21 luglio 2018 – Se nasci e non hai un nome non esisti. Nessuno potrà chiamarti vicino a sé

Oggetto: Lettera aperta alle assessore del comune di Udine
– diritto di ogni nato in Italia al certificato di nascita

Gentili assessore dott.ssa Elisa Battaglia, dott.ssa Francesca Laudicini, dott.ssa Daniela Perissutti, avv. Silvana Olivotto,
sono una vecchia cittadina udinese preoccupata dall’ipotesi che ci siano bambini che, nati in Italia, vengano privati del certificato di nascita non per negligenza dei genitori ma per una norma di legge emanata nel 2009. Scrivo quindi a ognuna di voi, come da anni faccio con donne e uomini del mondo politico e della cultura, perché assessore del comune, l’ente che ora gioca un ruolo determinante in una vicenda molto triste.
Infatti nel 2009 la legge 94 (art. 1, comma 22, lettera g) aveva modificato in una forma inusitata le condizioni di registrazione delle dichiarazioni di nascita se – allo sportello degli Uffici anagrafe dei comuni – si presentassero cittadini non comunitari, genitori di un bimbo nato in Italia pronti a garantirgli, come dovuto, il certificato di nascita.
La legge che ho sopra citato, nota come ‘pacchetto sicurezza’ prevedeva e prevede infatti fra i documenti che i genitori devono presentare il permesso di soggiorno, il che ha creato una significativa difficoltà come testimonia il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1):
«Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi».
E il rapporto ancora raccomanda «di intraprendere una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini ad essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei genitori».
Contestualmente alla legge era stata però emanata la circolare n. 19 del 7 agosto 2009 del Ministero dell’Interno (Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali) che afferma:
« Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto».
La circolare quindi rende possibile ciò che la legge nega, assicurando ad ogni nuovo nato in Italia quello che gli è dovuto: il diritto ad avere un’identità, un nome, una cittadinanza, diritto assoluto (secondo il significato del termina latino ab solutus, sciolto da ogni vincolo).
Non gli garantisce naturalmente la cittadinanza italiana perché in Italia vige lo ius sanguinis non lo ius soli e la cittadinanza può essere concessa solo a particolari condizioni previste dalla legge n.91/1992 (Nuove norme sulla cittadinanza). Quindi, finché non ci saranno contestuali modifiche, ad ogni nuovo nato verrà riconosciuta la cittadinanza dei genitori.
Purtroppo il ‘pacchetto sicurezza’ non è stato modificato e oggi questo diritto è affidato a uno strumento debole, quale una circolare nei confronti di una legge.
Ma, proprio perché strumento debole per un diritto assoluto (diritto di ogni neonato insisto), la circolare merita il massimo di attenzione e cura in una situazione in cui una donna non può non provare una totale solidarietà per sue simili che possono (dalla scarsa conoscenza della circolare e dalla paura di una scorretta applicazione) essere indotte a nascondere il piccolo senza identità e senza nome: un fantasma in definitiva, vittima di una norma che penalizza chi la subisce, degrada chi la promuove e umilia chi non può liberarsene come cittadino/a di uno stato che l’ha fatta propria.
Il 10 dicembre del 1948 l’Assemblea delle Nazioni Unite si aprì affermando nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.
In questo momento di confusa fragilità della civiltà che allora sperammo di promuovere, consapevoli degli orrori che avevano distrutto e schiavizzato popoli interi, di fronte al rischio di negare a nuovi nati un’esistenza giuridicamente riconosciuta, i Comuni possono farsi garanti di un passaggio importante e le donne, nell’orgogliosa rivendicazione del loro status di madri (biologiche e non), possono farsene responsabili custodi.
Augusta De Piero                                                           Udine 9 luglio 2018

NOTA: la lettera è stata pubblicata il 21 luglio  dal quotidiano Messaggero Veneto

luglio 21, 2018Permalink

20 luglio 2018 – I ‘figli degli altri’ fra Israele e l’Italia

Un articolo che si presenta da sé
“si nota non solo un crescente fascismo israeliano, ma anche un razzismo simile al nazismo degli esordi”.

1 marzo 2018  Da «Micromega» Zeev Sternhell    [Nota 1 ]
“Israele, fascismo in crescita e razzismo come nazismo degli esordi” [Nota 2 ]
Spesso mi chiedo come, tra 50 o 100 anni, uno storico interpreterà la nostra epoca. Quand’è – si chiederà – che la popolazione in Israele ha iniziato a realizzare che lo Stato, nato dalla guerra d’indipendenza, sulle rovine dell’ebraismo europeo, e pagato col sangue dei combattenti, alcuni dei quali erano sopravvissuti all’Olocausto, si è trasformato in una tale mostruosità per i suoi abitanti non ebrei? Quand’è che alcuni israeliani hanno capito che la loro crudeltà e la capacità di prevaricazione sugli altri, palestinesi o africani, ha iniziato a erodere la legittimità morale della loro esistenza come entità sovrana?
La risposta, potrebbe dire quello storico, è racchiusa nelle azioni di parlamentari come Miki Zohar e Bezalel Smotrich e nelle proposte di legge del ministro della Giustizia Ayelet Shaked. La legge dello Stato-nazione, che sembra formulata dal peggiore degli ultranazionalisti europei, è stata solo l’inizio. Dato che la sinistra non ha protestato contro di essa nelle manifestazioni in Rotchild Boulevard, quella è stata l’inizio della fine della vecchia Israele, la cui dichiarazione di indipendenza rimarrà come pezzo da museo. Un reperto archeologico che insegnerà alla gente ciò che Israele sarebbe potuta diventare, se solo la sua società non fosse stata disintegrata dalla devastazione morale causata dall’occupazione e dall’apartheid nei Territori.
La sinistra non è più in grado di sconfiggere l’ultranazionalismo tossico che si è sviluppato qui, la cui versione europea ha praticamente sterminato la maggioranza del popolo ebraico. Le interviste per Haaretz di Ravit Hech a Smotrich e Zohar (3 dicembre 2016 e 28 ottobre 2017) dovrebbero essere ampiamente diffuse su tutti i media in Israele e nel mondo ebraico. In entrambe, si nota non solo un crescente fascismo israeliano, ma anche un razzismo simile al nazismo degli esordi.
Come ogni ideologia, la teoria nazista della razza si è sviluppata nel corso degli anni. All’inizio, ha solo privato gli ebrei dei loro diritti umani e civili. È possibile che, se non ci fosse stata la Seconda Guerra Mondiale, la “questione ebraica” si sarebbe risolta con la sola espulsione “volontaria” degli ebrei dalle terre del Reich. Dopotutto, molti ebrei austriaci e tedeschi erano riusciti ad andarsene in tempo. È possibile che questo sia il futuro dei palestinesi.
Smotrich e Zohar, infatti, non vogliono nuocere fisicamente ai palestinesi, a patto che questi non si ribellino contro i loro padroni ebrei. Vogliono semplicemente privarli dei diritti umani fondamentali, come l’autogoverno nel loro Stato e la libertà dall’oppressione, o l’uguaglianza di diritti nel caso in cui i territori siano ufficialmente annessi a Israele. Per questi due rappresentanti della maggioranza alla Knesset, i palestinesi sono condannati a restare sotto occupazione per sempre. È probabile che anche il Comitato centrale del Likud la pensi così. Il ragionamento è semplice: gli arabi non sono ebrei, quindi non possono rivendicare la proprietà di alcuna porzione della terra che è stata promessa al popolo ebraico.
Secondo il ragionamento di Smotrich, Zohar e Shaked, un ebreo di Brooklin che non ha mai messo piede in questo Paese è il legittimo proprietario di questa terra, mentre un palestinese, la cui famiglia vive qui da generazioni, è uno straniero che vive qui solo grazie alla benevolenza degli ebrei. “Un palestinese – ha detto Zohar a Hecht – non ha alcun diritto all’autodeterminazione nazionale perché non possiede la terra in questo Paese. Per senso del vivere civile gli riconosco la residenza, dato che è nato qui e vive qui; non gli dirò di andarsene. Ma, mi dispiace dirlo, loro hanno un enorme handicap: non sono nati ebrei”.
Da ciò si può presumere che, anche se si convertissero tutti, si facessero crescere i payot (riccioli laterali) e studiassero la Torah, non servirebbe. Questa è la realtà dei richiedenti asilo sudanesi ed eritrei e dei loro figli, che sono israeliani a tutti gli effetti. Era lo stesso con i nazisti. Poi c’è l’apartheid, che si può applicare in determinate circostanze agli arabi con cittadinanza israeliana. La maggior parte degli israeliani non sembra preoccupata.
* di Elena Bellini da Nena News

[Nota 1]
Zeev Sternhell, 83 anni, il più autorevole storico israeliano. Tra le sue opere, ricordiamo «Nascita d’Israele. Miti, storia, contraddizioni»; «Nascita dell’ideologia fascista»; «Contro l’illuminismo. Dal XVIII° secolo alla guerra fredda», editi in Italia da Baldini, Castoldi, Dalai. Nel 2008, è stato insignito della più prestigiosa onorificenza culturale e scientifica del suo Paese: il Premio Israele per le Scienze politiche.
La denuncia lo storico israeliano Zeev Sternhell: “Israele vuole privare i palestinesi dei diritti umani fondamentali. La sinistra non è più in grado di sconfiggere l’ultranazionalismo tossico che si è sviluppato qui, la cui versione europea ha praticamente sterminato la maggioranza del popolo ebraico”.
di Zeev Sternhell, da Haaretz *

[Nota 2]
http://temi.repubblica.it/micromega-online/israele-fascismo-in-crescita-e-razzismo-come-nazismo-degli-esordi/
Ripreso da Tiziano Sguazzero su facebook
https://www.facebook.com/tiziano.sguazzero?hc_ref=ARTMaJhz2kBKmuzKZ5dPDjWOANpExPkl4SivX1tBGwY63YP0qkVUAEFDLCL2yTDGHCU&fref=nf

[Nota 3] A proposito dell’articolo pubblicato ieri: Qualcuno parla anche in Italia
Gad Lerner
L’idolatria dello Stato-Nazione diventa legge a stretta maggioranza e divide Israele. Svilisce la tradizione ebraica, umilia i palestinesi, legittima l’espansionismo dei coloni nei territori occupati. Netanyahu brinda con Orbàn ma è un giorno triste per chi ama quella terra

luglio 20, 2018Permalink

20 luglio 2018 – Ancora un articolo di Gideon Levy, giornalista di Israele

La legge che dice la verità su Israele di Gideon Levy, Haaretz, Israele

Il parlamento israeliano, la Knesset, ha approvato una delle leggi più importanti della sua storia, oltre che quella più conforme alla realtà. La legge sullo stato-nazione (che definisce Israele come la patria storica del popolo ebraico, incoraggia la creazione di comunità riservate agli ebrei, declassa l’arabo da lingua ufficiale a lingua a statuto speciale) mette fine al generico nazionalismo di Israele e presenta il sionismo per quello che è. La legge mette fine anche alla farsa di uno stato israeliano “ebraico e democratico”, una combinazione che non è mai esistita e non sarebbe mai potuta esistere per l’intrinseca contraddizione tra questi due valori, impossibili da conciliare se non con l’inganno.
Se lo stato è ebraico non può essere democratico, perché non esiste uguaglianza. Se è democratico, non può essere ebraico, poiché una democrazia non garantisce privilegi sulla base dell’origine etnica. Quindi la Knesset ha deciso: Israele è ebraica. Israele dichiara di essere lo stato nazione del popolo ebraico, non uno stato formato dai suoi cittadini, non uno stato di due popoli che convivono al suo interno, e ha quindi smesso di essere una democrazia egualitaria, non soltanto in pratica ma anche in teoria. È per questo che questa legge è così importante. È una legge sincera.
Le proteste contro la proposta di legge erano nate soprattutto come un tentativo di conservare la politica di ambiguità nazionale.
Il presidente della repubblica, Reuven Rivlin, e il procuratore generale di stato, i difensori pubblici della moralità, avevano protestato, ottenendo le lodi del campo progressista. Il presidente aveva gridato che la legge sarebbe stata “un’arma nelle mani dei nemici di Israele”, mentre il procuratore generale aveva messo in guardia contro le sue “conseguenze internazionali”. La prospettiva che la verità su Israele si riveli agli occhi del mondo li ha spinti ad agire. Rivlin, va detto, si è scagliato con grande vigore e coraggio contro la clausola che permette ai comitati di comunità di escludere alcuni residenti e contro le sue implicazioni per il governo, ma la verità è che a scioccare la maggior parte dei progressisti non è stato altro che vedere la realtà codificata in legge.

Era bello dire che l’apartheid riguardava solo il Sudafrica
Anche il giurista Mordechai Kremnitzer ha denunciato invano il fatto che la proposta di legge avrebbe “scatenato una rivoluzione, né più né meno. Sancirà la fine di Israele come stato ebraico e democratico”. Ha poi aggiunto che la legge avrebbe reso Israele un paese guida “per stati nazionalisti come Polonia e Ungheria”, come se non fosse già così da molto tempo. In Polonia e Ungheria non esiste un popolo che esercita la tirannia su un altro popolo privo di diritti, un fatto che è diventato una realtà permanente e un elemento inscindibile del modo in cui agiscono Israele e il suo governo, senza che se ne intraveda la fine.
Tutti questi anni d’ipocrisia sono stati piacevoli. Era bello dire che l’apartheid riguardava solo il Sudafrica, perché lì tutto il sistema si basava su leggi razziali, mentre noi non avevamo alcuna legge simile. Dire che quello che succede a Hebron non è apartheid, che quello che succede in Cisgiordania non è apartheid e che l’occupazione in realtà non faceva parte del regime. Dire che eravamo l’unica democrazia della regione, nonostante i territori occupati. Era piacevole sostenere che, poiché gli arabi israeliani possono votare, la nostra è una democrazia egualitaria. O fare notare che esiste un partito arabo, anche se non ha alcuna influenza. O dire che gli arabi possono essere ammessi negli ospedali ebraici, che possono studiare nelle università ebraiche e vivere dove meglio credono (sì, come no).
Ma quanto siamo illuminati. La nostra corte suprema ha stabilito, nel caso dei Kaadan, che una famiglia araba poteva comprare una casa a Katzir, una comunità ebraica, solo dopo anni di dispute. Quanto siamo tolleranti nel consentire agli arabi di parlare arabo, una delle lingue ufficiali. Quest’ultima è chiaramente una menzogna. L’arabo non è mai stato neanche remotamente trattato come una lingua ufficiale, come succede invece per lo svedese in Finlandia, la cui minoranza è nettamente più piccola di quella araba in Israele.
Era comodo ignorare che i terreni di proprietà del Fondo nazionale ebraico, che includono buona parte delle terre dello stato, erano riservati ai soli ebrei, una posizione sostenuta dalla corte suprema, e affermare che fossimo una democrazia. Era molto più piacevole considerarci egualitari. Adesso ci sarà uno stato che dice la verità. Israele è solo per gli ebrei, anche sulla carta. Lo stato nazione del popolo ebraico, non dei suoi abitanti. I suoi arabi sono cittadini di seconda classe e i suoi abitanti palestinesi non hanno statuto, non esistono. Il loro destino è determinato da Gerusalemme, ma non sono parte dello stato. È più facile per tutti così.
Rimane un piccolo problema con il resto del mondo, e con l’immagine d’Israele che questa legge in parte macchia. Ma non è un grave problema. I nuovi amici d’Israele saranno fieri di questa legge. Per loro sarà una luce che illumina le nazioni. Tanto le persone dotate di coscienza di tutto il mondo conoscono già la verità, e da tempo devono farci i conti. Sarà un’arma nelle mani del movimento Bds (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele)? Sicuramente. Israele se l’è guadagnata, e ora ne ha fatto una legge.
(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è stato pubblicato dal quotidiano israeliano Haaretz.
Opinion A Law That Tells the Truth About Israel
The nation-state law makes it plain. Israel is for Jews only, on the books. It’s easier this way for everyone Gideon Levy Jul 12, 2018 5:01 AM

https://www.haaretz.com/opinion/.premium-a-law-that-tells-the-truth-about-israel-1.6267705

Finisce l’oggi e recupero l’ieri che il nome di Gideon Levy mi richiama in un passaggio fondamentale della mia vita che ho testimoniato nel mio blog
21 agosto 2010 – Chi garantisce il diritto di esistere?
21 agosto 2010   –  diariealtro.it/?p=511

luglio 20, 2018Permalink

19 luglio 2018 – Cercare nel dolore le strade della solidarietà

Vivere senza esistere

Di fronte alle tragiche morti dei migranti, con cui continuamente siamo costretti a confrontarci, emerge la chiarezza delle parole di chi le vite salva e vuol salvare ma non si propongono gli strumenti adeguati ad affrontare questa difficile – e temo non breve – fase della storia.
Non lasciamoci paralizzare dall’orrore e dal dolore.
E’ il momento di sostenere ogni contributo alla sicurezza dei più deboli comunque minacciata.
Intervenire contro ogni minaccia è un modo per ricordarci quello che si può fare e indurci a fare di più.
Non è piccola cosa che chi nasce in Italia, figlio di migrante non comunitario irregolare, rischi di non avere un’esistenza legalmente riconosciuta perché gli è negata la garanzia del certificato di nascita.
Vivere senza esistere è una tragedia cui si può porre rimedio e, se non è stata modificata la legge che nel 2009 ne ha creato le condizioni, è possibile appoggiarsi alla circolare contestualmente emanata e che, se nota e applicata, può far superare l’ostacolo che la legge crea.
Riporto il parere di un’esperta, scritto nel 2009 ma ancor valido, come contributo alla possibilità di non tradire le vite che si aprono nel nostro paese di cui i comuni possono farsi garanti assumendo un ruolo di civiltà che non può essere loro sottratto.

L’ESPERTO RISPONDE 

Buongiorno sono un cittadino extracomunitario sono sposato e vivo con mia moglie in Italia ma siamo irregolari , senza permesso di soggiorno. Mia moglie aspetta un a bambino e deve partorire tra un mese , cosa dobbiamo fare in ospedale, dobbiamo presentare la denuncia di nascita anche se siamo irregolari?

29- ottobre 2009- La denuncia di nascita deve essere presentata obbligatoriamente, costituisce un diritto della persona, se non esiste l’atto di nascita non esiste la persona e quindi i diritti civili, come ad esempio il diritto al nome, pertanto è un atto dovuto nei confronti del bambino. Se tua moglie partorisce in ospedale la dichiarazione di nascita potrai farla tu o anche il medico o l’ostetrica o anche una persona che ha assistito al parto. La dichiarazione deve essere resa entro tre giorni dalla data del parto. In merito al fatto che non avete il permesso di soggiorno non dovete preoccuparvi in quanto non potete essere segnalati all’autorità giudiziaria in quanto irregolarmente soggiornanti. L’accesso alle strutture sanitarie, inteso non solo come il diritto di usufruire di prestazioni mediche ma inteso come anche uso nell’insieme dei servizi, anche di tipo amministrativo, da effettuare presso la struttura sanitaria di fatto non comporta nessuna segnalazione all’autorità. Il fatto di non avere il permesso di soggiorno non incide neanche sulla dichiarazione di nascita. Dopo l’emanazione del pacchetto sicurezza, è stato modificato, l’articolo 6,comma 2, del D. Lgs. n.286/1999, Testo unico sull’immigrazione, che recita: “Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati”. Dalla lettura della norma si poteva evincere che per l’iscrizione in anagrafe del minore era necessario esibire un permesso di soggiorno in corso di validità. Per chiarire la situazione il Ministero dell’Interno ha emanato una circolare, la numero 19 del 7 agosto 2009, vedi articolo: http://www.stranieriinitalia.it/ministero_dell_interno-chiarimenti_in_materia_di_anagrafe_e_stato_civile._9243.html ,
che ha chiarito che l’obbligo di esibizione del permesso di soggiorno previsto da tale norma non si applica alla dichiarazione di nascita ed al riconoscimento del figlio naturale. Quindi si può rendere la dichiarazione di nascita anche se non si è in possesso di permesso di soggiorno. Se la dichiarazione di nascita viene effettuata in ospedale sarà il direttore sanitario a inoltrare la dichiarazione di nascita all’ufficiale civile entro 10 giorni, il quale formerà l’atto di nascita.. Ti ricordo che la dichiarazione di nascita può anche essere effettuata, entro dieci giorni dalla nascita, presso il comune nel cui territorio è avvenuto il parto, dovrai recarti all’ufficio anagrafe. L’ufficiale civile formerà l’atto di nascita, dovrai esibire attestazione di nascita rilasciata dal medico o dall’ostetrica che ha assistito al parto e come documento, sufficiente mostrargli il passaporto, non il permesso di soggiorno.    Mariangela Lioy

http://www.stranieriinitalia.it/l-esperto-risponde/lesperto-risponde/lesperto-risponde/figlio-di-irregolari-come-denunciare-la-nascita.html

luglio 19, 2018Permalink

18 luglio 2918 – Oggi Mandela compie 100 anni

Ricordando quando avevo scritto su quello straordinaria iniziativa politica, che fu l’istituzione della Commissione per la Verità e la Riconciliazione ideata da Nelson Mandela e dal vescovo anglicano Desmond Tutu il 7 dicembre 2013
[onte 1] ricopio quanto ho trovato sul discorso di Barack Obama a Johannesburg proprio in occasione del centenario della nascita di Nelson Mandela [fonte 2]

17 luglio – Obama, omaggio a Mandela guardando anche a Trump: “Attenti alla politica dell’uomo forte”
L’ex presidente americano, a Johannesburg per il centenario della morte del leader antiapartheid, ripercorre i progressi dell’ultimo secolo sulle diseguaglianze. E racconta le sue preoccupazioni per il futuro. Molte le allusioni a The Donald all’indomani del vertice con Putin di Silvia Martelli

Viviamo in tempi strani e incerti – molto strani e molto incerti. Ogni giorno sentiamo notizie estremamente inquietanti. Per capire come siamo arrivati qui dobbiamo capire che cosa è successo cento anni fa”. Così Barack Obama, acclamato da quindicimila persone nello stadio di Johannesburg, ha esordito la sua “lezione” offerta al pubblico sudafricano e a moltissimi ospiti internazionali per il centenario della nascita di Nelson Mandela, eroe antiapartheid e premio Nobel per la pace. Le allusioni alla presidenza di Donald Trump sono state molte seppur implicite: senza mai menzionare apertamente il suo successore, Obama ha parlato di xenofobia e nazionalismo in aumento, e di una politica “dell’uomo forte” sempre più popolare, quasi espressione del vertice tra Putin e l’attuale presidente Usa che si è appena svolto a Helsinki.
Accolto dalla folla che scandiva il suo celebre slogan elettorale – “Yes we can” – l’ex presidente americano ha compiuto una rapida carrellata degli eventi storici in Sudafrica e nel mondo, sottolineando la forza della lotta contro la segregazione di cui l’ex presidente sudafricano Mandela è stato campione, per i neri e non solo.

“Il cittadino medio 100 anni fa non credeva ci fosse alcuna possibilità di migliorare le proprie condizioni di vita. Persino in una democrazia come gli Stati Uniti la segregazione razziale e la discriminazione sistematica erano leggi in metà del Paese, e norme nell’altra metà. Ma attraverso sacrifici e leadership incrollabile, e forse soprattutto con il suo esempio morale, Mandela e il movimento che ha guidato hanno finito per significare qualcosa di più grande. È diventato il simbolo delle aspirazioni universali dei diseredati in tutto il mondo”.
Così Obama sottolinea come la forza del movimento di Mandela non abbia avuto confini, inspirando persone di ogni età e provenienza. Tra queste lui stesso, allora un giovane uomo che si è sentito di riconsiderare le proprie priorità, ammaliato dalla generosità e naturalezza con cui Mandela abbracciava quelli che erano stati i suoi peggior nemici. “Non erano solo gli oppressi ad essere liberati – spiega -, gli oppressori stessi stavano ricevendo un enorme dono, l’opportunità di contribuire agli sforzi per costruire di un mondo migliore”. E proprio questi progressi, che sono stati “veri e profondi”, permettendo a un’intera generazione di crescere in un mondo più libero e tollerante, dovrebbero essere fonte di grande speranza secondo l’ex presidente americano, che però avverte: si tratta di una speranza che non può autorizzarci ad ignorare le minacce di un ritorno ad un mondo “ancora più brutale e pericoloso”:

“Dobbiamo iniziare ad ammettere che qualunque legge sia stata scritta… le precedenti strutture di potere, privilegi, ingiustizie e sfruttamento non sono mai completamente sparite”. Così Obama si sofferma lungamente sulle diseguaglianze che tuttora esistono in America, in Sudafrica ed in molti altri Paesi. “Per alcuni, più le cose sono cambiate e più sono rimaste le stesse” racconta in riferimento alla globalizzazione e agli sviluppi che hanno “saltato intere regioni e nazioni”, a tal punto che i più ricchi al mondo possiedono tanto quanto la metà più povera della popolazione mondiale. A questo dato allarmante Obama aggiunge la preoccupazione per la diffusione a piede libero delle politica “della paura e del risentimento” e di leggi sull’immigrazione basate su religione ed etnia.

“Guardatevi intorno – dice evidentemente alludendo alla presidenza Trump – la politica dell’ uomo forte sta dilagando, coloro al potere stanno cercando di minacciare tutte le istituzioni e le norme che danno un significato alla democrazia”. Sottolinea anche la situazione drammatica della stampa, ora “sotto attacco”, e l’utilizzo dei social media come strumento di propaganda e per promuovere odio, un altro riferimento implicito al rapporto conflittuale di Trump con i media e al suo utilizzo di Twitter. Non mancano i commenti sulle ‘fake news’, altro carattere distintivo della presidenza di The Donald. “Questo era uno di quegli argomenti su cui non pensavo di dovere dare lezioni – dice Obama -. Dovete credere ai fatti. Senza fatti, non c’è base per cooperare. Se io dico che questo è un podio e tu che è un elefante, sarà molto difficile intenderci. Non ci può essere un punto di incontro se qualcuno dice che il clima non sta cambiando, mentre tutti gli scienziati del mondo affermano il contrario”.

Obama si dice infine preoccupato per il problema crescente di governi autoritari che impediscono uno sviluppo economico, politico, culturale e scientifico in quanto spesso consumati da guerre sia civili che internazionali.

L’ex presidente condivide pienamente la visione di Mandela per il futuro, la possibilità di attuare in toto i principi che il leader sudafricano predicava con tanta passione. “Credo nelle idee di Mandela, condivise da Gandhi, King e Abraham Lincoln, credo in un progetto basato sull’equalità, giustizia, libertà, e in una democrazia multirazziale costruita sul principio che siamo creati tutti uguali e abbiamo dei valori inalienabili – dice – . Ci può essere più pace, più cooperazione in nome di un bene comune. Ma per questo, dovremo lavorare di più, e con più intelligenza”. Così Obama incita ad essere più fantasiosi, prendendo in considerazione idee come il reddito di base universale, e invita a portare investimenti nei Paesi in via di sviluppo, abbandonando l’idea di “fare solo carità”.

[fonte 1] http://diariealtro.it/?p=2830
[fonte 2]
http://www.repubblica.it/esteri/2018/07/17/news/obama_discorso_centenario_mandela-202010398/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P6-S1.8-T1

luglio 18, 2018Permalink

16 luglio 2018 _ Migranti, volontari bacchettano i vescovi: “Alzate la voce contro il razzismo”

15 luglio 2018_ Lettera aperta di un centinaio di operatori pastorali ai vertici della Conferenza episcopale italiana: “Non abbiate paura di essere etichettati o di perdere dei privilegi economici” di Giovanni Panettiere

Roma, 15 luglio 2018 – “Restano ancora poche” le voci dei vescovi che ricordano “l’inconciliabilità profonda tra razzismo e cristianesimo”. A denunciarlo sono centodieci operatori pastorali cattolici in una lettera indirizzata al presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti, e ai singoli vescovi delle 226 diocesi. Tra i firmatari preti, religiosi, laici, in alcuni casi si tratta di docenti di università pontificie (uno dei promotori è don Rocco D’ambrosio, professore di Filosofia politica alla Gregoriana), in altri di responsabili della Caritas a livello diocesano. A unirli il disagio crescente per una sempre più dilagante cultura del “rifiuto, della paura degli stranieri, del razzismo, della xenofobia; una cultura avallata e diffusa persino da rappresentanti delle istituzioni”.
Migranti, Mattarella sblocca sbarco nave Diciotti. Salvini si infuria
In un contesto sociale cosí arroventato “sono diversi a pensare che è possibile essere cristiani e, al tempo stesso, rifiutare o maltrattare gli immigrati – continua l’appello – denigrare chi ha meno o chi viene da lontano, sfruttare il loro lavoro ed emarginarli in contesti degradati e degradanti”. Non mancano poi “le strumentalizzazioni della fede cristiana”, con l’uso, “a volte blasfemo o offensivo” di simboli religiosi come il crocifisso, il rosario o versetti della Scrittura”.
Gli estensori della lettera richiamano gli intervventi contro il razzismo dello stesso Bassetti e del segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin. “Ma restano ancora poche le voci dei Pastori – è l’affondo – che ricordano profeticamente cosa vuol dire essere fedeli al Signore”. E non c’è niente che possa giustificare il silenzio della Chiesa: “Né la paura di essere fraintesi o collocati politicamente, né la paura di perdere privilegi economici o subire forme di rifiuto o esclusione ecclesiale e civile”.
Migranti, un italiano su due vuole i porti chiusi. Ma piace la mediazione di Mattarella
Gli ultimi vescovi in ordine di tempo a prendere la parte dei migranti sono entrambi siciliani: monsignor Pietro Maria Fragnelli (Trapani), che ha espresso gratitudine per l’intervento risolutivo del Capo dello Stato sul caso della nave Diciotti, e monsignor Antonio Staglianò (Noto). Quest’ultimo, in passato critico verso posizioni di accoglienza senza limiti, si è fatto sentire per stigmatizzare la vicenda delle due navi, con 400 migranti a bordo, ferme davanti alle coste di Pozzallo per volere del governo Conte. “Il braccio di ferro politico va fatto a bocce ferme – ha ricordato Staglianò –, non si può mettere a rischio la vita delle persone”. Nei giorni scorsi il presidente dell’episcopato siciliano, monsignor Corrado Lorefice, se l’era presa, neanche troppo implicitamente, con il vice premier Matteo Salvini: “È giusto che l’accoglienza dei migranti diventi una questione europea, ma non si possono chiudere i porti e lasciare la gente galleggiare in mare. C’è pure qualcuno che rivendica le radici cristiane, ma di quale cristianesimo stiamo parlando?”.
Prima dell’arcivescovo di Palermo erano scesi in campo, incassando anche insulti sul web, i vescovi di Bologna (monsignor Matteo Zuppi) e di Acquaviva (monsignor Giovanni Ricchiuti). Segno che qualcosa si muove, dalle diocesi c’è chi rompe il silenzio. Ma per i firmatari dell’appello anti-razzismo nella Chiesa a prevalere è ancora la prudenza.
https://www.quotidiano.net/cronaca/migranti-1.4039813

NOTA: Spero che l’attenzione dei volontari con le idee chiare si scateni a Natale e Pasqua quando presepi e crocifissi sono usati come armi improprie contro il ‘nemico’ con  picchi di attenzione stagionale, di regola scomposta e agitata.

luglio 16, 2018Permalink

14 luglio 2018 – Ucei: “Riemerge il razzismo, purtroppo alimentato da esponenti delle istituzioni”

UCEI – Unione Comunità Ebraiche in Italia.  [vedi NOTA]

Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche, parla della “dignità umana ancora in pericolo” a 80 anni dalle leggi razziali. E avverte: “Il timore è di non essere in grado di prevenire quel che pensavamo fosse superato con il varo della nostra Costituzione”

ROMA. Un allarme drammatico e tormentato sul riemergere del razzismo in Italia. A lanciarlo è la presidente dell’Ucei, Noemi Di Segni, in una riflessione pubblicata su Pagine ebraiche. Di Segni ricorda, a 80 anni di distanza, “l’infamia delle leggi razziali”. Denuncia “un crescente manifestarsi di atti di intolleranza razziale, odio e pericolosa radicalizzazione”. Esprime “il tormento” di “non riuscire a prevenire quel che pensavamo fosse superato con il varo della nostra Costituzione, e di veder nuovamente leggi e decreti democraticamente approvati, ma che violano fondamentali principi”. Poi il passaggio politicamente più significativo. Di Segni sostiene che questi atti di intolleranza sono “purtroppo alimentati e legittimati anche da esponenti delle istituzioni”. Il titolo è esplicito: “1938, a ottanta anni dall’infamia dignità umana ancora in pericolo”.

A proposito delle legge razziali, parla di “una ferita ancora viva, che riguarda non solo le comunità ebraiche ma un intero Paese e il suo sistema di valori”. E fa una riflessione storica: è “una vicenda su cui l’Italia non sembra aver riflettuto con la sufficiente consapevolezza, né fatte valere negli ottant’anni passati le responsabilità sul piano legale o politico. Cosa resta oggi, qual è il lascito di quella terribile narrazione? Alla luce di quanto viviamo oggi, questo percorso appare incompiuto e ancor più faticoso”. E per il futuro dice: “Abbiamo il timore di trovarci nella condizione e con le responsabilità che abbiamo addebitato ad altri, in varie e note sedi processuali, di dover disobbedire a un decreto, a una legge, a un ordine, perché i valori supremi andavano difesi nel rispetto di quel profondo richiamo morale. Quando è allora il momento per dire ‘No’, ‘Basta’, affinché non sia di nuovo troppo tardi?”.
Un intervento che – per toni e contenuti – ricorda le parole pronunciate negli ultimi mesi dalla senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz. Contro le leggi speciali su rom e sinti. Contro il raduno neonazista ad Abbiategrasso. Prima che sia troppo tardi.

[NOTA]  L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane è l’Ente rappresentativo della confessione ebraica nei confronti dello Stato.
I rapporti tra lo Stato e l’Unione sono regolati da un’Intesa.
Il funzionamento dell’Unione è stabilito dallo Statuto.
L’Unione cura e tutela gli interessi religiosi degli ebrei in Italia; promuove la conservazione delle tradizioni e dei beni culturali ebraici; coordina ed integra l’attività delle Comunità ebraiche; mantiene i contatti con le collettività e gli enti ebraici degli altri paesi.

http://www.repubblica.it/politica/2018/07/13/news/ucei_riemerge_il_razzismo_purtroppo_alimentato_da_esponenti_delle_istituzioni_-201681360/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S2.2-T1

luglio 14, 2018Permalink

7 luglio 2018 – Lettera a Salvini da un comboniano

06 luglio 2018 In nome di quale vangelo?
Teresino Serra, ex superiore generale dei missionari comboniani, scrive al ministro dell’interno e ai suoi elettori. “Molti preti la pensano come te. Sono preti che seguono il tuo vangelo, non quello di Cristo, loro maestro. Anche i preti dimenticano che sono stati chiamati per essere pescatori di uomini e donne”.
di Teresino Serra

Permettimi di darti del tu, come faccio con Dio. Ho letto sui giornali che vorresti che il tuo partito governasse per 30 anni. Hai appena iniziato e già sogni una dittatura! Per ora non hai governato. Hai urlato slogan e parole che la tua gente vuole ascoltare. Hai solo pensato a come sbarazzarti di quei condannati che scappano dalla morte in cerca di vita.
Diciamo subito che la morte dei migranti è un omicidio collettivo: tutti uccidono e nessuno si sente colpevole. Vari governi europei hanno contribuito a questo omicidio collettivo. Anche quell’Italia che credi di governare.
E su quel vangelo, che hai tenuto in mano per la foto, l’altro Matteo, l’evangelista vero, al capitolo 5, ha scritto: «Non uccidere e non insultare tuo fratello». Onorevole Salvini, governare è ascoltare tutti e tutte, perché, come ministro, rappresenti tutti e tutte. Il vero governatore non ascolta solo le canzonette che piacciono a lui. Ascolta tutti per cercare, nella verità, il bene del popolo.

TALENTI
Salvini, tu sei molto intelligente. L’intelligenza è un talento. E sempre su quel vangelo, che hai tenuto in mano per la foto, c’è scritto di non sprecare i talenti. Chi usa male l’intelligenza si mette nel cammino di fare male il bene e bene il male. Sei intelligente e non sei ignorante, ma fai finta di essere ignorante. Sai le cose, sei informato ma è meglio fare l’ignorante, nascondere la verità dei fatti per avere qualche applauso in più dalla platea.
Nascondendo la verità, continui a farti grande e importante usando una tragedia umana a tuo vantaggio. È più facile ricevere applausi e fare dei selfie al palio di Siena, mentre decine di migranti annegano nel cimitero mediterraneo. Le cose le sai ma non le dici per non perdere consensi. Mascherare la verità è tentare di prendere in giro il tuo popolo. Anche molti preti la pensano come te. Sono preti che seguono il tuo vangelo, non quello di Cristo, loro maestro. Anche i preti dimenticano che sono stati chiamati per essere pescatori di uomini e donne.
Nel Mediterraneo c’è tanto lavoro solo nel tentare di pescare uomini, donne, bambini, poveri cristi di tutte le razze e colori. È più facile predicare quel vangelo dolce che, col tempo, addormenta i cuori e avvelena le menti con l’indifferenza. È proprio vero che il diavolo è tornato tra noi travestito da politico e da prete.

NON SBAGLIARE BERSAGLIO
Sono d’accordo con te sul bloccare le navi. Ma, attenzione: non le navi di quei disgraziati che rischiano la vita cercando la vita. Blocca quelle navi che attraversano le nostre acque con carichi di armi o di droghe. Salvini, blocca le armi che uccidono o che creano masse di migranti. Blocca anche le navi o gli aerei con carichi di ricchezze, come il coltan, frutto di sudore di gente schiavizzata in Africa.
Ho letto che vuoi pulire le strade italiane. Sono d’accordo con te. Pulisci bene e tutto. Vai per le strade di notte, come faceva un certo Don Benzi, e guarda le nuove schiave… Metti in prigione tutte quelle persone che cercano sesso schiavizzando centinaia di ragazze straniere. Metti in galera chi si arricchisce con le lacrime e le sofferenze delle nuove schiave.
Hai sempre detto: aiutiamoli nel loro paese. Sono d’accordo con te: comincia con una politica tutta tua, contro le guerre in Africa e in ogni angolo della terra. Controlla la vendita di armi. Ritira tutte le nostre truppe da quei mattatoi creati da motivi e alleanze fasulle o sbagliate.
Lo sai bene che le nostre missioni di pace hanno allungato le guerre. Sono d’accordo con te che tutte le nazioni europee devono aiutare. Aiutare, non escludere o perseguitare. Soprattutto quelle nazioni che col colonialismo, di ogni tempo e di ogni forma, hanno incatenato terre meravigliose.

IL COLOR NERO
Mi sembra che sia il colore nero a dare fastidio. In un dialogo tra studenti, tempo fa, uno buttò là una domanda ai suoi compagni: «Come mai certi politici hanno paura di chi arriva con i gommoni, in maggior parte con pelle scura, e non si spaventano di quei popoli con gli occhi a mandorla, che arrivano in silenzio, comprano in silenzio, vendono in silenzio, occupano in silenzio, vivono isolati in silenzio e conquistano territori in silenzio? Perché sono da preferire loro a quei poveracci che aspettano un documento o un lavoro umile per poter vivere?». Forse la risposta, come sempre, è: “ Benvenuto tra noi chi ha soldi”!

ANCORA QUALCHE PAROLA
È estate e so che ti piace il mare. Onorevole, attenzione quando nuoti: potresti scontrarti con il corpicino di qualche bambino che non è riuscito ad arrivare sulle nostre coste, annegando nelle nostre acque. E quando mangi pesce, rifletti. Come ci diceva un pescatore siciliano, prima di mangiare quel pesce è bene pensare con che cibo si è ingrassato nelle acque mediterranee.
E dopo le tue vacanze, fatti un bel giretto e visita i veri campi dei profughi non lontani dall’Italia o dai “cavalieri di Malta”; visita anche gli schiavi nascosti in America Latina; oppure gli schiavi che in Repubblica democratica del Congo scavano ore e ore per trovare il preziosissimo coltan, elemento necessario anche per i cellulari.
Salvini, ancora non abbiamo sentito una proposta soddisfacente sui veri problemi dell’Italia. Comincia a fare politica, comincia a preoccuparti dei veri problemi dell’Italia, quell’Italia per la quale, 150 anni fa, veri politici e patrioti, uomini e donne, hanno lottato e dato la vita per vederla unita. I problemi non sono solo i migranti. Sono anche la mafia e le sue ramificazioni, e lo sai. Sono la corruzione e i ladri che svuotano gentilmente le tasche degli italiani, e lo sai. Sono anche le evasioni fiscali.
Tu queste cose le sai più di me e le hai anche dette. Parlane ancora e agisci. Gli italiani aspettano. Sii italiano vero. Vorrei che gli italiani ti ricordassero nella storia non perché hai chiuso i porti, non perché hai fermato navi cariche di essere umani, ma perché hai fatto il vero politico, analizzando la realtà, ascoltando tutti e promuovendo un piano italiano ed europeo, che affronti i veri problemi e dia speranza a un popolo stanco di sentire gli stessi slogan cantati con diversa musica.

http://m.nigrizia.it/2018/07/06/in-nome-di-quale-vangelo/23727

NOTA: Chi aprirà il link potrà vedere la foto citata nel testo che io non ho copiato perché  la trovo squallida (citazione: Vangelo, che hai tenuto in mano per la foto).

luglio 7, 2018Permalink

5 luglio 2018 – I figli degli altri non sono e non erano figli ‘nostri’

La ‘statua della libertà’ parla di liberazione

Sette persone sono state arrestate per aver appeso al piedistallo della Statua della Libertà, nel Giorno dell’indipendenza, uno striscione con la scritta “Abolire l’Ice”, la divisione del dipartimento della sicurezza interna che arresta ed espelle gli immigrati clandestini. Lo rende noto un portavoce della polizia del National Park service, ricordando che è proibito esporre striscioni dal monumento. Gli arrestati sono attivisti del gruppo «Rise and Resist», che si batte contro la politica immigratoria di Trump, in particolare contro la separazione delle famiglie al confine col Messico. Dopo il blitz una donna ha scalato la base della statua e la polizia ha evacuato l’isola per precauzione. [fonte 1]

(ANSA) – ROMA, 5 LUG – Dopo circa tre ore due agenti legati con una fune sono riusciti a raggiungere e a bloccare la donna che si era arrampicata sulla base della Statua della Libertà. Le immagini sono trasmesse in diretta da quasi tutte le principali tv Usa. Mentre gli agenti si avvicinavano, la donna si allontanava, poi ad un certo punto si è tolta le scarpe ed è sembrata voler scalare ulteriormente il monumento. Alla fine si è seduta sotto un piede della statua ed è stata catturata. Per farla scendere, gli agenti le hanno messo una imbracatura e hanno usato una fune. Foto e video del ‘duello’ sono state postate anche sui social media. . [fonte 2]

In Italia non abbiamo statue della libertà da scalare, per assicurare a tutti i nati in Italia il certificato di nascita basterebbe modificare la lettera g, comma 22, art 1 della legge 94/2009.  

3 luglio 2018  – Quei bimbi morti di migranti italiani
Le storie dei tanti veneti che all’inizio del Novecento partivano pieni di speranze alla volta del Brasile sono simili a quelle degli odierni emigranti. Anche i loro drammi di Gian Antonio Stella
«Durante il viaggio in nave la bimba mi prese la febbre, una febbre sempre più alta, la vegliavo giorno e notte, non sapevo cosa fare. Una notte la sentii gemere, sudava freddo, tremava; cercai di scaldarla e tenermela vicino, ma all’improvviso smise di tremare. Era morta. Morta. Forse perché non c’erano medicine, forse perché il medico non c’era; non so. Forse aveva preso una febbre mortale». «Me la strapparono dalle braccia, la fasciarono stretta stretta da capo a piedi e le legarono una grossa pietra al collo; di notte, alle due di notte, con quelle onde così nere, la calarono giù, in mare. Io urlavo, urlavo, non volevo staccarmi da lei, volevo annegare con la mia piccola; mi tennero ferma con le braccia, degli uomini credo. Io non volevo che la mia bambina così piccola finisse in quel mare così freddo, così scuro, certamente divorata dai pesci. Volevo essere sepolta con lei, mi pareva di proteggerla, difenderla, perché non la divorassero. Non volevo lasciarla sola, povera bambina, invece mi tennero indietro mentre la buttavano giù. Quel tonfo in acqua, non posso dimenticarlo».
La mamma emigrante che ricorda lo strazio di perdere una figlioletta durante il viaggio verso il continente mille volte sognato durante l’attesa di partire, nei lunghi mesi trascorsi a vendere tutto per raccogliere i soldi e pagare la nave non è eritrea, non è senegalese, non è nigeriana… È Amalia Pasin, una veneta che, partita col marito Giovanni da Villafranca Padovana nel 1923, avrebbe tanti anni dopo raccontato la sua tragedia a Francesca Massarotto Raouik, autrice di un bellissimo libro di testimonianze, «Brasile per sempre. Donne venete in Rio Grande do Sul». Donne mosse tutte dalla stessa speranza: «catàr fortuna». Lì, nel «Brasil taliàn» pieno di immigrati nostri ed evocato da una canzone struggente: «Italia bella, mostrati gentile / i figli tuoi non li abbandonare / sennò se ne van tutti nel Brasile / non si ricordan più di ritornare…». Alcuni fecero i soldi. Altri no. Ad agosto a volte fanno ancora festa cantando un «forrò» brasileiro in veneto ricordando la ricotta, la polentà e il baccalà: «ohi puina la bèla puina / la polentina con el bacalao». I loro bambini morti nella traversate, però, tantissimi, non li hanno dimenticati mai. E se vedono alla tivù le immagini di bimbi spiaggiati sulle spiagge italiane, loro, ancora oggi un sussulto ce l’hanno. Non scrivono su facebook «buon appetito ai pesci»… [fonte 3]

Vedi anche: 27 giugno 2018 – Continuare a parlare dei bambini fantasma è inutile offerta all’indifferenza rassegnata, annoiata, incosciente, beffarda che sia;
4 luglio – Testimonianze di razzismo diffuso in Italia (due post).
E comunque le categorie migranti, minori, razzismo e i teg anagrafe, bambini

[fonte 1]
http://www.lastampa.it/2018/07/04/esteri/migranti-scala-la-statua-della-libert-e-striscione-per-protesta-arresti-95KJyLRmXlaoNkuegEqZeM/pagina.html
[fonte 2]
http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2018/07/05/usa-arrestata-donna-su-statua-liberta_61cdeb10-fbe6-4d23-8034-87ab756f06b3.html
[fonte 3]
https://www.corriere.it/opinioni/18_luglio_04/quei-bimbi-morti-migranti-italiani-39a0aea2-7ee4-11e8-9a5a-8ee160d32254.shtml

luglio 5, 2018Permalink

4 luglio 2018 – Testimonianze di razzismo diffuso in Italia

Approfitto del testo che ho trovato su facebook per ricordare che prima dell’approvazione delle leggi razziali del 1938 i ‘non ariani’ venivano fatti oggetto di beffe, denigrazioni, minacce. A volte si manifestavano in pubblico e costruivano il punto di riferimento collettivo per italiche sghignazzate. Parecchi anni fa a Roma in una corposa mostra sull’argomento si potevano esaminare pagine ‘educative’ del famoso Corrierino dei piccoli a garanzia di un inizio precoce dell’operazione culturale. Lo sghignazzo avrebbe poi accompagnato l’affermazione delle leggi razziste: ormai era chiaro che c’erano persone che potevano essere denigrate, abusate nella loro dignità e non solo acquisendone merito e consenso. Nel 1938 il terreno era pronto e quelle leggi venero approvate; il discrimine ‘ di razza’ acquisì anche validità scientifica. Ne fu testimone la rivista di regime ‘La difesa della razza’.
Nel 1943 si aprì ufficialmente la shoah italiana (così la definisce la senatrice Segre) i cui primi carnefici erano di ‘razza ariana’, sudditi di una monarchia che era stata garanzia di affermazione del fascismo.
Ufficialmente la shoah italiana terminò con la fine della guerra ma qualche scoria ne resta nella cultura nazionale dove potrà crescere nel consenso diffuso. Tanto per cominciare i nostri robusti stomaci digeriscono mitridatizzati una legge che dal 2009 nega ad alcuni bambini nati in Italia il certificato di nascita. La decisione si fonda sulla classificazione burocratica dei loro genitori .

 

Chissà perché mi viene in mente Eichmann, ma è solo la confusione di una mente annebbiata dal recente risveglio. Meglio che mi beva un caffè. Poi tutto sarà chiaro, confortato dallo sventolio di rosari dell’onorevole Ministro dell’Interno (XVIII legislatura- presidente prof. Conte).

 

 

 

03 luglio 2018 “Hanno aizzato un cane contro un ambulante sulla spiaggia.
E tutti applaudivano e ridevano”
(per verificare: link in calce)

Un caso di razzismo quotidiano sul litorale della Liguria. “Quando ho chiesto a una signora perché esultava, mi ha insultato dandomi della buonista e puttana” di Mauro Munafò
“Ho visto un cagnolino scendere le scale di un bar che dà sulla spiaggia e rincorrere abbaiando un ragazzo dalla pelle scura che vende libri. Naturalmente il cane era stato incitato dal suo proprietario. Nel mentre i bagnanti applaudivano compiaciuti”.

Scene di razzismo balneare su una spiaggia ligure, sabato scorso. Ce le racconta Simona, che ci chiede però di non usare il suo vero nome. “Sono intervenuta e ho chiesto a una signora perché applaudiva e perché diceva che quel cane era il “Number One”. La signora mi ha risposto così: “Vaffanculo, puttana buonista del cazzo. Prenditeli tu i negri a casa tua, così ti scopano meglio di tuo marito”.

Un breve racconto che Simona ha consegnato al suo profilo Facebook ed è finito su centinaia di bacheche. Una diffusione che però le ha attirato contro decine di messaggi terribili, con minacce esplicite alla sua persona. E che l’hanno costretta a rimuovere quel post dai social network, per paura della propria incolumità e di quella della sua famiglia.
“Quei messaggi che mi sono arrivati erano orribili. Minacce esplicite o velate, dicevano “non intrometterti che è meglio per te”, “la prossima volta tira dritto e non guardare”. Ma io non riesco a non guardare, non riesco a ignorare queste cose”, spiega Simona all’Espresso. Non cerca di fare l’eroina, anzi. “In quella spiaggia, quando mi sono sentita rispondere così, mi sono messa a piangere. A consolarmi è stato proprio quel ragazzo, che mi ha abbracciato e mi ha detto:”Sono abituato, stai tranquilla”. E ora, dopo aver letto quello che mi hanno scritto, sono spaventata”.

Simona ci racconta però di essere andata a cercare la proprietaria del cane per chiederle come le fosse venuto in mente di aizzare il suo animale domestico contro quel ragazzo che vende libri. La risposta lascia senza parole: “Il mio cane, come me, odia i negri”. Più che la banalità del male, siamo di fronte alla stupidità del male.

Meglio chiudere questo articolo con le parole con cui si chiudeva il post su Facebook: “Io non ce la faccio ad accettare tutto questo. Non sono un’esperta di migrazioni, non sono una politica, non sono nulla di nulla. Sono solo una donna profondamente sconsolata e preoccupata da questo mondo in cui a volte mi sento come un pesce fuori d’acqua. Ma non ci sto. Io non lo accetto”.

Non avevo nemmeno finito di copiare il testo precedente che

3 luglio 2018 – Razzismo a Sassari: aggredita e picchiata una giovane di colore (link in calce)

“Negra torna in Africa”: così un uomo ha insultato la ragazza mentre inveiva contro di lei in via Bogino 

SASSARI. Grave episodio razzista a Sassari. Una giovane nigeriana è stata aggredita, malmenata e insultata con frasi razziste da un uomo. L’episodio, per il quale sta indagando la polizia, è avvenuto ieri 2 luglio in tarda mattinata davanti al bancomat delle poste di via Bogino.
Una donna di colore, che stava prelevando al bancomat è stata aggredita da un uomo perché la nigeriana non avrebbe rispettato la fila. Una lite che presto si è trasformata in aggressione ed episodio di intolleranza razzista, davanti a tanti testimoni, nessuno dei quali però è intervenuto. La giovane, di costituzione esile, è stata infatti gettata a terra, picchiata dal suo aggressore che le ha anche rotto il bancomat e spaccato il cellulare mentre nel frattempo urlava: “Ci sono prima io, vattene via negra, tornatene in Africa!”.
La ragazza è stata quindi soccorsa a accompagnata da un’ambulanza del 118 sotto choc al pronto soccorso dove le è stato assegnato un codice verde e successivamente cinque giorni di cura. I
Sul posto ieri era intervenuta una volante dlla polizia che al momento dell’arrivo davanti alle poste aveva trovato i due protagonisti della vicenda e iniziato a raccogliere le testimonianze.
In difesa della giovane donna sta intervenendo la rete delle associazioni operanti a Sassari. Si sta già organizzando un sit-in di protesta proprio in via Bogino, davanti alla sede delle poste dove è avvenuto il brutto episodio
Sit in in via Bogino a sostegno della ragazza nigeriana aggredita

SASSARI. Si è svolto stasera un sit-in a sostegno della ragazza nigeriana aggredita ieri mattina 2 luglio davanti alle poste di via Bogino. Semplici cittadini e rappresentanti della rete delle associazioni che hanno voluto testimoniare così la solidarietà alla ragazza e la condanna per l’episodio.

 

 

http://m.espresso.repubblica.it/attualita/2018/07/03/news/hanno-aizzato-un-cane-contro-un-ambulante-nero-sulla-spiaggia-e-tutti-applaudivano-1.324543

http://www.lanuovasardegna.it/sassari/cronaca/2018/07/03/news/razzismo-a-sassari-aggredita-e-picchiata-una-giovane-di-colore-1.17026685

luglio 4, 2018Permalink