14 agosto 2018 – Un percorso di maternità cui va reso onore

Ho scritto al Presidente Mattarella (e spedito per posta normale. Chissà se la posta ha tempi biblici anche per la presidenza della Repubblica cui non sono riuscita a inviare un messaggio e mail) .
Di seguito ho trascritto la lettera della mamma di Raffaele Ariano che ho trovato nel sito di Articolo 21
Ho avuto modo di ascoltare la lettura dei messaggi ricevuti da Raffaele Ariano. Fanno paura. Perciò credo che non debba essere lasciato solo.

14 agosto 2018     Oggetto: lettera aperta al Presidente della Repubblica
Egregio Presidente
spero che Lei possa esprimere il suo pensiero su quanto Le ha scritto la mamma di Raffaele Ariano.
La donna che lo aveva accolto nella dipendenza assoluta che è propria dei neonati ora è vicina al figlio nella stima e nella condivisione di responsabilità.
Sono grata a questa mamma che può essere orgogliosa di questa sua scelta.
La saluto con stima e rispetto Augusta De Piero

Dal sito di Articolo 21
Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di Annamaria Abbate, mamma di Raffaele Ariano, il viaggiatore di Trenord che ha segnalato un atto di razzismo da parte di un membro dell’equipaggio che aveva diffuso un messaggio contro coloro che definiva ‘zingari’ attraverso gli altoparlanti del treno.
Alla signora Abbate e a suo figlio Raffaele rivolgiamo tutta la nostra solidarietà e garantismo tutto il nostro supporto,

Caro Presidente,
sono la madre di Raffaele Ariano, 32enne, assegnista di ricerca in una Facoltà di Filosofia. È un privato cittadino: non un politico, non un opinionista, non una figura pubblica. Come comune cittadino ha segnalato un’azione scorretta di un capotreno, un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni. Per farlo ha scritto con toni pacati e rispettosi un post sul suo profilo Facebook e una lettera a un giornale locale.
Nei giorni successivi, sulla pagina Facebook Ufficiale “Lega – Salvini Premier”, è comparso un post che indicava in Raffaele il responsabile del possibile licenziamento della capotreno (licenziamento mai auspicato da mio figlio e di cui non è comparsa mai menzione nei comunicati di Trenord), con tanto di fotografia, nome e cognome e un link diretto alla sua pagina Facebook con la seguente frase: “State con la capotreno o con il denunciatore, Raffaele Ariano?”.
A partire dal post di “Lega – Salvini Premier” è seguito un vero e proprio linciaggio mediatico da parte di sostenitori della Lega e di gruppi neo-fascisti come CasaPound e Forza nuova, contenenti ingiurie e minacce all’incolumità fisica di mio figlio e della nostra famiglia. Per pudore e rispetto mi astengo dal riportar queste frasi, ma come si può evincere dal materiale documentale consegnato alla polizia, vi sono stati scandagliati i più bui recessi della barbarie umana e civile: epiteti razzisti, omofobi e misogini, diffamazioni sulla sua professionalità, centinaia di minacce di violenza fisica, con tanto di pubblicazione del nostro indirizzo di casa e promesse di incursioni punitive.
Naturalmente Raffaele sta facendo tutti i passi legali per tutelarsi. Crediamo nelle istituzioni democratiche del nostro paese e siamo fiduciosi che la giustizia saprà proteggere tanto la nostra reputazione quanto la nostra incolumità fisica, per la quale abbiamo motivo di temere per la prima volta nella nostra vita. Del profilo penale di questa triste, dolorosa vicenda, si occuperà insomma la magistratura.
La gravità di quanto accaduto va, però, molto al di là della sua persona: l’aggressione e il linciaggio mediatico che si è riversato su mio figlio, per il sol fatto di aver chiesto pubblicamente il rispetto di principi e valori scritti nella nostra Costituzione, potrebbero colpire chiunque. Quanto accaduto è un fatto politico che riguarda la nostra democrazia. La responsabilità degli insulti e delle minacce da parte degli odiatori del web è certamente personale, ma i cinquantamila commenti sul profilo di un privato cittadino non vi sono arrivati spontaneamente, bensì – per quanto ci risulta – sollecitati e guidati direttamente dalla pagina Ufficiale “Lega – Salvini Premier”. Allora mi chiedo: può essere tollerato che dalla pagina della forza politica il cui segretario è anche Ministro dell’Interno si fomenti intenzionalmente una tale campagna d’odio? È tollerabile in uno Stato di diritto che un privato cittadino possa essere minacciato nella sua incolumità per azioni riconducibili al Ministro preposto all’ordine e alla sicurezza di tutti i cittadini? In un Paese dove il Ministro dell’Interno avesse la possibilità di chiudere la bocca a chi osa dissentire su un qualsiasi tema di pubblico interesse, ci si sente più o meno sicuri?
Temo che accettare supinamente quanto è successo crei un precedente pericoloso, se non inaccettabile, per tutti. Altri, in futuro, potrebbero subire intimidazioni o, addirittura, arrivare a autolimitarsi preventivamente nell’esercizio del diritto alla libertà di manifestazione del pensiero. Quando un cittadino si trova a temere per la propria incolumità a causa di forze più grandi di lui solo per aver espresso un’opinione, per di più a difesa della pari dignità delle persone e dei principi democratici su cui si fonda il suo Paese, si prospettano tempi bui.
Confidando nella Sua persona e nel ruolo che ricopre, affido a Lei questi inquietanti quesiti e Le chiedo, rispettosamente, come cittadina e come madre, di valutare un Suo intervento, secondo i Suoi poteri e prerogative costituzionali, a tutela dei nostri diritti di cittadini italiani, del nostro ordinamento e dei valori democratici su cui si fonda.

A commento di un pezzo su fb ho inserito la nota che qui trascrivo
Nel discorso del 3 gennaio 1925 l’allora Presidente del Consiglio Benito Mussolini affermò: « La violenza, per essere risolutiva, deve essere chirurgica, intelligente, cavalleresca ».
Era il discorso proclamato nel quadro di un periodo difficile tutt’altro che immune da violenza. Nel mese di giugno 1924 era stato assassinato il deputato socialista Giacomo Matteotti.
Il Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d’Italia pronunciò allora la frase famosa che voglio ricordare: «Io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto».
Eravamo arrivati al punto in cui farsi responsabile di violenza assicurava successo politico. Mancavano 13 anni alle leggi razziali o meglio razziste, come ci ha ricordato la senatrice Segre.

Fonte: http://www.storiaxxisecolo.it/fascismo/fascismo10g.htm

agosto 14, 2018Permalink

11 agosto 2018 – Nella fine il mio principio _1

L’anagrafe e i diritti dei figli di Chiara Saraceno [fonte 1]
Essere riconosciuti come figli dei genitori che hanno deciso, o accettato, di metterli al mondo e che quindi assumono la responsabilità di accompagnarne la crescita e di provvedere i mezzi necessari, è un diritto di ogni bambino solennemente statuito dalla Dichiarazione universale dei diritti del fanciullo del 1959 e dalla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e adolescenza del 1989.
Insieme al diritto ad avere un nome e una cittadinanza, fa parte del suo diritto all’identità. Solo in caso di grave inadempienza, o incapacità, del genitore rispetto a questo compito, questo diritto può essere negato.
Sempre e solo a tutela del benessere del bambino. Questa decisione richiede quindi sempre una valutazione caso per caso, non sulla base di un giudizio a priori su chi non può, per definizione, essere genitore. É in nome di questo diritto dei bambini che , sia pure tardivamente, l’Italia ha consentito, dal 1975, il riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio anche a chi era sposato e, dal 2012, ha eliminato ogni distinzione tra figli naturali e legittimi, anche per i figli nati da rapporti incestuosi. É sem pre in nome di questo diritto che molti tribunali oggi riconoscono, vuoi con la formula dell’adozione speciale da parte del genitore non biologico, vuoi, sempre più spesso, dalla nascita, che i figli nati per decisione di coppie dello stesso sesso abbiano come genitori entrambi i componenti la coppia, non il solo genitore biologico.
Ora il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, vorrebbe interrompere questo lento processo di riconoscimento della centralità del diritto di un bambino ad essere riconosciuto dai propri genitori. Cioè da coloro che lo hanno voluto e lo amano, in nome del principio che devono esserci sempre un uomo e una donna a fare rispettivamente da padre e da madre. Come se i ruoli sociali della genitorialità fossero perfettamente sovrapponibili a quelli della riproduzione e non si manifestassero in molte forme, a seconda della sensibilità e del carattere di ciascuno, a prescindere dal sesso di appartenenza.
Secondo Salvini, peraltro, in perfetta sintonia su questo punto non solo con il Movimento per la vita e le associazioni che si mobilitano nei ‘Family Day’, ma anche con papa Francesco, se i genitori effettivi sono dello stesso sesso, legalmente ce n’è solo uno, almeno sulla carta d’identità, anche nei casi in cui sentenza di tribunali o trascrizioni anagrafiche abbiano stabilito diversamente. In attesa di chiarire come pensi di risolvere l’eventuale difformità tra i dati della carta di identità e risultanze anagrafiche, il ministro ha dichiarato che il suo obiettivo è difendere i bambini. In realtà, lede il diritto di molti di loro ad avere una identità pubblica legale corrispondente alla realtà. L ‘obiettivo è quello di contrastare il processo di legittimazione della filiazione da parte di coppie dello stesso sesso.
La lunga vicenda che ha portato alla equiparazione di tutti i figli, nati dentro o fuori il matrimonio, mettendo fine a situazioni dolorose e ingiuste, mostra, tuttavia, come la centralità dei diritti dei bambini abbia costretto nel tempo a rivedere criticamente un concetto di ‘famiglia naturale’ troppo stretto. Ma forse è proprio questo che teme Salvini, e chi la pensa come lui. Meglio sacrificare i bambini, allora.

E come la mettiamo con  il superiore interesse del minore senza certificato di nascita per legge?

L’’articolo della sociologa e filosofa Chiara Saraceno è uno dei primi scritti fra quanti ne ho consultati che riparte dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989 (da noi ratificata in legge 176/1991) per affermare il superiore interesse del minore come criterio fondante cui riferirsi in tutte le leggi che lo riguardano.
Ne ho isolato alcune frasi (i grassetti sono miei) che, collegate fra loro, illustrano perfettamente la tesi che sostengo (insieme a non molte altre persone) da otto anni sulla necessità di modificare la legge che nega il certificato di nascita ai figli dei migranti non comunitari privi di permesso di soggiorno.

Sacrificare il bambino o modificare la legge?
  (le poche parole che ho introdotto per chiarire  i testi estrapolati  sono fra parentesi quadre)

La centralità dei diritti dei bambini abbia [ha] costretto nel tempo a rivedere criticamente un concetto di ‘famiglia naturale’ troppo stretto. Ma forse è proprio questo che teme Salvini, e chi la pensa come lui. Meglio sacrificare i bambini, allora….

[anche se] essere riconosciuti come figli dei genitori che hanno deciso, o accettato, di metterli al mondo e che quindi assumono la responsabilità di accompagnarne la crescita e di provvedere i mezzi necessari, è un diritto di ogni bambino
[e ] insieme al diritto ad avere un nome e una cittadinanza, fa parte del suo diritto all’identità

Sempre e solo a tutela del benessere del bambino. Questa decisione richiede [E’ necessaria] quindi sempre una valutazione caso per caso, non sulla base di un giudizio a priori su chi non può, per definizione, essere genitore.

Una strada che si è interrotta
L’art. 3 della Costituzione ci ricorda che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. [fonte 2]
Sappiamo che ormai il termine uguaglianza si declina come pari opportunità e che le distinzioni fra le tipologie che un tempo indicavano i figli (distinguendoli in legittimi e naturali) sono cadute per affermare il termine figlio come un riferimento assoluto il cui diritto a una famiglia si afferma senza distinzioni o gerarchie
C’è stata anche una giusta preoccupazione per privilegiare la continuità di un rapporto affettivo instaurato in una famiglia affidataria quando per il bambino affidato si prospetti la possibilità di adozione vera e propria. [fonte 3]
Sembrava di vedersi realizzare quanto “rilevava un maestro del diritto minorile, Carlo Alfredo Moro, [per cui] la CRC non è soltanto un codice di norme giuridiche, bensì un vero programma pedagogico di educazione alla libertà e alla responsabilità basata sul rispetto” [fonte 4].
La continuità di confortanti validi provvedimenti si è interrotta nel 2009 (questo è quello che io so e ho verificato; non escludo che possa esserci anche altro) quando la lettera g del comma 22 dell’art. 1 della legge 94/2009 ha ignorato i termini di uguaglianza presenti nell’art. 3 della Costituzione aprendo un varco all’ineguaglianza per i figli dei migranti irregolari [fonte 5]

Come era prevedibile la voragine aperta era destinata ad allargarsi (continua)

FONTI
[fonte 1] la Repubblica 11 agosto
https://rep.repubblica.it/pwa/commento/2018/08/10/news/la_famiglia_secondo_salvini_il_genitore_1_e_i_diritti_dei_bambini-203846323/

[fonte 2 ] http://www.altalex.com/documents/codici-altalex/2013/12/19/costituzione-italiana
Con questo link si può leggere il testo della Costituzione della Repubblica Italiana aggiornato alle ultime modifiche apportate dalla L. Cost. 20 aprile 2012, n. 1 (G.U. n. 95 del 23 aprile 2012).

[fonte 3]
– Legge 28 marzo 2001 n. 149, che, modificando la precedente norma sull’adozione e affidamento (n. 184/1983) significativamente scrive nel Titolo primo: Diritto del minore alla propria famiglia
– Legge 12 luglio 2011 n. 112, Istituzione dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza
– Legge 19 ottobre 2015 n. 173, Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, sul diritto alla continuità affettiva dei bambini e delle bambine in affido familiare

[fonte 4]
Ho tratto questa citazione da un articolo del giurista Luigi Fadiga. Da figlio a bambino: il fanciullo come persona titolare di diritti
Jura Gentium, Rivista di filosofia del diritto internazionale e della politica globale, ISSN 1826-8269
http://www.juragentium.org/forum/infanzia/it/fadiga.html

[fonte 5]
L’articolo in questione è confluito nel “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”  –   Decreto legislativo, testo coordinato, 25/07/1998 n° 286)
che si può leggere con gli aggiornamenti che le diverse leggi via via impongono in
http://www.altalex.com/documents/codici-altalex/2014/04/09/testo-unico-sull-immigrazione

agosto 11, 2018Permalink

9 agosto 2018 – Per riaffermare la strada della razionalità aggiorno il mio blog

La insensata storia dei vaccini – La novità dell’obbligo non obbligatorio

I vaccini, un problema di cui non sono e non voglio diventare esperta.
Purtroppo il caos continua con punte di insensatezza inqualificabili.
Mi chiedo che senso abbia l’autocertificazione relativa ai vaccini obbligatori (salvo casi di eccezioni evidentemente necessarie per ragioni mediche – testimoniate nel modo dovuto nel rispetto di ogni bambino).
Se l’autocertificazione non è la strada della menzogna pubblicamente suggerita perché chi può autocertificare non presenta il certificato?
Comunque i presidi aderenti alla Associazione nazionale di categoria di chiarano: «Allo stato delle cose, se non verrà presentato all’inizio dell’anno scolastico il certificato di avvenuta vaccinazione della Asl, non potremo permettere la frequenza dei bimbi a scuola, a nidi e materne».
A prescindere dal fatto che le ‘materne’ si chiamano ‘scuole dell’infanzia’, la posizione dei presidi è condivisa anche dal collegio dei professori universitari di pediatria
«La circolare Grillo-Bussetti, che prevede l’autocertificazione per i vaccini, non solo confligge con la vigente normativa sulla certificazione delle vaccinazioni obbligatorie, ma contrasta con il DPR 445/2000 che recita ‘I certificati medici, sanitari .. non possono essere sostituiti da altro documento». Così il Collegio dei professori universitari di pediatria.
Il mio riferimento resta il comunicato della scienziata, senatrice Elena Cattaneo che ho pubblicato il 4 agosto e, mi propongo, se non uscirà qualche imprevedibile, travolgente follia, di non scrivere più di questo argomento se non in quanto interferisca con altri già da tempo presenti nel mio blog. [Fonti numero 1, 2, 3]

Un proverbio quanto mai attuale: la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni
Caso o progetto?
Dato il ripetersi di notizie fotocopie le une delle altre  ho scritto nella casella di google: “feriti da fucili aria compressa”.
Il 29 luglio 2018 ho registrato l’elenco che ne è venuto fuori nel mio pezzo non a caso intitolato “Fucili ad aria compressa contro migranti. Un dubbio e forse non solo uno”.
Negli episodi registrati, i protagonisti sparatori di pallini (tutti maschi bianchi), con una monotona serie di dichiarazioni sovrapponibili l’una all’altra, insistono sulla casualità del gesto, su esiti non previsti e non voluti ma … i ’colpiti’ sono sempre persone di colore.
Se può sembrare ovvio che armi ad aria compressa non siano idonee a supportare una eventuale intenzione di uccidere è pur vero che il ripetersi di questi casi così ravvicinati nel tempo non può non generare, insieme al danno fisico, sgomento e paura che potrebbero non essere una casualità. [fonte 4]
Successivamente– a seguito della vicenda di Daisy Osakue – nel mio pezzo del 2 agosto (“ Uova, arma impropria o no? Spreco di alimenti o no? ) potevo identificare una svolta. I tiratori di uova – colpendo Daisy – dovevano misurarsi con l’imprevisto di una notorietà che si rivoltava contro di loro. Così spuntava la ‘giustificazione’ della goliardata.
Annoiati i giovin signori giocavano e nel loro gioco si era affacciato l’imprevisto. [fonte 5]

Un imprevisto che si ripete
Questo è un caso nuovo e finora non considerato: è il caso quindi di riprenderne il racconto.  [fonte 6]
Pistoia, sono stati due tredicenni a sparare al migrante
PISTOIA. Sono due ragazzini di 13 anni gli autori delle offese e delle esplosioni di alcuni colpi a salve nei confronti di un ragazzo di 24 anni del Gambia, ospite della parrocchia di Don Massimo Biancalani a Vicofaro, Pistoia, la sera del 2 agosto. I due ragazzini – spiegano gli investigatori – hanno ammesso le loro responsabilità, motivando quanto accaduto come un “momento goliardico, escludendo qualsiasi riconducibilità a motivi razziali o politici”.
Digos e squadra mobile di Pistoia, coordinate dalla procura della città toscana, attraverso testimonianze, la visione delle immagini registrate dalle telecamere e sopralluoghi, hanno accertato la presenza di un gruppo di minorenni pistoiesi che, nelle ore in cui sono avvenuti i fatti, si aggirava nella zona di Vicofaro.Sono state poi fatte perquisizioni nelle case di alcuni dei ragazzini, alla ricerca dell’arma con cui erano stati esplosi i colpi a salve.
Sarebbe stato in questa occasione, si spiega dalla polizia, che i due tredicenni, alla presenza dei genitori, hanno fornito spontanee dichiarazioni ammettendo le loro responsabilità e consentendo così il rinvenimento, nell’abitazione di uno dei minorenni, della scacciacani utilizzata e di circa 200 proiettili a salve. I due ragazzini, essendo minori di 14 anni, non sono imputabili e il fascicolo di indagine è stato trasmesso alla procura presso il tribunale dei minori di Firenze.
Il caso era stato denunciato sulla sua pagina Facebook dal parroco di Vicofaro, don Massimo Biancalani, da sempre impegnato nell’accoglienza dei migranti e già finito al centro delle cronache per una foto pubblicata sui social in cui si mostravano alcuni ospiti della sua canonica portati a fare un bagno in piscina.” Vi scrivo dagli uffici della questura di Pistoia per informarvi che a Vicofaro ci sono stati degli spari – il messaggio pubblicato dal parroco, subito rimbalzato il rete in modo virale – Due giovani italiani al grido negri di merda hanno sparato uno o due colpi di arma da fuoco in direzione di uno dei nostri ragazzi migranti che fortunatamente è rimasto illeso” . La successiva testimonianza della vittima (avvalorata da diversi riscontri) ha fatto il resto, spingendo la questura a indagare a tappeto. “Quando mi insultano per le strade neanche li guardo e tiro dritto – aveva raccontato Buba Seaasay, il migrante a cui sono stati indirizzati gli spari, dopo la denuncia delle offese se della minaccia subìta – Ma questa volta mi hanno sparato, una cosa folle, è troppo”.

Un anno fa, il 25 agosto 2017, don Biancalani era già entrato nel mio blog con una sua iniziativa accompagnata dagli insulti di tale Salvini allora leader della lega e non ministro [fonte 7]
Nel caso del 2 agosto di quest’anno compare il termine ‘goliardia’ pronunciato da due ragazzini non imputabili per ragioni d’età che hanno usato una ‘scacciacani’, non un’arma ad aria compressa.
A parte queste due considerazioni terminologiche la situazione è la medesima: una aggressione non finalizzata ad uccidere per cui però le urla di termini razzisti non possono essere soffocate.
Forse sarà più difficile minimizzare e forse no.

FONTI:
1. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Vaccini-Grillo-depositata-Pdl-per-obbligo-flessibile-857b5d8c-45c0-4bd7-8c37-de8d07f20350.html

2. http://gds.it/2018/08/09/vaccini-i-presidi-senza-certificati-delle-asl-non-si-potra-frequentare-la-scuola_898066/

3. http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/vaccini-pediatri-autocertificazione-non-utilizzabile-in-sanita_3157026-201802a.shtml

4. http://diariealtro.it/?p=5961

5. http://diariealtro.it/?p=5983 
6. http://firenze.repubblica.it/cronaca/2018/08/09/news/pistoia_sono_stati_due_tredicenni_a_sparare_al_migrante-203728830/ 
7. http://diariealtro.it/?p=5221

agosto 9, 2018Permalink

8 agosto 2018 – Anche i ricordi personali possono aiutarci a costruire una difesa contro l’arroganza dell’ignoranza.

Storie personali di vaccini.
Ascoltando, mio malgrado, blaterare con subita autorità di vaccinazioni, mi si sono scatenati ricordi del periodo immediatamente post bellico quando avevo sette anni e frequentavo la terza elementare, il mio primo anno a scuola, prima era stato giocoforza studiare in casa.
Allora si faceva la vaccinazione antivaiolosa, a scuola, con un taglietto attraverso cui veniva inoculato il vaccino. Così si faceva sul braccio sinistro, in alto, il braccio poteva arrossarsi, gonfiarsi, faceva un po’ male e poi restava una cicatrice. Ho verificato. La mia -quasi invisibile – è ancora lì.

Correva l’anno scolastico 1946/47 e la mia aula era stata reperita in un edificio appartenente a una parrocchia.
C’erano ancora edifici scolastici che avevano retto ai bombardamenti. Ma erano requisiti per gli ‘alleati’, militari americani e inglesi. Ricordo la curiosità per le prime persone di pelle nera che mi capitava di incontrare.
Il pavimento dell’aula era costituito da piastrelle senza pretese estetiche, alcune rotte. Non c’era riscaldamento. Le finestre avevano vetri posti in riquadri che, a volte, erano occupati da cartoni: non tutti i vetri rotti dall’onda d’urto dei bombardamenti erano stati sostituiti; anche il vetro scarseggiava.
Un giorno venne un medico, accompagnato da un’infermiera, per le vaccinazioni contro il vaiolo.
Faceva un gran freddo, eravamo infagottate in strati di maglie che ci coprivano (di solito indossavamo anche il cappotto). Sopra le maglie c’era un grembiule nero. Tanto erano brutti quegli indumenti che era bene coprirli; non c’era scelta anche la lana scarseggiava o costava troppo.
Dopo qualche anno furoreggiarono le tinture casalinghe. Il colore poteva migliorare l’estetica del nostro abbigliamento, ma nel 1946/47 non ci si pensava. Era importante trovare carne: eravamo denutriti chi più chi meno ma ne avevamo bisogno. Per nostra fortuna i vegani non c’erano ancora.

Il medico, impietosito dalla necessità di farci spogliare per scoprire il braccio, gettò dell’alcool sul pavimento e accese un piccolo falò (lo alimentava con  le garze che eliminava)  cui potevamo avvicinarsi via via che venivamo vaccinate. L’infermiera attaccava un cerotto e ci aiutava a coprirci. Ricordo bene che mentre il medico ci vaccinava parlava: imparammo cos’era un vaccino e perché venivamo vaccinate. Per fortuna non c’erano nemmeno pseudopolitici blateranti a contraddirlo in nome della democrazia a modello piattaforma digitale.

Il vaccino contro il vaiolo non si fa più
La civiltà si può salvare ovunque come ovunque si può diffondere l’inciviltà.
L’attenzione reale alla salute non passa attraverso le parole degli arroganti del giorno ovunque collocati.
Il vaiolo è una malattia contagiosa di origine virale. L’ultimo caso conosciuto di vaiolo nel mondo è stato diagnosticato nel 1977 in Somalia. In Italia, la vaccinazione antivaiolosa fu sospesa nel 1977 e definitivamente abrogata nel 1981. L’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato ufficialmente eradicata questa malattia nel 1980.
Siccome il vaiolo è causato da un virus, il trattamento con antibiotici non è efficace. Non esiste un trattamento specifico e l’unico modo di prevenirlo è la vaccinazione.
Quando fu chiesto a Donald Henderson , direttore del programma di eradicazione del vaiolo, quale fosse la prossima malattia da sconfiggere, Henderson rispose: “la cattiva gestione della sanità” e non mi risulta che l’espressione dei pareri su una piattaforma digitale o con altro mezzo sia buona gestione .

Ricordo ancora il gruppo di bambine che cercavano di capire ciò che loro veniva fatto e dovutamente spiegato. Era una scuola con mille limiti ma tendenzialmente inclusiva.
Di questi tempi mi sembra ci sia chi opera per renderla esclusiva.
Il moltiplicarsi di strumenti di conoscenza che possono essere gestiti da ignoranti, irresponsabili e senza pietà, impone alla scuola di farsi responsabile e inclusiva.
Può essere un luogo di difesa dall’inciviltà dilagante e non solo nel clamoroso caso vaccini.

agosto 8, 2018Permalink

7 agosto 2018 – Nella fine il mio principio

Ricopio per intero un articolo che riguarda la mia città perché vi si citano- oltre alle minacce all’infettivologo Bassetti, anche altri casi di minacce a medici che doverosamente chiariscono la posizione della scienza sui vaccini.
E, in questo caso, il rispetto della scienza è rispetto della deontologia.
Il 4 agosto avevo pubblicato, sempre nel mio blog, un limpido articolo della scienziata senatrice Elena Cattaneo. Oggi riferisco di una politica che fra poco mi porterà indietro nel tempo, appunto al “mio principio”.

7 agosto 2018 – A Udine scoppia il caso vaccini: minacce a Matteo Bassetti
Nella notte, le vetrate della Clinica di malattie infettive sono state tappezzate di scritte contro il primario
Resta altissima la tensione sulla questione vaccini. Dopo le polemiche per il rinvio dell’obbligo per l’iscrizione a scuole dell’infanzia e nidi previsto dal Governo all’interno del decreto Milleproroghe (la cui votazione, molto probabilmente, slitterà a settembre), non si abbassano i toni.
E nel mirino è finito anche Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive di Udine. Contro il primario, da sempre in prima linea nella difesa dell’importanza delle vaccinazioni, sono comparse nella notte una serie di scritte, che hanno tappezzato le vetrate del padiglione 9 dell’ospedale di Udine.
Minacce pesanti nei confronti dell’infettivologo, insultato da una mano evidentemente ‘no-vax’. Le scritte sono già state rimosse e l’Azienda sanitaria ha deciso di sporgere denuncia. Sul caso sta indagando la Polizia, per tentare di risalire al responsabile.
Bassetti non è l’unico medico che, in questi mesi, è finito al centro dello scontro tra favorevoli e contrari alle vaccinazioni. Anche il virologo Roberto Burioni, impegnato in una campagna, anche sui social, a difesa della scienza, è stato più volte minacciato, anche di morte. L’ultimo atto di questa triste pagina è il fotomontaggio nel quale il volto di Burioni compare al posto di quello di Aldo Moro, nell’immagine simbolo del sequestro, dove si vede lo statista imbavagliato davanti alla bandiera delle Brigate Rosse.
“Quando un rispettabile membro della comunità scientifica viene colpito in maniera così barbara, come accaduto al primario di infettivologia, Bassetti, ci troviamo di fronte alla sovversione non solo delle istituzioni, ma anche della scienza e del progresso. In questo caso la politica deve assumersi la responsabilità di ristabilire la legalità e frenare questa deriva”. A dirlo è la consigliera regionale del Pd, Mariagrazia Santoro, componente della III commissione Salute, commentando la serie di frasi ingiuriose comparse contro Bassetti.
“La solidarietà verso tutta la comunità scientifica va espressa con forza soprattutto in momenti come questi. Dal virologo Burioni, minacciato di morte, a Bassetti stiamo assistendo a vergognosi e infami attacchi dai no vax. Questo, la politica non lo può permettere. Noi del Pd abbiamo sostenuto anche ultimamente la necessità di stringere un dialogo forte con la comunità scientifica, convinti che debba essere proprio chi è chiamato a tutelare la salute pubblica, a guidare il dibattito su temi delicati come quello dei vaccini”.
“Ribadiamo la forte necessità di audire medici come Bassetti in commissione Salute. Ma oltre questo, fondamentale è una presa di posizione forte del presidente Fedriga: non crollerà il mondo se per una volta la smettesse di emulare Salvini e prendesse una decisione autonoma, come hanno fatto altre Regioni, visto che in gioco c’è la salute dei nostri bambini e il futuro della nostra comunità. Condanni anche Fedriga questi indecenti comportamenti dei no vax: è proprio il silenzio e l’ambiguità delle istituzioni e di chi ha responsabilità di governo ad avvelenare il clima politico e sociale, sfociando poi in episodi del genere”.

Lasciamo per ora la scienza responsabile e troviamo il ministro dell’interno /segretario della Lega che ha dichiarato proponendosi in una linea di bizzarro caso esemplare (‘ho vaccinato miei figli’) e custode di una libertà senza vincoli ( “E’ giusto che a inizio anno, nelle scuole e negli asili, possano entrare tutti”)
6 agosto 2018 Vaccini, Salvini: “Bisogna educare, non obbligare”
«Ho vaccinato i miei figli, però ritengo che il diritto all’educazione non possa essere negato a nessuno ». Così Matteo Salvini, parlando dell’obbligo vaccinale. «È giusto che a inizio anno, nelle scuole e negli asili, possano entrare tutti. Molti Paesi al mondo non obbligano ma educano», ha quindi aggiunto il ministro dell’Interno

Ma possono i medici prendere ordini da un qualsivoglia esponente politico disposto ad asservire la conoscenza a una linea stabilita dal governo?
Il codice deontologico, su cui ogni medico giura all’inizio dell’esercizio della sua professione, all’art. 1 afferma:
“Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro:
 di esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di
comportamento contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà
e l’indipendenza della professione”

Io credo che il pastrocchio in sede parlamentare sia nato durante la campagna elettorale quando anche medici candidati con il M5S non trovarono nulla da dire sull’impegno a soddisfare le aspettative degli elettori “ no vax “ per trovarsi poi in difficoltà a votare lo slittamento di un anno dell’obbligo alla vaccinazione per l’iscrizione ai nidi e alle scuole dell’infanzia, slittamento previsto dal decreto Mileproroghe.
Così lo ha definito la senatrice Cattaneo : «un incomprensibile “bilanciamento politico” tra diritto alla salute e all’inclusione scolastica… »
Personalmente credo che i dubitanti dovrebbero fare una scelta fra parlamento e professione, rinunciando all’una o all’altra dato che non si tratta di un nuovo argomento ma di un problema che li ha già impegnati in campagna elettorale quando non mi sembra abbiano espresso dissenso alcuno dal parere del gruppo di appartenenza.
Ora la sen. Fattori ha votato in dissenso dal suo gruppo. Vedremo cosa farà l’on Trizzino quando il decreto Milleproroghe arriverà alla Camera. Ma la loro posizione, espressa ora, nulla modifica nel merito.

Se quello che ho descritto sopra è la fine (ma non credo sia finita qui) ora
un cenno al principio.
Nel 2008, quando si preparava l’ingresso in aula del decreto che sarebbe poi diventato la legge 94/2009 (il cd pacchetto sicurezza) venne proposta una modifica della legge Turco Napolitano che incideva proprio su un principio del codice deontologico che afferma il dovere
 di rispettare il segreto professionale e di tutelare la riservatezza su tutto ciò che
mi è confidato, che osservo o che ho osservato, inteso o intuito nella mia
professione o in ragione del mio stato o ufficio;
Era accaduto si proponesse che « il medico curante deve segnalare se il paziente è un irregolare. Se è clandestino deve essere segnalato per la sua situazione di clandestinità’ ed espulso»
La norma venne cancellata prima che il decreto fosse presentato al parlamento, dopo aver suscitato una forte reazione dell’Ordine dei medici a livello nazionale, responsabilmente condivisa a livello locale.
Cito dal comunicato dell’allora presidente dell’Ordine dei medici di Udine, il compianto dr. Luigi Conte: «L’Ordine dei Medici di Udine accoglie e sottoscrive l’appello di un grande numero di colleghi e cittadini e della SIMM (Società Italiana di Medicina delle Migrazioni) per chiedere il ritiro degli emendamenti sopra specificati e ripresentati. Qualora dovessero passare i provvedimenti annunciati dal governo, i medici dovranno rifiutarsi di denunciare i pazienti immigrati irregolari, esercitando l’obiezione di coscienza per non venir meno ai principi etici e deontologici della loro professione. »

Nel 2008 su quel punto si affermarono competenza, razionalità, etica.
Restò però – e ancora permane – la richiesta di presentazione del permesso di soggiorno per registrare la nascita in Italia di un figlio di migrante non comunitario.
Dice il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1):
«Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi».
Perché non ci si faccia illusioni sulla possibilità di eliminare facilmente questa norma ricordo (a prescindere dalla posizione civile e limpida di alcune persone ) la grave negligenza del Pd a farsi carico di una possibile modifica – che non si è realizzata nell’arco di nove anni e quattro governi.
Per ciò che concerne questo problema al Pd si sono assimilate, le varie forza di sinistra che si riconoscono oltre il Pd stesso e soprattutto la riottosità di cittadine e cittadini a farsi carico del problema pur ostentando amore per i propri figli.
Ma i piccoli fantasmi senza nome sono “figli degli altri” una categoria ormai così consolidata da potersi estendere, se del caso, anche ai “figli nostri”.
E per gli uni e gli altri arriva la nuova formula dell’obbligo non obbligante inventata per i vaccini.
Così la fine ci riporta al principio: ma il cerchio non tarderà ad allargarsi.

I link di riferimento si trovano nel testo che segue. Sono dissociati per non appesantire il trasferimento su facebook.

agosto 7, 2018Permalink

7 agosto 2018 – Link relativi al testo che precede con la stessa data

Nell’ordine

agosto 7, 2018Permalink

5 agosto 2018 – L’obbligatorietà non obbligatoria dei vaccini. Una storia ridicola e tragica

Ho bisogno di capire e mi traccio una strada
Il testo del Decreto Milleproroghe che è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 25 luglio 2018. Dal momento in cui è stato sottoposto all’esame del Senato sta suscitando dibattiti stravaganti. Molti dei protagonisti di questo intreccio di voci, pareri, esternazioni indefinibili sembrano nascere ogni mattina, ignari di ciò che è avvenuto prima e, vergini di conoscenza, marciano impavidi verso l’approvazione di un ‘qualche cosa’ che sembra più una biscia che una norma da stabilire.
Per quel che mi riguarda ne considero un aspetto soltanto (e ne ho abbastanza!).

Ieri, 4 agosto ho pubblicato nel mio blog un pezzo dal titolo “Bambini fantasma e l’obbligatorietà non obbligatoria dei vaccini” dove si trova l’articolo della scienziata, senatrice Elena Cattaneo (l’avevo ricopiato manualmente non potendone fare un copia incolla perché lo giudico un punto fermo essenziale e confortante per essere chiaro e razionale).
Elena Cattaneo è senatrice a vita e quindi può corrispondere al dettato dell’art. 67 della Costituzione senza i lacci e lacciuoli in cui viene ridotta spesso la disciplina del gruppo di appartenenza che, anziché svolgersi all’interno del mandato parlamentare, è affidata alla gestione di un sistema digitale eterodiretto. Il che non la salva da essere ondivaga in maniera sconfortante.
Ricordo a me stessa il testo dell’art. 67:  “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.

Torno al 22 giugno, ricordando un articolo allora pubblicato di cui trascrivo la conclusione (come sempre metto me stessa e chi abbia la pazienza di leggermi in grado di risalire all’intero testo – [ Fonte 1])
Mentre la ministra di competenza guizza fra appartenenza di gruppo e competenza professionale (non oso la parola deontologia he potrebbe finire umiliata in un ossimoro) il leader o ministro che sia (io non riesco mai a capire in che ruolo parli) conclude:

Riconoscimento democratico dei padroni della salute dei bambini
Io ritengo che la salute dei bambini spetti alla mamma ed al papà e quindi alcuni vaccini sono fondamentali; troppi rischiano di far male. Nessun bambino può essere escluso dalla scuola e dall’asilo. Su questo c’è un programma nella Lega, questo c’è nel contratto di governo. Dal morbillo ci si deve salvare, altri vaccini mi sembrano assolutamente superflui”.

Era giugno, ora è agosto. –
Norma passa al senato con 149 sì, un’astensione e 110 no
Salute garantita dal ‘democratico’ risultato del voto in parlamento o dalla scienza e competenza?

«No al rinvio di un anno dell’obbligo di presentare i certificati vaccinali per l’iscrizione alla scuola dell’infanzia e ai nidi».
È la posizione espressa dal presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, una citazione che sarà più ampiamente trascritta fra poco.
E’ agosto e in senato si è discusso e chi cerca di informarsi non può ignorare la dichiarazione, finalmente esplicita, dell’Ordine dei medici.
L’oggetto del contendere è l’obbligo di iscrivere ai nidi e alla scuola dell’infanzia bimbi vaccinati ( a tutela della salute loro e dei loro compagni di scuola, soprattutto dei più fragili)

Ne parlano vari quotidiani:

♦ Il Corriere della sera – Vaccini, l’Ordine dei Medici.  [fonte 2]

Il presidente della federazione critico sull’emendamento approvato in Parlamento che, afferma, «non risponde all’evidenza scientifica circa la necessità delle vaccinazioni» e chiede si rispetti la scienza di Redazione Online

«No al rinvio di un anno dell’obbligo di presentare i certificati vaccinali per l’iscrizione alla scuola dell’infanzia e ai nidi». È la posizione espressa dal presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, in merito all’emendamento approvato con il decreto Milleproroghe che fa slittare di un anno l’obbligo vaccinale come condizione per l’ingresso alle scuole dell’infanzia e ai nidi. L’emendamento, afferma, «non risponde all’evidenza scientifica circa la necessità delle vaccinazioni. Lanciamo un appello al Parlamento perché rispetti la scienza». E poi aggiunge: «L’articolo 32 della nostra Costituzione tutela la Salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. Al Ministro il compito di attuare tale tutela, attraverso politiche sanitarie che si fondino sulle migliori evidenze scientifiche a nostra disposizione».

♦ Il Sole 24 ore    L’appello al Parlamento
«Sulle vaccinazioni lanciamo un appello al Parlamento, perché, nelle sue decisioni, rispetti sempre la scienza e metta il ministro della Salute, Giulia Grillo, nelle migliori condizioni per lavorare», ha sottolineato Anelli all’indomani dell’approvazione al Senato dell’emendamento al decreto Milleproroghe che fa slittare di un anno l’obbligo vaccinale come condizione per l’ingresso alle scuole
dell’infanzia e ai nidi. [Fonte 3]

♦ Lega: in contratto bimbi no- vax a scuola [fonte 4]
(ndr: nel contratto si prevede che i bimbi no-vax vadano a scuola)
‘Su parole di Salvini polemiche pretestuose?
(ANSA) – Roma, 22 giugno Sui vaccini polemiche pretestuose dopo le parole del Ministro Matteo Salvini. L’inclusione scolastica dei bimbi non vaccinati (per necessità o per scelta) è sia nel contratto della Lega che nel contratto di governo.
Così una nota dell’ufficio stampa della Lega

Deontologia, scienza e competenza o conta ‘democratica’?
Norma passa al senato con 149 sì, un’astensione e 110 no
Un voto che ha provocato la forte protesta delle opposizioni secondo cui questo rinvio «mette a rischio la salute degli italiani». Ma che ha causato anche qualche tensione all’interno del fronte no-vax, tradizionalmente granitico, tra gli esponenti dei Cinque Stelle. La senatrice pentastellata Elena Fattori ha infatti votato contro l’emendamento dopo aver ricordato i bambini immunodepressi che oggi Iss definisce «a rischio di esclusione scolastica».
Una presa di posizione che ha ragioni strettamente personali: «Rispetto la scelta del mio gruppo ma per mia storia personale, professionale e dolorosamente di madre – ha detto Fattori in Aula – non posso fare altro che dissociarmi dal mio gruppo e esprimere un indignato voto contrario».

Chiedo ai signori senatori forse interrogati dall’art. 67 della Costituzione:
Dove eravate quando nel movimento di Grillo, Casaleggio e quant’altri e nei relativi gruppi parlamentari discutevate della piattaforma Rousseau, garanzia superiore, quanto i rosari e i Vangeli sventolati e abusati dal leader/ministro Salvini?
La fedeltà a quella linea ha aiutato la vostra elezione e ora?
Fra deontologie, competenza e conoscenza come la mettete con la disciplina che avevate accettato?

Nota aggiuntiva. – mattina del 5 agosto
leggo su facebook: La Ministra replica alle critiche e aggiunge: “Bambini con poche difese immunitarie andranno in classi dove c’è copertura vaccinale”
Un commento intelligente
quindi si ammette che c’è un pericolo per i bambini immunodepressi, si ammette che la soluzione è l’immunità di gregge, ma non si obbligano i cittadini a garantirla.

Puntualizzo
Condivido quanto scritto sopra ma al posto dei cittadini dico: “gli operatori nelle strutture sanitarie e a tanto vincolate”.
Però aggiungo: la creazione di classi con copertura vaccinale non trasformerà una parte degli edifici scolastici in lazzaretti di lontana memoria (credevo fino a un momento fa)?
E la testardamente ottusa fedeltà al contratto e alle promesse elettorali non esporrà l’organizzazione dichiarata al ridicolo? Inoltre le strutture sanitarie – in accordo con i nidi e le scuole dell’infanzia – avranno il personale per fare tutto questo?
Faranno un altro contrattino in deroga all’umana intelligenza?

Fonte 1 http://www.repubblica.it/cronaca/2018/06/22/news/salvini_dieci_vaccini_inutili_e_pericolosi_se_non_dannosi_-199704879/

Fonte 2
https://www.corriere.it/cronache/18_agosto_04/vaccini-l-ordine-medici-no-rinvio-dell-obbligo-l-iscrizione-scuola-4ad3904c-980a-11e8-ae28-97e0df16be12.shtml

Fonte 3
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-08-04/vaccini-ordini-medici-no-rinvio-dell-obbligo-le-scuole-200100.shtml?uuid=AEUPKKXF

[fonte 4]
http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2018/06/22/lega-in-contratto-bimbi-no-vax-a-scuola_781b0f57-005d-4f99-b12d-0f6457b2a17d.html

agosto 5, 2018Permalink

4 agosto 2018 – Bambini fantasma e l’obbligatorietà non obbligatoria dei vaccini.

Volevo continuare con le mie riflessioni sui bambini fantasma per legge che mi portano sempre più in là nell’esplorazione della malafede (travestita da follia: metodo comodo perché esime chi lo usa dall’affaticarsi su verifiche logiche), quando mi sono resa conto che il problema dell’obbligatorietà-non obbligatoria (non so come meglio definirla) dei vaccini che io credevo uno sporco giochino elettorale, a beneficio di cretini chic, è invece praticato con l’ostinazione di chi affida la soluzione dei problemi a una pseudostatistica affine alla conta sul pallottoliere.
D’altra parte la gravità della negazione del certificato di nascita è analoga alla negazione della prevenzione primaria assicurata dai vaccini: in entrambi i casi si tratta di negare la certezza dell’esistenza riconosciuta e garantita, per quanto possibile, dalla tutela della salute.
Nell’intreccio fra questi due elementi emerge la figura del bambino che può ricavare un danno dalle necessarie relazioni con i suoi simili e coetanei, danno tanto più significativo se si tratta di un soggetto debole.
Mi sembra una sintesi adeguata per descrivere la situazione attuale di soggetti che, essendo indifesi, possono essere privati di beni essenziali da decisioni innominabili, assicurate dal consenso – e questo è tragico – più diffuso di quanto si possa immaginare.
Poiché la funzione dei vaccini potrebbe essere argomento di più immediato interesse di quella del certificato di nascita, per ora mi fermo ai vaccini e ricopio un articolo della scienziata senatrice a vita Elena Cattaneo.

03 Agosto 2018 – Caso vaccini, il buon senso dimenticato nelle scelte del governo di Elena Cattaneo
Lo slittamento di un anno dell’obbligo per l’iscrizione a nidi e materne è un incomprensibile “bilanciamento politico” tra diritto alla salute e all’inclusione scolastica
Domani compirà un anno, nella sua versione definitiva, la legge che ha reintrodotto in Italia l’obbligo vaccinale venuto meno nel 1999. A ‘farle la festa’ ci ha pensato la nuova maggioranza di governo. Uno dei più importanti provvedimenti di sanità pubblica della scorsa legislatura è stato minato d’efficacia: le vaccinazioni, che la stessa ministra grillo ha definito «un presidio fondamentale di prevenzione primaria», infatti non saranno più obbligatorie per l’iscrizione alla scuola dell’infanzia. Tutto rinviato di un anno. Sempre che l’annunciata riforma della legge sui vaccini, nel frattempo, non elimini l’obbligo per sempre.
Con un emendamento al Decreto Milleproroghe in versione balenare, approvato due giorni fa in commissione Affari Costituzionali, il nuovo esecutivo ha perseguito l’annunciato scopo di “bilanciare” il diritto all’inclusine scolastica e il diritto alla tutela della salute. Ma così facendo ha perso di vista l’obiettivo di migliorare subito le prospettive di salute dei cittadini e mettere in sicurezza il Paese da epidemie che la scienza ci permette di debellare e prevenire in sicurezza. Oltretutto, l’obbligo stabilito dalla legge vigente non è eterno.
E’ già previsto, infatti, che ogni te anni le autorità sanitarie valutino le coperture raggiunte per morbillo, rosolia, parotite e varicella: è poi compito del ministro della Salute, acquisiti i pareri parlamentari e della conferenza Stato-Regioni, disporre l’eventuale cassazione dell’obbligatorietà di tali vaccinazioni. Una scelta responsabile, fatta con la consapevolezza (e speranza) che ciò che era necessario ieri –ristabilire in modo duraturo l’immunità di gregge di fronte a un’epidemia di morbillo e rispondere agli allarmi dell’Organizzazione mondiale della sanità – possa non esserlo domani, quando, consolidata la soglia di sicurezza per ciascuna patologia, tutti i cittadini saranno protetti.
La scelta della maggioranza risulta ancor più incomprensibile alla luce delle dichiarazioni della stessa ministra della Salute che, non più di dodici ore prima dell’approvazione dell’emendamento, aveva illustrato alle commissioni competenti di Camera e Senato i dati delle coperture vaccinali del 2017, evidenziando che i risultati migliori si sono registrati proprio «nelle prime fasce d’età, dove il decreto ha minacciato l’esclusione dall’asilo nido ». Questi numeri suggeriscono che l’obbligo stava funzionando. Perché quindi accanirsi contro una buna legge con circolari ministeriali, emendamenti e annunci di Ddl di riforma? Perché introdurre una proroga che, di fatto, realizza l’elusione di un obbligo di legge?
Nel 2015 la California, uno degli Stati più liberali al mondo, con una delle percentuali di vaccinazioni più bassa degli Stati Uniti, dopo un’epidemia di morbillo iniziata nel parco di Disneyland, non solo ha introdotto l’obbligo, ma una volta raggiunta la soglia si è guardata bene dal toglierlo. In Italia, invece, al posto del buon senso che, visti i numeri –difficilmente contestabili- suggerirebbe di lasciare che la legge faccia il proprio corso, sembra si sia preferita la “strategia di Penelope”. Si fila e si disfa la tela legislativa, con il rischio di disorientare i cittadini, già in balia di un sistema sanitario nazionale articolato in 20 “repubbliche sanitarie”.
Il “bilanciamento politico” promesso dal governo del cambiamento non esiste in biologia. Quando un patogeno infetta un organismo, non c’è più nulla di “bilanciato”.
Lo scorso 22 giugno la ministra Grillo dichiarava: «Le valutazioni di tipo scientifico non competono alla politica». Concordo. Virus e batteri non fanno politica né sono in cerca di consenso.

https://rep.repubblica.it/pwa/commento/2018/08/03/news/caso_vaccini_il_buon_senso_dimenticato_nelle_scelte_del_governo-203328872/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P3-S1.8-T2

agosto 4, 2018Permalink

02 agosto 2018 – Uova, arma impropria o no? Spreco di alimenti o no? ……………Per finire su un aspetto serio che esce dal labirinto disinformatico

Domandina. Il fatto che i lanciatori di uova siano ‘goliardi’ li esonera dal pagamento – almeno materiale – del danno a Daisy e a chi l’ha preceduta ?

Presi gli aggressori di Daisy Osakue, l’atleta ferita due giorni fa “L’abbiamo fatto per goliardia”. di OTTAVIA GIUSTETTI E CARLOTTA ROCCI
Denunciati a piede libero. Sono tre ragazzi italiani che usavano l’auto del padre consigliere comunale del Pd.
Identificati gli autori dell’aggressione, avvenuta nella notte tra il 29 e il 30 luglio a Daisy Osakue, colpita ad un occhio da un uovo, lanciato dagli occupanti di un’auto in corsa. Si tratta di tre ragazzi italiani abitanti a Vinovo, La Loggia e Moncalieri – comuni della cintura di Torino – che hanno utilizzato una Fiat Doblò, intestata al padre di uno di essi. I tre sono stati denunciati per lesioni e omissione di soccorso. Il padre di uno dei ragazzi è consigliere comunale del Pd a Vinovo. Immediata la reazione del ministro degli Interni Matteo Salvini: “Se verrà dimostrato che il razzismo non c’entra niente e che addirittura, come pare, il primo di questi cretini è il figlio di un consigliere comunale del Pd, c’è qualcuno che deve chiedere scusa e fare silenzio per il prossimo mese”. [fonte 1]

Dalla ministerial ‘cagnara’ alla caccia dei padri. Come ti affogo una notizia
E ancora: Daisy Osakue travolta da una nuova ondata razzista: “ipocrita, fai le valigie e tornatene in Africa”
L’atleta aggredita presa di mira sui social: “di azzurro hai solo la maglia, non ci sono neri italiani” mentre un noto leader/ministro proclama in testa a un ‘intervista ascoltabile con il link di sotto: “Chi ha montato cagnara chieda scusa” [fonte 2]
Per una specie di par condicio si indaga sul padre di Daisy.
Ho trovato un articolo che fa capo a Il Giornale e si può leggere dal link (Il giornale è proprio il quotidiano diretto dal giornalista Alessandro Sallusti, non un’indicazione generica)   [fonte 3]

Resto ai figli maggiorenni, tutti maggiorenni quindi responsabili
Con tutta la mia solidarietà a Daisy, la cui affermazione come atleta italiana riceve un colpo duro che a mio parere le goliarde creature devono pagare, come legge prevede
Si dichiarano goliardi: termine generico per indicare un giocherello in alto loco o sono iscritti all’Università? Oppure usano il termine proprio di giocherelloni non di criminali come si usa la variante ‘armi ad aria compressa’, quale fosse un’attenuante degli sparapallini (ne ho scritto nel mio blog il 29 luglio e a quello rimando) [fonte 4]

Una notizia che mi fa fare un salto all’indietro
Erano ancora i tempi del servizio militare obbligatorio senza alternative e l’impegno per arrivare alla legge 15 dicembre 1972, n. 772 fu lungo e pesante.
Ma allora l’Associazione per la pace ci si impegnò a fondo e non trascurò l’attenzione ai casi di nonnismo. Non ricordavo più il nome ma avevo memoria del caso Scieri.
Ho ancora nelle orecchio la voce di autorevoli signori he blateravano, riferendosi agli obiettori in servizio civile ‘vigliacchi’.
Ne provavo e ne provo disgusto, simile a quello che provo per chi manipola le notizie e ne fa uso per addolcire la violenza oggi, riportandola a una simpatica birichinata [fonte 6 ]

CORRIERE DELLA SERA   CRONACHE
2 agosto 2018
Morte del parà Scieri, un arresto dopo 19 anni. «Un caso di nonnismo»
Fermato un ex commilitone del militare morto nel 1999 alla caserma «Gamerra» di Pisa. La ricostruzione della commissione parlamentare d’inchiesta e l’omertà dei militari di Marco Gasperetti

Clamorosa svolta nell’inchiesta sulla morte Emanuele Scieri, il paracadutista di 26 anni morto nella caserma Gamerra di Pisa dopo una caduta da una torre utilizzata per asciugare i paracadute. Dopo 19 anni di indagini, è scattato un arresto. E’ un ex paracadutista, probabilmente uno dei «nonni» che Emanuele incontrò prima della tragedia. Alessandro Panella, di origini romane, ha negato ogni addebito. Altre persone sarebbero indagate a piede libero e sono state compiute perquisizioni. Il procuratore della Repubblica di Pisa, Alessandro Crini e gli investigatori della squadra mobile di Firenze e dei poliziotti della sezione di polizia giudiziaria di Pisa che hanno condotto le indagini, stanno svelando una nuova verità. Che, secondo alcune indiscrezioni, sarebbe molto vicina alle conclusioni della commissione parlamentare d’inchiesta che hanno recentemente ribaltano completamente anni e anni di indagini contraddistinte da omertà e forse anche depistaggi. Anche il ministro della Difesa Elisabetta Trenta è intervenuto sul caso, dichiarando che «sul caso Emanuele Scieri bisogno arrivare alla verità».

Elementi incompatibili
«Alla Gamerra, si legge, c’era un’altissima, sorprendente tolleranza verso comportamenti di nonnismo», si legge nella relazione finale e dunque Emanuele fu aggredito e picchiato. «La consulenza cinematica di tecnici specializzati – spiegò Sofia Amoddio (Pd) – ha accertato che la presenza di una delle scarpe di Scieri ritrovata troppo distante dal cadavere, la ferita sul dorso del piede sinistro e sul polpaccio sinistro, sono del tutto incompatibili con una caduta dalla scala e mostrano chiaramente che il giovane è stato aggredito prima di salire sulla scaletta». Adesso anche le indagini della procura di Pisa avrebbero individuato falle e le distorsioni di un sistema disciplinare in quegli anni fuori controllo ed ha rintracciato elementi di responsabilità depositandoli presso la Procura della Repubblica di Pisa.

«Scieri non accettava soprusi»
Anche l’ex ministro Stefania Prestigiacomo (Fi), vice presidente della commissione d’inchiesta, aveva parlato di diffusa omertà tra i testi ascoltati. Secondo la deputata qualcosa sarebbe accaduto mentre Scieri veniva trasferito sul pullman alla caserma pisana il 13 agosto insieme ad altre reclute. «Sappiamo che i ragazzi sono stati fatti viaggiare in pieno agosto con i finestrini chiusi ed il riscaldamento al massimo nella posizione della sfinge. – aveva spiegato Prestigiacomo -. Lui non era accettato perché era più grande rispetto alle reclute diciottenni, era laureato, faceva già l’avvocato. Probabilmente non accettava questi atti di sopruso». E dunque potrebbe essere stato punito.

Il muro del «nonnismo»
A Pisa, quel 13 agosto del 1999, Emanuele era arrivato insieme a settanta commilitoni nel pomeriggio dopo un breve periodo di addestramento reclute alla caserma Gonzaga di Scandicci, vicino a Firenze. Alle 21.30, durante la libera uscita trascorsa con alcuni commilitoni, aveva chiamato con il telefono cellulare la mamma in Sicilia: «Stai tranquilla, sto passeggiando in Piazza dei Miracoli, davanti alla Torre Pendente, sto facendo il turista». Poi era rientrato in caserma. La “Gamerra”, a quel tempo, aveva un’area di 144 mila metri con 35 palazzine e decine di aree per l’addestramento, il parcheggio e il rimessaggio di vecchi materiali. In quella scuola di paracadutismo in quegli anni il nonnismo non era una novità. Un anno prima, nel 1998, un alto ufficiale, già comandante del 9 battaglione incursori del Col Moschin, era stato rimosso dall’incarico perché sospettato di episodi di nonnismo.

La denuncia del padre e il commento del fratello
I familiari del giovane hanno sempre puntato il dito contro il muro di omertà dentro la «Gamerra». Corrado Scieri (il padre di Emanuele, un funzionario della Dogana morto nel 2011) e la madre Isabella Guarino, insegnante, pubblicheranno poi un libro sulla vicenda del figlio, nel 2007, («Folgore di morte e di omertà»), accusando la caserma pisana dei parà di essere stata prima «un mattatoio» e poi «una centrale di omertà da fare impallidire “Cosa nostra”». «Ancora una volta la giustizia italiana – scriveranno i due – ha dimostrato di essere una pseudo-giustizia all’italiana: delitti senza colpevoli, casi irrisolti, archiviazioni invece di verità, fantasmi al posto di imputati, generiche ipotesi invece di accertamenti». «Sono incredulo, è stata un’emozione fortissima…», dice oggi il fratello Francesco Scieri.
[fonte 5]

[fonte 1] http://torino.repubblica.it/cronaca/2018/08/02/news/presi_gli_aggressori_di_daisy_osakue_l_atleta_ferita_due_giorni_fa_a_orbassano-203241766/
[fonte 2]
http://www.ansa.it/sito/videogallery/italia/2018/08/02/daisy-salvini-chi-ha-montato-cagnara-chieda-scusa_88c27900-b7f3-4b84-a99e-544533441fc6.html
[fonte 3]
http://www.ilgiornale.it/news/politica/pap-daisy-minaccia-noi-dallitalia-ora-spuntano-due-arresti-e-1561287.html
[fonte 4] http://diariealtro.it/?p=5961
Diariealtro. it. 29 luglio 2018 – Fucili ad aria compressa contro migranti. Un dubbio e forse non solo uno
[fonte 5]
https://www.corriere.it/cronache/18_agosto_02/morte-para-scieri-arresto-19-anni-un-caso-nonnismo-be8a06d8-9620-11e8-8193-b4632fd4d653.shtml
[fonte 6] Onoriamo don Milani nella sua lettera ai Cappellani militari ma non dimentichiamo tuti gli altri – 1965
http://storiaefuturo.eu/lobiezione-di-coscienza-al-servizio-militare-in-italia-una-retrospettiva-storico-giuridica/

agosto 3, 2018Permalink

2 agosto 2018 – 2 agosto 1980

La commemorazione del Due agosto  si snoda, come ogni anno, attraverso momenti simbolo: i lunghi applausi che accompagnano il corteo dei parenti delle vittime e dei gonfaloni da tutta Italia lungo via Indipendenza alla volta della stazione, e a fare da contraltare il minuto di silenzio in piazza Medaglie d’oro, alle 10.25. Quest’anno a commuovere è stato il passaggio dell’autobus 37, simbolo della strage (fu il bus che trasportò le salme dei morti estratte dalle macerie fino all’obitorio), in corteo, fino al luogo dell’orrore.

L’AUTISTA DELL’AUTOBUS 37
Le parole escono a fatica. Ancora. Difficile raccontare quelle immagini, quegli odori, le sensazioni. Eppure «il ricordo di quel giorno resta indelebile. Quasi come una fotocamera che mi impone di non cancellare nulla». Nonostante «non sia facile portarsi dentro tutto». La mattina del 2 agosto 1980 Agide Melloni, autista di autobus a Bologna, stava arrivando al lavoro con un collega. «Dovevo prendere servizio su una linea che aveva una fermata in centrale», ricorda a Lettera43.it. «Ero a Ponte Galliera quando un autobus si fermò davanti a noi aprendo le porte. Il collega era agitato e ci disse solo: ”È saltata in aria la stazione”». All’inizio Melloni pensò si trattasse di una battuta. Cinquanta metri dopo capì che non era così e che la stazione era saltata in aria per davvero, portandosi con sé 85 vite. Essendo donatore di sangue, la prima cosa che fece fu di correre alla sede Avis, vicino al piazzale. «Visto che mi dissero che al momento non avevano bisogno e che comunque il mio contatto ce l’avevano, feci l’unica cosa che potevo fare: guidare un autobus».

«O TI TIRI INDIETRO O FAI QUELLO CHE PUOI»
Al momento dell’esplosione erano tre i mezzi nelle vicinanze della stazione, tra cui il 37. Subito partirono verso il Maggiore per portare i feriti all’ospedale. Al loro ritorno, Melloni, un vigile del fuoco e un tecnico dell’azienda di trasporti Atc pensarono di utilizzare il 37 per trasportare i morti. «Non ci fu una programmazione, agimmo e basta», continua Melloni. «Davanti a una tragedia del genere hai due possibilità: o ti tiri indietro o fai quello che puoi. E io ho fatto il mio mestiere». Vedendo che i feriti erano molti, sul momento si decise che fosse «obbligatorio destinare a loro le ambulanze», a chi era ancora vivo. «Era impossibile caricare le barelle», ricorda l’autista all’epoca 31enne, «non passavano a causa del mancorrenti, le sbarre a cui ci si aggrappa per salire, così li tagliammo a mano, con la sega».
Da mattina alle 3 di notte Melloni continuò, sempre accompagnato da un poliziotto e da un infermiere e scortato, a trasportare i corpi verso gli obitori della città a bordo di quel 37, a cui dopo pochi viaggi vennero messi lenzuoli bianchi ai finestrini. Un’ultima forma di rispetto per quei morti. Un rispetto che oggi, nel bombardamento dai video e dalle foto di ben altre stragi, manca. «Occorre mettere un freno», mette in chiaro Melloni. «Non dovrebbe nemmeno essere imposto. Chiunque, soprattutto in Rete, dovrebbe sapere che c’è un limite da non oltrepassare». Ogni volta per Melloni è come tornare indietro a quel 2 agosto. «Preferisco non parlarne, ma ogni immagine di morte, terrore e distruzione mi riporta lì. Un flash che collega la storia all’oggi. Rivivo la stessa rabbia, impotenza, la sensazione di subire una ingiustizia». Anche le domande si ripetono, sempre uguali. «Perché è accaduto, chi è il colpevole, chi il mandante».

BOLOGNA SI SCOPRÌ UNITA
Ma in quella tragedia che Sandro Pertini in lacrime arrivò a definire «l’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia», Melloni toccò con mano «la compattezza della città». Perché «per ore e ore», tiene a sottolineare, «Bologna mise da parte tutte le differenze, si strinse intorno alla necessità di dare una risposta a ciò che era accaduto. Spontaneamente. Fa sempre bene parlare di questo…». E ancora: «Io era solo uno in mezzo ai tanti che reagirono in mille modi. In quelle ore diventammo amici tra sconosciuti. È stato un onore collaborare con persone distanti da me, anche per modo di pensare, ma in completa sintonia col mio stato d’animo. Era lo stato d’animo di tutti».
Per anni Agide Melloni di quel giorno che aveva portato l’inferno nell’agosto di Bologna non parlò con nessuno. «Nemmeno con la mia fidanzata…», dice. Poi, aggiunge, «mi resi conto che il tempo passa, le persone passano, molte muoiono. Ma i ragazzi no, loro continuano a nascere e a crescere». Per non correre il rischio che il 2 agosto «si trasformasse in un buco nella memoria», ha cominciato a raccontare. «A provare a fare quello che si può». Così ha deciso di andare nelle scuole, «per cercare un contatto con i più giovani che non hanno memoria visiva della strage». Gli studenti, dopo aver visto i filmati, gli chiedono spesso: «E io cosa posso farci?». E lui, ogni volta, risponde che la prima cosa è «combattere l’indifferenza». «Li invito a parlare, a spiegare cosa li ha colpiti, amareggiati», spiega. «Solo così è possibile assestare un colpo all’indifferenza». L’unico modo per «vincere chi ha causato tutto questo».

QUEL FILO TRA PASSATO E PRESENTE
Questi ragazzi, sottolinea Melloni, «devono capire che c’è un filo che collega ciò che è accaduto e ciò che accade, tra il passato e il presente».
Per questo «devono studiare, utilizzando le potenzialità enormi di cui oggi sono in possesso, dal computer a internet». Per illuminare quei «buchi neri» di cui la storia recente è zeppa. «La strage non deve essere dimenticata», aggiunge scandendo bene le sillabe. «Chi ha avuto il destino di esserci deve raccontare, al di là delle strumentalizzazioni e delle manipolazioni affinché non siano cancellati i drammi, i gesti, i volti, le immagini, le grida. Per creare come un suono nella testa di chi non era ancora nato». A distanza di tanti anni, però, ci sono ancora cose che fanno arrabbiare Agide Melloni. Per esempio le «notizie fatte uscire ad hoc e che tendono a deviare le responsabilità accertate dai processi». Ventate di novità che lui vive come «una ulteriore ingiustizia per chi ha avuto la vita spezzata quel 2 agosto». Così come i tentativi di mitigare la portata della strage. «Tempo fa si discusse molto dell’opportunità di avere monumenti in stazione, del senso di tenere l’orologio fermo sulle 10 e 25… non fa piacere».

UNA TESTIMONIANZA DI VITA E DI MORTE
Per lo stesso motivo quando venne avanzata la proposta di togliere dal servizio il 37, perché «dopo aver trasportato le vittime non poteva trasportare i vivi», Melloni si schierò contro. «Credevo fosse profondamente ingiusto», spiega. «Attraverso il trasporto urbano la città vive, si muove. Quell’autobus era la testimonianza di vita e di morte. Toglierlo dal servizio avrebbe significato dare ragione a chi aveva voluto colpire Bologna». Alla fine quel 37 giallo e rosso restò attivo fino a quando l’azienda cambiò i modelli per poi essere esposto in un museo. «Lo guidai molte volte ancora», dice Melloni. «E mi creava sempre una certa emozione». Ma le sensazioni, quello che uno si porta dentro, sono difficili da trasformare in parole.  [nota 1]

    LE MASTECTOMIZZATE IN OSPEDALE
Questa mattina a Prima Pagina una signora ha ricordato l’arrivo in ospedale dei feriti e degli ustionati. Lei stessa – e le altre che come lei erano ricoverate dopo aver subito un intervento di mastectomia – si adoperarono a non lasciarli soli..[nota 2]
il link che trascrivo consente di arrivare al programma, poi – per ascoltare la testimonianza che ho ricordato – bisogna darsi un po’ da fare.

[nota 1]§
https://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2016/08/02/strage-di-bologna-lautista-melloni-e-la-storia-del-suo-37/200228/

.[nota 2]
https://www.raiplayradio.it/audio/2018/07/PRIMA-PAGINA-del-2-agosto-2018-6237db41-5a33-4c48-896f-16282ce30c6c.html

agosto 2, 2018Permalink