18 maggio 2012 – Ma non si rendono conto di esagerare?

Avevo trovato un bel documento che mi sembrava giusto far conoscere e lo pubblicherò, ma non ora, perché c’è una notizia che per me diventa un segnale di degrado insopportabile. Insopportabile nella società politica e civile (o meglio impolitica e incivile).
Ho sentito che la camera dei deputati o il senato (non ricordo chi, ma è irrilevante) oggi ha trascorso tre ore a esternare scandalizzati sentimenti (o moderati sentimenti … guai a dimenticare il grigiore moderato!) in merito alla supposta imposizione di una tassa sugli animali domestici.
Preciso subito che non ho nulla contro gli animali domestici, ritengo che verso di loro sia doveroso un atteggiamento di rispetto come verso ogni vivente, che la prospettiva antropocentrica che caratterizza molta della nostra cultura sia da ridiscutere senza moderazioni e senza fanatismi. Ritengo molto positivo che ci siano persone che nella compagnia con un animale possano trovare gioia o almeno conforto nella solitudine che non hanno saputo superare altrimenti.
Poi mi chiedo il perché di tanta agitazione, parlamentare o senatoriale che sia, finita con la dichiarazione del sottosegretario che aveva dichiarato la possibilità della tassa, dichiarazione definita poi (opportunisticamente, penso) una battuta.
E qui mi spavento.
Una classe politica attenta solo alla quantità del consenso che riesce a suscitare, imbottita dai sondaggi su ogni cosa (mi chiedo cosa farebbero se un sondaggio dimostrasse che la maggioranza degli italiani ama smodatamente le pantegane o le zanzare. Proporrebbero l’eliminazione delle trappole e dei prodotti che tutelano il nostro sonno?), oggi agitata (ma non credo per il rischio di abbandono di qualche animale o di sofferenza di chi al gatto o cane domestico si accompagna ma non potrebbe sostenere la relativa tassa) non ha mai voluto dir nulla sulla questione della registrazione anagrafica dei figli di sans papier.
Me ne occupo e ne scrivo da tre anni, ma ci torno sopra.
Che un padre non possa dire, con onore e con gioia, ‘questo è mio figlio’,  se non affrontando il rischio di espulsione, non ha emozionato nessuno, impolitico o incivile che sia.
A mio parere che a un neonato possa essere negata la registrazione per ragioni di appartenenza etnica è razzismo.
Concludo: le emozioni umanitarie degli italiani si fermano ai quadrupedi, quando arrivano ai bipedi distinguono a norma di razza.
E i parlamentari lo sanno e si allineano, infischiandosi – tutti insieme – della Costituzione.
Posso dirmi disgustata e sgomenta insieme?

18 Maggio 2012Permalink