26 gennaio 2010 – Puglia infedele e bazzecole.

Ho pensato a lungo prima di riprendere questo diario: avrei voluto lasciar perdere e nello stesso tempo non riuscivo a vincere la determinazione a continuare. La fine dell’anno e un periodo di forzata clausura mi hanno consentito di guardarmi alle spalle e alle spalle non c’era solo la mia memoria a ricostruire ciò che (mi) era accaduto ma lui … il sito con quello che avevo scritto, testimonianza di speranze e di un seguito di fallimenti.

So, me lo dico continuamente, che scrivo per me, in un luogo che ho creato per dire … e forse ‘dire’ è tutto quello che mi resta. Così continuo.
Non spedirò più i miei messaggi a una lista di persone che, ne sono certa, non desiderano il dialogo, che invece io desidero tanto ma non posso imporre.
Se qualcuno vuol dialogare prema la scritta webmaster in fondo alla pagina: compare lo spazio della corrispondenza e io pubblico e rispondo.

Puglia infedele.
Da un po’ di tempo vanno di moda i cattolici, se e solo se ridotti a spettri che si aggirano per l’Italia, oggetti ambiti di un desiderio diffuso di moderazione e soggezione a chi si ritiene portatore di buon senso condito da tradizioni.
Identificati, con quella disinvoltura che viene dall’ignoranza, come indifferenziati cristiani, sono così pervicacemente posti in primo piano che nascondono ogni altra confessione per occupare persino i sogni del presidente dei vescovi italiani, card. Angelo Bagnasco.
Aprendo a Roma i lavori del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana, si è augurato che “una generazione nuova di italiani e di cattolici, pur nel travaglio della cultura odierna e attrezzandosi a stare sensatamente dentro ad essa, sentono la cosa pubblica come importante e alta, in quanto capace di segnare il destino di tutti”.
E’ già accaduto quando, negli anni ’70, un mondo cattolico, ricco delle sue consapevoli differenze, nutrito dal dibattito che il Concilio Vaticano II aveva suscitato e che oggi sembra spento, aveva saputo ragionare sul bene comune e agire di conseguenza.
Era l’esatto contrario di coloro che nel 2005 si prostrarono al craxiano invito del card. Ruini di non votare al referendum sulla fecondazione assistita.
Così ‘quei’ cattolici (non ‘i’ cattolici) legittimano vacui chiacchieroni che li vogliono tutti compattamente schierati (e perciò manovrabili) in un grigio gregge uniforme che riesce ad essere persino la caricatura della ‘balena bianca’ di democristiana memoria.
Ma le primarie di Puglia scombinano un po’ le carte.
Vendola ha vinto all’interno della sinistra. Sono i suoi sostenitori tutti atei o di confessione diversa dal cattolicesimo? O sono semplicemente persone che, pur di confessione cattolica, fanno – in scienza e coscienza- quello che in politica credono più opportuno senza ridursi agli irresponsabili spettri, immaginati e tanto desiderati?
Vorrei sostenere con convincimento questa ipotesi ma ogni convincimento ormai sfuma nel dubbio: la nebbia che oscura la realtà si dirada solo a momenti: staremo a vedere.

Bazzecole.
Veramente per me sono questioni centrali ma mi ci ritrovo sempre più sola.
E’ un anno che me ne occupo e continuo.
Mi riferisco alla registrazione anagrafica dei minori, figli di immigrati irregolari.
Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 823 del 19 gennaio – si può leggere qui) offre argomenti molto interessanti all’analisi del rapporto figli-genitori, sottratto alle melensaggini del cattivo-buon senso comune e ai decisionismi razzisti, finalmente collocato entro gli indirizzi dei documenti internazionali che considerano il bambino soggetto di diritti e non grazioso strumento costruito per la gioia di chi gli sta attorno.
Ecco la notizia, come è stata data dall’Ansa e ampiamente ignorata dai nostri mezzi di informazione.

ROMA – La Cassazione dice ‘no’ ai giudici che negano agli immigrati irregolari presenti in Italia, genitori di figli minori, l’autorizzazione a prolungare la loro permanenza nel nostro paese per stare a fianco ai bambini.
In particolare la Suprema Corte ha accolto il ricorso di un immigrato irregolare africano, padre di due bambini, al quale la Procura del tribunale per i minorenni di Milano aveva revocato l’autorizzazione temporanea a prolungare di due anni la sua permanenza in Italia per restare stare accanto ai figli. Per la Cassazione non c’é dubbio che “per un minore, specie se in tenerissima età, subire l’allontanamento di un genitore, con conseguente impossibilità di avere rapporti con lui e di poterlo anche soltanto vedere, costituisca un sicuro danno che può porre in serio pericolo uno sviluppo psicofisico armonico e compiuto”.
La Cassazione sottolinea inoltre che concedendo agli immigrati irregolari, genitori di minori, una simile autorizzazione, non si corre il rischio che ”l’interesse del minore, alla crescita armonica, venga strumentalizzato al solo fine di legittimare la presenza di soggetti privi dei requisiti dovuti per la permanenza in Italia”. In proposito – con la sentenza 823 della Prima Sezione Civile – la Cassazione rileva che l’articolo 31 del testo unico sull’immigrazione ”riconosce allo straniero adulto la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno, necessariamente temporaneo o non convertibile in permesso per motivi di lavoro”.
Cosi’ i supremi giudici hanno accolto il ricorso di Chaouch N. autorizzandolo ”a permanere in Italia per due anni per assistere i figli minori” come aveva gia’ stabilito in primo grado il Tribunale dei minorenni di Milano. A supporto della sua decisione la Cassazione ricorda che la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, approvata a Nizza il 7 dicembre del 2000, tutela, tra l’altro, la vita familiare e in particolare il rapporto genitori-figli.
Infine i magistrati di legittimità rilevano che i permessi di permanenza temporanea hanno l’obiettivo di assicurare ”una incisiva protezione del diritto del minore alla famiglia e a mantenere rapporti continuativi con entrambi i genitori”. Nella sentenza non e’ specificato se il genitore in questione fosse presente irregolarmente in Italia fin dal momento del suo ingresso nel nostro paese o se avesse un permesso di soggiorno scaduto. Non e’ inoltre specificato se i suoi figli avessero anche una madre in grado di occuparsi di loro, elemento peraltro ininfluente dal momento che la Cassazione afferma il diritto dei minori ad avere rapporti stabili con entrambe le figure genitoriali.

Non basta il ricorso all’autorità giudiziaria: il problema deve tornare alla politica.
Ma ne è all’altezza? E soprattutto come può essere orientata da un’opinione pubblica se non corrotta, inconsapevole e diffusamente irresponsabile?
E’ un tema su cui so che tornerò.
Per ora segnalo il commento (datato 23 gennaio) della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni che si può leggere da qui.

Una segnalazione.
Si parla tanto della salute dei migranti, per farne un pericolo e nello stesso tempo per negar loro le cure anche essenziali. Aiuta ad uscire da pressappochismo e pregiudizi un interessante documento del NAGA (Associazione Volontaria di Assistenza Socio-Sanitaria e per i Diritti di Stranieri e Nomadi), di cui pure propongo il link

26 Gennaio 2010Permalink