una tipica giornata ottobrina mi suggerisce vari ricordi, frammentati, appena compaiono poi si uniscono, si confrontano e non mi piace.
Anche il mio calendario di settembre pretende la sua attenzione e mi ricorda che fra pochi giorni saranno 80 anni da quando la scuola italiana conobbe una radicale pulizia etnica.
So che quel giorno non potrò tacerne ma ora altri ricordi si impongono.
Riguardano avvenimenti vecchi ma tutti successivi alla mia nascita e questo, non so perché, mi interroga

26 settembre 1943 . Prima il furto
L’oro di Roma Durante l’occupazione di Roma i tedeschi obbligarono la comunità ebraica a raccogliere e consegnare 50 chili d’oro. [nota 1]

16 ottobre 1943 – Poi la deportazione

Giulio De Benedetti 16 ottobre 1943
Dalla quarta di copertina: «La retata nazista nel Ghetto di Roma, una mattina che si concluse con la deportazione di oltre mille ebrei: questo fu il16 ottobre 1943, e questo è ciò che racconta Giacomo Debenedetti. Pagine brucianti dove a parlare è un coro sgomento e terribile da cui si staccano, solo per infinitesimi istanti, le voci dei protagonisti, subito sommerse e per sempre perdute.
Otto ebrei, cronaca che segue 16 ottobre 1943, evoca, invece, la figura di un commissario di Pubblica sicurezza che, dopo la guerra, per provare la sua fede antifascista, testimonia di aver salvato otto ebrei dall’eccidio delle Fosse Ardeatine».

«Debenedetti riesce a darci tutto ciò che avremmo potuto aspettarci da uno scrittore della famiglia di Defoe e Manzoni: sgomento della ragione di fronte alla furia irrazionale, carità religiosa, pietà storica, strazio esistenziale». Alberto Moravia

1943 – 1945 La shoah italiana.
I particolari banali del male; Treni e stazioni ferroviarie

Gli ebrei del ghetto furono ammassati nei sotterranei e della stazione Tiburtina . vi restarono tre giorni, tre giorni che segnano anche il silenzio del papa Pio XII.

Roma era città aperta, nel Nord la creazione di uno Stato italiano fascista guidato da Mussolini fu annunciata dallo stesso il 18 settembre 1943 attraverso Radio Monaco.
Nei sotterranei della stazione il binario 21 si attrezzava per la deportazione.
Una delle funzioni dei lager era la distruzione delle persone: il nome spariva e diventava un codice alfanumerico sul braccio. La senatrice a vita Liliana Segre non lo ha cancellato

[nota 1] http://www.16ottobre1943.it/it/loro-di-roma.aspx

[Nota 2] Dal mio blog del 7 giugno 2018. Testo integrale del discorso della senatrice Segre con la segnalazione degli applausi differenziati. Un elemento che ora mi appare di grande attualità.
http://diariealtro.it/?p=5830

settembre 3, 2018Permalink

2 settembre 2018 – I tempi brutti richiedono parole belle

La semplicità
La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri.
E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri.
Abbiamo timore di essere fraintesi,…
di apparire fragili,
di finire alla mercè di chi ci sta di fronte.
Non ci esponiamo mai.
Perché ci manca la forza di essere uomini,
quella che ci fa accettare i nostri limiti,
che ce li fa comprendere,
dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto.
Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà.
Mi piacciono i barboni.
Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle,
sentire gli odori delle cose,
catturarne l’anima.
Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo.
Perché lì c’è verità,
lì c’è dolcezza,
lì c’è sensibilità,
lì c’è ancora amore.
Alda Merini

Diventato presidente del Sudafrica Nelson Mandela si è trovato a gestire un’ eredità politica pesantissima, ha dovuto garantire il passaggio dal regime di Apartheid alla democrazia.
Il suo capolavoro politico nonostante i molti errori che indubbiamente ha commesso, è quello di aver favorito la nascita della famosa ormai, “Commissione per la verità e la riconciliazione”, che lavorò tre anni, in modo molto intenso e drammatico, con l’obiettivo di raccontare la verità, tutta la verità possibile su quello che era successo in Sudafrica negli anni del regime di Apartheid.
La scelta coraggiosa quale è stata? Quella di porre un’alternativa molto secca tra verità e perdono. E’ stato un modello, quello perseguito dal Sudafrica sul quale probabilmente anche altri paesi che hanno conosciuto analoghe tragedie, come per esempio la Cambogia o ad altri paesi africani, dovrebbero riflettere.
Molti hanno infatti preferito perseguire la strada dell’oblio al prezzo della verità. I criminali, i massacratori, coloro che avevano subito torture e violenze, le vittime oltre agli aguzzini sono stati chiamati in Sudafrica, a raccontare cosa era successo, in forma pubblica. Il lavoro della commissione è stato anche una specie di psicodramma, ma alla fine il Sudafrica ne è uscito in maniera conciliata. Si è perdonato, ma al tempo stesso si è riusciti a conoscere la verità su quegli anni drammatici.
Tratto da 100 secondi con… Prof. Alessandro Campi

http://www.raistoria.rai.it/articoli/mandela-e-la-riconciliazione-del-sudafrica/13170/default.aspx

settembre 2, 2018Permalink