8 novembre 2020. Fra Trump e la Repubblica italiana – Un elemento significativo di solidale vicinanza – Prima Puntata

Ho deciso anch’io un mio contributo all’occupatore della Casa Bianca negli USA.
Lo fanno tutti, perché io non dovrei?

Tanto più che la mia memoria è estranea alla raccolta  delle espressioni retoriche che riempiono le pagine dei nostri quotidiani, si avvale del blog Diariealtro da cui ricopio un testo che risale a due anni fa o quasi.  Ne riporto il passo che debitamente linkato può permettere di ascoltare i pianti di bambini che il già presidente ora  asserragliato alla Casa Bianca aveva provocato.
In Italia noi abbiamo invece scelto una precisa categoria di bambini per metterli al rischio di non esistere ma nulla ci vieta di proseguire nell’eroico precorso   …  questo alla prossima puntata che sarà proprio prossima.

 

27 dicembre 2018 .  Un bambino muore solo                       [Nota 1]

Usa, bimbo di 8 anni muore in un centro per l’immigrazione al confine col Messico                                                                                                                                             [Nota 2]
Ignote le cause del decesso del bambino proveniente dal Guatemala, il secondo morto sotto custodia americana nel giro di un mese di Redazione Online
Morto in un centro per l’immigrazione la Vigilia di Natale al confine con il Messico.
Aveva la febbre, questo si sa, ma ignote ancora sono le cause della morte di un bambino di otto anni, un piccolo migrante proveniente dal Guatemala che era stato preso in custodia dalle autorità americane.
Ed è la seconda morte nel giro di un mese: l’8 dicembre si era spenta per disidratazione e fame una bambina, sempre del Guatemala, di sette anni, Jakelin Caal.

Pro memoria

I bambini ‘sotto custodia americana’ furono strappati ai loro genitori arrestati
(e imprigionati) per aver varcato illegalmente con i loro figli la frontiera che separa gli USA dal Messico.
Così un piccolo bambino è stato condannato a morire solo mentre i suoi genitori si trovavano in carcere.
“ Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Il grido di Cristo in croce gli appartiene di diritto se a Dio mio sostituiamo ‘papà”.
Chi in un simile momento potrebbe spiegare a un piccolo sofferente fino alla morte che il suo papà non l’ha abbandonato ma che è stato rapito un tizio di nome Trump?
La registrazione dei pianti dei bambini, strappati ai genitori, si può dal link in nota                                                                                                                               [Nota 3]

In Italia credo non ci sia consentito rifugiarci nella condanna a Trump (la sua decisione di sottrarre i bambini ai genitori risulterebbe riconducibile a un’iniziativa personale ma pur sempre presidenziale) dimenticando che in Italia abbiamo costruito con legge  una analoga possibilità che ammicca ai violenti più timidi del già presidenti suscitandone penso piaceri inenarrabili

[Nota 1]   Per leggere integralmente l’articolo del 27 dicembre 2018
http://diariealtro.it/?p=6321

[Nota 2]
https://www.corriere.it/esteri/18_dicembre_25/usa-bimbo-8-anni-muore-un-centro-l-immigrazione-confine-col-messico-e9d57040-0874-11e9-9efd-ce3c5bf3dd59.shtml

[Nota 3]        https://www.youtube.com/watch?v=y05743HMrWM

A suo tempo ho registrato questi pianti  dal TG2000, notiziario di TV2000 che così si presenta oggi.
“L’attuale direttore della testata è Vincenzo Morgante.  È edito dalla società Rete Blu S.p.A., controllata dalla Conferenza Episcopale Italiana. Il TG2000 è particolarmente attento ai temi riguardanti l’attività pastorale della chiesa cattolica e del Papa”.

 

 

8 Novembre 2020Permalink

9 ottobre 2020 _ Quando la letteratura guarda avanti, molto avanti

Quando la letteratura è testimonianza

BOCCACCIO DECAMERON Giornata sesta novella decima.
Frate Cipolla è un religioso dell’ordine di Sant’Antonio, congregazione nota al tempo del Boccaccio per i frequenti traffici di reliquie sacre e, più in generale, per un’avidità senza scrupoli.
Dioneo racconta che Frate Cipolla si reca a Certaldo, patria di Boccaccio tra l’altro, a riscuotere le offerte dei fedeli, truffandoli . Ha con sé “una delle penne dell’Agnol Gabriello” . [NOTA 1]

Ero rimasta al Medio Evo ma occorre andare aventi e registrare l’evoluzione della truffa dal denaro, al successo politico.
Con sollievo segnalo una importante, documentata riflessione del biblista Alberto Maggi.
Alberto Maggi “Santi e imbalsamati: la riflessione sulla fine della vita” [NOTA 2]

Le reliquie hanno voce, una voce che si ascolta.                                  [NOTA 3]
Convenienza invece vuole che i “senza voce” non trovino chi parla per loro , anzi la legge impedisce che qualcuno lo possa fare

“Dimmi un caso” – La truffa ingenua e la truffa oscena

Quando qualcuno segnala il rischio che un nato in Italia resti senza ogni riconoscimento giuridico (rischio fatto norma dalla legge 94 del 2009 – art. 1 comma 22 lettera g – che lo trasforma in possibilità) la risposta è “ma non è possibile! Ma sai di qualcuno cui è successo?” e fin qui siamo all’ingenuità .. . forse indifferenza indotta, forse ma possibile.
E’ certamente ben accolta dalla pigrizia dei mezzi di informazione che hanno scelto (tutti o giù di lì) di commentare comunicati e di no n affaticarsi nella ricerca e nell’inchiesta.
Lo fanno strizzando l’occhio a chi si trova eletto nelle istituzioni e dimentico del significato etico che può avere esservi “senza vincolo di mandato” .
Quando però la domanda è posta da chi dirige rispettabili e riconosciute organizzazioni intese al rispetto dei diritti dei migranti .. eh no, allora no.
La truffa esce da ogni ingenuità possibile e diventa oscena e per me (almeno per me) fonte di dubbi che solo aver pensato mi turba e mi preoccupa.
Lo ripeto da anni . Nel 2011 un periodico genovese ne pubblicò un articolo a mia firma.
Si trova nel mio blog diariealtro “15 marzo 2011 – quaderni de Il Gallo, periodico genovese”                                                                                                                               [NOTA 4]

Oggi ne parla un articolo del piccolo periodico Ho un sogno nel suo recentissimo numero 261 .
HUS ha seguito costantemente il problema e costantemente ne ha dato notizia   [NOTA 5]

Parecchi mesi fa un piccolo gruppo amante del teatro si è organizzato attorno al tema e ne ha fatto uno spettacolo che è stato il primo strumento di informazione diffusa sul problema negato finora dalle associazioni operanti in regione e riconosciute come importanti e rispettabili perché lo sono ma l’oscurità della lacuna resta.

Sono state utili coperture al silenzio della politica. Perché?

Un piccolo gruppo coraggioso ha dato aria a un ambiente che si voleva soffocante.
Lo spettacolo rappresentato il 3 e il 5 agosto (rispettivamente nella sala della comunità di San Domenico e al teatro San Giorgio, il 25 settembre è stato rappresentato nella sala Madrassi di via Gemona (sempre a Udine) .
L’ultima rappresentazione ha fatto parte degli eventi del Festival dello sviluppo sostenibile dell’università di Udine: Gli eventi di Uniud dal 25 settembre al 6 ottobre.
L’evento sarà registrato e successivamente reso disponibile sul canale YouTube “Play Uniud”
                                                                                                                               NOTA 6]

[NOTA 1]

https://linux.studenti.polito.it/static_resources/liberliber/biblioteca/b/boccaccio/decameron/html/06.htm#10

[NOTA 2]

https://alzogliocchiversoilcielo.blogspot.com/2020/10/alberto-maggi-santi-e-imbalsamati-la.html?m=1#more

[NOTA 3]

https://www.nextquotidiano.it/salvini-rosario-di-medjugorie-contro-il-coronavirus/

[NOTA 4]

http://diariealtro.it/?p=673

[NOTA  5]

HUS ottobre

[NOTA  6]

https://www.udine20.it/festival-dello-sviluppo-sostenibile-gli-eventi-di-uniud-dal-25-settembre-al-6-ottobre/

9 Ottobre 2020Permalink

16 agosto 2020 – Ismet Mujezinović, il dramma di un autoritratto di   Božidar Stanišić

Presentazione
Božidar Stanišić, oggi cittadino italiano, ci offre l’opportunità di conoscere storia e cultura di un paese che non  c’è più.
Ai migranti che sono approdati nel nostro paese in cerca di pace (Božidar è arrivato con la sua famiglia nel 1992) abbiamo offerto (o forse imposto) la nostra cultura e la sua memoria, ma abbiamo ignorato la memoria che ognuno di loro porta con sé.
In questo blog si può leggere, il 31 luglio la segnalazione in video di un messaggio di pace di te ex combattenti della Bosnia Erzegovina per risalire al 
22 novembre 2014 con un suo ricordo del poeta Crnjanski.
Nel link in calce a questo e ad altri scritti si trovano anche altri indizi che sostengono una, almeno mia, volontà di condivisione delle nostre memorie 

   Autoritratto con medaglia d’onore 

Cinquant’anni fa Ismet Mujezinović (Tuzla, 1907-1984) portava a termine il suo “Autoritratto con medaglia d’onore”. Uno sguardo alla vita e all’opera di uno dei più grandi pittori bosniaci e jugoslavi del Novecento

La Bosnia, giorni lontani… Le riproduzioni di dipinti e disegni di Ismet Mujezinović dedicati alla lotta partigiana erano presenti in tutti i libri di testo per le scuole elementari e superiori. “Con i suoi quadri ha dato un grande contributo alla Rivoluzione, alla Jugoslavia e allo sviluppo del socialismo…”. C’era scritto così oppure sto solo immaginando, dopo tutto quello che è accaduto lì, in quel paese che non c’è più?

Ismet, vita e opere

La monografia “Ismet Mujezinović” (1985), scritta dal professor Ibrahim Krzović, è il primo grande studio dedicato all’opera di Mujezinović in cui sono analizzate tutte le fasi del suo sviluppo artistico, i suoi punti di vista sull’arte, il suo rapporto con la società e con se stesso. E naturalmente, il suo percorso di vita: gli anni liceali, trascorsi nella sua città natale, Tuzla; gli studi all’Accademia di Belle Arti di Zagabria; la prima mostra personale organizzata a Belgrado nel 1930; il breve periodo viennese e un più lungo soggiorno di studio a Parigi; il ritorno in patria nel 1933; il periodo trascorso a Spalato, dove collabora con Meštrović alla realizzazione delle cariatidi destinate al Monumento al milite ignoto sul monte Avala; l’arrivo a Sarajevo dove con un gruppo di artisti fonda Collegium Artisticum ed esegue quadri su commissione per una famiglia di Spalato; il matrimonio con l’insegnante Marija Sisarić; poi la partecipazione alla Lotta popolare di liberazione (NOB), a cui aderisce subito, fin dai primi giorni della resistenza alle forze di occupazione; la perdita di molte sue opere (tra 1000 e 2000); il ritorno a Sarajevo dopo la guerra; la decisione di diventare un artista indipendente e di tornare nella sua natia Tuzla dove, fino all’ultimo respiro, ha lasciato tracce non solo con le sue interpretazioni pittoriche dei temi legati alla guerra, ma anche con il suo impegno per far progredire la cultura, l’arte e l’istruzione. Lo so, questo riassunto su vita e opere di un pittore di cui andrebbero fieri anche i paesi con un patrimonio artistico molto più importante di quello della Bosnia Erzegovina è troppo breve e scarno.

Autoritratto con medaglia d’onore

Ho visto Mujezinović solo una volta. Molto tempo fa, quando facevo il servizio militare a Tuzla, nella primavera del 1979. Un’immagine lontana: un palco montato nella piazza centrale della città, tutto rivestito di rosso e decorato con bandiere; ad un certo punto arrivano vari presidenti: il presidente del municipio, quello del Comitato cittadino della Lega dei comunisti, quello della Lega socialista del popolo lavoratore, quello dell’Organizzazione della gioventù jugoslava, etc. Dopo di loro sul palco salgono i combattenti distintisi nella Lotta popolare di liberazione. Un’immagine lontana, ma chiara: i combattenti stanno dietro i rappresentanti del Partito e delle autorità locali; una quinta scenica composta da volti silenziosi. No, Ismet non ha parlato. Hanno parlato quelli che nessuno ricorda più. (C’è una certa giustizia nella relazione tra storia dell’arte e storia della politica: “gli artisti” della politica vengono facilmente cancellati dalla memoria con la semplice, ma impietosa gomma del tempo.) Ismet è sceso dal palco allo stesso modo in cui vi è salito: senza fretta, smagrito, ripiegato su se stesso, con barba e capelli ormai bianchi.

A quel tempo non conoscevo il suo “Autoritratto con medaglia d’onore”, olio su tela (170×100 cm). L’ho visto per la prima volta in quella monografia, di cui ho scritto una recensione. Su quale giornale? Non mi ricordo più…

Ismet ha realizzato anche alcuni quadri monumentali dedicati alle grandi battaglie della Seconda guerra mondiale: la battaglia della Sutjeska, quella della Neretva e quella per la liberazione di Jajce. Impressionato dall’ostinazione dei suoi commilitoni nel non voler lasciare indietro nessun compagno ferito, Mujezinović nelle sue opere ha affrontato anche questo tema, così come molti altri temi che hanno contrassegnato la sua esperienza di guerra. E lo ha fatto con uno sguardo schietto sulla realtà e sull’altro, uno sguardo influenzato in modo determinante dal suo soggiorno a Parigi e dalla sua amicizia con i pittori che non esitarono ad affrontare temi sociali e a dedicarsi alla ricerca di una propria gamma di colori. Nelle opere di Ismet il pathos e la monumentalità non sono imposti dal socialrealismo, bensì sinceri.

Un capitolo a sé meriterebbe la mano di questo maestro del disegno (il figlio di Ismet, Ismar Mujezinović, anch’egli pittore, nonché compositore e scrittore, racconta che suo padre era in grado di realizzare un disegno in grande formato in una ventina di minuti…).

Ognuno di noi, visitatori occasionali del campo delle arti figurative, tende a scegliere e ricordare meglio certe opere di un artista piuttosto che altre. Tra le opere di Mujezinović ve n’è una che mi colpisce particolarmente, un dipinto intitolato “Meša e Darka”, realizzato in quell’ormai lontano periodo post-bellico in cui Meša Selimović cadde in disgrazia a causa della sua decisione di separarsi dalla sua prima moglie. Di tutte le porte delle case degli “amici” Selimović trovò aperta solo quella dell’appartamento di Marija e Ismet a Sarajevo. Quel dipinto mostra due volti preoccupati, stanchi. Darka ha appoggiato la testa sulla spalla di Meša, lui ha uno sguardo assente, chissà dove sono volati i suoi pensieri. Tuttavia, lo sfondo del dipinto è azzurro, sembra l’azzurro di un mare lontano sfiorato dalla luce del sole. Una luce debole, che si sforza di penetrare attraverso il sipario del cielo, ma pur sempre una luce…

I visitatori del centro storico di Tuzla non possono non imbattersi in due statue di bronzo raffiguranti Meša e Ismet. Quella porta che Ismet aveva aperto ai suoi amici, abbandonati da tutti, è solo uno dei dettagli che ci portano a pensare che il credo di Ismet fosse simile a quello di Auguste Rodin: essere uomo prima ancora di essere artista.

“Autoritratto con medaglia d’onore” è, a mio avviso, l’opera più drammatica di Mujezinović. Non so se nella storia della pittura degli slavi meridionali esista un altro esempio di autoritratto la cui esecuzione si è protratta per così tanto tempo come nel caso di questa opera. Mujezinović iniziò a realizzare questo quadro nel 1966 e l’ultimo colpo di pennello lo diede nel 1970. Furono anni turbolenti nella Jugoslavia del dopoguerra, contrassegnati dai dissidi ai vertici del partito, dalle proteste studentesche, dal dilagare del nazionalismo… Sembra che questi eventi avessero rallentato Mujezinović nell’esecuzione dell’autoritratto, spingendolo a mettere in discussione il passato, il presente e, soprattutto, gli ideali della Rivoluzione. Ma una cosa è certa: Mujezinović era uno di quei sostenitori della Rivoluzione che dopo la guerra non rinunciarono ad ascoltare la propria coscienza e la ragione, per non parlare dell’onestà e dell’umiltà.

Quell’autoritratto mostra Ismet in piedi accanto a una cassetta portacolori aperta, su un tappeto color rosso, lo stesso rosso della bandiera di quel paese per il quale Mujezinović aveva combattuto da partigiano; indossa semplici pantaloni da lavoro, è a petto nudo; la tavolozza in una mano e il pennello nell’altra. Con lo sguardo fisso… verso cosa? Verso l’orizzonte che i partigiani sognavano, ma che, una volta conquistata la libertà, cominciò ad oscurarsi?

In una delle brevi lettere che mi ha recentemente mandato, Samir Sufi, curatore della Galleria internazionale del ritratto di Tuzla, ha spiegato che “questo è uno dei pochi quadri in cui Mujezinović, un disegnatore e pittore straordinario, ha rappresentato in modo suggestivo solo gli occhi; lo sguardo è velato, torbido (ma ciononostante si vede tutto). A causa della sua esperienza passata, non era in grado di vedere chiaramente il futuro che, ora possiamo affermarlo tranquillamente, era incerto […] Durante la guerra Tito e Mujezinović erano commilitoni e grandi amici; Ismet aveva il grado di maggiore e aveva partecipato a tutte le offensive. Alcune persone, presenti in quell’occasione, hanno raccontato che Ismet, dopo un po’ di tempo, aveva scritto una lettera a Tito in cui lo aveva messo in guardia da una nuova recrudescenza del nazionalismo sul territorio dell’ex Jugoslavia…”.

Il bianco del petto nudo di Ismet è in netto contrasto con lo sfondo blu scuro. Sul lato sinistro del petto è appesa una medaglia d’onore; un rivolo di sangue scende lungo il corpo dell’artista ed ex partigiano. Tutte le grandi opere d’arte sono definite dal tempo in cui sono nate. Ed è per questo che Ismet ci appare in questo modo anche oggi, come se volesse dire: “Cos’altro dovrei aggiungere? Non basta che io stia qui davanti a voi, col mio sangue e quello dei miei compagni morti?”. Sì, le grandi opere d’arte hanno una voce, che non è mai patetica.

Mi ricordai di quell’autoritratto di Mujezinović in quell’ormai lontano novembre del 1990 quando i tre popoli costituenti della Bosnia Erzegovina, scegliendo di votare per i partiti nazionalisti alle prime elezioni democratiche, aprirono la prima pagina di una lunga storia di divisioni e discordie. Dei risultati di quella vittoria di Pirro sul socialismo jugoslavo “godiamo” ancora oggi. Ma questa è un’altra storia, una storia lunga, troppo lunga.

Ismet, Tuzla, Bosnia, ex Jugoslavia

Mujezinović era impegnato anche in ambito sociale; altruista, convinto che il bene pubblico sia più importante di qualsiasi interesse privato. L’attuale collezione della Galleria internazionale del ritratto di Tuzla è frutto dell’impegno di Mevludin Ekmečić e Ismet Mujezinović. Su loro iniziativa, nel 1964 molti artisti dell’ex Jugoslavia donarono le loro opere alla Galleria del ritratto jugoslavo, successivamente denominata Galleria internazionale del ritratto. Ancora oggi l’attenzione della Galleria è focalizzata sull’analisi e la presentazione di un importante genere artistico, quello appunto del ritratto. Oggi la Galleria ospita una raccolta di oltre 5000 opere dei più grandi pittori dell’ex Jugoslavia, di cui oltre 2000 opere di Mujezinović, e rappresenta quindi una vera e propria pinacoteca. Mujezinović fu anche uno dei fondatori – secondo molti il più meritevole – dell’Università di Tuzla, istituita nel 1976.

Nel 2013 la Commissione per la salvaguardia dei monumenti nazionali della Bosnia Erzegovina ha classificato come monumenti nazionali due collezioni del patrimonio della Galleria di Tuzla: la collezione “Tito nelle opere degli artisti figurativi jugoslavi” e la collezione “Ismet Mujezinović”.

Oggi la città di Tuzla è l’unica custode e promotrice dell’opera di Mujezinović. Solo a Tuzla si è celebrato il 110° anniversario della nascita dell’artista. Sarajevo, un’altra città amata da Ismet, sembra essere lontana, troppo lontana da Tuzla. Per non parlare di altre città della regione. Tuttavia, l’importante è che la Galleria di Tuzla sia visitata da numerose scolaresche. Il percorso della ricezione dell’arte è lungo. Qui non ci sono scorciatoie. L’arte – come anche la letteratura secondo Kiš – agisce in modo sotterraneo. E riesce, sempre, a raggiungere un certo numero di persone.

Per concludere, una raccomandazione ai viaggiatori europei che decidono di visitare i Balcani (esclusi quelli che pensano che per raggiungere i Balcani debbano lasciare il territorio europeo): visitate la Galleria internazionale del ritratto di Tuzla  . Nella collezione permanente della Galleria sono esposte 35 opere di Mujezinović. (Oltre che a Tuzla, le opere di Mujezinović – disegni, acquerelli, grafiche e dipinti – realizzate nel periodo compreso tra il 1925 e il 1984, sono presenti in numerosi musei, gallerie d’arte ed edifici pubblici in tutta la regione, nonché in alcune collezioni private.) Per visitare la casa di Mujezinović a Tuzla è sufficiente avvisare in anticipo i responsabili della struttura. Se poi il Covid 19 dovesse continuare a rappresentare un ostacolo al vostro desiderio di viaggiare, potete sempre viaggiare in rete: a breve dovrebbe essere disponibile una visita virtuale della Galleria.

https://www.balcanicaucaso.org/aree/Bosnia-Erzegovina/Ismet-Mujezinovic-il-dramma-di-un-autoritratto-202384

https://www.balcanicaucaso.org/Autori/(author)/Bo%C5%BEidar%20Stani%C5%A1i%C4%87

16 Agosto 2020Permalink

26 aprile 2020 – I diritti sono convenienti, non solo giusti

Ricopio un recente articolo di Nadia Urbinati, attualmente docente di Teoria politica nel Department of Political Science, Columbia University di New York

17 Aprile 2020  La pandemia e gli invisibili delle città: la convenienza dei diritti  di Nadia Urbinati

La città democratica antica era come una cipolla: con strati di libertà, di subordinazione e di servitù. Sopra stavano i cittadini maschi autoctoni e sovrani. Poi venivano le donne autoctone assoggettate al governo patriarcale degli uomini. Sotto erano i semi-visibili (gli immigrati liberi, lavoratori e commercianti). Sotto ancora, gli invisibili, gli schiavi (catturati nelle guerre o comprati). La libertà era dei liberi e implicava una pletora di dominio di chi libero non era. Riposava su un dualismo radicale per cui il libero era nominato in negativo, come non servo.
Il servo marcava i confini di quell’antica libertà, che non si applicava all’universalità degli esseri umani semplicemente, senza aggettivi e appartenenze etniche.
La civiltà democratica che noi celebriamo, spesso con fastidioso orgoglio e nella quale ci identifichiamo per varie ragioni, laiche e religiose, riposa su una concezione universale del diritto primario che fa dell’uguaglianza una semplice relazione giuridica e politica. Le nostre democrazie, innestate sulla sovranità e i confini degli Stati galleggiano su questo mare universalista, che è ad un tempo il loro alimento e il loro limite. Non si da una definizione legittima del diritto umano come diritto che appartiene ad un gruppo di uguali per ragioni di cultura e appartenenza nazionale. Questa è la premessa della nostra civiltà del diritto che nei secoli ha reinterpretato la politica, la vita privata e pubblica, la cultura e l’etica.
Questa civiltà del diritto è messa a repentaglio ogni volta che una società vive e accetta di vivere del servizio di invisibili. Lo si vede nell’Italia del Covid19. I cittadini (soprattutto quelli che possono) stanno protetti in casa : #iorestoacasa. Ma per farlo hanno bisogno di molti servizi. Oggi hanno quindi la possibilità di capire quanto sia perniciosa la politica dell’immigrazione clandestina sulla quale i governi, soprattutto quello precedente, hanno mietuto consensi. Lo ha spiegato ieri Tito Boeri su questo giornale: senza far emergere gli illegali e i clandestini, senza dare loro la regolarizzazione che gli consente di lavorare in sicurezza in agricoltura , chi sta in casa non sta sicuro, il virus “si è diffuso nella case occupate e poi nei centri di accoglienza. Accorpati dal decreto Salvini, facilitano il contagio”.
Scopriamo con questa pandemia che la cultura dei diritti non è solo un bel fiore all’occhiello di un Occidente, pretestuoso e spesso imperiale. La cultura dei diritti, l’inclusione universale che implica, è anche “utile”.
L’utilità dell’inclusione dei lavoratori clandestini nella rete dei diritti di trattamento e di sicurezza sociale; l’utilità di avviare una sanatoria che equipari tutti i residenti ai cittadini, e renda i clandestini legali: questa è la condizione affinché chi sta in casa per ripararsi al virus possa approvvigionarsi di prodotti agricoli e sentirsi sicuro. Il paradosso delle ideologia nazional-populiste che dicono di escludere dal godimento dei diritti gli “altri” per meglio garantire “noi” è di gettare le condizioni per rendere vana la sicurezza del diritto a tutti. La rivolta contro la cultura dei diritti è indicativa di una visione etnocentrica illiberale che si dimostra controproducente proprio per coloro che sono dichiarati privilegiati. I diritti sono convenienti, non solo giusti.
Una comunità a buccia di cipolla che sovrappone i visibili nel diritto ai semivisibili residenti regolari senza cittadinanza, e agli invisibili, questa società stratificata ineguale è tremendamente ingiusta e anche pericolosa. “Prima gli italiani” è uno slogan poco perspicace perché il coronavirus rende i non liberi e gli invisibili un rischio incalcolabile.

https://rep.repubblica.it/pwa/commento/2020/04/17/news/coronavirus_la_pandemia_e_gli_invisibili_delle_citta_la_convenienza_dei_diritti-254318565/

 

26 Aprile 2020Permalink

3 aprile 2020 – Portiamo il cibo a tavola, ma abbiamo fame

Coronavirus, l’appello dei braccianti “invisibili” agli italiani:
Portiamo il cibo a tavola, ma abbiamo fame”
Non può fermarsi la filiera alimentare, proprio come il sistema sanitario. Neppure in tempi di coronavirus. Ma c’è un dramma che si sta consumando nelle nostre campagne, una crisi che l’epidemia rischia di peggiorare. Complice anche la piaga del caporalato. Con le restrizioni imposte dall’emergenza, molti lavoratori – spesso stranieri – sono rimasti senza lavoro. E ora chiedono aiuto. Con un appello alla generosità degli italiani. Chiedono di ricevere aiuti attraverso la piattaforma per donazioni gratuite GoFundMe.
E scrivono un testo – dal titolo “Portiamo il cibo a tavola ma abbiamo fame” – per descrivere la loro condizione.

“Siamo Paola, Abdul, Michele, Mamy, Patrizia e tanti altri braccianti invisibili, zappatori dimenticati e raccoglitori derelitti della frutta e della verdura che trovate sulle vostre tavole”, scrivono. “Il nostro sudore è uno degli ingredienti della vostra dieta giornaliera. Ogni mattina ci alziamo all’alba, ci spacchiamo la schiena nei campi per tutto il giorno e torniamo la notte a dormire nei nostri tuguri, nelle nostre baracche e nei casolari fatiscenti.
Oggi, abbiamo bisogno di voi e della vostra generosità. Siamo degli esseri umani, con uno stomaco quasi sempre vuoto, e non solo braccia da sfruttare”. E quindi chiedono una donazione “per portare cibo e diritti sulle nostre tavole”. E spiegano: “Ci dicono, giustamente e con ragione, di stare chiusi in casa per sconfiggere questo nemico invisibile. Ma se noi non usciamo non faremo mangiare tante persone tra cui i medici e infermieri in trincea. Lavoriamo senza guanti, senza mascherine e senza distanziamento. Per molti di noi non ci sono sussidi, congedi o cassa integrazione”.

Negli ultimi giorni, la Flai Cgil, Terra e Slow Food hanno chiesto di regolarizzare i braccianti stranieri per proteggerli dal caporalato e dal coronavirus. Un dramma su cui anche il governo sta riflettendo.

https://www.repubblica.it/politica/2020/04/03/news/coronavirus_agricoltura_braccianti-253065050/?ref=RHPPTP-BH-I253053124-C8-P1-S2.4-T1

3 Aprile 2020Permalink

2 marzo 2020 – A proposito di covid 19 (alias corona virus)

Cerco informazioni su ciò che si può fare e non fare in Friuli Venezia Giulia e mi imbatto nel sito della protezione civile che propone un interessante commento all’ordinanza del 24 febbraio, firmata dal ministro della salute e dal governatore della regione.        [link in calce]
Il commento, evidentemente per dare più incisività alla lettura, è strutturato in forma di intervista e contiene una domanda e risposta interessanti, capaci di offrire chiarezza all’uso del linguaggio anche se quel linguaggio appartiene al ‘governatore’ della regione, assicurato nei media nell’esprimere la sua opinione per il ruolo che è suo anche ordinanza a prescindere.

Il passaggio dell’intervista che ho richiamato sopra non fa rifermento al governatore ma pone un problema per me di grande interesse.

«Domanda: Le attività economiche, agricole, produttive commerciali e di servizio rientrano nell’ordinanza per il contenimento e prevenzione di COVID-19?
Risposta: Le attività economiche, agricole, produttive commerciali e di servizio non rientrano nell’ordinanza per il contenimento e prevenzione di COVID-19, ivi compresi i pubblici esercizi e le mense. »

Le parole chiave per proseguire «non rientrano nell’ordinanza».

Quindi ciò che non rientra nell’ordinanza non ha significato né persuasivo né, tantomeno, prescrittivo.

Invece.
Il 29 febbraio ho ricordato nel mio blog alcune parole del presidente Fedriga, come diffuse dai sistemi di informazione.  Trascrivo di nuovo:                                                                  [collegamento in calce]

Udine, 24 feb. -«I migranti irregolari che venissero rintracciati sul territorio del Friuli Venezia Giulia verranno messi in quarantena in via precauzionale come richiesto dalla Regione Friuli Venezia Giulia».
Lo ha dichiarato il governatore Massimiliano Fedriga a margine di un incontro con i sindaci della Regione a Udine. Questa richiesta « ha ricevuto l’ok dal Governo» ha aggiunto il presidente del FVG.
Ho cercato l’evocato ok del governo e non l’ho trovato.

Mi sono chiesta allora la congruità nell’uso della parola ‘irregolari’ che non sono solidi geometrici mal costruiti ma esseri umani.
La parola ‘irregolari’ nell’ordinanza non c’è .
Indica una definizione burocratica appiccicata a categoria che quella definizione crea e che si annida in un modulo.
Non è nemmeno il timbro di un codice sul corpo, già noto nell’Europa del secolo breve, un riferimento visibile che i migranti irregolari si portino addosso come la campanella che nel Medio Evo suonava dal collo dei lebbrosi che, cacciati dalla città perché portatori di contagio, non dovevano essere avvicinati.
E’ una parola che il mio blog ha tante volte citato a proposito dei genitori dissuasi dalla paura indotta da quella parola a registrare la dichiarazione di nascita in Italia di un loro figlio, immeritevole del certificato di nascita, per essere appunto figlio di una persona ‘irregolare’.

Il governatore del FVG ha una visione olistica del problema

E in nome di questa visione il Presidente Fedriga si è impegnato, con l’appoggio di tutta la maggioranza che lo sostiene, a chiudere alla diffusione di un testo che, se noto, avrebbe potuto richiamare concetti precisi, il loro uso, il rischio della contrapposizione che si faccia ‘parola d’odio’, veicolata dal lessico più consueto e non per questo meno efficace.
In quadro culturalmente devastato dalla forza ammorbante del pregiudizio l’odio trova il terreno per diffondersi – e diventare se possibile operativo – anche nella banalità della vita di tutti i giorni.

Chi ha paura di una signora quasi novantenne, pur se senatrice a vita?
Ecco il documento che aveva impaurito il Presidente governatore e la sua maggioranza.
Il documento, sotto forma di mozione, era stato presentato dal consigliere regionale Furio Honsell il 19 febbraio dello scorso anno per essere respinto nella seduta N° 83 del 26 giugno scorso.

Mozione 55 Sulla necessità di completare l’iter e approvare al più presto il Ddl nazionale S. 362

VISTO il Disegno di legge nazionale S. 362 “Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”, presentato in data 14 maggio 2018;
APPURATO che il suddetto disegno di legge non ha ancora iniziato l’esame presso la prima Commissione permanente a cui è stato assegnato in data 26 giugno 2018;
RAVVISATO che recentemente l’ODIHR (Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti dell’uomo), istituito dall’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), ente che si occupa di censire gli hate crimes in diversi Paesi del mondo, ha aggiornato i dati relativi al censimento dei crimini d’odio, intolleranza o razzismo, perpetrati in Italia nel 2017, rilevando che i crimini sono aumentati di circa il 30% rispetto al 2016 e quasi del 60% rispetto al 2013;
CONSIDERATO che i suddetti dati, su stessa specificazione dell’ODIHR, potrebbero rappresentare una stima a ribasso in quanto basata su crimini riconosciuti come tali dallo Stato italiano, il quale riconosce quali crimini d’odio i reati previsti dalla legge Mancino del 1993, che però si limita a punire l’odio razziale;
RILEVATO che il Codice Penale italiano non prevede una definizione di “crimine d’odio” e di conseguenza una legislazione specifica dedicata ai crimini d’odio verso altre categorie a rischio come ad esempio persone con disabilità, LGBTQ o appartenenti a minoranze, quale che sia la connotazione;
ATTESO che numerosi sono i casi di cronaca che testimoniano crimini d’odio perpetrati anche nel territorio regionale;
Tutto ciò premesso
impegna la Giunta regionale
1. ad attivarsi con le Presidenze di Camera e Senato e con la Presidenza del Consiglio affinché si inizi al più presto l’esame del Disegno di Legge citato al fine di velocizzare e rendere il più possibile condiviso il testo della legge e l’iter di approvazione;
2. ad attivare politiche di sensibilizzazione e promozione sul territorio regionale anticipando in tal modo i contenuti e il senso della proposta legislativa della senatrice Segre, con la finalità di ribadire e rafforzare la tradizione di civiltà e apertura della nostra comunità regionale

Link:
https://www.protezionecivile.fvg.it/it/la-protezione-civile/eventi/ordinanza-coronavirus-e-criteri-interpretativi

Collegamento a diariealtro del 29 febbraio:
http://diariealtro.it/?p=7138

 

2 Marzo 2020Permalink

29 febbraio 2020 – L’irregolarità burocraticamente definita non è un virus.

Ho scritto questa pagina, l’ho ribaltata, poi volevo lasciar perdere. Poi ho sentito otto e mezzo ed è emerso confuso il problema dell’informazione. E poiché c’è un fatto di informazione che mi turba molto non butto via niente e provo ad andare avanti.
Sento la necessità di dire una mia considerazione con cui ritengo di aver colto (se così è) un segnale di pericolo, il pericolo – in una circostanza definita – dell’irrazionalità impaurita che può essere facilmente condotta a esiti pericolosi per una convivenza decente e sicura. E temo che spesso questa deriva non sia casuale ma voluta e imposta.
Un gruppo di persone coinvolto nella paura indotta può essere utile perché facile da dominare. Temo infatti il rischio di abusi e scorrettezze sostenute da parole usate come arma contro gruppi di persone artatamente classificate per farsene, e fare per ognuno che accetti questa scelta, un nemico da combattere.

Da una settimana una Ordinanza che ho già diffuso, firmata dal Ministro della Salute e dal Presidente della Regione FVG, impone una serie di comportamenti che mi sembra sia necessario seguire in maniera uniforme non solo come opportune misure di prevenzione ma anche per non creare confusione in un momento particolarmente inopportuno.
La settimana scorsa, ad esempio, abbiamo immediatamente sospeso uno spettacolo che doveva svolgersi lunedì 24 nella sala conviviale della comunità di San Domenico e ora attendiamo di conoscere l’eventuale revoca o modifica dell’Ordinanza per considerare il da farsi.
È evidente che l’Ordinanza non può occuparsi d’altro che dei luoghi in cui il contagio può manifestarsi, dell’identificazione di persone la cui storia recente può aver messo in situazioni a rischio di contagio e delle misure igieniche di difesa di sé e degli altri .
Credevo che questi fossero i punti focali da tenere sempre in considerazione e in questo quadro si colloca una considerazione riportata dalla stampa: « E su proposta del governatore del Fvg, il ministro degli Affari esteri Luigi Di Maio, nella riunione dei ministri degli Esteri dei Paesi confinanti in programma martedì 25 febbraio, proporrà alle autorità slovene di avviare controlli di prevenzione sui passeggeri dello scalo aeroportuale di Lubiana». Si vociferava infatti di scarsi controlli in quell’aeroporto.

Fin qui tutto bene ma la fantasia del “governatore” del FVG è andata ben oltre e ha introdotto un elemento di rischio conclamato che è difficile da collocare in un quadro logico: la categoria dei migranti irregolari che sarebbero, in quanto tali, da ridursi in quarantena, sebbene quel termine non compaia in nessun punto dell’Ordinanza.
Copio un comunicato da tgcom24 che si ripete identico, trasmesso dall’agenzia askanews.

Udine, 24 feb. -«I migranti irregolari che venissero rintracciati sul territorio del Friuli Venezia Giulia verranno messi in quarantena in via precauzionale come richiesto dalla Regione Friuli Venezia Giulia». Lo ha dichiarato il governatore Massimiliano Fedriga a margine di un incontro con i sindaci della Regione a Udine. Questa richiesta « ha ricevuto l’ok dal Governo» ha aggiunto il presidente del FVG. (link 1 e 2 in calce)

Quale il senso, quale lo scopo?
Mi viene in mente che la parola quarantena evoca il contagio o almeno il rischio dello stesso e, associata all’irregolarità del migrante, può contribuire a creare un’aura di oscura paura e la paura si affida al respingimento come fosse un elemento per sé liberatore da intrusi pericolosi..
Se mai qualcuno glielo chiederà spero che il ‘governatore’ abbia spiegazioni più ragionevoli e che si mantengano nei limiti della ordinanza almeno finché c’è.

Però già successo qualche cosa di molto serio..
La dichiarazione che ho trascritto è stata letta senza contestualizzazione alcuna. Non è stato detto che quell’affermazione non faceva parte dell’Ordinanza né sottolineato che l’irregolarità non è un fatto fisico (è ridicolo scriverlo ma nel caos dominante non si sa mai) ma una caratteristica burocratica che non appartiene alle persone e viene loro attribuita al massimo della convenzionalità.
E purtroppo il fatto di essere letta alla TV ha dato a quella notizia un connotato di autorevole certezza finale: gli immigrati sono i nuovi untori e gli irregolari lo sono in forma così vistosa da meritare una definizione propria
.
(link 1) https://www.tgcom24.mediaset.it/politica/coronavirus-fedriga-friuli-v-g-migranti-irregolari-in-quarantena_15264721-202002a.shtml
(link 2) http://www.askanews.it/cronaca/2020/02/24/coronavirus-fedriga-migranti-irregolari-in-quarantena-pn_20200224_00231/

29 Febbraio 2020Permalink

29 ottobre 2019 – Senatrice, ora diciamo basta

Pubblico un articolo di Gad Lerner , approfittando del sito “Gruppo Laico di Ricerca Associazione Culturale” . Stimo molto Gad Lerner, giornalista intelligente, competente e informato.
In questo caso apprezzo soprattutto la sua dichiarazione di voler modificare il suo distacco dalla volgarità degli ‘odiatori’ facendone denuncia perché mettersi insieme ai tanti e tante vittime di insulti è, a mio parere, solidarietà sociale.
Nel sito del Gruppo Laico al testo di Lerner segue un articolo di Piero Colaprico (“Liliana Segre, ebrea. Ti odio”, testimone di  insulti quotidiani online) la cui lettura affido al link in calce.
Purtroppo gli insulti quotidiani ci sono noti anche prima della lettura non solo propinati dai mezzi di informazione ma proclamati a voce alta dove le persone si incontrano … dai negozi, agli autobus,  ai bar.

28 ottobre 2019 | Senatrice, ora diciamo basta
Adesso basta. L’incredulità e la vergogna suscitate dagli irripetibili messaggi d’odio antisemita indirizzati senza nessuna pietà, al ritmo di duecento al giorno, contro Liliana Segre, sopravvissuta alla deportazione nel campo di sterminio di Auschwitz dove morì suo padre, per la sola colpa di essere ebreo, mi costringono a riconoscere un errore di sottovalutazione.
Per anni ho respinto le amichevoli critiche di Betti Guetta, la coordinatrice dell’Osservatorio Antisemitismo del Cdec (Centro di Documentazione Ebraica di Milano), perplessa dalla mia scelta di ignorare gli insulti razzisti che infestano quotidianamente sui social network ogni mio intervento.
Denunciarli, pensavo, avrebbe dato importanza a pochi imbecilli, per lo più anonimi. Non volevo far loro pubblicità. E non volevo attirarmi l’accusa di vittimismo. Tanto più che al giorno d’oggi l’ostilità xenofoba si accanisce con maggiore sistematicità contro altre minoranze etniche e religiose. Ma ormai è evidente che mi sbagliavo.
L’antisemitismo si conferma essere la matrice originaria e insopprimibile di un odio generalizzato. Siamo in presenza di un fenomeno certamente minoritario e però diffuso, organizzato. Che recupera gli antichi stereotipi sugli ebrei amanti del denaro, li nutre con l’avversione rivolta contro lo Stato d’Israele, ma trova il suo culmine nello scherno per le vittime della Shoah e nell’ammirazione tributata ai carnefici.
La nomina di Liliana Segre a senatrice a vita ha indispettito questi fanatici. Ma bersaglio sistematico delle loro invettive, non a caso, è anche Emanuele Fiano, figlio di Nedo, un altro sopravvissuto al lager. L’attacco alla sinagoga di Halle, in Germania, nel giorno del digiuno del Kippur (“gli ebrei sono all’origine di tutto”), e ancora mercoledì scorso l’assalto di cinquanta neonazisti in divisa a un centro culturale ebraico di Budapest, confermano che l’antisemitismo propagandato online cammina sulle gambe di un’estrema destra pronta a trasformare le minacce in azione violente.
Non illudiamoci che l’Italia ne sia immune. Gli adolescenti che si divertivano a intitolare “Shoah party” la loro chat fanno il paio con gli ultras da stadio profanatori dell’immagine di Anna Frank. Gli stessi che prima di una partita di calcio della Lazio hanno marciato per le vie di Glasgow facendo il saluto romano. E che, dalle loro curve, rivolgono in coro agli avversari il grido “ebrei!”, come se si trattasse di un insulto.
All’astro nascente della destra italiana, Giorgia Meloni, non deve essere più permesso di fare la finta tonta, quando adopera l’epiteto “usuraio” all’indirizzo di George Soros. E il partito di governo M5S non può permettersi di ospitare nelle proprie file un senatore come Giancarlo Lannutti che condivide come veritiera la citazione del falso libello antisemita sui “Protocolli dei Savi di Sion“.
Stroncare la propaganda del veleno razzista, come ha chiesto ieri il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, deve essere assunta come priorità assoluta da parte di tutte le forze politiche che finora avevano ignorato la richiesta, formulata un anno fa da Liliana Segre, con una apposita proposta di legge, di istituire una “Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo e antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza“. E non sarebbe male, nella circostanza, se il Senato della Repubblica restituisse alla sua Commissione Diritti Umani la preziosa funzione che svolgeva nella scorsa legislatura.
Spiace che per ottenere questo minimo risultato sia stata necessaria la denuncia del Cdec pubblicata ieri su Repubblica da Piero Colaprico. Non avremmo mai voluto leggere quell’immondezzaio di contumelie rivolte a una donna che porta tatuato sull’avambraccio il numero 75190 e che da anni, ben prima di onorare con la sua presenza le nostre istituzioni, svolge opera di testimonianza nelle scuole italiane.
Adesso basta. Basta anche con chi sfregia la memoria definendo un “derby” tra fascisti e comunisti la Resistenza, come se la storia non avesse più nulla da insegnarci. È venuto il momento di far seguire allo sdegno i fatti.
Gad Lerner Repubblica 27/10/2019

http://www.gruppolaico.it/2019/10/28/senatrice-ora-diciamo-basta/

29 Ottobre 2019Permalink

9 ottobre 2019 – Ho ricevuto e ricopiato. Ora trasmetto

Carissime amiche e cari amici del GrIS Fvg

oggi giornata mondiale del migrante ci sembra opportuno inviarvi link e informazioni dal rapporto-caritas-migrantes e una sintetica anteprima del DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE IDOS 2019, strumenti utili per contrastare disinformazioni e stereotipi purtroppo ancora largamente diffusi contro i quali è utile far conoscere risposte documentate.

Qui sotto i links in questione e il comunicato della IDOS.

Un carissimo mandi a ducj
claudia e guglielmo

https://www.agensir.it/italia/2019/09/27/rapporto-caritas-migrantes-sono-5-milioni-e-200mila-gli-stranieri-in-italia-una-presenza-ombra-in-generale-diminuzione/

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/i-migranti-arrivano-con-i-visti

…… E ANCHE…. ANTEPRIMA DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE IDOS 2019

Con i suoi 5,2 milioni di stranieri residenti, pari all’8,7% della popolazione complessiva, di cui 3,7 milioni costituiti da cittadini non-Ue regolarmente soggiornanti, l’Italia resta uno dei principali paesi Ue di immigrazione (dopo Germania e Regno Unito e in linea con Francia e Spagna).
A dispetto di una quarantennale retorica dell’invasione, il numero degli stranieri regolari resta sostanzialmente stabile nel paese:

• sia per il blocco – dal 2011 – dei canali di ingresso regolari per lavoratori non comunitari che intendano inserirsi stabilmente in Italia (nonostante il lavoro resti il principale motivo delle migrazioni economiche a livello globale);

• sia per i discutibili e onerosi accordi con la Libia siglati nel 2017 non solo con entrambi i governi in conflitto, ma anche direttamente con i clan che controllano il traffico e la tratta dei migranti. L’esito è stato, nel 2018, il crollo a poco più di 26.000 delle persone sbarcate in Italia (-80,4% rispetto alle oltre 119.000 del 2017), poi ridottesi ulteriormente ad appena 6.700 nei primi 9 mesi del 2019; una riduzione ottenuta al costo salatissimo di centinaia di morti e dispersi in mare (nel Mediterraneo centrale l’Oim ne stima oltre 2.800 nel 2017, per un rapporto di 1 morto/disperso ogni 50 che hanno tentato la traversata, e oltre 1.300 nel 2018, quando il medesimo rapporto è salito a 1 ogni 35) e migliaia intercettati e riportati dalla Guardia costiera libica nei campi di detenzione da cui erano fuggiti, per subirvi ancora violenze, stupri e torture tra le più feroci, come ormai documentato da numerosi organismi internazionali e dalla stesse Nazioni Unite;

• sia per il trasferimento all’estero di un numero sempre più cospicuo di stranieri già regolarmente presenti (40.000 cancellazioni anagrafiche nel 2018, ma il numero effettivo è senz’altro più elevato), soprattutto giovani e altamente qualificati, i quali, al pari di tanti italiani (116.000 cancellati, ma Idos ne stima circa 290.000 effettivi), non trovano più nel paese condizioni (e ambiente) di inserimento favorevoli per una loro permanenza e si spostano in altri paesi, lasciando un’Italia sempre più anziana e meno produttiva e competitiva sul piano internazionale.
“In un mondo in cui le sperequazioni tra ricchi e poveri, i conflitti, le dittature, le carestie e i mutamenti climatici spingono sempre più persone a migrare, al punto che attualmente sono arrivati a 272 milioni i migranti nel mondo, di cui 24 milioni rifugiati e richiedenti asilo, è sempre più fondamentale – afferma Luca Di Sciullo, presidente del Centro Studi e Ricerche Idos – che le dinamiche migratorie che interessano i contesti nazionali, come quello italiano, vengano inquadrate e lette, nelle loro caratteristiche strutturali, alla luce del più ampio contesto europeo e globale, all’interno del quale vanno elaborate e discusse anche tutte le possibili soluzioni”.

https://www.dossierimmigrazione.it/no-mans-land-osservatorio-sulla-rotta-balcanica/
Gruppo Immigrazione Salute Friuli Venezia Giulia Gr.I.S. Fvg
S.I.M.M. Società Italiana di Medicina delle Migrazioni
LA SALUTE COME BENE COMUNE LA SALÛT E JE’ DI DUCJ
ZDRAVJE JE ZA VSIH GESUNDHEIT IST FUER ALLE ZDRAVLJE SVIMA
GOOD HEALTH FOR ALL LA SANTÉ POUR TOUS LA SALUD ES PARA TOD

9 Ottobre 2019Permalink

3 ottobre 2019 – Un nuovo linguaggio per salvare i bambini fantasma?

Cari amici
l’altro ieri – 1 ottobre 2019 – il Consiglio Regionale del FVG ha approvato all’unanimità , modificandola senza stravolgerla, la mozione 92 presentata lo scorso 11 giugno dal consigliere Furio Honsell.
Mi viene comunicato che da domani (04/10) sarà pubblicata nel sito internet del consiglio regionale.
Comunque allego  i due testi della mozione originaria e di quella modificata incolonnati in tabella così che sia possibile ad ognuno verificare le modifiche proposte come tagli e – sottolineo – confrontare i due dispositivi finali –certamente ‘più debole’ quello della versione modificata di quanto non fosse nella proposta 92 originaria.              tabella mozioni_92
Così recita:
Il Consiglio regionale “impegna la Giunta regionale a dare evidenza alla circolare interpretativa 19/2009 del Ministero dell’Interno al fine di assicurare un’integrale esistenza giuridica di ogni soggetto nato nel territorio”.   

E’ però la risposta, assicurata dalla ineccepibile serie di dispositivi in premessa nelle due mozioni, finalmente riferibile alla raccomandazione del Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1):
«Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi».

E il rapporto – che tante volte ho per anni, finora inutilmente, citato – non manca di sottolineare ciò che ora emerge nella mozione. Infatti contestualmente alla legge era stata emanata la circolare n. 19 del 7 agosto 2009 del Ministero dell’Interno (Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali) che afferma:
« Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto».
E non basta perché quanto sapranno fare i Sindaci ora trova la sua garanzia nelle affermazioni del Ministro dell’Interno che si possono leggere nelle tre fotografie che allego: una interrogazione dell’on. Federico Fornaro cui il Ministro dell’interno ha risposto con un linguaggio nuovo rispetto al passato che quantomeno si fa garanzia della certezza della circolare 19.
Certamente, come ha dichiarato anche il consigliere Honsell, attendiamo la modifica della legge 94 ma lo facciamo in un clima di sicurezza e rispetto che da tempo non conoscevamo.
Contando sull’impegno dei sindaci a garantire il rispetto della circolare 19 e a pubblicizzarne il contenuto, primo antidoto alla paura indotta da chi dieci anni fa ha voluto umiliare i nuovi nati in Italia a spie dell’irregolarità dei genitori, vi saluto con qualche nuova non infondata speranza.
augusta

Allegati
La tabella con le due mozioni si apre in calce al paragrafo cui fa riferimento
I testi della interrogazione Fornaro e della risposta ministeriale sono qui di seguito
Ritengo molto importante  la coincidenza dell’interrogazione dell’on. Fornaro con la mozione Honsell approvata a Trieste.
Sembra riproporsi un principio di civiltà negato nel 2009 a proposito della garanzia del certificato di nascita a tutti coloro che nascono in Italia.
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3 Ottobre 2019Permalink