20 marzo 2010 – Quando le infamie si incontrano … non si sommano, si moltiplicano.

Guazzando nell’Italia padana.
Anche in Friuli Venezia Giulia la Lega Nord ricatta la maggioranza negando il suo voto al piano sanitario se non saranno chiusi gli ambulatori STP (Stranieri Temporaneamente Presenti). Leggo su un periodico locale (Il Nuovo Friuli 18 marzo) che “Non sono “ambulatori per clandestini”, offrono un servizio sanitario a tutte le persone che sono escluse dal Servizio sanitario nazionale: gli immigrati che per qualsiasi ragione sono,anche solo temporaneamente, non in regola, ma anche i richiedenti asilo, i cittadini italiani senza fissa dimora e gli emigranti friulani o giuliani iscritti all’AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all’estero)”.
E’ questione di cui mi occupo da più di un anno, da quando il pacchetto sicurezza era ancora in discussione. Erano i mesi in cui parte del personale sanitario si impegnava – con finale successo – per la salvezza del segreto sanitario. La prima stesura della norma li avrebbe obbligati a denunciare chi si fosse presentato ai pubblici servizi privo di permesso di soggiorno (era un punto essenziale nella prevista persecuzione in nome del ‘reato di clandestinità).
Non si mossero invece i sindaci per cui la proposta di esibizione del permesso di soggiorno, chiesto anche agli immigrati irregolari (e non esibibile per ‘contraddizion che nol consente’ – Dante, Inferno, XXVII, 118-120), avrebbe dovuto creare un disagio profondo. L’applicazione infatti della lettera g) del comma 22 dell’articolo 1 della legge n. 94/2009 .(Disposizioni in materia di sicurezza pubblica) sottraeva ai sindaci un compito fondamentale loro spettante: la registrazione di chi nasce nel loro comune (che non significa l’attribuzione della cittadinanza italiana, come molti credono). Dato il disinteresse delle più rispettate associazioni locali per la questione cercai di avvicinare anche personalmente alcuni sindaci e assessori comunali: risultato zero.
Non dimentichiamo che anche agli immigrati senza permesso di soggiorno spettano “le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva”-e ”Sono, in particolare, garantiti: … la tutela sociale della gravidanza e della maternità, … la tutela della salute del minore (secondo quanto prevedono norme internazionali ratificate dall’Italia), … le vaccinazioni secondo la normativa e nell’ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni, …gli interventi di profilassi internazionale, …la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive ed eventuale bonifica dei relativi focolai”.
Per garantire questi interventi dovuti gli ambulatori STP svolgono, con personale volontario, le funzioni altrimenti attribuite al medico di famiglia.

Le paure dell’on. Fini.
A fronte del ‘pacchetto sicurezza’ uno dei timori di molti (ivi compreso il Presidente della Camera) era quello della mancata scolarizzazione dei figli di chi, non potendo esibire il permesso di soggiorno … (ma questo lo sappiamo). Così propose – e ottenne- che l’iscrizione alle scuole dell’obbligo non comportasse tale esibizione (lettera g, comma 22, art. 1 legge94/2009).
Non si accorse (non sapeva? non voleva?) che le esperienze formative non iniziano con la prima elementare ma con il nido e la scuola per l’infanzia.
Se ne accorsero naturalmente i solerti sindaci leghisti che – dopo le infamie natalizie di Coccaglio e quelle di poco successive di San Martino dall’argine (chi non ne avesse memoria può leggere il mio testo del 26 novembre – Sindaci d’Italia, fra inerzia e Ku Klux Klan) si sono fatti sentire a Goito (Mantova) dove la maggioranza del consiglio comunale ha “approvato un regolamento che impone nella scuola per l’infanzia, come condizione per iscrivere il figlio all’asilo, l’accettazione di una sorta di preambolo religioso: la provenienza da una famiglia cattolica o cristiana, escludendo di fatto molte famiglie di immigrati di diverso orientamento religioso” e –aggiungo io a quanto ha scritto la Gazzetta di Mantova- atei e agnostici.

Quando la realtà è peggiore dell’immaginazione.
Pensavo che il peggio sarebbe accaduto quando fossero cresciuti i bimbi apolidi – come governo vuole e sindaci compiacenti assicurano.
E invece il peggio é già in atto.
Alcuni di noi immaginavano che, oltre alle difficoltà nell’iscrizione alla scuola, nell’accesso alle cure … uno dei rischi per questi bimbi fantasma fosse quello di essere maggiormente esposti alla violenza dei pedofili.
Ora sappiamo che costoro abbondano anche nella chiesa cattolica, impossibilitata ormai a giovarsi della cultura tradizionale che finora era riuscita a mettere la sordina alla questione. La vicenda finanziaria della diocesi di Boston ha scoperchiato il vaso di Pandora e la possibilità di coprire i criminali al momento sembra meno sicura.
Però ancora non leggo, nemmeno da parte della massima autorità della chiesa cattolica, una dichiarazione chiara in merito a un crimine che spetta ai tribunali (civili non ecclesiastici) giudicare e sanzionare.
La catena che salda omissioni e compiacenti complicità in Italia é evidente.
Pur essendo la pedofilia un reato, le leggi votate dal parlamento, il disprezzo dei sindaci per il loro ruolo, il disinteresse dimostrato dai sordidi silenzi della politica (ma bambini e puerpere non vanno in piazza, quindi non creano né consenso né dissenso e perciò non interessano) trovano il loro autorevole riscontro nelle ambiguità papali.
Che dire?

Aggiungo un link all’intervento dell’avv. Nazarena Zorzella (asgi) che merita una attenta lettura.

marzo 20, 2010Permalink

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