20 luglio 2019 – La prima laurea con protezione internazionale

Mentre ci si adopera – con le più varie e comunque ripugnanti motivazioni – a rendere difficoltosi i percorsi scolastici ed educativi degli stranieri, anche per i bambini nella scuola dell’obbligo e persino nella scuola dell’infanzia e non bastasse anche nei nidi – una notizia che indica la capacità di una università a superare i muri che invadono molte menti.
(Per i nidi si veda la nota in calce)

Ansa.it Il primo laureato con protezione internazionale dell’Università di Sassari si chiama Bakari Coulibaly, per tutti Bouba, arriva dal Mali, ha 32 anni e da due giorni è dottore magistrale in Pianificazione e politiche per la città, l’ambiente e il paesaggio. La sua favola è stata scritta ad Alghero, dove il neo architetto è arrivato nel 2016 per coronare un sogno. “Quando studiavo a Bamako desideravo tanto fare un master in Europa – racconta Bouba – sembrava un sogno irrealizzabile, si è concretizzato e sono felicissimo”.
Ha dedicato la tesi a “La cultura Maliana e gli effetti urbani delle migrazioni”, ottenendo il massimo dei voti: 110 su 110 e lode. Ad accompagnarlo lungo il percorso la fitta rete di attori istituzionali, culturali e sociali che ad Alghero scommettono nel valore della multiculturalità. Uno dei punti di riferimento è Silvia Serreli, docente al Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica di Alghero, delegata rettorale per le Politiche di integrazione dei migranti e rifugiati e non a caso relatrice del dottor Coulibaly che, realizzato il suo sogno, ne ha già un altro. “Un giorno vorrei diventare professore, continuare a studiare, fare ricerca e insegnare”, rivela. Nel frattempo “lavoro nelle cucine di un ristorante di Alghero, vivo con dei colleghi e amici – conclude – e sono grato alle tante persone di Alghero e dell’Università di Sassari senza le quali questo traguardo sarebbe stato impossibile”.
Nato nel nord del Mali, Bakari Coulibaly si è immatricolato nel 2016 ed è arrivato all’Università di Sassari con una borsa di studio della Conferenza dei rettori delle Università italiane e del Ministero dell’Interno per rifugiati e titolari di protezione sussidiaria, costretti nel proprio Paese a interrompere gli studi.
Durante il corso di laurea magistrale ad Alghero, ha potuto trascorrere sei mesi alla Universitat autonoma di Barcellona col programma Erasmus Plus. La sua storia è un esempio per altri allievi dell’Università di Sassari titolari di protezione, inseriti dal 2015 nel percorso di integrazione che l’ateneo promuove con la rete territoriale dedita al progetto di una Università sempre più inclusiva.

http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2019/07/19/la-favola-di-bouba-dal-mali-alla-laurea_5abd02cc-6066-4e36-b667-f21bcb2fa7d7.html

Nota:  Per i nidi segnalo il mio “Integrazione precoce a Codroipo, provincia di Udine” del 14 dicembre 2018
http://diariealtro.it/?p=6278

Luglio 20, 2019Permalink

27 maggio 2019 – Quando ogni mattina facebook mi chiede a cosa penso …

posso rispondere anche così

Penso a donne la cui presenza è conforto: la senatrice Liliana Segre (di cui ho scritto molto e molte volte nel mio blog diariealtro) e la prof. Dell’Aria di Palermo che non difende ma proclama la dignità della sua professione.
E non voglio dimenticare la scienziata collega della senatrice Segre, Cristina Cattaneo, di cui ho scritto il 20 gennaio scorso   e non solo.                                                                                                 [fonte 1]

 

Anche oggi continuo la narrazione del 24, 25 maggio e altra di questa mattina e comincio dalla prof. Dell’Aria

27 maggio Applausi e rose rosse per la prof sospesa a Palermo: “Felicissima di tornare a scuola”

“Sono contentissima, felice di ritornare a scuola dai miei ragazzi”.
Esprime la sua gioia per essere tornata finalmente a scuola dai suoi ragazzi, Rosa Maria Dell’Aria, la professoressa di lettere palermitana sospesa per due settimane con l’accusa di non avere controllato un lavoro realizzato dai suoi alunni dell’istituto tecnico «Vittorio Emanuele III» di Palermo nel quale accostavano le leggi razziali al decreto sicurezza.
I ministri Matteo Salvini e Marco Bussetti avevano annunciato il 23 maggio, nel corso di un incontro in prefettura, una soluzione, ma la prof nei giorni scorsi ha chiesto «non clemenza», ma «una dichiarazione ufficiale nella quale si dice che non ha alcuna colpa», una riabilitazione pubblica che sottolinei che è stata punita ingiustamente. Il figlio, l’avvocato Alessandro Luna, ha già annunciato ricorso al Tribunale del lavoro, perchè la battaglia continua. E’ un fatto, del resto, che la docente abbia ripreso il suo posto dopo avere ‘scontato per intero il provvedimento.
Intanto, dopo due settimane di lontananza forzata, oggi si gode la festa. I colleghi le hanno donato un mazzo di orchidee bianche, mentre i suoi studenti le hanno riservato un’accoglienza speciale: gli alunni delle sue tre classi, prima e seconda E e seconda B, in aula magna Li Muli
l’hanno accolta con un lungo applauso donandole una pergamena e 15 rose rosse,
«una per ogni giorno di sospensione dalle lezioni».

E con le rose c’era una lettera . Eccola

“Cara professoressa, scriviamo questa lettera per dirle quanto siamo orgogliosi di averla incontrata e conosciuta durante il nostro percorso di vita. Le sue critiche, i suoi rimproveri, i suoi complimenti, i suoi insegnamenti non hanno fatto altro che aiutarci a crescere. Grazie a lei abbiamo imparato a non avere paura di esprimere la nostra opinione e che il confronto è sempre la cosa migliore per risolvere tutto. Le ingiustizie si subiscono, ma per abbattere una donna forte come lei serve molto di più.

I ragazzi hanno letto il testo vergato su una una pergamena consegnata all’insegnante nell’aula dedicata a Vincenzo Li Muli, agente ucciso nella strage di via D’Amelio e che fu alunno della scuola.
I ragazzi hanno consegnato la lettera, accompagnata da 15 rose rosse.

Possiamo solamente immaginare – aggiungono i ragazzi nella missiva – quanto sia stata dura rimanere lontana dalla scuola, per una professoressa come lei che crede profondamente nel suo lavoro e sempre desiderosa di trasmettere le sue conoscenze a dei poveri disgraziati come noi, ma questo non diciamolo resta un nostro segreto. Quindici lunghi giorni che sembravano non finire mai, giorni in cui non riuscivamo quasi a respirare …  Ci mancava Dell’Aria”.

Giunta all’istituto poco prima delle 8, accompagnata dal figli , Dell’Aria ha risposto alle domande dei giornalisti, ma evitando di tornare sulla vicenda che, comunque, avrà degli strascichi.
«Ritorno perché oggi è finita la sospensione e lo faccio con gioia», ribadisce a chi le chiedeva un commento sul provvedimento di sospensione adottato dal provveditore: «Non ho altre dichiarazioni se non quelle fatte nei giorni scorsi – ripete – dico soltanto che ritorno per insegnare ai ragazzi a pensare, ad essere onesti, rispettosi delle istituzioni delle leggi. Ma anche a non essere indifferenti e a prendersi cura dell’altro. E dirò loro di continuare il nostro lavoro, e di riflettere ed essere consapevoli di ciò che accade attorno a noi». E parlerete di quello che è le successo? «Certo vorranno sapere anche se oggi, in realtà, era prevista una lezione di storia. Ma penso che parleremo dell’Europa che per me è un valore», ha proseguito.
Arriva anche il commento del vice preside dell’Iti Vittorio Emanuele III di Palermo, Giuseppe Castrogiovanni: “Non credo che la professoressa intenda tenersi questa, chiamiamola così, “macchia” al termine di una carriera da insegnante modello. Sono certo che i suoi legali faranno ricorso se non ci sarà un altro provvedimento che annulla la sospensione”. “Credo – ha aggiunto Castrogiovanni – che il preside abbia avviato contatti col ministero e l’ufficio scolastico per trovare una soluzione e annullare gli effetti di un provvedimento apparso ingiusto e sproporzionato a tutt’Italia»

E infine non voglio mai mancare l’incontro con la guida di questi anni, la senatrice Segre

domenica 26 maggio 2019                  Attacco alla solidarietà.
Liliana Segre: «Contro l’indifferenza rimane la Carta»            Diego Motta

La senatrice a vita, testimone della Shoah, riflette sull’attacco al volontariato: «Sembra che tutto sia stato inutile. La rottura è avvenuta con le parole oscene di esaltazione di fascismo e nazismo»
«Mi sono sempre battuta contro l’indifferenza» dice Liliana Segre. Ed è proprio la parola «indifferenza», insieme alla parola «testimonianza », a fare da cornice al colloquio della senatrice a vita con Avvenire, nel dibattito aperto sulla guerra dichiarata al mondo della solidarietà e sui rischi di un risorgente sentimento di intolleranza nei confronti degli ultimi.
Dall’aporofobia, il disprezzo per il povero evocato dall’economista Stefano Zamagni fino all’indifferenza stigmatizzata da una delle ultime testimoni viventi della Shoah, scorre il film già visto di un’Italia che si è riscoperta diversa. «Mercoledì ho accompagnato il presidente Mattarella al Memoriale della Shoah di Milano. Ci tenevo molto, consapevole del fatto che la prima visita fatta dal capo dello Stato una volta nominato, era stata alle Fosse Ardeatine. Ci siamo soffermati a lungo davanti al Muro dell’indifferenza, che accoglie tutti i visitatori». L’insofferenza verso il prossimo e a volte il linguaggio d’odio nei confronti di chi dovrebbe prendersene cura, come raccontano tutti i giorni tante realtà del Terzo settore prese di mira nel silenzio generale, sono una delle cifre di questo tempo. «L’indifferenza è rispuntata un po’ ovunque, come una malapianta. Non c’è un aspetto della nostra quotidianità in cui non ne siamo sfiorati – osserva la senatrice a vita –. Lo vediamo persino per strada ed è un segnale che rattrista, sembra che tutto sia stato inutile». Tutto è quello che è successo negli anni bui delle leggi razziali, tutto è quello che dovremmo sapere e di cui dovremmo fare memoria, tutto è forse quello che si tende a cancellare.
«Come la Storia, che va rimessa al centro dei programmi scolastici, perché è l’antidoto alla barbarie. Le tragedie sono dovute proprio all’indifferenza dei più. Per uscirne, occorre una scelta libera, una scelta di coscienza come è stato nel mio caso». È da trent’anni che Liliana Segre ha un bisogno insopprimibile di raccontare tutto quello che ha vissuto. Di parlare, come ha fatto, con decine di migliaia di studenti in tutta Italia, per spiegare quel che sono stati quegli anni, e perché non bisogna più tornare indietro. «Ho una vicenda personale che fa sì che io mi batta contro l’indifferenza, ma le mie armi sono spuntate dal tempo, dalla fatica, dall’età».
Eppure lo spazio per rimettere le cose a posto c’è e non può essere occupato solo da un’altra politica. Intendiamoci: occorre rimettere almeno in agenda i provvedimenti attesi da milioni di persone in difficoltà, ridando così prospettive e centralità a lavoratori e volontari impegnati sulle frontiere dell’accoglienza, in famiglia e fuori, dell’assistenza, negli ospedali e nelle case di cura, dell’integrazione, con gli stranieri e nelle scuole. «Pensi alla nostra Costituzione e al gran lavoro fatto dai nostri padri costituenti. La nostra Carta è tra le migliori al mondo – sottolinea Segre – e non può essere aggirata o superata facilmente». Nello stesso tempo, è un documento incompreso, poco letto e ancor meno diffuso. Eppure, senza essere esplicitamente citato, si percepisce il valore del Terzo settore nel riconoscimento della «libertà di associazione» all’articolo 18 e, ancora prima, nella tutela delle «forze sociali» inserita all’articolo 2 della Costituzione, insieme «all’adempimento dei doveri di solidarietà politica, economica e sociale ». «Lei mi chiede, in tutto questo, se si è rotto qualcosa… Forse si era rotto già da un po’, forse la rottura è avvenuta pian piano, con le parole oscene di esaltazione del fascismo e del nazismo. Solo che almeno prima ci si vergognava, adesso non ci si vergogna più di nulla».                                                                                                                                                               [fonte 4 ]

[fonte 1] http://diariealtro.it/?p=6386

[fonte 2]
https://palermo.gds.it/articoli/cronaca/2019/05/27/applausi-e-rose-rosse-per-la-professoressa-sospesa-a-palermo-felicissima-di-tornare-a-scuola-ee5d3e2e-866c-4497-8e06-cd3bcaf5f28c/?fbclid=IwAR3IAT6TeSvBe9wxXU4zf3sRo_-VFTQyrh8fHszZtAt-fIdnnceQc4QJrio#.XOupQNenGrw.facebook

[fonte 3]
https://palermo.gds.it/articoli/cronaca/2019/05/27/palermo-lettera-degli-studenti-per-il-ritorno-della-prof-sospesa-orgogliosi-di-lei-9d4b34b8-c620-418c-99d8-67be52b6ad0f/

[fonte 4]
https://www.avvenire.it/attualita/pagine/in-campo-contro-lindifferenza-si-torni-alla-carta

Maggio 27, 2019Permalink

25 maggio 2019 – Una collega che mi fa guardare con rinnovato orgoglio a quella che è stata la mia professione.

24 maggio 2019 – Non voglio clemenza, ma la riabilitazione di Redazione

La prof sospesa di Palermo: «Non voglio clemenza m ala riabilitazione «Non vorrei che passasse un messaggio sbagliato, cioè che si è trattato di un atto di clemenza o grazia nei miei confronti, perché se è stato riconosciuto ai più alti livelli che sono esente da colpe la mia unica richiesta è che ufficialmente sia dichiarata la mia estraneità e che la sanzione inflittami è ingiusta».
Lo ha detto la professoressa di Italiano e Storia dell’istituto tecnico Vittorio Emanuele III di Palermo Rosa Maria Dell’Aria, all’indomani dell’incontro avvenuto ieri in prefettura con i ministri Matteo Salvini e Marco Bussetti. La docente era stata sospesa dall’ufficio scolastico provinciale per due settimane in seguito alle polemiche relative a un lavoro realizzato dai suoi alunni che avevano tracciato un parallelo tra le leggi razziali del ’38 e il decreto sicurezza voluto da Salvini.
«Desidero sottolineare – aggiunge la docente, che rientrerà a scuola lunedì – che l’incontro si è svolto in un clima assolutamente sereno, alla presenza anche del prefetto di Palermo, oltre che dei ministri e dei loro staff, e dati alla mano è stato detto e convenuto che la sanzione non aveva ragione di essere comminata e visto che il ministro non può intervenire direttamente si sarebbe trovata una soluzione che annullasse completamente tutti gli effetti della sanzione, cioè quelli relativi alla mia dignità professionale e quelli economici».

https://www.lasicilia.it/news/palermo/246269/la-prof-sospesa-di-palermo-non-voglio-clemenza-ma-la-riabilitazione.html?fbclid=IwAR0zpJLcuFVP4eKJK_LSTSs3L14N5KnMtyMvxjYXcBYfHgdnAHTKHqaLPHU

Maggio 25, 2019Permalink

24 maggio 2019 – Purtroppo ho trovato quel che cercavo

Il precedente
All’Iti Vittorio Emanuele III di Palermo la professoressa di italiano Rosa Maria Dell’Aria è stata sospesa per 15 giorni dall’insegnamento per non aver vigilato sul lavoro fatto da alcuni suoi studenti che in una videoproiezione avevano accostato le leggi razziali al decreto Sicurezza.
Il video è visibile dal link che segue

https://video.corriere.it/prof-sospesa-palermo-ecco-video-studenti-che-ha-provocato-punizione-docente/19b4ba16-7880-11e9-8596-c65b94f06070

I ruoli decisionali

Il fatto ha suscitato scalpore ed espressioni di solidarietà significative tanto da indurre il ministro Salvini a una capriola di solidarietà delegatagli evidentemente dal Ministro dell’istruzione perché non  risulta che alle funzioni del ministro dell’interno appartenga anche il governo dell’attività scolastica.
Un governo dell’attività che il Ministro Bussetti, che sembrerebbe essere responsabile del settore non  ha avocato a sé nemmeno quando una parlamentare del M5S gli ha chiesto formalmente di chiarire “secondo quale preciso procedimento, nonché su quali basi regolamentali, abbia agito l’ufficio scolastico territoriale del Ministero per sospendere la professoressa”.
E a questo punto
il ministro Salvini ha raccontato   che il provvedimento disciplinare contro la prof. Dall’Aria sarebbe stato revocato
Ma la professoressa, che di responsabilità sembra intende per fortuna più dei ministri ha precisato : “Si sta lavorando per trovare una soluzione anche al problema particolare della sospensione. Tornerò a scuola il 27 maggio, come previsto. Il ministro Bussetti purtroppo ha chiarito anche questo aspetto: non ha potere sulle decisioni prese dal provveditore e c’è un iter che deve essere rispettato. Si sta lavorando ad una soluzione che sia conciliante”.

Era capitato quello che temevo

La precisazione è arrivata mentre i ministri ballonzolavano  trascinati in un loro vuoto cognitivo e così mi sono trovata a confrontarmi con la responsabilità che temevo : la scelta della punizione  non era una decisione ministeriale (o forse anche sì almeno nel punto di partenza) ma il ‘sistema scuola’  ne era, se non totalmente responsabile, complice.
Sarebbe bello mettere ordine nella catena delle irresponsabilità e, se sarà fatto, non  credo il risultato porterà allegria.
Per fortuna studenti, insegnati, cittadini,  lasciando perdere un infortunio governativo (eufemismo?) hanno espresso in vari modi la loro responsabile solidarietà alla prof. Dall’Aria .

Maggio 24, 2019Permalink

17 maggio 2019 – Due vispe senatrici si propongono di ospitare l’ormai famosa insegnante di Palermo con i suoi alunni

Il fatto che seguire gli interventi in merito alla vicenda della scuola palermitana oggi sia diventato una specie di impegno a tempo pieno mi consola.
I veleni –sia eccitanti che sedativi – propinati da anni (per un problema che mi è noto una decina) non hanno ancora avuto la funzione lobotomizzante su cui contavano, suppongo, molti di coloro che li avevano distribuiti e li distribuiscono. Quindi continuo

Segre e Cattaneo invitano prof sospesa al Senato   Pubblicato il: 17/05/2019 19:23

“Siamo preoccupate per la vicenda della sospensione di 15 giorni della insegnante di Palermo per ‘omessa vigilanza’ sul lavoro dei suoi giovani alunni che per la giornata della memoria, hanno fatto un raffronto tra le leggi razziali e la nuova disciplina in tema di diritto d’asilo introdotto dal cd. decreto sicurezza”.
E’ quanto si legge in una dichiarazione congiunta delle senatrici a vita Liliana Segre e Elena Cattaneo.
“Sono, inoltre, del tutto incomprensibili -aggiungono la testimone della Shoah e la scienziata- le ragioni che, stando alle notizie di oggi, vedono gli organi di polizia entrare nella scuola per ‘ricostruire l’accaduto’. Alla ferita democratica inferta da una articolazione dello stato deputata all’ordine pubblico che entra in una scuola per interessarsi di un lavoro didattico frutto della libera elaborazione di alcuni studenti nell’ambito delle attività per il Giorno della Memoria vorremmo rispondere con l’invito che rivolgiamo alla Prof.ssa e ai suoi alunni presso il Senato per accoglierli nel cuore dell’istituzione repubblicana che sulla Costituzione e i suoi valori trova il suo fondamento”.
“Insieme -concludono- saremo felici di riflettere del valore della memoria e della sua attualizzazione che, pur nella semplificazione che può esservi stata, autonomamente e meritoriamente i ragazzi hanno fatto. Nei prossimi giorni provvederemo alla formalizzazione dell’invito alla Prof.ssa Rosa Maria Dell’Aria affinché con i suoi alunni possa essere nostra graditissima ospite”.

https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2019/05/17/segre-cattaneo-invitano-prof-sospesa-senato_CAQwROGsdVEx7UIQ4mNLYJ.html

A fronte della notizia della polizia a scuola in funzione didattica mi piace ricordare la senatrice Segre che dialoga con i carabinieri a binario 21. Ne ho scritto nel mio blog il 19 dicembre scorso.
http://diariealtro.it/?p=6308 

 

Maggio 17, 2019Permalink

25 aprile 2015 – 1 dicembre 1943: Il rettore Concetto Marchesi si conceda dagli studenti

Oggi Giampaolo Borghello nel discorso ufficiale all’evento del 25 aprile ha ricordato il saluto di Marchesi agli studenti dell’Università di Padova, congedandosi da loro come rettore prima di entrare in clandestinità.

Studenti dell’Università di Padova!
Sono rimasto a capo della vostra Università finché speravo di mantenerla immune dall’offesa fascista e dalla minaccia germanica; fino a che speravo di difendervi da servitù politiche e militari e di proteggere con la mia fede pubblicamente professata la vostra fede costretta al silenzio e al segreto. Tale proposito mi ha fatto resistere, contro il malessere che sempre più mi invadeva nel restare a un posto che ai lontani e agli estranei poteva apparire di pacifica convivenza mentre era un posto di ininterrotto combattimento.
Oggi il dovere mi chiama altrove.

Oggi non è più possibile sperare che l’Università resti asilo indisturbato di libere coscienze operose, mentre lo straniero preme alle porte dei nostri istituti e l’ordine di un governo che – per la defezione di un vecchio complice – ardisce chiamarsi repubblicano vorrebbe convertire la gioventù universitaria in una milizia di mercenari e di sgherri massacratori.

Nel giorno inaugurale dell’anno accademico avete veduto un manipolo di questi sciagurati, violatori dell’Aula Magna, travolti sotto la immensa ondata del vostro irrefrenabile sdegno. Ed io, o giovani studenti, ho atteso questo giorno in cui avreste riconsacrato il vostro tempio per più di vent’anni profanato; e benedico il destino di avermi dato la gioia di una così solenne comunione con l’anima vostra. Ma quelli, che per un ventennio hanno vilipeso ogni onorevole cosa e mentito e calunniato, hanno tramutato in vanteria la disfatta e nei loro annunci mendaci hanno soffocato il vostro grido e si sono appropriata la vostra parola.

Studenti: non posso lasciare l’ufficio del Rettore dell’Università di Padova senza rivolgervi un ultimo appello. Una generazione di uomini ha distrutto la vostra giovinezza e la vostra patria. Traditi dalla frode, dalla violenza, dall’ignavia, dalla servilità criminosa, voi insieme con la gioventù operaia e contadina, dovete rifare la storia dell’Italia e costituire il popolo italiano.

Non frugate nelle memorie o nei nascondigli del passato i soli responsabili di episodi delittuosi; dietro ai sicari c’è tutta una moltitudine che quei delitti ha voluto e ha coperto con il silenzio e la codarda rassegnazione; c’è tutta la classe dirigente italiana sospinta dalla inettitudine e dalla colpa verso la sua totale rovina.
Studenti: mi allontano da voi con la speranza di ritornare a voi maestro e compagno, dopo la fraternità di una lotta assieme combattuta. Per la fede che vi illumina, per lo sdegno che vi accende, non lasciate che l’oppressore disponga della vostra vita, fate risorgere i vostri battaglioni, liberate l’Italia dalla schiavitù e dall’ignominia, aggiungete al labaro della vostra Università la gloria di una nuova più grande decorazione in questa battaglia suprema per la giustizia e per la pace nel mondo.
Il Rettore: Concetto Marchesi
(1° dicembre 1943)

CONCETTO MARCHESI biografia
Concetto Marchesi nacque a Catania nel 1878 e frequentò in questa città il prestigioso liceo classico “Nicola Spedalieri”. All’università di Catania fu discepolo di Mario Rapisardi e da costui derivò non solo il primo interesse per la poesia (vedi il libro di versi “Battaglie”) e per i classici latini, ma anche quello spirito ribelle e polemico che lo portò anche in prigione per qualche mese. Infatti, prendendo il titolo del poema rapisardiano “Lucifero”, fondò e diresse per breve tempo l’omonimo giornale “Lucifero”, avendo dei guai con la polizia, che lo censurò e soppresse, anche perchè il Marchesi già a 16 anni aveva cominciato a prendere le difese di operai, contadini e detenuti miserabili o politici.
Si laureò a Firenze nel 1899 col latinista Sabbadini, discutendo una tesi su Bartolomeo della Fonte, lavoro a carattere filologico-erudito come il successivo sull’Etica Nicomachea (1904).Cominciò ad insegnare nei ginnasi inferiori di Nicosia (EN) e Siracusa e nei licei di Verona e Messina. Ottenuta poi una cattedra nel liceo di Pisa, cominciò a prepararsi per la docenza universitaria e vinse anche il concorso per provveditore agli studi, venendo assegnato a Grosseto. A Pisa si sposò con la figlia del Sabbadini, Ada, avendone la figlia Lidia. Divenuto titolare di letteratura latina all’università di Messina, insegnando studiava per una seconda laurea; e così i suoi stessi colleghi lo proclamarono dottore in giurisprudenza con una tesi sul pensiero politico di Tacito Il Marchesi passò poi all’università di Padova, ricoprendone la carica di Rettore nel difficile periodo della Repubblica Sociale. A Padova visse per 30 anni.
Intanto curava le edizioni di Apuleio, Ovidio, Amobio e Sallustio, e fra l’altro uscivano sue monografie su Marziale (1914), Seneca (1921), Giovenale (1922), Fedro (1923), Tacito (1924), Petronio (1940) e soprattutto la sua Storia della letteratura latina (1924-27), che ebbe anche un’edizione minore intitolata Disegno storico della letteratura latina.
Socialista dall’età di 15 -16 anni, nel 1921 a Livorno partecipò alla fondazione del Partito Comunista, rimanendo fedele a questa ideologia (sia pure con differenziazioni personali) fino alla morte. Nel periodo del rettorato padovano rivolse un celebre e nobile appello agli studenti, invitandoli a liberare l’Italia dall’ignominia e a farne uno Stato democratico.
Quindi partecipò attivamente alla Resistenza, operando a Milano e nel bellunese e poi riparando in Svizzera. Nel 1944 avvenne a Firenze l’assassinio di Giovanni Gentile, e il Marchesi fu accusato d’esserne il mandante morale, essendo quell’anno uscita una sua lettera aperta in cui s’annunciava un’imminente sentenza di morte. In realtà il suo scritto era stato manomesso dai capi partigiani e il primo a dolersene fu lo stesso Marchesi.
Dopo la guerra, fu deputato alla Costituente e svolse un elevato ruolo d’intellettuale e di maestro. Come costituente, violando la disciplina del suo partito, votò contro l’inclusione dell’art. 7 (patti lateranensi) nella Costituzione, della quale fu uno dei più attivi artefici.
Scrisse anche saggi di profonda umanità, come il libro di Tersite (1920-1951), “Divagazioni” (1953) e il “Cane di terracotta” (1954). Sebbene non credente e in polemica con le gerarchie ecclesiastiche, amò lo studio della letteratura cristiana, dichiarò di preferire Sant’Agostino e coltivò amicizie con sacerdoti dotti, con cui discuteva di cultura classica: notevoli i suoi soggiorni all’eremo di Rua di Feletto (TV) e l’amicizia con don Primo Mazzolari. Qualcuno ha anche affermato che alla fine si sia convertito.
Morì nel 1957, e la sua commemorazione alla Camera fu fatta da Palmiro Togliatti, in un clima di generale commozione e ammirazione. Una testimonianza su di lui ha lasciato Norberto Bobbio, mentre suoi biografi sono stati Ezio Franceschini (autore del libro Concetto Marchesi), Luciano Canfora e Sebastiano Saglimbeni. Canfora lo ha definito “un latinista e un intellettuale di singolare e solitario profilo, che affondava le sue radici nella tradizione risorgimentale meridionale”; mentre il Saglimbeni ha curato la pubblicazione in volume dei discorsi parlamentari, degli articoli di giornali e di altre opere del Marchesi.
Concetto Marchesi Partigiano
Interruppe, comunque, la sua attività di pubblicista politico poco dopo il trasferimento a Padova: fino all’agosto 1924 aveva collaborato (con lo pseudonimo di Aper) al Prometeo di Bordiga; l’ultimo scritto politico fu una dura requisitoria contro i cattolici apparsa ne l’Unità in data 17 genn. 1925 (Giubileo). Poi, dopo gli anni di apparente inerzia del periodo fascista, nella primavera del 1943 Marchesi, contattato da Amendola, rappresentante del centro estero del Partito comunista italiano (PCI), riacquistò un ruolo politico.
Nella prima fase della cospirazione antifascista, precedente il 25 luglio, tenne un atteggiamento duttile, di moderata apertura nei confronti della monarchia. In maggio, come altri esponenti dell’antifascismo, incontrò clandestinamente il generale Cadorna, appena giunto a Ferrara al comando della divisione Ariete, per sondare l’atteggiamento dell’esercito nel caso di eventuali iniziative contro il regime. Partecipò a riunioni clandestine dei partiti antifascisti e fu in tali circostanze che Amendola lo definì “collegato con l’organizzazione comunista”. Tramite Antoni, fece pervenire alla principessa Maria José di Savoia un messaggio del PCI di appoggio all’azione della monarchia nel caso il re avesse preso l’iniziativa di congedare Mussolini.
Dopo la caduta di Mussolini, il 12 agosto, con Roveda e Amendola, Marchesi rappresentò il PCI nel Comitato centrale delle opposizioni, costituito dai partiti antifascisti, e il successivo 10 settembre, insieme con Trentin ed Meneghetti, fondò il Comitato di liberazione nazionale (CLN) veneto. Intanto, dal 1° settembre, era stato nominato dal governo Badoglio rettore dell’Università di Padova; le sue dimissioni da quella carica, presentate dopo la nascita, sempre in settembre, della Repubblica sociale italiana (RSI) furono respinte dal ministro dell’Educazione nazionale “repubblichino”, Biggini; Marchesi, nonostante le pressioni del PCI in senso contrario, decise di rimanere rettore in cambio dell’impegno, da parte di Biggini, che fosse garantita “l’immunità dell’Università”.
Suo proposito era quello di fare del rettorato una sede “protetta” e insospettabile per organizzare la resistenza e “coprire gli studenti attivisti”. Il discorso da lui pronunciato il 9 novembre per l’inaugurazione dell’anno accademico, pur essendo, in realtà, una sorta di sfida alla faccia “socializzatrice” del neofascismo ottenne, forse strumentalmente, una eco positiva nella stampa repubblichina e gli procurò, da parte del centro romano del PCI, una “grave misura disciplinare” (forse sospensione, non espulsione dal partito) a causa della sua ostinazione a permanere nel rettorato.
Probabilmente per evitare l’arresto già meditato dalle autorità tedesche, il 15 novembre, mentre si riproponevano incidenti tra studenti e milizia repubblichina, Marchesi si spostò a Firenze e rientrò però dopo poco a Padova dove, nascosto in casa di Turra, scrisse il celebre appello agli studenti che incitava alla resistenza armata (datato 1° dicembre, fu diffuso il 5 dello stesso mese). Il 29 novembre, sotto falso nome, era trasferito da Padova a Milano; infine, il 9 febbr. 1944, nonostante il centro milanese del PCI lo volesse a Roma, passò in Svizzera, con l’appoggio dalla rete partigiana facente capo al suo allievo Franceschini.
L’attività di Marchesi in Svizzera, nel corso del 1944, fu intensa: dal 22 febbraio, attraverso i servizi di informazione anglo-americani, Radio Londra e la stampa locale, provvide a diffondere l’appello agli studenti e la “lettera aperta”, replica all’iniziativa “pacificatrice” di Giovanni Gentile; dal 9 febbraio al 4 dicembre costituì il “capolinea” svizzero della formazione clandestina FRAMA (Franceschini-Marchesi) connessa al CLN veneto e al Partito d’azione (Pd’A). Dopo aver stabilito, sempre grazie alla FRAMA, rapporti con Dulles e MacCaffery, dei servizi di informazione alleati, recuperò il contatto con il PCI, cui comunicò le ipotesi di collaborazione militare che venivano dagli alleati; da aprile a novembre diresse una nuova via di aviorifornimenti per i partigiani combattenti nel Nord-Italia, mentre in settembre, nel breve periodo della Repubblica partigiana della Val d’Ossola, si era recato a Domodossola.
Rientrato a Roma il 10 dic. 1944, Marchesi proseguì l’attività politica all’interno del PCI. Il 23 genn. 1945, fu nominato capo dell’ufficio stampa del ministero dell’Italia occupata (ministro Marchesi Scoccimarro) nel II governo Bonomi; in febbraio, membro dell’Alta Corte di giustizia per le sanzioni contro il fascismo, poi del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione, nonché della Consulta nazionale. L’8 genn. 1946 entrò a far parte del nuovo comitato centrale del PCI; eletto in giugno alla Costituente, per la circoscrizione di Verona, vi pronunciò un memorabile discorso a sostegno della sua scelta personale di non votare, rompendo la disciplina di partito, l’articolo 7 della Costituzione, inglobante i Patti lateranensi nella nuova carta repubblicana. Nell’aprile 1948, fu eletto alla Camera dei deputati per la circoscrizione di Venezia.
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Aprile 25, 2019Permalink

5 febbraio 2019 La politica determina le modalita’ di esercizio della professione medica

Mentre qualche centinaio di medici si preoccupava delle condizioni dei migranti sulla Sea Watch il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia rilasciava dichiarazioni di cui mi sembra sufficiente riportare il passo che trascrivo:
«Dal personale medico mi aspetto proposte in campo sanitario e, pertanto, li invito a concentrare sforzi ed energie al fine di offrire ai pazienti servizi sempre più puntuali ed efficienti, lasciando alla politica il compito di occuparsi del fenomeno immigrazione».

Oggi 800 psicoanalisti scrivono al Presidente Mattarella
«Ci rivolgiamo a Lei, Signor Presidente della Repubblica, nella Sua qualità di Garante dei diritti umani e civili sui quali Essa è stata fondata, affinché questo appello, nato dalla nostra esperienza professionale, sostenuto dal nostro ruolo di cittadini e dalla nostra identità di esseri umani, abbia ascolto». (testo completo dal link in calce – NOTA 1)

Qualche tempo fa il Movimento di Cooperazione educativa ha espresso la sua preoccupazione per la negazione del certificato di nascita a nati in Italia, presente in legge dal 2009.
Ha sottolineato anche il ruolo dei comuni nel salvarne l’esistenza giuridica che la legge 94/2009 mette a rischio.
Data l’ampia notorietà dei due casi sopra citati sopra, scelgo di ricopiare il testo del MCE che ha minor visibilità

Bambini invisibili in Italia – 19 Gennaio 2019 – Tavolo Saltamuri
(link in calce NOTA 2)
Il diritto alla registrazione alla nascita
La norma introdotta nel cd. ‘Pacchetto sicurezza’ (legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g) impone la presentazione del permesso di soggiorno per chi chieda di registrare la nascita in Italia del proprio figlio, come registrato nel Testo unico sull’Immigrazione, (decreto legislativo 286/1998, testo coordinato).
Tanto ha imposto una modifica della precedente Legge 40/1998 (cd. Turco Napolitano) che invece all’art. 6 escludeva tale esibizione.
La medesima legge vuole che l’assenza del permesso di soggiorno nota a un Pubblico Ufficiale (quale l’impiegato dell’Ufficio Anagrafe del Comune di competenza) condanni il genitore all’espulsione o, con una variante successiva, al pagamento di una multa che sembra essere molto alta.
Ne deriva che il genitore migrante di un bambino appena nato in Italia, se privo di permesso di soggiorno, di fronte alla condanna dell’espulsione, non denunci la nascita del figlio.
Il risultato è che in Italia potrebbero esserci bambini invisibili che, per essere tali, non sono quantificabili.
Il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1):
«Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi».
E il rapporto ancora raccomanda «di intraprendere una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini ad essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei genitori».

Il diritto al certificato di nascita (quale che sia la posizione giuridica del genitore) è affermato anche dalla Legge 176/1991 “Ratifica ed esecuzione della convenzione sui diritti del fanciullo” ( New York il 20 novembre 1989) che all’art. 7 così recita : “ il fanciullo è registrato immediatamente al momento della nascita a da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi”.

Di recente il presidente Mattarella, in relazione alla presentazione del cd decreto sicurezza, ha opportunamente ricordato l’art. 10 della Costituzione, che dovrebbe essere garanzia del rispetto delle norme internazionali, il che, per ciò che riguarda anche questa particolare categoria di neonati discriminati, non è.
L’ampio schieramento non interessato alla legge di ratifica né all’obbligo di rispettare le norme internazionali potrebbe confrontarsi con il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (dicembre 2017) facente capo al Gruppo CRC * (Convention on the Rights of the Child) Gruppo di Lavoro coordinato da Save the Chldren Italia. www.gruppocrc.net
Al Cap.3.1 si legge che «Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi».
E il rapporto ancora raccomanda «di intraprendere una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini ad essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei genitori».

Contestualmente alla legge n. 94 era stata però emanata la Circolare n.19 del 7 agosto 2009 del Ministero dell’Interno (Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali) che afferma: « Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto».

La Circolare quindi rende possibile ciò che la legge nega, assicurando ad ogni nuovo nato in Italia quello che gli è dovuto: il diritto ad avere un’identità, un nome, una cittadinanza, diritto assoluto (secondo il significato del termine latino ab solutus, sciolto da ogni vincolo).
Non dimentichiamo però che una circolare è atto di rango inferiore alla legge e che potrebbe venir cancellata senza neppure darne notizia al Parlamento, così come per atto unilaterale del ministero è stata emanata.
Nell’attesa di un’urgente modifica legislativa, l’esercizio dei principi costituzionali è ora affidato ai Comuni, titolari dell’applicazione della circolare n.19/2009.
La circolare non garantisce naturalmente la cittadinanza italiana perché in Italia vige lo ius sanguinis non lo ius soli e la cittadinanza può essere concessa solo a particolari condizioni previste dalla legge n.91/1992 (Nuove norme sulla cittadinanza).

NOTE

(NOTA 1)
https://www.huffingtonpost.it/2019/02/04/seicento-psicoanalisti-si-appellano-a-mattarella-contro-il-decreto-
sicurezza_a_23661094/?ncid=other_facebook_eucluwzme5k&utm_campaign=share_facebook&fbclid=IwAR3QAv5X4BQauQ_tWyoNUE6h99Pyi88hsMAPBI71YB18HrGa-RE1ZnEru8E

(NOTA 2)
http://www.saltamuri.it/2019/01/19/bambini-apolidi-in-italia/ 

Febbraio 5, 2019Permalink

25 gennaio 2019 – Fra storia ed educazione civica il governo Conte costruisce il presente

Storia ed educazione civica: il ricordo e l’elaborazione delle memoria …
Forse non servono più

25 gennaio 2019  La lezione del prof sulla shoah: “Chi non è di Ravenna si tolga occhiali e scarpe: non verrà più a scuola”

Un docente di Lettere simula la deportazione coi suoi studenti: “Partendo da una emozione hanno capito e così abbiamo cominciato la settimana della Memoria” di ILARIA VENTURI

RAVENNA – Il prof entra in aula: “Chi non è di Ravenna si metta da questa parte”. Gli studenti lo guardano con sospetto, chi non è nato nella città romagnola, e sono poco meno della metà, si sposta ciondolando senza capirne il motivo. “Bene, volevo dirvi che d’ora in poi non potrete più fare lezione in questa classe, non potrete più venire a scuola”. Facce allibite, “prof, ma è serio?”, “dai, è uno scherzo”. Per la Giornata della memoria Diego Baroncini, insegnante di Lettere, laureato in Filologia classica e in Scienze filosofiche, è salito in cattedra così, l’altro giorno, nella sua classe di seconda media all’istituto paritario San Vincenzo de’ Paoli di Ravenna.
Una lezione particolare che ha portato i ragazzi a vivere “ciò che è stato”. Il docente li ha incalzati: “Sono serissimo, ora toglietevi orologi, braccialetti, collanine e appoggiateli su quel banco. Voi che avete gli occhiali, via anche quelli”. “Ma non ci vediamo!”. “È così. Le cinture anche, ragazzi. E le scarpe, non vi servono più. Ragazze, tiratevi indietro i capelli, legateli, nascondeteli come se non li aveste più”. Una ragazza tornando verso il gruppo dei “non nati a Ravenna” senza scarpe dice: “Non mi sento più io”. Chi ammette di essere in imbarazzo, chi sogghigna. Poi cala il silenzio. Gli studenti ravennati, a bassa voce, uno con l’altro commentano: “Ma dai, ma perché?”. Quelli che non sono nati a Ravenna vengono spostati verso le finestre, fa freddo dagli spifferi, gli altri possono stare al caldo accanto ai termosifoni. Il professore si ferma: “Chi di voi ha capito?”. Tutti hanno capito: “Ci ha fatto vivere cosa hanno provato gli ebrei quando sono stati separati dai loro compagni, quando sono stati deportati”. E voi come vi siete sentiti? “A disagio, gli altri mi vedevano come io non voglio essere vista”. E ancora: “Ma senza occhiali non vedevo nulla”. Tutti concordano: non è giusto, ovvio. Eppure è stato.
L’insegnante ha continuato, rivolgendosi al gruppo dei nati a Ravenna: “E voi, perché siete stati zitti?”. “Perché lei è il prof”. “Ma se l’autorità commette qualcosa di atroce voi non dovete tacere. Succedeva cosi anche con le leggi razziali: alcuni avevano paura di esporsi pur riconoscendo che non erano giuste, altri hanno reagito con un atteggiamento superficiale”. Lezione conclusa.
“Ho potuto farlo perché c’è un rapporto di fiducia con questi alunni, ho chiesto prima se se la sentivano di affrontare un esperimento. Due studentesse non hanno voluto e hanno solo assistito – spiega Diego Baroncini, 30 anni – Lo scopo era quello di introdurre il Giorno della Memoria, di arrivare a parlare della Shoah. Ma volevo che ci fosse un’emozione da cui partire per far seguire riflessioni profonde, non retoriche. Da questo senso di estraniamento, spogliandosi alcuni di ciò che li fa riconoscere in se stessi e gli altri guardando gli amici privarsi di quanto li rende riconoscibili, abbiamo così cominciato il nostro lavoro sulla memoria”.

https://bologna.repubblica.it/cronaca/2019/01/25/news/la_lezione_del_prof_per_il_giorno_della_memoria_chi_e_di_ravenna_si_tolga_occhiali_e_scarpe_non_verra_piu_a_scuola_-217418179/?ref=fbpr

Gennaio 25, 2019Permalink

18 novembre 2018 Moni Ovadia incontra Liliana Segre

 L’indecenza della moderazione  (parola il cui significato appartiene a una specie di neolingua vile)

Vorrei che questa intervista, la più straordinaria fra quelle di Liliana Segre che ho ascoltato e che continuerò ad ascoltare per quanto facciano male, arrivasse anche a chi ha deciso che, per avere consenso politico, si debba essere moderati.
Moderati una parola che da neutra per me è diventata indecente.
Moderati è la progettualità del non vedere, del non sentire per sostenere la scelta di vivere nel tepore dell’ignoranza millantata per semplicità, ostentata come diritto di parlare senza essere infastiditi dal proporsi di una conoscenza critica.
E’ un atteggiamento antico che potrebbe entrare anche nelle parole da dirsi in chiesa – un luogo che fra poco più di un mese sarà affollato perché così è il Natale della tradizione – quando non si volesse affogare tutto nella melensaggine dei buoni sentimenti: “Non sanno nulla, non capiscono nulla; hanno impiastrato loro gli occhi perché non vedano, e il cuore perché non comprendano”. (Is 44, 18)

Dalle leggi razziali al lager
Un elemento fondamentale che Moni Ovadia riesce a far dire a Liliana Segre è la continuità dalle leggi razziali – l’inizio necessario – alla deportazione.
Io non so quale sarà il punto d’arrivo dell’inizio che sto osservando: frammenti di razzismo declinato attraverso episodi che però convergono in norme fino alla legge, che valuto un banco di prova della praticabilità di ogni orrore. Quando ci sono adulti, tranquilli nelle loro case (come ci aveva ricordato Primo Levi) che si uniscono per dire a un neonato “Tu non esisti”, tu non esisti perché ai tuoi genitori manca un pezzo di carta che si chiama permesso di soggiorno, allora tutto è possibile.
E non dimentico che quella legge, voluta nel 2009 dall’allora ministro Maroni, ha resistito per tutto il tempo dei governi Berlusconi quarto, che ne ha promosso l’approvazione, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni oggi patrimonio del governo Conte (legge 94/2009 art. 1, comma 22, lettera g).
In un primo tempo fu ignorata, poi ha aperto le porte alla costruzione di un lungo sentiero che porterà a qualche cosa che non so pensare ma a qualche cosa di definitivamente orribile.
Sarà il male – quale che sia il modo della sua espressione – come collante di una società che sopravvive unita dall’odio, dalla malvagità che si fa sempre più operativa.
Chi ascolti quella intervista penso avrà un brivido di fronte al ricordo preciso della senatrice Segre delle camice nere che aiutavano le camice brune a spingere i prigionieri dentro i carri bestiame che li avrebbero portati ad Auschwitz.

I leader e gli schiavi, due facce della stessa medaglia
La camicia può cambiare colore certo, se quella nera non risulta più utile al lavoro in corso o il tessuto nero non si vende più, la meta può essere altro da un campo di concentramento. Quel che è certo che il sentiero è in costruzione e chi vi lavora deve essere così schiavo della paura indotta dall’affidarsi fiducioso a un leader.
Con abile prudenza (ed è un elemento che in altre interviste Segre ben sottolinea) l’insegnamento della storia viene annullato, scompare per aiutare la costruzione di un presente senza confronti che si rinnova ogni giorno sui resti di chi si è voluto non ci sia più.

https://www.youtube.com/watch?v=VmbtjQZQ1aE

Novembre 18, 2018Permalink

28 settembre 2018 – E’ uscito Ho un sogno

Il piccolo bollettino pubblicato a cura della Associazione Proiezione Peters è al suo XXVII anno.   

In apertura c’è l’editoriale: SEGNALI e in seconda pagina un articolo, PRIMO GIORNO DI SCUOLA: UN DIRITTO PER TUTTI, che riguarda, a inizio anno scolastico, il rapporto bambini – scuola con qualche altra considerazione
Di entrambi riporto il testo e trascrivo in calce due link al mio blog dove si trova la documentazione sul caso di Trieste (le pesanti riserve del Sindaco sulla mostra fotografica organizzata dal Liceo Petrarca) che in forma sintetica si può leggere anche nel Bollettino.

SEGNALI
Con il decreto legislativo 104/2018, il Governo ha deciso di far aumentare le armi nelle mani dei cittadini. Lo ha fatto allargando la platea di coloro che possono detenere legalmente anche armi da guerra come fucili d’assalto o kalashnikov, rendendo più blandi i controlli sulle condizioni psico-fisiche dei loro detentori e abbassando le limitazioni.
Entro l’autunno saranno eliminate “le zone d’ombra che rendono difficile e complicato dimostrare che si è agito per legittima difesa”. La proposta proveniente dalle file della maggioranza introduce la presunzione ex lege di legittima difesa.
La Regione Veneto chiede la reintroduzione della leva obbligatoria per tutti gli italiani.
Il reddito di cittadinanza sarà limitato ai soli cittadini italiani.
Dai primi di settembre e per i prossimi tre mesi, una settantina di agenti in dodici città – per fortuna, nessuna nella nostra regione – avranno in dotazione una pistola che spara scariche elettriche. La pistola è comunemente chiamata Taser. Da un’indagine della Reuters negli Stati Uniti, vi sarebbero almeno 153 casi nei quali il medico legale ha indicato la Taser come causa di morte.
La Regione Friuli Venezia Giulia sta utilizzando le guardie forestali per il controllo delle frontiere allo scopo di arrestare i flussi migratori sulla rotta balcanica.
La sindaca di Monfalcone ha tolto le panchine dagli spazi pubblici per evitare che vi seggano gli immigrati, ha bloccato la ristrutturazione di un immobile per utilizzarlo come centro islamico, ha messo una soglia alla presenza dei figli di stranieri nella scuola dell’infanzia.
A breve, una sola persona fisica farà da Garante regionale per i bambini e gli adolescenti, per le persone private della libertà personale e per le persone a rischio di discriminazione, andando a sostituire i tre componenti con specifiche competenze che costituivano l’attuale organo collegiale.
Il 3 novembre Casa Pound ha organizzato una manifestazione a Trieste, città che proprio 80 anni fa ospitò quella mussoliniana con la proclamazione delle leggi razziali.
NOTA: Le guerre si combattono altrove, le grandi calamità sono riservate ad altri. La nostra vita rifugge dagli estremi. Eppure, uno degli insegnamenti del nostro recente passato è appunto che non esiste rottura tra estremi e centro, bensì una serie di impercettibili transizioni. Se nel 1933 Hitler avesse procla¬mato ai tedeschi che dieci anni dopo avrebbe sterminato tutti gli ebrei d’Europa, non avrebbe mai vinto le elezioni, come invece accadde. Ogni concessione accettata da una popolazione assolutamente non estremista è di per sé insignificante: prese insieme portano all’orrore.
T. Todorov, Di fronte all’estremo, Garzanti, 1992

PRIMO GIORNO DI SCUOLA: UN DIRITTO PER TUTTI
Il 5 settembre 1938 il primo decreto legge razzista si caricò della firma di un re che la appose nella tenuta di San Rossore in cui la sua famiglia trascorreva i mesi più caldi dell’anno. Le leggi organiche sarebbero venute più tardi, in novembre, ma intanto quel decreto sciagurato garantiva una scuola ‘ripulita’ in ogni ordine e grado dalla presenza di ebrei, studenti e insegnanti. In dicembre Enrico Fermi si sarebbe recato a Stoccolma per ricevere il premio Nobel. Con lui c’era tutta la famiglia e tutti alla fine delle cerimonie partirono per gli Stati Uniti senza rientrare in Italia: era la garanzia di salvezza per Laura Capon Fermi, ebrea, moglie dello scienziato e per Nella e Giulio Fermi, figli di una madre così pericolosa.
E oggi, 80 anni dopo, la campanella suona per tutti?
Una norma di legge dal 2009 stabilisce la necessità per i migranti non comunitari di presentare il permesso di soggiorno per la registrazione della dichiarazione di nascita dei figli in Italia, una prescrizione che preoccupa le Nazioni Unite perché «condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi» negando quindi al figlio il certificato di nascita. Come potrà andare alla scuola dell’infanzia e alle successive scuole dell’obbligo un bimbo che “non esiste”?
Con la legge del 2009, che nega l’esistenza legale di questi bambini, è stata approvata una circolare, un semplice atto amministrativo, che contraddicendola indica la possibilità di iscrizione alla scuola dell’obbligo. Quel bimbo potrà essere iscritto alla scuola primaria (atto che non richiede la presentazione del permesso di soggiorno dei genitori), ma vi arriverà senza aver potuto fruire del vantaggio garantitogli dall’uso della lingua italiana al nido e alla scuola dell’infanzia. Alla fine del percorso obbligatorio, se ancora minorenne, gli sarà negato l’iter scolastico successivo sempre a causa della condizione amministrativa dei genitori. Come vivrà il suo percorso formativo?
Altri fattori da considerare sono le scelte amministrative e delle istituzioni scolastiche locali. Ne abbiamo avuto riscontro nelle recenti vicende monfalconesi, oggetto il 19 luglio scorso di una interrogazione della senatrice Rojc. La sindaca di Monfalcone aveva siglato un accordo con due istituti comprensivi limitando al 45% il tetto della presenza dei bambini extracomunitari nelle classi per constatare poi che la preiscrizione alla scuola dell’infanzia aveva rilevato 60 figli di stranieri oltre il tetto stabilito. È opportuno notare che la consistente presenza straniera a Monfalcone non dipende da arrivi imprevisti di migranti ma dalla presenza della numerosa comunità straniera, soprattutto bengalese, occupata in quei cantieri navali che rappresentano ricchezza per la città e per l’ampio indotto.
L’applicazione del principio del 45% veniva affrontata con una metodologia piuttosto rozza: non si era pensato a una rimodulazione delle classi ma semplicemente a collocare i 60 piccoli esuberi in altri comuni senza verificarne il luogo di nascita. Quindi anche se nati a Monfalcone, se registrati all’anagrafe di Monfalcone, questi piccoli vengono discriminati in base alla nazionalità dei loro genitori.
Il principio fondamentale del superiore interesse del minore?

15 settembre http://diariealtro.it/?p=6110
18 settembre diariealtro.it/?p=6126

Settembre 28, 2018Permalink