22 agosto 2016 — L’involuzione di Ventotene e le italiche solidali libertà

Da Spinelli al trio Renzi, Hollande, Merkel

Meno di due chilometri e poco più di 750 abitanti Ventotene, situata nel mar Tirreno, tra Lazio e Campania in provincia di Latina, è entrata nella storia «isola del confino». Divenne famosa già al tempo degli antichi Romani perché fu il luogo in cui prima Augusto esiliò la figlia Giulia, poi l’imperatore Tiberio esiliò la nipote Agrippina nel 29 d.C. e più tardi l’imperatore Nerone esiliò sua moglie Ottavia. Durante il periodo fascista Ventotene divenne l’isola del confino per numerosi antifascisti e persone non gradite al regime tra cui Sandro Pertini, Luigi Longo, Umberto Terracini, Pietro Secchia, Eugenio Colorni, Altiero Spinelli, Ernesto Rossiventotene

Nota: Quando venni a sapere del manifesto di Ventotene avevo 15 anni. Poiché avevo conosciuto la guerra  e mi ero fatti un’idea del nazionalismo credevo e speravo, oggi credo ma non spero.

Fra Burkini imposto e italiche libertà

«Mio fratello sembrava un diavolo. Mi ha puntato addosso il fucile e ha sparato. Sono caduta e ho chiuso gli occhi per il dolore». Marisa Putortì, 21 anni, ricorda i momenti della sua gambizzazione ad opera del fratello Demetrio, quattro anni più grande, che le ha sparato per «gelosia» e per «punire» alcuni atteggiamenti della sorella. Dopo la morte del padre Carmelo, sei anni fa, Demetrio pensava di sostituirsi alla figura paterna in famiglia e, per questo, era diventato «ossessivo» nei confronti della sorella, tanto da proibirle frequentazioni e rimproverarla per il suo modo di vestire. «Era ormai da anni che non andavamo d’accordo — racconta Marisa nel suo letto in ospedale—. Neanche ci salutavamo più. A lui dava fastidio ogni cosa che facevo… Se mi truccavo o andavo in giro con la minigonna, se fumavo o mi fermavo in paese a parlare con uomini più grandi. Chissà cosa gli raccontavano di me i suoi amici». Poi si blocca e gira lo sguardo verso suo figlio Carmelo, cinque anni, frutto dell’amore adolescenziale con il suo attuale compagno, Massimo D’Ambrosi, 24 anni e un lavoro saltuario. Quindi riprende il racconto. «Ero vigile in ambulanza. Sentivo i medici che si auguravano che i pallini non avessero colpito l’arteria femorale, “altrimenti non ci arriva in ospedale”, dicevano tra loro, mentre io tremavo, pregavo e pensavo: sopravvivrò?». In ospedale al capitano Francesco Manzone, comandante della compagnia di Tropea che l’ha interrogata, Marisa ha taciuto il nome del suo sparatore. «Pensavo ci arrivassero da soli», dice con pudore. «Non l’ho fatto per proteggere mio fratello. Lui è uno schizofrenico. Non lo odio però, provo solo indifferenza». Perdonarlo? «Non me la sento proprio — continua —. Voglio che paghi per quello che ha fatto e quando lui uscirà di prigione io me ne andrò da Nicotera».

Demetrio Putortì 24 ore dopo aver sparato alla sorella si è costituito ammettendo le sue responsabilità. È in stato di fermo. I carabinieri stanno cercando di capire chi abbia fornito il fucile al giovane e dove sia finita l’arma. Si indaga sui rapporti tra Demetrio e ambienti della criminalità locale, con i quali sembrerebbe avesse dei rapporti.

Oltre la libertà la solidarietà! Catania, minorenni egiziani aggrediti con una mazza: grave sedicenne

Le tre vittime, tra i 16 e i 17 anni, sono ospiti di un centro di accoglienza: uno dei tre è stato operato per ridurre un grosso ematoma al cervello e ora è in prognosi riservata. Arrestati gli aggressori: sono tre italiani tra i 18 e i 32 anni

FONTI:

Minigonna

http://27esimaora.corriere.it/16_agosto_21/mio-fratello-mi-ha-sparato-perche-portavo-minigonna-8c74b692-67d9-11e6-b2ea-2981f37a7723.shtml

Aggressione ai minorenni

http://www.corriere.it/cronache/16_agosto_21/catania-minorenni-egiziani-aggrediti-una-mazza-grave-sedicenne-a177524a-67af-11e6-b2ea-2981f37a7723.shtml

19 agosto 2016 – Sei anni dopo

Oggi Facebook mi ha segnalato un vecchio post che faceva parte di altro blog che non c’è più, come non c’è più Paola Schiratti  e l’on Orlando, cui lei aveva suggerito l’interrogazione, ora fa il sindaco di Palermo e non si occupa più della questione che aveva posto in Parlamento sei anni fa. Speriamo registri regolarmente tutti i bambini che nascono nel suo comune anche i condannanti dalla legge 94/2009

19 agosto 2010 – Un parlamentare si occupa della registrazione anagrafica dei figli dei sans papier.

Mentre scrivevo uno dei miei pezzi sui bambini, mi è arrivato (e ringrazio la consigliera provinciale – Udine – dr. Schiratti che me lo ha inviato) il testo dell’interrogazione parlamentare  che pubblico di seguito.

 E’ il primo intervento parlamentare che registro dopo quelli in corso di dibattito (inizio 2009) degli on. Bachelet e Capano.

19 agosto 2016 Invece ho continuato, trovando alcune persone che mi hanno accompagnato fra la colpevole negligenza delle istituzioni e la neghittosità della sicietà (in)civile

Seduta n. 363 del 2/8/2010

INTERNO   Interrogazioni a risposta scritta:

LEOLUCA ORLANDO. – Al Ministro dell’interno. – Per sapere – premesso che:

in data 8 agosto 2009 è entrata in vigore la legge 15 luglio 2009, n. 94 «Disposizioni in materia di sicurezza pubblica»;

alla lettera g del comma 22 dell’articolo 1 della predetta legge si modificava il comma 2 dell’articolo 6 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sostituendone una parte, con la frase «, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui ali ‘articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, »;

questa modifica è stata di fondamentale importanza per la tutela della maternità, della salute e dell’istruzione di tutte le persone extracomunitarie che si trovano, anche illegalmente, nel nostro Paese,

in quanto non obbliga le persone in situazione di bisogno sanitario urgente alla presentazione del permesso di soggiorno per ottenere le giuste cure;

in data 7 agosto 2009 è stata emanata, dal dipartimento per gli affari interni e territoriali del Ministero dell’interno, una circolare (prot. 0008899) con oggetto: «Legge 15 luglio 2009, n. 94, recante »Disposizioni in materia di sicurezza pubblica«. Indicazioni in materia di anagrafe e stato civile», ed è stata inviata a tutti i prefetti della Repubblica italiana;

con questa circolare il Ministero dell’interno andava a sanare una situazione di interpretazione dubbia della suddetta legge, su alcuni temi, tra cui quello importantissimo delle dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione;

al punto 3 della predetta circolare si chiariva che «Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita-stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto. L’atto di stato civile ha natura diversa e non assimilabile a quella dei provvedimenti menzionati nel citato articolo 6»;

a parere dell’interrogante, molti punti della circolare stessa sono fondamentali per la struttura e per la funzionale applicazione della legge n. 94 del 2009, ma il metodo applicato dell’uso della circolare stessa appare di indicazione troppo lieve e sicuramente meno impegnativa dell’uso di una legge nell’applicazione della stessa -:

se il Ministro non ritenga opportuno assumere iniziative che attribuiscano valore normativo alla circolare del 7 agosto 2009 prot. 0008899 fornendo così strumenti sicuramente più incisivi a chi la stessa debba applicare.

E la storia continua

L’on Orlando ha poi presentato una proposta di legge, decaduta con la legislatura è stata ripresentata – sostanzialmente identica nel contenuto –  alla Camera e al Senato. Oggi è diventata un  comma della proposta sulla cittadinanza e resta lì, mentre il Parlamento traccheggia e la società civile a corrente alternata sostanzialmente se ne infischia

18 agosto 2016 – La riga nella calza

Volevo riprendere nel mio blog il discorso, iniziato il 16, su Salvini passando dalla sua sbrodolatura verbale a Ponte di Legno a reazioni meritate ma non posso resistere alla tentazione di parlare  della relazione calze- religione-intervento salvifico del mercato.
E’ una connessione che il burkini mi ha fatto tornare irresistibilmente alla mente facendomi ridere ripetutamente e di cuore anche se da sola.
Erano i turpi anni cinquanta quando a una ragazzina non era dato conoscere la repressione fuori dell’ambito scuola-famiglia, ridotte a custodi della sua ‘normalità. Certamente, dato il livello della informazione di allora, poco si sapeva della repressione extra domestica, anche se i tempi della strage di Portella della Ginestra erano abbastanza vicini. In realtà per me fu una repressione benefica perché mai avrei letto tanti libri se non lo avessi dovuto fare sotto il banco durante lezioni particolarmente noiose e in sedute culturali nel gabinetto di casa.
Quella ragazzina, passata l’età dei calzetti e dei calzettoni dovette usare le calze.
Già le calze: prima del nylon erano di seta, i telai d’epoca le fabbricavano con la riga che a me formava una spirale attorno alle gambe benché fossero appese (i collant erano ancora lontani) a un coso orrendo chiamato giarrettiera che mi infastidiva l’addome. Però per andare in chiesa (messa domenicale e catechismo erano obbligatori) bisognava avere le calze, guardate facilmente a vista appunto in virtù della maledetta riga con tendenze di spirale.
Non hai le calze? Non entri in chiesa.
Poi la cerimonietta alle porte finì: erano arrivate le calze di nylon, sempre rette da giarrettiere ma senza riga e il più guardone dei custodi del sacro avrebbe dovuto constarne manualmente l’esistenza il che ‘alle porte’ era improbabile accadesse.
Era la prima vittoria del mercato sul sacro: le calze di nylon costavano meno di quelle di seta e non abbisognavano di rimagliatrici (mestiere oggi scomparso).
Ma non c’era pietà per il velo (testa coperta!).
In chiesa non si entrava con i calzoni, in un primo tempo sgraditi anche a scuola dove venivamo umiliate dentro grembiuli neri. Se per le maniche la cui lunghezza doveva rapportarsi in certo modo al gomito il doppio decimetro sembrava più importante del battesimo, per le gonne la questione aveva un rapporto con le ginocchia.
Restiamo alle chiese, luogo pertinente dato che i valori da difendere contro l’esibizione religiosa del burkini sono quelli della laicità dello stato secondo il primo ministro francese. Anche in Francia i bei tempi dell’Illuminismo sono finiti: se la laicità teme gli stracci ….
Però nelle chiese cattoliche le ragazze entrano in estrema libertà di abbigliamento: di veli non se ne parla, i calzoni sono un’ovvietà, non mancano i calzoncini corti e magliette aderenti e smanicate.. Se per la perdita delle calze aveva vinto il mercato, prima che se ne parlasse, per un abbigliamento, un tempo non lontano impensabile, hanno vinto i sondaggi che avvertono: la presenza nelle chiese è in calo vertiginoso. Così la prudenza induce a dismettere  la severità nell’abbigliamento che, se mantenuta, probabilmente farebbe delle chiese un luogo over 70. Mi ci metto anch’io quando guardo con allegria le ragazze libere di esprimere la loro fede senza gli ammennicoli coprenti che a me, molto tempo fa, venivano imposti.
Quando riusciremo a ridere comunitariamente di tutto questo?

PS: Questo testo è stato in un primo tempo inserito su fb, poi rivisto nel blog. Su fb ha ottenuto alcuni consensi e un codicillo inserito da Marco M. in nome della  pari opportunità maschile: “E da maschietto comunico anche l’imbarazzo di essere tenuto fuori dalle chiese che nei torridi giorni estivi volevo visitare, in assenza dì celebrazioni, solo perché avevo i pantaloncini al ginocchio. Anche negli anni duemila. Soprattutto al sud, forse dove la frequenza era meno in crisi”.

18 agosto 2016 – Polemica sul burkini di Tahar Ben Jelloun

Polemica sul burkini, il corpo delle donne nuovo simbolo della paura francese  (ansa)

L’intervento. Colpito e ferito, il Paese ha fatto della laicità un principio irrinunciabile. E questo alcuni musulmani non riescono a capirlo                                                     di TAHAR BEN JELLOUN

Il giudice di Nizza ha invocato lo stato di emergenza, dichiarato in Francia dopo l’attentato di Nizza che ha fatto 85 morti e decine di feriti, e ha dato ragione al sindaco di Cannes per aver vietato il burkini sulle spiagge. C’è una tensione palpabile tra la comunità musulmana e il resto della popolazione che, pur sapendo perfettamente che i terroristi che agiscono in nome dell’islam non sono veri musulmani, confonde terrorismo e islam.  È in questo contesto che è scoppiato il caso burkini. Il primo ministro Manuel Valls ha subito reagito appoggiando il divieto di indossare questo costume da bagno definito “fondamentalista”. L’associazione contro l’islamofobia ha immediatamente sporto denuncia e aspetta che la Corte di cassazione si pronunci a favore dell’indumento. La Corte emetterà il verdetto tra un mese, ma da qui ad allora le spiagge non saranno più frequentate.

Il divieto di indossare il burkini è la prosecuzione logica del divieto di indossare il burqa integrale. La Francia ha votato questa legge e vuole essere coerente con i suoi principi.

È bastato questo a scatenare polemiche che ancora una volta mettono l’islam all’indice. La paura o addirittura l’odio per quella religione continua a crescere tra la popolazione che non si sente più sicura nella vita quotidiana. Se la Francia è stata attaccata molte volte è, in parte, anche perché ha votato la legge contro l’uso del velo integrale. Dei musulmani hanno protestato dicendo che si trattava di una questione di libertà e che ognuno ha il diritto di vestirsi come vuole, citando l’esempio di Londra, dove i musulmani non vengono perseguitati per questioni di abbigliamento.

Il corpo della donna resta uno dei punti focale del discorso dei fondamentalisti. Un corpo che non deve essere visto. Un corpo che bisogna velare, nascondere, negare: il burkini è semplicemente una versione “light” del burqa.

Il burkini avrebbe potuto non suscitare reazioni di ostilità, ma dal 7 gennaio 2015, il giorno del massacro della redazione di Charlie Hebdo, la Francia è traumatizzata. Ogni manifestazione che può ricordare certe regole religiose viene respinta, specialmente adesso che sono sempre più numerosi gli intellettuali musulmani che prendono la penna per denunciare il fondamentalismo islamico, sia esso un segno di appartenenza o di possibili azioni.

In generale le donne musulmane praticanti non fanno bagni in mare, e quando vanno in spiaggia con la famiglia si immergono completamente vestite. Sulle spiagge dei paesi arabi questo fenomeno si è sviluppato a tal punto che alcuni attivisti fondamentalisti hanno cominciato a dare la caccia alle donne che indossano il bikini. In Marocco lo Stato è intervenuto per impedire a questi individui che “danno la caccia al vizio e militano per la virtù” di agire sulle spiagge in nome dell’islam.

È difficile interagire con l’islam. L’ex ministro degli interni, Jean-Pierre Chevènement, ha chiesto ai musulmani “un po’ di discrezione” ed è stato criticato. È vero che la questione del burkini ha ulteriormente esacerbato le tensioni e messo in contrasto i musulmani. La Francia cerca un interlocutore con cui parlare ma i musulmani sunniti non conoscono gerarchia: non c’è un Papa e nemmeno vescovi o preti.

Che cosa fare, dunque? A chi rivolgersi? Non esiste un portavoce della comunità musulmana in Francia, perciò è così difficile risolvere qualsiasi problema, per piccolo che sia. Tutto passa attraverso i media. L’ostilità c’è, ma senza dialogo.

In un paese che ha fatto della laicità un principio irrinunciabile è un vero problema. La religione deve rimanere nella sfera del privato e non deve in nessun caso invadere gli spazi pubblici, che si tratti di una scuola o di una spiaggia, e questo certi musulmani non lo vogliono capire né accettare. Parlano di libertà e del diritto della donna a non mostrare il proprio corpo.

Se almeno ci fosse un dibattito pacato  e sereno. Ma ci sono troppe tensioni, troppa rigidità per parlarsi senza cadere nell’eccesso. In Francia l’islam è lontano dall’aver trovato un terreno pacifico dove vivere senza suscitare polemiche, se non paura e odio.

(Traduzione di Elda Volterrani)

http://www.repubblica.it/esteri/2016/08/18/news/burkini_tahar_ben_jelloun-146173823/?ref=HRER1-1

16 agosto 2016 – La pulizia di Salvini

Quando le feste di ferragosto evocano la cultura dei tempi dei pogrom

Oggi non escono giornali. Ricopio gli articoli che ho trovato sulle edizioni digitali di tre quotidiani (link in calce). In Italia la prima radicale indicazione di negazione ad esistere, caratterizzata da un rilievo istituzionale (dopo l’esclusione voluta dalla leggi razziali nel 1938), si radica dal 2009 nella legge che nega il certificato di nascita (legge 94/2009 – art. 1 comma 22 lettera g) ai figli dei migranti non comunitari irregolari. Il fatto che tale certificato sia concesso a norma di circolare non cancella il significato di quella norma che fu voluta dall’allora ministro Maroni nell’ambito culturale del quarto governo Berlusconi. Dedico la lettura di questi articoli a chi si rifiuta di abrogare l’articolo di legge che ho citato e a chi, a fronte della negazione dell’esistenza riconosciuta di un gruppo definito di neonati, si volta – annoiato o incredulo che sia – da una qualsivoglia altra parte per garantirsi la tranquillità di non vedere fastidiosi invisibili, piccoli ma minacciosi.

LA REPUBBLICA

15 AGOSTO 2016  SALVINI INCITA LA PLATEA LEGHISTA: “RIPULIAMO LE CITTÀ DAGLI IMMIGRATI”

Comizio a Ponte di Legno: “Andiamoci a riprendere gli alberghi, mano libera a carabinieri e polizia”. E annuncia una manifestazione a Roma dal nostro inviato MATTEO PUCCIARELLI

PONTE DI LEGNO – Sgomberare gli alberghi coi migranti e una grande manifestazione contro il governo a Firenze, il 12 novembre. Eccolo qua il Salvini in versione ferragostana, che – se possibile – sposta la Lega più a destra del solito. La playlist che anticipa l’intervista-comizio a Ponte di Legno è tutta un programma: il tormentone dell’estate “Andiamo a comandare” e Vasco Rossi con “C’è chi dice no”, ovvio riferimento al referendum costituzionale.

Salvini sale sul palco con la maglietta della polizia addosso: “Quando saremo al governo polizia e carabinieri avranno mano libera per ripulire le città”. Suona un po’ minaccioso, anche perché il segretario della Lega parla di “pulizia etnica controllata e finanziata”, quella che – dice lui – stanno subendo gli italiani, oppressi dai “clandestini”. I quali, aggiunge, “vanno fatti lavorare per ripagare il prezzo della nostra ospitalità, come fanno in Austria”. Chi la pensa diversamente è un “italiano smidollato”.

La versione da pugno duro di Salvini continua: “Basta con le buone maniere: lo propongo a tutti gli amministratori della Lega, andiamoci a riprendere un albergo in ogni regione e lo restituiamo agli italiani”. E per quanto riguarda gli albergatori, “vadano pure in fallimento”.

Le “zecche”, i lavavetri, i mendicanti, gli immigrati in fila all’ospedale: sono i mali principale della società: “Prendiamo un bel furgone, li carichiamo lì e li molliamo in mezzo al bosco a 200 chilometri, così ci mettono un po’ a tornare”. La base leghista che riempie il palazzetto dello sport è in visibilio.

L’intervistatore – anche lui amatissimo dal popolo lumbard, il giornalista e conduttore tv Paolo Del Debbio – alza la palla e Salvini schiaccia: sull’Islam chiede un commento sulla proposta del dirigente musulmano Hamza Piccardo di “legalizzare” la poligamia, il segretario del Carroccio se la prende con Laura Boldrini, bersaglio fisso: “Mette il becco su tutto e su questo non dice nulla?!”.

Poi si passa alla politica delle alleanze. “Chi vota sì al referendum non può stare con noi”, riferimento all’Ncd. Dopo, “chi si allea con noi firmi col sangue che la legge Fornero la abroghiamo. E magari la ex ministro la mandiamo in esilio”. Ancora, flat tax al 15 per cento. Infine, l’Europa: “Ad oggi Forza Italia la governa con Renzi. E quindi, o entro un anno ci si mette al tavolo e si riprendono in mano i trattati e si riscrivono oppure salutiamo tutti e ci riprendiamo in mano le chiavi del nostro paese”.

Si passa a Stefano Parisi. Parte qualche fischio dalla platea. Salvini allarga le braccia: “Poco tempo fa abbiamo perso le elezioni a Milano con lui candidato. Vediamo cosa vuole fare. Non mi interessa se parla con Alfano. E poi mi chiedo perché ha passato la campagna elettorale a dire di non essere ‘lepenista’, come se fosse un insulto”. Insomma, è una bocciatura. Anche perché poi Salvini chiede alla platea chi vuole allearsi con Fi alle prossime elezioni, e su due-tremila persone alzano le mani in venti.

Il leader della Lega, nonostante i moniti di Umberto Bossi con il quale resta la divergenza, non desiste sull’idea di allargarsi al sud: “Hanno clima stupendo, mare stupendo, vino stupendo e politici di merda”. Finora l’impresa non è riuscita ma “se penso alla Toscana dove abbiamo eletto il primo sindaco, allora tutto è possibile”.

Come un anno fa Salvini annuncia una grande manifestazione contro il governo: stavolta “a casa sua”, sabato 12 novembre.

Alla fine c’è anche lo spazio libro cuore: Salvini chiama sul palco tutti i ragazzini under 18, “siete il nostro futuro e noi lottiamo per  voi”. Uno di loro ha il cappellino alla rovescia. “Ascolti Fedez?”. “No”. “Bravo!”. Ad un altro bambino di otto anni: “Cosa hai capito dalla serata?”. Lui: “Che la mia mamma mi vuole bene”. Applausi, “siamo il partito dell’amore

CORRIERE DELLA SERA

15 AGOSTO 2016  SALVINI: «A NOVEMBRE A FIRENZE PER DARE L’AVVISO DI SFRATTO A RENZI»

Lo scetticismo su Parisi: «Non ho ancora capito cosa vuole fare e dove vuole andare. Se ci vuole proporre accordi con i Cicchitto e i Verdini non ci interessa» DI CESARE ZAPPERI, INVIATO A PONTE D LEGNO

Ponte di Legno (Brescia) – Niente «Va pensiero» verdiano ma un «C’è chi dice no» di Vasco Rossi sparato a tutti decibel. Niente felpa paesana ma una maglietta blu con le mostrine della Polizia. Il Matteo Salvini del Ferragosto 2016 in Valle Camonica sceglie la linea dura a partire dalle forme. «Forse c’è bisogno di un nuovo Fronte di liberazione nazionale» dice dal palco dove risponde alle domande di Paolo Del Debbio.

«Non dobbiamo più avere paura di niente e di nessuno»

La prima stoccata è un avviso di sfratto a Matteo Renzi: «Il 12 novembre andremo tutti a liberare Firenze, casa sua. Sarà la spallata finale», annunciando una manifestazione leghista nella città del premier. E poi, ecco la altre battaglie, a partire da quella contro gli immigrati. Il leader leghista lancia subito una sfida: «In ogni regione andremo a riprenderci uno degli alberghi dove bivaccano i profughi e li ridaremo agli italiani in difficoltà». L’attacco frontale è al ministro Angelino Alfano, dipinto con un epiteto, ma anche la sinistra di Capalbio «quella che ha il portafoglio gonfio e che è esempio del peggior razzismo». Ce n’è anche per la Chiesa e per quegli autorevoli esponenti «che si sono dimenticati i veri principi di fede. Io rimpiango Benedetto XVI». E qui torna l’immagine della maglietta della Polizia. La spiegazione è semplice: «Vogliamo che le forze dell’ordine abbiano mano libera nel ripulire le nostre città». Pugno duro, quindi, perché stiamo vivendo una «pulizia etnica al contrario. Organizzata, gestita e pagata per sfruttare gli italiani. Quelli smidollati che continuano a spalancare le porte agli stranieri».

Parisi

L’intervistatore cerca di portare l’attenzione su Stefano Parisi e il suo tentativo di lavorare per un nuovo centrodestra. La platea è tiepida, Salvini fa la battuta: «Parisi chi? So che il Milan ha comprato Lapadula». Scherzi a parte, il segretario del Carroccio conferma tutto il suo scetticismo sull’ex manager incaricato da Silvio Berlusconi. «Non ho ancora capito cosa vuole fare e dove vuole andare. Se ci vuole proporre accordi con i Cicchitto e i Verdini non ci interessa». A precisa domanda, Salvini pone le sue condizioni a chi vuole allearsi con la Lega: «Non ci metteremo con chi oggi sta con Renzi (Ncd e altri), con chi voterà “Sì” al referendum, con chi ha cambiato sei volte poltrona». Su Berlusconi il segretario usa toni cauti: «Credo che abbia capito di aver commesso qualche errore di recente. Ma chi pensa di seppellirlo sarà seppellito prima…».

Il finale

La conclusione è ad effetto. Salvini chiama sul palco tutti i bambini e i ragazzini presenti al palasport di Ponte di Legno. È un po’ effetto Zecchino d’oro. Ma nessuna canzone: «Siamo il partito dell’amore. Ragazzi riprendetevi il vostro futuro. Non abbiate paura – conclude Salvini ormai addolcito dai toni guerreschi dell’inizio – saremo al vostro fianco».

LA STAMPA

15 agosto 2016  “L’Islam sia fuorilegge. Le primarie? La gente è stufa del politichese”

Salvini: “Con Bossi discuto, ma il segretario sono io”

Alberto Mattioli  inviato a Ponte di Legno (Brescia)

Islam fuori legge, girotondi intorno a Montecitorio se dopo la «probabile» vittoria del no al referendum non si andrà a votare e grande manifestazione in novembre a Firenze, «sotto casa di Renzi». E’ il programmino ferragostano di Matteo Salvini, che oggi terrà il solito comizio a Ponte di Legno. L’intervista si svolge alla vigilia del dì di festa, con il «Matteo giusto» attovagliato nella piazza principale dell’ameno paesello mentre i suoi fan tentano di fargli battere il record mondiale di selfie all’ora. E va bene che siamo in una zona ad alta densità leghista, ma gli scatti sono davvero tanti.

Ieri, Parisi… «Uffa».

Uffa? «Ma sì, basta, le primarie, la leadership del centrodestra, il candidato premier. Tutto politichese che interessa pochissimo alla gente, quindi nemmeno a me. Parliamo di cose serie, per favore».

Tipo? «La Russia, la Turchia, gli Usa, quest’Europa di pazzi. Il futuro, anche degli italiani, passa molto di più da Washington e da Bruxelles che da Roma e dalle renzate».

Dica almeno se sarebbe favorevole alle primarie del centrodestra. «Io sono favorevole a far votare la gente il più possibile. Purché però si voti su dei programmi chiari».

Sabato ha rivisto Bossi. Ultimamente sembrate in perfetto disaccordo su tutto. «Di preoccupazioni sul fronte interno non ne ho. Con Bossi si parla sempre con profitto e anche con piacere. Poi resta il fatto che nel 2016 il segretario della Lega sono io».

Chi vince il referendum? «A occhio, il no. Però dobbiamo mettere in conto una campagna mediatica sovietica per il sì, che del resto è già iniziata. Fra un po’ la Rai farà propaganda anche durante le previsioni del tempo».

Par di capire che la gestione della tivù pubblica non le piaccia. «I tiggì sono imbarazzanti, tutti allineati e coperti, anzi servili. Mai la Rai è stata occupata, svilita e anche malgestita come oggi. Berlusconi aveva fatto molto meno».

Difende anche la Berlinguer? «Almeno era una voce fuori da questo vomitevole coro pro Renzi. Ormai Tg1, Tg2 e Tg3 sono uguali».

E quelli Mediaset? «Allineati al padrone mica male anche loro».

Chi si salva? «Mentana, cui riconosco libertà di pensiero e di favella. E soprattutto le tivù locali. L’informazione libera oggi sta lì».

È contento che Cairo sia il padrone del «Corriere»? «Molto. Lo conosco e lo stimo. È un editore “puro” e libero».

Se Renzi perde il referendum, se ne deve andare? «Ma Renzi è già bollito. Se ne andrà non per il referendum, ma per il disastro dell’economia. Il problema è che il Quirinale, Bruxelles e la Confindustria vogliono sostituirlo con il quarto fantoccio».

Prego? «Il quarto premier non eletto di fila».

Nel caso, che fareste? «Andremmo in piazza. Tutti a Roma a circondare il Parlamento».

La marcia su Roma è un precedente sgradevole. «Se i girotondi li fa la sinistra è democrazia e se li facciamo noi è fascismo?».

Perché vuol mettere fuorilegge l’Islam? «Perché ha un’idea della vita vecchia, arrogante e pericolosa».

La Costituzione tutela la libertà religiosa. «L’Islam non è una religione. È uno stile di vita incompatibile con il nostro. L’immigrazione incontrollata dei musulmani è il vero, grande pericolo per le nostre libertà. Aveva ragione il cardinale Biffi quando diceva che, se vogliamo integrarli davvero, meglio far entrare solo immigrati cristiani».

Alfano espelle un imam al giorno, sarà contento. «Figuriamoci. Uno ne esce e cento ne entrano. Ogni barcone che approda sono milioni per gli scafisti. Mi chiedo come i vari Renzi, Alfano e Boldrini riescano a dormire…».

Chiudiamo su una nota meno apocalittica. Perché si è finalmente fatto fotografare mano nella mano con Elisa Isoardi? «Perché tanto tutti sanno che stiamo insieme. E così spero che quando ci vediamo i paparazzi ci lascino vivere».

Vi sposerete? «No. E poi la vita privata si chiama così appunto perché è privata».

LINK:

http://www.repubblica.it/politica/2016/08/15/news/salvini_incita_la_platea_leghista_ripuliamo_le_citta_dagli_immigrati_-146054272/?ref=HREC1-2

http://www.corriere.it/politica/16_agosto_15/salvini-a-novembre-firenze-dare-l-avviso-sfratto-renzi-06511304-6328-11e6-9c04-fc260bea0f0e.shtml

http://www.lastampa.it/2016/08/15/italia/cronache/lislam-sia-fuorilegge-le-primarie-la-gente-stufa-del-politichese-wuZMJSVxccJu88e8PloOTJ/pagina.html

 

11 agosto 2016 – Ascoltando la radio scopro un sociologo che si occupa del razzismo

Come si crea il nemico in casa Inserito da Guido Viale on agosto 10, 2016 – 3:31

Dal razzismo nessuno è immune. Lo succhiamo con il latte materno. Lo assorbiamo con l’aria che respiriamo. Lo pratichiamo in forme spesso inconsapevoli. Per liberarcene ci vuole attenzione alle parole che usiamo e agli atti che compiamo. Non essere razzisti non è uno stato “naturale”; è il frutto di una continua autoeducazione. E’ come con la cultura patriarcale, a cui il razzismo è strettamente imparentato e che riguarda, in forme differenti, sia gli uomini che le donne; che ne sono spesso sia vittime che portatrici inconsapevoli. Ma anche il razzismo si manifesta, in forme diverse, sia in chi lo pratica che nelle vittime. Il pensiero postcoloniale ha fatto capire quanto è lunga la strada delle vittime per liberarsi dagli stereotipi dei dominatori. Questo è il “grado zero” del razzismo; che ha poi molti altri modi, vieppiù pesanti, di manifestarsi.

Primo: fastidio. Anch’esso in gran parte inconsapevole, ma più facile da riconoscere. Fatto di mille atti di insofferenza: l’uso, a volte ironico, di termini offensivi; il volgere lo sguardo altrove; la contrapposizione tra “casa nostra” e chi casa e paese suoi non li ha più. Nelle classi svantaggiate ha radici nella competizione, vera o presunta, per spazi, servizi e lavoro. Poi vengono le parole e i gesti aggressivi e discriminatori: l’affermazione di una “nostra” superiorità; le iniziative per escludere, separare, discriminare; le angherie che giustificano emarginazione e sfruttamento con differenze “razziali”. Fin qui la pratica del razzismo è affidato all’iniziativa “spontanea” dei singoli. Poi vengono le azioni organizzate, come i pogrom di varia intensità e la delega alle istituzioni: le angherie contro profughi, migranti, sinti e rom, della polizia o delle amministrazioni locali; le campagne di stampa e media contro di loro; le politiche di respingimento e le leggi discriminatorie. Ma ovviamente non ci si ferma qui. Il grado superiore è trattare profughi e migranti come scarafaggi, il loro confinamento fisico e, alla fine, le politiche di sterminio. Implicite, quando si affida a Stati “terzi” il compito di provvedervi, chiudendo gli occhi su ciò che questo comporta. Esplicite, quando vengono gestite direttamente. La Shoah è stata la manifestazione più aberrante di questa deriva; ma, prima di essa, lo sono stati i massacri del colonialismo e ora lo sono le pulizie etniche delle molte guerre civili del nostro tempo. Ma una volta la popolazione poteva far finta di non vedere. Oggi, nel villaggio globale dei media, le stragi le vediamo ogni giorno sul teleschermo. Ma vediamo anche quanto sia facile scivolare lungo la china della ferocia; e quanto sia invece difficile risalirla in senso inverso. D’altronde la strada che collega volgarità e prepotenza verso le donne al femminicidio, che in guerra può comportare stupri di massa, schiavitù e stragi, ha una unidirezionalità analoga.

Alla luce di queste considerazioni, l’alternativa tra respingimenti e accoglienza di profughi e migranti – che sta dividendo la popolazione di tutto l’Occidente “sviluppato” in due campi contrapposti, facendo terra bruciata delle posizioni intermedie – dovrebbe indurre a chiedersi quali possibilità di successo abbia il respingimento. Non nel suscitare consenso – qui il suo successo è travolgente – ma nel realizzare i suoi obiettivi. Ma anche se invocarlo non faccia percorrere a tutti, e in tempi rapidi, la strada che dal razzismo inconsapevole conduce allo sterminio. Non sono in gioco solo politica, diritto e convivenza, ma l’idea stessa che ci facciamo di noi e degli altri come persone.

Innanzitutto respingere, se si riesce a farlo, vuol dire rigettare tra gli artigli di chi li ha costretti a fuggire coloro che cercano asilo nei nostri territori; condannarli a inedia, morte, angherie e ferocia da cui avevano cercato di sottrarsi; o, peggio, farne le reclute di milizie e guerre da cui siamo ormai circondati, dall’Africa al Medioriente; o, ancora, affidare il compito di farla finita con “loro” – nella speranza, vana, di dissuadere altri dal tentare la stessa strada – a Stati, potentati o bande criminali che si trovano lungo la loro strada.

Ma respingere è più un desiderio che una possibilità reale: molti Stati da cui provengono profughi e migranti non hanno accordi di riammissione; non sono disposti a “riprenderseli”; non hanno istituzioni e mezzi per farlo. O li usano per ricattare, come fa il Governo turco. Per sbarazzarsene bisogna lasciarli affogare. Altrimenti, in Italia e in Grecia, i due punti di approdo, le persone cui viene negata l’accettazione – asilo, protezione sussidiaria o umanitaria, permesso di soggiorno – vengono abbandonate alla strada e alla clandestinità: merce a disposizione di lavoro nero e criminalità. In questa condizione sono già in decine di migliaia. Ma se il resto d’Europa continuerà a mantenere barriere ai confini di questi paesi, non ci sarà altra soluzione che quella di enormi campi di concentramento dove internare centinaia di migliaia di refoulés, senza alcuna prospettiva di uscita. Nessuno ne parla, ma il Governo non sta facendo niente per far aprire ai profughi sbarcati in Italia le porte di tutta l’Europa. Ma poi, dopo i campi di concentramento, cos’altro?

Ma mentre le politiche di respingimento infieriscono sul popolo dei profughi, legittimando ogni forma di razzismo, e si moltiplicano le stragi che accompagnano le guerre cosiddette “umanitarie”, non si fanno i conti con il fatto che in Europa ci sono decine di milioni di cittadini europei (oltre quaranta milioni di religione musulmana) legati da vincoli di cultura, religione, nazionalità e parentela, alle vittime dei soprusi perpetrati dentro e fuori i confini dell’Unione. Come si può pensare che tra loro non maturi una ripulsa ben più forte che quella che proviamo noi? Ma anche, tra molti, soprattutto giovani, la pulsione a “colpire nel mucchio”, come succede a tante vittime “collaterali” dei nostri bombardamenti? E’ uno stragismo che ha poco a che fare con la religione, ma molto con un senso pervertito di indignazione. Affrontare questi fenomeni senza una politica di riconciliazione (e, ovviamente, di pace) dentro e fuori i confini d’Europa significa promuovere l’apartheid. Ce n’è già tanto, ma di strada da percorrere è ancora molta. Con le politiche di respingimento si fa credere che adottandole potremo mantenere il nostro stile di vita e i nostri consumi, per quanto insoddisfacenti. Invece, che si accolga o si respinga, le nostre vite e le forme della convivenza sono destinate a cambiare radicalmente. Niente sarà più come prima.

http://www.guidoviale.it/come-si-crea-il-nemico-in-casa/

9 agosto 2016 – Sagge considerazioni del sen. Manconi e una mia domanda finale

Il senatore Manconi scrive sul Corriere della sera.

La poligamia non può essere un diritto civile in Italia di Luigi Manconi
Avere più mogli crea una disparità discriminante tra i sessi che lede principi non alienabili neanche dai suoi titolari

Hamza Piccardo, voce assai ascoltata dell’Islam italiano, composto da molti stranieri e da un numero significativo di nostri connazionali diventati musulmani, ha affermato: «Se è solo una questione di diritti civili, ebbene la poligamia è un diritto civile». E ancora: «non si capisce perché una relazione tra adulti edotti e consenzienti possa essere vietata, di più, stigmatizzata, di più, aborrita». Piccardo sbaglia di grosso, sin dalla premessa: la poligamia non è affatto «una questione di diritti civili». La poligamia, per contenuto morale e per struttura del vincolo, si fonda — e non può che fondarsi — su una condizione di disparità, che viene riprodotta e perpetuata. Comunque la si voglia argomentare e manipolare fino a immaginare il suo rovesciamento speculare (più uomini sposati con una sola donna), si tratta in ogni caso di un rapporto fondato su uno stato di diseguaglianza. Piccardo, che non è uno sprovveduto, ritiene che quella condizione diseguale possa essere sanata dal fatto che essa sia consapevolmente accettata e condivisa da adulti consenzienti. Ma è proprio qui che il ragionamento mostra tutta la sua debolezza.

La parità tra i sessi e la tutela della dignità contro ogni discriminazione, costituiscono un diritto fondamentale della persona, che è (proprio per questo) non disponibile. Ovvero, un diritto non alienabile (e non limitabile, modificabile o cedibile) persino da parte del suo stesso titolare. Un diritto, cioè, sottratto ad ogni potere dispositivo: fosse anche quello del suo stesso beneficiario. Ed è il medesimo principio che non consente il lavoro schiavistico o il commercio degli organi o ogni altra forma di degradazione della dignità personale, anche qualora vi fosse il consenso dei diretti interessati (consenso che, non a caso, per tali reati non esclude la punibilità).

Questa discussione è di cruciale importanza perché consente di tracciare un discrimine limpido tra quanto — delle tradizioni, delle confessioni e delle culture di diversa origine — è accettabile all’interno del nostro ordinamento giuridico e della nostra vita sociale e quanto, al contrario, deve essere rifiutato. Personalmente, sono favorevole alla più ampia capacità di accoglienza e inclusione di stili di vita e forme di relazione, di riti religiosi e costumi culturali i più diversi, ma con il limite insuperabile rappresentato dalla intangibilità dei diritti fondamentali. Di conseguenza, il relativismo culturale, che è manifestazione propria di una concezione liberale della società, non può accettare l’esclusione delle ragazze dall’istruzione scolastica o la loro subordinazione ai maschi, i matrimoni precoci e le mutilazioni genitali femminili (peraltro non esclusivamente né principalmente derivate da una lettura del Corano). In quest’ultimo caso, è chiaro che la tradizione religiosa o etnica non può in alcun modo compromettere l’affermazione del diritto umano alla piena integrità fisica. Poi, evidentemente, si tratta di combinare tali irrinunciabili valori, protetti giuridicamente, con intelligenti politiche pubbliche. È un’impresa ardua, assai ardua, ma va tentata. E non si tratta nemmeno di una novità.

Nel lontano 1987 Lehsen Bouzid, operaio marocchino di un’azienda di Anzola Emilia, fa giungere in Italia — in virtù del ricongiungimento familiare previsto dalla legge — le sue due mogli, dalle quali aveva avuto numerosi figli. Il ministero dell’Interno respinge la domanda di «permesso di soggiorno per motivi di famiglia»: ma il ricorso al Tar consente infine alle due donne di risiedere in Italia in ragione della «gravità e irreparabilità sotto l’aspetto sociale, economico e familiare» del caso considerato, accogliendo la tesi dell’avvocato. Ovvero che non si trattasse di ottenere dallo Stato italiano «un riconoscimento formale e giuridico della condizione familiare delle ricorrenti, bensì semplicemente una non discriminazione». E ciò in virtù degli articoli della Costituzione italiana che tutelano «le confessioni religiose diverse dalla cattolica» e le forme di relazione e le strutture giuridiche che ne conseguono. Si può dire che, in sostanza, la decisione del Tar ha affermato la prevalenza del valore dell’unità del nucleo familiare rispetto alla norma penale italiana che vieta la bigamia. Insomma, il Tar non riconosce, certo, un disvalore, come quello insito nella poligamia, ma si limita a porre rimedio a uno stato di necessità, secondo il principio del «male minore» (la tutela di tutti i figli di quella relazione poligamica). Ma, sia chiaro, si tratta di una soluzione, pure opportuna in quel caso, che lungi dal risolvere definitivamente il problema, ne rivela la drammatica complessità. A conferma del fatto che la convivenza tra etnie confessioni e culture, non solo inevitabile ma potenzialmente assai remunerativa sotto tutti i profili, può essere assai faticosa.

8 agosto 2016 (modifica il 8 agosto 2016 | 20:52)

http://www.corriere.it/opinioni/16_agosto_09/poligamia-non-puo-essere-bec28458-5d98-11e6-bfed-33aa6b5e1635.shtml

La mia domanda (che pongo invano da sette anni e che penso resterà senza risposta)

Afferma il sen Manconi che il diritto all’uguaglianza dei sessi è un diritto umano fondamentale della persona e proprio per questo non disponibile  ovvero non alienabile (e non limitabile, modificabile o cedibile) persino da parte del suo stesso titolare come non lo sono  “il lavoro schiavistico o il commercio degli organi o ogni altra forma di degradazione della dignità personale”.
Non leggo però le stesse parole per il certificato di nascita negato ai figli dei sans papier dalla legge italiana e non dal sig. Piccardo.
I neonati, alcuni neonati razzialmente identificati, sono costruiti reietti a vita e a vita vedranno calpestati i loro diritti, ma nessuno se ne occupa perché non sollecitano fantasie erotiche o d’altra natura come può essere una relazione umana adulta? (Riferimento di legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g)

4 agosto 2016 – Quando le donne entrano dalla porta

st Albans2Scrive Giancarla Codrignani:

UNA NOTIZIA (CATTOLICA) PER TUTTE LE DONNE

MARIA DI MAGDALA APOSTOLA
Giancarla Codrignani

Resurrectionis dominicae primam testem et evangelistam, Sanctam Mariam Magdalenam, semper Ecclesia sive Occidentalis sive Orientalis, summa cum reverentia consideravit, etsi diversimode coluit…. La Congregazione per il Culto Divino ha decretato che, a partire da quest’anno, la ricorrenza liturgica dedicata a Maria di Magdala diventa festa come quella degli altri apostoli. Questo significa che “la prima testimone della Resurrezione del Signore ed evangelista” è stata collocata allo stesso livello di Maria, è entrata nel novero degli apostoli e la sua messa avrà  Gloria e il Prefazio proprio intitolato Apostolorum Apostola (così l’aveva definita già san Tommaso nel tredicesimo secolo).

E’ un riconoscimento che non solo risarcisce la discepola che il cardinal Ravasi ha Giotto di Bondone_Maria Maddalena e il Cardinal Pontano_riquadro dalla Cappella della Maddalena 1307-1308 – Assisi, Basilica inferiore di San Francescoriconosciuto “calunniata” e che la lunga tradizione ha trasmesso in decine di raffigurazioni artistiche – solo il Lanfranco la rappresenta assunta al cielo – come prostituta e penitente; ma valorizza la parità del femminile nella chiesa molto più di qualunque accesso a livello gerarchico in cui una donna sarebbe destinata a replicare il ruolo clericale maschile. E’ un riconoscimento di valore che si estende all’intero genere. Entra finalmente nella chiesa, riconosciuta dal Papa al massimo livello di santità quella Maddalena che Gesù aveva privilegiato per stima e amicizia. Dopo la resurrezione si era presentato a lei, una donna, perché andasse a dare l’annuncio agli altri apostoli, nascosti per paura delle retate. Non fa meraviglia che, secondo l’universale tradizione misogina, Pietro, pentito per aver rinnegato Gesù tre volte, inaugurò sia il ministero petrino del papato senza un analogo ministero mariano, sia l’esclusione del genere femminile dalla condivisione delle responsabilità dei cristiani. Intanto Maddalena entrava nella leggenda come prostituta mentre la tradizione (confermata dalla toponomastica) la portava  da Gerusalemme fino all’isola della Maddalena e, attraverso il Passo della Maddalena, a Marsiglia dove è effigiata come predicatrice.

NOTA: Il primo dipinto si trova nel salterio della cattedrale di St. Albans (Inghilterra), il secondo è un dipinto di Giotto e si trova nella basilica inferiore  di Assisi .
la figura inginocchiata è il cardinale Pontano.
https://en.wikipedia.org/wiki/St._Albans_Psalter

2 agosto 2016 – Un sogno che condivido

1 agosto 2016  Scrive  Anna Foà, storica

Ieri mattina sono andata alla messa di Santa Maria in Trastevere, a Roma. C’erano tre imam che hanno detto parole senza equivoci contro il terrorismo, e nell’omelia non è stato ricordato solo padre Jacques ma è stato letto un brano di uno dei monaci trappisti assassinati in Algeria nel 1996, Christian de Chergé. Quindicimila musulmani sono andati ieri nelle chiese italiane a partecipare alla messa, per abbattere gli odi e lottare contro il terrorismo. L’iniziativa, partita dalla Francia, ha attecchito anche in Italia e, lo leggo in quello che scriveva ieri su Moked David Bidussa, darà forse vita ad una ricorrenza annuale in memoria di padre Jacques con i luoghi di culto di tutte le religioni aperti ai fedeli delle altre religioni. È vero, sarà solo una formalità se non diventerà un’occasione di conoscenza, ma se invece lo diventerà sarà un grande passo in avanti che dobbiamo a quel vecchio prete assassinato mentre celebrava la messa. E allora ve lo dico il mio sogno. Di vedere chiese moschee e sinagoghe aperte a tutti, frequentate da tutti, credenti e non credenti. E le religioni, tutte, aprirsi all’amore e al rispetto, alla conoscenza dell’altro. E chi crede in Dio, e chi non vi crede, in qualsiasi modo vi creda, farne un gradino verso un mondo senza sangue e senza fanatismi. E sognarlo adesso, nel momento in cui il terrorismo compie i suoi misfatti più atroci, può forse aiutarci, tutti, a combattere il male. Questo pensavo ieri a Santa Maria in Trastevere, io ebrea, pensando a quel prete che non si era inginocchiato davanti ai suoi assassini.

fonte: http://moked.it/blog/2016/08/01/religioni-3/

Chi è Anna Foà – qualche notizia

http://www.officinadellastoria.info/magazine/index.php?option=com_content&view=article&id=364:anna-foa-portico-dottavia-13-una-casa-del-ghetto-nel-lungo-inverno-del-43-laterza-roma-bari-20&catid=66&Itemid=92

http://www.stmoderna.it/foa-anna_s136

NOTA a proposito di Christian de Chergé, citato da Anna Foà.
Il suo testamento è troppo lontano nel tempo per essere citato nel mio blog. Però lo ricordo bene e l’ho ritrovato in una pagina del sen. Ichino di cui riporto il link.
http://www.pietroichino.it/?p=11286

 

1 agosto 2016 – Calendario di agosto

.1 agosto 1944 –  Scoppio della rivolta del ghetto di Varsavia contro
…………………….l’occupazione tedesca.
.1 agosto 1990 –  L’Iraq invade il Kuwait
.1 agosto 2014 –  Entra in vigore la Convenzione di Istanbul (vedi nota)
.2 agosto 1980 –  Strage alla stazione di Bologna
.3 agosto 1940 –  L’Italia invade la Somalia britannica
.4 agosto 1974 –  Bomba sul treno Italicus vicino a Bologna
.5 agosto 1938 –  In Italia viene pubblicato il Manifesto della razza (testo
…………………….in nota)
.6 agosto 1945 –  Gli USA sganciano la bomba atomica su Hiroschima
.7 agosto 2014 –  Estela Carlotto (Abuelas Plaza de Mayo) dichiara il
…………………….ritrovamento del nipote Guido
.8 agosto 1945 –  Gli USA sganciano la bomba atomica su Nagasaki
.8 agosto 1956 –  Tragedia nella miniera di Marcinelle
12 agosto 1944 – Strage nazista a Sant’Anna di Stazzema
13 agosto 1961 – Inizia costruzione muro di Berlino
14 agosto 1945 – Resa del Giappone e fine della seconda guerra mondiale
15 agosto 1867 – L. 3848 – Regno d’Italia – soppressione degli enti
…………………….ecclesiastici e liquidazione dei loro beni
16 agosto 1924 –  Ritrovamento del corpo di Giacomo Matteotti
16 agosto 1968 – L’URSS invade la Cecoslovacchia
17 agosto 1945 – L’Indonesia si proclama indipendente dai Paesi Bassi
18 agosto 1936 – Assassinio di Federico Garcia Lorca
18 agosto 2015 – Assassinio di Khaled Asaad – Palmira
19 agosto 1954 – Morte di Alcide De Gasperi
19 agosto 1968 – L’URSS invade la Cecoslovacchia
20 agosto 1960 – Dichiarazione di indipendenza del Senegal
21 agosto 1940 – Assassinio di Lev Trotsky
21 agosto 1964 – Morte di Palmiro Togliatti
23 agosto 1923 – Assassinio di don Minzoni ad Argentea (FE)
23 agosto 1927 – USA esecuzione di Sacco e Vanzetti
24 agosto 2004 – Assassinio di Enzo Baldoni in Iraq
25 agosto 1900 – Morte di Friedrich Nietzshe
25 agosto 1989 – Assassinio di Jerry Masslo a Villa Literno (Caserta)
26 agosto 1769 – Francia: Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino
26 agosto 1978 – Elezione di papa Luciani (Giovanni Paolo I)
28 agosto 1963 – Martin Luther King guida la marcia su Washington per i
…………………….diritti civili.
29 agosto 1991 – La mafia uccide l’imprenditore Libero Grassi a Palermo
31 agosto 1994 – Irlanda – L’IRA dichiara la cessazione di tutte le operazioni
…………………….militari

NOTE: