29 luglio 2020 – Il Sindaco di Udine risponde alla mia lettera del 23 luglio e conferma la sua adesione all’omelia dell’Arcivescovo del 12 luglio

Il 23 luglio avevo scritto una lettera aperta al Sindaco di Udine  associando la sua immagine a quella dell’Arcivescovo benedicente con un errore di attribuzione nel tempo.                                 (Fonte 1)
Infatti avevo associato dichiarazioni di quest’anno del sindaco stesso  alle immagini che mi erano pervenute e che invece si riferivano ad avvenimenti del 2018.
Fortunatamente è il Sindaco stesso, con una cortese risposta,  a sistemare le questioni correggendo la dimensione temporale e confermando comunque la sua adesione al pensiero dell’arcivescovo come  espresso nell’omelia.
Trascrivo di seguito il testo della lettera del Sindaco,  evidenzio in grassetto il testo che non abbisogna di commenti e oltre al link che riporta al testo dell’omelia dell’Arcivescovo , ne trascrivo in calce  anche il testo, evidenziando il passo che ci interessa
               (Fonte  2)

Lunedì 27 luglio

Gentile signora De Piero,

mi sembra doveroso iniziare con due precisazioni: la prima è che quest’anno non ho fatto alcun saluto dal sagrato del Duomo a causa delle misure di contenimento dell’epidemia da coronavirus; la seconda è che, in più di dieci anni da parlamentare, non ho mai inteso l’Aula come un bivacco di manipoli né mai mi sono riconosciuto in formule o idee mussoliniane.

Detto questo, e andando al merito della questione, Le ricordo che il senso stesso della democrazia, nel quale Lei stessa di riconosce, sta nel fatti che chi vince lo fa sulla base di un preciso programma e sulla base di questo poi governa, pur nei limiti dei pesi e contrappesi garantiti dall’ordinamento.

È quindi proprio nella mia veste di Sindaco che ho voluto sottolineare il fatto che la posizione di questa Amministrazione sul tema è in linea con quella espressa dall’Arcivescovo di Udine nell’omelia. E l’ho fatto non contestando il diritto del Parlamento di legiferare ma entrando “politicamente” nel merito di una legge che ritengo pericolosa perché tesa a negare un intero sistema di valori, quello che fa riferimento alla religione cristiana, e il diritto di chi vi si riconosce di rivendicare tale appartenenza.

Cordiali saluti.
Pietro Fontanini
Sindaco di Udine

NOTE:

(Fonte 1)   http://diariealtro.it/?p=7361

(Fonte 2)  http://arcivescovo.diocesiudine.it/wd-interventi-vesc/omelia-in-occasione-della-s-messa-nella-solennita-dei-santi-patroni-ermacora-e-fortunato-12-luglio-2020/

OMELIA IN OCCASIONE DELLA S. MESSA NELLA SOLENNITÀ DEI SANTI PATRONI ERMACORA E FORTUNATO (12 LUGLIO 2020)

Cari Fratelli e Sorelle,
tutta l’Arcidiocesi e, in particolare, la città di Udine celebrano la festa dei Santi Patroni, Ermacora e Fortunato.

Il titolo di “Patroni” indica che essi sono coloro che ci difendono e che intercedono per noi. Quest’anno, segnato dall’emergenza epidemiologica creata dal corona virus, abbiamo un motivo particolare per rivolgere a loro una comune preghiera.

La prima preghiera è di ringraziamento perché, pur attraversando momenti difficili, il Friuli e la città di Udine sono stati abbastanza salvaguardati dal contagio. Per mesi, ogni sera abbiamo invocato la nostra potente Patrona, la Beata Vergine delle Grazie, davanti alla sua icona miracolosa e, assieme a lei, ci siamo rivolti anche ai Santi Patroni. In questa Santa Messa rendiamo grazie alla Provvidenza di Dio e all’intercessione di Maria e di Ermacora e Fortunato.

Rinnoviamo, anche, una fiduciosa supplica perché continuino ad esserci “Patroni” anche per il prossimo futuro che non è privo di incertezza e di preoccupazione. Con questa intenzione concluderemo la celebrazione con la tradizionale benedizione sulla città con le reliquie dei Patroni.

 

Oltre al Covid-19, desidero dedicare un po’ di attenzione ad altri virus, non meno subdoli e pericolosi, che ci vengono inoculati. Essi non minano la salute fisica, ma quella delle menti e delle coscienze delle persone.

Ermacora e Fortunato si sono confrontati con questi virus di natura morale e spirituale e, illuminati dalla fede cristiana, li hanno rifiutati, pagando il prezzo del martirio.

Perché i nostri Patroni sono stati condannati a morte? Non avevano commesso alcun crimine; anzi, predicavano una dottrina basata sull’amore e contribuivano, in modo esemplare, al bene della città di Aquileia. L’unico reato di cui furono accusati fu quello di rivendicare la libertà di pensiero e la libertà di coscienza. L’imperatore romano imponeva, con leggi ingiuste, una schiavitù alle menti e alle coscienze costringendo tutti a rendere culto alla sua persona e alla sua statua, come se fosse un essere divino. Ermacora e Fortunato, assieme a tanti altri cristiani dei primi secoli, decisero di restare uomini liberi; liberi di credere che Gesù e non l’imperatore era Figlio di Dio davanti al quale inginocchiarsi ed era il Maestro dal quale imparare come vivere e come morire.

Per usare un’espressione cara sia a Papa Benedetto XVI che a Papa Francesco, essi si opposero alla “dittatura del pensiero unico” in nome della loro dignità di persone umane che hanno l’intangibile diritto di professare la propria fede e di avere la libertà di pensiero. Si opposero in modo benevolo e inerme, senza alcuna violenza né fisica, né verbale; come testimoniano i racconti delle loro “Passioni”. Eppure l’esito fu il martirio.

Mi sono soffermato sulla testimonianza dei nostri Patroni perché è assolutamente attuale. Il tentativo di imporre la dittatura del pensiero unico è un virus che ancora serpeggia nella nostra società. Esso si insinua subdolamente anche nella legislazione degli Stati. Un esempio è la Proposta di legge “in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere” allo studio del Parlamento italiano.

Apparentemente i firmatari sono mossi da nobili intenti di salvaguardare il rispetto di ogni persona, qualunque sia il suo orientamento sessuale. Di fatto, molti studiosi di diritto hanno dimostrato che questo rispetto è già garantito delle leggi in vigore. Questa Proposta di legge, invece, mira a condizionare, sotto pena di reato, la libertà di pensiero e di espressione sul tema dell’identità sessuale della persona. Leggendola, essa suscita un non infondato timore che potrebbe diventare passibile di denuncia chi esprime alcune verità affermate dalla Rivelazione cristiana; come, ad esempio, che Dio creò l’uomo “maschio e femmina” e che consegnò loro la grande vocazione di generare figli nati dal grembo della propria mamma con il concorso fisico e affettivo del papà, uniti tra loro da un amore fedele per sempre. Non mi dilungo in altri preoccupanti esempi che si possono leggere in analisi di esperti. 

Forse nuovi imperatori, con mezzi più raffinati di quelli antichi, cercano di soffocare la libertà di pensiero e di coscienza? Hanno di mira specialmente la dottrina cristiana perché, come in passato, è la più scomoda?

Non è difficile notare analogie con la situazione in cui si trovarono a vivere i Santi Ermacora e Fortunato che pagarono col martirio la libertà di coscienza ricevuta da Gesù Cristo nel battesimo.

Preghiamoli in questa Santa Messa perché proteggano, in particolare, le famiglie che, per prime, sono prese di mira da questi virus tossici. Preghiamoli per la nostra Udine perché in essa si respirino i grandi valori cristiani trasmessi dall’esempio e dal sangue dei suoi Santi Patroni.

29 Luglio 2020Permalink

25 luglio 2020 – La creatività di Alida

Una amica mi aveva detto che desiderava incontrassi una persona, a suo parere molto interessante, per scrivere qualcosa su di lei.
Una richiesta insolita: né giornalista , né scrittrice, non sapevo cosa avrei potuto scrivere, ma comunque l’ incontro mi incuriosiva .

Con le poche notizie che mi aveva trasmesso avevo costruito l’immagine di donna che, dopo una vita di lavoro nell’ambito della cura alla persona e in un centro estetico, si fosse finalmente messa a dipingere come aveva sempre desiderato.

Dopo vari spostamenti di date (Coronavirus!) ci siamo incontrate a casa mia. Non è stata una intervista: non ne ho mai fatte, è stata una piacevolissima conversazione tra amiche.

Ho scoperto una donna eccezionale che nella sua vita ha fatto anche l’estetista, con quella autentica professionalità che le ha consentito, anche in quel lavoro, di tirar fuori il suo senso del bello e dell’armonia e poi è riuscita a realizzare completamente in un fuoco di artificio di attività.

Ma non si deve pensare ad una artista persa in un mondo di sogni. Infatti già quando lavorava decise di prendersi quel diploma , che le era sfuggito da ragazza . Iscritta alla scuola serale di un Istituto professionale ha preso a 66 anni con grandi sacrifici un diploma in Servizi Socio Sanitari. Mi diceva che mentre alcuni insegnanti la sostenevano in questo impegno, certamente gravoso (soprattutto per certe materie lontane dal suo carattere come il  Diritto) altri la invitavano a lasciar perdere, pensando forse che ad una certa età quel tipo di studio fosse inutile. Anche loro probabilmente subivano lo stereotipo della donna che suggerisce una tranquilla casalinga, soprattutto se avanti con gli anni. Come insegnante in pensione mi vergogno molto per questi miei colleghi che evidentemente non capiscono l’importanza della cultura, dell’apprendimento permanente per mantenere la testa in funzione, la voglia di vivere e di realizzare i  propri sogni.

Ma la Nostra non ha certo il carattere di lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà e ha continuato imperterrita nella sua strada. Più volte nel corso della conversazione ha ribadito l’importanza della resilienza, termine venuto di moda al tempo del Coronavirus , ma fondamentale sempre nella vita per poterla affrontare senza soccombere.
Anzi Lei è riuscita a realizzare per tre anni nella sua scuola un progetto educativo, secondo me  fantastico, di integrazione.
Poiché soprattutto nelle scuole serali, le provenienze appartengono a tante parti del mondo con bagagli di esperienze e culture completamente diverse, ha pensato di sollecitare gli allievi delle varie classi a presentare, letture, poesie e quant’altro per rappresentare uno spaccato della realtà da cui provenivano. Dopo varie incertezze iniziali è riuscito uno spettacolo molto coinvolgente, chiaramente alla presenza di tutti gli insegnanti.

Ricorda ancora alcuni versi di una poesia africana:
Bimbo mio non ho nulla da darti , solo il mio amore…..

Chissà se l’esperienza è stata ripetuta dopo che Alida si è diplomata?!

Ma certamente il diploma ad Alida non bastava così ha pensato di iscriversi a corsi dell’Università. Non a tutto il corso di laurea in quanto la cifra è considerevole, ma a singoli corsi.
Non sarebbe una bella pensata istituire corsi a costo ridotto dopo i 65 anni?
Chiaramente una cosa è frequentare libere organizzazioni che veicolano con successo attività culturali … altro frequentare regolari corsi universitari che aprono a una laurea finale.

Questa per lei è l’esperienza più bella: ha già superato ben sei esami alcuni anche con 30 e lode. Per esempio in quello di Sociologia del turismo come elaborato ha presentato una intervista al regista Fabio Pappalettere.

Fin qui potrebbe essere una bella storia di una persona che finalmente riesce a realizzare il suo amore per lo studio e si impegna con costanza e dedizione. Ma…..

Ma…. il più bello deve arrivare.

Già da ragazza aveva frequentato per tre anni la Scuola d’Arte e poi seguito vari corsi . Così ha cominciato a dipingere sciarpe e foulard di seta. Facile immaginare che li venderà nel negozio di qualche sua amica o in casa col passaparola… NO!

Tramite l’ Unione Artigiani ha avuto contatti con Ufashon, una importante  agenzia, che si occupa di moda. Le sue sciarpe e i suoi foulard sono piaciuti tanto da inserirli a Parigi in una serie di foto della rivista dell’organizzazione.
E’ un mondo dove stilisti, fotografi e quant’altri del giro dell’alta moda possono garantirsi uno spazio nei punti di esposizioni e vendite presenti in gallerie e musei prestigiosi.
E fin lì arrivano sciarpe e foulard della nostra coraggiosa Alida.

E non basta ancora una Agenzia di viaggi francese sceglie  le sue produzioni artistiche come omaggio ai clienti importanti che hanno come meta l’Italia.

Le sciarpe sono in effetti bellissime con soggetto spesso floreale e nuances di colori solari e caldi.

Si possono ammirare anche Udine. Purtroppo la vetrina che le propone è solo all’interno di un Hotel.

Ma la Nostra non dipinge solo foulard ……infatti poi mi fa vedere sul telefonino una breve galleria di alcune sue produzioni pittoriche realizzate su vari materiali e con varie tecniche.

Mi colpiscono molte Natività, accolte anche nella rassegna tematica in Vaticano “100 Presepi nel mondo”,  e in occasioni natalizie a Villa Manin, Moggio …

Ricordo una icona in oro e smalto e un altro volto di donna/madonna in un fantasmagorico gioco di colori quasi come un mosaico a grandi tessere.

Molto importante è stata la sua conoscenza con l’artista Ottaviani … Un incontro casuale le consente l’inizio di importante sodalizio culturale, che ancora una volta le apre porte importanti: le Carrousel du Louvre a Parigi, collettive a Venezia e in Brasile. Poi a Spoleto, nella Mostra permanente del Maestro Ottaviani, c’è un quadro della Nostra.
Ha esposto in mostre collettive e personali ricevuto vari riconoscimenti  e critiche favorevoli , certo citarli tutti è impossibile…sono veramente tante e tanti…

Le foto dei suoi quadri compaiono su Exibart, una testata giornalistica considerata marchio storico dell’arte contemporanea.

Ma la sua creatività non si è fermata alla pittura, una altra grande passione è il teatro, avrebbe sognato di fare anche la scenografa….
Così anni fa ha scritto a quattro mani una commedia ambientata in un Istituto di bellezza e ha riunito un cast di attori e improvvisandosi regista e attrice e scenografa ha portato questo lavoro teatrale in tutto il Friuli.

Attualmente insieme al pubblicista e critico d’arte Vito Sutto ha iniziato ad introdurre nelle mostre di quadri anche drammatizzazioni di poesie e brani letterari, coniugando così arte, letteratura, teatro… in un tutto unico con la sua creatività e sensibilità.

Certo una persona del genere tutta presa da queste  mille attività , non può avere tempo per altro. Sbagliato!!! Ha marito e due figli, che attualmente vivono a Parigi. Tutta la famiglia l’ha sempre sorretta e incoraggiata e non potrebbe essere diversamente. Anche il marito di recente ha esposto una serie di lavori a china fatti nel corso degli anni e anche i figli si danno da fare tanto che Alida spera presto di fare una collettiva con i suoi familiari.

Quando ci salutiamo mi svela un’altra delle sue passioni la Psicologia, ma di questo si parlerà un’altra volta.

Ma chi è questa donna fantastica ??? ALIDA LIBERALE.
Penso che di lei sentiremo ancora parlare in occasioni culturali o iniziative sociali.

Giuliana

25 Luglio 2020Permalink

23 luglio 2020 – Una catena sconsolante: dai vescovi italiani al vescovo di Udine per approdare al sindaco.

 Ho scritto ieri al sindaco di Udine una lettera aperta che non so se leggerà. Ho atteso 10 giorni (il fatto era avvenuto il 12  luglio, festa dei patroni di Udine. Mi ero data il tempo per cercare e trovare quello che ho cercato e trovato, testimoniato dai link che ho trascritto) ma mi sono assicurata così una testimonianza da conservare.

Egregio signor sindaco ,
mi consta anche dalla documentazione fotografica che Lei fosse presente nella chiesa cattedrale alla celebrazione della messa in onore dei santi patroni di Udine e  lo fosse nella sua veste ufficiale di Sindaco della mia città.
Dice infatti la cronaca che ho letto:. « Al termine della messa solenne in cattedrale e prima della tradizionale benedizione alla città di Udine, dal sagrato, con le reliquie dei protomartiri di Aquileia Ermacora e Fortunato, l’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato ha ceduto il microfono al Sindaco Pietro Fontanini, il quale … ha portato un  saluto ai suoi concittadini dalla festa dei Santi Patroni».
Lei è intervenuto nella sua funzione istituzionale, testimoniata anche da una fotografia con la fascia tricolore, durante quella celebrazione, invitato a parlare dal sagrato della basilica  prima della benedizione finale alla città.
Devo considerare che nella continuità della presenza  il suo pensiero ( inserisco in calce  un link che ne fa riferimento) fosse perfettamente congruente  all’omelia dell’Arcivescovo (di cui pure metto in calce il link perché possa essere letta integralmente come io ho fatto) .
E in quella omelia ho letto: « Il tentativo di imporre la dittatura del pensiero unico è un virus che ancora serpeggia nella nostra società. Esso si insinua subdolamente anche nella legislazione degli Stati. Un esempio è la proposta di legge “in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere” allo studio del Parlamento italiano.
Apparentemente i firmatari sono mossi da nobili intenti di salvaguardare il rispetto di ogni persona, qualunque sia il suo orientamento sessuale. Di fatto, molti studiosi di diritto hanno dimostrato che questo rispetto è già garantito delle leggi in vigore. Questa Proposta di legge, invece, mira a condizionare, sotto pena di reato, la libertà di pensiero e di espressione sul tema dell’identità sessuale della persona».

Egregio sindaco Fontanini non mi riferisco a Lei come persona ma come Sindaco della mia città per ricordarle che l’aula del Parlamento non è un bivacco (rubo il termine frettoloso  a un famoso discorso del Presidente del Consiglio di un  tempo – 16 novembre 1922) ma il luogo in cui si svolge un dibattito secondo le modalità previste dalla Costituzione e dalle leggi che ne conseguono.
Il fatto che nella discussione  ci siano momenti di disordine  – sottolineati anche da male parole – può spiacerci ma non annulla la realtà per cui,  in quel luogo, si stanno discutendo norme  intese a creare condizione per definire – e quindi rendere  passibili dell’attenzione dovuta –  i reati  motivati da omotransfobia, creando un argine certo alle violenze che ci sono costantemente riferite dalla cronaca.
Le chiedo perciò  in altra possibile analoga pubblica cerimonia di togliersi la fascia tricolore.
Sarà così  il prof. Pietro Fontanini che può dire e pensare quello che vuole, non un sindaco che stigmatizza un dibattito parlamentare, aggredito dall’Arcivescovo con parole e  modalità a mio parere decisamente improprie.

Se vorrà leggere questa lettera  non si preoccupi. La mia firma è quella di una donna vecchia, nata prima dell’a approvazione delle leggi razziali,  che non ha aggregazioni di nessun genere a sostenerla e  quindi non conta nulla se non per l’esigenza di dire perché la responsabilità del contrasto alla violenza (anche affidata alla prevenzione)è di tutti.
Cordialmente
Augusta De Piero

https://noi.diudine.it/2018/07/12/il-sindaco-di-udine-per-i-patroni-nel-2019-anche-festa-popolare/

http://arcivescovo.diocesiudine.it/wd-interventi-vesc/omelia-in-occasione-della-s-messa-nella-solennita-dei-santi-patroni-ermacora-e-fortunato-12-luglio-2020/

 

 

23 Luglio 2020Permalink

20 luglio 2020 – Scrivo al cardinale Bassetti, presidente della CEI.

Lettera aperta a
Sua Eminenza reverendissima
Cardinale Gualtiero Bassetti
Presidente  Conferenza Episcopale Italiana
Sua sede

Oggetto: “Omofobia,  non  serve una nuova legge” –

Eminenza Reverendissima
Il percorso che Le proporrò per arrivare al documento “Omofobia,  non  serve una nuova legge” – che ho letto  nel sito della Conferenza Episcopale Italiana  in data 10 giugno ( firmato La Presidenza della CEI ) – segue un andamento obliquo per cui Le chiedo, se vorrà leggermi, qualche riga di pazienza.

Non molti giorni fa si è diffusa la notizia di una inchiesta svolta dai poliziotti del Compartimento Polizia Postale per la Toscana coordinati dal Procuratore Capo della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Firenze, Antonio Sangermano.
La  denuncia era partita  da una  madre che aveva trovato sul telefono cellulare del figlio quindicenne molti film a contenuto pedopornografico non estraneo ad atti sadici perpetrati su bambini anche molto piccoli.

L’inchiesta ha rivelato che gli spettatori,  giovani e giovanissimi, erano molti, vittime  certamente di un  processo corruttivo quando la loro integrità psicologica ed etica è stata probabilmente  scossa, aggredita in un momento di fragilità particolare qual è l’adolescenza.  E a tale considerazione non si sottraggono molte delle fonti di informazione  che si possono consultare.

Ma ci sono altre vittime. Prime fra tutte i piccoli (si legge anche di infanti) che sono state abusati e torturati per raggiungere lo scopo di costruire filmati da diffondere, come è avvenuto.
Al di là di qualche cenno frettoloso di queste vittime nessuno parla o meglio nessuno sembra  farsene carico.
“Hanno occhi per vedere e non vedono, hanno orecchi per udire e non odono (Ez. 12, 2)”.
L’inchiesta di cui si legge, che porterebbe all’identificazione di chi ha diffuso l’orrore,  può estendersi alla ricerca dell’identità di quei piccoli martirizzati per poterli tutelare?
Le leggi italiane in  materia  assicurano questo tipo di attenzione e particolare protezione?
In Italia dal 2009 esiste una legge che nega ai genitori privi di permesso di soggiorno la registrazione della dichiarazione di nascita che consenta a questi nati in Italia di avere il certificato di nascita e quindi, favorendo l’assoluto anonimato,  costruisce vittime possibili di abusi ma non  identificabili (la burocrazia che rende questo percorso più complicato di quanto io abbia scritto offre anche qualche spiraglio di salvezza ma non voglio approfondire questo aspetto in  una lettera che sarà già troppo lunga).

Pian piano mi avvicino alla ragione per cui Le scrivo.
Nel documento della CEI con cui ho iniziato questa mia comunicazione  si afferma che “Le discriminazioni – comprese quelle basate sull’orientamento sessuale –costituiscono una violazione della dignità umana, che – in quanto tale – deve essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni. Trattamenti pregiudizievoli, minacce, aggressioni, lesioni, atti di bullismo, stalking… sono altrettante forme di attentato alla sacralità della vita umana e vanno perciò contrastate senza mezzi termini”.
Ma, si aggiunge,  “un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell’ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio”.

Come mai questa attenzione alle “discriminazioni, comprese quelle basate sull’orientamento sessuale” accompagnata a una rassicurazione pacificante  sulla capacità di tutela del nostro ordinamento giuridico nel momento in cui sono segnalate aggressioni dovute proprio alle minacce  e peggio contro le libere e consapevoli scelte di orientamento sessuale diverso dall’eterosessualità?
Il vostro documento prende occasione dal dibattito in  Parlamento sulle  proposte di legge “sui i reati di omostransfobia” (che  sommariamente richiama il settore  per cui sarebbe meglio dire reati motivati da omotransfobia nelle sue varie declinazioni)  e aggiungete – e siamo al punto -“preoccupazione” per le proposte di legge attualmente in corso di esame, dato che “ anche per questi ambiti non solo non si riscontra alcun vuoto normativo, ma nemmeno lacune che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni”.

Una problematica del genere impegnò il Parlamento quando discusse la legge 205/2003  (cd  legge Mancino)  che,  in riferimento all’art. 3 della Costituzione, , approvò una norma  che si occupava dei “reati punibili … commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità”.

Oggi si pone  la stessa necessità di rendere effettivo l’art. 3  alla voce “sesso”, termine allora ignorato,  oggi chiamato in  causa da ciò che accade.
E’ ben chiaro che la vostra preoccupazione,  in questo caso dichiaratamente  intenzionata ad  invitare il Parlamento al silenzio , si riferisce esclusivamente all’omotransfobia (che è probabilmente quanto volete sia taciuto)  ma siete voi stessi ad aggiungere un termine che mi consente questo scritto.

Infatti scrivete che “ ANCHE per questi ambiti .. non si riscontra alcun vuoto normativo, ma nemmeno lacune che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni”.
Le violenze che si possono configurare come reati motivati da omotransfobia non mancano e la congiunzione che ho evidenziato con le lettere maiuscole  porta alla ragionevole considerazione  che vi siano anche  altri ambiti, a vostro parere di adeguata silente tutela della persona, di cui  si possa affermare  con Dante, «Parlando cose che ‘l tacere è bello»( inferno  IV, 104).

Dante sperimentava la bellezza di quel silenzio nel “limbo” – dove pur parlava («sì com’era ‘l parlar colà dov’era» inferno, IV, 103 ) – ma noi non siamo nel limbo bensì  in una realtà dura, difficile che crea dolore a persone fragili che non  hanno parola ma su cui si possono pronunciare parole che, pur se non d’odio dichiarato, ne  minino la dignità.

Non a caso – e ciò mi turba molto – nelle leggi in dibattito è scomparso il reato di propaganda d’odio, sebbene  le parole possano devastare quanto le ginocchia sul collo di una persona a terra, dove vengono soffocate a vita quando non a prezzo della vita.
Il Parlamento possa parlare senza sentirsi ostacolato (o se il caso confortato) da un vostro richiamo all’opportunità del tacere,  mentre potreste voi stessi essere –o almeno non ostacolare altri che vogliano esserlo – voce dei senza voce!

Eminenza reverendissima,
Le scrivo questa lettera aperta nella Sua veste di  Presidente della CEI.
Se vorrà leggerla  non si preoccupi. La mia firma è quella di una donna vecchia, nata prima dell’a approvazione delle leggi razziali,  che non ha aggregazioni di nessun genere a sostenerla e  quindi non conta nulla se non per l’esigenza di dire perché la responsabilità del contrasto alla violenza è di tutti.

Cordialmente
Augusta De Piero
depieroaugusta@gmail.com

Link per raggiungere il documento della CEI del 10 giugno, citato nel post che precede

Omofobia, non serve una nuova legge

documento che si trova anche inserito alla stessa data in un articolo del quotidiano Avvenire,
https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/omofobia-non-serve-una-nuova-legge

20 Luglio 2020Permalink

1 luglio 2020 – Calendario di luglio

.1 luglio 2002 – Entra in vigore il tribunale Penale Internazionale . [nota 1].
.2 luglio 2016 – Morte di Elie Wiesel
.2 luglio 2019 _ Il gip di Agrigento non ha convalidato l’arresto di CarolaRackete
…………………e non ha disposto nei suoi confronti nessuna misura cautelare.
.3 luglio 1995 – Morte di Alexander Langer
.4 luglio 1976 – Dichiarazione dei Diritti dei Popoli del Tribunale Russel
.5 luglio 1963 – Algeria: Indipendenza dalla Francia . Festa nazionale.
.6 luglio 1415 – Morte sul rogo di Jan Hus
.6 luglio 1967 – Inizio della guerra civile nigeriana (o guerra del Biafra)
.6 luglio 2016 – Pubblicazione del rapporto Chilcot            [nota 2]
.7 luglio 1535 – Morte di Tommaso Moro
.7 luglio 1960 – Morti di Reggio Emilia
.8 luglio 1978 – Sandro Pertini Presidente della Repubblica
.9 luglio 2002 – Nasce a Durban l’Unione Africana
.9 luglio 2011 – Indipendenza del Sud Sudan
10 luglio 1940 – Nascita del governo collaborazionista di Vichy
10 luglio 1976 – Nube tossica a Seveso
11 luglio 1979 – Assassinio Ambrosoli – Milano
11 luglio 1995 – Caduta di Srebrenica                       [Nota 3]
12 luglio 1973 – Giovanni Franzoni si dimette da abate di San Paolo
13 luglio 1920 – Incendio della Narodi Dom, casa del popolo.
…………………..Era la sede delle organizzazioni slovene a Trieste.
……………… …..L’incendio fu appiccato dalle camicie nere.
13 luglio 1936 – Inizio della guerra civile spagnola
13 luglio 2014 – Muore Nadine Gordimer, sudafricana, attivista contro l’apartheid,
…………………………Nobel per la Letteratura nel 1991
13 luglio 2016 – Morte di Bernardo Provenzano
13 luglio 2017 – Muoiono Giovanni Franzoni e Liu Xiaobo,
…………………………premio Nobel per la pace 2010
14 luglio 1789 – Parigi – presa della Bastiglia
14 luglio 2016 – Strage di Nizza
15 luglio 1938 – Pubblicazione del manifesto della razza
16 luglio 1945 – New Mexico. primo esperimento nucleare USA
17 luglio 1566 – Morte di Bartolomeo de Las Casas
17 luglio 2019 –  Morte di Camilleri
18 luglio 1546 – Morte di Martin Lutero
18 luglio 1918 – Nascita di Nelson Mandela (morte 2013)
19 luglio 1943 – Primo bombardamento anglo-americano su Roma
19 luglio 1992 – Strage del giudice Borsellino e della scorta
20 luglio 1944 – Attentato militare fallito vs Hitler                    [nota 4]
20 luglio 1969 – Allunaggio Apollo 11
20 luglio 2001 – Genova- Uccisione di Carlo Giuliani durante il G8
20 luglio 2001 – Genova – Assalto alla scuola Diaz durante il G8
21 luglio 2015 – Strage di Suruç (Turchia)
22 luglio 2011 – Utoeya – Norvegia. Il neonazista Breivik uccide 76. persone.
22 luglio 2016 – Strage di Monaco
23 luglio 1929 – Il fascismo bandisce l’uso delle parole straniere
23 luglio 2016 – Strage di Kabul durante manifestazione di Hazara sciiti
24 luglio 2014 – Gaza – bombardamento e strage scuola Unrwa
24 luglio 1783 – Nascita di Simon Bolivar
25 luglio 1943 – Caduta del fascismo – Arresto Mussolini  Governo Badoglio
25 luglio 1968 – Paolo VI pubblica l’enciclica Humanae vitae
26 luglio 1960 – Fine del governo Tambroni
26 luglio 1992 –  Morte di Rita Atria
27 marzo 1993 – Attentati mafiosi a Milano e Roma – 5 morti
28 luglio 1914 – L’Austria dichiara guerra alla Serbia
28 luglio 1993 – Esplodono due autobombe a Milano e una a Roma
29 luglio 1976 – Tina Anselmi diventa ministro del lavoro
…..………… …………Prima donna in Italia ad assumere un incarico di governo.
29 luglio 1983 – Omicidio del giudice Rocco Chinnici – Palermo
29 luglio 2013 – Scomparsa di p. Paolo Dall’Oglio
31 luglio 1919 –  Nasce Primo Levi.    [nota 5]
31 luglio 1941 – Hermann Göring inizia a pianificare la soluzione finale
31 luglio 2020 –  Aïd el-Kebir

[nota 1]
ICC: International Criminal Court, Corte penale Internazionale Permanente
Pattuita a Roma il 17 luglio 1998 è entrata in vigore il 1º luglio 2002.
Si occupa di genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra, crimine di aggressione e gravi v La Corte penale internazionale non è un organo dell’Onu e non va confusa con la Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite, anch’essa con sede all’Aia.

https://www.icc-cpi.int/

https://www.hrw.org/topic/international-justice/international-criminal-court

[nota 2]
Il rapporto Chilcot è un documento redatto da una commissione d’inchiesta pubblica presieduta da sir John Chilcot. L’inchiesta è stata voluta dall’ex primo ministro laburista Gordon Brown nel 2009, con lo scopo di ricostruire gli scenari e l’origine del coinvolgimento dell’esercito di Londra in Iraq. http://www.lastampa.it/2016/07/06/esteri/cos-il-rapporto-chilcot-e-cosa-dice-in-breve-a2Csy7LAHV0Hmw5ZjbyXJP/pagina.html

[nota 3]
GENOCIDIO DI SREBRENICA 11 luglio 1995
“non chiedetemi dov’ero l’11 luglio quando cadde Sebrenica e iniziò l’ultimo massacro del secolo. Non me lo ricordo. Fu il triplo dei morti rispetto a New York, ma non ci fu nessuna diretta TV e nessuno se ne accorse. Sebrenica, che roba era? Un buco tra le montagne dal nome impronunciabile” (P.Rumiz “Maschere per un massacro”)

[nota 4]
Fallimento dell’attentato a Hitler, nome in codice Operazione Walkiria.La vendetta segnò una strage. Molti dei 5000 arrestati furono giustiziati. All’operazione Walkiria partecipò anche il pastore e teologo Dietrich Bonhoeffer che, dopo la lunga prigionia a Berlino, fu impiccato a Flossemburg il 9 aprile 1945 per ordine diretto di Hitler

[nota 5]
31 luglio 1919,  nasce Primo Levi, un uomo che trovò le parole per dire lo sterminio ma non gli bastarono.
Oggi il parlamento italiano e la società sedicente civile, di fronte allo sversamento di parole d’odio (so che si chiama linguaggio ma mi sembra un termine di troppa dignitosa umana pregnanza per farne uso) si rifiuta di affrontarne la conoscenza oltre il turpiloquio per frenarne l’efficacia devastante.
Persino il Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia il 25 giugno 2019 ha respinto una mozione per diffondere la conoscenza della proposta Segre “Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”.
La paura della parola umana accomuna ogni forma – aperta o subdola – di razzismo.

6 Luglio 2020Permalink

20 giugno 2020 – dal 1934 Tout va très bien, Madame la Marquise

Martedì scorso “Il fatto quotidiano” riportava, nell’articolo “La tolleranza zero di Donald Trump” di Giampiero Gramaglia, una notizia che mi lasciava meravigliata.
«In ciascuno degli ultimi quattro anni censiti, oltre mille minori migranti entrati negli Stati Uniti dalla frontiera meridionale da soli, senza i genitori. o separati dalla famiglia all’arrivo, come prevede la prassi instaurati dall’Amministrazione Trump, hanno subito molestie sessuali mentre erano affidati all’autorità pubblica. I dati sono contenuti in un rapporto ufficiale del Dipartimento della Sanità e dei Servizi Umani».

Accidenti, mi sono detta, ma io ne avevo scritto nel mio blog e – essendo fornita di apposite parole chiave- ho ritrovato: ne avevo scritto il 27 dicembre 2018.
Titolo “Un bambino muore solo. Ha fatto paura al Presidente degli Stati Uniti”.
In quel post avevo riportato – con un link a TG2000 che ancora funziona – la registrazione dei pianti dei bambini, strappati ai genitori e ingabbiati, perché i genitori che – con loro – avevano cercato di passare il confine dal Messico erano stati incarcerati e non potevano tenerli con sé.

https://www.youtube.com/watch?v=y05743HMrWM

La strana ricomparsa del problema il 16 giugno 2020 mi aveva incuriosito e ora ne ho scoperto la ragione.
Per saperne di più inserisco il link alla notizia con data dall’ANSA                             . [Fonte 1]

A questo punto continuo a cercare perché c’è qualche cosa che non mi torna.
E il “qualche cosa” si trova oggi in un articolo di Avvenire, quotidiano vicino alla CEI, di cui ricopio brevi passaggi

«New York. Stop della Corte Suprema americana al tentativo di Donald Trump di eliminare il diritto degli immigrati giunti negli Stati Uniti da bambini a rimanere negli Usa. Grazie alla decisione del massimo tribunale statunitense circa 700mila giovani che vivono, hanno studiato e ora lavorano negli Usa potranno rimanere nel “loro” Paese senza paura della deportazione. I nove giudici hanno dato ragione alla corte che nel 2017 aveva impugnato la decisione della Casa Bianca di eliminare le protezioni stabilite dal programma Deferred action for childhood arrivals (Daca), creato nel 2012 da Barack Obama […]
Due giorni fa, i giudici della Corte suprema statunitense hanno stabilito che il divieto di discriminazione nel mondo del lavoro va esteso anche alle persone gay e “transgender”».
Nell’articolo pubblicato oggi a firma Elena Molinari, il riferimento ai transgender non suscita commento alcuno.                         [Fonte 2]

Torno in Italia
Torno in Italia e riprendo l’affermazione contenuta nell’articolo di Avvenire citato sopra, articolo che si può leggere integralmente con il link segnalato come Fonte 2 e che correttamente riferisce di una attenzione specifica negli USA alla rimozione di una discriminazione sul lavoro di “gay e transgender”. Voglio capire se e quale peso potrebbe avere un analogo atteggiamento costruttivo in Italia , nel riferimento a una riforma legislativa il cui obiettivo è quello «di estendere le sanzioni già individuate per i reati qualificati dalla discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi anche alle fattispecie connesse all’omofobia e alla transfobia».
Con questa iniziativa la Camera «intende dunque colpire non soltanto i casi di omofobia e di transfobia ma le condotte di apologia, di istigazione e di associazione finalizzata alla discriminazione, comprese quelle motivate dall’identità sessuale della vittima. Si tratta di un intervento reso quanto mai necessario e urgente dalle dimensioni impressionanti che hanno assunto nel nostro Paese i casi di discriminazione di violenza nei confronti delle donne e delle persone LGBTI».                                                               [Fonte 3]

Con passo felpato.
A questo punto interviene la CEI con un comunicato dal linguaggio nuovo, “tollerante”, ben diverso da quello con cui il cardinale Ruini, presidente della CEI, nel 2005 aveva fatto fallire il referendum sulla legge 40, e afferma che «trattamenti pregiudizievoli, minacce, aggressioni, lesioni, atti di bullismo, stalking … sono altrettante forme di attentato alla sacralità della vita umana e vanno perciò contrastate senza mezzi termini». E continua: «un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell’ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio».
In sostanza nulla si deve fare sul piano istituzionale perché tutto va bene com’è.                     [Fonte 4]

A questa posizione hanno proposto dignitose, consapevoli e responsabili obiezioni i genitori di un figlio omosessuale . L’agenzia Adista ha pubblicato il testo della loro lettera                                      [Fonte 5]

Tutto va bene com’è?!   
Certamente l’assit che la CEI lancia alle forze dell’intolleranza presenti in parlamento non è cosa da poco e può essere di ostacolo a una iniziativa di riforma, data l’autorevolezza dei Vescovi nei confronti dell’opinione pubblica, ma a me quel “tutto va bene” preoccupa anche per un altro motivo.

Nel 2009 la legge 94, imponendo la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione delle dichiarazioni di nascita in Italia di un figlio di migranti irregolari, aveva – e ha, dato che la legge non è stata modificata – creato le condizioni per dissuadere i genitori dal compiere l’atto dovuto. Il 10° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia raccomanda «al Parlamento di legiferare in modo da garantire il diritto alla registrazione per tutti i minorenni nati in Italia, indipendentemente dalla situazione amministrativa dei genitori».
Le maggioranze politiche che hanno sostenuto i governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte 1 e 2 se ne sono disinteressate e se ne disinteressano tuttora, confortate dal silenzio delle più importanti associazioni che dicono di voler tutelare i diritti umani.
E, naturalmente dalla silente autorità vescovile che per queste piccole vittime non ha neppure bisogno di dire ai parlamentari di non fare nulla perché nulla hanno fatto e stanno facendo.

Stiamo catalogando i “resti” dell’umanità da scartare senza fatica … da una pacca sulla spalla alla pigrizia parlamentare al silenzio che consente la continuità di un arbitrio.

[Fonte 1]
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/nordamerica/2020/06/18/la-corte-suprema-usa-blocca-trump-sui-dreamer_69709907-0822-4d32-93cd-d337c74dcfdb.html

[Fonte 2]
https://www.avvenire.it/mondo/pagine/nuovo-schiaffo-della-corte-suprema-trump-non-potr-deportare-i-dreamers

[Fonte 3]                Atto Camera 107
https://www.camera.it/leg18/995?sezione=documenti&tipoDoc=lavori_testo_pdl&idLegislatura=18&codice=leg.18.pdl.camera.107.18PDL0005470&back_to=https://www.camera.it/leg18/126?tab=2-e-leg=18-e-idDocumento=107-e-sede=-e-tipo=#RL
Modifiche alla legge 13 ottobre 1975, n. 654, e al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, per il contrasto dell’omofobia e della transfobia nonché delle altre discriminazioni riferite all’identità sessuale

[Fonte 4]             https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/omofobia-non-serve-una-nuova-legge
Nel contesto dell’articolo, raggiungibile con il link segnalato , si può leggere l’intero comunicato della Presidenza CEI.
Dalla autopresentazione di Avvenire
4 dicembre 1968. La data di nascita di Avvenire è legata a una persona, una scelta e un evento. Fu Paolo VI a volere un nuovo quotidiano dei cattolici italiani, si prefiggeva di tradurre lo spirito del Concilio Vaticano II in uno strumento popolare d’informazione e di giudizio sulla realtà del mondo contemporaneo.

[Fonte 5]          https://www.adista.it/articolo/63700

20 Giugno 2020Permalink

16 giugno 2020 – Ci sono violenze che non hanno bisogno di ginocchia sul collo di una persona per soffocarla.

Il 13 giugno ho raccolto un po’ di documentazione in merito alle proposte di legge alla attenzione della camera, proposte che fanno capo alla proposta Boldrini e Speranza: “Modifiche alla legge 13 ottobre 1975, n. 654, e al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, per il contrasto dell’omofobia e della transfobia nonché delle altre discriminazioni riferite all’identità sessuale” (C107)
L’obiettivo delle norme è quello “di estendere le sanzioni già individuate per i reati qualificati dalla discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi anche alle fattispecie connesse all’omofobia e alla trans fobia”.

Avvenire (quotidiano il cui riferimento al mondo cattolico e alla stessa CEI è d’obbligo) in un recente articolo ha pubblicato anche il comunicato dei Vescovi italiani in proposito, ribadendo l’interpretazione   di ‘inutilità’ della norma                                                                                                                                              [Fonte1]
Ne riporto il link in calce riprendendolo così anche da altra fonte e cito l’espressione che mi preoccupa in modo particolare perché – secondo me – introduce un elemento atto a influenzare non solo una cultura cattolica preconciliare ma anche di dar sostegno culturale alle pozioni della peggior destra parlamentare: « Al riguardo, un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell’ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio ».                                                                                  [Fonte2]

A questo punto trascrivo la lettera di due genitori che prendono posizione nel rispetto della verità cui li guida anche l’amore per i propri figli                                                                                                           [Fonte3]

Lettera ai vescovi italiani sull’omofobia e la transfobia
La lettera che segue è stata inviata in seguito alla presa di posizione della presidenza della Cei sulla proposta legge, attualmente all’esame della Commissione Giustizia della Camera, sulla omofobia e la transfobia.
12 giugno 2020_Distinta Presidenza della CEI, vi inviamo questa lettera, pregandovi di farla conoscere a ciascuno dei vescovi italiani.

Cari Vescovi,
siamo genitori di due ragazzi, Marco ed Emanuele, il primo eterosessuale, il secondo gay. Stiamo seguendo con interesse e coinvolgimento i disegni di legge attualmente in discussione alla Commissione Giustizia della Camera, nella speranza che una legge che contrasti i crimini d’odio contro le persone LGBT sia presto approvata dal nostro parlamento.
Il comunicato della CEI del 10 giugno 2020 ci ha indignati come cittadini, che vedono ancora una volta un’ingerenza dei vertici della chiesa cattolica italiana nell’approvazione di leggi di uno stato laico, e ancor più ci ha indignati come credenti.
Leggiamo nel comunicato che la legge oltre che inutile, in quanto “non si riscontra alcun vuoto normativo, e nemmeno lacune che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni”, sarebbe pericolosa perché “rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui – più che sanzionare la discriminazione – si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione”.
Sul primo punto, l’inutilità della legge, va detto che la legge attualmente in discussione estenderebbe a orientamento sessuale e identità di genere le pene già previste dall’attuale legge Reale-Mancino per chi “istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi” o “istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza” per gli stessi motivi. La legge Reale-Mancino prevede quindi misure di pena aggiuntive se la violenza, già punita da altre norme in vigore, viene commessa per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Senza un’estensione di tale legge ai crimini d’odio contro le persone LGBT, nessuna pena aggiuntiva sarebbe prevista per tali casi.
Ci sembra quindi tutt’altro che inutile la legge in discussione alla Camera e ci chiediamo perché una legge utile per proteggere le vittime di razzismo diventi inutile, anzi pericolosa, se protegge vittime di violenza omotransfobica.
A garantire poi la libertà di manifestare il proprio pensiero – preoccupazione espressa nel comunicato della CEI – ci pensa per fortuna la nostra costituzione. Va aggiunto inoltre che non verrà estesa alla legge contro la violenza omotransfobica la pena per chi propaganda idee fondate sull’odio razziale o etnico, prevista dalla legge Reale-Mancino per la propaganda razziale.
Nessun problema quindi rispetto alla libertà di espressione, vescovi e sacerdoti potranno seguitare ad insegnare a bambini e adulti che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati”, come recita il catechismo cattolico. Nessuna legge ve lo impedirà.
Siamo noi invece a chiedervi, e lo facciamo come credenti, di non farlo e di ripensare radicalmente ciò che la chiesa ha detto e fatto finora su questo tema. Di ripensarlo alla luce delle nuove conoscenze di cui oggi disponiamo ed ancor più alla luce del messaggio evangelico.
Per la sofferenza che come chiesa abbiamo provocato, per i pesi insostenibili che abbiamo posto sulle spalle dei fratelli e delle sorelle omosessuali e transessuali, non ci sono altre parole da spendere se non quelle per chiedere perdono, a loro e a Dio per aver provocato tanto dolore nel suo nome. A Galileo Galilei abbiamo chiesto perdono. Più di tre secoli dopo. A questi nostri fratelli e sorelle dobbiamo chiedere perdono ora, guardandoli negli occhi e cercando, se ci riusciamo, di sostenere il loro sguardo.
Quel dolore lo conosciamo bene, noi come i tanti altri genitori di ragazzi e ragazze LGBT con cui condividiamo il cammino, lo abbiamo letto sui volti dei nostri figli, ci è entrato dentro e ha cambiato le nostre vite. Il nostro è un cammino che si apre camminando, dove gioia, sofferenza e fatica si intrecciano indissolubilmente. Abbiamo visto crollare le certezze di prima, sperimentato battute di arresto. Il nostro viaggio non è quello di Ulisse, che tornava a casa, verso una meta sicura, somiglia di più al viaggio di Abramo, che lascia una vita agiata e parte verso una meta che non conosce (solo più tardi il Signore gliela indicherà), senza sapere che ci sarà una ricompensa e senza una mappa per il viaggio. Un cammino scomodo il nostro. D’altra parte, il cammino che ci indica Gesù non si fa viaggiando in prima classe.
Abbiamo capito che la fede non è una polizza di assicurazione per il futuro, che ci permette di stare tranquilli, con tutte le risposta in tasca. La fede è un rischio, lo stesso che ha accettato di correre Abramo, lasciando, sulla parola del Signore, il certo per l’ignoto. È questa la fede che ora sentiamo più nostra, quella di prima, fatta di certezze, non parla più ai nostri cuori.
È su quel cammino che vi aspettiamo. Per percorrerlo c’è bisogno di alleggerirci lo zaino dalla zavorra delle tante certezze, se non ce ne liberiamo, possiamo solo accomodarci in prima classe, ma allora è tutt’altro viaggio, o forse un viaggio finto per rimanere dove si è. Il Vangelo di Gesù sarà la nostra bussola. E annunceremo la buona novella agli emarginati e alle emarginate, perché è la buona novella, non la sofferenza, che Gesù ci ha chiesto di portare.
E allora non rimane che augurarci buon cammino!
Dea Santonico e Stefano Toppi

[Fonte1]
https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/omofobia-non-serve-una-nuova-legge

[Fonte2]
http://www.settimananews.it/vescovi/omofobia-non-serve-nuova-legge/

Ecco il testo del comunicato della presidenza Cei che propongo anche in chiaro:
“Nulla si guadagna con la violenza e tanto si perde”, sottolinea Papa Francesco, mettendo fuorigioco ogni tipo di razzismo o di esclusione come pure ogni reazione violenta, destinata a rivelarsi a sua volta autodistruttiva. Le discriminazioni – comprese quelle basate sull’orientamento sessuale –costituiscono una violazione della dignità umana, che – in quanto tale – deve essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni. Trattamenti pregiudizievoli, minacce, aggressioni, lesioni, atti di bullismo, stalking… sono altrettante forme di attentato alla sacralità della vita umana e vanno perciò contrastate senza mezzi termini. Al riguardo, un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell’ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio. Questa consapevolezza ci porta a guardare con preoccupazione alle proposte di legge attualmente in corso di esame presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati contro i reati di omotransfobia: anche per questi ambiti non solo non si riscontra alcun vuoto normativo, ma nemmeno lacune che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni. Anzi, un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui – più che sanzionare la discriminazione – si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione, come insegna l’esperienza degli ordinamenti di altre Nazioni al cui interno norme simili sono già state introdotte. Per esempio, sottoporre a procedimento penale chi ritiene che la famiglia esiga per essere tale un papà e una mamma – e non la duplicazione della stessa figura – significherebbe introdurre un reato di opinione. Ciò limita di fatto la libertà personale, le scelte educative, il modo di pensare e di essere, l’esercizio di critica e di dissenso. Crediamo fermamente che, oltre ad applicare in maniera oculata le disposizioni già in vigore, si debba innanzitutto promuovere l’impegno educativo nella direzione di una seria prevenzione, che contribuisca a scongiurare e contrastare ogni offesa alla persona. Su questo non servono polemiche o scomuniche reciproche, ma disponibilità a un confronto autentico e intellettualmente onesto. Nella misura in cui tale dialogo avviene nella libertà, ne trarranno beneficio tanto il rispetto della persona quanto la democraticità del Paese.”:

[Fonte3]     https://www.adista.it/articolo/63700

 

 

16 Giugno 2020Permalink

13 giugno 2020 – Quando i Vescovi non dicono il vero

Provo a scrivere le mie sempre più sconsolate considerazioni in merito all’intreccio pericoloso e per me inaccettabile sulle motivazioni con cui i Vescovi italiani si oppongono alla proposta di legge “ … contrasto dell’omofobia e della transfobia nonché delle altre discriminazioni riferite all’identità sessuale” (C 107) .
I vescovi non attaccano frontalmente la proposta, la aggirano affermando – e ciò è falso – che “non si riscontra alcun vuoto normativo o lacune – che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni”.
Il metodo è quello applicato dal card Ruini nel 2005 contro il referendum abrogativo di alcuni aspetti della legge 40/2004 “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”.
Il cardinale, allora presidente della CEI, si fece portavoce dell’istanza ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana invitando i cattolici a non presentarsi alle urne con lo scopo di non raggiungere il quorum del 50%. Arrivò al suo scopo umiliando uno strumento democratico previsto dalla Costituzione, il referendum appunto.
Oggi il metodo contro la proposta di legge C 107 è meno aggressivo e la motivazione del dissenso non sembra entrare nel merito ma fa perno sull’inutilità dell’intervento perché nell’ordinamento giuridico dell’Italia “esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio”.
E ciò non è vero: la discriminazione di alcune tipologie di persone deboli le sottopone a privazione di diritti fondamentali altrimenti universali.

Ci sono violenze che non hanno bisogno di ginocchia sul collo di una persona per soffocarla.

Indico due discriminazioni a me note presenti in legge:

1. La legge 94/2009 obbliga alla presentazione del permesso di soggiorno i genitori di nati in Italia, al momento di registrarne la nascita.
E’ evidente che la ratio fondamentale di questa norma (assolutamente nuova nell’ordinamento della Repubblica Italiana) è quello di creare, in chi non abbia il permesso di soggiorno, disagio e quindi paura a presentarsi allo sportello del comune per dichiarare la nascita di un figlio in Italia, una paura tale da poter mancare a questo atto dovuto.
Il 10° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia non a caso raccomanda «al Parlamento di legiferare in modo da garantire il diritto alla registrazione per tutti i minorenni nati in Italia, indipendentemente dalla situazione amministrativa dei genitori».

E’ chiaro che a tanto non rimedierebbe l’approvazione della proposta di legge nota come atto C 107. Oggi l’argomentazione negazionista della necessità di maggior attenzione ai diritti della persona, come affermati anche nell’art. 3 della Costituzione , offre ai Vescovi l’opportunità di farne un uso spregiudicato per vanificare la norma che contrasta l’omofobia e la transfobia.
Oggettivamente alleati di quella destra che tanto vuole, possono offrire un gradito salvagente anche a tentennati forze di sinistra e lo fanno, per ora, sulla pelle dei neonati, soggetti indifendibili perché indifesi.

.2. L’esclusione dalla norma Legge 20 maggio 2016, n. 76. “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze” della step child adoption, condannando quindi il figlio di coppie omossessuali, registrato come tale solo da uno dei membri della coppia, a trovarsi privo di ogni tutela qualora il genitore riconosciuto venisse, per una qualsiasi ragione, a mancare. [Fonte 4]

E non voglio dimenticare l’indifferenza consapevole in merito alla proposta della senatrice Segre di istituire : “una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza” .
Una proposta di grande interesse che offrirebbe un interessante contributo alla comprensione del rapporto fra parole d’odio e disprezzo e la traduzione delle stesse in indicazioni operative.    [Fonte 5]

DOCUMENTAZIONE

10 giugno 2020 Omofobia. I vescovi: no a una nuova legge, ma più impegno educativo

La presidenza della Conferenza episcopale italiana esprime, in una nota, la sua opinione sulla questione omofobia. Di fronte a nuove proposte legislative, sostiene che non sia necessaria una nuova legge, piuttosto occorra applicare le norme già vigenti e promuovere l’educazione al riconoscimento della dignità di ogni persona

Isabella Piro – Città del Vaticano

Nell’ordinamento giuridico dell’Italia “esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio” e quindi “non serve una nuova legge” sull’omofobia. È quanto scrive, in una nota, la presidenza della Cei, la Conferenza episcopale italiana, guardando “con preoccupazione alle proposte di legge attualmente in corso di esame presso la Commissione Giustizia della Camera dei deputati contro i reati di omotransfobia”. Anche per questi ambiti, infatti, “non si riscontra alcun vuoto normativo o lacune – si legge nel testo – che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni”. Introdurre, quindi, “ulteriori norme incriminatrici” rischierebbe di aprire a “derive liberticide”, sottolinea la presidenza della Cei, e di “colpire l’espressione di una legittima opinione” più che “sanzionare la discriminazione”.                      [Fonte 1]

ROMA_ No a ogni discriminazione, ma no anche a una nuova legge contro l’omofobia che finirebbe solo per colpire «l’espressione di una legittima opinione» – come quella che i bambini hanno bisogno di una mamma e un papà – e rischierebbe di scadere in «derive liberticide». I vescovi italiani guardano «con preoccupazione» alle proposte di legge contro i reati di omotransfobia attualmente al vaglio della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. Si tratta, ricorda il quotidiano della Cei Avvenire, di cinque ddl (Boldrini, Zan, Scalfarotto, Perantoni, Bartolozzi) che puntano a modificare agli articoli 604-bis e 604-ter del Codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere. I testi dovrebbero essere votati a luglio.                                                                                                                                       [Fonte 2]

Proposta di legge: BOLDRINI e SPERANZA: “Modifiche alla legge 13 ottobre 1975, n. 654, e al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, per il contrasto dell’omofobia e della transfobia nonché delle altre discriminazioni riferite all’identità sessuale” (107)  [Fonte 3]

Copio dalla elazione della p.d.l. che sarà dibattuta dal prossimo mese di luglio insieme ad altre proposte dello stato oggetto
“ Obiettivo della proposta di legge è quello di sanzionare, modificando la legge Mancino-Reale, le condotte di istigazione e di violenza finalizzate alla discriminazione in base all’identità sessuale della persona, definita come l’insieme, l’interazione o ciascuna delle seguenti componenti:
a) il sesso biologico della persona;
b) la sua identità di genere (la percezione che una persona ha di sé come uomo o donna, anche se non corrispondente al proprio sesso biologico);
c) il suo ruolo di genere (qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse all’essere uomo o donna);
d) l’orientamento sessuale (l’attrazione emotiva o sessuale nei confronti di persone dello stesso sesso, di sesso opposto o di entrambi i sessi)”.

[Fonte 1]
Nota di aug.
Isabella Piro_ prof. ordinario diritto romano e diritti dell’antichità
I grassetti nell’articolo che ho copiato sono miei
https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2020-06/omofobia-nota-cei-vescovi-italia-legislazione-educazione.html

[Fonte 2]
https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2020/06/10/news/omofobia-i-vescovi-italiani-non-serve-una-nuova-legge-rischio-derive-liberticide-1.38951140

[Fonte 3]
https://www.camera.it/leg18/995?sezione=documenti&tipoDoc=lavori_testo_pdl&idLegislatura=18&codice=leg.18.pdl.camera.107.18PDL0005470&back_to=https://www.camera.it/leg18/126?tab=2-e-leg=18-e-idDocumento=107-e-sede=-e-tipo=

[Fonte 4]
Ne ho scritto (ovviamente documentando) in diariealtro del 5 gennaio 2018
“La crudeltà stupida che appaga e paga”. http://diariealtro.it/?p=5485

[Fonte 5]
28 ottobre 2018 La prima proposta di legge della senatrice Segre
http://diariealtro.it/?p=6180

13 Giugno 2020Permalink

10 giugno 2020 — Comunicare in una ‘lingua cugina’

Božidar Stanišić, scrittore bosniaco fuggito dal suo paese per aver rifiutato di partecipare alla guerra civile e ora cittadino italiano, ci regala una sua intervista

https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwjGi4Km9PbpAhVI1qYKHcy0C3sQtwIwAHoECAEQAQ&url=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DnZxShs0siS0&usg=AOvVaw0xYOS-0Ijy871vD0XgYX1o

 

 

10 Giugno 2020Permalink

6 giugno 2020 – Non dimentico il vescovo Romero e l’avvocata Marianela Garcia Vilas

Prima di ricopiare l’articolo pubblicato  recentemente su Internazionale voglio ricordare alcune date
– 24 marzo 1980 assassinio del vescovo salvadoregno Romero, canonizzato da papa Francesco  il 14 ottobre 2018 e citato nell’articolo che segue ;
13 marzo 1983 assassinio dell’avvocata Marianela Garcia Vilas che sostenne nell’esercizio coraggioso della sua professione le vittime della violenza e fu collaboratrice del vescovo Romero
L’ho ricordata in diariealtro in occasione dell’informazione che pubblicavo su un altro impegno per la giustizia esercitato in tempi e luoghi a noi più vicini da una professionista donna
il 20 gennaio 2019 ‘stragi del mare e della burocrazia’ (link in fondo)

AUTORITRATTO DI UNO STATO DIVENTATO BRUTALE COME LE GANG
Carlos Dada, El Faro, El Salvador 29 maggio 2020
Le fotografie hanno un’estetica morbosa. File interminabili di uomini delle gang posizionati come se remassero coordinati, o provassero una coreografia sincronizzata. Una massa che distrugge ogni individualità e privilegia le geometrie dell’insieme; un organismo fatto di uomini uguali, prodotti in serie, rasati a zero, denudati a eccezione delle mutande bianche, pieni di tatuaggi, seduti con le gambe aperte per toccare con il petto la persona di fronte, con le mani ammanettate dietro la schiena, inevitabilmente a contatto con l’inguine e i testicoli del detenuto alle spalle, che ha a sua volta le mani ammanettate dietro, le gambe aperte e la testa appoggiata sulla spalla del detenuto di fronte. Attaccato uno all’altro. L’altro a un altro ancora. E così all’infinito, a perdita d’occhio.
Attaccati al punto che, se a una delle estremità qualcuno collegasse dell’elettricità, questa si trasmetterebbe come una catena fino all’altra estremità. Oppure un virus.
Se non ci fosse una macchina fotografica a immortalarla, la scena non avrebbe alcun senso. I detenuti sono stati tirati fuori dalle loro celle, disposti nel cortile fino a creare un assemblaggio ideale per i fotografi del governo di El Salvador. Il ritratto pianificato di un insieme di criminali, come un mostro dalle mille teste, sottomesso dalla mano pesante dell’esercito. Mano pesante. Ancora una volta.

Grande ondata di omicidi
Non c’è niente di spontaneo in queste scene. Diffuse dalla presidenza, le foto hanno occupato le prime pagine di riviste di tutto il mondo, sorprendendo i loro caporedattori non solo per la forza visiva, ma anche per il significato che veicolano: propaganda, populismo, brutalità premeditata. Un ammasso di esseri umani voluto dal governo salvadoregno in piena pandemia da coronavirus. Il tutto accompagnato da un tweet del presidente Nayib Bukele, che autorizzava la polizia a ricorrere alla “forza letale” nella lotta alle gang criminali.
Nel Salvador invece le immagini, come il tweet presidenziale, sono state apprezzate, probabilmente per le stesse ragioni. Com’è possibile che i salvadoregni festeggino quel che fuori del paese è condannato con tanto vigore?
Le foto sono state scattate dopo la più grande ondata di omicidi che questo governo abbia mai affrontato, attribuita ai membri delle bande criminali Mara Salvatrucha e Barrio 18. Sessanta morti in tre giorni, tra cui piccoli commercianti, venditori ambulanti e fornai, uccisi per non aver pagato il denaro dell’estorsione. Così ha vissuto buona parte dei salvadoregni negli ultimi tre decenni: sottomessa alla volontà dei criminali che violentano le sue figlie, che uccidono i suoi figli, che estorcono e controllano intere comunità.
Lo ammetto: dopo anni passati ad ascoltare i racconti degli orrori commessi dai delinquenti, non ho più lo stomaco di dire niente a loro discolpa. Capisco che sono un doloroso monito per tutto il male che abbiamo fatto come società, che loro stessi sono vittime dell’abbandono dello stato. Che sono cresciuti in un mondo che gli ha dato poche possibilità, nel quale il crimine dava un senso a una vita condannata alla miseria e nella quale la violenza era l’unico strumento di potere o di sopravvivenza

NON SI DOVREBBERO TRARRE LEZIONI MORALI DAI CITTADINI DISPERATI. NÉ ESIGERLE
Capisco tutto questo. Ma ogni volta che ripenso alle madri che cercano i loro figli, o in lacrime per l’assassinio delle loro figlie, provo una stretta allo stomaco. Ogni volta che ascolto o leggo testimonianze della loro crudeltà, molte volte descritte da loro stessi, mi sento disgustato. Sono azioni abominevoli. E allora penso: se mi sento così io, chissà come soffrono i familiari di queste vittime.
Poche cose mi paiono più naturali del fatto che queste madri e questi padri approvino qualsiasi atto di repressione esercitato su questi criminali, e che le famiglie si sentano vendicate da qualsiasi azione che provochi sofferenza ai responsabili del loro dolore. Per questo capisco che si ammettano le immagini dei detenuti messi in fila, che siano approvate le esecuzioni extragiudiziali che i poliziotti commettono contro i presunti malviventi, anche se già immobilizzati, e l’invito di Bukele a poliziotti e soldati di ricorrere alla “forza letale”.
Il ragionamento è molto semplice: se le gang sono responsabili della maggior parte degli omicidi; se sottomettono centinaia di migliaia di salvadoregni al loro crudele dominio; se violentano le loro figlie, assassinano i loro figli, li ricattano con le estorsioni… Se sono insomma il cancro della nostra società, perché criticare chi contribuisce, in qualsiasi modo, a estirpare questo tumore? È questa la logica di fondo delle spirali della violenza. Però non si dovrebbero trarre lezioni morali dai cittadini disperati. Né esigerle.

Difendere lo stato di diritto
Il problema sorge quando sono le nostre autorità a violare la legge. Quando poliziotti o soldati si trasformano in rapitori, giudici ed esecutori. Quando il presidente s’impegna a usare tutte le risorse dello stato per difendere poliziotti che hanno abusato di questa forza letale. Quando, in piena pandemia, si organizza un’azione di sovraffollamento per inviare un messaggio politico, tramite le immagini di una coreografia grottesca. Il disprezzo per i diritti umani è scandaloso. Sì, è immorale. Ma è anche illegale.
Dalle autorità dobbiamo aspettarci, ed esigere, il rispetto delle leggi e azioni esercitate nei limiti delle leggi. Altrimenti delegittimano il sistema e le istituzioni della repubblica. Cancellano quello stesso stato di diritto che sarebbero obbligate a garantire e che gli conferisce, giustamente, autorità. E devono rispettare le leggi con tutti i cittadini. Con quelli che sono stati buoni, ma anche con quelli che sono stati cattivi. La punizione di questi ultimi, per aver attentato al nostro contratto sociale o ai nostri diritti, è effettivamente contemplata dalla legge. È la nostra unica giustificazione, come società, per mantenere degli esseri umani chiusi nelle nostre prigioni: è la punizione prevista per quanti violano la legge. È un principio elementare per la vita di una comunità: tutti abbiamo dei diritti e le autorità sono obbligate non solo a rispettare i nostri diritti, ma a garantirli.

QUASI TUTTI GLI UOMINI DELLE GANG CHE APPAIONO IN QUELLE FOTO, ERANO DEI BAMBINI NEL 2003
Ha ragione chi dice che gli uomini delle gang sono i primi a non riconoscere i diritti degli altri. Noi tutti c’indigniamo per ogni nuova notizia delle atrocità commesse da molti di loro. Ma questo non esonera lo stato dal rispettare i suoi obblighi legali. In questo consiste lo stato di diritto. Quando la polizia o il presidente violano la legge non stanno proteggendo i loro cittadini, ma tradendo i meccanismi concepiti per difenderli, ovvero le leggi e i tribunali che applicano la giustizia. Quel che fanno è trascinare il paese in una situazione alla “si salvi chi può” in cui le leggi non proteggono più i cittadini, ma solo la capacità di esercitare violenza.
“Non si può fare il male per ottenere il bene”, era stato il monito di monsignor Romero in una delle sue lettere pastorali, e lo ha ripetuto più volte nelle sue omelie. Quando si compie il male, ne conseguono mali maggiori.
Quasi tutti i membri delle gang che appaiono ammassati nelle foto diffuse dal palazzo presidenziale, erano dei bambini nel 2003. Quell’anno il presidente Francisco Flores lanciò la prima campagna di repressione delle bande. Incaricò poliziotti di sfondare le porte nelle comunità più povere, a mezzanotte, con il fucile spianato e di compiere enormi retate di ragazzi tatuati. In quelle stesse case vivevano quei bambini: fratelli, vicini o figli delle persone arrestate. Cosa speravamo che ne fosse di loro? E cosa ci aspettavamo che ne fosse della polizia, dopo che è stata lasciata impunita la prima esecuzione extragiudiziale, e poi la seconda, e la terza?
È una costante della nostra storia: quando lo stato infrange le leggi non fa altro che perpetuare il ciclo della violenza. Lo sappiamo perché politici di diversi partiti hanno utilizzato le gang a fini elettorali. La loro intenzione non è sradicare la violenza, bensì sfruttare la disperazione delle vittime che chiedono soluzioni urgenti a problemi urgenti. Perciò espongono pubblicamente i criminali cosicché la gente gli sputi addosso, gli dimostri il proprio disprezzo, gli auguri di essere uccisi dal virus, di ammazzarsi tra di loro o per mano della polizia. O scendono a patti con le gang perché riducano gli omicidi, trasformandole così in attori politici.
La violenza, ripeteva Romero, può essere sradicata solo occupandosi delle sue cause strutturali. Romero è stato il più importante difensore dei diritti umani. Le autorità che violano la legge, ammoniva, devono rispondere di questi crimini.
Mi preme ricordarlo perché Nayib Bukele è già il terzo presidente che, esponendo il ritratto di Romero nel palazzo presidenziale, autorizza violazioni dei diritti umani e si scaglia contro le organizzazioni che difendono questi princìpi fondamentali. Non che i presidenti precedenti avessero evitato il terreno della brutalità: ma non esibivano il ritratto di Óscar Romero nel palazzo presidenziale, una consuetudine inaugurata da Mauricio Funes.

Lo stato imbarbarito
Bukele non si è comportato diversamente. Nelle ultime settimane ha accusato le organizzazioni per i diritti umani di essere “organizzazioni di facciata” che difendono interessi nascosti. È una retorica che sfortunatamente in El Salvador conosciamo bene, già da prima che cominciasse la guerra. E ogni volta la usano coloro che giustificano la violazione dei diritti umani in nome della lotta ai nemici del popolo.
Quelle foto degli uomini delle gang in carcere, ammassati gli uni accanto agli altri, sono autoritratti dello stato. Nati come strumento di propaganda – immagine, violenza, politica – portano lo stato sullo stesso piano morale delle gang, quello di organizzazioni criminali. Mi spiego: le gang assassinano, stuprano, commettono estorsioni, sottomettono, minacciano; hanno all’attivo una lista lunghissima di barbarie, di atti inumani. Lo stato, invece, è umanista per concezione (l’essere umano, dice il primo articolo della costituzione, è l’origine e il fine dell’attività dello stato). È civilizzato. È una differenza fondamentale. Lo stato possiede il monopolio della forza, ma perché sia legittima dev’essere usata rispettando rigorosamente le leggi.
Nella strategia contro le gang o contro le bande di rapitori o trafficanti di droga, quel che è in gioco è proprio il trionfo dello stato (istituzionale, costituzionale, legale) su quanti minacciano tali valori. Vale a dire il trionfo della civiltà sulla barbarie. Il paradosso è che, invece di cambiare i criminali, di renderli civili, è lo stato a essersi imbarbarito. Se questa è una guerra tra le gang e lo stato, come sostenuto dal governo, allora è chiaro chi è che sta vincendo

AL PRESIDENTE BUKELE DANNO FASTIDIO LE LEGGI, MA ANCHE I DIRITTI UMANI
Il 28 aprile, dopo l’ondata di critiche arrivate da organizzazioni legali e di difesa dei diritti umani, nazionali e internazionali, Bukele ha twittato: “Sappiamo tutti qual è il loro programma internazionale, che non ha nulla a che fare con i diritti umani. Il suo programma è difendere coloro che violentano, rapiscono, uccidono e fanno a pezzi”. L’attacco è continuato il 2 maggio: “Conosciamo il programma di queste ong di facciata, finanziate da poteri oscuri, che vogliono vedere l’America Latina trascinata nel caos. Grazie a Dio, le loro comunicazioni e lettere sono irrilevanti in El Salvador”. Si tratta di una posizione molto diffusa in America Latina: siccome i difensori dei diritti umani tacciono quando sono i criminali a violare i diritti, e protestano quando sono questi ultimi a essere colpiti, allora queste organizzazioni difendono i criminali. La cosa è, ovviamente, falsa.
Ci sono cose che le persone accusate di violazione dei diritti umani cercano quasi invariabilmente di ignorare: i cittadini colpiti dalle azioni di altre persone (le vittime di rapine, atti violenti, omicidi, estorsioni e così via) devono poter contare sulla protezione dello stato e sulle sue istituzioni – pubblico ministero, tribunali – per ottenere giustizia. Ma chi protegge i cittadini quando è lo stato stesso, o alcuni dei suoi funzionari, a violare i diritti dei cittadini?
I difensori dei diritti umani e gli avvocati hanno come compito proprio quello di difendere i cittadini (buoni o cattivi) quando le autorità hanno violato i loro diritti. Per questo sono state create queste figure. In El Salvador, l’ufficio per la difesa dei diritti umani (Pddh) è nato nel quadro degli Accordi di pace, per garantire che non ci saremmo più trovati indifesi di fronte ad abusi di potere. Affinché i cittadini abbiano qualcuno cui rivolgersi quando diventano vittime dello stato. In tutti gli altri casi, anche per le vittime di atti commessi dalle gang, è lo stato ad avere il compito di proteggere le persone e i loro diritti. Se le istituzioni non risolvono una questione (per negligenza, malevolenza o corruzione) le vittime possono rivolgersi al Pddh perché, oltre che di un delitto, sono vittime di uno stato che non ha reso loro giustizia. Esistono inoltre organizzazioni non governative di difesa dei diritti umani, che hanno come principale funzione la denuncia e il sostegno alle vittime.

A Bukele danno fastidio le leggi, ma anche i diritti umani. La loro realizzazione e la loro difesa ostacolano la concezione del potere di un presidente che non crede di doverlo condividere con altre istituzioni dello stato, e che considera come ostacoli i contrappesi del sistema democratico, siano essi il parlamento, la corte suprema, i tribunali, la Pdhh, i mezzi d’informazione, Human rights watch, Amnesty international, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, i sindacati, l’università gesuita Uca, l’ordine dei medici o qualsiasi altra organizzazione che critichi il suo operato. E che si frapponga tra i suoi piani e le sue truppe.

Simone Weil, la filosofa francese che tra le due guerre mondiali abbracciò il cattolicesimo operaio, aveva riflettuto su queste cose. E concluse che “la brutalità, la violenza e la disumanizzazione hanno un prestigio immenso… Per ottenere un prestigio equivalente, le virtù contrarie devono essere esercitate in maniera costante ed efficace”.

Quando si combatte la brutalità con altra brutalità, quando alla barbarie si risponde con la barbarie, il risultato è inequivocabilmente lo stesso: il proseguimento del ciclo della violenza.

Disprezzare i diritti umani e attaccare i difensori dei diritti umani ha l’obiettivo politico, come quasi tutte le espressioni di questa amministrazione, di sviare l’attenzione dal vero problema, che è strutturale. Per risolverlo, per spezzare cioè il ciclo della violenza, servono esattamente le misure opposte: prestare attenzione alle sue cause strutturali, a partire dal rispetto della legge, ovvero della civiltà. Anche con gli uomini di una gang.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è uscito sul giornale online salvadoregno El Faro.

Nayib Bukele
El uso de la fuerza letal está autorizado para defensa propia o para la defensa de la vida de los salvadoreños.
Instamos a la oposición a que se pongan del lado de la gente honrada, y a las instituciones que controlan a dejar de proteger a quienes asesinan a nuestro pueblo.

https://www.internazionale.it/opinione/carlos-dada/2020/05/29/salvador-carcere-gang
Il link consente anche la visibilità delle fotografie

Stragi del mare e della burocrazia    http://diariealtro.it/?p=6386

 

6 Giugno 2020Permalink