20 luglio 2019 – La prima laurea con protezione internazionale

Mentre ci si adopera – con le più varie e comunque ripugnanti motivazioni – a rendere difficoltosi i percorsi scolastici ed educativi degli stranieri, anche per i bambini nella scuola dell’obbligo e persino nella scuola dell’infanzia e non bastasse anche nei nidi – una notizia che indica la capacità di una università a superare i muri che invadono molte menti.
(Per i nidi si veda la nota in calce)

Ansa.it Il primo laureato con protezione internazionale dell’Università di Sassari si chiama Bakari Coulibaly, per tutti Bouba, arriva dal Mali, ha 32 anni e da due giorni è dottore magistrale in Pianificazione e politiche per la città, l’ambiente e il paesaggio. La sua favola è stata scritta ad Alghero, dove il neo architetto è arrivato nel 2016 per coronare un sogno. “Quando studiavo a Bamako desideravo tanto fare un master in Europa – racconta Bouba – sembrava un sogno irrealizzabile, si è concretizzato e sono felicissimo”.
Ha dedicato la tesi a “La cultura Maliana e gli effetti urbani delle migrazioni”, ottenendo il massimo dei voti: 110 su 110 e lode. Ad accompagnarlo lungo il percorso la fitta rete di attori istituzionali, culturali e sociali che ad Alghero scommettono nel valore della multiculturalità. Uno dei punti di riferimento è Silvia Serreli, docente al Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica di Alghero, delegata rettorale per le Politiche di integrazione dei migranti e rifugiati e non a caso relatrice del dottor Coulibaly che, realizzato il suo sogno, ne ha già un altro. “Un giorno vorrei diventare professore, continuare a studiare, fare ricerca e insegnare”, rivela. Nel frattempo “lavoro nelle cucine di un ristorante di Alghero, vivo con dei colleghi e amici – conclude – e sono grato alle tante persone di Alghero e dell’Università di Sassari senza le quali questo traguardo sarebbe stato impossibile”.
Nato nel nord del Mali, Bakari Coulibaly si è immatricolato nel 2016 ed è arrivato all’Università di Sassari con una borsa di studio della Conferenza dei rettori delle Università italiane e del Ministero dell’Interno per rifugiati e titolari di protezione sussidiaria, costretti nel proprio Paese a interrompere gli studi.
Durante il corso di laurea magistrale ad Alghero, ha potuto trascorrere sei mesi alla Universitat autonoma di Barcellona col programma Erasmus Plus. La sua storia è un esempio per altri allievi dell’Università di Sassari titolari di protezione, inseriti dal 2015 nel percorso di integrazione che l’ateneo promuove con la rete territoriale dedita al progetto di una Università sempre più inclusiva.

http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2019/07/19/la-favola-di-bouba-dal-mali-alla-laurea_5abd02cc-6066-4e36-b667-f21bcb2fa7d7.html

Nota:  Per i nidi segnalo il mio “Integrazione precoce a Codroipo, provincia di Udine” del 14 dicembre 2018
http://diariealtro.it/?p=6278

Luglio 20, 2019Permalink

17 luglio 2019 – Al Segretario di Stato Vaticano è noto il problema del certificato di nascita negato ai nati in Italia, figli di sans papier.

Il 5 luglio avevo pubblicato su questo blog la lettera spedita al Segretario di Stato, card. Parolin che aveva reso nota la sua intenzione di parlare con il ministro Salvini, affermando che «il dialogo si fa soprattutto con quelli che non la pensano come noi e con i quali abbiamo qualche difficoltà e qualche problema».
Gli avevo scritto perché in caso di colloquio non ignorasse l’esistenza possibile di bambini, nati i n Italia, figli di migranti non comunitari che potrebbero, per un groviglio di norme insensate approvate dal Parlamento nel 2009, essere privi del certificato di nascita.
Oggi ricevo la lettera che ho fotografato.   Gliene sono grata , non solo perché spero possa fare qualche cosa di concreto per stimolare la cancellazione di una legge insensata, ma perché per la prima volta che a me sia nota un autorevole esponente della chiesa cattolica esprime in forma scritta un parere negativo in merito alla questione su cui pochissime voci si sono alzate.
Mi rendo conto che si tratta di un documento privato ma per me è importante nel marasma di indifferenza dominante anche su questa ferita a un fondamento di civiltà.
Nel 2015 dopo aver convocato il Sinodo della famiglia anche i Vescovi italiani avevano ignorato la legge che nega ad alcuni nati in Italia il diritto a un’identità e a una famiglia riconosciute nel certificato di nascita. Per la verità ne aveva preso atto solo l’Arcivescovo di Chieti e Vasto che ne aveva scritto su Il sole 24 ore . Il testo si può leggere in questo blog in data 29 giugno 2015 raggiungibile anche con il link http://diariealtro.it/?p=3863.
Chi volesse leggere la lettera al cardinale Parolin può raggiungerla anche con questo link
http://diariealtro.it/?p=6713

Luglio 16, 2019Permalink

16 luglio 2019 – In alcuni comuni veneti si rinnova il censimento etnico

 In alcuni comuni veneti si rinnova il censimento etnico (un tempo razziale ora forse non si può dire, però..)

Per iscriversi alla scuola elementare di una località a cavallo tra Venezia e Padova bisogna specificare la propria etnia, ovvero se sei sinti, rom, nomade o camminante.
Leggo che il modulo consegnato ai genitori ha fatto scattare l’immediata polemica sostenuta dalle famiglie che si sono rivolte ad una associazione che fa capo a Rifondazione Comunista che a sua volta ha contattato i propri legali perché si tratterebbe di un “abuso e discriminazione gravissima”, mentre la direzione scolastica sostiene che l’atto “serve per favorire l’integrazione”, salvo cambiare parere in rapida successione temporale.

Metamorfosi dirigenziale
Le finalità del modulo – chiarisce il dirigente – erano quelle della maggior inclusione possibile e non certo il contrario” e “Le informazioni che noi raccogliamo – rileva Marzolo (il dirigente scolastico) – hanno finalità istituzionali, tese a tutelare gli alunni e non a discriminali”.
Ma poco dopo leggiamo: “Se il modulo dal punto di vista legale ha dei profili di illegittimità lo cambieremo sicuramente“, dice Carlo Marzolo, il dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo Corner di Fossò e Vigonovo.
Mentre apprezzo la denuncia di Rifondazione Comunista, meravigliata dalla velocità della metamorfosi , vado avanti e scopro l’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali)

Un inciso necessario: cos’è UNAR
L’Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica, brevemente denominato UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, è l’ufficio deputato dallo Stato italiano a garantire il diritto alla parità di trattamento di tutte le persone, indipendentemente dalla origine etnica o razziale, dalla loro età, dal loro credo religioso, dal loro orientamento sessuale, dalla loro identità di genere o dal fatto di essere persone con disabilità.
L’Ufficio è stato istituito nel 2003 (d.lgs. n. 215/2003) in seguito a una direttiva comunitaria (n. 2000/43/CE), che impone a ciascun Stato Membro di attivare un organismo appositamente dedicato a contrastare le forme di discriminazione.
In particolare, UNAR si occupa di monitorare cause e fenomeni connessi ad ogni tipo di discriminazione, studiare possibili soluzioni, promuovere una cultura del rispetto dei diritti umani e delle pari opportunità e di fornire assistenza concreta alle vittime.

Tanto basti per sapere con chi e cosa abbiamo a che fare
Dichiara il direttore di UNAR
13 Luglio 2019 Scuola distribuisce moduli con etnia per i bambini rom.
Loukarelis, Unar: “Inaccettabile discriminazione”
Ritengo assolutamente inaccettabile quanto accaduto nell’Istituto Comprensivo di Fossò-Vigonovo, dove ai bambini sono stati distribuiti dei moduli all’interno dei quali andava indicata anche la loro etnia, se rom”.
Così il Direttore dell’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), Triantafillos Loukarelis ha commentato l’episodio accaduto nell’istituto scolastico di Fossò-Vigonovo. “Si tratta di un atteggiamento discriminatorio – continua Loukarelis – condannato non solo dalla nostra Costituzione ma anche dal diritto internazionale. In nessun caso sono infatti ammessi censimenti del genere”.
Il dirigente scolastico ha prontamente assicurato il ritiro dei moduli e la ristampa senza l’etnia. “Provvedimento che cogliamo positivamente e, contestualmente, segnaliamo che i nostri uffici sono a disposizione di ogni altro ente che dovesse avere dubbi su simili questioni. Tutto ciò al fine di evitare il verificarsi di situazioni discriminatorie, che non fanno onore al nostro Paese”.
(Nota stampa UNAR) – 13 Luglio 2019                                                            [Fonte 1]

Le sorprese non finiscono qui
Vado ancora avanti e trovo nel sito dell’UNAR la scheda per la segnalazione di discriminazioni nel sito dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) in cui potevo dichiararmi vittima o testimone di discriminazioni.                                                                      [Fonte 2]

Ho scelto di essere ‘testimone’ come cittadina. Non so se accetteranno comunque ho scritto (rispettando i 500 caratteri imposti)
«Mi dichiaro cittadina testimone di una discriminazione indotta da legge. Dal 2009 la legge 94 all’art. 1 comma 22 lettera g impone la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione delle dichiarazioni di nascita. Tale prescrizione può condizionare i genitori identificati per uno ‘status geografico/burocratico’ a non presentarsi agli uffici anagrafici per timore di essere eventualmente espulsi. Non posso testimoniare casi concreti ma solo la mia indignazione di cittadina responsabile per una norma che ci umilia tutti minacciando alcuni».
Immediata la risposta automatica ma sempre gradevole visto che non è assimilabile a urla e ululati consueti in alto loco. “Your message was sent successfully. Thanks”.

Se non mi fossi trovata nella necessità di rispettare il limite avrei scritto, ma non è detto che il testo non mi serva a una prossima occasione quindi lo mantengo pro memoria:
“Sono testimone di una discriminazione indotta da legge.
Dal 2009 la legge 94 all’art. 1 comma 22 lettera g impone la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione delle dichiarazioni di nascita . Infatti l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante.
«Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi», sostiene il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1).
Il rischio della irrimediabile ferita a chi nasce in Italia, differenziato dagli altri per le ragioni geografico/burocratiche del/dei genitori permane anche se la circolare n. 19 del 7 agosto 2009 del Ministero dell’Interno (Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali) afferma:
« Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto».
Personalmente non posso testimoniare casi concreti ma solo la mia indignazione di cittadina consapevole e responsabile per una norma che ci umilia tutti minacciando alcuni.

[Fonte 1]
http://www.unar.it/scuola-distribuisce-moduli-con-etnia-per-i-bambini-nomadi-loukarelis-unar-inaccettabile-discriminazione/
[Fonte 2]
http://www.unar.it/cosa-facciamo/contact-center/fai-una-segnalazione/

Per leggere il testo della mozione 92 relativa alla registrazione delle dichiarazioni di nascita (presentatore Furio Honsell – regione FVG):                                                      http://diariealtro.it/?p=6724

Luglio 16, 2019Permalink

14 luglio 2019 – Una mozione da difendere in Consiglio Regionale

Mozione n. 92 <<Sull’ottenimento del certificato di nascita per figli nati in Italia da persone non comunitarie irregolari>>
presentata dal consigliere Furio Honsell l’11 giugno 2019

Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia,

VISTA la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Convention on the Right of the Child – CRC), approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989;

PREMESSO che nella Costituzione all’art. 10 si specifica che “L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali” e all’art. 22 si afferma che “Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome”;

PREMESSO che nella Costituzione della Repubblica all’art. 3, primo comma, si riconosce che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche di condizioni personali e sociali” e al secondo comma si specifica che “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”;

PREMESSO che, sempre nella Costituzione, all’art. 31, secondo comma, si stabilisce che la Repubblica “Protegge la maternità e l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”;

PREMESSO infine che il Codice Civile, all’art. 1, chiarisce che “la capacità giuridica si acquista dal momento della nascita”;

SEGNALATO che:
– la legge 27 maggio 1991, n. 176, ratifica la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, e nello specifico all’art. 7, comma 1, si stabilisce che “Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi” e al comma 2 che “Gli Stati parti vigilano affinché questi diritti siano attuati in conformità con la loro legislazione nazionale e con gli obblighi che sono imposti loro dagli strumenti internazionali applicabili in materia, in particolare nei casi in cui se ciò non fosse fatto, il fanciullo verrebbe a trovarsi apolide”;

– la legge 15 luglio 2009, n. 94 “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica” all’art. 1, comma 22, lettera g), modifica l’art. 6, comma 2, del Testo Unico sull’immigrazione del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, cancellando il riferimento all’eccezione che escludeva dalla presentazione del permesso di soggiorno la richiesta di atti di stato civile, ivi compresa evidentemente la domanda di registrazione di nascita;

RILEVATO che ottemperando al diritto del bambino ad avere il certificato di nascita gli sarà assicurata la cittadinanza dei genitori in conformità alla norma in vigore, Legge 5 febbraio 1992 n. 91;

RICORDATO che già nel 2009 fu emanata la circolare interpretativa n. 19 del Ministero dell’Interno, Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali che ha la funzione di tutelare il diritto del neonato in Italia ad avere un’esistenza legalmente riconosciuta;

RILEVATO che dall’interrogazione 4-08314 presentata da Leoluca Orlando a cui è stata data risposta dall’allora Sottosegretario di Stato per l’interno Michelino Davico (risposta scritta pubblicata lunedì 31 gennaio 2011 nell’allegato B della seduta n. 426) si sottolinea che proprio attraverso la suddetta circolare sono state fornite indicazioni mirate a tutti gli operatori dello stato civile e di anagrafe che quotidianamente si trovano a dover intervenite riguardo a casi concreti e che “È stato chiarito che l’eventuale situazione di irregolarità riguarda il genitore e non può andare ad incidere sul minore, il quale ha diritto al riconoscimento del suo status di figlio, legittimo o naturale, indipendentemente dalla situazione di irregolarità di uno o di entrambi i genitori stessi. La mancata iscrizione nei registri dello stato civile, pertanto, andrebbe a ledere un diritto assoluto del figlio, che nulla ha a che fare con la situazione di irregolarità di colui che lo ha generato. Se dovesse mancare l’atto di nascita, infatti, il bambino non risulterebbe esistere quale persona destinataria delle regole dell’ordinamento giuridico”;

VERIFICATA la permanenza di alcune situazioni di criticità anche in Regione FVG;

Tutto ciò premesso
impegna la Giunta regionale

1) ad attivarsi nelle apposite sedi, affinché si proceda ad opportune modifiche alla legge che nel 2009 introdusse, per una definita categoria, il principio della possibile violazione del diritto assoluto di ogni nato in Italia ad essere riconosciuto quale persona destinataria delle regole dell’ordinamento giuridico, come raccomanda anche il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1);

2) ad attivare azioni per una più ampia promozione della circolare interpretativa 19/2009 del Ministero dell’Interno al fine di assicurare un’integrale esistenza giuridica di ogni soggetto nato nel territorio.

Presentata alla Presidenza il giorno 11/06/2019

Luglio 14, 2019Permalink

11 luglio 2019 – Una capitana coraggiosa e le parole d’odio

11 luglio 2019 _ Carola Rakete , ecco la querela contro Salvini:    
                            “Sequestrate i suoi account Facebook e Twitter”  

Le 22 offese del ministro alla Capitana e la richiesta di chiudere le pagine ufficiali.
“Sono mezzi di propagazione dell’odio”. Diffamazione e istigazione a delinquere i reati ipotizzati. Salvini: “Ridicolo”. di Fabio Tonacci

 

ROMA – L’aveva annunciato già nell’intervista esclusiva a Repubblica di alcuni giorni fa, ora è passata ai fatti. Carola Rackete presenterà oggi pomeriggio (al più tardi domani mattina) alla procura di Roma una querela contro il ministro dell’Interno per “diffamazione aggravata” e “istigazione a delinquere”. Non solo. Nella denuncia chiede ai magistrati di sequestrare i mezzi attraverso cui passa quello che lei definisce il “messaggio d’odio”: le pagine ufficiali su Facebook e Twitter di Matteo Salvini.

Nelle quattordici pagine della querela l’avvocato di Carola, Alessandro Gamberini, riporta 22 offese del ministro, contenute nei sui tweet, nelle dirette Facebook e in alcune interviste televisive. “Matteo Salvini – si legge nel documento – mi ha definito pubblicamente e ripetutamente sbrufoncella, fuorilegge, complice dei trafficanti, potenziale assassina, delinquente, criminale, pirata, una che ha provato a uccidere dei finanzieri e ad ammazzare cinque militari italiani, che ha attentato alla vita di militari in servizio, che ha deliberatamente rischiato di uccidere cinque ragazzi e che occupa il suo tempo a infrangere le leggi italiane e fa politica sulla pelle dei disgraziati: la gravità della lesione al mio onore è in sé evidente”.
Pronta la replica di Salvini su Facebook. “La comunista tedesca, quella che ha speronato la motovedetta della Guardia di Finanza, ha chiesto alla Procura di chiudere le mie pagine Facebook e Twitter. Non c’è limite al ridicolo. Quindi posso usare solo Instagram???”.
Così il ministro dell’Interno Matteo Salvini, commenta l’esposto della capitana della Sea-Watch.

La trentunenne tedesca ricorda ancora una volta che le sue azioni sono state motivate esclusivamente dalla necessità di tutelare la vita e l’incolumità fisica e psichica dei naufraghi a bordo. “La legittimità della mia condotta è stata riconosciuta allo stato dall’autorità giudiziaria (la gip di Agrigento Alessandra Vella, ndr) che l’ha valutata come adempimento di un dovere”. La Capitana Carola ricostruisce anche la “campagna diffamatoria” che da settimane il ministro conduce nei confronti della ong Sea-Watch. “Dice che si tratta di un’organizzazione illegale e fuorilegge, sostenendo che i suoi rappresentanti sarebbero complici di scafisti e trafficanti. Tali affermazioni sono lesive della mia reputazione e mettono a rischio la mia persona e la mia incolumità, in quanto dipendente e rappresentate della Sea-Watch”.

Sull’incolumità personale messa a rischio, come dimostrano centinaia di messaggi di offese e minacce apparsi su Internet (“contro di me si è generata una spirale massiva e diffusa di violenza”) si incardina la seconda parte della denuncia. “Non posso non aver paura di parole che provengono da chi esercita un ruolo pubblico così rilevante come quello di ministro, tra l’altro dell’Interno, che dovrebbe avere il ruolo, semmai, di tutelare anche la mia persona. Nelle parole di Matteo Salvini sono veicolati sentimenti viscerali di odio, denigrazione, delegittimazione e persino di vera e propria deumanizzazione”.

C’è anche la fotografia, pubblicata da Salvini, in cui il ministro è ritratto insieme a un gruppi di donne in divisa, e sotto la foto di Carola con la scritta “una criminale”. Per i legali di Carola, “è un’immagine che assume la connotazione di una segnalazione pubblica e rimanda ai manifesti dei ricercati, e quindi si tratta di un’istigazione pubblica a delinquere”. Nella denuncia sono trascritte le offese sessiste apparse in Rete e nei commenti ai post di Salvini, sugli account ufficiali. Motivo per cui la Capitana chiede il sequestro preventivo degli account ufficiali del ministro, sia quello su Facebook sia quello su Twitter: “La richiesta è legittimata dalla giurisprudenza della Corte Suprema – motiva l’avvocato Alessandro Gamberini – che autorizza il sequestro dei servizi di rete e delle pagine informatiche che non rientrano nella nozione di stampa e quindi non godono delle garanzie costituzionali in tema di sequestro di stampa”. [Fonte 1]

Un documento regionale del FVG  ben si connette alle ragioni del ‘caso’ della capitana
Mozione n. 55 “Sulla necessità di completare l’iter e approvare al più presto il Ddl nazionale S. 362” –

La mozione , presentata dal consigliere regionale Honsell il 19 febbraio 2019 è stata respinta nella seduta n. 83 del 26 giugno 2019

Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia,
VISTO il Disegno di legge nazionale S. 362 “Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”, presentato in data 14 maggio 2018;
APPURATO che il suddetto disegno di legge non ha ancora iniziato l’esame presso la prima Commissione permanente a cui è stato assegnato in data 26 giugno 2018;
RAVVISATO che recentemente l’ODIHR (Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti dell’uomo), istituito dall’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), ente che si occupa di censire gli hate crimes in diversi Paesi del mondo, ha aggiornato i dati relativi al censimento dei crimini d’odio, intolleranza o razzismo, perpetrati in Italia nel 2017, rilevando che i crimini sono aumentati di circa il 30% rispetto al 2016 e quasi del 60% rispetto al 2013;
CONSIDERATO che i suddetti dati, su stessa specificazione dell’ODIHR, potrebbero rappresentare una stima a ribasso in quanto basata su crimini riconosciuti come tali dallo Stato italiano, il quale riconosce quali crimini d’odio i reati previsti dalla legge Mancino del 1993, che però si limita a punire l’odio razziale;
RILEVATO che il Codice Penale italiano non prevede una definizione di “crimine d’odio” e di conseguenza una legislazione specifica dedicata ai crimini d’odio verso altre categorie a rischio come ad esempio persone con disabilità, LGBTQ o appartenenti a minoranze, quale che sia la connotazione;
ATTESO che numerosi sono i casi di cronaca che testimoniano crimini d’odio perpetrati anche nel territorio regionale;
Tutto ciò premesso
impegna la Giunta regionale
1. ad attivarsi con le Presidenze di Camera e Senato e con la Presidenza del Consiglio affinché si inizi al più presto l’esame del Disegno di Legge citato al fine di velocizzare e rendere il più possibile condiviso il testo della legge e l’iter di approvazione;
2. ad attivare politiche di sensibilizzazione e promozione sul territorio regionale anticipando in tal modo i contenuti e il senso della proposta legislativa della senatrice Segre, con la finalità di ribadire e rafforzare la tradizione di civiltà e apertura della nostra comunità regionale.

Post scriptum:

Il 28 ottobre dello scorso anno, nella relativa pagina del mio blog, ho presentato un breve commento alla “proposta Segre” [Fonte 2]  e, quando il consigliere Honsell ha presentato la mozione trascritta sopra, ho letto con particolare favore il punto 2 delle conclusioni:

Il Consiglio regionale impegna la giunta regionale:
“ad attivare politiche di sensibilizzazione e promozione sul territorio regionale anticipando in tal modo i contenuti e il senso della proposta legislativa della senatrice Segre, con la finalità di ribadire e rafforzare la tradizione di civiltà e apertura della nostra comunità regionale”.

Credo che a questo punto un minimo di elaborazione culturale condivisa sia urgente e indispensabile.
Non sarà un no dell’istituzione regionale a bloccare il desiderio di conoscere e la necessità di capire le ragioni di ogni parte.
Se è facile però capire quelle della proposta (tra l’altro molto ben illustrate nella relazione di presentazione) non conosco ancora quelle di chi vi si è opposto.
Spero di poterne prendere atto quando riuscirò ad avere un verbale d’aula o altra documentazione.
Bastino per ora le significative conclusioni del Consigliere proponente:

OpenFVG: Honsell, Aula perde occasione per contrastare discorso d’odio.

Il Consiglio Regionale oggi ha perduto un’occasione per contrastare il “discorso d’odio” che sta imbarbarendo la comunicazione sui social e sui media, dai giornali alle televisioni: ha votato infatti contro la mia mozione di sostegno al Parlamento della legge Segre e la richiesta di anticiparne i contenuti in questa regione istituendo un osservatorio che monitori il fenomeno. Questo voto negativo è un fatto grave anche perché il dibattito in aula di alcuni consiglieri è stato un chiaro esempio di discorso d’odio.

[Fonte 1]
https://www.repubblica.it/cronaca/2019/07/11/news/carola-230955102/
[Fonte 2]

29 ottobre 2018 – La prima proposta di legge della Senatrice Segre

Luglio 11, 2019Permalink

5 luglio 2019 – Provando e riprovando, sperando senza fiducia

Quando cominciarono a girare in Europa le immagini dei sopravvissuti ai lager lo sgomento, l’incredulità sopravanzarono il dovere di capire; prevalse un a sorta di rigetto che indusse persino l’editrice Einaudi (che pur si avvaleva di un ottimo comitato di consulenti) a rifiutare, in prima battuta, il libro di Primo Levi, Se questo è un uomo, che solo più tardi sarebbe stata pubblicato e che rappresenta ancora una voce importante nel nostro panorama storico e letterario.
Credo che altrettanto stia succedendo oggi per i fuggiaschi dai porti libici, libici loro stessi o provenienti da altri stati africani, persone disperate approdate al bordo del cimitero mediterraneo nella speranza di una traversata.
Per questo probabilmente M.S., vicepremier, ministro dell’interno e riferimento di molti oltre il partito di cui è leader, può chiudere i porti, insultare i magistrati, indifferente alle condizioni di chi sta giocando la propria sopravvivenza nello spazio fragile di una nave di disperati.
Chissà perché a me vengono i mente i giochini di battaglia navale che si facevano sottobanco a scuola: colpito, affondato..
Già ma quei giochini erano pezzi di carta …
Pezzi di carta: qui scatta la mia reazione perché i pezzi di carta non sempre sono giochini ma fondamento di vita e ce n’è uno che è essenziale alla vita di ognuno di noi, che è essenziale alla vita dei nostri figli: il certificato di nascita.
Dieci anni fa R.M., predecessore di M.S. in almeno due dei ruoli che costui ricopre fece approvare con voto di fiducia le ”Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, la legge che contiene un punto a mio parere dirimente, che descrivo al card. Parolin nella lettera che segue

A S. Em. Card. Pietro Parolin
Segretario di Stato
Palazzo Apostolico –
Città del Vaticano – 00120 ROMA                                                                              Udine 2 giugno 2019

Eminenza,
ho letto in vari quotidiani italiani la Sua dichiarazione del 29 maggio in merito a una disponibilità a dialogare con il ministro Salvini. Lei ha opportunamente sottolineato la riprovazione alla strumentalizzazione di simboli religiosi e contemporaneamente affermato che «il dialogo si fa soprattutto con quelli che non la pensano come noi e con i quali abbiamo qualche difficoltà e qualche problema».
Sono certa Eminenza che quando avvicinerà il ministro Salvini avrà con sé le voci di chi soffre (quale che ne sia il credo religioso o anche l’assenza di un credo qualsivoglia) in una situazione storica che ha fatto del nostro Mediterraneo una tomba e l’attraversamento di quello spazio – e di altri in Europa – luoghi di morte, violenza e devastazione.
Le chiedo però di portare con sé anche coloro cui la legge italiana dal 2009 ha deciso di spegnere la voce (legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g).
Sono i nati in Italia, figli di migranti non comunitari: a quei genitori la legge chiede – nel momento in cui si presentano a dichiararne la nascita – il permesso di soggiorno di cui, se irregolari, non dispongono.
Così i genitori – che non vogliono sottrarsi al dovere di garantire ai loro nati il diritto personale al certificato di nascita – vengono soffocati dalla paura che li rende vittime dei loro piccoli, innocenti umiliati per legge a spie della irregolarità di mamma e/o papà.
E quei genitori sono artatamente indotti a farsi complici del disprezzo di norme internazionali, ratificate in legge già dal 1991, per cui “Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi” (art. 7 legge 176/1991).
E’ ben vero che una circolare, emanata lo stesso giorno della approvazione della legge 94, offre loro la possibilità della registrazione ma la paura (la circolare non è adeguatamente pubblicizzata fra chi avrebbe diritto a conoscerla) potrebbe indurli a mancare al loro dovere e a nascondere i loro piccoli per non esserne separati dalla brutalità di una espulsione conseguente la loro nascita.
Il rischio è segnalato dal Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1) che da una decina d’anni vivamente raccomanda al Parlamento di legiferare in modo da garantire il diritto alla registrazione per tutti i nati in Italia, indipendentemente dalla situazione amministrativa dei genitori, adeguando in tal senso l’ordinamento interno .
Quei piccoli di cui ho descritto la ferita loro imposta nel venire al mondo non hanno voce.
La prego Eminenza non li abbandoni, offra loro la Sua voce autorevole e partecipe.
Distinti saluti
Augusta De Piero

La lettera partì il 3 giugno e , pur prevedendo che Sua Eminenza non mi avrebbe risposto, cerco ora di renderla nota per quel poco di spazio che troverò ma soprattutto nella speranza che se ne assuma il carico una voce più accettabile della mia e qualcuno ne faccia autorevole impulso alla modifica di una legge intesa a istituire una classificazione che vuole alcuni privi di quelle caratteristiche cui ogni persona avrebbe altrimenti diritto.

E comunque già nella oscurità dell’oggi punti di riferimento e di sicurezza possono essere i sindaci se sapranno con convinzione, pronunciando parole che esprimano certezza, farsi mezzo che consenta ad ogni nato di sapersi rispettato nel suo essere, estraneo ad ogni norma che gli nega persino la certezza di un nome nel momento in cui viene al mondo

Luglio 5, 2019Permalink

4 luglio 2019 – Eppure … è condivisibile

Democrazia, politica e altri fastidi di Gianpaolo Carbonetto

Nel pur limitato repertorio verbale di Salvini sono tante le cose che dovrebbero suscitare riprovazione per la protervia, rabbia per i concetti espressi, o sorrisini di compatimento per gli abissi di ignoranza che le sue parole rivelano. Non può non indignare, per esempio, il concetto che «la Libia è un porto sicuro», mai smentito, nemmeno dopo che oltre cento uomini, donne e bambini sono stati cancellati da un bombardamento del generale Haftar su un campo di detenzione di migranti; né può non offendere il grande repertorio di frasi fatte mussoliniane rispolverato dal ministro degli Inferni. Ma quello che più mi colpisce, sia per la truffaldina furbizia di chi esprime questo concetto, sia per la stolida ignoranza di chi l’accetta senza ribattere, è l’idea che se qualcuno vuole fare politica, prima deve farsi eleggere.
Lo ha ripetuto anche dopo che la gip di Agrigento, Alessandra Vella, ha liberato, dopo quattro giorni trascorsi agli arresti domicilari, Carola Rackete, capitana della Sea-Watch, perché «Una nave che soccorre migranti – ha scritto la giudice – non può essere giudicata offensiva per la sicurezza nazionale e il comandante di quella nave ha l’obbligo di portare in salvo le persone soccorse».
Inoltre, sempre nella sentenza della gip, «Le unità navali della Guardia di finanza sono da considerarsi navi da guerra solo quando operano al di fuori dalle acque territoriali», mentre «Da quanto emerge dal video deve essere molto ridimensionata nella sua portata offensiva rispetto alla prospettazione accusatoria fondata solo sulle rilevazioni della polizia giudiziaria», la manovra in porto della Sea Watch che non aveva alcuna intenzione di colpire la motovedetta della Finanza.
Ebbene, come sempre quando qualcuno smonta con solide argomentazioni, i suoi decreti, Salvini se ne esce con la frase «Se qualche giudice vuole fare politica si toglie la toga, si candida in Parlamento con la sinistra e cambia le leggi che non gli piacciono». Al di là delle suggestioni salviniane che ispirano alcuni terroristi (termine un po’ dimenticato) a minacciare di morte la gip, quello espresso dal “capitano” della Lega è un concetto di una pericolosità tale che ogni altra uscita del ministro degli Inferni può essere assimilata a semplice battuta.
È pericolosa non tanto perché svela una mentalità da dittatorello che crede che ogni cosa decisa da lui stesso sia perfetta e infallibile e, quindi, accoglie come inaccettabile offesa personale, le parole di chi con lui non è d’accordo. Ma perché, così facendo, mina alla base il concetto stesso di democrazia che, ben prima di essere voto, è pensiero, confronto e discussione con la costante certezza che non è detto che chi raccoglie più voti abbia anche contemporaneamente ragione. E che, proprio grazie a questa incontestabile realtà, la democrazia offre la possibilità di migliorare costantemente, nella sostanza e non soltanto nei particolari.
Ma ancor più grave del fatto di mettere in discussione la democrazia è il fatto che questa frase mina alla base anche il concetto stesso di politica, l’agire per il bene della polis. Non mi riferisco all’agire della gip di Agrigento che, dall’alto del suo sapere giuridico, è incaricata di decidere se un’azione è un reato, oppure no, e che in questo suo agire deve avere un’indipendenza di giudizio garantita da quella Costituzione che Salvini – ammesso che se la sia letta – sente come una specie di camicia di forza. Penso, invece, al fatto che, se fosse vera la tesi che soltanto gli eletti possono fare politica, potremmo già abdicare alla nostra pretesa dignità di esseri umani perché la caratteristica di ogni cittadino è di fare politica in ogni sua azione, sia nel fare, sia nel non fare.
Pur senza essere necessariamente eletti, per esempio, fanno assolutamente politica coloro che evadono, in toto o in parte, le tasse e costringono un’intera società a subire le conseguenze della loro scelta; fanno politica sia coloro che lavorano coscienziosamente, sia quelli che si defilano in quanto concepiscono il lavoro soltanto come un momentaneamente inevitabile fastidio per poter incassare uno stipendio; fanno politica quelli che agiscono sentendosi parte di una comunità, ma anche coloro che si muovono pensando di essere l’unica persona che merita di essere rispettata; e la fanno sia quelli che accettano di discutere con chi non ha le loro stesse idee, sia quelli che, invece, rifiutano sempre il confronto e che, se fossero eletti e arrivassero nei posti di comando, agirebbero il più possibile per decreto, anche per evitare il fastidio che le loro idee possano essere anche soltanto valutate da un Parlamento di cui pur detengono la larga maggioranza: la valutazione altrui, infatti, la considerano una specie di “diminutio” propria. E potrei continuare a lungo.
Per fortuna non sono ancora arrivati a dire che in campagna elettorale, se non si è già eletti, non si può fare politica; ma non mettiamo loro fretta.
Solo un consiglio al ministro degli Inferni che ha avuto da ridire anche sul pensiero di molti preti e vescovi: non dica al Papa che, secondo i parametri Salviniani, può essere accusato di fare quotidianamente politica, che per fare politica, bisogna farsi eleggere: Francesco è stato eletto. E il Papa non insiste neppure sul fatto che per brandire il rosario e il Vangelo durante i comizi, un minimo di conoscenza del Vangelo stesso e di carità cristiana bisognerebbe pur averle. Però, se non lo ha mai ricevuto, qualche motivo ci sarà.

Tutti gli “Eppure…” li puoi trovare anche all’indirizzo http://g-carbonetto.blogspot.it/

http://carbonetto-udine.blogautore.repubblica.it/2019/07/04/democrazia-politica-e-altri-fastidi/

Luglio 4, 2019Permalink

4 luglio 2019 – Figli, mamme, papà: diritti indivisibili di persone uguali

Mia piccola osservazione
Il superiore diritto del bambino è inseparabile dal rispetto dei diritti dei genitori quale che sia la modalità della loro unione.
Devo la segnalazione delle  notizie che trascrivo alla cortesia del prof Francesco Billotta, Università di Udine.

L’Inps ha riconosciuto alla madre non biologica di una coppia lesbica i riposi giornalieri previsti per chi ha i figli entro l’anno di età, i cosiddetti permessi per l’allattamento, due ore al giorno retribuite al 100%. È la prima volta che succede in Italia e la decisione, arrivata dopo che le due mamme si sono rivolte al Tribunale di Milano, apre la possibilità di usufruirne a tutte le coppie dello stesso sesso che sono nelle medesime condizioni. La vicenda riguarda una coppia di donne milanesi, che si sono sposate a Copenaghen quattro anni fa e hanno un bimbo di sei mesi. Il piccolo ha, anche legalmente, due mamme grazie ai riconoscimenti alla nascita fatti dal sindaco Beppe Sala.
«Mia moglie è libera professionista: la legge prevede che se la madre non usufruisce dei riposi giornalieri previsti per i dipendenti lo possa fare il padre e quindi abbiamo chiesto che li avessi io, allo stesso modo — racconta Sara, 39 anni, educatrice —. Noi siamo entrambe genitori a pieno titolo del bimbo, facciamo tutte e due le stesse cose: quando lei non c’è lui prende il biberon da me, non cambia niente che io non l’abbia portato in pancia», aggiunge. L’Inps però ha rifiutato in base al presupposto che «la domanda per l’allattamento della madre non partoriente non può essere accolta in quanto al momento la normativa non prevede tale diritto».
Sara allora si è rivolta al Tribunale di Milano, assistita dai legali di Rete Lenford Giovanni Mascheretti, Valentina Pontillo ed Emiliano Ganzarolli: «Mia moglie è dovuta tornare subito al lavoro: io dal terzo mese avrei potuto allattare il bimbo con il latte che lei tirava con il tiralatte — spiega —. Invece senza permessi eravamo costrette ad aspettare la sera, che smontassi dal lavoro. Mia moglie, che è una lavoratrice autonoma, così ha dovuto limitare la sua attività perché io non potevo aiutarla: è stato tutto molto più complicato».
Lo scorso 17 giugno si è svolta la prima udienza: il Presidente del Tribunale Pietro Martello ha sollecitato l’Inps a intervenire e alla fine l’Ente di previdenza ha dato parere favorevole alla richiesta, riconoscendo i permessi per l’allattamento. «È un importante passo avanti per la tutela della genitorialità e una decisione che mette al centro il primario interesse delle bambine e dei bambini ad avere pieno accudimento da parte di entrambi i genitori, specie nei primi mesi di vita» commentano i legali. «Il passo successivo è il riconoscimento degli assegni familiari e del congedo parentale anche alle coppie dello stesso sesso, che finora l’Inps ha negato», aggiungono.
Per Sara, la decisione è stata un sollievo, che ripara il «dispiacere» di essere dovute ricorrere ai giudici: «Ora finalmente posso prendermi cura di mio figlio — dice — Ci siamo sposate, abbiamo fatto tutto secondo tradizione, ci hanno riconosciute entrambe come madri, e poi sono dovuta andare in Tribunale perché a mio figlio era stato negato un diritto: alla fine era lui che ci rimetteva.                                     [Fonte 1]

«Io, avvocata, chiedo Tribunali più attenti al diritto di maternità» Errico Novi

È una donna, orgogliosamente avvocata e milanese. «Sono consapevole che esserlo a Milano è un onore e un onere: è un Foro straordinario, ci sono colleghi che rappresentano l’eccellenza della professione anche a livello internazionale, ed è inevitabile sentire il peso della responsabilità». Monica Bonessa parla innanzitutto da modello di laboriosità lombarda, rigorosissima, consapevole della competizione in cui è immersa, ispirata a un’idea sacra del dovere, prima ancora che da mamma.
Eppure si è vista negare il legittimo impedimento in vista di un’udienza, alcuni giorni fa, dal suo Tribunale, «nonostante mi trovassi all’ottavo mese di gravidanza e con il rischio di parto prematuro». Ecco. Poi aggiunge: «Prima ancora che per lo stato di maternità, l’ho chiesto per il diritto alla salute di mia figlia. E ancora di più, per il diritto di difesa del mio assistito, che invece ho dovuto affidare a un collega, bravissimo ma costretto a studiarsi in mezza giornata un anno di causa». L’avvocata Bonessa si tiene sempre un passo indietro, nel raccontare la sua storia esemplare. Insiste nel parlare dei diritti altrui, meno che del suo di donna in maternità. Eppure da un anno e mezzo in Italia è in vigore la legge fortemente voluta dal Consiglio nazionale forense, che in ambito civilistico impone appunto al giudice, “ai fini della fissazione del calendario”, di tenere conto “del periodo compreso tra i due mesi precedenti la data presunta del parto e i tre mesi successivi”. Certo, nel processo penale la norma è più secca, e configura il legittimo impedimento senza subordinarlo al bilanciamento, da parte del giudice, con un eventuale grave pregiudizio alle parti nelle cause urgenti, com’è invece previsto, appunto, nel civile.

Quello che le è successo è sintomatico di un limite culturale?
Intanto vorrei precisare. Fino a luglio, le udienze previste per la causa che ho chiesto di rinviare erano quattro. Avevo chiesto il rinvio per una delle udienze e la proroga termini per l’altra. Nel primo caso c’è stato il diniego del giudice. Nel secondo, nonostante il parere sfavorevole della controparte, il rinvio è stato accordato. Mi pare emblematico.
Di cosa, esattamente?
Di una certa insufficiente umanità. Anche tra colleghi. L’ho scritto al presidente del Tribunale: proprio perché la nostra è una sede giudiziaria eccellente, della quale sono orgogliosa di far parte, mi chiedo dove vi sia stata accantonata l’umanità.
Si riferisce anche al giudice?
Mi riferisco più in generale a un’idea distorta, deformante della maternità. Intesa come se fosse un carico che la donna deve assumersi in via esclusiva nel momento in cui decide di mettere insieme famiglia e lavoro.
Non per tutti è così: mentre la legge era all’esame del Parlamento, la presidente aggiunta dell’ufficio gip di Milano, Ezia Maccora, disse al Dubbio di riconoscere già la gravidanza come legittimo impedimento.
Certo, non per tutti è così. Ma io accetto la sfida. Ho voluto la ’ bicicletta’, ossia la maternità sovrapposta al lavoro. Pedalo. Però pretendo il rispetto della salute di mia figlia e quello del diritto di difesa del mio assistito. Che potrebbe essere favorito dal riconoscimento dell’avvocato in Costituzione?
Sono convinta che si tratti di un riconoscimento importantissimo. Il diritto di difesa è essenziale, e l’avvocato ha un ruolo imprescindibile: in aula trattiamo della vita delle persone, dei diritti fondamentali, di questioni di rilevanza enorme. Custodi di un valore su tutti gli altri.
A quale si riferisce?
Al diritto di difesa a cui corrisponde l’affidamento al difensore. L’assistito ci rivela i suoi segreti. Ecco. Questo mi fa dire che il riconoscimento anche costituzionale del ruolo dell’avvocato ci chiama a una responsabilità Si riferisce all’avvocatura in generale?
Sì, il riconoscimento va onorato con una presa di coscienza. Bisogna essere all’altezza. Cito un episodio tra i tanti che mi sono stati raccontati in queste ore, da quando ho reso pubblica su facebook la mia vicenda personale. Mi è stato detto di una collega costretta ad abbandonare l’udienza in barella, trasportata in ospedale con l’ambulanza perché le si erano rotte le acque. Il difensore della controparte ha detto al giudice: ’ Andiamo avanti con l’udienza’. Non è possibile.
Ed è soprattutto ingiustificabile. Prima ancora che il nostro ruolo venga sancito in Costituzione, noi non possiamo ignorarlo perché il nostro ruolo sociale è affermato all’articolo 1 del nostro codice deontologico. Siamo richiamati al rispetto della persona, alla tutela sacra dei diritti fondamentali. Vuol dire rispettare anche i diritti fondamentali degli altri avvocati, come avrebbe dovuto essere per la collega portata via in ambulanza e anche per me, che ho trovato una controparte contraria al rinvio. Il rispetto non può venir meno tra noi. Neppure in un Tribunale di eccellenza e ultra competitivo come quello di Milano.

UN GIUDICE CIVILE DI MILANO E IL DIFENSORE DELLA CONTROPARTE LE HANNO NEGATO IL RINVIO: «DOBBIAMO AVERE PIÙ RISPETTO TRA COLLEGHI SE VOGLIAMO CHE IL NOSTRO RUOLO SIA RICONOSCIUTO ANCHE IN COSTITUZIONE»                                                                         [Fonte 2]

[Fonte 1]
https://www.corriere.it/cronache/19_giugno_27/milano-anche-madre-non-biologica-una-coppia-lesbica-ottiene-permesso-l-allattamento-4d8eb2e0-98e9-11e9-a7fc-0829f3644f7a.shtml
[Fonte 2]
http://ildubbiopush.ita.newsmemory.com/publink.php?shareid=051287737&fbclid=IwAR0SmvFlnnwmYDshE2l9DRYtP7NI-QJwBhJ_-hSlbjxgDyEthIiLM9N8n5o

Luglio 4, 2019Permalink

1 luglio 2019 – Calendario di luglio

.1 luglio 2002 – Entra in vigore il tribunale Penale Internazionale . [nota 1].
.2 luglio 2016 – Morte di Elie Wiesel
.2 luglio 2019 _ Il gip di Agrigento non ha convalidato l’arresto di #CarolaRackete
………………………e non ha disposto nei suoi confronti nessuna misura cautelare.
.3 luglio 1995 – Morte di Alexander Langer
.4 luglio 1976 – Dichiarazione dei Diritti dei Popoli del Tribunale Russel
.5 luglio 1963 – Algeria: Indipendenza dalla Francia . Festa nazionale.
.6 luglio 1415 – Morte sul rogo di Jan Hus
.6 luglio 1967 – Inizio della guerra civile nigeriana (o guerra del Biafra)
.6 luglio 2016 – Pubblicazione del rapporto Chilcot [nota 2]
.7 luglio 1535 – Morte di Tommaso Moro
.7 luglio 1960 – Morti di Reggio Emilia
.8 luglio 1978 – Sandro Pertini Presidente della Repubblica
.9 luglio 2002 – Nasce a Durban l’Unione Africana
.9 luglio 2011 – Indipendenza del Sud Sudan
10 luglio 1940 – Nascita del governo collaborazionista di Vichy
10 luglio 1976 – Nube tossica a Seveso
11 luglio 1979 – Assassinio Ambrosoli – Milano
11 luglio 1995 – Caduta di Srebrenica [Nota 3]
12 luglio 1973 – Giovanni Franzoni si dimette da abate di San Paolo
13 luglio 1920 – Incendio della Narodi Dom, casa del popolo.
………………….Era la sede delle organizzazioni slovene a Trieste.
………………….L’incendio fu appiccato dallee camice nere.
13 luglio 1936 – Inizio della guerra civile spagnola
13 luglio 2014 – Muore Nadine Gordimer, sudafricana, attivista contro l’apartheid,
………………………….Nobel per la Letteratura nel 1991
13 luglio 2016 – Morte di Bernardo Provenzano
13 luglio 2017 – Muoiono Giovanni Franzoni e Liu Xiaobo,
…………………………premio Nobel per la pace 2010
14 luglio 1789 – Parigi – presa della Bastiglia
14 luglio 2016 – Strage di Nizza
15 luglio 1938 – Pubblicazione del manifesto della razza
16 luglio 1945 – New Mexico. primo esperimento nucleare USA
17 luglio 1566 – Morte di Bartolomeo de Las Casas
17 luglio 2019 –  Morte di Camilleri
18 luglio 1546 – Morte di Martin Lutero
18 luglio 1918 – Nascita di Nelson Mandela (morte 2013)
19 luglio 1943 – Primo bombardamento anglo-americano su Roma
19 luglio 1992 – Strage del giudice Borsellino e della scorta
20 luglio 1944 – Attentato militare fallito vs Hitler [nota 4]
20 luglio 1969 – Allunaggio Apollo 11
20 luglio 2001 – Genova- Uccisione di Carlo Giuliani durante il G8
20 luglio 2001 – Genova – Assalto alla scuola Diaz durante il G8
21 luglio 2015 – Strage di Suruç (Turchia)
22 luglio 2011 – Utoeya – Norvegia. Il neonazista Breivik uccide 76. persone.
22 luglio 2016 – Strage di Monaco
23 luglio 1929 – Il fascismo bandisce l’uso delle parole straniere
23 luglio 2016 – Strage di Kabul durante manifestazione di Hazara sciiti
24 luglio 2014 – Gaza – bombardamento e strage scuola Unrwa
24 luglio 1783 – Nascita di Simon Bolivar
25 luglio 1943 – Caduta del fascismo – Arresto Mussolini .Governo Badoglio
25 luglio 1968 – Paolo VI pubblica l’enciclica Humanae vitae
26 luglio 1960 – Fine del governo Tambroni
26 luglio 1992 – Morte di Rita Atria
27 marzo 1993 – Attentati mafiosi a Milano e Roma – 5 morti
28 luglio 1914 – L’Austria dichiara guerra alla Serbia
28 luglio 1993 – Esplodono due autobombe a Milano e una a Roma
29 luglio 1976 – Tina Anselmi diventa ministro del lavoro
………… …………Prima donna in Italia ad assumere un incarico di governo.
29 luglio 1983 – Omicidio del giudice Rocco Chinnici – Palermo
29 luglio 2013 – Scomparsa di p. Paolo Dall’Oglio
31 luglio 1919 –  Nasce Primo Levi.    [nota 5]
31 luglio 1941 – Hermann Göring inizia a pianificare la soluzione finale

[nota 1]
ICC: International Criminal Court, Corte penale Internazionale Permanente
Pattuita a Roma il 17 luglio 1998 è entrata in vigore il 1º luglio 2002.
Si occupa di genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra, crimine di aggressione e gravi v La Corte penale internazionale non è un organo dell’Onu e non va confusa con la Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite, anch’essa con sede all’Aia.
https://www.icc-cpi.int/
https://www.hrw.org/topic/international-justice/international-criminal-court

[nota 2]
Il rapporto Chilcot è un documento redatto da una commissione d’inchiesta pubblica presieduta da sir John Chilcot. L’inchiesta è stata voluta dall’ex primo ministro laburista Gordon Brown nel 2009, con lo scopo di ricostruire gli scenari e l’origine del coinvolgimento dell’esercito di Londra in Iraq. http://www.lastampa.it/2016/07/06/esteri/cos-il-rapporto-chilcot-e-cosa-dice-in-breve-a2Csy7LAHV0Hmw5ZjbyXJP/pagina.html

[nota 3]
GENOCIDIO DI SREBRENICA 11 luglio 1995
“non chiedetemi dov’ero l’11 luglio quando cadde Sebrenica e iniziò l’ultimo massacro del secolo. Non me lo ricordo. Fu il triplo dei morti rispetto a New York, ma non ci fu nessuna diretta TV e nessuno se ne accorse. Sebrenica, che roba era? Un buco tra le montagne dal nome impronunciabile” (P.Rumiz “Maschere per un massacro”)

[nota 4]
Fallimento dell’attentato a Hitler, nome in codice Operazione Walkiria.La vendetta segnò una strage. Molti dei 5000 arrestati furono giustiziati. All’operazione Walkiria partecipò anche il pastore e teologo Dietrich Bonhoeffer che, dopo la lunga prigionia a Berlino, fu impiccato a Flossemburg il 9 aprile 1945 per ordine diretto di Hitler

[nota 5]
31 luglio 1919,  nasce Primo Levi, un uomo che trovò le parole per dire lo sterminio ma non gli bastarono.
Oggi il parlamento italiano e la società sedicente civile, di fronte allo sversamento di parole d’odio (so che si chiama linguaggio ma mi sembra un termine di troppa dignitosa umana pregnanza per farne uso) si rifiuta di affrontarne la conoscenza oltre il turpiloquio per frenarne l’efficacia devastante.
Persino il Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia il 25 giugno 2019 ha respinto una mozione per diffondere la conoscenza della proposta Segre “Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”.
La paura della parola umana accomuna ogni forma – aperta o subdola – di razzismo.

 

Luglio 1, 2019Permalink

30 giugno 2019 – Un grazie al giornalista Salvo Palazzolo

Quando l’informazione supera le urla di chi si proclama  al di sopra della legge.

Afferma il cardinale Parolin , Segretario di Stato della Santa Sede : «Salvare vite umane è la stella polare» e si chiede : «Cerchiamo di sottolineare i segni di speranza che sono presenti, altrimenti come possiamo andare avanti?»
Poi indica la necessità di sottolineare i segni di speranza. «L’unica risposta che oggi possiamo dare alle sfide del mondo presente è una testimonianza autentica di vita cristiana, un cristianesimo che vive le fondamenta degli atti di Dio, ma che poi sa tradursi anche in opere a favore della società. La testimonianza è la parola chiave dei cristiani di tutti i tempi».                                    [Fonte 1]
Ma su questo mi trovo in difficoltà. Viviamo in una società post illuminista, che ha posto le basi per andare oltre la testimonianza e collaborare alla costruzione di una democrazia reale, senza infingimenti, quella di cui l’art. 2 della Costituzione ci dice:

« La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo,
sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento
dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale».

Personalmente colloco il testo costituzionale fra quei segno dei tempi di cui al Concilio Vaticano II
(Costituzione Pastorale Gaudium et Spes 73)

« Da una coscienza più viva della dignità umana sorge, in diverse regioni del mondo, lo sforzo di instaurare un ordine politico-giuridico nel quale siano meglio tutelati nella vita pubblica i diritti della persona: ad esempio, il diritto di liberamente riunirsi, associarsi, esprimere le proprie opinioni e professare la religione in privato e in pubblico. La tutela, infatti dei diritti della persona è condizione necessaria perché i cittadini, individualmente o in gruppo, possano partecipare attivamente alla vita
e al governo della cosa pubblica.

Assieme al progresso culturale, economico e sociale, si rafforza in molti il desiderio di assumere maggiori responsabilità nell’organizzare la vita della comunità politica».

Dalla stessa breve citazione si evince che quei segni vanno riconosciuti non “nel cielo”, ma nel nostro mondo, in tutte le realtà umane … riguardano vasti settori dell’umanità, se non tutti gli abitanti della terra ed è il riconoscimento di segni di attenzione, di risposte convenienti e consapevoli al dramma di ieri.
In questo senso ho letto – e trascrivo – l’ampia intervista a tre esperti del settore, caratterizzati da diverse competenze.                                                                                                  [Fonte 2]

30 giugno 2019 Sea Watch, ma la legge internazionale dà ragione alla capitana
di Salvo Palazzolo

ROMA – La comandante Carola Rackete ha davvero commesso un reato forzando il blocco delle autorità italiane per far sbarcare 41 migranti allo stremo dopo 17 giorni in mare?
Tre esperti interpellati da Repubblica – un ex comandante della Guardia Costiera, un avvocato e un docente universitario – dicono di no. Nonostante i toni sicuri del ministro Salvini, che ha dichiarato: “Giustizia è stata fatta”.

La comandante finita ai domiciliari ha commesso “atti di resistenza o violenza contro una nave da guerra nazionale”, come le viene contestato con l’articolo 1100 del codice della navigazione (reato punito da tre ai dieci anni)?
Risponde Gregorio De Falco, ex comandante della Guardia Costiera oggi senatore del Gruppo Misto. “L’accusa non regge, la motovedetta della Guardia di finanza contro cui è finita la Sea Watch 3 non è una nave da guerra, che è un’altra cosa, è una imbarcazione militare che mostra dei segni caratteristici ed è comandata da un ufficiale di Marina. Peraltro, la Sea Watch è un’ambulanza, ovvero un natante con a bordo un’emergenza: dunque non era tenuta a fermarsi. Piuttosto, la nave militare avrebbe dovuto scortarla a terra”.

La manovra della comandante Rackete, che per entrare in porto ha rischiato di travolgere una motovedetta della Finanza, non configura comunque un reato?
Risponde l’avvocato Giorgio Bisagna, da anni impegnato nell’assistenza legale dei migranti. “Non mi pare ci sia stato dolo, la comandante ha dichiarato che si è trattato di un errore di manovra”.
L’imbarcazione Sea Watch 3 batte barriera olandese: si può applicare una norma penale prevista dal diritto della navigazione italiano a una nave straniera?
Dice ancora l’avvocato Bisagna: “Quando una norma penale si può applicare a una nave straniera viene espressamente detto dal nostro codice della navigazione. E in questo caso, l’articolo 1100 non prevede specificazioni in tal senso”.

Di fronte al blocco della autorità italiane, quali opzioni aveva la comandante Rackete?
Risponde Fabio Sabatini, professore associato di Politica Economica all’Università La Sapienza di Roma. “Presumibilmente, la comandante si è trovata di fronte a una scelta molto difficile: violare una norma italiana oppure venir meno agli obblighi stabiliti dai trattati internazionali. Secondo quanto scritto dall’Onu nella lettera inviata all’Italia sul decreto ‘Sicurezza bis’, il diritto alla vita e il principio di non respingimento, che sono stabiliti dai trattati internazionali, prevalgono sulla legislazione nazionale. Le Nazioni Unite ritengono che l’approccio del decreto ‘Sicurezza bis’ sia fuorviante e non in linea con il rispetto dei diritti umani previsto dai trattati internazionali”.

Ci sono precedenti simili a quello della Sea Watch, per capire quali decisioni hanno poi adottato i tribunali italiani?
Risponde l’avvocato Bisagna. “Quindici anni fa, la nave Cap Anamur forzò il blocco navale imposto dal governo Berlusconi, per impedire lo sbarco a Porto Empedocle dei naufraghi salvati. C’erano stati 15 giorni di stallo in acque internazionali. Poi, il comandante e il presidente della Ong Cap Anamur furono arrestati e la nave sequestrata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, stessa contestazione mossa alla comandante Rackete. Dopo 5 anni il tribunale di Agrigento ha assolto gli imputati per aver agito in presenza di una causa di giustificazione prevista dal nostro codice penale: avevano adempiuto un dovere, quello di salvare delle persone in mare, dovere contemplato dalle convenzioni internazionali”.

In una situazione in cui l’Italia viene ritenuta unico “porto sicuro” dalle Ong che fanno operazioni di salvataggio nel Canale di Sicilia, il nostro paese è destinato ad accogliere tutti i migranti?
Risponde il professore Sabatini. “Di sicuro, no. Già oggi l’Italia è uno dei paesi che accoglie meno rifugiati e con una delle percentuali di immigrati più basse in Europa. I nostri numeri sono risibili rispetto a quelli degli altri paesi europei, in proporzione sia alla popolazione sia al prodotto interno lordo. Non c’è alcuna invasione”.

Quali soluzioni sono possibili per fronteggiare questa situazione?
Dice Sabatini: “Rivedere il Regolamento di Dublino aiuterebbe a risolvere il problema. Secondo l’accordo, l’accoglienza e la valutazione delle richieste di protezione internazionale spettano al paese in cui è avvenuto l’ingresso nell’Unione Europea. Nel 2018, dopo molte trattative, si riuscì a trovare un compromesso per cambiare il regolamento in favore di un meccanismo di ricollocazione automatica. Ma Lega e M5S hanno disertato tutte le riunioni del Parlamento europeo in cui si è discussa la riforma”.

[Fonte 1]
http://www.famigliacristiana.it/articolo/il-cardinale-pietro-parolin-segretario-di-stato-salvare-vite-umane-e-la-stella-polare.aspx?fbclid=IwAR3NXKgaWMi8BniPnCE81CUdUjEDFCVb_OVjLuwEYjagWnaK9kMdi0OFyu8

[Fonte 2]
https://www.repubblica.it/cronaca/2019/06/30/news/sea_watch_vero_falso_giurista-229962492/?ref=RHPPLF-BH-I229666996-C8-P4-S1.8-T2

Giugno 30, 2019Permalink