24 febbraio 2017 – Il peso delle parole, dette e taciute.

Parole dette Riporto di seguito la notizia della condanna che il tribunale di Milano ha inferto alla Lega Nord per aver usato l’espressione clandestini cui riconosce un «carattere discriminatorio e denigratorio».

23/02/2017  “La parola clandestini è denigratoria”, condannata la Lega Nord Chiara Baldi

Sentenza del tribunale di Milano: sanzione di 10 mila euro per dei manifesti affissi a Saronno

La parola “clandestini” è discriminatoria. È quanto ha stabilito ieri una sentenza della prima sezione civile del Tribunale di Milano, che ha condannato la Lega Nord al pagamento di diecimila euro (5mila per il partito nazionale e altrettanti per quello cittadino di Saronno, in provincia di Varese).

Lo scorso aprile, infatti, il partito del sindaco Alessandro Fagioli – che è alla guida della città varesotta dal giugno 2015 – aveva tappezzato le strade di Saronno di manifesti su cui campeggiavano frasi contro i profughi: nel comune di Fagioli, secondo una richiesta della Caritas, sarebbero infatti dovuti arrivare 32 migranti, che sarebbero stati alloggiati nella ex sede distaccata del liceo G.B Grassi, in via Bruno Buozzi. Ma poiché lo stesso Fagioli si era detto contrario – dichiarando che «non voleva africani maschi vicino alle scuole» – i profughi in città non sono mai arrivati.

La sentenza del giudice Martina sottolinea «il carattere discriminatorio e denigratorio dell’espressione clandestini». Ma ancora più importante è il fatto che questa sentenza potrebbe creare un precedente importante, dal momento che nel partito di Matteo Salvini non manca l’abitudine a chiamare “clandestini” i profughi. A partire proprio dal segretario del Carroccio.

Il processo era stato intentato dall’associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) e dal Naga, che da 30 anni a Milano si occupa di difendere i diritti degli stranieri. Come spiegano gli avvocati dell’Asgi in una nota – pubblicata anche sul loro sito – «l’associazione dei termini clandestini (ossia di coloro che entrano/permangono irregolarmente nel territorio contravvenendo alle regole sull’ingresso e il soggiorno) e richiedenti asilo (ossia di coloro esercitano un diritto fondamentale ovvero quello di chiedere asilo in quanto nel loro paese “temono, a ragione, di essere perseguitati) oltre ad essere erronea ha una valenza denigratoria e crea un clima intimidatorio e ostile».

Secondo il tribunale di Milano a nulla vale invocare l’articolo 21 della Costituzione in materia di libertà di pensiero poiché «nel bilanciamento delle contrapposte esigenze – entrambe di rango costituzionale – di tutela della pari dignità, nonché dell’eguaglianza delle persone, e di libera manifestazione del pensiero, deve ritenersi prevalente la prima in quanto principio fondante la stessa Repubblica».

Per leggere la sentenza del tribunale di Milano:  ASGI + NAGA – BORGHI DAVIDE + 2 – TRIBUNALE DI MILANO – ORDINANZA DEL 22.2.2017

La storia di parole pensate per essere dette e taciute…fino a creare neonati fantasma.

La legge Turco Napolitano (Legge 6 marzo 1998, n. 40) prevedeva la necessità di presentare il permesso di soggiorno per i non comunitari che entrassero in Italia (art. 4 comma 1) ma faceva eccezione per i «provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi». Nessuna modifica interveniva a seguito della legge Bossi Fini (legge 30 luglio 2002, n. 189) ma a peggiorare persino quella norma si impegnava l’allora ministro Maroni nel quadro del quarto governo Berlusconi. Il colpo di teatro fu la soppressione furbescamente non dichiarata, ma sostituita da una ridondante positiva accettazione, dell’espressione «e per quelli inerenti agli atti di stato civile». Alcuni dei risultati di questa norma vennero via via modificati se non cancellati dalla Corte Costituzionale. In particolare l’Alta Corte ha dichiarato illegittimo il divieto di contrarre matrimonio per gli stranieri in posizione irregolare (sentenza 245/211) ma nulla venne fatto per le registrazioni delle dichiarazione di nascita, ottenendo così di produrre per legge ***, ciò che non si può giustamente dire secondo il tribunale di Milano.

Alcuni giorni fa un gruppo di cittadini, consiglieri comunali di Udine e associazioni ha inviato alla stampa regionale e nazionale il comunicato che trascrivo e che fa il punto della situazione

Diritto al certificato di nascita

«La condizione di irregolarità amministrativa propria oggi delle persone  prive del permesso di soggiorno, mentre costruisce condizioni di significativa precarietà sociale, condanna nuovi nati in Italia, figli di sans papier, all’inesistenza  giuridica per legge. Infatti  una norma del cd. pacchetto sicurezza dell’allora ministro Maroni (legge 94/2009 art. 1 comma 22, lettera g) impone la registrazione della dichiarazione di nascita solo previa presentazione del permesso di soggiorno che, naturalmente, le persone irregolari non hanno, altrimenti non sarebbero tali.  Una circolare, emanata contestualmente alla norma introdotta nel 2009, afferma invece essere possibile la registrazione della dichiarazione di nascita senza necessità di modifica della legge. Noi invece, consapevoli che il certificato di nascita rappresenta il fondamento dell’esistenza riconosciuta giuridicamente, assicura un nome,  l’appartenenza familiare e la cittadinanza (oggi  quella dei genitori),

chiediamo

con urgenza una modifica della legge che non può essere sostituita dalla presenza di una circolare  che, per sua natura, può essere disapplicata.

Tanto ci impone la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989 e  ratificata dall’Italia con legge 27 maggio 1991, n. 176, che all’articolo 7 dichiara «Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi».

Nel corso degli anni ogni proposta di modifica non assicurò esito alcuno ma nel 2015 sembrò profilarsi una svolta: la Camera approvò la proposta di legge “Disposizioni in materia di cittadinanza” il cui art. 2 comma 3 corregge la norma del 2009. Trasmessa alla Commissione Affari Costituzionali del Senato il 13 ottobre 2015 come DDL 2092, dall’aprile dello scorso anno la proposta non è stata più inserita nell’ordine dei lavori.

Agli organi legislativi nazionali ma anche alle istituzioni locali, alle associazioni interessate e ai singoli cittadini e cittadine chiediamo un impegno consapevole affinché possa essere finalmente riconosciuto  dalla legge il diritto al certificato di nascita per tutti i bambini nati in Italia a prescindere dalla situazione giuridica dei genitori.»

Fonti di parole dette

http://www.lastampa.it/2017/02/23/edizioni/milano/la-parola-clandestini-denigratoria-condannata-la-lega-nord-T458dE7P0MtxLWBARbauzI/pagina.html

http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/02/23/news/clandestini_lega_condanna_discriminazione_profughi-158956059/

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/migranti-condannata-lega-manifesto-clandestini

FONTI di parole taciute

Per leggere le norme citate sopra con le modifiche via via introdotte , può essere utile leggere il Testo unico sull’immigrazione Decreto legislativo, testo coordinato, 25/07/1998 n° 286

http://www.altalex.com/documents/news/2014/04/08/testo-unico-sull-immigrazione-titolo-ii#titolo2

Sentenza della Corte Costituzionale  245/2011 http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2011&numero=245#

Interviene il  dialogo
Il 25 febbraio, il periodico on line ildialogo ha pubblicato questa pagina del blog
http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/norazzismo/notizie_1488054984.htm

17 febbraio 2017 – Una giornata che ne richiama altre

Dal mio calendario del primo del mese:

17 febbraio 1600 – Roma – Rogo di Giordano Bruno, condannato per eresia

17 febbraio 1848 – Lettere Patenti, decreto con cui il re Carlo Alberto, concedeva i diritti civili ai valdesi e, successivamente, agli ebrei.

E, a proposito della seconda data, leggo una recente, buona notizia:

Valdesi ed ebrei, una storia di solidarietà

Nella sede dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane a Roma, il moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini, ha incontrato la Presidente dell’UCEI, Noemi Di Segni, recentemente eletta alla guida dell’Unione delle comunità ebraiche italiane.

È stato un incontro molto cordiale in cui si è sottolineato il profondo legame esistente tra le due comunità, accomunate per lunghi tratti della loro vicenda storica da un destino, da valori e da impegni comuni. Si tratta infatti delle due uniche comunità religiose di minoranza presenti in Italia da molti secoli, perseguitate e ghettizzate prima, emancipate praticamente insieme nel 1848, finalmente riconosciute nell’Italia repubblicana con la stipula della prima Intesa (i valdesi) e della seconda (gli ebrei) in applicazione dell’articolo 8 della Costituzione.

Testimonianza di questa storia comune è la partecipazione congiunta di valdesi ed ebrei al falò che giovedì sera 16 febbraio, in piazza Castello a Torino, celebrerà per la prima volta in città l’anniversario della concessione delle Lettere Patenti, l’editto con cui nel 1848 Carlo Alberto assicurò ai valdesi i diritti civili e politici. Poche settimane dopo, a Voghera, il re estenderà l’editto anche alla comunità ebraica.

Una storia di solidarietà che si è rinsaldata durante le persecuzioni fasciste e le leggi razziali con l’ospitalità che molte famiglie valdesi diedero a famiglie ebree, nascondendone la loro identità e correndo così grandi rischi personali.

Oggi i terreni comuni di collaborazione riguardano l’impegno per una comprensione corretta e plurale della realtà religiosa del nostro Paese e per una libertà religiosa e di culto che sia reale e non solo dichiarata come principio.

FONTE: https://www.chiesavaldese.org/aria_articles.php?ref=487

10 febbraio 2017 – Dopo le colonie israeliane ancora i muri europei

Zygmunt Bauman: “Muri contro i migranti, una vittoria del terrorismo”

Meno democrazia, xenofobia, risentimento: tempi bui per i rifugiati in Europa. OM intervista il grande sociologo polacco

«Per vincere, i terroristi fondamentalisti possono tranquillamente contare sulla miope collaborazione dei loro nemici». Sospensione di regole base della democrazia, risentimento verso gli stranieri, il circolo tra propaganda politica e xenofobia, stati-nazione incapaci di affrontare un fenomeno epocale come le grandi migrazioni. La “refugee crisis”, prima e dopo gli attentati di Parigi, è la cartina tornasole di una più globale crisi dell’Occidente, spiega in quest’intervista a Open Migration il grande sociologo della società liquida Zygmunt Bauman. Un’emergenza che durerà a lungo e alla quale l’Europa non ha ancora trovato gli argomenti adeguati per rispondere, presa in mezzo tra la necessità di aumentare i controlli – da ultimo la stretta sulle identificazioni forzate alle frontiere – e la necessità di tenere aperto uno spazio comune europeo.

Testo dell’intervista a Zygmunt Bauman del 27 dicembre 2015

Prof. Bauman, lei critica il modo in cui l’Europa ha reagito agli attentati del 13 novembre. Perché?

Se l’obiettivo strategico della guerra dei terroristi globali – come ha detto Hollande con il consenso di molti europei – è la distruzione di ciò che loro condannano e che invece noi abbiamo a cuore, ossia la civiltà occidentale, non c’è tattica migliore che quella di portare alcuni dei portavoce più importanti di tale civiltà a smantellarla gradualmente con le proprie mani, e tra gli applausi, il sostegno, o quantomeno l’indifferenza dei cittadini. Moltiplicando le misure eccezionali e mettendo da parte i valori che si vorrebbero difendere – anzi introducendo tali misure in nome di quei valori – si spiana la strada alle forze anti-occidentali. Un obiettivo che queste forze non sarebbero in grado di raggiungere da sole.

Qual è l’errore che attribuisce alla Francia e all’Occidente in questo momento?

Rinforzando la xenofobia dal basso e concentrandosi sui migranti provenienti dai paesi islamici si passa la palla nelle mani dei terroristi fondamentalisti. L’accoglienza ostile verso i rifugiati da una parte scoraggia i potenziali rifugiati che sono ancora nei loro paesi, dall’altra amplia le possibilità di reclutamento per le cellule terroristiche estendendo il contagio ai migranti residenti in Francia da tempo. Gli avversari di Hollande, Nicolas Sarkozy e Marine Le Pen, lo hanno spinto a rovesciare il principio della presunzione di innocenza, presupponendo che i rifugiati di fede islamica siano presunti terroristi fino a prova contraria. E così di fatto impedendogli di sentirsi accolti in un paese in cui speravano di sentirsi a casa. Ma non è facile che Hollande vinca la sua battaglia. Come si dice, c’è sempre un demagogo più grande in giro.

Un milione di arrivi in Europa nel 2015 e circa 4000 morti nelle traversate di migranti e rifugiati nel Mar Mediterraneo. Siamo di fronte a una situazione di emergenza o un fenomeno strutturale, che durerà negli anni futuri?

Una fatale coincidenza di entrambi. La migrazione di massa ha accompagnato l’era moderna fin dall’inizio. Quello che chiamiamo “stile di vita moderno” produce “persone in esubero”, ossia “inutili” per il mercato del lavoro a causa del progresso economico, o “intollerabili”, ossia respinte per effetto di conflitti bellici o sociali. Tra le cause di questo spostamento di massa c’è la destabilizzazione profonda, e apparentemente senza prospettive, dell’area mediorientale. Una destabilizzazione determinata da miopi e sciocche politiche e iniziative militari delle potenze occidentali.

Quest’anno è nata l’esigenza di distinguere in maniera netta tra “migranti economici” e “rifugiati”. È possibile tirare una linea senza discriminare?

Come le ho appena detto, le cause degli attuali movimenti di massa sono di due tipi. Ma è duplice anche l’impatto sui paesi di destinazione. Chi ha interessi economici nelle zone sviluppate del globo in cui sia i migranti economici che i rifugiati cercano riparo accoglie a braccia aperte questa manodopera a basso costo, spesso con competenze che possono essere utilmente sfruttate. D’altro canto, per la maggior parte della popolazione, già ossessionata dalla fragilità esistenziale e dalla precarietà della propria condizione sociale, tale afflusso significa un’ulteriore concorrenza sul mercato del lavoro, un’incertezza più profonda e una diminuzione delle possibilità di miglioramento della propria vita. Questo produce uno stato mentale politicamente esplosivo.

Anche prima degli attentati di Parigi i governanti europei sono stati spesso indecisi e oscillanti nelle scelte, si pensi alle aperture e chiusure di Angela Merkel.

Lo ripeto ancora una volta, i governi che si presumono ancora sovrani del loro territorio soffrono in realtà di un doppio legame, con alcuni poteri globali e con i loro elettori, locali, e ritenuti anch’essi sovrani. Nessuna meraviglia che, come lei suggerisce, siano ondivaghi e precari nelle decisioni. Avidamente ma invano, cercano di avere il piede in due scarpe, ma le richieste dei due campi non si conciliano. Al massimo possono essere ascoltate e, a intermittenza, realizzate. Tuttavia, quasi mai soddisfacendo fino in fondo una delle due parti, per non parlare di entrambi contemporaneamente.

Dove bisogna cercare le cause di questa crisi che lei definisce “strutturale”?

Gli stati-nazione indipendenti sono incapaci ormai di affrontare da soli i problemi derivanti dall’interdipendenza globale. Con la globalizzazione del potere che lascia indietro la politica locale, gli strumenti disponibili di azioni collettive efficaci non corrispondono alla misura dei problemi generati dalla nostra condizione globalizzata. Per citare Ulrich Beck, stiamo già in una situazione cosmopolita ma ci manca drammaticamente una consapevolezza cosmopolitica. Abbiamo fallito nella capacità di costruire con serietà istituzioni destinate a gettare le fondamenta di tale consapevolezza.

Quali rischi corre l’Europa con il boom delle forze politiche xenofobe?

Per il momento, la discussione pubblica è dominata dal risentimento verso gli stranieri, i “soliti sospetti”. In tempi di incertezza acuta e di terrorismo si avvicina la paura di un terremoto sociale. E gli stranieri sono oggi sospettati di essere la causa del caos globale.

Quali sono gli effetti politici dell’arrivo di decine di migliaia di migranti e rifugiati nei paesi europei?

La politica trae profitto dalla xenofobia ormai popolare in tutta Europa con la sola eccezione di Spagna, Portogallo e Finlandia, paesi finora esclusi dai flussi dell’immigrazione. Nella tradizionale Vienna progressista i quiz oggi dicono la il partito xenofobo Freiheitliche Partei è al livello dei socialdemocratici. In Olanda, suonare la melodia xenofoba ha fatto guadagnare più di dieci seggi parlamentari a Geert Wilders a scapito dei liberali di Mark Rutte che sono al potere. In Germania, la xenofobia ha spinto Alternative für Deutschland fuori dalla sua invisibilità politica. In Italia, Matteo Salvini e la Lega Nord potrebbero triplicare i loro voti grazie all’abbandono dell’autonomismo e concentrandosi solo sulla chiusura agli immigrati. In Gran Bretagna, il flusso dei migranti ha offerto una seconda vita a Nigel Farage e all’Ukip dopo la sua sconfitta elettorale dello scorso anno.

Come si risponde alla deriva xenofoba?

La xenofobia e il razzismo sono sintomi, non cure. Comunità etniche diverse sono destinate a coesistere nelle società moderne, a dispetto di ogni retorica che sogni un ritorno a una nazione pura e non meticcia. Per concludere, voglio usare le parole dello storico Eric Hobsbawm: «Oggi, la tipica minoranza nazionale nella maggior parte dei paesi di approdo dei migranti è un arcipelago di piccole isole piuttosto che un continente unico. Ancora una volta, i movimenti identitari sembrano essere il prodotto di debolezza e paura. In ogni società urbanizzata incontriamo stranieri: uomini e donne sradicati che ci ricordano la fragilità o il prosciugamento delle nostre radici famigliari».

Intervista di Alessandro Lanni

FONTE: https://openmigration.org/idee/intervista-a-zygmunt-bauman/

10 febbraio 2017 – A proposito delle colonie nei Territori palestinesi

David Grossman: “Il mondo è stanco di questo conflitto ma così Israele va verso l’apartheid”

Lo scrittore commenta la decisione del governo di annettere le colonie nei Territori palestinesi: “È contro ogni legge: ci saranno conseguenze pesanti”  di FRANCESCA CAFERRI

La decisione del primo ministro Netanyahu e del suo governo è un cambiamento drammatico, un’escalation che porterà conseguenze difficili da immaginare ora: un Paese non può avere colonie in un’area che non gli appartiene. È contro la nostra legge, contro la legge internazionale. Tutti quelli che sono stati parte di questa decisione prima o poi ne pagheranno conseguenze pesanti”. All’indomani del voto della Knesset sull’annessione delle colonie israeliane a Gerusalemme e in Cisgiordania, la voce di David Grossman, uno dei più grandi scrittori contemporanei ma anche una delle più lucide coscienze critiche di Israele, suona triste: come quella di chi, nel futuro, non vede molti segni di speranza per il proprio, amatissimo, Paese.

Signor Grossman, qual è il senso di questa decisione?

“Questo è solo uno dei segni della direzione che ha preso questo governo, che è quella che va verso l’annessione dei Territori: vogliono farne parte dello Stato di Israele, ma una parte che non avrà gli stessi diritti dei cittadini israeliani. Il voto della Knesset è un altro passo verso la trasformazione di Israele da Stato democratico a Stato di apartheid “.

Eppure non mi sembra che ci sia stata una forte opposizione. Sbaglio?

“Non sbaglia affatto. L’opposizione politica interna è molto debole. Allo stesso tempo il mondo sembra essersi stancato dell’infinito conflitto fra Israele e i palestinesi: capisco la stanchezza, ma è pericoloso lasciare Israele e i palestinesi da soli perché la situazione può sfociare in violenza in tempi rapidissimi. Io non credo alla teoria secondo cui l’Isis o Al Qaeda sono nate a causa del conflitto israelo-palestinese, ma so per certo che risolvere in modo equo questo conflitto farà diminuire l’incendio che infiamma altre crisi. Per questo l’Europa, gli Stati Uniti e i Paesi arabi dovrebbero interessarsi di quello che sta accadendo. Ma oggi tutti aspettano di sapere cosa farà Donald Trump, perché il mondo è diventato il palcoscenico di uno show con un unico protagonista, lui”.

Lei cosa si aspetta da Trump? Cosa crede che porterà la sua era per Israele?

“Il secondo nome di Trump è ‘imprevedibile’. Credo che neanche lui sappia come reagirà: è chiaro che ha un’empatia verso Netanyahu e verso la destra israeliana e che disprezza i musulmani. Ha promesso di spostare l’ambasciata a Gerusalemme, una scelta che potrebbe provocare reazioni violente nel mondo arabo e fra i palestinesi. Eppure coltivo una flebile, e un po’ folle, speranza: presto Trump potrebbe cominciare a chiedersi se è davvero conveniente per gli Stati Uniti investire tanti soldi in questo fallimentare processo di pace, visto che Israele non fa che compiere passi che peggiorano la situazione. Potrebbe proporre a Putin di lanciare insieme un piano per il conflitto che né Israele né i palestinesi potrebbero rifiutare, senza andare incontro a durissime conseguenze. Ma capisco che questa speranza poggi su flebili basi”

Vorrei chiudere con una domanda personale: guardando Israele oggi, sembra che la voce degli intellettuali sia quasi l’unica a contrapporsi a Netanyahu. È così? E se la risposta è positiva: non ci si sente soli?

“Io, come molti dei miei colleghi, cerco di essere il più connesso possibile al mondo che mi circonda. Per questo capisco che oggi lo spazio per la speranza è molto ridotto. Ho compreso il senso della sua domanda: so bene che opinioni come la mia sono marginali e spesso anche disprezzate in Israele. Ma questo avviene perché negli ultimi anni, sotto il regime di Netanyahu, un dibattito che dovrebbe essere logico e razionale si è trasformato in qualcosa di emotivo. L’idea stessa di come essere cittadini di questo Stato è cambiata: si è passati dall’idea di appartenere a uno Stato democratico, basato sulla legge, a quella di appartenere a uno Stato basato sulla religione. Quello che conta oggi è se sei ebreo o no: nel primo caso hai diritti e privilegi, altrimenti quasi non sei benvenuto. È molto pericoloso: è una situazione in cui l’irrazionalità vince e ci spinge in un angolo in cui ci sentiamo soli e abbandonati dal resto del mondo”.

Il che ci riporta alla solitudine…

“Israele non è solo: gode di molto supporto nel mondo, e anche di molta simpatia. È il nostro primo ministro che incoraggia la crescita di un sentimento di isolamento. Così facendo spinge il Paese in un angolo pericoloso. Ci porta a perpetuare questa situazione di guerra: se la guerra è il tuo destino, fai di tutto per essere un guerriero migliore. Ma così facendo perdi ogni traccia di speranza. Nonostante tutto questo, e per rispondere alla sua domanda, le dico che sento ancora intorno l’appoggio verso chi ha opinioni simili alla mia. Se ci fosse un leader che non manipolasse le nostre ansie, che non usasse i fantasmi di traumi passati per farci paura, credo che molti israeliani lo ascolterebbero. Perché tanti di noi, nel profondo del cuore, sanno bene che abbiamo preso una strada pericolosa. La tragedia è che un leader così non c’è. Così la nostra società diventa sempre più apatica: e questo è grave, perché una società apatica diventa facilmente plasmabile da chi ha un’agenda nazionalista e violenta. Il rischio è che in Israele queste persone si impossessino del nostro futuro”.

FONTE:

http://www.repubblica.it/esteri/2017/02/09/news/david_grossman_il_mondo_e_stanco_di_questo_conflitto_ma_cosi_israele_va_verso_l_apartheid_-157918329/

9 febbraio 2017 – Muri già costruiti in Europa

Trovo su facebook una serie di foto di  Miloš Malinić.
Dopo aver condiviso  ricopio 

Finché i muri
passeranno
attraverso le nostre teste
troveremo sempre i soldi
per costruirli.

 

 

 

 

In Italia abbiamo battuto ogni record: già nel 2009 abbiamo costruito un  muro a costo zero. Si è imposto in legge l’obbligo di presentazione del permesso di soggiorno a chi (immigrato non comunitario irregolare) volesse registrare la dichiarazione di nascita in Italia dei propri figli.
All’indecenza dell’invisibile muro si unisce la vigliaccheria di usare creature indifese per minacciare i genitori; quei piccoli, ridotti a CIE di carne ne determinerebbero l’espulsione. Il prezzo che i neonati pagano è quello di non avere un’esistenza giuridicamente riconosciuta, ridotti a fantasmi non c’è impegno efficace per abolire quella norma e garantire  loro la dignità di persone.

6 febbraio 2017 – Oggi è la giornata mondiale contro le Mutilazioni genitali femminili

Ricevo dal GrIS (di cui sono socia – vedi nota in calce) la lettera che trascrivo.
Non dimentico che proprio il consapevole impegno del GrIS del FVG portò ad affrontare, in un congresso della SIMM, la questione del rifiuto in legge della registrazione della dichiarazione di nascita con una posizione chiara che purtroppo altre associazioni non sanno manifestare

Carissime e carissimi soci del GrIS,

come saprete, oggi , 6 febbraio, in tutto il mondo, si celebra la Giornata Internazionale contro le Mutilazioni Genitali Femminili.

Le MGF, messe al bando dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 2012, rappresentano una grave violazione dell’integrità fisica, psichica e morale delle donne e di uno dei diritti umani fondamentali che è il diritto alla salute.

Secondo le stime dell’UNICEF, nel mondo, vi sono 200 milioni di donne che sono state sottoposte a Mutilazioni Genitali Femminili; la pratica è diffusa principalmente in 30 Paesi, di cui la maggior parte si trova in Africa.

La presenza numericamente sempre più importante della componente femminile tra la popolazione immigrata ha reso visibile anche nei paesi occidentali e quindi anche in Italia il fenomeno delle Mutilazioni Genitali Femminili.

Secondo le stime del Parlamento Europeo, in Europa vi sono 500.000 donne portatrici di MGF, 39.000 in Italia.

Colgo l’occasione per ricordarvi che nel nostro paese esiste una legge “Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile” varata nel 2006 , per il contrasto delle MGF.

E’ nostro impegno, quali operatori sociali e sanitari, offrire azioni di supporto e aiuto   alle donne presenti nel nostro paese portatrici di MGF e cercare di impedire con tutti i mezzi a disposizione (informazione, sensibilizzazione, segnalazione ecc.) che bambine e ragazze siano sottoposte alla pratica in Italia o nei paesi di provenienza dei genitori durante un periodo di soggiorno nei medesimi, come spesso avviene, ad esempio durante le vacanze estive.

Rimango a vostra disposizione per qualsiasi informazione o approfondimento sull’argomento,

un caro saluto Caudia Gandolfi

GrIS FVG

NOTA per saperne di più: GrIS – Gruppo Immigrazione e Salute – vedi https://www.simmweb.it/coordinamento-nazionale/gruppi-immigrazione-e-salute/15-gris-friuli-venezia-giulia

SIMM – Società Italiana di Medicina delle Migrazioni – vedi www.simmweb.it

Avevo segnalato la ricorrenza del 6 febbraio nel calendario del mio blog che pubblico il primo giorno di ogni mese

3 febbraio 2017 – Anche il mio blog ricorda il dr. Luigi Conte

E’ morto ieri il dr. Luigi Conte, segretario generale della FOMCeO (Federazione degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri), che nel 2008 era presidente dell’ordine dei medici di Udine.

Lo ricordo per un gesto di civiltà e dignità purtroppo non consueto.

Nel 2008 era in discussione quello che l’anno successivo sarebbe diventato il “pacchetto sicurezza” (legge 94/2009). Fra le norme indegne che conteneva e contiene c’era anche l’obbligo per i medici e gli operatori sanitari di denunciare chi si presentasse per cure (o vi capitasse dopo un incidente) a un qualsiasi servizio sanitario pubblico senza permesso di soggiorno. Il dr. Luigi Conte reagì col comunicato che riporto di seguito (come reagì l’ordine dei medici a livello nazionale) e la norma infame non arrivò nemmeno al dibattito parlamentare quando sarebbe stata blindata come la condanna dei figli dei sans papier a non esistere.
Fra tanta persistente barbarie fa piacere ricordare un gesto di civiltà

COMUNICATO STAMPA DELL’ORDINE DEI MEDICI CHIRURGHI E ODONTOIATRI DELLA PROVINCIA DI UDINE
PREOCCUPAZIONE SU PROPOSTA EMENDAMENTO DEL C.D. “PACCHETTO SICUREZZA”

Il Medico non è un delatore e risponde all’obbligo deontologico di garantire assistenza a tutti “senza distinzioni di età, di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace e in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera”.

Lo afferma Luigi Conte, Presidente dell’Ordine dei Medici di Udine parlando della proposta di emendamento al cosiddetto Pacchetto sicurezza ripresentato all’esame del Senato, nonostante il ritiro deciso nelle Commissioni riunite Affari costituzionali e giustizia di Palazzo Madama. Inoltre esprime profonda preoccupazione per la notizia delle agenzie di stampa del 14 novembre u.s. secondo cui il governo intende attuare rapidamente il “Pacchetto Sicurezza” (atto 733) in discussione al Senato. Ed a tale proposito, ancora più preoccupazione desta la posizione espressa dal Ministro Sacconi che ha precisato che “il medico curante deve segnalare se il paziente è un irregolare. Se è clandestino deve essere segnalato per la sua situazione di clandestinità’ ed espulso”, manifestando così , da ministro della salute, completo disinteresse per i principi di solidarietà a fondamento della professione medica.

I due emendamenti depositati da alcuni Senatori della Lega Nord (prot. 39.305 e 39.306), chiedono rispettivamente la modifica del comma 4 e l’abrogazione del comma 5 dell’articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998 (Testo Unico sull’immigrazione) .

La modifica al comma 4 introduce un rischio di discrezionalità che amplificherebbe la difficoltà di accesso ai servizi sanitari facendo della “barriera economica” e dell’eventuale segnalazione (in netta contrapposizione al mandato costituzionale di “cure gratuite agli indigenti”), un possibile strumento di esclusione, certamente compromettendo la stessa erogazione delle prestazioni .

Ma in particolare è di estrema gravità l’abrogazione del comma 5.

Esso prevede infatti che “l’accesso alle strutture sanitarie (sia ospedaliere che territoriali) da parte dello straniero non in regola con le norme di soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.

La sua cancellazione metterebbe in serio pericolo l’accesso alle cure mediche degli immigrati irregolari, violando il principio universale del diritto alla salute, ribadito anche dalla nostra Costituzione. L’art. 32 recita: “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Si creerebbe inoltre una ‘clandestinità sanitaria-, pericolosa per l’individuo e per la collettività.

Ma soprattutto pretenderebbe di costringere il medico ad andare contro le norme morali che regolano la sua professione contenute nel codice deontologico.

La professione medica si ispira a principi di solidarietà e umanità (art.1) e al rispetto dei diritti fondamentali della persona (art. 20). Il medico deve mantenere il segreto su tutto ciò che gli è confidato o di cui venga a conoscenza nell’esercizio della professione (art. 10). La relazione tra medico e paziente è basata infatti su un rapporto profondamente fiduciario, incompatibile con l’obbligo d i denuncia.

Il Presidente della FNOMCeO, Amedeo Bianco, ha scritto il 23 ottobre u.s. al Presidente della Commissione Giustizia del Senato, al Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato e, per conoscenza, a tutti i Componenti delle due commissioni, evidenziando la conflittualità insostenibile tra il provvedimento proposto e le norme d i deontologia medica .

L’Ordine dei Medici di Udine accoglie e sottoscrive l’appello di un grande numero di colleghi e cittadini e della SIMM (Società Italiana di Medicina delle Migrazioni) per chiedere il ritiro degli emendamenti sopra specificati e ripresentati. Qualora dovessero passare i provvedimenti annunciati dal governo, i medici dovranno rifiutarsi di denunciare i pazienti immigrati irregolari, esercitando l’obiezione di coscienza per non venir meno ai principi etici e deontologici della loro professione.

L’approvazione degli emendamenti di cui sopra comporterebbe una fuga degli stranieri irregolari dalla sanità pubblica rendendoli non più controllabili dal punto di vista sanitario con la creazione di una sanità parallela clandestina, fuori dal controllo del Ssn, con evidenti ripercussioni sulla nostra sanità pubblica per l’aumento del rischio di diffusione di patologie anche gravi non più presenti nei cittadini italiani”.

“Con questo non si vuole negare la giusta e condivisibile attenzione che va posta al problema della sicurezza, ma riteniamo che essa vada coniugata con uguale attenzione con i principi civili e sociali del nostro Paese, da sempre ispirati alla solidarietà, all’accoglienza e alla tutela della salute, senza tralasciare la doverosa attenzione ai principi etici e deontologici fondamentali della Professione Medica”.

OMCeO Udine – 20 novembre 2008

NOTA: Le sottolineature in grassetto sono mie. A.

2 febbraio 2017 – Firmato al Viminale il “Patto” con l’islam italiano

Copio da NEV – Notizie evangeliche (Agenzia Stampa della Federazione delle chiese evangeliche in Italia)

Paolo Naso, coordinatore del Consiglio per i rapporti con l’islam, firmatario del patto: “per la prima volta un documento ufficiale esprime un’intenzione bilaterale che non impegna soltanto l’islam italiano, ma anche le istituzioni in un percorso comune”

Roma (NEV), 1 febbraio 2017 – Oggi pomeriggio è stato firmato presso il Ministero dell’Interno il “Patto nazionale per un islam italiano”. Sottoscritto dal ministro Marco Minniti, dalle principali organizzazioni islamiche in Italia e dal coordinatore del Consiglio per i rapporti con l’islam, Paolo Naso, rappresenta una “prima” assoluta.

Il documento, stilato sulla base del lavoro preliminare svolto dal Consiglio per i rapporti con l’islam, si struttura in tre parti. La prima: un richiamo di ordine generale ai principi costituzionali e alle norme in materia di libertà religiosa, di contrasto alle discriminazioni e di promozione alla coesione sociale. La seconda consta di 10 punti ed esprime gli impegni dei rappresentanti dell’islam italiano, i quali ribadiscono il loro orientamento al dialogo, alla collaborazione con le istituzioni e alla costruzione di un islam che promuova le sue tradizioni e i suoi valori nel quadro dell’ordinamento italiano e del pluralismo culturale e religioso che si è affermato nel paese. Tra gli impegni: la formazione adeguata degli imam, criteri di trasparenza nella gestione amministrativa dei centri islamici, sermoni anche in lingua italiana. La terza parte, invece, è quella più innovativa che segna una “svolta” nei rapporti tra lo Stato e le comunità islamiche in Italia: riguarda cioè l’impegno del ministro a promuovere regolari incontri di dialogo e a fornire specifici percorsi per il riconoscimento giuridico nella prospettiva di intese future. Proprio su questo tema è intervenuto il ministro Minniti, ribadendo come il patto sottoscritto oggi, non sia soltanto un investimento a favore di una società interculturale e interreligiosa, ma anche sulla sicurezza del paese e dello stesso islam in Italia.

Piena soddisfazione è stata espressa da Paolo Naso, coordinatore del Consiglio per i rapporti con l’islam, e in questa qualità firmatario del Patto: “per la prima volta un documento ufficiale esprime un’intenzione bilaterale che non impegna soltanto l’islam italiano, ma anche le istituzioni in un percorso comune, percorso che implica concreti impegni anche dal punto di vista giuridico. Sin d’ora – ha concluso – sono previste altre occasioni di incontro specificatamente rivolte ai giovani musulmani, attori essenziali di ogni politica di integrazione e di dialogo interculturale di oggi, e soprattutto di domani”.

http://www.nev.it/nev/2017/02/01/firmato-al-viminale-il-primo-patto-con-lislam-italiano/

 

1 febbraio 2017 – Calendario di febbraio

.1 febbraio 1876  –  Gli USA dichiararono guerra ai Sioux. Massacro di Wounded
………………………..   Knee.
.1 febbraio 1945  –  Pubblicazione sulla GU del d.lgs n. 23 che estende alle donne il
………………………..   diritto di voto.
.1 febbraio 1979  –  L’ayatollah Khomeini torna in Iran dopo l’esilio
.2 febbraio 2017  –  Muore Predrag Matvejevic
.3 febbraio 1985 –   Sudafrica. Desmond Tutu è il primo vescovo anglicano nero.
.3 febbraio 1998  –  Strage del Cermis
.3 febbraio 2016  –  Ritrovamento della salma di Giulio Regeni
.4 febbraio 1913  –  Nasce Rosa Parks
.4 febbraio 1945 –   Si apre a Yalta la Conferenza tra Roosvelt, Churchill e Stalin
.4 febbraio 1906 –   Nasce Dietrich Bonhoeffer
.5 febbraio 1848 –   Processo a Marx ed Engels per attività sovversiva
.6 febbraio 1992 –   Muore David Maria Turoldo
.6 febbraio              Giornata mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili
.7 febbraio 1986 –   Il dittatore Marcos fugge dalla Filippine, Duvalier da Haiti
10 febbraio             “Giorno del ricordo” –  vittime delle foibe (legge 92/2004)
10 febbraio 1990 –  Sud Africa: De Klerk annuncia la liberazione di Mandela
11 febbraio 1929 –  Firma dei Patti Lateranensi
11 febbraio  2011 – Egitto, dimissioni di Mubarak
12 febbraio 1938 –  Anschluss, le truppe tedesche entrano in Austria
15 febbraio 1945 –  Aerei USA bombardano Dresda
15 febbraio 1967 –  Uccisione Camillo Torres
17 febbraio 1600 –  Roma – Rogo di Giordano Bruno, condannato per eresia
17 febbraio  1848 – Lettere Patenti, decreto con cui il re Carlo Alberto, concedeva i
………………………….diritti civili ai valdesi e, successivamente, agli ebrei.
18 febbraio 1564 –  Morte di Michelangelo
18 febbraio 1943 –  Monaco – arresto fratelli Scholl e altri membri della Rosa Bianca
18 febbraio 1984 –  Firma del Nuovo Concordato fra Italia e Santa Sede
19 febbraio 1937 –  Giorno dei martiri etiopici * ( link in calce)
19 febbraio  2016 –  Morte di Umberto Eco
20 febbraio 1958 –  Approvazione della legge Merlin
20 febbraio 2016 –  Muore Fernando Cardenal
21 febbraio 2015 –  Caduta governo Letta
21 febbraio 1965 – A New York viene ucciso Malcom X
22 febbraio 1943 –  Esecuzione capitale dei membri della ‘rosa bianca’
23 febbraio 1903 –  Cuba affitta ‘in perpetuo’ agli USA la baia di Guantanamo
24 febbraio 1990 –  Morte di Sandro Pertini
25 febbraio 2014 –  Fiducia al governo Renzi – Ieri al senato oggi alla camera
26 febbraio 1991 –  Si scioglie il patto di Varsavia
27 febbraio  1933 – Incendio del Reichstag
28 febbraio  1986 – Assassinio del primo ministro svedese Olaf Palme
28 febbraio 2013 –  Abdicazione papa Benedetto XVI

* NOTA: A seguito di un attentato al maresciallo Graziani le truppe italiane in Etiopia perpetrarono una delle tante stragi che caratterizzarono quella occupazione. Per qualche informazione:

http://www.anpi.it/media/uploads/patria/2006/6/09-13_DE_PAOLIS.pdf http://www.rastafari-regna.com/sezioni/giornomartiri2010.html

29 gennaio 2017 – Interventi della magistratura a tutela dei diritti anche negli USA

Notizia veloce che voglio resti nel mio blog.
Ricopio un passo di un articolo di Repubblica e di seguito i link per raggiungere sia l’intero articolo di repubblica sia l’ampia notizia della BBC.
Mi spiace non aver tempo ora per tradurla. Spero che qualcuno lo faccia

Giudice federale di Brooklyn concede visto d’emergenza. Un giudice federale di Brooklyn, Anne Donnoly, intanto, ha stabilito il diritto dei cittadini stranieri dei paesi messi al bando da Trump e muniti di regolare visto di poter entrare “temporaneamente” negli Usa, in attesa di valutazioni più accurate sulla loro posizione. Secondo le organizzazioni per i diritti umani, in queste ore sarebbero almeno 200 le persone detenute dalla polizia e dall’immigrazione negli aeroporti americani dopo il varo dell’ordine esecutivo firmato dal presidente degli Stati Uniti.

http://www.repubblica.it/esteri/2017/01/29/news/stop_immigrazione_in_usa_gran_bretagna_canada_e_scozia_contrarie_-157109963/?ref=HREA-1

http://www.bbc.com/news/world-us-canada-38786660

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/nordamerica/2017/01/25/trumpgrande-giornocostruiamo-il-muro_a8d713a4-dc1f-4e22-8e88-f6fa376a5c85.html