15 ottobre 2018 – 75 anni fa: 16 ottobre 1943

 OGGI:
sarà diffusa la mostra degli studenti del Liceo triestino sulle leggi razziali? Dallo scorso mese l’aula magna del Liceo è dedicata alla ex insegnante Anita Pesante, Giusta fra le Nazioni 

12 ottobre 2018 Prodotto dagli studenti del liceo Petrarca, sarà presentato lunedì 15 al Teatro Miela con il documentario ‘1938 Vita Amara’
Visitata da tantissime persone, che in migliaia hanno affollato in questi giorni le sale del Museo Sartorio, la mostra Il razzismo in cattedra chiude domenica 14 i battenti e lascia Trieste per girare l’Italia su richiesta di diversi comuni.
Per tutti quelli che non hanno potuto vederla, e per ringraziare coloro che hanno reso possibile l’allestimento, il liceo Petrarca ha realizzato un video, che sarà proiettato lunedì 15 ottobre alle 20 al Teatro Miela, in piazza Duca degli Abruzzi 3.
A seguire, il documentario 1938 Vita Amara, della regista Sabrina Benussi. Il filmato è parte dello stesso progetto di alternanza scuola-lavoro che il liceo Petrarca ha svolto nell’anno scolastico 2017/2018, in collaborazione con il Dipartimento di studi umanistici dell’Università di Trieste, il Museo della comunità ebraica di Trieste “Carlo e Vera Wagner” e l’Archivio di Stato in occasione degli ottanta anni dalla promulgazione delle leggi razziali. 
Sulla base della ricerca che gli studenti e le studentesse hanno svolto in archivi privati e pubblici, il film offre in 40 minuti uno spaccato vivido e intenso della vita degli uomini e delle donne diventata tristemente ‘amara’ in quei giorni del 1938. La stessa realizzazione del documentario è stata possibile grazie a chi ha accettato di rivivere quel dolore, mettendo a disposizione le carte e le fotografie di famiglia e raccontando quel dramma che ebbe inizio proprio con l’espulsione dal Liceo Ginnasio, quando furono bollati come appartenenti alla razza ebraica. [fonte 1]

IERI
16 ottobre 1943: 72 anni fa il rastrellamento del Ghetto di Roma. Di Segni: “Ferita mai ricomposta” Gli uomini della Gestapo invasero le strade intorno al Portico d’Ottavia, nel Ghetto di Roma, strappando alla vita 1259 persone, di cui 689 donne, 363 uomini e 207 tra bambini e bambine. Due giorni dopo furono deportati ai campi di sterminio di Auschwitz da cui solo in 15 fecero ritorno – [fonte 2]
Non è possibile ignorare il meritato, enorme ascolto del programma di Alberto Angela –[fonte 3]
Copio un passaggio della presentazione: “Obiettivo di Viaggio senza ritorno è condurre fisicamente lo spettatore nel mezzo del rastrellamento nel cuore di Roma, sui camion telonati, lungo il binario 21 della stazione di Milano Centrale, e poi ad Auschwitz-Birchenau. Infine a Berlino, allo Jüdisches Museum e al Memoriale dell’Olocausto. Un viaggio spiegato anche “con la voce di testimoni, come Liliana Segre e Sami Modiano – continua Angela – che l’hanno vissuto sulla loro pelle e ti dicono la verità con la saggezza e il calore di un nonno. Sono la parola, quello che il loro cuore e la loro anima hanno attraversato. Ti arriva addosso l’orrore della guerra, hai venti minuti per fare la valigia e lasciare tutto. Non sarà mai possibile entrare realmente in quella tragedia ma cercare di essere presenti sì, di far capire. Anche io che un po’ di Storia me ne intendo ho scoperto cose atroci che non conoscevo, tutti eravamo profondamente scossi”.

FONTI:
[fonte 1 ]http://www.ilfriuli.it/articolo/Tendenze/La_mostra_-quote-Il_razzismo_in_cattedra-quote-_diventa_un_video_/13/187359

[fonte 2] http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/16-ottobre-1943-72-anni-fa-il-rastrellamento-del-Ghetto-di-Roma-aa097814-89c5-4823-ac47-5e76675c42f5.html

[fonte 3] https://www.repubblica.it/spettacoli/tv-radio/2018/10/11/news/alberto_angela_ulisse_puntata_rastrellamento_ghetto_quartiere_ebraico_roma-208723289/

ottobre 15, 2018Permalink

10 ottobre 2018 – Un incendio nei locali della chiesa battista di Varese

Verso le 5 del mattino di domenica 7 ottobre, mentre il buio avvolgeva ancora ogni cosa, ignoti si sono introdotti nei locali sussidiari della chiesa battista di via Verdi a Varese. Hanno rubato tastiere, mixer, microfoni e altre attrezzature tecnologiche. Poi, hanno appiccato il fuoco, che ha messo fuori uso l’impianto elettrico e bruciato ogni cosa. Il locale di culto non è stato direttamente interessato dal fuoco, ma i fumi hanno annerito tutte le pareti e il calore ha infranto tutti i vetri. «I locali sono completamente inagibili e i danni ancora da quantificare.

Ricopio il messaggio della pastora Lidia Maggi
Cari amici, grazie per la solidarietà, che da tanti luoghi è giunta per la chiesa di Varese. Avrò cura che raggiunga ogni fratello e ogni sorella colpiti dal disagio. L’inagibilità dei locali coinvolge ben tre comunità: La chiesa battista, ma anche la chiesa evangelica ganese e quella avventista che utilizzavano i locali.
Tre comunità che, al momento, non hanno un luogo dove potersi riunire per le loro funzioni. Tre comunità sfollate, senza un tetto sulla testa per potersi sentire a casa. L’angoscia della chiesa battista di varese è necessariamente triplicata dalla consapevolezza che questo danno impedisce anche alle altre due chiese sorelle, accolte, di riunirsi. Non sappiamo la matrice dell’atto vandalico.
Credo, tuttavia, che in tempi dove si soffia sul combustibile dello scontro identitario, nostra responsabilità è usare tutti gli strumenti in nostro possesso per spegnere gli incendi della rabbia e del rancore. E’ questo il tempo per verificare se l’evangelo è davvero la nostra bussola o se anche noi siamo rimasti contaminati dalla fuliggine dell’astio e del risentimento. I locali si possono riprestinare, ma i danni ai polmoni dell’anima sono permanenti. E’ tempo di imparare a vivere la chiamata ad amare i nostri nemici” e a vincere il male con il bene. Non so chi siano le persone che hanno devastato i locali della chiesa battista di Varese. So tuttavia che sono persone, creature di Dio: che mi piaccia o meno, sono i miei fratelli di cui io sono responsabile. Li immagino arrabbiati e disperati. Anche di questa povertà culturale e relazionale sono chiamata a farmi carico.
La chiesa battista di Varese ha perso i suoi locali, ma non è sola e può contare sulla solidarietà reciproca e su quella di tante persone attorno a lei. Probabilmente non è così per chi si ritrova a sporcare, saccheggiare, fino a bruciare spazi che non sente suoi.

https://riforma.it/it/articolo/2018/10/08/incendiati-i-locali-della-chiesa-battista-di-varese

La pastora: “La chiesa battista non è sola, chi vandalizza probabilmente si”

ottobre 10, 2018Permalink

9 ottobre 2018 – Quando aver ragione fa male

Ricopio u n recente comunicato ANSA
LA NOTA DEL QUIRINALE – “Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha emanato in data odierna il decreto legge in materia di Sicurezza e Immigrazione e ha contestualmente inviato una lettera al Presidente del Consiglio Prof. Giuseppe Conte”. E’ quanto si legge in una nota del Quirinale. “Avverto l’obbligo di sottolineare che, in materia, come affermato nella Relazione di accompagnamento al decreto, restano “fermi gli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato”, pur se non espressamente richiamati nel testo normativo, e, in particolare, quanto direttamente disposto dall’art. 10 della Costituzione e quanto discende dagli impegni internazionali assunti dall’Italia”. E’ quanto scrive il capo dello Stato nella lettera al premier che accompagna la firma del dl sicurezza. L’articolo 10 della Costituzione espressamente richiamato dal presidente Sergio Mattarella nella lettera a Conte recita: “L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici”.

Nella violazione sistemica dell’art. 10 ci stanno anche i nati in Italia dal 2009 se figli di sans papier
Da anni vado dicendo che per ciò che concerne la negazione del certificato di nascita ai neonati a norma della volontà del legoministro Maroni, predecessore dell’omologo Salvini, si violano le norme internazionali, ratificate in legge anche nel nostro paese.
Quando pensavo a bambini senza nome, senza identità alcuna trattati a norma di una legge recente come i figli degli schiavi, mi suonavano alcuni campanelli d’allarme: i bambini rapiti dai colonnelli argentini dopo aver atteso il parto per ammazzare le loro madri e alle lotta delle nonne di piazza di maggio.
Ma, mi dicevo, quelli erano i colonnelli..
Poi mi capitò di vedere il film Philomena. Sapevo che era costruito su una storia realmente accadute ma, mi dicevo, in Irlanda, dominata da un cattolicesimo fanatico con suore custodi del peggio che il fanatismo può produrre … tutto poteva accadere a maggior gloria di Dio, s’intende..

Poi la Spagna, franchista e non solo.
Riporto tre narrazioni (con relativi link) e mi limito a segnalare nella prima storia un passaggio in grassetto da cui spunta l’importanza e il significato del certificato di nascita

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 “Il mio medico e le suore mi hanno fatto credere che mia figlia fosse nata morta”, la storia di una delle madri dei bambini rubati in Spagna
Dall’inizio del regime franchista fino agli anni Novanta, si stima che in Spagna siano stati “rubati” e venduti con la complicità di medici e religiosi circa 300mila bambini. María Bueno ha raccontato a TPI la sua storia  di Anna Ditta

È la fine del 1981. Dopo nove mesi di una gravidanza serena, María Bueno inizia ad avere delle piccole contrazioni e si reca dal ginecologo privato che l’ha seguita da quando è rimasta incinta.
Vive a La Línea de la Concepción, una città da circa 60mila abitanti che si trova al confine con Gibilterra, nella comunità autonoma dell’Andalusia
Dopo un controllo, il medico le dice che la sua bambina è morta e che lei è in pericolo di vita perché il feto può causarle un’infezione mortale.
“Ero così scioccata da quella strana notizia che potevo solo piangere”, racconta María, in un testo inviato a TPI.it. “Non riuscivo a dire nulla perché ero consapevole che la mia gravidanza era andata bene in ogni momento”.
Stranamente, anche se María Bueno è “in pericolo di vita”, non viene ricoverata fino alla mattina successiva. Non nella Residencia de la Seguridad Social, ma nell’ospedale municipale, gestito dalle Suore della Carità, una congregazione religiosa.
L’ospedale svolge attività di beneficenza ma anche un servizio privato. María viene ricoverata in una stanza privata, solo per lei, il cui costo non le verrà mai addebita
È il 24 dicembre e, dopo che gli infermieri e i medici hanno tentato di rompere le acque e indurle il parto per tutto il giorno, María viene portata in sala parto alle sette del pomeriggio. Non ricorda nulla di quei momenti, perché viene sedata.
Non si risveglia fino al mattino successivo. Anche se era stata sedata prima del parto, i medici non hanno eseguito un taglio cesareo.
María non ha mai visto la sua bambina. Né lo hanno fatto i suoi parenti, preoccupati più dello stato di salute della donna che della piccola, che il dottore aveva già dato per morta.
Solo anni dopo María ha messo insieme gli indizi e ha capito che qualcosa non quadrava.

I bambini rubati in Spagna
Dall’inizio del regime franchista, nel 1939, fino agli anni Novanta, si stima che in Spagna siano stati “rubati” e venduti con la complicità di medici e religiosi, preti e suore, circa 300mila bambini.
A far emergere lo scandalo dei bambini rubati in Spagna è stata un’inchiesta della Bbc pubblicata nel 2011 a partire dalle dichiarazioni di un padre che in punto di morte confessò al figlio, Jean Luis Moreno, di averlo comprato da un sacerdote a Saragozza nel 1969, per 150mila pesetas (poco meno di 50mila euro).
Anche nel caso di María il medico e le suore sembrano aver avuto un ruolo.
Il giorno del parto, fu il medico a dire alla sorella di María che l’ospedale si sarebbe occupato di tutto.
Lei insisté per vedere sua nipote, e così alla fine le mostrano una bambina morta avvolta in un lenzuolo, che lei ricorda “carina e con la faccia tonda”: una descrizione che non corrisponde ad un bambino morto nel pancia materna.
In teoria, la piccola è stata sepolta nel cimitero di La Línea de la Concepción il giorno dopo.
La mattina di Natale, mentre María si sta riprendendo nella sua stanza, una suora infermiera entra nella stanza chiedendo se il neonato le sia stato portato per allattarlo al seno.
Ma che bambino? Se la mia bambina è nata morta”, le risponde María.
In quel momento lei non reagisce, ma quel dialogo è una delle stranezze che circonda il suo parto.
“Bacia Gesù bambino, ti consolerà”, le dice la suora porgendole il bambin Gesù di porcellana che ha tra le mani.

Inizia la ricerca
Anni dopo quel terribile episodio, e dopo aver sentito la notizia di numerosi casi di “bambini rubati” nella sua città – molti dei quali con lo stesso ginecologo – María scopre che non solo non esiste nessun documento che abbia registrato la sepoltura della sua bambina, ma non esiste neanche alcuna registrazione negli archivi ospedalieri del suo ricovero il giorno del parto, o della nascita della piccola nel registro dell’ospedale.
Nel certificato dell’anagrafe, che María ha ottenuto dopo aver lottato e atteso quattro mesi, ci sono dati falsi relativi alla data del parto. Si indica inoltre che lei partorì un feto di sette mesi, quando in realtà era al nono mese di gravidanza.
Come lei, sono migliaia le persone che oggi in Spagna cercano figli, fratelli, sorelle o genitori biologici. A sostenerli sono nate varie associazioni, diffuse a livello territoriale.
“Sto cercando mia sorella”, racconta a TPI.it Luna, presidente dell’associazione Save Our Souls Bebes Robados Comunitat Valenciana. “Era nata nel 1972 e anche se una suora aveva detto ai miei genitori che era morta, abbiamo saputo che in ospedale è registrata come viva”.
Non c’era un criterio specifico con cui i trafficanti di bambini sceglievano le loro vittime. Durante il regime di Franco, inizialmente, furono presi di mira gli oppositori politici. Poi il fenomeno proseguì per scopo di lucro.
A essere prese di mira, però, erano spesso famiglie povere. Per via della scarsa cultura, della mancanza di consapevolezza dei propri diritti e della mancanza di risorse per sostenere una causa legale, avevano il profilo ideale.
I bambini venivano quindi dati in adozione a famiglie più abbienti.

I tribunali
Dopo aver denunciato l’accaduto alla procura, il caso di María finisce in tribunale nel 2010, in una causa congiunta insieme ad altri casi simili al suo. Oggi María non sa nulla sul risultato delle indagini.
“Ho due figli, un nipote e il grande sostegno di mio marito, che è la forza che mi sostiene per continuare a combattere e che dedica ore e ore a fare tutto ciò che, per il mio grado di cecità, non posso fare o vedere”, dice María,che ha un’elevata disabilità biologica a causa di una malattia rara.
Da quando ha scoperto che sua figlia – o figlio, dal momento che nessuno può esserne sicuro – non è mai arrivata al cimitero e che la nascita non è mai stata registrata, si è fermata per un solo giorno nella sua ricerca.
Ha creato l’ALUMBRA, l’Associazione per la lotta delle madri dei bambini rubati in Andalusia, è stata fondatrice e presidente della Federazione nazionale delle vittime per i bambini rubati in Spagna COORDINADORA X-24.
A luglio 2017 ha fondato la Plataforma Foro Internacional de Víctimas por Desapariciones Forzadas Infantiles “Te Estamos Buscando” (“Ti stiamo cercando”) con sede nel Regno Unito e sedi distaccate nei Paesi Baschi, in Navarra, Catalogna, a Valencia, a Madrid e in Andalusia.
Secondo María, come per molti giuristi, il furto di neonati è un crimine contro l’umanità, imprescrittibile, dal momento che si tratta di sparizioni forzate di persone che oggi sono adulte che vivono con una falsa identità.
“Lotto per conoscere la verità sui nostri figli e figlie scomparsi, mi impegno per recuperare parte della storia della mia vita e restituire alla vita il ricordo di mia figlia”, dice.
Anche se non la conosce, a sua figlia ha dato un nome, il suo. Si chiama María, e lei non smette di cercarla.

https://www.tpi.it/2018/06/20/bambini-rubati-spagna/

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2018_06_26 _ Quei bambini “rapiti” in Spagna dal ginecologo cattolico
Spagna: si riapre il caso dei “niños robados“. Il ginecologo Eduardo Vela atteso oggi alla sbarra. In molti attendono giustizia e chiarezza sui rapimenti avvenuti sotto il regime di Francisco Franco
Giuseppe Aloisi – Mar, 26/06/2018 – 13:26

Eduardo Vela è un nome che ai lettori potrebbe non dire niente. In Spagna, però, la vicenda che lo riguarda è piuttosto nota: l’uomo è accusato di aver rapito una bambina nel 1969.
Questo è il motivo per cui dovrà presentarsi alla sbarra. Vela, che oggi ha ottantacinque anni, verrà giudicato dal tribunale di Madrid. Undici gli anni di carcere richiesti dalla Procura. Ma c’è molto di più.
Stando anche a quanto si legge su Dagospia, infatti, Vela, che all’epoca era un ginecologo ultracattolico, è stato riconosciuto come l’organizzatore di una rete dedita al rapimento di bambini. Il tutto sotto la dittatura di Francisco Franco. La storia è quella dei “niños robados”, cioè dei piccoli sottratti all’opposizione repubblicana al fine di ricevere un’educazione più contigua con la dittatura franchista. “Dio, patria e famiglia”, insomma. Pare che il ginecologo fosse coadiuvato nell’operazione da una suora: Maria Gomez Valbuena, che è a sua volta finita alla sbarra qualche anno fa, ma che è poi deceduta all’età di ottantasette anni, dopo essere stata sentita due volte dalla giustizia.
La Spagna riapre così un caso per il quale molti attendono giustizia. “Il meccanismo era sempre lo stesso: madri anestetizzate in sala parto, alle quali veniva sottratto il neonato per darlo a un’altra coppia, disposta anche a pagare una fortuna, spesso convinta che l’adozione fosse legale”, ha dichiarato Ines Madrigal, la donna che è riuscita nell’intento di far arrivare Vela a processo. Si ritiene che i “niños robados” siano stati almeno trentamila. Pare che alle donne, subito dopo il parto, venisse mostrata la foto di un bambino deceduto e riposto in congelatore per convincerle dell’impossibilità di rivedere il piccolo. A quel punto entravano in gioco delle altri nuclei familiari, convinti però di partecipare a una procedura d’adozione in piena regola. “Delle oltre duemila denunce di bambino rubati archiviate – ha scandito sempre la Madrigal – questo è il primo caso che arriva a giudizio, per cui è diventato un poco il processo di tutti”. Un caso simbolico, quindi, che potrebbe rappresentare il primo riscatto di coloro che continuano a chiedere verità per una vicenda emersa sulle cronache ormai trent’anni fa.
Ines Madrigal è una dei “niños robados”. Non ha mai conosciuto la sua madre biologica. La sua lotta, come si legge anche su Il Mattino, è stata supportata anche dai genitori adottivi. “Se non fosse stato per lei – ha sottolineato la Madrigal riferendosi alla madre adottiva – che ha dichiarato all’autorità giudiziaria la verità, che il mio certificato di nascita firmato da Vera era falso, perché lei non poteva avere figli, oggi non saremmo qui”. Vela, che continuerebbe a dichiararsi innocente, dovrà rispondere di una serie di accuse. Appare chiaro che la risoluzione di questo primo caso potrebbe raffigurare lo spartiacque decisivo per chiarire una vicenda aperta giudiziariamente solo nel 2011, anno nel quale suor Maria è stata ascoltata per la prima volta dai magistrati spagnoli. Vela, fino a ora, avrebbe provato a fuggire dal processo eccependo la demenza senile.

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/quei-bambini-rapiti-spagna-ginecologo-cattolico-1545252.html

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19 ottobre 2011 – Spagna, inchiesta BBC: migliaia di neonati rubati durante il franchismo
A gestire il “traffico”, secondo le prime ricostruzioni, sarebbero stati medici e religiosi
Oltre 300 mila neonati sarebbero stati sottratti ai genitori e venduti in Spagna durante la dittatura franchista fino agli anni Novanta. A far emergere lo scandalo dei “bambini rubati” un’inchiesta della Bbc, partita dalla rivelazione fatta in punto di morte di un “padre”, Jean Luis Moreno, che ha raccontato al “figlio” di averlo comprato da un prete a Saragozza. Una confessione che ha avuto effetti a catena e che ha permesso di far emergere dalle nebbie del passato migliaia e migliaia di casi analoghi.
Stando alle prime ricostruzioni, al centro del traffico preti e medici che lavoravano negli ospedali. Sarebbero stati loro a prelevare i bambini appena nati, dicendo alle famiglie naturali che i figli erano morti, per poi “affidarli” ad altri genitori. Questo è quanto teme le sia successo Manoli Pagador, che ha dato alla luce il suo primogenito nel 1971. «Una suora, che era anche un’infermiera, venne ad informarmi che mio figlio era morto», ma nessuno, stando alla sua testimonianza, le avrebbe mai fatto vedere il corpo. Nessuno parlava allora, ha detto la donna per giustificare il proprio silenzio, «non potevo accusarli perché «eravamo nella Spagna di Franco. Era una dittatura».

Come è accaduto in anni più recenti in Argentina con i figli dei desaparecidos, inizialmente in Spagna i neonati venivano tolti alle famiglie “sgradite” per motivi ideologici, ma col tempo poi iniziò a crearsi un vero e proprio mercato. Dopo mesi di richieste dalla Bbc il governo spagnolo ha concesso all’emittente britannica di parlare con un funzionario del ministero della giustizia, Angel Nunez, che ha ammesso l’esistenza del traffico di bambini ma non ha dato le cifre. «Dal volume delle indagini, suppongo che fossero molti», si è limitato a dire.

Nello scandalo, secondo la Bbc, sarebbe coinvolta la Chiesa, che durante il franchismo rivestiva un ruolo fondamentale nell’erogazione dei servizi negli ospedali e nelle scuole. Nella lista dei sospettati c’è il nome di Eduardo Vela. Nella sua clinica di Madrid, il 70% dei bambini sarebbero nati da “madre sconosciuta”, come riportato dai registri del 1981. Questa dicitura veniva usata per tutelare le ragazze madri, ma, secondo la Bbc, avrebbe offerto anche una copertura al traffico dei bambini.
L’amnistia che ha aiutato la Spagna nella transizione tra la dittatura e la democrazia, non è mai stata abrogata, e quindi i tentativi di denunciare il traffico dei bambini spagnoli come un crimine contro l’umanità sono sempre stati rigettati dai tribunali. «Sono passati 25 anni da quando è morto il dittatore» ha detto Nunez «evidentemente abbiamo ancora dei problemi con il nostro passato».
Il governo spagnolo finora non ha ritenuto di aprire un’inchiesta su questo scandalo, e le persone coinvolte stanno cercando di scoprire la verità da sole, come meglio possono. I primi test del Dna, riferisce la Bbc, sono riusciti a ricongiungere i genitori con i figli loro sottratti, ma la legge sulla protezione dei dati proibisce alle banche del Dna di fare ricerche incrociate o di scambiare informazioni.
http://www.lastampa.it/2011/10/19/vaticaninsider/spagna-inchiesta-bbc-migliaia-di-neonati-rubati-durante-il-franchismo-tI9CAivGNxt7i4pQZCRGPK/pagina.html

In Italia la legge del 2009 ci ha resi custodi dei primi passi legali per offrire i bambini a chi ne possa fare un qualsiasi uso abietto.
Se non esistono chi può tutelarli? Chi può difenderli?

CHE FARE?
Un tempo mi sarei detta ‘lo mando alla mia lista’.
Non me lo dico più.
Nove anni di esperienza fra una indifferente società civile e una politica che riesce a cavare voti dalla cura dell’indifferenza so che non serve a nulla.
Ma è una questione di principio.
Manderò questo pezzo solo ad alcune persone e lo metterò su facebook nella speranza che il sasso nello stagno chissà perché galleggi e si renda visibile.

ottobre 9, 2018Permalink

5 ottobre 2018 – Strappi di civiltà. Irrimediabili?

Correva l’anno 2008 – ricopio dal mio blog

Nel 2008 era in discussione quello che l’anno successivo sarebbe diventato il “pacchetto sicurezza” (legge 94/2009). Era prevista una norma che allora non passò: l’obbligo per i medici e gli operatori sanitari di denunciare chi si presentasse per cure (o vi capitasse dopo un incidente) a un qualsiasi servizio sanitario pubblico senza permesso di soggiorno. Il compianto dr. Luigi Conte, allora Presidente, reagì col comunicato che riporto parzialmente di seguito (come reagì l’ordine dei medici a livello nazionale) e la norma indegna non arrivò nemmeno al dibattito parlamentare..
Fra tanta persistente barbarie fa piacere ricordare un gesto di civiltà che in Friuli Venezia Giulia fu sostenuto dalla Società Italina di Medicina delle Migrazioni.

COMUNICATO STAMPA DELL’ORDINE DEI MEDICI CHIRURGHI E ODONTOIATRI DELLA PROVINCIA DI UDINE
PREOCCUPAZIONE SU PROPOSTA EMENDAMENTO DEL C.D. “PACCHETTO SICUREZZA”

“Il Medico non è un delatore e risponde all’obbligo deontologico di garantire assistenza a tutti “senza distinzioni di età, di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace e in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera”.
Ma in particolare giudicava di estrema gravità l’abrogazione della norma che prevede infatti che “l’accesso alle strutture sanitarie (sia ospedaliere che territoriali) da parte dello straniero non in regola con le norme di soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.
“La sua cancellazione metterebbe in serio pericolo l’accesso alle cure mediche degli immigrati irregolari, violando il principio universale del diritto alla salute, ribadito anche dalla nostra Costituzione. L’art. 32 recita: “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Si creerebbe inoltre una ‘clandestinità sanitaria-, pericolosa per l’individuo e per la collettività.
Ma soprattutto pretenderebbe di costringere il medico ad andare contro le norme morali che regolano la sua professione contenute nel codice deontologico.

Qualora dovessero passare i provvedimenti annunciati dal governo, i medici dovranno rifiutarsi di denunciare i pazienti immigrati irregolari, esercitando l’obiezione di coscienza per non venir meno ai principi etici e deontologici della loro professione”.
OMCeO Udine – 20 novembre 2008”                          [fonte 1]

Temevo allora – e i fatti mi danno ragione – che la cultura che aveva ispirato la barbarie nel 2008 continuasse a produrre marciume sottotraccia. E infatti:
5 ottobre – Trento, medico del pronto soccorso non cura un immigrato e lo denuncia: lʼOrdine avvia attività disciplinare
L’Ordine dei medici ha avviato un’attività disciplinare nei confronti di un medico di un pronto soccorso di Trento che si è rifiutato di prestare le cure necessarie a un immigrato con il permesso di soggiorno scaduto e lo ha segnalato ai carabinieri. “Quando si parla di salute – ha commentato il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli – non abbiamo bisogno di tifosi”.
“Bene ha fatto l’Ordine di competenza ad avviare l’attività disciplinare nei confronti del medico – ha aggiunto Anelli – sia per dargli modo di fornire la sua ricostruzione dei fatti, sia per tutelare un principio: i medici devono rispettare, oltre alle leggi, le regole del Codice deontologico, e secondo tali regole deve essere valutato il loro comportamento”.

Prima di arrivare in ospedale l’uomo era già stato rifiutato dal medico di famiglia, sempre a causa del permesso di soggiorno scaduto. Giunto in pronto soccorso, non è stato visitato dal personale di turno ma segnalato alle forze dell’ordine in quanto irregolare sul territorio italiano.

Dalla parte del dottore il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che nei giorni scorsi ha scritto su Facebook: “Solidarietà al medico di Trento che ha segnalato ai carabinieri un immigrato marocchino irregolare. Abbiamo il dovere di garantire cure mediche a tutti, ma non possiamo dimenticare l’esigenza di contrastare l’immigrazione clandestina”. [fonte 2]

Una notizia positiva
5 ottobre Aperta la mostra “Razzismo in cattedra. Il Liceo Petrarca di Trieste e le leggi razziali del 1938”  
Trieste (TS) – È stata inaugurata ieri al Civico Museo Sartorio (Largo Papa Giovani XXIII, 1) la mostra “RAZZISMO IN CATTEDRA. Il Liceo F. Petrarca di Trieste e le leggi razziali del 1938”.

Il progetto della mostra è partito all’interno del Petrarca dalla ricerca dei nomi degli studenti e dei professori ebrei espulsi dal Liceo dopo la promulgazione delle leggi razziali del 1938, con lo scopo di ricostruire, attraverso i riferimenti dei materiali archivistici, il loro percorso di vita dal 1938 al 1945.
Allestita in coorganizzazione con il Comune di Trieste, la mostra è nata nell’ambito di un progetto di alternanza scuola lavoro del Liceo Petrarca, con la collaborazione dell’Università degli Studi di Trieste – Dipartimento di studi umanistici, del Museo della Comunità Ebraica di Trieste “Carlo e Vera Wagner” e dell’Archivio di Stato.

In mostra documenti originali provenienti proprio dagli archivi del Liceo Petrarca e della Comunità ebraica, dall’Archivio di Stato e da numerosissimi archivi privati; a questi si affianca la proiezione di un video, prodotto dagli studenti, sulla posa delle “pietre d’inciampo” e sulle leggi razziali.
Ad illustrare genesi, contenuti e significato del progetto, nel corso dell’inaugurazione si sono susseguiti gli interventi delle rappresentanti della classe 5I del Petrarca, che ha svolto il lavoro, del professor Michele Sarfatti, già direttore del Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano, della testimone professoressa Fulvia Levi, del Rabbino Capo della Comunità ebraica di Trieste Rav Alexandre Meloni, del Rettore dell’Università degli Studi di Trieste professor Maurizio Fermeglia, del dirigente tecnico dott. Dino Castiglioni in rappresentanza del Dirigente titolare dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Friuli Venezia Giulia, dell’Assessore alla Cultura del Comune di Trieste Giorgio Rossi, della Direttrice del Dipartimento di Studi Umanistici professoressa Elisabetta Vezzosi, della professoressa Tullia Catalan, docente di Storia contemporanea e Storia dell’Ebraismo presso l’Università degli studi di Trieste, della Dirigente del Liceo Petrarca professoressa Cesira Militello.

La mostra sarà visitabile fino a domenica 14 ottobre da martedì a sabato con orario 10-13 e 16-19 e domenica con orario 10-19 a ingresso libero.
INFO/FONTE: Ufficio Stampa Comune di Trieste

Pensiamoci
I precedenti di quanto riporta il comunicato dell’Ufficio Stampa del comune di Trieste si trovano nel mio blog

18 settembre 2018: quando una critica “prudente” lascia a piedi una mostra sulle leggi razziali
Sulla mostra “Razzismo in cattedra”, tanto voluta dagli studenti del liceo Petrarca, è restatata per lungo tempo immutata la posizione del Comune che ha censurato il manifesto del progetto culturale. E così la rassegna non è stata inaugurata fino al 4 ottobre. La società civile si è battuta affinché ciò avvenisse. Tuttavia il 18 settembre 2018, ottant’anni dopo l’annuncio delle leggi razziali, Trieste si è dimostrata all’altezza della situazione: attraverso diverse manifestazioni è stato commemorato il tristissimo anniversario. Noi del Piccolo abbiamo avvolto il giornale in una speciale sovracopertina: per NON DIMENTICARE.

[fonte 1] http://diariealtro.it/?p=4831

[fonte 2]
http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/trentino-alto-adige/trento-medico-del-pronto-soccorso-non-cura-un-immigrato-e-lo-denuncia-l-ordine-avvia-attivita-disciplinare_3167189-201802a.shtml
[fonte 2]
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/rifiuta-visitare-clandestino-azione-disciplinare-contro-1584318.html
[fonte 2]
https://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/politica/18_ottobre_04/venezia-02-03-documentoacorriereveneto-web-veneto-53162baa-c7a0-11e8-a3aa-e07ad8dfcd3b.shtml

[fonte 3] I precedenti nel mio blog
30 settembre La scuola annuncia l’apertura della mostra http://diariealtro.it/?p=6135
15 settembre http://diariealtro.it/?p=6110
18 settembre http://diariealtro.it/?p=6126

[fonte 4]
Annuncio dell’Università
https://www.units.it/news/inaugurazione-della-mostra-razzismo-cattedra-il-liceo-f-petrarca-di-trieste-e-le-leggi-razziali

Cronaca de Il Piccolo
http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2018/10/04/news/inaugurata-la-mostra-sulle-leggi-razziali-e-l-assessore-rossi-chiede-scusa-1.17317519

ottobre 5, 2018Permalink

4 ottobre 2018 – La Lega dei Ticinesi ha paura dei chierichetti

3 ottobre 2018  La Lega dei Ticinesi si scaglia contro il parroco di Chiasso: “Bambini migranti come chierichetti? Impensabile una volta”
Roberta Pantani, vicesindaco del paese e deputata al Parlamento federale attacca il prete sul settimanale del partito. I bambini al centro della polemica hanno passaporto svizzero e sono stati adottati da una coppia svizzera. I loro genitori: “Vergogna. Qui ormai c’è un continuo dare addosso allo straniero”
di ELISABETTA INVERNIZZI

Perché ci sono chierichetti di colore sull’altare? A scatenare la polemica è Roberta Pantani, vicesindaco di Chiasso e deputata della Lega dei Ticinesi al Parlamento federale. Sul Mattino della Domenica, il settimanale del partito, punta il dito contro due bambini nati in Etiopia della parrocchia di San Vitale, a due passi dal confine.

E chiama in causa il parroco di Chiasso, don Gianfranco Feliciani, reo di “utilizzare per la funzione di chierichetti bambini provenienti da altre culture, migranti”. E ricorda che “quando quelli della mia generazione andavano in chiesa, quella del chierichetto era una funzione ambita, a cui si accedeva per meriti e per esperienza maturata su campo”. Ma, constata, “i tempi sono cambiati”. E poi attacca il prete: “Siccome don Feliciani la gente dalla chiesa la fa uscire piuttosto che entrare, l’unica possibilità rimastagli è quella di mettere al suo servizio bimbi che fino a ieri delle funzioni ecclesiastiche probabilmente non avevano mai sentito parlare”

Inserto
L’articolo della Pantani su ‘Il Mattino della domenica’, parzialmente registrabile come foto – allegato

 

 

 

Ma i piccoli chierichetti presi di mira dalla vicesindaco leghista per il colore della pelle, sono due gemelli di 11 anni con passaporto svizzero. Frequentano la parrocchia da diversi anni e quando serve si offrono volontari per assistere don Feliciani durante la messa. Sono stati adottati da una coppia di quarantenni elvetici residenti in Ticino. Ora, dopo quella che definiscono una “vergognosa propaganda contro gli stranieri fatta sulla pelle dei nostri figli”, chiedono di restare anonimi, per tutelare i minori.

“Queste diversità per noi non esistono, sono gli altri che ce le fanno notare”, dicono amareggiati. E ricordano che questo è il clima che si respira alla frontiera. “C’è un continuo dare addosso allo straniero”, spiegano. Anche se “il Ticino è sempre stata una terra di immigrazione”. E alla Pantano – da cui ancora aspettano delle scuse – rispondono: “Vieni a casa nostra, prendi in braccio i nostri figli. Quali minacce possono rappresentare questi bambini?”.

https://milano.repubblica.it/cronaca/2018/10/03/news/chiasso_lega_dei_ticinesi_polemica_chierichetti_migranti_polemica_roberta_pantani-208076564/

La posizione del vescovo
“Una dichiarazione maldestra, insensata e priva di fondamento. Oso sperare che sia dovuta alla foga della polemica”. Il vescovo di Lugano Valerio Lazzeri, da noi sollecitato, commenta l’articolo pubblicato domenica da Roberta Pantani sul Mattino della Domenica. [segue]
https://www.laregione.ch/cantone/mendrisiotto/1326456/pantani-e-i-chierichetti–il-vescovo-dice-la-sua

ottobre 4, 2018Permalink

1 ottobre 2018 – Calendario di ottobre

01 ottobre 1946  – Il Tribunale di Norimberga condanna i gerarchi nazisti
01 ottobre 2017  –  Muore il poeta friulano Pierluigi Cappello
02 ottobre –            Giornata internazionale della nonviolenza
02 ottobre 1868  – Nascita di Gandhi
03 ottobre 1935  –  L’Italia invade l’Etiopia [nota 1]
03 ottobre 1990  –  Riunificazione della Germania
03 ottobre 2013  – Strage di 366 migranti – Lampedusa
06 ottobre 1973 –  Guerra del Kippur
07 ottobre 2001 –  Inizio guerra USA contro l’Afghanistan
07 ottobre 2006 –  Assassinio della giornalista Anna Politkovskaja
08 ottobre 1963 –  Nella notte catastrofe del Vajont
09 ottobre 1967 –  Uccisione di Ernesto ‘Che’ Guevara in Bolivia
10 ottobre          –  Giornata mondiale contro la pena di morte
10 ottobre 2015 – Strage ad Ankara. Bombe su corteo pacifista
11 ottobre 1962 –  Apertura del Concilio Vaticano II
11 ottobre 2011 –   Giornata internazionale delle bambine (nota 2)
12 ottobre          –  Columbus day – Giornata della resistenza indigena
14 ottobre 1964 –  Premio Nobel per la pace a Martin Luther King
14 ottobre 1979 –  Prima marcia per i diritti dei gay negli USA
15 ottobre 1582 –  Entra in vigore il calendario gregoriano
16 ottobre 1943 –  Rastrellamento nazista nel ghetto di Roma
18 ottobre 1964 –  Muore il card. Lercaro
19 ottobre 1968 –  Muore Aldo Capitini
19 ottobre 1960 –  La Mauritania ottiene l’indipendenza dalla Francia
20 ottobre 2011 –  Spagna: l’ETA depone le armi [nota 3]
20 0ttobre 2011 –  Libia: uccisione di Ghedaffi
21 ottobre 1945 –  Francia: le donne votano per la prima volta
23 ottobre 1915 –  A New York 30.000 donne chiedono il diritto di voto
24 ottobre 1945 – Nasce l’Organizzazione delle Nazioni Unite
24 0ttobre 2005 –  Morte di Rosa Parks
25 ottobre 1936 –  Hitler e Mussolini creano l’Asse Roma-Berlino
25 ottobre 1996 –  Irlanda. Chiusura dell’ultima lavanderia Magdalene
26 ottobre 1954 –  Ritorno di Trieste all’Italia [nota 4]
27 ottobre 1479 –  Nascita di Erasmo da Rotterdam
27 ottobre 2018 – Diciassettesima giornata del dialogo cristiano-islamico
28 ottobre 1922 –  Marcia su Roma
29 ottobre 1923 –  La Turchia diventa Repubblica indipendente
30 ottobre 2016 –  Nuova scossa terremoto. Norcia: crollo della cattedrale di San
……………………………….Benedetto
31 ottobre 1517 –  Lutero affigge le sue 95 tesi sulla porta della chiesa di
…………………………………….Wittemberg
31 ottobre          –  Le chiese protestanti celebrano la festa della Riforma
31 ottobre 1967 –  Primo numero di Adista dal cui calendario nasce il primo nucleo
…………………………………….di questo.

NOTE
[nota 1] 3 ottobre – 1935. Un breve promemoria in Enciclopedia-Italiana
http://www.treccani.it/enciclopedia/guerra-italo-etiopica_%28Enciclopedia-Italiana%29/

[nota 2] Istituita dalle Nazioni Unite con la Risoluzione 66/170 del 19 dicembre 2011

[nota 3] 20 ottobre – ETA: Euskadi Ta Askatasuna (in spagnolo País Vasco y Libertad, letteralmente “paese basco e libertà”

[nota 4] 26 ottobre – Nel 1945, la Venezia Giulia, divisa in due zone di influenza,
………………………………Fu al centro della prima fase della guerra fredda.
L’area fu divisa in due macro zone di influenza: la zona A controllata dagli anglo-americani e la zona B dagli jugoslavi. Dal 1947 Gorizia e Monfalcone tornarono all’Italia, mentre l’Istria divenne parte del territorio della Federazione Jugoslava. Anche la città di Trieste fu separata in due zone e posta sotto l’amministrazione anglo-americana (AMG-FTT) o Territorio libero di Trieste, e sotto l’amministrazione di Belgrado (zona B-TLT). In seguito al Memorandum di Londra firmato il 5 ottobre 1954 fra i Governi d’Italia, del Regno Unito, degli Stati Uniti e della Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia, concernente il Territorio Libero di Trieste, si stabiliva che la Zona A passava dall’amministrazione militare alleata all’amministrazione civile italiana (con alcune correzioni territoriali a favore della Jugoslavia con l’Operazione Giardinaggio) e quindi passavano all’amministrazione italiana i seguenti comuni della zona A: Duino, Aurisina, Sgonico, Monrupino, Trieste, Muggia, San Dorligo della Valle

ottobre 1, 2018Permalink

30 settembre 2018 – Il liceo Petrarca annuncia la mostra ‘razzismo in cattedra’

http:///www.liceopetrarcats.it/novita-liceo-petrarca/archivio-news/1436-il-razzismo-in-cattedra-2018.html

settembre 30, 2018Permalink

28 settembre 2018 – E’ uscito Ho un sogno

Il piccolo bollettino pubblicato a cura della Associazione Proiezione Peters è al suo XXVII anno.   

In apertura c’è l’editoriale: SEGNALI e in seconda pagina un articolo, PRIMO GIORNO DI SCUOLA: UN DIRITTO PER TUTTI, che riguarda, a inizio anno scolastico, il rapporto bambini – scuola con qualche altra considerazione
Di entrambi riporto il testo e trascrivo in calce due link al mio blog dove si trova la documentazione sul caso di Trieste (le pesanti riserve del Sindaco sulla mostra fotografica organizzata dal Liceo Petrarca) che in forma sintetica si può leggere anche nel Bollettino.

SEGNALI
Con il decreto legislativo 104/2018, il Governo ha deciso di far aumentare le armi nelle mani dei cittadini. Lo ha fatto allargando la platea di coloro che possono detenere legalmente anche armi da guerra come fucili d’assalto o kalashnikov, rendendo più blandi i controlli sulle condizioni psico-fisiche dei loro detentori e abbassando le limitazioni.
Entro l’autunno saranno eliminate “le zone d’ombra che rendono difficile e complicato dimostrare che si è agito per legittima difesa”. La proposta proveniente dalle file della maggioranza introduce la presunzione ex lege di legittima difesa.
La Regione Veneto chiede la reintroduzione della leva obbligatoria per tutti gli italiani.
Il reddito di cittadinanza sarà limitato ai soli cittadini italiani.
Dai primi di settembre e per i prossimi tre mesi, una settantina di agenti in dodici città – per fortuna, nessuna nella nostra regione – avranno in dotazione una pistola che spara scariche elettriche. La pistola è comunemente chiamata Taser. Da un’indagine della Reuters negli Stati Uniti, vi sarebbero almeno 153 casi nei quali il medico legale ha indicato la Taser come causa di morte.
La Regione Friuli Venezia Giulia sta utilizzando le guardie forestali per il controllo delle frontiere allo scopo di arrestare i flussi migratori sulla rotta balcanica.
La sindaca di Monfalcone ha tolto le panchine dagli spazi pubblici per evitare che vi seggano gli immigrati, ha bloccato la ristrutturazione di un immobile per utilizzarlo come centro islamico, ha messo una soglia alla presenza dei figli di stranieri nella scuola dell’infanzia.
A breve, una sola persona fisica farà da Garante regionale per i bambini e gli adolescenti, per le persone private della libertà personale e per le persone a rischio di discriminazione, andando a sostituire i tre componenti con specifiche competenze che costituivano l’attuale organo collegiale.
Il 3 novembre Casa Pound ha organizzato una manifestazione a Trieste, città che proprio 80 anni fa ospitò quella mussoliniana con la proclamazione delle leggi razziali.
NOTA: Le guerre si combattono altrove, le grandi calamità sono riservate ad altri. La nostra vita rifugge dagli estremi. Eppure, uno degli insegnamenti del nostro recente passato è appunto che non esiste rottura tra estremi e centro, bensì una serie di impercettibili transizioni. Se nel 1933 Hitler avesse procla¬mato ai tedeschi che dieci anni dopo avrebbe sterminato tutti gli ebrei d’Europa, non avrebbe mai vinto le elezioni, come invece accadde. Ogni concessione accettata da una popolazione assolutamente non estremista è di per sé insignificante: prese insieme portano all’orrore.
T. Todorov, Di fronte all’estremo, Garzanti, 1992

PRIMO GIORNO DI SCUOLA: UN DIRITTO PER TUTTI
Il 5 settembre 1938 il primo decreto legge razzista si caricò della firma di un re che la appose nella tenuta di San Rossore in cui la sua famiglia trascorreva i mesi più caldi dell’anno. Le leggi organiche sarebbero venute più tardi, in novembre, ma intanto quel decreto sciagurato garantiva una scuola ‘ripulita’ in ogni ordine e grado dalla presenza di ebrei, studenti e insegnanti. In dicembre Enrico Fermi si sarebbe recato a Stoccolma per ricevere il premio Nobel. Con lui c’era tutta la famiglia e tutti alla fine delle cerimonie partirono per gli Stati Uniti senza rientrare in Italia: era la garanzia di salvezza per Laura Capon Fermi, ebrea, moglie dello scienziato e per Nella e Giulio Fermi, figli di una madre così pericolosa.
E oggi, 80 anni dopo, la campanella suona per tutti?
Una norma di legge dal 2009 stabilisce la necessità per i migranti non comunitari di presentare il permesso di soggiorno per la registrazione della dichiarazione di nascita dei figli in Italia, una prescrizione che preoccupa le Nazioni Unite perché «condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi» negando quindi al figlio il certificato di nascita. Come potrà andare alla scuola dell’infanzia e alle successive scuole dell’obbligo un bimbo che “non esiste”?
Con la legge del 2009, che nega l’esistenza legale di questi bambini, è stata approvata una circolare, un semplice atto amministrativo, che contraddicendola indica la possibilità di iscrizione alla scuola dell’obbligo. Quel bimbo potrà essere iscritto alla scuola primaria (atto che non richiede la presentazione del permesso di soggiorno dei genitori), ma vi arriverà senza aver potuto fruire del vantaggio garantitogli dall’uso della lingua italiana al nido e alla scuola dell’infanzia. Alla fine del percorso obbligatorio, se ancora minorenne, gli sarà negato l’iter scolastico successivo sempre a causa della condizione amministrativa dei genitori. Come vivrà il suo percorso formativo?
Altri fattori da considerare sono le scelte amministrative e delle istituzioni scolastiche locali. Ne abbiamo avuto riscontro nelle recenti vicende monfalconesi, oggetto il 19 luglio scorso di una interrogazione della senatrice Rojc. La sindaca di Monfalcone aveva siglato un accordo con due istituti comprensivi limitando al 45% il tetto della presenza dei bambini extracomunitari nelle classi per constatare poi che la preiscrizione alla scuola dell’infanzia aveva rilevato 60 figli di stranieri oltre il tetto stabilito. È opportuno notare che la consistente presenza straniera a Monfalcone non dipende da arrivi imprevisti di migranti ma dalla presenza della numerosa comunità straniera, soprattutto bengalese, occupata in quei cantieri navali che rappresentano ricchezza per la città e per l’ampio indotto.
L’applicazione del principio del 45% veniva affrontata con una metodologia piuttosto rozza: non si era pensato a una rimodulazione delle classi ma semplicemente a collocare i 60 piccoli esuberi in altri comuni senza verificarne il luogo di nascita. Quindi anche se nati a Monfalcone, se registrati all’anagrafe di Monfalcone, questi piccoli vengono discriminati in base alla nazionalità dei loro genitori.
Il principio fondamentale del superiore interesse del minore?

15 settembre http://diariealtro.it/?p=6110
18 settembre diariealtro.it/?p=6126

settembre 28, 2018Permalink

18 settembre 2018 – LEGGI RAZZIALI, 1938-2018.

LEGGI RAZZIALI, 1938-2018: 80 ANNI FA IL DISCORSO DI MUSSOLINI A TRIESTE   Emanuele Forlivesi                                        (Link in calce)

Mattarella ricorda: «una delle pagine più brutte e tristi della nostra storia». Conte ammonisce: «ricordare per non dimenticare»; ma il caso della mostra contro il razzismo di un Liceo triestino accusata dal sindaco di centrodestra ci riporta a quel passato e fa riflettere.

Trieste – Sono passati 80 anni da quel 18 settembre 1938, quando Benito Mussolini, in una piazza dell’Unità gremita da 150mila persone annunciò la promulgazione delle leggi razziali, una serie di decreti regi e dichiarazioni che miravano a discriminare gli ebrei e limitarne la libertà. Fino alla fine della guerra l’Italia conobbe così una serie di provvedimenti legislativi e amministrativi applicati dal regime fascista contro gli ebrei e in difesa della “razza”. Oggi allora è una vigilia importante, poiché da quel giorno il destino di molti italiani venne segnato per sempre; circa 40mila ebrei italiani, avviata una spirale micidiale di violenza cui seguirono le deportazioni di massa, furono perseguitati. Le Leggi razziali in Italia sarebbero effettivamente entrate in vigore il 17 novembre 1938 a seguito dell’approvazione del Regio Decreto n. 1728, con l’appellativo provvedimenti per la difesa della “Razza italiana”.
A Trieste, questa mattina, si sono tenute le celebrazioni ufficiali, davanti alla targa in ricordo dell’evento di 80 anni fa, sul pavimento di piazza Unità. Erano presenti diverse autorità, tra le quali l’assessore alla Cultura Giorgio Rossi, lo storico Roberto Spazzali, il vicario generale della Diocesi monsignor Pier Emilio Salvadè e il rabbino capo di Trieste Alexander Meloni. Venerdì 21 settembre invece, si terrà una cerimonia commemorativa organizzata dalla Comunità ebraica di Trieste con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e con il Comune di Trieste, in risposta al discorso tenuto nel medesimo luogo nel 1938 da Mussolini. Una cerimonia di commemorazione si svolgerà anche alla Risiera di San Sabba, l’unico campo di sterminio in terra italiana, con la lettura dei messaggi inviati dalla senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz-Birkenau alla Shoa, e dalla presidente delle Comunità Ebraiche italiane Noemi Di Segni. In questi appuntamenti per la memoria del passato degli italiani più nero ma ancora negato da molti, l’Associazione Nazionale ex Deportati nei campi nazisti (Aned) e l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (Anpi) di Udine ritengono «doveroso chiamare i cittadini a un incontro di riflessione; sui rischi derivanti dal diffondersi in Italia e in Europa di idee e movimenti di ispirazione nazifascista, di fenomeni di violenza legati al razzismo e per riaffermare con forza e convinzione la propria ispirazione ai valori democratici sanciti dalla Costituzione repubblicana e l’opposizione ad ogni forma di fascismo, di violenza e di razzismo». Tutta la stampa nazionale si unisce al ricordo e al valore di questo anniversario: sull’edizione cartacea del quotidiano Il Piccolo di Trieste di questo martedì così significativo campeggia il titolo “No al razzismo 80 anni dopo”, con uno speciale che ricorda l’annuncio delle leggi razziali.

Molte la parole per ricordare di non dimenticare la nostra storia, soprattutto in un clima pericoloso di discordia e miseria tra popoli di una stessa Terra; molte anche le polemiche, in particolare a Trieste: il pomo della discordia sono state la mostra e il manifesto dei ragazzi del liceo Petrarca per ricordare le leggi razziali, co un botta e risposta tra Comune di Trieste e la dirigente scolastica dell’istituto. Oggi più che mai la cronaca nazionale e l’opinione pubblica devono affrontare un dibattito, per riflettere sulle sfide del futuro, insieme a quelle perse nel passato.

Le parole per non dimenticare
A ricordare le leggi razziali è intervenuto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ieri, durante l’inaugurazione dell’anno scolastico a Portoferraio (Livorno), ha sottolineato che si è trattato di «una delle pagine più brutte e tristi della nostra storia». E ha aggiunto rivolgendosi agli studenti: «Ottanta anni fa la stagione scolastica si apriva con l’espulsione dalla scuola pubblica di tutte le ragazze e i ragazzi, le bambine e i bambini ebrei e con il licenziamento dei professori di origine ebraica». Il Capo dello Stato ha poi citato Liliana Segre, senatrice a vita nominata proprio da Mattarella, che «ha ricordato in questi giorni il suo trauma di bambina esclusa dalla scuola che era e sentiva propria». «Questa è una lezione che non dobbiamo mai dimenticare. La scuola deve unire e non dividere o segregare», ha concluso il Presidente.
Il premier Giuseppe Conte su twitter ha scritto: «una pagina buia per il nostro paese. Mussolini, a Trieste, annunciò l’imminente promulgazione delle leggi razziali. L’inizio di una persecuzione di tantissimi innocenti. A 80 anni dall’accaduto dobbiamo serbare memoria di questa ferita. Ricordare per non dimenticare».
Il segretario regionale del Pd del Friuli Venezia Giulia Salvatore Spitaleri ha lanciato un grido e un invito con le sue parole: «Non ci si deve stancare di fare memoria, anche quando è sgradevole e ci inchioda come popolo a responsabilità che non abbiamo mai riconosciuto fino in fondo come nostre. Gli 80 anni che ci separano dall’annuncio delle Leggi razziali sono un soffio nel respiro della storia: guai a chi finge di non sapere che il male cova sotto le ceneri».
«Il 18 settembre Trieste diventa la città simbolo di una storia scomoda e rimossa, che abbiamo il dovere morale e politico di guardare in faccia e raccontare tutta senza riserve. Mussolini è stato applaudito mentre annunciava che gli ebrei italiani non sarebbero stati più uguali agli altri cittadini, per forza di legge. Lo Stato si è piegato a un’ideologia perversa, accompagnato dal consenso» ha continuato; concludendo con un messaggio rivolto al PD: «Il Partito democratico si assume in pieno il peso di essere memoria e monito di quell’apice della vergogna che rese l’Italia complice della Shoah, abbraccia tutte le vittime mietute dall’intolleranza variamente colorata, si inchina a una terra di convivenza che è stata costretta a divenire crocevia di sangue e dittature. Lotteremo per difendere pace, diritti e verità».
Su Facebook il governatore del Friuli Massimiliano Fedriga ha postato: «Sulle leggi razziali, sulla loro infamia, su ciò che hanno prodotto, è già stato detto tutto, eppure non è mai stato detto abbastanza. In questo 80° anniversario del loro annuncio, voglio ricordare quell’indelebile sfregio sul volto del Paese e di una città, Trieste, da quasi mille anni profondamente legata alla comunità ebraica, con le parole senza tempo di “Se questo è un uomo” di Primo Levi».
Infine il commento dell’eurodeputata del Pd Isabella De Monte, che nomina anche la mostra del Liceo Petrarca screditata dal Comune: «Guai a tacere, oggi più che mai, davanti a chi osa imbrattare la storia e davanti ai rigurgiti fascisti. E non ci suggeriscano di parlare a voce bassa, perché davanti alle fascinazioni neofasciste bisogna dire le cose forte e chiaro. Proprio in una città simbolo come Trieste oggi assistiamo alle ronde di Forza Nuova e si annunciano manifestazioni di Casa Pound, per non parlare di amministratori pubblici che si fanno i filmini mentre cacciano i profughi. Una città come Trieste, che purtroppo ha visto e patito tutti gli orrori del Novecento, non si merita questo. Il caso della mostra del liceo Petrarca non sostenuta dal Comune di Trieste, che ha gettato discredito sulla città ancora una volta a livello nazionale è la ciliegina sulla torta. E la cosa incredibile è che, in Comune, più parlano e peggio fanno».

Le leggi razziali e il discorso a Trieste
Il primo decreto legge fu autorizzato il 5 settembre 1938 e ordinò l’esclusione degli ebrei dalle scuole. Il re Vittorio Emanuele lo firmò nella sua villa nella tenuta di San Rossore in Toscana, dopo una colazione e una passeggiata fino al mare. Mussolini non subì la scelta, la preparò, la propose e la sostenne. Le leggi razziali furono una decisione deliberata, sostenuta e accettata da tutti gli apparati dello Stato, fin dai suoi vertici, compreso il capo di Casa Savoia.
Nell’agosto del 1938 era già nata la “Difesa della Razza”, un quindicinale sostenuto economicamente dal fascismo e diretto da uno dei giornalisti più attivi nella polemica antisemita, Telesio Interlandi. È lì che venne pubblicato per la seconda volta in due settimane il Manifesto della razza, firmato da 10 scienziati, due dei quali zoologi; la prima era stata sul Giornale d’Italia. Galeazzo Ciano, genero e ministro di Mussolini, poi scrisse sul suo diario: «Il Duce mi dice che in realtà, il manifesto, l’ha quasi completamente redatto lui».
Poi ecco il discorso a Trieste, il 18 settembre: «Nei riguardi della politica interna il problema di scottante attualità è quello razziale. Anche in questo campo noi adotteremo le soluzioni necessarie. Coloro i quali fanno credere che noi abbiamo obbedito ad imitazioni, o peggio, a suggestioni (di Hitler), sono dei poveri deficienti, ai quali non sappiamo se dirigere il nostro disprezzo o la nostra pietà. Il problema razziale non è scoppiato all’improvviso, come pensano coloro i quali sono abituati ai bruschi risvegli, perché sono abituati ai lunghi sonni poltroni. È in relazione con la conquista dell’Impero, poiché la storia ci insegna che gli Imperi si conquistano con le armi, ma si tengono col prestigio. E per il prestigio occorre una chiara, severa coscienza razziale, che stabilisca non soltanto delle differenze, ma delle superiorità nettissime. Il problema ebraico non è dunque che un aspetto di questo fenomeno».
Poche settimane dopo, il 6 ottobre, il Gran Consiglio del fascismo, approvò la “Dichiarazione sulla razza”. In 5 anni i decreti razziali saranno circa 180. I primi furono più vessatori di quelli in Germania: gli studenti ebrei in Italia furono espulsi dalle scuole prima di quelli in Germania. Nel novembre del ’38, si bandirono i matrimoni misti e si vietò agli ebrei di possedere aziende, terreni e immobili di un certo valore, di essere impiegati nell’amministrazione pubblica, enti, istituti e banche, prestare il servizio militare e svolgere professioni di carattere intellettuale.
L’ultimo caso scoppiato a Trieste

Sarebbe dovuta partire proprio in questi giorni a Trieste la mostra “Razzismo in cattedra”, a 80 anni esatti dal Regio Decreto che varò i provvedimenti contro gli ebrei italiani. Un tributo per ricordare una pagina infame della nostra storia, scritta da Benito Mussolini con l’avallo di re Vittorio Emanuele III. Ma la mostra organizzata dal liceo Petrarca di Trieste in collaborazione con l’Università cittadina, il Museo della Comunità ebraica e l’Archivio di Stato, non avrà luogo, a causa delle polemiche scoppiate tra gli organizzatori e il sindaco Roberto Dipiazza. Motivo dello scontro la locandina dell’evento, un immagine d’epoca che ritrae tre ragazze sorridenti in grembiule scolastico e i libri sotto braccio a cui è sovrapposta la prima pagina de “Il Piccolo” del settembre 1938 con il titolo “Completa eliminazione dalla scuola fascista degli insegnanti e degli alunni ebrei”. Ma Dipiazza non ha apprezzato quel riferimento preciso ed esplicito a una delle leggi più inique del fascismo, dichiarando: «Quando ho visto quel titolo del Piccolo dell’epoca, così estremamente pesante, e quella scritta sul razzismo mi è sembrato esagerato. Dico io, dobbiamo ancora sollevare quelle cose?». Una frase choc, che ha scatenato polemiche, ma che non è stata messa molto in discussione dall’opinione pubblica e dai discorsi politico-mediatici. Da qui la convocazione della dirigente scolastica del Petrarca e la revoca delle sale comunali che avrebbero dovuto ospitare la mostra, con uno strascico amaro in cui si è inserito anche Enrico Mentana, con un post in risposta alle parole di Dipiazza: «Sì sindaco, oggi più che mai, e quelle sue parole feriscono. Non solo, ma non smetto di guardare quel manifesto, e non capisco con che cuore, con che animo e con che raziocinio lei lo abbia potuto definire esagerato. È storia, purtroppo. La nostra». Una storia che non può essere rimossa e che per la gravità delle sue conseguenze deve anzi esser ricordata e trasmessa alle nuove generazioni, anche con una mostra.

Emanuele Forlivesi
http://ilkim.it/leggi-razziali-1938-2018-80-anni-fa-il-discorso-di-mussolini-a-trieste/

settembre 20, 2018Permalink

20 settembre 2018 – Per tre mesi il taser sarà in prova in dodici città

Mentre il peggio avanza non dimentichiamo i vaccini
Il 13 agosto un medico modenese, Silvia Braccini, indirizza una lettera aperta alla vicepresidente del Senato Paola Taverna. Ricordiamola

Cara Senatrice Paola Taverna,
sono estremamente delusa come italiana, come cittadina e come medico, da quello che ha detto in materia di vaccini… Ha reso questo paese non più libero, ma oppresso dall’ignoranza e dalla cecità. Ogni anno milioni di volontari sanitari rischiano la vita in giro per il mondo per salvare migliaia di piccole vite da malattie che hanno decimato intere popolazioni.
E noi, del mondo ricco e civile, torniamo indietro di mille anni contro ogni ragione.
I nostri bambini non sono bestiame. Sono solo bambini a cui garantiamo un futuro. Perché non proibiamo anche tutte le altre scoperte scientifiche che hanno cambiato la sopravvivenza dell’uomo moderno e che hanno comunque possibili complicanze? Proibiamo tutte le chirurgie. Proibiamo il vaccino anti HPV contro i tumori della cervice uterina. Proibiamo le coronarografie con pci primarie che ogni giorno salvano la vita a centinaia di persone colpite da infarto. Proibiamo la trombolisi primaria per tutti i pazienti colpiti da ictus cerebri. Proibiamo le trasfusioni. Proibiamo gli antibiotici.
Spegniamo la luce, torniamo nel Medioevo.
Ma non chieda poi, a noi medici, di fare miracoli che volete distruggere. Non ci chieda di piangere la morte dei nostri bambini. La piangiamo da oggi. La piangeremo domani. Impotenti davanti ad una “politica” che riduce a voti politici e twittate la scienza.
Mi vergogno onorevole. Mi vergogno profondamente. Mi vergogno di essere rappresentata da lei e chi pensa sia giusto non vaccinare. Mi vergogno di stare in un paese in cui le decisioni sulla sanità e sicurezza pubblica, perché è di questo che si tratta, vengono prese da persone non preparate sulla materia, non adeguate nemmeno lontanamente al parlarne pubblicamente e criticamente. Per fare il mio lavoro, il medico anestesista rianimatore, ci vogliono 6 anni di università, 1 anno di abilitazione statale e 5 anni di scuola di specializzazione. Ci occupiamo di vite. È normale. Doveroso. Importante.
Per fare il suo lavoro Senatrice, basta prendere voti. Parlare sui social. Avere fortuna. Essere nel momento giusto con le persone giuste e al posto giusto. E questo non è giusto. Perché voi per un voto condannate il nostro paese al ritorno delle malattie che avremmo dovuto debellare. Condannate bambini al rischio di non poter crescere. Condannate noi a guardare il vostro irresponsabile scempio con responsabile impotenza.
È un mondo ingiusto il nostro, Senatrice. È un paese ingiusto il nostro. Ma soprattutto è ingiusto che chi come Lei, accompagnata da cattivi consigli ed ignoranza dovuta al suo non essere competente in immunologia e malattie infettive, non sarà costretta a vedere un bambino morire di morbillo.
Lei non lo farà.
Lei e i suoi colleghi politici amanti dei selfie, dei social, dei video mentre siete al lavoro, non li vedrete. E quando sarà il momento darete la colpa qualcun altro.
Dorma bene Senatrice stanotte.
Dorma bene Senatrice sempre.
Lo faccia anche per me. E per tutti i miei colleghi a cui ha tolto il sonno, la speranza, e la serenità.
Vorrei avere la sua ostentata sicurezza.
Vorrei poter credere ancora di poter fare il mio lavoro nel migliore dei modi in questo mio paese che non riconosco più…e di cui mi vergogno.
Dorma bene Senatrice.
E si ricordi sempre che il mio lavoro è un privilegio, e dovrebbe esserlo anche il suo.
Silvia Braccini
Semplicemente un medico

https://www.huffingtonpost.it/2018/08/13/senatrice-taverna-la-vostra-ignoranza-condanna-noi-medici-a-piangere-la-morte-dei-bambini_a_23501106/

settembre 20, 2018Permalink