11 luglio 2012 – Il Cammino di Santiago 8

                               

3 giugno, terzo giorno (c) da Roncisvalle (Orreaga) a Pamplona (Iruña).

Siamo partiti dal territorio del regno di Aragona, percorrendo a ritroso la via Argonese per raggiungere il valico di Somport (1660 m. circa) da cui entravano in Spagna i pellegrini del Nord, rientriamo in Spagna via Roncisvalle (altezza 1000 m. circa), incontrando il cammino della Navarra – percorso soprattutto da pellegrini francesi -ed anche la leggenda che si è intrecciata con le motivazioni religiose del pellegrinaggio.

Nel 776 Carlo Magno aveva tentato di estendere il suo potere nella penisola iberica, trovandosi fatalmente a contrastare (e ad esserne contrastato) l’espansione dei territori mussulmani.
L’impresa si concluse male (battaglia di Roncisvalle – 15 agosto 778) e i cavalieri franchi furono battuti non dai saraceni ma da montanari baschi cristiani (ariani, d’obbedienza romana o cattolici che dir si voglia, misti? Non so) ostili alla presenza di un esercito straniero nelle loro terre.
A Roncisvalle una chiesetta testimonia l’intreccio fra religiosità e racconti che si pretenderebbero storici e appartengono invece ai modi della propaganda..

La leggenda appartiene al genere letterario epico delle Chanson de geste e ci è stata trasmessa con la Chanson de Roland (o Canzone di Rolando o Orlando), scritta intorno alla seconda metà dell’XI sec., che fa parte del ciclo carolingio (Mi piace ricordare che geste in questo caso si collega al significato di stirpe e non di eventi promossi da valorosi).
Ormai in piena reconquista  (la distruzione del sistema politico creato in Spagna dai mussulmani che si concluderà nel 1492) era evidentemente necessario offrirsi un passato che giustificasse tale impegno. Probabilmente nemmeno allora bastava la motivazione religiosa, ideologicamente auto giustificatrice.
Se qui si potesse scrivere di storia, oltre i brevi appigli che offro alla mia memoria, sarebbe il caso di segnalare anche le divisioni all’interno dei regni mussulmani che ne favorirono la disgregazione, nonché la presenza di sette fanatiche anche in campo mussulmano. Voglio ricordare quella dei califfi Almohadi cui si deve la cacciata dei filosofi Maimonide (Moshe ben Maimun) e Averroé (Ibn Rush) la cui citazione mi ha richiamato un bellissimo film Il destino (1997- regista Youssef Chahine).

Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,
le cortesie, l’audaci imprese io canto,
che furo al tempo che passaro i Mori
d’Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,
seguendo l’ire e i giovenil furori
d’Agramante lor re, che si diè vanto
di vendicar la morte di Troiano
sopra re Carlo imperator romano

Certamente i cavalieri potevano permettersi (se sopravvivevano agli scontri cui eventualmente avessero partecipato) soste in piacevoli castelli. Non altrettanto evidentemente i loro scudieri, servitori e quant’altri partecipassero alle battaglie come componenti del loro seguito.
Ma di questi non c’è storia a meno che non vogliamo leggerla in con una ‘scorretta’ analogia nei barconi di immigrati che oggi attraversano il Mediterraneo per il loro pellegrinaggio verso la sopravvivenza.
Dell’immagine pacifica dei dintorni dei campi di battagli abbiamo parlato in particolare con Laura Novati (accompagnatrice culturale insieme a Cardini) e ci tornerò più avanti.

Ho voluto accompagnare i versi di Ariosto (successivi al tempo cui appartiene l’evento che ha dato origine alla leggenda e anche al racconto della Chanson de geste con cui ci è stata tramandata) con una miniatura di Jean Fouquet (metà del XV secolo) che offre un’immagine idilliaca dei margini di un campo di battaglia ripresa poi anche nella poesia italiana, di cui mi limito all’incipit dell’Orlando Furioso.

Continuaprecedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno, 4 e 10 luglio

 
luglio 11, 2012Permalink

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