21 settembre 2016 – Bauman: «Parliamoci. È vera rivoluzione culturale»

20 settembre   –   Intervista Stefania Falasca

«Le guerre di religione? Solo una delle offerte del mercato ». Zygmunt Bauman, il più acuto studioso della società postmoderna che ha raccontato in pagine memorabili l’angoscia dell’uomo contemporaneo – lo incontriamo ad Assisi prima del suo intervento – ci parla della sfida del dialogo.

Professore, la sua intuizione sulla postmodernità liquida continua a offrire uno sguardo lucido sul tempo presente. Ma in questa liquidità si registra un esplosione di nazionalismi, identitarismi religiosi. Come si spiegano?

Cominciamo dal problema della guerra. ll nostro mondo contemporaneo non vive una guerra organica ma frammentata. Guerre d’interessi, per denaro, per le risorse, per governare sulle nazioni. Non la chiamo guerra di religione, sono altri che vogliono sia una guerra di religione. Non appartengo a chi vuole far credere che sia una guerra tra religioni. Non la chiamo neppure così. Bisogna stare attenti a non seguire la mentalità corrente. In particolare la mentalità introdotta dal politologo di turno, dai media, da coloro che vogliono raccogliere il consenso, dicendo ciò che loro volevano ascoltare. Lei sa bene che in un mondo permeato dalla paura, questa penetra la società. La paura ha le sue radici nelle ansietà delle persone e anche se abbiamo delle situazioni di grande benessere, viviamo in una grande paura. La paura di perdere posizioni. Le persone hanno paura di avere paura, anche senza darsi una spiegazione del motivo. E questa paura così mobile, inespressa, che non spiega la sua sorgente, è un ottimo capitale per tutti coloro che la vogliono utilizzare per motivi politici o commerciali. Parlare così di guerre e di guerre di religioni è solo una delle offerte del mercato.

Al panico delle guerre di religione si unisce quello delle migrazioni. Già anni fa Umberto Eco diceva che per chi voleva capitalizzare la paura delle persone, il problema dell’emigrazione era arrivato come un dono dal cielo.…

Sì è così. Guerre di religione e immigrazione sono nomi differenti dati oggi per sfruttare questa paura vaga incerta, male espressa e mal compresa. Stiamo però qui facendo un errore esistenziale, confondendo due fenomeni differenti: uno è il fenomeno delle migrazioni e l’altro il fenomeno dell’immigrazione, come ha fatto osservare Umberto Eco. Non sono un fenomeno, sono due differenti fenomeni. L’immigrazione è un compagno della storia moderna, lo Stato moderno, la formazione dello Stato è anche una storia di immigrazione. Il capitale ha bisogno del lavoro il lavoro ha bisogno del capitale. Le migrazioni sono invece qualcosa di diverso è un processo naturale che non può essere controllato, che va per la sua strada.

Come pensa si possa trovare un equilibrio per questi fenomeni? La soluzione offerta dai governi è quella di stringere sempre più il cordone delle possibilità di immigrazione. Ma la nostra società è ormai irreversibilmente cosmopolita, multiculturale e multireligiosa. Il sociologo Ulrich Beck dice che viviamo in una condizione cosmopolita di interdipendenza e scambio a livello planetario ma non abbiamo neppure iniziato a svilupparne la consapevolezza. E gestiamo questo momento con gli strumenti dei nostri antenati… è una trappola, una sfida da affrontare. Noi non possiamo tornare indietro e sottrarci dal vivere insieme.

Come integrarci senza aumentare l’ostilità, senza separare i popoli? È la domanda fondamentale della nostra epoca. Non si può neppure negare che siamo in uno stato di guerra e probabilmente sarà anche lunga questa guerra. Ma il nostro futuro non è costruito da quelli che si presentano come ‘uomini forti’, che offrono e suggeriscono apparenti soluzioni istantanee, come costruire muri ad esempio. La sola personalità contemporanea che porta avanti queste questioni con realismo e che le fa arrivare ad ogni persona, è papa Francesco. Nel suo discorso all’Europa parla di dialogo per ricostruire la tessitura della società, dell’equa distribuzione dei frutti della terra e del lavoro che non rappresentano una pura carità, ma un obbligo morale. Passare dall’economia liquida ad una posizione che permetta l’accesso alla terra col lavoro. Di una cultura che privilegi il dialogo come parte integrante dell’educazione. Si faccia attenzione, lo ripete: dialogo-educazione.

Perché secondo lei il Papa è convinto che sia la parola che non ci dobbiamo stancare di ripetere? Alla fine il dialogo cos’è? Insegnare a imparare. L’opposto delle conversazioni ordinarie che dividono le persone: quelle nel giusto e quelle nell’errore. Entrare in dialogo significa superare la soglia dello specchio, insegnare a imparare ad arricchirsi della diversità dell’altro. A differenza dei seminari accademici, dei dibattiti pubblici o delle chiacchiere partigiane, nel dialogo non ci sono perdenti, ma solo vincitori. Si tratta di una rivoluzione culturale rispetto al mondo in cui si invecchia e si muore prima ancora di crescere. È la vera rivoluzione culturale rispetto a quanto siamo abituati a fare ed è ciò che permette di ripensare la nostra epoca. L’acquisizione di questa cultura non permette ricette o facili scappatoie, esige e passa attraverso l’educazione che richiede investimenti a lungo termine. Noi dobbiamo concentraci sugli obiettivi a lungo termine. E questo è il pensiero di papa Francesco, il dialogo non è un caffè istantaneo, non dà effetti immediati, perché è pazienza, perseveranza, profondità. Al percorso che lui indica aggiungerei una sola parola: così sia, amen.

Fonte

http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/Parliamoci-vera-rivoluzione-culturale-.aspx?utm_content=bufferc114f&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer

settembre 21, 2016Permalink Leave a comment

17 settembre 2016 – Qualcuno mi vuole spiegare perché la dimensione del costume da bagno costituisce un atto di culto?

Il culto nel sito dell’Associazione Studi Giuridici Immigrazione – sezione di Trieste                                                                                     untitled
‘’Burkini’’, ASGI: si rispetti la libertà di culto 23/08/2016
Burkini sul lungomare, polemiche a Trieste .

L’ASGI interviene ricordando che la nostra Costituzione e la Carta europea per i Diritti dell’Uomo garantiscono la libertà di culto. Una decisione che andasse in direzione contraria sarebbe discriminatoria e costituirebbe una grave violazione dei principi costituzionali e comunitari .

A seguito delle polemiche sviluppatesi a seguito della presenza, nelle spiagge di Trieste, di alcune donne vestite con il costume da bagno, comunemente noto come “burkini”, la sezione ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) del FVG, ha inviato una breve nota con la quale si chiariscono i profili giuridici .

L’ASGI – associazione di giuristi che ha, nel tempo, contribuito con propri documenti all’elaborazione dei testi normativi statali e comunitari in materia di immigrazione, anti-discriminazione, asilo e cittadinanza e che opera nell’ambito della tutela dei diritti dei cittadini stranieri ed apolidi – interviene sulla questione che ha acceso il dibattito cittadino nelle ultime settimane in merito alla questione del ‘’burkini’’, al fine di sottolineare alcuni fondamentali principi di diritto.

Innanzitutto si ricorda che l’art. 8 della Costituzione italiana garantisce la libertà di culto e tutela di conseguenza la possibilità da parte dell’individuo di manifestare liberamente il proprio credo.

Anche la CEDU (Carta Europea dei diritti dell’Uomo) garantisce la libertà di culto e all’art. 9 stabilisce che: “. Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include (…) la libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l’insegnamento, le pratiche e l’osservanza dei riti”.

Il fatto di indossare il ‘’burkini’’ rientra nella pratica religiosa ed a tale proposito sempre l’art. 9 della CEDU specifica che: “La libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo non può essere oggetto di restrizioni diverse da quelle che sono stabilite dalla legge e che costituiscono misure necessarie, in una società democratica, alla pubblica sicurezza, alla protezione dell’ordine, della salute o della morale pubblica, o alla protezione dei diritti e della libertà altrui.”

Solo la legge può imporre delle limitazioni alle pratiche religiose, ma solo allorché si debbano tutelare altri diritti fondamentali, quali la sicurezza pubblica, la protezione dell’ordine, la salute o la morale pubblica, o la protezione dei diritti e della libertà altrui e soltanto se la restrizione della libertà di manifestare il proprio credo rappresenta l’unico strumento idoneo a garantire gli altri interessi.

Una donna che indossa il costume da bagno integrale sceglie di manifestare il proprio credo attraverso l’uso di abiti propri della propria religione; in altre parole chi indossa il ‘’burkini’’ lo fa nella convinzione di rispondere a un precetto religioso e quindi lo considera “pratica religiosa”.

Una decisione del Comune di Trieste o di qualunque altra amministrazione che andasse in direzione contraria, costituirebbe una grave violazione dei principi costituzionali e comunitari citati, oltreché una discriminazione diretta, perché porrebbe in una condizione di svantaggio determinati soggetti (tra l’altro tutti appartenenti al genere femminile!) in ragione o a causa delle loro convinzioni religiose.

Avv. Dora Zappia – referente ASGI-FVG

Il precedente

Si ricorda la precedente azione legale dell’ASGI che portò all’ ordinanza del 14 aprile 2014 del giudice del Tribunale civile di Torino con cui venne dichiarato discriminatorio il comportamento del Comune di Varallo (Vercelli) : con l’ordinanza n. 99/09, tale Amministrazione comunale aveva disposto il divieto (con previsione di relativa sanzione amministrativa in caso di violazione) di indossare il “burkini” su tutto il territorio comunale “nelle strutture finalizzate alla balneazione”, nonché il divieto “di abbigliamento che possa impedire o rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, quale a titolo esemplificativo caschi motociclistici al di fuori di quanto previsto dal codice della strada e qualunque altro copricapo che nasconda integralmente il volto”.

Secondo il giudice di Torino l’ordinanza comunale “discriminava l’utilizzo di un costume da bagno, sostanzialmente corrispondente (tranne per il materiale da fabbricazione) ad una muta da subacqueo (certamente mai vietata nelle strutture finalizzate alla balneazione), adottato espressamente da alcune credenti di religiose islamica”. “I cartelli originari oggetto del ricorso introduttivo poi, così come descritti sopra, – prosegue l’ordinanza del giudice di Torino – erano certamente (e fortemente) discriminatori perché il divieto che dal cartello promanava veniva radicato tramite focalizzazione del messaggio (tra l’altro, dai forti contenuti anche nelle immagini figurative) soprattutto sulle minoranze femminili ed islamiche; divieto reso ancor più tagliente dall’utilizzo improprio del simbolo del divieto di sosta (riferito a tutte le condotte vietate) che l’art. 158 del Codice della Strada prevede per i veicoli e non per gli esseri  umani                                                          (link in calce)

Cerco la sicurezza nei vocabolari – la parola CULTO   untitled_blu

Lo strano concetto di culto che l’ASGI mi propone (ma non bastava tutelare la libertà di abbigliamento?) suscita irresistibilmente il mio senso dell’ironia. L’ironia è una difesa ma può anche essere un’arma e, poiché ho l’impressione di muovermi da orso in una cristalleria piena di oggetti inutili ma amati, cerco di darmi una ragione del culto ammesso in assenza di burkini. Comincio con i vocabolari che mi assicurino qualche certezza per delimitare il terreno su cui mi muovo e in cui vorrei indicazioni capaci di orientare il mio cammino.

  1. Grande dizionario della lingua italiana moderna 2000
    Culto L’ossequi religioso reso alla divinità; gli atti con cui esso si manifesta: rito, liturgia, credenza religiosa
  2. Lo Zingarelli 2002
    Complesso delle usanze e degli atti per mezzo dei quali si esprime il sentimento religioso b Nella teologia cattolica, complesso degli atti e dei riti e degli usi mediante i quali si rende onore a Dio c Religione o confessione religiosa come oggetto di amministrazione e legislazione pubblica (affari del culto; spese del culto)
  3. Da vocabolari Treccani on line
    Culto. s . m. [dal lat. cultus -us, der. di colĕre «coltivare, venerare», part. pass. cultus].
    Manifestazione interiore o esteriore del sentimento religioso, come ossequio individuale o collettivo reso alla divinità: il c. di Dio, della Madonna, dei santi. In partic., nella dottrina cattolica: c. di latrìa, quello esclusivo reso a Dio, c. di dulìa, reso ai santi, c. di iperdulìa, reso alla Madonna; c. assoluto, che si rivolge alle persone (Dio, Vergine, Santi); c. relativo, che si rivolge alle cose connesse con le persone sante (reliquie, immagini, ecc.). b. Il complesso degli atti rituali, interni ed esterni, di una religione: essere osservante del c.; ministro del c., il sacerdote; spese del culto. c. Religione, fede religiosa: c. cattolico, protestante; libertà di culto; c. acattolici, quelli, cristiani e non cristiani, diversi dalla religione cattolicaculto In generale, la manifestazione del sentimento con cui l’uomo, riconoscendo l’eccellenza di un altro essere, lo onora. Si distingue in c. profano e c. religioso. Quest’ultimo è il più comune e include le nozioni di manifestazione esterna del sentimento religioso, adorazione del divino e relazione con il sacro.

Sembra che i vocabolari mi diano conforto e passo ai commenti

Primo commento – Dalla enciclopedia Treccani on line

L’ordinamento costituzionale italiano riconosce e garantisce non soltanto la libertà religiosa individuale, quale diritto fondamentale e inviolabile dell’uomo, ma anche la libertà di culto nelle sue manifestazioni sociali. L’art. 19 della Costituzione stabilisce infatti che «tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume». Inoltre «il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di c. di una associazione o di una istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la loro costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività» (art. 20). In particolare, se i rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica sono oggetto di specifica regolamentazione (art. 7), la Costituzione attribuisce a tutti i c. acattolici un potere di autodeterminazione sottratto all’ingerenza degli organi dello Stato: l’art. 8, norma inserita tra i principi fondamentali, dispone che «tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge» e che quelle «diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze». Secondo l’accordo di modificazione del Concordato lateranense (1984), in armonia con i principi costituzionali, si considera non più in vigore il principio della religione cattolica come sola religione dello Stato.                                                             (Link in calce)

Secondo commento che affido alla memoria del blog

18 agosto – La riga nella calza 18 (preciso che era stato scritto e pubblicato prima del testo dell’Asgi; non è polemica, solo opinione.                                     (Link in calce)

Una scelta comunque opportuna – Dare un nome alle cose

Vorrei chiedere ai giornalisti di usare un linguaggio appropriato e chiamare gli abiti con i loro nomi.

Hijab è il velo islamico che copre la testa e il collo, nascondendo i capelli così ossessivi nelle culture del medio oriente (pensa alle donne ebree ortodosse rapate, con la testa coperta da cappelli o da parrucche!). Non capisco perché, se a una va di coprirsi i capelli, non possa farlo anche se l’hijab può essere una ‘identificazione’. Di che?

Niqab è il velo integrale che copre anche il volto, acconciato in modo da lasciare una fessura orizzontale per gli occhi

Burqa è il mantello con una griglia di tessuto che consente di vedere (non so quanto).

Chador è il mantellone nero in cui si avvolgono le donne iraniane trattenendone i lembi con una mano.

Ciò premesso il neologismo burkini è un’abile bestialità perché non copre il volto (e quindi nulla ha a che fare con il burqa) ma quando viene pronunciato richiama il volto coperto dalla divisa imposta in Afghanistan dai talebani al loro arrivo su cui non mi trattengo.

Il ‘burkini’ è un hijab unito a una tunica che copre il corpo.

Potrebbe chiamarsi hijabino!

belle-epoquePosso dire ‘povere donne’ ma ricordo che la frequentazione delle spiagge da parte delle signore bene italiane (le popolane non andavano al mare) che si è evoluta fino al bikini, un secolo fa si realizzava con ridicoli cappelloni, mutandoni e corpetti molto coprenti. Oggi non è più così e non dimentico che fra i mutandoni di un tempo e il bikini di oggi c’è stato il voto alle donne, che non fu un grazioso regalo!

FONTI:
Il culto nel sito dell’ASGI
http://www.asgi.it/discriminazioni/burkini-trieste-liberta-culto-discriminazione/

Vocabolario Treccani on line
http://www.treccani.it/vocabolario/culto2/

Primo commento – Dalla enciclopedia Treccani on line http://www.treccani.it/enciclopedia/culto/

Secondo commento che affido alla memoria del blog http://diariealtro.it/?p=4545

settembre 17, 2016Permalink Leave a comment

16 settembre 2016 – Appello agli ebrei del mondo

SISO –     SALVA ISRAELE, FERMA L’OCCUPAZIONE

Appello   agli ebrei del mondo

Se amate Israele, il silenzio non è più un’opzione possibile

Con l’avvicinarsi del 2017 che segna il cinquantesimo anno dell’occupazione israeliana di territori palestinesi.   Israele è ad un punto di svolta. La situazione attuale è disastrosa. Il protrarsi dell’occupazione opprime i palestinesi e alimenta un ciclo ininterrotto di spargimento di sangue. Corrompe le fondamenta morali e democratiche dello Stato di Israele e danneggia la sua posizione nella comunità delle nazioni . La nostra migliore speranza per il futuro – il tragitto più sicuro verso la sicurezza, la prosperità e la pace – risiede in una soluzione negoziata del conflitto israelo-palestinese che conduca alla creazione di uno stato palestinese indipendente accanto e in rapporti di buon vicinato con lo Stato di Israele. Facciamo appello agli ebrei nel mondo intero perché si uniscano a noi israeliani in un’azione coordinata per porre fine all’occupazione e costruire un futuro nuovo per la salvezza dello Stato di Israele e delle generazioni future.

Sottoscritto da oltre 500 israeliani, fra cui :

David Grossman, Amos Oz, Achinoam Nini (Noa), David Broza, Avishai Margalit, Avraham Burg, Edward Edy Kaufman, Ohad Naharin, Orly Castel Bloom, Ilan Baruch, Alon Liel, Elie Barnavi, Alice Shalvi, -Shakhar, David Harel, David Tartakover, David Rubinger, David Shulman, , Dani Karavan, Daniel Bar-Tal, Daniel Kahneman, Zeev Sternhell, Chaim Oron (Jumes), Haim Ben-Shahar, Chaim Yavin, Yair Tzaban, Yehuda Bauer, Judith Katzir, Joshua Sobol, , Yoram Bilu, Yael Dayan, Iftach Spector, Yitzhak Frankenthal, Mossi Raz, Michael Benyair, Micha Ullman, Menahem Yaari, Moshe Gershuni, Noga Alon, Nahum Tevet, Naomi Chazan, Nathan Sharony, Savyon Liebrecht, Sami Michael, Sammy Smooha, Edit Doron, Amos Gitai, Amram Mitzna, Anat Maor, ‏‏ Colette Avital, Ronit Matalon,   Shaul Arieli, Shimon Shamir,  Akiva Eldaron,  Aharon Shabtai, Eva Illouz .

FONTE:
Ho ricevuto da Bruno Segre. Pubblico subito con profonda gratitudine

 

settembre 16, 2016Permalink Leave a comment

8 settembre 2016 – Quando gli sgherri dell’ultimo papa re eseguirono l’ordine di rapire un bambino ebreo.

Il mio implacabile calendario (che di regola pubblico il primo giorno del mese) ogni 23 giugno recita
“1858 – Papa Pio IX fa rapire il bambino ebreo Edgardo Mortara”.

Pensavo che così avrei continuato di anno in anno a ricordare una data insignificante per molti ma per me importantissima perché il crimine di cui faccio memoria avvenne in un’Europa che si avviava alla modernità, che conosceva almeno alcuni termini di una politica moderna nel bene e nel male, anche in quello assoluto di strappare un bambino alla sua famiglia per ragioni religiose.

Il piccolo Edgardo Mortara, di famiglia ebraica bolognese, era stato battezzato di nascosto da una cameriera cristiana e tanto bastò a Gaetano Feletti, rappresentante del Sant’Uffizio e inquisitore della città, per ordinarne il rapimento secondo le leggi dello stato pontificio di cui Bologna faceva parte. Il confessore della povera cameriera l’aveva attivato violando il segreto confessionale. Regnava l’ultimo papa re che non si mosse a pietà per quel bambino e si rifiutò di accogliere le richieste di giustizia che venivano da parecchi politici europei.

Sottolineo la data: 1858. Nella maggioranza degli stati europei la schiavitù, per cui le persone erano merci da compravendita, era stata abolita e dal 1815 ne era stata vietata la tratta che aveva avuto (anche legalmente) il suo mercato più significativo negli Stati Uniti dove il XIII emendamento della Costituzione, che aboliva la schiavitù, sarebbe stato approvato nel 1865.

Il contesto quindi lascia intendere una diffusa cognizione di alcuni diritti fondamentali della persona, fra cui certamente l’appartenenza a una famiglia ma, nello stato pontificio, l’appartenenza religiosa attraverso battesimo negò ogni altro legame ‘naturale’ (ancora così viene definito) e prevalse la spietatezza.

La storia resta lì come un macigno su cui sarebbe bene ragionasse almeno chi ne è capace

Spero ne sia capace il regista Steven Spielberg che girerà “Il rapimento di Edgardo Mortara”. La notizia è stata ufficialmente confermata alla Mostra del cinema di Venezia da Raffaella Leone della Leone Film Group: ha annunciato che la sua società entra con Amblin Entertainment Studios nella produzione del film sulla storia del piccolo Edgardo.

Questa notizia mi ha stimolato a rivisitare le mie memorie. Avevo conosciuto il caso Mortara da un articolo del mensile Confronti (firma David Gabrielli) del 2000 e dopo il 2009 lo avevo collocato in una continuità fra lo storico esempio religioso risalente al 1858 e la nuova abiezione proclamata dal pacchetto sicurezza (di cui tante volte ho scritto). Trovo la mia prima nota sulla conformità fra abiezione religiosa e laica già in una pagina del 6 luglio 2009).
Ed è proprio di questo che voglio ragionare.

Se nel 1858 un papa si fece responsabile (attraverso il rapimento di un bambino) della distruzione di un rapporto familiare sovrapponendovi ragioni ‘religiose’, nel 2009 – in Italia – il parlamento si fece responsabile della stessa negazione, riferita a una precisa categoria di persone e realizzata in forma preventiva, quindi senza la necessità di sistemare la situazione con un successivo uso di aggiornati sgherri rapitori.
E’ esattamente questo che dice la legge 2009 n. 94 (art. 1 comma 22 lettera g): i figli dei sans papier che nascono in Italia non possono avere famiglia riconosciuta legalmente per il semplice motivo che per legge non devono esistere.

Non mi sembra ci sia molta differenza: se nella Bologna del 1858 necessitavano gli sgherri pontifici oggi basta un impiegato che allo sportello del comune non sia messo in grado di assolvere al suo compito e non ci sarà un Cavour a protestare come un secolo e mezzo fa o poco più. Anzi il Cavour dei giorni nostri è l’autore dello sfregio dato che la legge fu voluta dall’allora  ministro dell’interno on. Maroni e passò con voto di fiducia.

In sette anni non è stata modificata in una continuità dal papa di allora (beatificato dal suo successore Giovanni Paolo II) ai governanti di oggi, forti della maggioranza parlamentare ‘beatificata’ dal consenso per lo più silente ma massiccio dell’opinione pubblica.

Il Sinodo della chiesa cattolica nega l’uguaglianza dei neonati

So che molti (se leggeranno quanto ho scritto) ne saranno irritati o si limiteranno a compassionarmi come una fissata e allora aggiungo la constatazione di una omissione appartenente alla chiesa cattolica che non credo si possa negare.

Evidentemente nessuno dei padri e madri sinodali, partecipi del Sinodo sulla famiglia conclusosi lo scorso anno, seppe o volle cogliere la storica connessione fra l’orrore di un bambino strappato alla sua famiglia da una cattolica sharia e quello che la legge italiana impone dal 2009 ai figli dei migranti irregolari. A loro la famiglia viene preventivamente strappata dato che non è possibile registrarne la dichiarazione di nascita e quindi assicurare a questi piccoli, come dovuto, il certificato di nascita.

Così fra le varie situazioni critiche nelle famiglie note a quei padri e madri sinodali e puntualmente elencate, questa è sfuggita. Solo uno di loro, mons Forte, se ne è ricordato ma ne ha scritto con dignitosa competenza, su Il Sole 24 ore non su pubblicazioni appartenenti alla chiesa cattolica.
Ne ho riportato il testo dell’articolo nel mio blog del 29 giugno 2015.

L’indifferenza sinodale accompagna fedelmente quella del parlamento italiano che, con ampio conforto dell’opinione pubblica, non sa o non  vuole modificare la legge che tanto ha previsto sette anni fa nel quadro etico-culturale del quarto governo Berlusconi.

Fonti:

Per meglio conoscere il caso Mortara si veda

http://www.treccani.it/enciclopedia/edgardo-mortara_(Dizionario-Biografico)/

A proposito del prossimo film si può leggere:

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2016/09/08/news/spielberg_e_il_film_a_bologna_edgardo_mortara_leone_febbraio-147358428/

Per leggere l’articolo  di mons.  Forte

http://diariealtro.it/?p=3863

Per leggere la – Relazione Finale del Sinodo dei Vescovi al Santo Padre Francesco (24 ottobre 2015):

https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2015/10/24/0816/01825.html

6 settembre 2016 – Il crocifisso come arma impropria

Purtroppo ancora una volta viene riproposto all’attenzione generale il crocifisso da usarsi come arma impropria.
Lo fanno gli esponenti della Lega Nord ed è facile presumere che i cristiani, zitti da sette anni insieme ai laici più o meno devoti, davanti allo scempio di civiltà di una legge che vuole bambini senza nome, discriminati per razza, ignoreranno in silenzio anche la nuova proposta blasfema francis bacon crocifissioneche, strumentalizzandole per finalità ignobili, accomuna le vittime, a partire da Gesù Cristo.
E la voce di quelli che parleranno sarà affogata nel silenzio dei più.

A lato: Francis Bacon. Crocifissione

 

06 settembre 2016 Lega: ‘Crocifisso obbligatorio per legge a scuola e nei seggi’

Ma anche negli ospedali e nelle carceri. Nei porti e nelle stazioni. E per chi trasgredisce una multa fino a mille euro. L’idea di un gruppo di onorevoli del Carroccio  di Giovanni Manca 

A non esporre il Crocifisso nelle scuole si potrebbe incappare in multe fino a 1000 euro. E’ questa l’idea di un gruppo di parlamentari della Lega, che, tanto per non lesinare benzina sul fuoco, ha presentato un progetto di legge per renderne obbligatoria l’affissione.

L’ultima volta che ci si è occupati di legiferare sul punto è stato col fascismo, che con un Regio Decreto del 1924 stabilì che « Ogni istituto ha la bandiera nazionale; ogni aula, l’immagine del crocifisso e il ritratto del Re. ».

Ma all’onorevole geometra Roberto Simonetti, primo firmatario della proposta leghista, questo non pare bastare visto che il simbolo non finirebbe solo nelle aule scolastiche ma “negli stabilimenti di detenzione e pena, negli uffici giudiziari e nei reparti delle aziende sanitarie e ospedaliere, nelle stazioni e nelle autostazioni, nei porti e negli aeroporti, nelle sedi diplomatiche e consolari”, persino nei seggi elettorali, tanto per dar nuova giovinezza ai manifesti della Dc: “Nelle urne Stalin non ti vede, Dio sì”.

Inutile tentare di cavarsela piazzando il simbolo in un angolo perché, decreta la proposta di legge, “è fatto obbligo di esporre in luogo elevato e ben visibile l’immagine del Crocifisso”; diversamente si andrebbe a sbattere sulle sanzioni (articolo 4) per cui “chiunque rimuove in odio ad esso l’emblema della Croce (…) dal pubblico ufficio nel quale sia esposto o lo vilipende, è punito con l’ammenda da 500 a 1000 euro”, la stessa sorte che toccherebbe al bidello distratto, per dire, perché rivolto, pure, a chi “ometta di ottemperare all’obbligo di vigilare affinché il predetto emblema sia esposto”.

Tanta acribia non sembra disgiunta da un qualche grado di partecipazione alla realtà, come il fatto che la revisione ai Patti Lateranensi riconosce, da più di trent’anni, che il cattolicesimo non è religione di Stato, rompendo di fatto lo storico principio di confessionalità. Il rischio è un altro, scrivono i proponenti nella relazione di presentazione al progetto di legge: “Risulterebbe inaccettabile per la storia e per la tradizione dei nostri popoli, se la decantata laicità della Costituzione repubblicana fosse malamente interpretata nel senso di introdurre un obbligo giacobino di rimozione del Crocifisso; esso, al contrario, rimane per migliaia (sic) di cittadini, famiglie e lavoratori il simbolo della storia condivisa di un intero popolo”.

Insomma, una normativa preventiva, fosse mai che a qualcuno venisse in mente di far votare una legge diversa nel segno di Robespierre, decapitato fatalmente nel mese di termidoro, lo stesso identico giorno (28 luglio) della proposta sottoscritta dalle camicie verdi.

chagall_crocifissione bianca

Diariealtro -Precedenti interventi sulle crociate in verde bottiglia

03 novembre 2009 – Non è questione di crocifissi ma di ignoranza.

07 novembre 2009 – Chiara e le scatole cinesi Da Repubblica e Arcoiris due articoli di Rodotà e La Valle sulla questione del crocifisso.

30 novembre 2009 – L’evoluzione del crocifisso L’evoluzione del crocifisso. Sospesa da tempo la riflessione sul significato della croce -sia dentro
che fuori le chiese – lo si riscopre                    Sopra: Chagall. Crocifissione bianca
e, brandito  come arma impropria,
diventa un complemento d’arredo.

Tralascio la blasfemia riguardante il presepio dove Lega e centri commerciali assicurano una sgradevole sinfonia.

Fonte:

http://espresso.repubblica.it/palazzo/2016/09/06/news/lega-crocifisso-obbligatorio-per-legge-nei-luoghi-pubblici-1.282041?ref=HRBZ-1

 

4 settembre 2016 – Alla ricerca di parole chiare per pensieri puliti

In un arruffarsi di argomenti, o meglio di un vociare passato per argomentazione, sento sempre più il bisogno di parole chiare, dette e scritte per esprimere riflessioni che, pur muovendo dall’attualità, non si avviluppino negli indumenti aggrappandosi persino a Bibbia e Corano per uscire dal soffocamento che tessuti e pregiudizio possono provocare. Il 1 settembre avevo trovato, a mio conforto, un testo di Amos Luzzatto del 2004 e ora ho recuperato un  testo di Manconi, che avevo inserito su facebook un anno fa e mi è stato  riproposto. Lo trascrivo qui perché mi ha fatto bene rileggerlo e mi ha fatto bene anche ritrovare, in questo blog, un pezzo dello stesso Manconi, riportato il 14 settembre 2015.

settembre 2015 – Il linguaggio dell’odio e il razzismo   Luigi Manconi, parlamentare

La campagna d’estate della Lega nord e di alcuni organi di informazione è stata una mobilitazione di odio. Mi chiedo: perché?

E non si tratta di una domanda ingenua. In altre parole, perché mai la critica più radicale alle politiche del governo italiano e a quelle dell’Unione europea in materia d’immigrazione e asilo e la proposta di strategie totalmente alternative devono comportare la degradazione della persona del migrante e del profugo?

Questo è, infatti, il contenuto profondo e la forma linguistica del messaggio xenofobo: non un’argomentazione politica, bensì uno sfregio morale che deve –proprio per potersi efficacemente realizzare – richiamare un fondamento razzistico.

Sembra, cioè, che l’agitazione della Lega in materia d’immigrazione non possa non fondarsi su una “politica del disgusto”: un’opera di svilimento, che mira a sfigurare il proprio bersaglio, come premessa per così dire morale a un’attività di esclusione e discriminazione.

La classificazione gerarchica degli esseri umani emerge ancora e con violenza

Una politica che si fonda necessariamente su una concezione gerarchica degli uomini, dei popoli e delle etnie e su una inevitabile classificazione di essi secondo i tradizionali criteri di “superiorità” e “inferiorità”.

Questa concezione che costituisce il fondamento del razzismo e che essa sola giustifica il ricorso a un termine così gravemente denotativo – razzista, appunto – raramente oggi viene così esplicitamente teorizzata e adottata.

Infatti, il razzismo nelle società democratiche è tuttora soggetto a interdizione morale e politica, fino a rappresentare un residuale tabù. Un tabù fragile e precario, e tuttavia ancora attivo: sia perché i valori universalistici degli stati democratici negano qualsiasi legittimità alle teorie razzistiche, sia perché permangono in quegli stati – come in Italia, per esempio – consistenti tracce delle culture solidaristiche, di matrice egualitaria: religiosa o laica.

Il deprezzamento della vita

Dunque non può darsi – come ispirazione per le politiche per l’immigrazione – una classificazione degli esseri umani quali titolari o meno di dignità e meritevoli o meno di protezione in base alla nascita, alla provenienza geografica, all’appartenenza a un’etnia o a una classe sociale o a un sistema di cittadinanza.

Ma quella stessa classificazione gerarchica, formalmente interdetta, emerge ancora e con violenza, sia pure in maniera indiretta e mediata. E si rivela grazie a un indicatore inequivocabile: ovvero il deprezzamento della vita di una parte degli esseri umani nella percezione di un’altra parte di esseri umani.

È questo che rende il ragionamento sul razzismo particolarmente delicato.

L’indifferenza di tutti verso i morti nel Mediterraneo spiega l’odio di pochi verso i sopravvissuti

Aver accettato – come tutti abbiamo accettato – che appena al di là dei confini nazionali, nell’ultimo quarto di secolo si consumasse una strage ininterrotta di migranti e profughi, affogati nel Mediterraneo, costituisce un efficace metro di valutazione della tenuta dei principi ai quali diciamo di ispirarci.

Dà la misura, cioè, di quale sia nei fatti il valore reale che attribuiamo alla vita di quegli esseri umani. Un valore che, certamente, non è lo stesso che assegniamo alla vita dei membri della nostra comunità.

In altri termini, per sopportare il perpetuarsi di quell’ecatombe nel canale di Sicilia, è stato necessario accettare di considerare quei morti come sottouomini. E non è forse questa la base morale di un razzismo non solo non dichiarato, ma – anzi – esplicitamente rifiutato? E non è forse quella stessa base morale così diffusa presso tutti o molti a legittimare che presso pochi, singoli o gruppi o partiti, si manifestasse un’ostilità nutrita di odio?

Intendo dire che quella concezione gerarchica degli esseri umani che consente la degradazione degli “inferiori” e che motiva le politiche dell’esclusione, trova la sua giustificazione nel fatto che la svalutazione della vita di quegli “inferiori” sia diventata senso comune e mentalità condivisa. Anche quando tutto ciò resta implicito o viene addirittura negato con sdegno.

Insomma, l’indifferenza di tutti verso i morti nel Mediterraneo può arrivare a spiegare l’odio di pochi verso i sopravvissuti ai naufragi. Non a caso, i sommersi vengono definiti vittime, i salvati sono etichettati come “clandestini”.

http://www.internazionale.it/opinione/luigi-manconi/2015/09/02/razzismo-migranti

 

1 settembre 2016 – Premessa al calendario

Trovo necessario presentare il solito calendario del primo del mese.
Inizia l’anno scolastico per chi può andare a scuola

A giorni comincerà l’anno scolastico, diversamente scandito nelle varie regioni.
Non so come si comporterà la scuola italiana di fronte ai bambini che la legge vuole invisibili, fantasmi abusati per penalizzare i loro genitori se migranti non comunitari senza permesso di soggiorno. Per registrarne la nascita infatti devono presentare il documento che, per definizione, non hanno (legge 94/2009 art. 1, comma 22, lettera g).
Ha funzionato la circolare che, a garanzia dei nuovi nati, afferma il contrario della legge? I genitori, minacciati dalla loro piccola spia di carne, sanno di potersi giovare della circolare per fare di quella creatura condannata all’inesistenza legale il loro figlio riconosciuto e non solo partorito? E non potrebbe accadere che qualche sindaco garantista dei suoi indumenti verdi rifiuti la registrazione dei figli dei sans papier appellandosi alla legge?
Non si sa. Infatti, pur essendo dopo le elezioni del 2013 cambiati governo e maggioranza, la piccola norma che, condannando nuovi nati a non esistere, ci infanga tutti, non viene modificata da un parlamento che si adegua all’offesa alla Costituzione, confortato da un’opinione pubblica amante delle brevi, intense emozioni che le immagini ci offrono in irrimediabile sequenza e indifferente a ciò che non si vede: in fondo gli invisibili sono solo figli di poveracci stranieri.
Nell’overdose di tenerume che i media ci assicureranno celebrando il primo giorno di scuola in parola scritta, detta e in video, il mio piccolo calendario mensile scopre ricorrenze significative. Inizia con il ricordo della strage di Beslan (1 settembre 2004) e pochi giorni dopo celebra il Regio Decreto Legge 5 settembre 1938-XVI, n. 1390, Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista.

Giotto- la stage degli innocenti

Giotto- la stage degli innocenti

Le leggi organiche antiebraiche sarebbero venute più tardi ma, con la sensibilità imperante nel regime di allora, si decise di cominciare dalla scuola per cacciare anche i bambini. Più radicalmente ora li cacciamo dall’esistenza: abbiamo creato i fantasmi senza nome, senza identità, senza famiglia mentre una ministra inconsapevole esalta la fertilità in giovane età. Considerando il permanere della norma che ho ricordato sopra neppure i soggetti fertili sono tutti uguali.

http://www.limesonline.com/rubrica/il-cremlino-mente-sulla-strage-di-beslan

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/strage-degli-angeli-di-beslan-10-anni-dopo-ombre-e-dolore-432cd2cf-9817-4b30-a195-0072a426cdfc.html

http://www.treccani.it/enciclopedia/strage-di-beslan_(Lessico-del-XXI-Secolo)/

Una considerazione esemplare di Amos Luzzatto

Ho aggiunto, a quanto ho scritto su facebook e riportato sopra, i link che collegano a informazioni sulla strage di Beslan e di seguito trascrivo un passo di Amos Luzzatto (firmato come Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane) che ricopio dal catalogo della mostra ‘Dalle leggi antiebraiche alla Shoah’ del 2004 (ed. Shira).

«Nel 1938 la legislazione razziale in Italia discriminava e puniva soltanto gli ebrei, anche se , trattandosi ufficialmente della “difesa della razza ariana” , a lume di logica avrebbe dovuto individuare e punire tutti coloro che “ariani” non erano. Nella fase culminante della persecuzione in Europa, la quasi totalità dei colpiti (se si fa eccezione per gli zingari) erano ebrei. Il bilancio degli scomparsi, alla fine della guerra, riguardava in schiacciante maggioranza gli ebrei. Può sorgere una domanda: se la guerra fosse durata qualche altro anno, se la sconfitta dell’Asse fosse stata ritardata, se i nazisti e i loro alleati avessero avuto il tempo di completare l’uccisione di tutti gli ebrei viventi, allora, in Europa, si sarebbe per questo esaurito il razzismo? O vi sarebbe stato un altro gruppo umano da eleminare, un altro genocidio da eseguire, altri milioni di individui da sopprimere? La storia ci ha dato una risposta, presentandoci nuovi massacri e nuovi genocidi, da quello dei tutsi a quello dei cambogiani, a quello più vicino a noi avvenuto nella ex Jugoslavia.   Ma che cosa li collega alla Shoah, a parte la scontata malvagità umana? Io credo che, tragicamente, la Shoah, sia stata un punto di svolta, uno spartiacque, avendo dimostrato che lo sterminio di una popolazione per il solo fatto di essere quello che è, di avere caratteristiche fisiche o solo una tradizione culturale diversa da quella di coloro che detengono gli strumenti della forza bruta, sia possibile senza generare in coloro che osservano o che ne ricevono notizia una reazione solidale, una reazione di rivolta, una reazione che fermi la mano dei carnefici. La prova è stata fatta con il sangue degli ebrei, ma non per questo la ferocia è stata saziata. Sei milioni di vittime ebraiche hanno dimostrato a proprie spese che la loro Shoah era fattibile: si aperta un’epoca buia nella quale ciò può accadere di nuovo.»

1 settembre 2016 – Calendario di settembre

.1 settembre 2004  –   Aggressione alla scuola di Beslan (Ossezia del Nord)
.2 settembre 1945  –   Ho Chi Minh dichiara l’indipendenza del Vietnam dalla Francia
.3 settembre 1982  –   Assassinio del gen. Della Chiesa e della moglie
.3 settembre 2004  –   Strage nella scuola di Beslan
.4 settembre 1965  –   Morte di Albert Schweitzer medico, filosofo, musicista, teologo
………………………………. e premio Nobel per .la pace nel 1953.
.5 settembre 1938  –   Regio Decreto Legge 5 settembre 1938-XVI, n. 1390,
……………………..Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista.
……………………..Convertito in legge senza modifiche con L 99/1939. (vedi nota)
.5 settembre 1972 –   Germania –irruzione di Settembre Nero nel villaggio olimpico
.5 settembre 2010 –   Assassinio di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica
.7 settembre 1986 –   Desmond Tutu – primo vescovo nero a guidare la chiesa
……………………………..anglicana in Sudafrica
.8 settembre 1943  –  Armistizio dell’Italia con Inghilterra e Stati Uniti
.8 settembre 2013  –   Liberazione dell’inviato de La Stampa Domenico Quirico,
………………………………. sequestrato in Siria
.9 settembre 1943  –  In Italia Nasce il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN)
.9 settembre 1976  –   Morte di Mao Tse Tung
.9 settembre 2007 –   Christian Von Wernich, prete cattolico argentino condannato
…………………..all’ergastolo per crimini contro l’umanità, cappellano della polizia della
…………………..provincia di Buenos Aires durante la dittatura militare (1076-1981)
11 settembre 1973 –  Colpo di stato in Cile
11 settembre 2001 –  New York – attentato alle Torri Gemelle
12 settembre 2016 –   Festa del sacrificio – Aïd-el-Kébir (anche Aïd-el-Adha)
……………………………..(vedi nota)
13 settembre 1321 –  Ravenna – morte di Dante Alighieri
15 settembre 1970 –  Scomparsa di Mauro De Mauro
15 settembre 1993 – Assassinio di don Pugliesi
16 settembre 1982 – Libano – massacro di Sabra e Shatila
16 settembre 2016 –  Morte di Carlo Azeglio Ciampi
17 settembre 1978 – Accordi di pace di Camp David fra Egitto e Israele
18 settembre  1961 – Morte di Dag Hammarskjöld. Attentato?
19 settembre 1943 – Strage nazista a Boves (Cuneo)
20 settembre 1970 – Breccia di Porta Pia
21 settembre         –  Giornata mondiale della pace
21 settembre 1990 – Assassinio del giudice Rosario Angelo Livatino
22 settembre 1980 – L’Iraq invade l’Iran
23 settembre 1939 – Morte di Sigmund Freud
23 settembre 1973 – Morte di Pablo Neruda
24 settembre 1961 – Prima marcia della pace Perugia Assisi, promossa da
………………………… Aldo Capitini
24 settembre 2015 – Festa del sacrificio (di Ismaele o di Isacco),
………………………………Aid Al Adha o Aid El Kabir (vedi nota)
26 settembre 1988 – Assassinio di Mauro Rostagno
27 settembre 1996 – Afghanistan: i talebani occupano Kabul
27 settembre 2015 – Morte di Pietro Ingrao
28 settembre 1978 – Morte del papa Giovanni Paolo Primo.
29 settembre 1944 – Strage nazista a Marzabotto
30 settembre 2015 – All’ONU viene issata la bandiera palestinese

Nota – 5 settembre: http://www.cdec.it/dsca/Leggi/Elenco.htm

Nota – 12 settembre: http://www.internazionale.it/notizie/2015/10/01/bandiera-palestina-onu-foto

In riferimento alla nota del 12 settembre: Origine d’Aïd-el-Kébir

https://www.feiertagskalender.ch/islamic.php?geo=0&hl=it

L’Aïd-el-Kébir (aussi nommée Aïd-el-Adha, Aïd al-Kebir ou encore Eïd el-Adha), qui signifie « la Fête du sacrifice », est l’une des célébrations les plus importantes liées à la foi musulmane. Il s’agit d’une commémoration de la soumission d’Abraham (Ibrâhîm en arabe) à la volonté de Dieu lorsque celui-ci lui demanda de sacrifier son fils Ismaël. Certaines interprétations considèrent qu’il s’agit plutôt d’Isaac, le Coran ne mentionnant pas le nom du fils. Pour en savoir plus, consultez cet article d’Éric Geoffroy.

Ora non ho tempo di tradurre: segnalo  il confronto con la Bibbia, Genesi 22

22 agosto 2016 — L’involuzione di Ventotene e le italiche solidali libertà

Da Spinelli al trio Renzi, Hollande, Merkel

Meno di due chilometri e poco più di 750 abitanti Ventotene, situata nel mar Tirreno, tra Lazio e Campania in provincia di Latina, è entrata nella storia «isola del confino». Divenne famosa già al tempo degli antichi Romani perché fu il luogo in cui prima Augusto esiliò la figlia Giulia, poi l’imperatore Tiberio esiliò la nipote Agrippina nel 29 d.C. e più tardi l’imperatore Nerone esiliò sua moglie Ottavia. Durante il periodo fascista Ventotene divenne l’isola del confino per numerosi antifascisti e persone non gradite al regime tra cui Sandro Pertini, Luigi Longo, Umberto Terracini, Pietro Secchia, Eugenio Colorni, Altiero Spinelli, Ernesto Rossiventotene

Nota: Quando venni a sapere del manifesto di Ventotene avevo 15 anni. Poiché avevo conosciuto la guerra  e mi ero fatti un’idea del nazionalismo credevo e speravo, oggi credo ma non spero.

Fra Burkini imposto e italiche libertà

«Mio fratello sembrava un diavolo. Mi ha puntato addosso il fucile e ha sparato. Sono caduta e ho chiuso gli occhi per il dolore». Marisa Putortì, 21 anni, ricorda i momenti della sua gambizzazione ad opera del fratello Demetrio, quattro anni più grande, che le ha sparato per «gelosia» e per «punire» alcuni atteggiamenti della sorella. Dopo la morte del padre Carmelo, sei anni fa, Demetrio pensava di sostituirsi alla figura paterna in famiglia e, per questo, era diventato «ossessivo» nei confronti della sorella, tanto da proibirle frequentazioni e rimproverarla per il suo modo di vestire. «Era ormai da anni che non andavamo d’accordo — racconta Marisa nel suo letto in ospedale—. Neanche ci salutavamo più. A lui dava fastidio ogni cosa che facevo… Se mi truccavo o andavo in giro con la minigonna, se fumavo o mi fermavo in paese a parlare con uomini più grandi. Chissà cosa gli raccontavano di me i suoi amici». Poi si blocca e gira lo sguardo verso suo figlio Carmelo, cinque anni, frutto dell’amore adolescenziale con il suo attuale compagno, Massimo D’Ambrosi, 24 anni e un lavoro saltuario. Quindi riprende il racconto. «Ero vigile in ambulanza. Sentivo i medici che si auguravano che i pallini non avessero colpito l’arteria femorale, “altrimenti non ci arriva in ospedale”, dicevano tra loro, mentre io tremavo, pregavo e pensavo: sopravvivrò?». In ospedale al capitano Francesco Manzone, comandante della compagnia di Tropea che l’ha interrogata, Marisa ha taciuto il nome del suo sparatore. «Pensavo ci arrivassero da soli», dice con pudore. «Non l’ho fatto per proteggere mio fratello. Lui è uno schizofrenico. Non lo odio però, provo solo indifferenza». Perdonarlo? «Non me la sento proprio — continua —. Voglio che paghi per quello che ha fatto e quando lui uscirà di prigione io me ne andrò da Nicotera».

Demetrio Putortì 24 ore dopo aver sparato alla sorella si è costituito ammettendo le sue responsabilità. È in stato di fermo. I carabinieri stanno cercando di capire chi abbia fornito il fucile al giovane e dove sia finita l’arma. Si indaga sui rapporti tra Demetrio e ambienti della criminalità locale, con i quali sembrerebbe avesse dei rapporti.

Oltre la libertà la solidarietà! Catania, minorenni egiziani aggrediti con una mazza: grave sedicenne

Le tre vittime, tra i 16 e i 17 anni, sono ospiti di un centro di accoglienza: uno dei tre è stato operato per ridurre un grosso ematoma al cervello e ora è in prognosi riservata. Arrestati gli aggressori: sono tre italiani tra i 18 e i 32 anni

FONTI:

Minigonna

http://27esimaora.corriere.it/16_agosto_21/mio-fratello-mi-ha-sparato-perche-portavo-minigonna-8c74b692-67d9-11e6-b2ea-2981f37a7723.shtml

Aggressione ai minorenni

http://www.corriere.it/cronache/16_agosto_21/catania-minorenni-egiziani-aggrediti-una-mazza-grave-sedicenne-a177524a-67af-11e6-b2ea-2981f37a7723.shtml

19 agosto 2016 – Sei anni dopo

Oggi Facebook mi ha segnalato un vecchio post che faceva parte di altro blog che non c’è più, come non c’è più Paola Schiratti  e l’on Orlando, cui lei aveva suggerito l’interrogazione, ora fa il sindaco di Palermo e non si occupa più della questione che aveva posto in Parlamento sei anni fa. Speriamo registri regolarmente tutti i bambini che nascono nel suo comune anche i condannanti dalla legge 94/2009

19 agosto 2010 – Un parlamentare si occupa della registrazione anagrafica dei figli dei sans papier.

Mentre scrivevo uno dei miei pezzi sui bambini, mi è arrivato (e ringrazio la consigliera provinciale – Udine – dr. Schiratti che me lo ha inviato) il testo dell’interrogazione parlamentare  che pubblico di seguito.

 E’ il primo intervento parlamentare che registro dopo quelli in corso di dibattito (inizio 2009) degli on. Bachelet e Capano.

19 agosto 2016 Invece ho continuato, trovando alcune persone che mi hanno accompagnato fra la colpevole negligenza delle istituzioni e la neghittosità della sicietà (in)civile

Seduta n. 363 del 2/8/2010

INTERNO   Interrogazioni a risposta scritta:

LEOLUCA ORLANDO. – Al Ministro dell’interno. – Per sapere – premesso che:

in data 8 agosto 2009 è entrata in vigore la legge 15 luglio 2009, n. 94 «Disposizioni in materia di sicurezza pubblica»;

alla lettera g del comma 22 dell’articolo 1 della predetta legge si modificava il comma 2 dell’articolo 6 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sostituendone una parte, con la frase «, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui ali ‘articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, »;

questa modifica è stata di fondamentale importanza per la tutela della maternità, della salute e dell’istruzione di tutte le persone extracomunitarie che si trovano, anche illegalmente, nel nostro Paese,

in quanto non obbliga le persone in situazione di bisogno sanitario urgente alla presentazione del permesso di soggiorno per ottenere le giuste cure;

in data 7 agosto 2009 è stata emanata, dal dipartimento per gli affari interni e territoriali del Ministero dell’interno, una circolare (prot. 0008899) con oggetto: «Legge 15 luglio 2009, n. 94, recante »Disposizioni in materia di sicurezza pubblica«. Indicazioni in materia di anagrafe e stato civile», ed è stata inviata a tutti i prefetti della Repubblica italiana;

con questa circolare il Ministero dell’interno andava a sanare una situazione di interpretazione dubbia della suddetta legge, su alcuni temi, tra cui quello importantissimo delle dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione;

al punto 3 della predetta circolare si chiariva che «Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita-stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto. L’atto di stato civile ha natura diversa e non assimilabile a quella dei provvedimenti menzionati nel citato articolo 6»;

a parere dell’interrogante, molti punti della circolare stessa sono fondamentali per la struttura e per la funzionale applicazione della legge n. 94 del 2009, ma il metodo applicato dell’uso della circolare stessa appare di indicazione troppo lieve e sicuramente meno impegnativa dell’uso di una legge nell’applicazione della stessa -:

se il Ministro non ritenga opportuno assumere iniziative che attribuiscano valore normativo alla circolare del 7 agosto 2009 prot. 0008899 fornendo così strumenti sicuramente più incisivi a chi la stessa debba applicare.

E la storia continua

L’on Orlando ha poi presentato una proposta di legge, decaduta con la legislatura è stata ripresentata – sostanzialmente identica nel contenuto –  alla Camera e al Senato. Oggi è diventata un  comma della proposta sulla cittadinanza e resta lì, mentre il Parlamento traccheggia e la società civile a corrente alternata sostanzialmente se ne infischia