20 luglio 2017 – Da Ilham alla CEI

Sventolando lo ius soli come una minaccia
Ogni volta che scrivo delle Disposizioni in materia di cittadinanza (senato ddl 2092) aggiungo “cd ius soli” rovesciando la vulgata corrente che con questa semplificazione linguistica diffonde una informazione falsa.
Infatti lo ius soli – il diritto ad avere automaticamente la cittadinanza del paese in cui si nasce – esiste solo negli USA e in Brasile.
Da noi il principio che informa la legge sulla cittadinanza in vigore (n.91/1992) è lo ius sanguinis che – sia pur temperato e arricchito dello ius culturae – informerebbe anche la norma già approvata dalla camera e che si giace al senato dal mese di ottobre 2015.
Dopo la gazzarra abilmente organizzata a Palazzo Madama e fuori il 15 giugno scorso, il dibattito sulle “Disposizioni in materia di cittadinanza” è scivolato fino ad essere previsto dopo la pausa estiva (eufemismo per sine die?).
Sostenuta anche da esibizioni di boxe non professionale l’ignoranza ha trionfato.
Ce lo ricorda anche Ilham Mounssif. Ne riprendo le parole da la Repubblica del 18 luglio;
«Da quando la legge è approdata in Senato è scoppiato il caos più totale: articoli, post su Facebook, foto del profilo pro o contro. Sui social festeggiano solo le destre e il M5S, ho letto tweet disgustosi. Sembra l’Italia di quaranta anni fa alle prese con la legge sul divorzio. Il linguaggio mediatico ha deciso per noi: “ius soli” non è il giusto modo di chiamare questa riforma. Sarebbe più appropriato parlare di ius soli temperato, ius culturae o semplicemente riforma della cittadinanza, che non prevede alcuno diritto di nascita automatico ma una sua forma temperata da rigidi criteri, proprio come avviene nel resto d’Europa. Un compromesso al ribasso, ma che salverebbe me e tanti come me.

Ilham non è italiana(!?)
Ne ho raccontato la storia anche nel mio blog del 19 marzo scorso.
Ilham è una ragazza venuta in Italia da Marrakesh quando aveva due anni. Da allora risiede con la sua famiglia, da Bari Sardo, provincia di Nuoro, e lì ha fatto tutte le scuole, fino a laurearsi con 110 e lode in Relazioni Internazionali .Lo scorso mese di marzo è stata scelta per rappresentarci al Rome Mun 2017 (Rome Model United Nations), un’iniziativa delle Nazioni Unite che simula una sessione dell’Onu mettendo insieme studenti di tutto il mondo. Nell’occasione è stata anche premiata. Dopo la cerimonia desiderava visitare Montecitorio Però non è italiana. I suoi genitori sono marocchini e, come vuole la legge è marocchina anche Ilham. Così all’ingresso è stata respinta: con il passaporto di un paese non europeo non si entra nell’aula del Parlamento italiano

Fra sangue e territorio, pregiudizio e paura trionfa l’ignoranza
A questo punto l’uso costante della espressione ius soli per indicare ciò che ius soli non è, e contemporaneamente diffondendo e lasciando diffondere il pregiudizio che equipara gli stranieri a una totale indiscriminata minaccia, affossa le Disposizioni in materia di cittadinanza (norma sintetizzata nel mio blog il 28 giugno).
Come fare per diffondere la consapevolezza del concetto di ius culturae?
Aiuterebbe i cittadini italiani ad essere coscienti di ciò che significherà l’affossamento delle ‘Disposizioni’.
E non dimentichiamo che quando ciò capiterà sarà ribadita la condanna dei figli dei sans papier che dal 2009, se nascono in Italia, non hanno diritto ad esistere giuridicamente.
Se ne ricordino anche i vescovi italiani improvvisamente loquaci in merito alla cittadinanza ma incapaci di dire una parola di dovuta solidarietà per questi piccoli cui è negata la famiglia che le loro eccellenze dicono di doversi sostenere. Appunto non possono avere famiglia sono solo persone senza possibilità di parola. Perché farsene carico?

FONTI
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/07/18/aspetto-da-ventanni-anche-lonu-mi-ha-premiata-e-tradita02.html?ref=search

19 marzo 2017 http://diariealtro.it/?p=4901

luglio 20, 2017Permalink

17 luglio 2017 – A quando il certificato di morte? Agonia lunga e anche irreversibile?

Comunicati ANSA del 15 e del 17 luglio

Ho trovato due pessime notizie entrambe ispirate alla norma della politica politicante (ma poco altro c’è) che è ridotta alla quantità delle sedie occupate.
Anni di lavoro della Lega Nord e dei sui complici (Forza Italia e non solo) hanno fatto della paura indotta un senso comune che, fondato sull’ignoranza promossa a scelta di vita, confonde la cittadinanza con l’accesso facilitato a chiunque in un’Italia invasa e usa la negazione del certificato di nascita come arma impropria per far paura a chi è indifeso e devastare chi, perché neonato, non può nemmeno aver consapevolezza di ciò che subisce.
Gli Italiani “buoni” hanno promosso l’immagine della famiglia-cittadella dove solo i figli propri hanno diritto a amorose tutele. Quelli degli altri no: nemmeno ciò che la legge, inascoltata, impone.
La sinistra (?!) non è stata capace di costruire conoscenza, anzi se ne è ben guardata. Chi non sa è più facile da manovrare.

Comunicato Redazione Ansa 15 luglio
Questa volta i numeri sono davvero un rebus. Chi al Senato in queste ore sta provando a capire se al dunque, con la fiducia, la legge sullo ius soli potrebbe passare, non ha certezze da fornire: non solo Ap, ma anche gli autonomisti e Ala potrebbero far mancare i voti indispensabili a mantenere in vita il governo.
E così il rischio che il testo slitti a dopo l’estate e poi non se ne faccia più niente è sempre più alto: Matteo Salvini già esulta per l’affossamento. Ma il premier Paolo Gentiloni lavora per il varo della legge. E spunta al Senato l’idea di una mediazione, un “piano B” che garantisca il via libera alla legge entro agosto al Senato per poi rinviare alla Camera il passaggio definitivo in autunno. L’idea che avanza tra i Dem è che il governo presenti un maxiemendamento al testo che, modificandolo in qualche passaggio, costringa a riportare la proposta di legge alla Camera per il via libera definitivo. A quel punto, è l’idea, Ap e gli altri contrari nella maggioranza potrebbero non partecipare al voto di fiducia al Senato e votare contro il provvedimento alla Camera, dove il loro “no” non mette a rischio il governo.
Ma nello stesso Pd emergono dubbi sulla fattibilità del “piano”, sia perché resta l’incognita dei numeri al Senato, sia perché i difensori della legge non vedono in quale punto il testo, che già nasce da una mediazione, possa cambiare. La prossima settimana proseguirà la conta e il confronto nella maggioranza, anche alla luce del fatto che i tempi sono assai stretti: il Senato ha un’agenda pienissima da qui a inizio agosto. “Il Pd lavora con Gentiloni: sosteniamo lo ius soli con forza”, dice Maurizio Martina. Ma sulla fiducia i Dem si rimettono al premier: non intendono far cadere il governo. Forte di questo, Ap non recede: i cittadini, è il messaggio ai Dem, non capirebbero il sì alla legge mentre aumentano gli sbarchi

Comunicato redazione Ansa 17 luglio
Al termine di un estenuante braccio di ferro all’interno del governo (con i centristi sul piede di guerra), e sotto la pressione di una emergenza sbarchi senza precedenti, la legge sullo ius soli non solo non viene blindata con la fiducia ma esce del tutto dall’agenda estiva del governo. Se ne riparlerà, condizioni permettendo, solo alla ripresa autunnale. E’ stato lo stesso premier Paolo Gentiloni, cui era rimasto in mano il cerino, a comunicare questa sera, a sorpresa, la decisione maturata nelle ultime ore dopo che lo stesso Pd già da venerdì scorso aveva cambiato registro frenando su una legge giudicata necessaria ma non al punto da mettere a repentaglio lo stesso esecutivo.
E lo stesso Segretario Matteo Renzi si era affidato alla decisione del premier. I numeri ballerini del Senato e l’offensiva del centrodestra pronto alle barricate, insieme all’emergenza sbarchi, con un diffuso senso di abbandono nel paese a fronte di una Ue sorda, hanno certamente pesato sulla decisione finale. Così Gentiloni ha messo nero su bianco l’impossibilità al momento di portare quella legge alla prova del voto. Il premier nella nota ha fatto presente che anche date le “difficoltà emerse in alcuni settori della maggioranza” non ci sono “le condizioni per approvare “prima della pausa estiva” il ddl sulla cittadinanza ai minori stranieri nati in Italia. “Si tratta comunque di una legge giusta. L’impegno mio personale e del governo per approvarla in autunno rimane”, ha tenuto a puntualizzare il premier. Una mossa che ha ricompattato in men che non si dica la maggioranza e aperto una nuova crepa con la sinistra.
Se Angelino Alfano ha plaudito alla decisione annunciando, infine, il sì di Ap alla legge quando si arriverà al voto dopo una “discussione più serena senza mescolare dibattito a emergenza”, Mdp e Sinistra Italiana hanno attaccato a testa bassa l’archiviazione della legge, una scelta, a loro giudizio, frutto di una resa “alla destra” e ai “ricatti dei centristi”. “Per noi – afferma Roberto Speranza, coordinatore di Mdp – lo ius soli è e resta una priorità. Ogni arretramento o rinvio è un errore. Soprattutto in questo momento. Nessun cedimento culturale alla propaganda della destra”. “Ancora una volta – gli fa eco il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni – a vincere sono le ragioni di una cultura ipocrita e regressiva. Noi continueremo a batterci perché venga approvata al più presto una legge di civiltà”. Canta vittoria il centrodestra che scende dalle barricate per esprimere “apprezzamento” nei confronti di Gentiloni.
“Bagno di realismo di Gentiloni, sconfitta politica di Matteo Renzi”, sentenzia Renato Brunetta capogruppo di Fi alla Camera. Paolo Romani capogruppo Fi al Senato plaude alla “scelta capace di rasserenare il clima politico” e che “consentirà alle forze politiche un vero confronto sulle reali priorità ed emergenze del Paese”. Anche la Lega, con il leader Matteo Salvini rivendica la “vittoria” per lo stop allo ius soli, e avverte: “Se ci riproveranno ci ritroveranno pronti”. Festeggia la “vittoria” pure il partito di Giorgia Meloni, Fdi. Lo slittamento è “una vittoria dei prepotenti”, protesta la fondazione Migrantes (Cei) con il suo direttore Giancarlo Perego, mentre, Unicef Italia, rassegnata, dice: “se abbiamo aspettato tanto possiamo aspettare un paio di mesi”.

PER DECRIPTARE: AP (area popolare) ALA (Alleanza liberal popolare – Autonomie) MDP (Articolo 1 – Movimento democratico e progressista)- FDI (Fratelli d’Italia) – DEM: si parla di galassia dem, ma l’ultima notizia che ho trovato sulla sua composizione ha più di un anno) –

FONTI
http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2017/07/15/braccio-ferro-su-ius-soli-ma-slittamento-piu-probabile-_e35faf82-a19b-486d-a176-cb1a011ba7ed.html

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2017/07/15/braccio-ferro-su-ius-soli-ma-slittamento-piu-probabile-_e35faf82-a19b-486d-a176-cb1a011ba7ed.html

galassia dem
http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2016/12/06/pd-dai-renziani-ai-bersaniani-ecco-la-galassia-dem_26043ea0-a0f4-4cc8-a4f8-d7d25dd2a038.html

luglio 17, 2017Permalink

16 luglio 2017 – Fra ignoranza, razzismo e pratica della violenza –

continua – prima puntata: 13 luglio

Non sono Arianna ma il mio filo rosso non si spezza
Mentre in Senato la norma sulle “Disposizioni in materia di cittadinanza” (più nota come ius soli) è diventata un oggetto importante del contendere, pur se umiliata in un balletto fatto di scivolate verso un orizzonte che continuamente si sposta in avanti (e non dimentichiamo mai che si trova in Senato dal mese di ottobre 2015), mi aggancio al mio pezzo del 13 scorso per continuare con il mio ragionamento.
Registro poche partecipazioni a un possibile dialogo ma al mio confronto con me stessa ci tengo: è il mio filo rosso dal 2009 e i nuovi nati la cui esistenza è da allora è ostacolata per legge sono la mia cartina al tornasole.

Il filo non si spezza ma è strattonato
Il 16 novembre 2011 finiva il quarto governo Berlusconi, primo della XVI legislatura (era iniziato l’8 maggio 2008); gli sarebbe succeduto il governo Monti ( a sua volta uscito di scena il 27 aprile 2013).
Fra le tante decisioni del periodo lego- berlusconiano ne ricordo una: il riuscito peggioramento della legge Bossi Fini (che mi ha coinvolto e ancora mi coinvolge, per la questione dei nuovi nati in Italia da allora senza certificato di nascita per legge).
E’ stata una decisione che fa parte del sistema dell’uso vigliacco e protervo dei deboli come strumento per distruggere altri senza sporcarsi le mani. Infatti secondo l’iniziale progetto lego-berlusconiano i malati e gli infortunati sarebbero stati arma per provocare espulsioni assicurate da medici spia per legge se la dignità degli ordini professionali non avesse imposto la cancellazione di questa misura.
Purtroppo nel 2009 passò la legge 94 che condannò matrimoni misti e neonati (la presentazione imposta del permesso di soggiorno con la lettera g del comma 22 art. 1 faceva scattare il meccanismo di espulsione senza scomodare controlli ulteriori). Due anni dopo l’intervento della Corte Costituzionale – che si pronunciò quando il governo Berlusconi era ancora in carica – salvò la possibilità di registrare senza rischi le pubblicazioni di matrimonio.
Solo nel 2013 – governo Monti in carica – ci si ricordò (fuggevolmente e non a livello governativo) del nostro dovere nei confronti del principio del “superiore interesse dei minori” e – fra il 2013 e il 2014 – furono presentate due proposte di legge che avrebbero sanato la questione (senza oneri di spesa) se qualcuno si fosse impegnato per il loro dibattito: il che non avvenne.

L’Italia sono anch’io
Già nel 2011 era stata promossa la campagna l’Italia sono anch’io, per la modifica della legge sulla cittadinanza al fine di migliorare il percorso di chi la chiede. La campagna fu sostenuta anche autorevolmente finché si trattava di andare in piazza in compagnia dei molti onesti e convinti partecipanti, usandone per esserne ripagati (forse o forse io sono maligna) dell’immagine che parecchi dei ‘promotori’ potevano costruirsi in belle piazze affollate.
Eccoli qui i promotori, elencati con una firma finale che leggo, Graziano Del Rio allora sindaco di Reggio Emilia, amante all’epoca delle piazze, oggi dei più discreti uffici del suo ministero. Comunque ecco l’elenco dei promotori
La Campagna L’Italia sono anch’io per i diritti di cittadinanza è promossa da :
Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Comitato 1° Marzo, Comune di Reggio Emilia, Comunità di Sant’Egidio, Coordinamento Enti Locali Per La Pace, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Legambiente, Libera, Lunaria Fondazione Migrantes, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 – Seconde Generazioni, Tavola della Pace, Terra del Fuoco, Ugl Sei, UIL, UISP e dall’editore Carlo Feltrinelli. Presidente del Comitato promotore è il Sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio.

Nel 2015, prima che le ‘Disposizioni in materia di cittadinanza’ passassero al senato, fu aggiunto al testo poi approvato dalla Camera dei deputati il comma 3 dell’art. 2 che salverebbe i neonati dalla condanna a non esistere se venisse votato insieme alla legge reperibile con la sigla ‘senato ddl 2092’. Ma c’è anche la possibilità che nuovi cittadini e nuovi nati vengano rottamati insieme alla norma cui la toscana non limpida chiarezza di un nuovo linguaggio, rozzo ma efficace, offre il termine che può classificarli come oggetti da discarica.
Preciso ancora una volta che la ‘salvezza’ dei neonati comporta la loro esistenza giuridicamente riconosciuta attraverso il certificato di nascita non la cittadinanza italiana: nel certificato risulterebbe quella dei genitori, come vuole la legge in vigore.

E qui casca l’asino o meglio cascano gli asini
La Lega – con i sui seguaci ed estimatori forzitalici – ha capito che bisogna agire dentro le istituzioni (nel caso loro con operativo e sempre più condiviso disfattismo messo in opera da molti anni) e contemporaneamente fuori, mobilitando i simpatizzanti a diffondere i ritornelli che in un circolo vizioso subiscono e provocano paura nell’opinione pubblica (e mezzi di informazione compiacenti soccorrono con impegno costante pur se non ammirevole).
Un atteggiamento altrettanto determinato e consapevole, e opposto nei contenuti, non caratterizza però l’azione della cd sinistra, si qualifichi moderata, di centro o oltre tutto ciò.
Infatti in tutti questi anni nulla ha fatto nel caso specifico per diffondere non solo la conoscenza dei reali contenuti del cd ius soli ma anche la consapevolezza dei danni che intervengono per i nuovi nati privi del certificato che li rende giuridicamente esistenti.
L’impegno più significativo che la cd sinistra nel suo variegato panorama si è presa è stato di carattere quantitativo: la previsione del numero di seggiole che poteva assicurarsi assumendo l’una o l’altra delle ondivaghe decisioni via via emergenti. In ciò è stata validamente supportata dal sistema elettorale promosso dalla legge porcellum che, assicurando all’elettorato liste predisposte, incatenate dalle segreterie dei partiti, promuove l’elezione a norma di fedeltà, cancellando la responsabilità dell’eletto che la Costituzione vorrebbe ‘senza vincolo di mandato’ (art. 29). Così chi si mette in gioco per essere eletto può trovarsi incatenato, fino a lasciarsi privare di ogni senso di responsabilità, dal mandato della segreteria del suo partito che lo limita nella funzione di responsabile rappresentanza dei cittadini. Ci sono certo eccezioni che, da parte mia, ho cercato di conoscere e ho documentato più volte nel mio blog ma la linea dominante è quella che ho descritto.
Chi si aspettasse stimoli di consapevolezza dalla cd. società civile ormai sa che, soprattutto nelle forme associative in cui questa si organizza, è solo cassa di risonanza quale che sia, fosse pur quella efficacemente descritta da Dante Alighieri in un’espressione qui irripetibile (Inferno canto 21, v.139)

Quando ci si mettono i vescovi
Nel 2015 vi si riunì il Sinodo dei vescovi che discusse e approfondì i problemi della famiglia, “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”, proponendo poi, il 24.10.2015, le conclusioni  del  proprio approfondimento e dibattito.
Il tema del capitolo terzo delle conclusioni era “Famiglia, inclusione e società”.
Nel documento finale gli aspetti problematici e critici per chi appartenesse a una famiglia vennero così elencati:
– in riferimento alle ‘persone con bisogni speciali’: Le persone non sposate, Migranti, profughi, perseguitati
– e in riferimento ad alcune ‘sfide peculiari’: i bambini, la donna, l’uomo, i giovani
Le criticità erano considerate solo all’essere in famiglia di questi soggetti con manifesto silenzio verso quei bambini cui la famiglia era negata.
Qualcuno mi spiegò che ciò riguardava una legge e che di leggi, strumenti della società civile, le organizzazioni ufficiali della Chiesa cattolica come tale non si occupano. Quel ‘qualcuno’ (lo si legga al plurale) oggi è ancora una volta smentito dato che i vescovi della CEI si sono espressi anche pubblicamente a favore delle ‘Disposizioni in materia di cittadinanza’.

Una fugace comparsa di vescovo eticamente responsabile e del quotidiano della CEI
Poiché già durante il dibattito del Sinodo avevo avuto sentore che la dichiarata inclusione per i piccoli figli dei sans papier si concretasse in esclusione, quando scoprii che il papa aveva nominato segretario speciale del Sinodo mons Bruno Forte, vescovo di Chieti e Vasto e teologo noto e stimato gli scrissi e, in pochi giorni comparve un suo articolo nel merito, pubblicato dal Sole 24 ore, quotidiano su cui ancora mons Forte regolarmente interviene.
L’articolo (datato 28 giugno 2015) si può leggere nel mio blog. Afferma tra l’altro
«La cecità di fronte al fenomeno migratorio tocca a volte vertici che, se non fossero drammatici, rasenterebbero il ridicolo: per limitarsi a un solo esempio, che è di estrema gravità, si potrebbe citare il caso del rifiuto della registrazione della dichiarazione di nascita in Italia dei figli di migranti privi di permesso di soggiorno! Su questo fatto c’è stato a lungo un assordante silenzio (con poche eccezioni, come ad esempio la raccomandazione proposta nel congresso del 2014 dalla Società Italiana di Medicina delle Migrazioni). Eppure, da diversi anni, nei rapporti firmati anche dalla Caritas Nazionale, il gruppo Convention on the Rights of the Child (CRC) segnala questo problema e ne raccomanda una soluzione a livello istituzionale»
Rassicurata da quell’articolo (era il mese di giugno. Le conclusioni non erano ancora pubblicate: lo sarebbero state tre mesi dopo) mi rivolsi al quotidiano dei vescovi, Avvenire, uscendone vittima di una grottesca operazione di sfruttamento. Mi recai a Milano per un colloquio accettato da una giornalista di Avvenire (a mie spese, nulla ho mai avuto ne avrei accettato per il sostegno che da cittadina responsabile cerco di dare ai piccoli condannati ad essere fantasmi).
Fra il 30 agosto e il primo settembre 2015 uscirono tre documentati articoli (anche questi leggibili nel mio blog): la giornalista che li firmò a mia richiesta mi assicurò il sostegno del direttore.
Pensavo ne uscisse una indicazione per affrontare civilmente il problema.
Nulla: un lampo di responsabilità e poi il silenzio.

Purtroppo devo dire che il mancato ordine dall’alto (garanzia di sicurezza nella ‘verità’?) assicura nelle parrocchie il silenzio dei fedeli, amanti dei propri bambini e cinicamente indifferenti a quelli degli altri soprattutto se figli di ‘poveracci’, ridotti al silenzio per il circolo perverso che ho cercato di descrivere tenendomene fuori.
Devo però onestamente considerare che su questo problema c’è una piena consonanza ecumenica (anche le chiese protestanti tacciono) e la garanzia di non essere colpevolmente silenti deriva dalla possibilità di sparire nell’oceano di una società (in)civile che di tanto si disinteressa dal livello politico, all’informazione, alla base.
Tacciono anche le donne delle commissioni pari opportunità per cui le madri, cui è negato essere tali, non sono soggetti da essere riconosciuti pari almeno nelle opportunità.
Eppure anche l’oscurità imposta può essere violenza.

FONTI
13 luglio – puntata precedente http://diariealtro.it/?p=5082

Determinazioni in materia di cittadinanza.
testo   ddl2092 senato
sintesi        http://diariealtro.it/?p=5047

15 luglio: ultimo –ma non l’ultimo – scivolamene senatoriale registrato:
http://www.repubblica.it/politica/2017/07/15/news/ius_soli_il_pd_frena_per_il_rischio_crisi-170819771/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1

2008 L’ordine dei medici dice no http://diariealtro.it/?p=4831

21 luglio 2011 – La corte costituzionale salva i matrimoni:
http://www.guidelegali.it/sentenze-in-immigrazione-diniego-sanzioni-e-processo/corte-costituzionale-sentenza-n-245-del-25-luglio-2011-illegittimita-costituzionale-dell-articolo-116-primo-comma-del-co.aspx

Un saggio sul ‘superiore interesse dei minori’
http://www.cde.unict.it/sites/default/files/files/N_%20Di%20Lorenzo_%20Il%20principio%20del%20superiore%20interesse%20del%20minore%20all%27inetrno%20delle%20relazioni%20familiari.pdf

Proposte legge non considerate né dal parlamento né dalla società più o meno civile:

17 giugno 2013 – Forse qualcuno ha visto i bambini fantasma


http://diariealtro.it/?p=3401

L’Italia sono anch’io   http://www.litaliasonoanchio.it/index.php?id=521

Synod15 – Relazione Finale del Sinodo dei Vescovi al Santo Padre Francesco.  24.10.2015
https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2015/10/24/0816/01825.html

29 giugno 2015 – risposta mons Forte http://diariealtro.it/?p=3863

2015 Link articoli avvenire http://diariealtro.it/?p=4045

 

luglio 16, 2017Permalink

15 luglio 2017 – Giovanni Franzoni ricorda

La cacciata di dom Franzoni
La Chiesa usò la Dc, ma alla fine fu usata, come apparve allora, da Amintore Fanfani nella battaglia per il referendum sul divorzio. Mi schierai pubblicamente per il «no», no all’abrogazione della legge Fortuna-Baslini che per la prima volta in Italia dava la possibilità di divorziare. In ogni luogo dove andavo a parlare venivo annunciato dalla pubblicità delle mie recenti dimissioni, ero già «l’ex abate».
Non andavo a fare esplicita propaganda, accettavo solo gli inviti ai dibattiti sulla famiglia. A Palermo, a Taranto, a Bergamo. Ogni volta che qualcuno mi chiedeva un’opinione sul divorzio, rispondevo: credo nella libera scelta, e lo dico.
Vestivo sempre con la talare quando andavo in pubblico. Arrivai a Taranto preceduto dai titoli dei giornali locali. Seppi poi che l’arcivescovo Motulese non l’aveva presa affatto bene; aveva premuto su Roma perché si prendessero provvedimenti nei miei confronti.
Mancano poco più di due settimane al referendum, il clima è rovente. Sono a Desenzano sul Garda, sto predicando gli esercizi spirituali con un gruppo di missionari che deve partire per i Paesi europei in cui si trovano comunità di immigrati di lingua italiana: Svizzera meridionale, Lussemburgo, Francia. In convento mi arriva un telegramma firmato dall’Abate Angelo Mifsud, un maltese, (presiedeva la Congregazione Cassinese). Letterale: «Se non cessate di tenere assemblee sul divorzio sarete sospeso ipso facto a divinis».
Ipso facto, contro ogni diritto moderno. Il giorno dopo ho un convegno alla Camera di commercio di Bergamo; parto per capire come posso gestire la giornata.
Arrivo nel centro storico e per strada vedo persone che manifestano, cartelli in mano. La Camera di commercio è chiusa: su pressioni democristiane l’uso della sala è stato revocato. Seguo in macchina il flusso della gente, si stanno spostando verso la chiesa di San Pietro, gremita. C’è gente seduta con le gambe penzoloni dalle finestre. Mi faccio largo, vado all’altare e dico: «Io non posso parlare, voi non potete parlare perché vi chiudono in faccia il portone, i fatti parlano da soli».

La punizione
Non avevo grande paura dei provvedimenti ecclesiastici. Immaginavo piuttosto che con il polverone alzato da una sospensione a divinis avrei potuto condizionare più pesantemente il voto dei cattolici. Annullo l’incontro previsto due giorni dopo alla Fatme, a Roma, con il socialista Paris Dell’Unto, vice sindaco della città. Era un sabato, il 27 aprile 1974. La domenica ero su tutte le tv: «Il noto Dom Franzoni è stato sospeso a divinis».
Mi avevano sospeso, anche se non ero intervenuto al dibattito. E i giornalisti continuano a usare quel «dom» per definire un monaco, per differenziarlo dal «don» che precede un normale prete.
In Italia il «Dom», abbreviazione mitteleuropea di Dominus non è stata mai adottata dai benedettini, ma per lungo tempo, e ancor oggi qualche volta, debbo convivere con i due appellativi che precedono la mia identità: l’ex abate, il dom. E con un sogno ricorrente: le assemblee con la Conferenza episcopale, le grandi assisi del Concilio.
Io, in grandi stanze, attorno a grandi tavoli, insieme ai miei confratelli.
La firma sotto la sospensione a divinis è del Cardinal vicario Ugo Poletti che, devo dire – non per astio ma perché ne sono convinto – era persona di intelligenza modesta e di modesta cultura. Non era un conservatore né un democratico, era un uomo che sapeva muoversi insieme al vento e che teneva in massima attenzione la politica.
Accettai in silenzio, anche se in cuor mio sentivo di avere doppiamente ragione: dal punto di vista sostanziale, perché quelle erano le conseguenze di aver preso sul serio il Concilio, e dal punto di vista formale perché la procedura di sospensione a divinis era fondata su presupposti inesistenti.
Ricordo con simpatia, però, che dopo la vittoria del referendum, i radicali festeggiarono in piazza Navona urlando: «Se ci fosse ancora la possibilità di eleggere un papa per acclamazione, Franzoni sarebbe papa a furor di popolo».
Mi sono poi ritirato con la mia Comunità di base che già da quasi un anno si riuniva in via Ostiense, al 152 b, cento metri più in là dell’appartamento che condividevo con Don Pierre. Il mio impegno pro-referendum mi aveva fatto perdere di vista anche l’amico coinquilino. Era quasi sempre solo e, dopo qualche mese, decise di tornare in Belgio. Ho scoperto in quella occasione quanto sia difficile vivere insieme in un appartamento di quaranta metri quadrati e quanto si possa essere violenti senza accorgersene, scoprendo poi, magari da un gesto della bocca, di avere ferito l’altro.
Volevo che l’esperienza con il nostro gruppo di laici non finisse con la mia uscita da San Paolo. Cercai di nuovo il Cardinal Poletti, e, dopo avergli spiegato che la sentenza di sospensione a divinis era a mio avviso invalida perché io avevo ubbidito all’ingiunzione di non parlare più in pubblico disdicendo tutti gli appuntamenti, lui ammise che forse effettivamente c’era stato qualche errore ma si appellò alla mia comprensione delle procedure e delle prassi ecclesiastiche per cui non dovevo aspettarmi che la Chiesa ammettesse pubblicamente di avere sbagliato. Mi suggerì inoltre di trovare un vescovo benevolo pronto a incardinarmi nella sua diocesi.
Contattai Monsignor Luigi Liverzani, a Frascati, la diocesi più vicina. Era una persona informata, aperta, vicina al mondo del lavoro, mi avrebbe preso nella sua diocesi senza alcuna condizione. Presentai quel nome a Poletti e il vicario mi rispose che Frascati era troppo vicina a Roma.
«C’è un chilometraggio minimo, vostra Eminenza?».
La verità è che voleva spezzare il mio rapporto con la comunità e questo non l’avrei mai permesso. Rimasi sospeso per due anni e, contro ogni diritto canonico, vagante senza sede. Furono tre le motivazioni vere di quel provvedimento eccessivo. Il momento storico: il Partito comunista che cresceva e il referendum sul divorzio che la Dc voleva vincere e perse; il mio ruolo: ero stato un prelato di Santa Romana Chiesa e avevo appartenuto alla Conferenza episcopale italiana; la mia sede: vivevo e operavo a Roma, a pochi chilometri dalla Santa Sede e ogni mio bisbiglio era ascoltato oltretevere.
Due anni dopo si aggiungerà il caso Lefebvre: la Chiesa non poteva accettare le sfide che quel vescovo ultraconservatore le stava portando. Per punire lui, che aveva fatto il piccolo scisma di Econe, Paolo VI fu costretto a dare un colpo anche al dissenso cattolico, e ad emarginarmi dalla Chiesa.
Avevo collaborato fin dalla sua nascita con la rivista cattolica di ispirazione conciliare «Com», che presto si fonderà con la rivista protestante «Nuovi tempi».È in quella sede che per la prima volta manifestai una adesione alle politiche sociali e sanitarie delle amministrazioni di sinistra e per la prima volta feci una dichiarazione di voto per il Pci alle politiche del 1976.
Scrissi che il Partito comunista italiano aveva dimostrato di adoperare l’analisi e la prassi marxista in modo critico, che era stato capace dimettersi al servizio del Paese e della causa antifascista, che si era sforzato di modificare alcune ipotesi iniziali, che aveva privilegiato forme di lotte civili e politiche come espressione della forza della ragione rispetto all’arroganza del potere. «E se il voto resta un episodio», dissi, «la mia adesione politica è di ogni giorno; non prenderò la tessera solo per obbedire all’articolo 43 del Concordato che me lo impedisce».
Il 20 giugno 1976 il Pci guadagnò 3 milioni e 600mila voti arrivando a una percentuale del 34,4% . Nonostante lo scandalo Lockheed la Dc mantenne i suoi, e restò al 38,7%.
Nella domenica del voto il cardinal Poletti preparò una lettera e me la fece recapitare presso la «sedicente Comunità cattolica di base», in Via Ostiense 152b. Tra parentesi, a questo proposito, la Comunità non è mai stata riconosciuta in alcun modo dall’Istituzione se non con lo sprezzante appellativo di «sedicente», proprio come le prime comunità cristiane che non avevano diritto di cittadinanza nel mondo romano.
Unica, rilevante eccezione mons. Clemente Riva, vescovo ausiliario di Roma sud, rosminiano, che, venutoci a trovare poco tempo prima degli eventi che sto raccontando, dopo aver pregato con noi ci disse (più o meno, ma in sostanza): «Io non sono qui per darvi un avallo che del resto non mi chiedete, tuttavia voi siete per me, nel mio settore, una comunità di fede tra le altre». In quel periodo Poletti, che mi dà ancora del tu, mi fa sapere: «O fai ritorno umile e sincero alla disciplina ecclesiale riconoscendo pubblicamente i tuoi errori oppure sarai ridotto allo stato laicale».
Se non abiuro e mi inghiotto la dichiarazione di voto comunista le possibilità sono due; o mi autoriduco o mi puniranno loro.
Rispondo che avrei sentito prima la mia comunità e la convoco per il lunedì successivo,il 28 giugno. Quell’assemblea si apre a tutte le comunità di base e a chiunque voglia intervenire. Quattro amici salgono a San Giovanni in Laterano e invitano nel salone anche il cardinale che mi sta punendo. Poletti rifiuta seccato e proibisce a qualsiasi autorità del Vicariato di farsi vedere. L’assemblea della comunità di San Paolo è affollata. C’è Don Enzo Mazzi da Firenze, c’è Don Lutte dalla Magliana, Suor Cleofe e l’avvocato Francesco Zanchini.
Il «Corriere della Sera» definisce il nostro salone squallido. A me sembra spoglio, non squallido.
Prevale l’idea di riaprire il dialogo, senza rinunciare alle nostre convinzioni di fondo.
In quel periodo ripresero le azioni violente di Civiltà Cristiana contro la Comunità e la mia persona: un giorno venne parzialmente incendiata la sede della Comunità e sul muro del corridoio di ingresso trovammo la scritta «Franzoni al rogo».
Intanto la Cei sta organizzando a Roma un secondo convegno, «Evangelizzazione e promozione umana». Portiamo il nostro contributo con una lettera in cui diciamo in sostanza: «Noi cristiani ci vergogniamo di una città santa come Roma dove la Chiesa è in collusione con chi non cede un’unghia dei suoi privilegi ottenuti con il sangue dei più poveri. La chiesa è violenta quando fa passare come volontà di Dio pratiche sessuofobiche, antievangeliche e antiumane. Nei quartieri bisognosi la Chiesa non deve invadere spazio prezioso con edifici dedicati al culto quando può bastare un locale ampio e decoroso che può essere utilizzato anche per le assemblee di quartiere».
Le nostre analisi vengono accolte in città a tutti i livelli, invece il Vaticano liquida il documento come pieno di superbia. Il Cardinal Poletti aveva mal sopportato che avessi reso pubblica la lettera con cui minacciava di allontanarmi dalla Chiesa. E allora, su «l’Osservatore Romano», tacciandomi di scorrettezza, di mancanza di stile, di voler turbare le persone inesperte e impreparate aizzandole contro la Chiesa, rende pubblica la versione integrale di quel documento. Dice: «Don Giovanni, le tue dichiarazioni su “Com-Nuovi tempi” hanno riproposto clamorosamente davanti al popolo italiano il tuo caso e i tuoi rapporti con la Chiesa.
Con il documento che notificava la sospensione a divinis da te firmato il 19 luglio 1974 ti eri impegnato a chiarire il tuo pensiero dottrinale e la tua posizione disciplinare entro sei mesi. Né la tua lettera del 23 dicembre 1974, né gli scritti successivi hanno offerto plausibile spiegazione del tuo comportamento e del tuo insegnamento. Anzi, c’è stato un progressivo deterioramento con caratteristiche sempre più aggressive verso la Chiesa e i suoi pastori. Le tue dichiarazioni su “Com-Nuovi tempi” hanno precipitato tutto, per di più in chiave elettorale, tanto lontana da una visione ecclesiale del tuo problema, suscitando meraviglia e scandalo tra il clero e il popolo cristiano».
Entro dieci giorni devo rispondere, «oppure la Chiesa dovrà adottare il provvedimento di riduzione allo stato laicale in poenam».
Il giorno dopo quell’assemblea Paolo VI, seguendo la teoria degli opposti estremismi, sospende a divinis, per un anno, l’Arcivescovo Marcel Lefebvre. Nelle stesse ore io spedisco al Vicario generale una lettera in cui ribadisco la mia fede nelle maggiori verità della chiesa cattolica: «Credo in Gesù Cristo e l’amore per lui non è ignara rassegnazione, ma scelta di vita e di lotta per gli sfruttati di ogni tempo».
Dico: «La mia tensione con l’autorità ecclesiastica non è mai dipesa da motivi di fede, ma da mie scelte politiche che non ritengo erronee anche se in contrasto con la linea ufficiale portata avanti dalla Conferenza episcopale italiana. Mi sento prete fino in fondo e non chiederò mai la riduzione allo stato laicale».
Già, il Cardinal Poletti iniziava ad avanzare motivi dottrinali per giustificare le sanzioni contro di me. Nell’intervento autoritativo per la riduzione allo stato laicale, infatti, si parlerà di atti contro le verità di fede perché avevo dato la mia dichiarazione di voto per il Pci e la mia adesione alle sue lotte politiche. Questi erano, per la mia Chiesa, «atti contro natura». Mi avrebbero telefonato e scritto miei congiunti preoccupati che avessi compiuto chissà quali perversioni.
La mia corrispondenza con le zie Anita e Nella, ampiamente riportata in appendice, rende molto bene, a mio avviso, il clima di quel periodo e le reazioni umane.
In Vaticano si sosteneva infatti che il comunismo era contro l’ordinamento naturale delle cose e contro la dottrina della Chiesa, ma io avevo esplicitamente detto che aderivo alle forme partecipative nel sociale del Pci e basta. L’applicazione dei diritti in questo Paese era roba degli assessori di sinistra. Nella psichiatria, nell’handicap, nella scuola, nell’infanzia c’era sempre un’avanguardia di sinistra. Il comunista non istituzionale Franco Basaglia, direttore dell’ospedale psichiatrico di Trieste, mi spiegava che a Gorizia e a Trieste non avrebbe fatto nulla se non vi fosse stata una giunta di sinistra. Quando enunci dei principi sei radicale, quando devi chiudere un manicomio o devi aprire una comunità alloggio ti affidi a una prassi per niente anticristiana. Io non aderivo al marxismo, né, assolutamente, all’ateismo. Aderivo alla prassi delle giunte di sinistra in Italia. Devo anche dire, però, che in quel periodo molti preti «spretati» sono stati silenziati dallo stesso Pci: non voleva che mettessero in difficoltà le politiche di compromesso storico di Enrico Berlinguer.
Il partito faceva assumere gli ex sacerdoti negli apparati amministrativi vicini al partito, loro trovavano moglie e smettevano di essere un problema. Per la Chiesa e per il Partito.
Il nuovo incontro con il Cardinal Poletti servì a poco. Il vicario mi disse che il caso non era più di sua competenza e che ne erano stati investiti organismi ufficiali ecclesiali, genericamente. La faccenda era andata a finire nelle mani della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede (ex Sant’Uffizio), ed era intervenuto direttamente Paolo VI. Le riduzioni allo stato laicale sono infatti di diretta competenza del papa. Una bella apertura in quei giorni arrivò da Monsignor Bettazzi, che scrisse una lettera a Enrico Berlinguer. In essa il vescovo di Ivrea diceva di guardare con attenzione l’impegno del Pci a realizzare un’esperienza originale di comunismo, diversa da comunismi di altre nazioni.
Quel dialogo tra un vescovo e un segretario di partito corrispondeva al dialogo che c’era tra la base cattolica e quella comunista.
Noi non volevamo un nuovo sincretismo tra ideologia marxista e fede cristiana, né mettere il ministero episcopale al servizio di una parte politica, chiedevamo solo di amare Cristo nella Chiesa senza rompere la nuova solidarietà creata con i lavoratori organizzati.
Tratto da “Autobiografia di un cattolico marginale” di Giovanni Franzoni

Fonte
http://www.solidando.net/teologia/testi/franzoni1.htm

luglio 15, 2017Permalink

14 luglio 2017 – Confronti saluta Giovanni Franzoni

Care amiche, cari amici,
come molti di voi già sapranno, ieri (13 luglio) è mancato Giovanni Franzoni. Abate di San Paolo fuori le mura negli anni Sessanta, padre conciliare al Vaticano II e poi sospeso a divinis nel 1974 per le sue posizioni a favore del No nel referendum per l’abrogazione del divorzio. Due anni dopo verrà ridotto allo stato laicale.
Da allora continuerà il suo percorso con la comunità cristiana di base di San Paolo, fondata nel 1973 (la celebrazione da parte di Franzoni della prima messa – che per il Vicariato di Roma «non era né autorizzata né proibita» – nel salone spoglio di via Ostiense 152/B ne rappresenta simbolicamente l’atto costitutivo), e i numerosi compagni di strada delle tante battaglie che ha portato avanti in questi decenni: accanto ai disoccupati e ai senza casa, contro la speculazione edilizia ecclesiastica e «per una Chiesa più fedele al Vangelo e al Concilio», contro tutte le guerre (dal Vietnam alla Palestina all’Iraq) e a favore dei diritti civili: aborto, procreazione medicalmente assistita, eutanasia.
Nel 1974 il settimanale del dissenso cattolico Com si fonderà con il settimanale evangelico Nuovi tempi e darà vita a Com-Nuovi tempi. Giovanni sarà impegnato per tutto il resto della sua vita in questo progetto, che nel 1989 si trasformerà in Confronti. Per noi – ogni mese, davvero fino all’ultimo – scriveva la sua rubrica “Note dal margine”, dove affrontava le questioni più diverse. Proprio una settimana fa ci aveva inviato il suo articolo per il numero monografico che uscirà a settembre sul fine vita, nel quale esprimeva «un netto rifiuto di una rappresentazione della morte come fatto estraneo totalmente alla vita».
E continuava: «Molti ancora si rappresentano la morte come un evento tremendo nelle mani di un Dio creatore e signore, giustiziere e punitore di quanti non riconoscono la sua sovranità assoluta. La morte è rappresentata come un essere estraneo, cavalcante un destriero scheletrico e agitante una falce con la quale uccide i viventi e li sottopone al Dio giudice; ma questa visione mitica della morte viene oggi da molti onestamente rifiutata, a favore, invece, di una rappresentazione del morire come un fatto insito, fin dalla nascita del vivente, nella stessa sua origine e nella sua crescita».
la redazione di Confronti e tutta la cooperativa Com Nuovi Tempi

I funerali si terranno domani, sabato 15 luglio, alle ore 10.30, presso il Centro anziani del Parco Schuster (via Ostiense 182/G), nei pressi della basilica di San Paolo a Roma.

luglio 14, 2017Permalink

14 luglio 2017 – Gadi Luzzatto Voghera ha pubblicato su fb

La ‘normalità’ dell’antisemitismo

L’antisemitismo è una formidabile subcultura linguistica. Il suo potenziale comunicativo è immenso e il mondo della politica nell’era dei social media e della semplificazione dimostra ogni giorno di più di averne acquisito il canone fondamentale. Alcuni elementi sono essenziali. 1) La negazione: non sono antisemita, mi si accusa di esserlo per impedirmi di esercitare liberamente il mio diritto di critica. 2) Il distinguo: il mio non è antisemitismo. Io sono antisionista. 3) L’alternativa ai poteri forti: mi date dell’antisemita per tapparmi la bocca e impedirmi di rivelare la verità su chi ci comanda veramente (a scelta: Bilderberg, i rettiliani, Soros, i Rothschild, la massoneria… insomma gli ebrei come categoria immanente). 4) Le battute nei salotti protetti: assicurarsi che attorno al tavolo, nel party fra amici, in viaggio con i colleghi ecc. non ci siano ebrei. Quindi sfoderare il repertorio di battutine sottilmente antisemite per tastare il terreno. Se suscitano almeno indifferenza, o simpatia, ecco la barzellettona sull’ebreo ricco, o sulle sottilette ad Auschwitz. Quindi il discorso va liscio, e si riprende dal punto 3 straparlando di politiche occulte.
Sono decenni che i sondaggi ci dicono che in Italia gli antisemiti puri (quelli che dimostrano ostilità a tutte le domande che riguardano gli ebrei) sono fra i 10 e i 20 su cento. È semplice: significa che sono molti, che non sono una “parentesi” nella storia dell’Italia e che almeno potenzialmente sono un promettente bacino elettorale. Equamente distribuiti a sinistra, al centro e a destra, sono numericamente una risorsa interessante. Diremo di più: questa stabilità di dati numerici ci offre una interessante conferma alla tesi storiografica che indica nelle leggi antiebraiche fasciste un provvedimento autoprodotto da una società – quella italiana, all’epoca governata da un regime dittatoriale ma non privo di un ampio consenso – e non imposto da una alleanza militare. Con tutto ciò, non si spiega lo stupore per la volgare battutaccia da bettola malfamata che il deputato Massimo Corsaro ha voluto sfoderare ne confronti di Emanuele Fiano, a cui va tutta la solidarietà del caso. Si è trattato dell’ennesima emersione di un linguaggio del tutto comune e diffuso, che la politica usa con cognizione di causa. È parte di una normalità alla quale è sbagliato adeguarsi. Ma di normalità si tratta, in un paese che ancora stenta a fare veramente i conti con il suo passato fascista, che è ben lungi dal passare.

luglio 14, 2017Permalink

13 luglio 2017 – Fra ignoranza, razzismo e pratica della violenza

Nel caos folle e repellente che sembra aver colpito come un’epidemia incontenibile il discorso politico italiano fino al parlamento si colloca anche l’insulto che unisce (e non sarebbe possibile altrimenti) antisemitismo e volgarità insostenibile.
Stupidamente mi chiedo come sia stato possibile anche se so (o mi illudo) di saperlo ma voglio ragionarci con ordine.

E per far ordine bisogna partire da principio dal giorno in cui lo stordito esponente di una dinastia rozza e ignorante, Vittorio Emanuele III per grazia di Dio e per volontà della Nazione Re d’Italia Imperatore d’Etiopia, firmò il
R.D.L. 17 novembre 1938, n. 1728 – Provvedimenti per la difesa della razza italiana
Lo sciagurato sovrano che cinque anni dopo sarebbe fuggito dalla capitale con bagagli e famiglia (compreso l’erede al trono, ufficiale dell’esercito!) aveva già approvato un decreto che garantiva la cacciata dalla scuola (a partire dalla scuola materna – come allora si diceva e uso questo termine perché nella nostra storia ha un senso preciso che non abbiamo voluto dismettere) di insegnanti e allievi ‘di razza ebraica’
Lo aveva fatto in fretta, prima ancora che si esprimesse il Gran Consiglio del fascismo con la Dichiarazione sulla razza, che fu votata il 6 Ottobre 1938

Il 6 ottobre infatti l’’Italia si era liberata dal suo peggior nemico da un mese perché i
Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista
erano stati approvati con R.D.L. il 5 settembre 1938 – XVI, n. 1390
quando il provvido Vittorio Emanuele III per grazia di Dio e per volontà della nazione Re d’Italia Imperatore d’Etiopia, ritenuta la necessità assoluta ed urgente di dettare disposizioni per la difesa della razza nella scuola italiana, udito il Consiglio dei Ministri; aveva decretato:
Art. 1. All’ufficio di insegnante nelle scuole statali o parastatali di qualsiasi ordine e grado e nelle scuole non governative, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere ammesse persone di razza ebraica, anche se siano state comprese in graduatorie di concorso anteriormente al presente decreto; nè potranno essere ammesse all’assistentato universitario, né al conseguimento dell’abilitazione alla libera docenza.
Art. 2. Alle scuole di qualsiasi ordine e grado, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere iscritti alunni di razza ebraica.

Così, sgombrato il campo dai nemici più pericolosi, poteva, con il
Regio Decreto – Legge 17 novembre 1938 – XVII, n. 1728, affermare
Art. 8 Agli effetti di legge: a) è di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se appartenga a religione diversa da quella ebraica; b) è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di cui uno di razza ebraica e l’altro di nazionalità straniera; c) è considerato da razza ebraica colui che è nato da madre di razza ebraica qualora sia ignoto il padre; d) è considerato di razza ebraica colui che, pur essendo nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, appartenga alla religione ebraica, o sia, comunque, iscritto ad una comunità israelitica, ovvero abbia fatto in qualsiasi altro modo, manifestazioni di ebraismo. Non è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, che alla data del 1º ottobre 1938 – XVI, apparteneva a religione diversa da quella ebraica.
Art. 9 L’appartenenza alla razza ebraica deve essere denunziata ed annotata nei registri dello stato civile e della popolazione

Arriviamo ai giorni nostri
Ignorando la storia e zampettando con disinvoltura oltre la Costituzione nello spregio diretto degli articoli 3 e 10 arriviamo al 2009, quando nel contesto del quarto governo Berlusconi l’allora ministro Maroni fece fare un passo avanti rispetto alla legge Bossi Fini stabilendo che, per ottenere la registrazione degli atti di stato civile, i migranti non comunitari dovessero presentare il permesso di soggiorno. Impossibilitati a garantirsi ciò che per definizione non potevano avere i migranti subirono le conseguenze di un effetto voluto, non di una conseguenza casuale della legge.
Due anni dopo la corte Costituzionale, a tanto interpellata, ripristinò la certezza dei diritti civili di chi volesse contrarre matrimonio (sentenza 245) ma, poiché nessuno legittimato a farlo si occupò di chi nasceva in Italia a rischio inesistenza, i neonati restarono vittime di quella norma, capaci di produrre solo indifferenza e anche peggio, degni successori degli occupanti della ‘scuola materna’ cacciati nel 1938. A quelli era negata anche la scuola materna a questi le madri!
Per la verità fra il 2013 e 2014 furono presentate, nel disinteresse generale e garantite la nulla dalla indifferenza degli stessi presentatori, due proposte di legge che avrebbero potuto rimediare alla situazione se qualcuno se ne fosse presa cura. Il che non fu.

Qualcuno mi chiede perché … e attende una risposta convincente
Secondo me c’è poco da attendere. La risposta è nelle cose.
Decisi ad usare i più deboli come arma contro i forti – una novità efficace – leghisti e complici (ritrovabili in uno spettro ampio di campioni del neorazzismo) provarono a mettere in gioco prima il personale sanitario chiamato a farsi spia degli ‘irregolari’ (ma in questo caso fallirono. Nel 2008 la deontologia ebbe ancora la capacità di determinare una reazione), poi gli atti di stato civile.
Per i matrimoni i nostri eroi riuscirono a tenere la posizione per due anni ma poi, essendo coloro che vogliono contrarre matrimonio adulti, legati a cittadini italiani, in grado di sollecitare protezione anche con strumenti che ancora la legge offre, intervenne la Corte Costituzionale a ripristinare la dignità dell’esercizio di un diritto fondamentale.
Restavano i neonati, figli di irregolari impauriti perché la registrazione della nascita per loro significava e significa rischio di espulsione: l’esercizio di un diritto si è fatto causa di devastazione.
C’è la circolare che, se applicata, può salvare ma l’informazione in proposito è scarsa e io continuo a trovare indecente che un diritto fondamentale come quello di esistere giuridicamente sia affidato a un atto che può essere cancellato senza che ciò richieda neppure l’intervento del parlamento.
E così torniamo alla ‘scuola materna’ negata nel 1938 e anche oggi a chi non può avere un certificato in cui sia scritto il nome della madre e del padre.
La continuità della storia è assicurata.
La devastazione dei neonati ha preceduto l’infamia dell’insulto recente e se ne è fatta garante.
Si poteva e si può!

FONTI
leggi 1938
https://it.wikisource.org/wiki/R.D.L._17_novembre_1938,_n._1728_-_Provvedimenti_per_la_difesa_della_razza_italiana

https://it.wikisource.org/wiki/Dichiarazione_sulla_razza,_votata_dal_Gran_Consiglio_del_Fascismo_il_6_Ottobre_1938

http://www.cdec.it/home2_2.asp?idtesto=185&idtesto1=643&son=1&figlio=558&level=6#

la corte costituzionale salva i matrimoni

http://www.guidelegali.it/sentenze-in-immigrazione-diniego-sanzioni-e-processo/corte-costituzionale-sentenza-n-245-del-25-luglio-2011-illegittimita-costituzionale-dell-articolo-116-primo-comma-del-co.aspx

proposte legge abbandonate:

17 giugno 2013 – Forse qualcuno ha visto i bambini fantasma

24 ottobre 2014 – Una proposta di legge antirazzista. La facciamo approvare?

luglio 13, 2017Permalink

11 luglio 2017 – Una memoria da condividere: i Luzzatto

10/07/2017 “Temo più di tutto l’oblio, il fascismo non è cosa d’altri tempi”. Intervista ad Amos Luzzatto
di Umberto De Giovannangeli

Dal lido di Chioggia allo scontro sull’apologia di fascismo: “Incitare all’odio non c’entra con la libertà di Il tempo non ha scalfito la sua lucidità intellettuale e la convinzione profonda, maturata su un vissuto doloroso, che ha accompagnato il suo impegno di una vita: “Senza memoria non c’è futuro”, afferma in un’intervista esclusiva all’HuffPost una delle figure più autorevoli dell’ebraismo italiano ed europeo: il professor Amos Luzzatto, per anni presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei). “Senza memoria, soprattutto, non c’è un futuro caratterizzato da quei principi di rispetto e di inclusione che devono restare a fondamento di una società democratica. E allora, guai a minimizzare vicende come quella di Chioggia, liquidandole come un fatto squallidamente folcloristico. Di fronte a scempiaggini del genere, ogni coscienza democratica dovrebbe esercitare il diritto-dovere all’indignazione. Il fascismo, e io lo so bene avendo vissuto quei terribili anni, si è alimentato di stereotipi e di pregiudizi verso il ‘diverso’, considerato come un essere inferiore, anormale. Si è iniziato così e poi sono arrivate le leggi razziali”.   

Professor Luzzatto, molto si discute sul caso-Chioggia, la spiaggia trasformata in un sito neofascista, mentre si susseguono i blitz anti-immigrati di CasaPound, e in Parlamento si apre lo scontro sulla proposta di legge Fiano contro l’apologia del fascismo. Qual è in merito la sua opinione?

Il periodico risveglio di nostalgie razziste e inneggianti al “regime” è fonte di seria preoccupazione. Non si tratta di una semplice libertà di manifestazione ideologica; si tratta in realtà del tentativo di reintrodurre nel vocabolario italiano quanto speravamo scomparso di razzismo e nostalgia del nazifascismo. Questo richiamo periodico al vocabolario della violenza e della discriminazione invita a rinnovare tentativi di trasformare la vita civile faticosamente ricostruita in una arena di violenza che già in un recente passato aveva condotto l’Europa a persecuzioni contro minoranze indifese. Si comincia con la riabilitazione di un vocabolario di odio e di disprezzo, si continua con misure che, parlando di richiami a “ordine” e “pulizia” invitano a profonde divisioni sociali, a ostracismi e a violenze.
C’è chi sostiene, pur condannando episodi come quello di Chioggia, che comunque va difesa la libertà di espressione.
Giusto, ma quello che non può essere concepita come “libertà di espressione” è l’incitamento all’odio razziale, è propagandare l’ideologia fascista e nazista, a innescare, a parole certo – ma le parole anticipano spesso atti brutali – la caccia al diverso, dipinto e vissuto come una minaccia, come qualcuno che porta solo disordine, che delinque… Tutto ciò è inaccettabile. Per chi come me ha conosciuto la brutalità del ventennio fascista, non c’è niente di più sacro della libertà di espressione: quella libertà che i regimi tirannici, oggi come ieri, fanno di tutto per conculcare. Sa cosa temo di più.

Cosa, professore?
L’oblio. L’idea secondo cui il fascismo è qualcosa di morto, che non vale la pena rinvangare, perché “bisogna guardare al futuro”. Ma è proprio perché si deve guardare al futuro occorre coltivare la memoria storica. Non è una questione di rispetto verso i milioni di esseri umani che hanno perso la vita nei lager nazifascisti. No, questa memoria va coltivata per consegnarla alle giovani generazioni, per far comprendere loro che l’odio razziale è sempre dietro l’angolo, e che fascismo e antifascismo non possono essere messi sullo stesso piano.

Il grande scrittore Predrag Matvejevic, recentemente scomparso, ricordò più volte che assieme a milioni di ebrei, nei lager nazisti furono massacrati tantissimi Rom, oltre che omosessuali, comunisti…

Questa è una verità storica. Un’amara, tragica verità. Noi stessi, noi ebrei, abbiamo subito sulla nostra pelle ripetutamente – fino alla più terribile persecuzione che è stata quella della Shoah – le conseguenze dell’essere prima di tutto indicati come stranieri irriducibili, poi progressivamente stranieri parassiti, quindi stranieri complottanti, infine assassini di bambini cristiani e in conclusione gruppi umani da espellere, da perseguitare, da sterminare. Noi ebrei sappiamo bene cosa significhi essere vittime di pregiudizi che si trasformano in odio e in violenza “purificatrice”. Sappiamo cosa significhi essere additati come il “Male” da estirpare. E da ebreo, oltre che da cittadino democratico, mi sento a fianco di tutte quelle comunità che non possono, non devono essere vittima di nuovi pogrom e additati come il “nemico” da combattere per il coloro della pelle o perché professano altre fedi religiose.

L’ideologia fascista avversava ogni portatore di diversità. Di questi tempi, si parla di “invasione” di migranti e in Europa si continuano a innalzare muri e a blindare le frontiere.

Sicurezza e legalità non dovrebbero essere contrapposte a inclusione e accoglienza. So bene che occorre governare i flussi migratori e avere una politica di condivisione a livello europeo. Nessuno può essere lasciato da solo a far fronte a un fenomeno di queste dimensioni. Ma quando il disvalore dominante rischia di divenire quello della paura, della diffidenza nei confronti del disperato che si immagina pronto a qualunque atto efferato, è difficile riportare il discorso verso i valori della solidarietà che vanno tradotti e regolati dalla politica ma mai, mai, abiurati.

Si discute del reato di apologia del fascismo e della necessità di agire sul piano giudiziario. Ma basta questo per arginare il risorgente antisemitismo e la xenofobia che innervano l’ideologia fascista?

No, non basta. Quello di cui ho sempre avvertito il bisogno, è lavorare nelle scuole, è investire nell’educazione. I giovani oggi sono i più vulnerabili perché, per loro fortuna, non hanno vissuto quegli anni terribili, e dunque tendono a dar credito a chi dice loro “quella è roba di altri tempi”. Quei tempi, purtroppo, possono ritornare, sotto spoglie diverse ma con la stessa carica di odio e di discriminazione. La demonizzazione del ‘diverso’ nasce spesso dall’ignoranza. La conoscenza è il miglior antidoto contro il ‘virus’ dell’intolleranza. E’ la ‘medicina’ che può salvare la democrazia”.

Gadi Luzzatto Voghera  Direttore del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (Cdec) di Milano
Un paese che non ha ancora realizzato un museo nazionale dell’Italia fascista, dimostrando di saper riflettere in pubblico sul ventennio e sulle sue dinamiche, non sarà in grado di produrre una legge condivisa (che sembra ovvia ma non lo è) che condanni l’apologia di fascismo. Un passato che non passa, perché nel profondo della società italiana restano ben vive delle strutture ideologiche e relazionali (opportunismo, conformismo, tradizionalismo premoderno, autoritarismo, antisemitismo) che del fascismo hanno costituito l’asse portante. Non fu una parentesi (con buona pace di don Benedetto) e ce ne accorgiamo con 70 anni di ritardo.

 

Fonte dell’intervista:
http://www.huffingtonpost.it/2017/07/10/temo-piu-di-tutto-loblio-il-fascismo-non-e-cosa-daltri-tempi_a_23023517/

 

luglio 11, 2017Permalink

1 luglio 2017 – Due donne europee

Simone Veil

E’ morta ieri. Aveva 89 anni. Di famiglia ebraica fu deportata ad Auschwitz dove la sua identità era il numero 78561. Tornò, esercitò la professione di magistrato e fu la prima donna ministro in  Francia. Da ministro della salute promosse la legge che legalizzò l’aborto (1975). Dal 1979 al 1982 fu la prima presidente del Parlamento europeo. Dal link che trascrivo di seguito è possibile vedere un filmato in cui spiega la legge sull’aborto. Ne riporto un passo: «Penso che la situazione attuale sia ingiusta e sbagliata. E’ ingiusta per le donne, perchè è soprattutto nei confronti di quelle più povere e sfavorite che il diritto penale è più rigido. Per le altre è molto facile andare in Olanda, in Inghilterra e anche trovare un medico che lo faccia in Francia, ce ne sono, si sa. Invece le donne sbandate, meno informate, che non hanno denaro, che sono sole nelle campagne o anche in condizioni di vita molto difficili nelle città, non sanno come fare quando aspettano un bambino di cui davvero non possono farsi carico. Ecco, questo è il motivo per cui pensiamo che la situazione sia inaccettabile e desideriamo cambiarla. Perché ci sono troppe donne che interrompono una gravidanza in circostanze dolorose».

FONTI

http://www.lastampa.it/2017/06/30/multimedia/esteri/simone-veil-in-un-filmato-darchivio-spiega-la-legge-sullaborto-IThGhHSZz83lc16OuUZMzO/pagina.html

http://www.corriere.it/esteri/17_giugno_30/germania-parlamento-approva-matrimonio-gay-03d435ac-5d64-11e7-a3ba-28ae329eb765.shtml

Angela Merkel

Tutta la mia ammirazione per Angela Merkel che ha praticato l’obiezione di coscienza non per smarcarsi da una scelta ma per rispettare se stessa e nello stesso tempo rispettare – da cancelliere e leader di un partito – la scelta altrui. Non ha fatto di sé una regola, non ha proposto nulla di simile alle piazzate intollerabili che i senatori italiani di recente (e prima i deputati) ci hanno costretti subire sull’argomento. Non ha detto, come ha fatto la presidente della regione Friuli Venezia Giulia (che è anche componente della segreteria del Pd) “la leadership non si discute”, suscitando la mia presa di distanza totale che esprimo sapendo che non conta nulla. Angela Merkel ha proposto  il senso nobile di una leadership che è tale perché si discute (e non a pugni ma attraverso parole significanti un pensiero). So che fedeli del Pd e molti sostenitori del matrimonio gay oltre le Unioni Civili mi criticheranno opponendomi altre scelte, discutibili e non accettabili in materia di politiche europee praticate dalla stessa Merkel. Preciso quindi che il mio consenso a questa scelta è solo per questa scelta perché tutto si discute, conoscendo e dimostrandosi capaci di capire e scegliere. Sottolineo che la legge tedesca rispetta anche i minori con l’adozione anche per le coppie gay, possibilità in Italia sbeffeggiata con volgarità nel disprezzo dei minori che non sono lobby nonché delle norme internazionali che affermano ‘il superiore interesse del minore’, principio affermato anche dalle leggi italiane. Su questo punto, e fossi tedesca, vorrei confrontarmi con la signora Merkel. Le chiederei in che conto tiene questo problema. So che è inutile chiederlo a molti parlamentari italiani e non solo a parlamentari.

FONTE

http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2017/06/30/ASJEFF9H-germania_matrimonio_bundestag.shtml

luglio 1, 2017Permalink

1 luglio 2017 – Calendario di luglio

.1 luglio 2002  –  Entra in vigore il tribunale Penale Internazionale . [nota 1]
.2 luglio 2016  – Strage di Dacca [nota 2]
.2 luglio 2016  –  Morte di Elie Wiesel
.3 luglio 1995  – Morte di Alexander Langer
.4 luglio 1976  –  Dichiarazione dei Diritti dei Popoli del Tribunale Russel
.5 luglio 1963  –  Algeria: Indipendenza dalla Francia . Festa nazionale.
.5 luglio 2016  –  Fine del mese di Ramadan (anno islamico 1437)
.6 luglio 1415  – Morte sul rogo di Jan Hus
.6 luglio 1967  –  Inizio della guerra civile nigeriana ,(o guerra del Biafra)
.6 luglio 2016  –  Pubblicazione del rapporto Chilcot [nota 3]
.6 luglio 2016  –  Assassinato a Fermo Emmanuel, nigeriano richiedente asilo
.7 luglio 1535  – Morte di Tommaso Moro
.7 luglio 1960  –  Morti di Reggio Emilia
.8 luglio 1978  – Sandro Pertini Presidente della Repubblica
.9 luglio 2002  – Nasce a Durban l’Unione Africana
.9 luglio 2011  –  Indipendenza del Sud Sudan
10 luglio 1940  – Nascita del governo collaborazionista di Vichy
10 luglio 1976  –  Nube tossica a Seveso
11 luglio 1979 –  Assassinio Ambrosoli –Milano
11 luglio 1995 –  Strage di Srebrenica
12 luglio 1973 – Giovanni Franzoni si dimette da abate di San Paolo
13 luglio 1936 – Inizio della guerra civile spagnola
13 luglio 2014  – Muore Nadine Gordimer, sudafricana, attivista contro l’apartheid,
………………………….Nobel per la Letteratura nel 1991
13 luglio 2016  – Morte di Bernardo Provenzano
13 luglio 2017  – Muoiono Giovanni Franzoni e Liu Xiaobo,
………………………….premio Nobel per la pace 2010
14 luglio 1789  – Parigi – presa della Bastiglia
14 luglio 2016  – Strage di Nizza
15 luglio 2016  – Tentato colpo di stato in Turchia
16 luglio 1945  – New Mexico. primo esperimento nucleare USA
17 luglio 1566  – Morte di Bartolomeo de Las Casas
18 luglio 1546 – Morte di Martin Lutero
19 luglio 1943 – Primo bombardamento anglo-americano su Roma
19 luglio 1992 – Strage del giudice Borsellino e della scorta
20 luglio 1944  – Attentato militare fallito vs Hitler
20 luglio 1969  – Allunaggio Apollo 11
20 luglio 2001   – Genova- Uccisione di Carlo Giuliani durante il G8
20 luglio 2001  – Genova – Assalto alla scuola Diaz durante il G8
21 luglio 2015  – Strage di Suruç (Turchia)
22 luglio 2011 – Utoeya – Norvegia. Il neonazista Breivik uccide 76. persone.
22 luglio 2016  – Strage di Monaco
23 luglio 1929 – Il fascismo bandisce l’uso delle parole straniere
23 luglio 2016 – Strage di Kabul durante manifestazione di Hazara sciiti
24 luglio 2014 – Gaza – bombardamento e strage scuola Unrwa
24 luglio 1783  – Nascita di Simon Bolivar
25 luglio 1943 – Caduta del fascismo – Arresto Mussolini .Governo Badoglio
25 luglio 1968 – Paolo VI pubblica l’enciclica Humanae vitae
26 luglio 1960  – Fine del governo Tambroni
26 luglio 1992  – Morte di Rita Atria
27 marzo 1993 – Attentati mafiosi a Milano e Roma – 5 morti
28 luglio 1914  – L’Austria dichiara guerra alla Serbia
28 luglio 1993  – Esplodono due autobombe a Milano e una a Roma
29 luglio 1976  – Tina Anselmi diventa ministro del lavoro
………………… …Prima donna in Italia ad assumere un incarico di governo.
29 luglio 1983  – Omicidio del giudice Rocco Chinnici – Palermo
31 luglio 1941  – Hermann Göring inizia a pianificare la soluzione finale

[Nota 1]    ICC: International Criminal Court, Corte penale Internazionale Permanente, basata su trattato, corte penale internazionale. Pattuita a Roma il 17 luglio 1998 è entrata in vigore il 1º luglio 2002. Indipendente dalle organizzazioni internazionali (ONU). Si occupa di genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra, crimine di aggressione e gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra.
https://www.icc-cpi.int/
https://www.hrw.org/topic/international-justice/international-criminal-court

[Nota 2] http://www.repubblica.it/esteri/2016/07/02/news/dacca_blitz_delle_forze_armate_nel_bar_attaccato_dall_is-143243979/

[nota 3]  http://www.lastampa.it/2016/07/06/esteri/cos-il-rapporto-chilcot-e-cosa-dice-in-breve-a2Csy7LAHV0Hmw5ZjbyXJP/pagina.html
Il rapporto Chilcot è un documento redatto da una commissione d’inchiesta pubblica presieduta da sir John Chilcot. L’inchiesta è stata voluta dall’ex primo ministro laburista Gordon Brown nel 2009, con lo scopo di ricostruire gli scenari e l’origine del coinvolgimento dell’esercito di Londra in Iraq.

luglio 1, 2017Permalink