11 settembre 2012 – Il cammino di Santiago 22

 La strage degli innocenti non finisce

Voglio aprire questa ultima tappa della mia memoria con una immagine che ci ha presentato Laura Novati durante una sua conferenza (e che mi ha gentilmente girato. Grazie). E’ una fotografia di Robert Capa. Si vede un gendarme francese che accompagna gli esiliati dalla guerra civile spagnola che vanno verso Tolosa.
Tolosa era punto di raccordo di alcune delle vie che andavano verso Santiago.
Nella fotografia di Capa diventa un’altra via, una delle vie che attraversano i confini e che la storia intreccia e confonde.
Nel 1937 gli spagnoli fuggono in Francia, la seconda guerra mondiale non è ancora scoppiata e la Francia sembra terra sicura. Ma così non sarà. Poco più di due anni dopo Walter Benjamin, un filosofo tedesco di origine ebraica che risiedeva da tempo in Francia, a seguito dell’occupazione tedesca sarà costretto alla fuga in Spagna dove attenderà il visto per l’espatrio negli USA. Il visto arriverà il 26 settembre 1940, il giorno successivo al suo suicidio. Benjamin aveva con sé una valigia nera che custodiva gelosamente, in cui erano contenuti probabilmente dei manoscritti o delle pagine incompiute. Quella valigia non si è più trovata.
I suoi amici provvidero alla sua sepoltura nel cimitero di PortBou in Catalogna, pagando il fitto del loculo per cinque anni. Poi anche la sua salma scomparve.
Di quanti Benjamin non conosciamo neppure il nome?
Mentre cercavo notizie su questo incrocio di fughe disperate, il nome di Portbou mi ha richiamato alla memoria un’altra coincidenza.
Nel mese di febbraio del 1928 era passato per Portbou un giovane tedesco. Si chiamava Dietrich Bonhoeffer, veniva da Berlino e aveva deciso di realizzare una sua esperienza di formazione al pastorato a Barcellona. Ormai noto e stimato teologo, il 9 aprile 1945 fu impiccato a Flossenbürg per aver partecipato a un complotto contro Hitler.
Avevo raggiunto Guernica, il quadro obiettivo di un mio lungo desiderio, approfittando di un viaggio interessante sulle vie di un pellegrinaggio in cui avevo molto ragionato di Europa e di incontri di popoli. Guernica mi ha imposto un altro pellegrinaggio della mente e l’immagine di popoli costretti a farsi nemici (la ex Jugoslavia dei primi anni ’90!) mi turba ancora: non è così lontana dall’esperienza che viviamo oggi.

FINE – precedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno; 4, 10, 11, 17, 22, 27 luglio; 3, 5, 9, 10, 14, 19, 21 agosto e 8, 9 settembre.
Tutte le puntate sono collegate dal tag viaggio Spagna 2012.
Per ingrandire le immagini fare clic sopra con il mouse. Alcune non rispondono.

Settembre 11, 2012Permalink

9 settembre 2012 – Il cammino di Santiago 21

Oltre Santiago  –  10-11 giugno 

Madrid non mi coinvolge come mi è capitato in altre città (e, per restare a questo viaggio penso a Bilbao); non mi pesa troppo quindi dover ridurre in due giorni le mie visite: un passaggio al Prado (come si può parlare di visita di fronte a tanta ricchezza di tele alcune delle quali vado a cercare perché mi sono imbattuta tante volte in loro riproduzioni?) e infine la meta del mio pellegrinaggio personale, il museo centro d’arte Reina Sofia dove si trova Guernica di Picasso.

L’edificio è affascinante, unisce un antico ospedale a una struttura modernissima e tutto appare connesso armoniosamente, senza forzature.
E’ una vita che desidero vedere quel quadro che da tanto mi intriga.
Attraverso sale in cui è possibile osservare gli studi preparatori del pittore finché arrivo alla sala del dipinto.
Ho ben presente il mio recente punto di partenza, la città di Lugo da cui il 28 aprile 1937 partirono gli aerei della legione Condor, corpo volontario composto da piloti della Luftwaffe, di cui facevano parte anche volontari italiani.
Ne ho scritto il 10 agosto e quel pezzo si può raggiungere anche da qui.
Quando arrivo alla sala con la tela che cerco mi trovo in mezzo a un gruppo folto di Giapponesi, stranamente silenziosi che non danno alcun segno di aver fretta. Per un po’ guardo sopra le loro spalle e mi ci vuole quasi mezz’ora per arrivare in prima fila: l’atmosfera che hanno creato è stranamente intensa; mi chiedo se non pensino a Hiroshima.

La strage degli innocenti
Quando arrivo davanti al quadro i pezzi analizzati sopra altrui spalle e resi visibili dalla curva del collo di chi mi stava davanti si ricompongono. Ma non voglio parlare delle mie considerazioni su di un quadro per cui gli studi abbondano: sarebbe ridicolo-
C’è però un particolare che non voglio lasciarmi sfuggire: l’immagine della mamma che regge un bimbo morto, relegata in un angolo dalla violenza-cavallo che spacca la quotidianità della vita.
E’ un’altra tappa delle strage degli innocenti che in tanti artisti hanno riprodotto: è facile trovare un diluvio di immagini anche con un motore di ricerca. Io mi limito a Giotto, un’altra tappa di una narrazione che non ha fine.
E le stragi hanno tanti modi per realizzarsi. Giorni fa ho sentito che i bimbi siriani rifugiati (?!) in Giordania non saranno ammessi a frequentare la scuola: sono troppi. Le stragi possono essere anche ‘morbide’.
E così un altro tassello si aggiunge a quello che tante volte ho scritto. Qui mi limito solo a un riferimento pubblicato il 16 agosto da cui si può risalire a molto altro Anche noi contribuiamo alla continuità della storia di stragi: anche da noi ci sono bambini e ci saranno perché nel 2009 abbiamo scritto che non devono esistere, non devono avere un nome, non possono andare a scuola (rimando a un mio vecchio articolo, gentilmente pubblicato da Il Gallo di Genova  e trascritto in questo blog il 15 marzo 2011)

Il quarto piano del Reina Sofia
Qui il museo consente di approfittare di uno straordinario lavoro di raccolta di documentazione sulla guerra civile spagnola e sulla seconda guerra mondiale.
Mi imbatto inaspettatamente nel documentario Notte e Nebbia di Alain Resnais. Girato nel 1955 è il primo che io abbia visto che testimoni gli orrori dei campi di sterminio. Non speravo di rivederlo e invece mi si è proposto in un museo spagnolo.
Così mi torna alla mente l’immagine del bambino ebreo con il berrettone troppo grande e le mani alzate cacciato da Varsavia e finito chissà dove e chissà come (un altro tassello della strage degli innocenti) e quindi non posso concludere ora, come volevo, questo diario. Devo concedermi ancora una puntata. Ma questa sarà veramente l’ultima.

continua– precedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno; 4, 10, 11, 17, 22, 27 luglio; 3, 5, 9, 10, 14, 19, 21 agosto e 8 settembre.
Per ingrandire le immagini fare clic sopra con il mouse. Alcune non rispondono.

Settembre 9, 2012Permalink

8 settembre 2012 – Il cammino di Santiago 20

Il mio viaggio non è finito a Santiago

E’ stata una fortuna che il mio viaggio non sia finito a Santiago ma sia potuto procedere fino a Finisterrae, uno dei due punti più occidentali d’Europa, affacciato al nulla dell’oceano Atlantico che qui ha perso tutta l’immagine – bella certamente che ma che nel confronto mi sembra addomesticata—di San Sabastian.
Ma andiamo per ordine.

Strada facendo ci imbattiamo negli hòrreos, granai di dimensioni diverse, evidentemente in funzione del numero delle persone che se ne servivano. Griglie disposte lungo il fianco ne testimoniano l’antica sapienza dell’areazione – era ben importante che le granaglie non marcissero – e presumo che i pali che li sorreggono fossero costruiti in modo da impedire l’arrampicata dei topi.
Mi hanno mostrato qualche cosa del genere in Alto Adige spiegandomene la funzione. Le antiche forme tradizionali mi suggeriscono che la curiosità non sia solo mia, che forse i pellegrini di un tempo abbiano pensato quello che io sto cercando di immaginare ora.
Conservare il cibo e farlo con  mezzi  simili… anche questo è Europa.

Quello che mi sconvolge è l’ammasso di rocce in riva all’oceano, dove i pellegrini venivano a raccogliere la conchiglia dalle costole ruvide che avrebbe testimoniato il compimento del loro viaggio (che se poi volevano imbrogliare i possibili devoti ammiratori o coloro che pagandoli li avevano delegati all’impresa la conchiglia la raccoglievano altrove e le costole lisce ancor oggi ci testimoniano la piccola truffa,  di cui ho scritto il 30 giugno).

Ma di qui partivano anche i coraggiosi (o i disperati) che la curiosità o la fame rendevano capaci di imprese straordinarie. Oggi si ricorda il nome di Cristoforo Colombo. Ma come si chiamava il mozzo che serviva sulla sua caravella?
Una torre che ha il colore delle rocce ricorda uno sversamento di petrolio avvenuto in anni recenti.

Domani saluterò i miei compagni di viaggio (con cui oggi ho condiviso un indimenticabile pulpo gallego) e mi recherò a Madrid per concludere il mio personale pellegrinaggio visitando finalmente la Guernica di Picasso la cui fotografia si trova da anni sopra la mia scrivania.

 

 

 

Ricordo che le fotografie si possono ingrandire facendo clic sopra con il mouse.

Continua – precedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno; 4, 10, 11, 17, 22, 27 luglio; 3, 5, 9, 10, 14, 19 e 21 agosto 

Settembre 8, 2012Permalink

21 agosto 2012 – Il cammino di Santiago 19

8 giugno – ottavo giorno (c) Monastero di Samos  Lugo

Una breve passeggiata pomeridiana consente la visione dall’altro del Monastero di Samos. La struttura è imponente e interessante ma il chiostro riserva una sgradevole ma non sorprendente documentazione.
Dice una grande lapide: “Il 26 agosto 1943 Francisco Franco Caudillo di Spagna vincitore della crociata contro il comunismo, accompagnato dalla sua sposa e (una parola che non capisco bene) dal seguito civile e militare visitò questo cenobio (due parole che non capisco)”. La lapide riguarda un fatto e i fatti non si cancellano, ma non può essere ignorato l’uso spregiudicato e cinico della parola crociata, attività violenta nel Medio Evo e non meno in tempi a noi più vicini.
Ma non potrebbero lasciar perdere la croce?

 

Lugo, città fortificata con interessante cattedrale accanto alla quale sorge un edificio progettato da Gaudì quale abitazione del  vescovo della città che non vi risiedette mai perché morì prima del suo completamento. Mi è sembrata una cosa tristarella, una specie di grigia brutta copia dei palazzi delle fiabe dei film di Walt Disney.

9  giugno – nono giorno:  Santiago. Per mia fortuna il cammino non finisce qui!

La meta di un cammino interessante mi rattrista. E’ chiaro che qui convergono tutti quelli che sono riusciti a completare il cammino (a piedi o in bicicletta!) e che sono ben lieti di aver raggiunto il loro obiettivo.
E’ domenica e la cattedrale si affolla perché vi si potrà godere del dondolio spettacolare dell’incensiere che, appeso a un corda, vola attraverso tutto il transetto. Secondo la testimonianza del prof. Cardini il profumo dell’incenso un tempo serviva a coprire gli odori sgradevoli inevitabilmente emessi da una folla che non si lavava, sia per difficoltà oggettive che a seguito di pregiudizi.
Oggi a me sembra soltanto folclore che si accompagna alla statua del povero San Giacomo umiliato a matamoros.  Qualcuno, in un attacco di rispettabile pudore, ha coperto con fiori i ‘mori’ maciullati sotto le zampe del suo miracoloso cavallo.
Mi è capitato di vedere un’immagine analoga a Scicli dove, di fronte a una procace e feroce ‘madonna delle milizie’, un bambino, non ancora drogato dalla rispettabilità della tradizione, aveva esclamato “Qui la madonna è cattiva”. Il re è nudo, in chiesa e fuori!
Scopro che a Santiago non ho scattato nemmeno una foto. Se vorrò rivedere le immagini dei monumenti mi servirò dei materiali facilmente reperibili su internet. Di San Giacomo ho doverosamente scritto qualche cosa nelle mie pagine di diario del 29 e del 30 giugno.
Per mia fortuna il cammino non finisce qui!

Continua – precedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno; 4, 10, 11, 17, 22, 27 luglio; 3, 5, 9, 10, 14 e 19 agosto

Agosto 21, 2012Permalink

19 agosto 2012 – Il cammino di Santiago 18

8 giugno – ottavo giorno (b) Ponferrada –O Cebreiro

Ponferrada
A Ponferrada non è possibile sfuggire alla vista incombente  di quella che fu la fortezza dei cavalieri Templari (Ordo pauperum militum Salomonici Templi) una delle più note congregazioni religiose cavalleresche medievali, sciolta nel 1314, ma non soppressa.
Nati per una presenza armata in Palestina (a difesa dei luoghi santi e dei pellegrini), cacciati dalla riconquista di Salah al Din (da noi Saladino) si occuparono di varie attività (compresa quella ‘bancaria’ per il trasferimento di denaro in sicurezza) nell’ambito mediterraneo: le dimensioni della fortezza sono uno dei tanti segni della loro ricchezza su cui si costruirono leggende che ancora li vorrebbero custodi del tesoro di Salomone..
Qualche anno fa ho trovato l’immagine di un contractor italiano (Stefio), addetto in Iraq alla sicurezza – non so di chi ma certamente non degli iraqueni – che nel 2004 fu fatto prigioniero in una storia che si concluse tragicamente con l’assassinio di un suo compagno. Tornato in Italia si ‘arruolò’ nei Templari ed è comparso in buffi travestimenti, in qualche modo collegato all’operazione gladio (non ricordo come e non ho voglia di risfogliare quella brutta pagina delle recenti vicende italiane). Non so se i templari cui appartiene Stefio siano autentici o meno.
Meglio lasciarli perdere e tornare a Ponferrada.

Ai piedi della fortezza si trova una statua con una didascalia che recita (credo che la mia traduzione sia accettabile): “Questa scultura di Venancio Blanco ricorda la leggenda che racconta che durante la costruzione della fortezza di Ponferrada un cavaliere templare trovò nel cavo di un’antica quercia un’immagine della Vergine che vi era stata nascosta secoli prima al tempo dell’avanzata saracena”.
E’ il solito schema di miracoli per giustificare una costruzione … meglio lasciar perdere.
La fortezza all’interno è vuota. Quando l’organizzazione dei Templari fu sciolta la popolazione di Ponferrada vi penetrò e sottrasse letteralmente ogni pietra per servirsene in altre costruzioni. Oggi l’interno è vuoto e così ampio che vi fu un periodo in cui l’amministrazione locale pensava di inserirvi un campo di calcio.

Ricordando i Celti
A O Cebreiro consumiamo uno dei pasti che meritano di essere ricordati a onore di una ospitalità generosa ed esemplare. Qui i pellegrini arrivavano e ancora arrivano al termine di una impegnativa salita.  Siamo a 1300 metri di altezza.
Vi sono state ricostruite alcune abitazioni, rifugi di pastori che vogliono ricordare l’appartenenza della località al lembo occidentale dell’area celtica.

 

 

Continua – precedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno; 4, 10, 11, 17, 22, 27 luglio; 3, 5 9, 10 e 14 agosto

Agosto 19, 2012Permalink

14 agosto 2012 – Il cammino di Santiago 16

8 giugno – ottavo giorno (a) Astorga

Lasciando Leon

Per lasciare Leon percorriamo la strada principale della città sul cui selciato è inserita, oltre le ormai consuete conchiglie, la scritta che riporto.
Qui si incrociano quindi il cammino che viene (o va … le strade hanno sempre due sensi) da Oviedo e il cammino più consueto che da Leon si dirige a Santiago.
La mappa che ho pubblicato il 18 giugno consente di identificare facilmente le due città ed è raggiungibile anche da qui
Il cammino di Oviedo sembra particolarmente difficile, inerpicato sui monti cantabrici, ma anche significativo dal punto di vista devozionale. Un antico proverbio (l’espressione spagnola è facile e così la trascrivo) dice:”Quien va a Santiago y no va al Salvador, honra al criado y deja al Señor”.

Verso Astorga

L’esperienza vissuta sulla strada per Astorga è stato uno dei momenti che più ha avvicinato il mio viaggio a un pellegrinaggio. Un tempo era evidentemente necessario un obiettivo per chi lasciava la sua casa per un lungo periodo (o forse per sempre) ed è comprensibile che le reliquie di San Giacomo (ci siano o non ci siano poco importa) potessero essere una motivazione sufficiente. Ma quel che avveniva per strada era più importante: si incontravano persone diverse (persino donne sole! ci ha ricordato Laura Novati in una sua conferenza), provenienti da paesi diversi di cui quei lontani camminatori ignoravano reciprocamente l’esistenza . E l’immagine dell’ignoto penso trovasse forma nelle parole, in ciò che si comunicavano, superando inevitabili difficoltà linguistiche.  Nasceva anche lì l’inconsapevole conoscenza dell’Europa.
Noi siamo stati fermati dai minatori in sciopero che avevano bloccato l’autostrada: e questa è la nostra Europa di cui –nel nostro pellegrinaggio impropriamente motorizzato – abbiamo sfiorato un tratto doloroso.
Tornati in Italia abbiamo saputo della continuità della protesta.
Certamente venir bloccati fra un guardrail e un tir non è piacevole (anche perché nessuno ti spiega quando finirà).
Mi chiedo se fra i miei compagni di viaggio (escludo quelli che conosco da tempo e chi mi siede vicino con cui ho scambiato piacevoli chiacchierate) ci sia qualcuno che mormora la frase –tante volte altrove sentita- della libertà altrui che confligge con la propria (libertà di sciopero contro libertà di turismo senza fastidi). Mi piacerebbe – anche perché non abbiamo altro da fare che chiacchierare fra noi- porre la questione, ma non lo faccio.
So che un tempo lo avrei fatto e mi chiedo (ma non chiedo) perché la mia voglia di comunicare si sia così ridotta.
Dopo parecchio tempo si profilano lontane le sagome dei poliziotti con il volto coperto.
Mi viene in mente Pasolini e la sua ‘Battaglia di Valle Giulia’ (1 marzo 1968) ma anche di questa non dico niente (Inserisco qui il link per chi la voglia leggere).Penso che allora la contrapposizione era fra studenti e poliziotti, qui è fra minatori e poliziotti e ognuno difende, come può, il suo tragico lavoro, chi per non perderlo, chi per mantenerlo.
Ripartendo sfioriamo copertoni che bruciano.

Continua – precedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno; 4, 10, 11, 17, 22, 27 luglio; 3, 5  9 e 10 agosto

 

Agosto 14, 2012Permalink

10 agosto 2012 –Il cammino di Santiago 15

7 giugno – settimo giorno (b) –San Miguel de la Escalada – Leon

Lascio San Miguel de la Escalada con il desiderio di un improbabile ritorno. Tra l’altro mi piacerebbe vedere di nuovo i cartelli che documentano l’entità dei finanziamenti europei per il restauro e il procedere del progetto. Sono informazioni che in Spagna ho trovato più volte mentre in Italia non ho visto nulla di simile; sono solo consapevole che non spendiamo una consistente parte di analoghi finanziamenti e a seguito di questa inettitudine paghiamo multe rilevanti.
Leon ci offre un esempio splendido di cattedrale (così grande che naturalmente non riesco a fotografarne l’intera facciata).
Sconvolgente per la bellezza delle gigantesche vetrate l’interno (1800 mq di superficie). Mi dicono che ne è in corso la pulizia e il restauro, operazione che richiederà 50 anni.
La vetrate non sono state distrutte dai bombardamenti durante la guerra civile perché a Leon si trovava la base della Legione Condor da cui partivano gli aerei per i bombardamenti sulla Spagna e la base costituiva un oggettivo elemento di protezione della città.
Burgos invece, come ho già scritto il 3 agosto, era la sede della Giunta militare.
Nella legione operarono anche piloti ‘volontari’ italiani
Purtroppo non sono riuscita a fotografare un vecchio aereo, ancora collocato in una piazza, e me ne dispiace perché lì ho scoperto che iniziava un segmento del mio personale pellegrinaggio che si sarebbe concluso a Madrid dove mi è stato possibile realizzare un vecchio desiderio di vedere Guernica di Picasso, testimonianza della città bombardata il 26 aprile 1937. Ma id questo scriverò a diario di viaggio di Biblia concluso.

Non solo cattedrali
A Leon abbiamo avuto anche la possibilità di vedere un palazzo progettato da Gaudi (Botines) quale magazzano di tessuti. Non mi entusiasma, eppure a Barcellona ho visto edifici che mi sono molto piaciuti, Sagrada Familia esclusa.
E’ un modo un po’ sbrigativo per liquidare Gaudi, ma non era uno degli obiettivi del mio viaggio.
Ho trovato invece molto importanti (e li ho naturalmente, anche se malamente, fotografati) i primi manifesti di protesta per la politica di rigore e soprattutto per la chiusura delle non lontane miniere di Astorga.
Ma l’incontro con la tragedia dei minatori si sarebbe ripetuto il giorno dopo e a quella data rinvio

 

 

 

 

Continua – precedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno; 4, 10, 11, 17, 22, 27 luglio; 3, 5 e 9 agosto

Agosto 10, 2012Permalink

9 agosto 2012 – Il cammino di Santiago 14 … e non solo

7 giugno – settimo giorno (a) –San Miguel de la Escalada

Forse l’influenza del clima a 1000 m. di altezza, la bellezza del luogo e altre considerazioni di cui proverò a scrivere hanno reso questa visita fra quelle che ricordo con più interesse e gioia.
La chiesa di San Miguel de la Escalada sorse a seguito dell’insediamento di una comunità di monaci su terre loro donate dal re Alfonso III delle Asturie. Fu consacrata, nel luogo in cui sorgeva una precedente chiesa visigotica, il 20 novembre 951 dell’era ispanica. Passò poi a una comunità benedettina e subì delle trasformazioni: nel 1050 venne aggiunto il portico esterno che tanto mi è piaciuto per le evidenti assonanze con l’arte araba. Non a caso la  prima comunità di monaci veniva da Cordova.
Ancora una volta quindi è opportuno notare la continuità della storia che esaltazioni ideologiche vorrebbero di rottura: certamente la rottura ci fu … ma dobbiamo arrivare al 1492.

Mozarabi
Questa continuità ha anche un nome, mozarabi, i cristiani che vivevano nella Spagna quasi interamente islamizzata dopo la conquista araba (che in realtà ebbe a principali protagoniste le popolazioni berbere del nord Africa). Pur vivendo immersi nella cultura araba dominante, avevano mantenuto magistrati propri e libertà di esercitare il proprio culto e di parlare la propria lingua. Ci è già capitato di notare che, al di là della violenza dei momenti di guerra guerreggiata, in Spagna non si ha memoria di conversioni di massa.
Il rito liturgico mozarabico fu comunque soppresso dal concilio locale che si tenne nel monastero di Najera nel 1067 e sostituito con il rito romano (di Najera ho fatto cenno il 17 luglio).
Così pure lo stile dalla produzione artistica preromanica (IX-XI sec) nella penisola iberica prende il nome di arte mozarabica che si avvale della commistione di elementi cristiano visigoti e islamici.
All’incanto dell’esterno corrisponde anche la purezza di linee dell’interno di una chiesa che non conosce la pesantezza dei polittici di legno dorato che invadono troppo spesso secondo il mio gusto le absidi delle cattedrali.

 

 

 

 

Una curiosità cronologica
Poco sopra ho scritto ‘era ispanica’.
Un tempo la datazione aveva riferimenti molteplici e diversi che non conoscevano quella che noi oggi riteniamo (a torto) essere uniformità. Chi in Israele voglia leggere la stampa locale troverà due date: quella ‘occidentale’ e quella ebraica. Nei territori ne troverà tre, perché dovrà aggiungere la datazione islamica.
A seguito della decisione di Lenin di uniformare le date, la rivoluzione che diciamo di ottobre – secondo il calendario giuliano – è databile in novembre secondo il calendario gregoriano. A Betlemme, data l’abbondanza di patriarchi nelle terre d’oriente si festeggiano tre natali, rispettosi dei calendari occidentale, ortodosso e armeno.
Tornando alla Spagna l’era ispanica inizia nel 38 a.e.v., con la ‘pacificazione’ imposta da Augusto.
Mi piace annotare tutto questo perché il passaggio dagli assoluti alla relatività che la ragione ci impone mi entusiasma sempre.

… e non solo –  ancora streghe

Sembra che non riesca a liberarmi dalle ‘streghe’ di Logroño, ma l’ascolto della risposta che ad una delle mie tante domande in buona parte inespresse ha dato il prof Cardini (ascolto che devo all’enorme lavoro di registrazioni regalatemi da Marco T. cui sono veramente grata) mi consente alcune ulteriori considerazioni che espongo con molta attenzione e prudenza perché non posso evidentemente rivolgermi all’accompagnatore culturale del viaggio di giugno per una verifica.
Avevo tentato di sfuggire alla necessità di questa nota inserendo una piccola riga di riferimento ai contadini nei testi precedenti, ma non mi basta. E vediamo perché.
Innanzitutto i numeri. Per fortuna, dopo una digressione su calcoli ipotetici di eretici (e streghe loro assimilate) bruciati in Europa (di cui nulla avevo chiesto), il prof. Cardini è tornato allo specifico e ha parlato di circa 3000 persone fuggite da Bordeaux e arrivate a Logroño nel 1610, di cui 1800 interrogate e assolte dopo che il tribunale laico (l’eresia era reato) ne aveva sbrigativamente condannate 12.
Questo l’ho già scritto ma l’elemento interessante che rilevo nell’ampia risposta datemi è la contestualizzazione. La chiave di tutto è il periodo di crisi che colpisce l’Europa fra la seconda metà del 1300 e la prima del 1600 che determinò lo spostamento di masse significative di persone appartenenti alle classi maggiormente colpite dalla insorgente povertà, fra cui evidentemente anche i contadini. Giustamente Cardini annota che nulla vieta ai contadini di essere eretici e viceversa.
Possiamo allora dire che coloro che giunsero a Logroño nel 1610 non erano un compatto numero di eretici in cerca della libertà religiosa ma persone che fuggivano dalla povertà cui si mescolavano anche quelle che fuggivano dalle persecuzioni.
Anche se Cardini non lo afferma esplicitamente mi sembra una considerazione ragionevolmente deducibile dalle sue parole e che risponde a parecchie delle domande che mi sono posta senza saper rispondere.
Chi volesse collegarsi a quanto ho già scritto può andare a: 22 luglio  e  27 luglio

Continua – precedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno ; 4, 10, 11, 17, 22, 27 luglio; 3 e 5 agosto

Agosto 9, 2012Permalink

27 luglio 2012 – Il cammino di Santiago 11

Una digressione. Ancora eretici e streghe

Purtroppo non mi riesce di proseguire trascurando alcune considerazioni sui condannati e assolti (dall’accusa d’eresia e poi?) a Logroño.
Il prof Cardini ha considerato i 12 ammazzati perché riconosciuti eretici, in rapporto ai molti (circa 1800) non riconosciuti tali. Ha inoltre dato significato a questo dato ricordando sia la caratteristica sociale dei fuggiaschi (soprattutto contadini in un’Europa in profonda crisi economica) sia gli atteggiamenti di ‘correttezza’ nell’istruttoria processuale da parte di inquisitori ‘illuminati’ appartenenti alla Suprema e non al tribunale locale.
Ha inoltre ricordato che la ‘leggenda nera’ riguardante l’inquisizione era senza dubbio sostenuta da una robusta propaganda antispagnola da parte degli inglesi concorrenti della Spagna nella conquista dei mari per assicurarsi il dominio coloniale.
Tutto vero ma dodici esecuzioni dovute a precipitazione nel concludere il processo (influenza del fanatismo?) non sono una bazzecola. Anche nel XVII sec. una vita umana è una vita umana e non c’è contestualizzazione che tenga.
Inoltre la mia abitudine a considerare anche le condizioni materiali mi ha costretta a pormi una serie di domande, di cui ho scritto nella puntata precedente e da cui non mi libero.
Così sono andata a rivedere un vecchio testo di Prosperi, autore citato con stima anche da Cardini. Si tratta di Adriano Prosperi Tribunale della coscienza 1996 Giulio Einaudi editore

Mi limito a copiarne alcuni passaggi. Perché trovare parole mie quando posso usare quelle di Prosperi?:

Pag. 140 Il papa Carafa (Paolo IV) decretò l’assoluta preminenza del Sant’Uffizio su ogni altra magistratura romana (1 ottobre 1555) … conferì al Sant’Uffizio ampia facoltà di ricorso alla tortura esentandone i membri dal rischio di irregolarità canonica conseguente al sangue versato (29 aprile 1557)

Pag. 155 Il termine ‘umanità’ si trova molto spesse nelle descrizioni che il Sant’Uffizio dava delle proprie procedure , in contrapposizione a quelle degli altri. Non si può ignorare tuttavia (pag.156) quanto questo tipo di rappresentazioni fosse destinato intenzionalmente alla propaganda.

Ecclesia abhorret a sanguine

Continua la citazione di Prosperi.
Pag 156 Il fondamento antico di quella propaganda risiedeva nell’opposizione originaria tra sacerdozio cristiano e violenza: riti di una religione nuova aliena dai sacrifici cruenti, quelli cristiani si fondavano su di un corpo ecclesiastico che non poteva macchiarsi le mani del sangue delle vittime. Ci volle, come si è visto, una misura speciale di Paolo IV per cancellare l’irregolarità prevista dai canoni per quegli inquisitori che, durante la tortura dei rei, si trovavano materialmente contaminati dal sangue.  Un altro problema dello stesso genere si creava tuttavia in occasione della consegna al braccio secolare.
<…> la sanzione più dura che il tribunale dell’Inquisizione poteva irrogare era la scomunica, Quando si trattava di mandare a morte i condannati, si era trovato l’escamotage di una formula di consegna in cui non solo non si parlava di morte fisica (ma solo di scomunica) ma per di più i giudici ecclesiastici pregavano l’autorità secolare ci moderare la punizione fisica e di astenersi dal versare il sangue.ma al di là degli schemi formali – e che si trattasse di un puro formalismo lo riconoscevano anche gli esperti di procedura inquisitoriale, come Francisco Peña – la realtà era ben diversa….

E dopo le citazioni ci sono anch’io

Quindi l’umanità del Sant’Uffizio sembra più orientata alla tutela dell’inquisitore prete (assicurato dal rischio di una irrituale contaminazione da sangue) che alla protezione della dignità della persona umana, assicurata – anche se Cesare Beccaria non era ancora entrato in gioco – dall’opera di un Dio resosi fratello nella storia umana.
Tralascio alcune mie considerazioni sull’ateismo pontificio e mi limito a ricordare che lo stesso Cardini ha segnalato l’uso della mazza d’armi  da parte di Giulio II, papa guerriero, che rifiutava la spada. Evidentemente un’arma da taglio richiama il sangue contaminatore più di uno strumento che si limita a spaccare il cranio.
Ma i papi della controriforma erano così concentrati sul loro obiettivo antiprotestante da non tener conto neppure della Bibbia?
Forse se l’avessero considerata il loro orrore per la contaminazione da sangue avrebbe subito uno scossone significativo o forse no:
20 Ed ecco una donna, che soffriva d`emorragia da dodici anni, gli si accostò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. 21 Pensava infatti: “Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita”. 22 Gesù, voltatosi, la vide e disse: “Coraggio, figliola, la tua fede ti ha guarita”. E in quell`istante la donna guarì”  (Matteo, 9)

Continua – precedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno e 4, 10, 11, 17, 22 luglio

Luglio 27, 2012Permalink

22 luglio 2012 – Il cammino di Santiago 10

 

4 giugno, quarto giorno (b) da Puente la Reina (Gares), a Estella (Lizarra), a Logroño.

Estella è stata una straordinaria scoperta di una città che mi era ignota anche nel nome.
Purtroppo non mi sento di dirne nulla – se non ricordarla con l’immagine dell’ingresso di una chiesa (la immagino città ricchissima capace di attrarre scultori di vaglia) e del capitello rimasto di quella che doveva essere una sala palatina che rappresenta non un soggetto religioso, ma una figura cavalleresca, probabilmente inserita nella leggenda di Rolando e Ferragut .
E’ un vero dispiacere sorvolare sulla descrizione delle immagini e sfuggire alla descrizione e al ragionamento sui  simboli che contengono ma i miei appunti sono poveri, la mia memoria pure e la mia conoscenza della storia dell’arte spagnola, che possa sostenere lacune e manchevolezze …è al livello dei miei appunti.
Quindi passo a Logroño non senza annotare lo schema di un progetto che non realizzerò mai: se rifacessi a modo mio il percorso di Santiago mi fermerei a Bilbao e a Estella cercando di approfondire la comprensione di ciò che avessi deciso di vedere.

Streghe a Logroño

Non scriverò di Logroño per i monumenti o l’ambiente, ma per la conferenza serale del prof. Cardini su un processo per stregoneria che si svolse nella città ne 1610.
Ho registrato la conferenza – ma non la trascriverò perché non sarebbe corretto nei confronti del relatore senza averne il consenso.
Però l’ho riascoltata più volte e spero che il riassunto di una parte del discorso (di cui mi assumo la responsabilità) sia pienamente rispettoso di un intervento brillante che a volte deviava anche piacevolmente dalla linea principale.
A Logroño nel 1610 arrivò un consistente gruppo di persone (sembra 1800) che fuggivano dalla Francia per i rischi che comportava il sospetto di eresia/stregoneria che gravava su di loro, attratte forse dal fatto che l’inquisizione spagnola (o, più esattamente la Santa Apostolica Suprema Inquisizione che già dal XV secolo dipendeva dai sovrani) non attribuiva con automatica generalizzazione il carattere di eresia alla stregoneria (ritenuta tale solo se comportava l’adorazione –canonicamente definita – del demonio).
I tribunali che giudicavano l’accusa in relazione ai soggetti che venivano loro presentati erano formati da tre inquisitori, per la maggior parte membri del clero con esperienza giuridica, e altri funzionari fra cui un notaio. In caso di giudizio di eresia venivano poi deferiti ai tribunali comuni che si comportavano secondo le leggi del luogo.
A Logroño. prima che intervenisse la Suprema,  si era pronunciato il tribunale locale che aveva  condannato a morte 12 degli imputati ed eseguita la condanna.
Il giudice della Suprema assolse tutti gli altri (dall’accusa di eresia, altre imputazioni non lo riguardavano).

Le mie domande inevase

Le mie domande inevase sono tante ma voglio scriverle a mia futura memoria, dividendole in due blocchi.
Il primo riguarda il tempo in cui l’evento accadde: 1800 persone sono un numero enorme in una zona certamente meno popolata dell’attuale. Avevano portato con sé denaro o beni che ne garantissero la sopravvivenza? O altrimenti chi le manteneva? Dove erano state collocate? Erano tutte convinte di aver avuto una qualche forma di relazione con il demonio (fosse o non fosse di adorazione) o altri erano i motivi che le avevano spinte a personali e particolari esperienze di natura religiosa? Non erano certo 1800 singoli che si erano incontrati sulla via dell’esilio casualmente uniti dalle stesse riflessioni o presunte esperienze soprannaturali. Cosa li legava?
Quanto tempo poteva aver richiesto l’istruttoria del processo?
E soprattutto che cosa dire della paura che certa ecclesiastica inflessibilità suscitava.
Era un consapevole sistema di dominio? E se tale che influenza poteva avere sui pellegrini contemporanei dell’evento processuale cui non potevano essere nascoste né 12 esecuzioni (probabilmente pubblicizzate perché potessero funzionare da utile deterrente) né 1800 persone a giudizio. E i 12 morti ‘innocenti’ suscitarono qualche seria riflessione?
Certamente quei 12 non fanno storia, su di loro non si sono scritti codici da leggere e studiare, ma sono storia umana: sono vissuti e sono morti per essersi inseriti in una scelta di vita non bene accetta dal potere.
E oggi – il mio secondo e più tormentoso dubbio – i pellegrini di passaggio per Logroño hanno cognizione – e qualcuno li informa – di quello che avevano visto i loro predecessori o alle varie organizzazioni, anche parareligiose, che di loro si occupano la cosa è indifferente?
Quel che conta è che la via del pellegrinaggio sia percorsa per la gioia dei pellegrini, con tutti i vantaggi che ne derivano per i residenti?
E’ un caso che mentre io mi pongo le mie inutili domande in Norvegia si celebri il primo anniversario della strage di Utoeya? Quale la differenza fra i fanatismi? La conoscenza consapevole del passato può aiutare a rendere più decente il presente?

 

Continua – precedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno e 4, 10,
11. 17 luglio

Luglio 22, 2012Permalink