9 agosto 2012 – Il cammino di Santiago 14 … e non solo

7 giugno – settimo giorno (a) –San Miguel de la Escalada

Forse l’influenza del clima a 1000 m. di altezza, la bellezza del luogo e altre considerazioni di cui proverò a scrivere hanno reso questa visita fra quelle che ricordo con più interesse e gioia.
La chiesa di San Miguel de la Escalada sorse a seguito dell’insediamento di una comunità di monaci su terre loro donate dal re Alfonso III delle Asturie. Fu consacrata, nel luogo in cui sorgeva una precedente chiesa visigotica, il 20 novembre 951 dell’era ispanica. Passò poi a una comunità benedettina e subì delle trasformazioni: nel 1050 venne aggiunto il portico esterno che tanto mi è piaciuto per le evidenti assonanze con l’arte araba. Non a caso la  prima comunità di monaci veniva da Cordova.
Ancora una volta quindi è opportuno notare la continuità della storia che esaltazioni ideologiche vorrebbero di rottura: certamente la rottura ci fu … ma dobbiamo arrivare al 1492.

Mozarabi
Questa continuità ha anche un nome, mozarabi, i cristiani che vivevano nella Spagna quasi interamente islamizzata dopo la conquista araba (che in realtà ebbe a principali protagoniste le popolazioni berbere del nord Africa). Pur vivendo immersi nella cultura araba dominante, avevano mantenuto magistrati propri e libertà di esercitare il proprio culto e di parlare la propria lingua. Ci è già capitato di notare che, al di là della violenza dei momenti di guerra guerreggiata, in Spagna non si ha memoria di conversioni di massa.
Il rito liturgico mozarabico fu comunque soppresso dal concilio locale che si tenne nel monastero di Najera nel 1067 e sostituito con il rito romano (di Najera ho fatto cenno il 17 luglio).
Così pure lo stile dalla produzione artistica preromanica (IX-XI sec) nella penisola iberica prende il nome di arte mozarabica che si avvale della commistione di elementi cristiano visigoti e islamici.
All’incanto dell’esterno corrisponde anche la purezza di linee dell’interno di una chiesa che non conosce la pesantezza dei polittici di legno dorato che invadono troppo spesso secondo il mio gusto le absidi delle cattedrali.

 

 

 

 

Una curiosità cronologica
Poco sopra ho scritto ‘era ispanica’.
Un tempo la datazione aveva riferimenti molteplici e diversi che non conoscevano quella che noi oggi riteniamo (a torto) essere uniformità. Chi in Israele voglia leggere la stampa locale troverà due date: quella ‘occidentale’ e quella ebraica. Nei territori ne troverà tre, perché dovrà aggiungere la datazione islamica.
A seguito della decisione di Lenin di uniformare le date, la rivoluzione che diciamo di ottobre – secondo il calendario giuliano – è databile in novembre secondo il calendario gregoriano. A Betlemme, data l’abbondanza di patriarchi nelle terre d’oriente si festeggiano tre natali, rispettosi dei calendari occidentale, ortodosso e armeno.
Tornando alla Spagna l’era ispanica inizia nel 38 a.e.v., con la ‘pacificazione’ imposta da Augusto.
Mi piace annotare tutto questo perché il passaggio dagli assoluti alla relatività che la ragione ci impone mi entusiasma sempre.

… e non solo –  ancora streghe

Sembra che non riesca a liberarmi dalle ‘streghe’ di Logroño, ma l’ascolto della risposta che ad una delle mie tante domande in buona parte inespresse ha dato il prof Cardini (ascolto che devo all’enorme lavoro di registrazioni regalatemi da Marco T. cui sono veramente grata) mi consente alcune ulteriori considerazioni che espongo con molta attenzione e prudenza perché non posso evidentemente rivolgermi all’accompagnatore culturale del viaggio di giugno per una verifica.
Avevo tentato di sfuggire alla necessità di questa nota inserendo una piccola riga di riferimento ai contadini nei testi precedenti, ma non mi basta. E vediamo perché.
Innanzitutto i numeri. Per fortuna, dopo una digressione su calcoli ipotetici di eretici (e streghe loro assimilate) bruciati in Europa (di cui nulla avevo chiesto), il prof. Cardini è tornato allo specifico e ha parlato di circa 3000 persone fuggite da Bordeaux e arrivate a Logroño nel 1610, di cui 1800 interrogate e assolte dopo che il tribunale laico (l’eresia era reato) ne aveva sbrigativamente condannate 12.
Questo l’ho già scritto ma l’elemento interessante che rilevo nell’ampia risposta datemi è la contestualizzazione. La chiave di tutto è il periodo di crisi che colpisce l’Europa fra la seconda metà del 1300 e la prima del 1600 che determinò lo spostamento di masse significative di persone appartenenti alle classi maggiormente colpite dalla insorgente povertà, fra cui evidentemente anche i contadini. Giustamente Cardini annota che nulla vieta ai contadini di essere eretici e viceversa.
Possiamo allora dire che coloro che giunsero a Logroño nel 1610 non erano un compatto numero di eretici in cerca della libertà religiosa ma persone che fuggivano dalla povertà cui si mescolavano anche quelle che fuggivano dalle persecuzioni.
Anche se Cardini non lo afferma esplicitamente mi sembra una considerazione ragionevolmente deducibile dalle sue parole e che risponde a parecchie delle domande che mi sono posta senza saper rispondere.
Chi volesse collegarsi a quanto ho già scritto può andare a: 22 luglio  e  27 luglio

Continua – precedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno ; 4, 10, 11, 17, 22, 27 luglio; 3 e 5 agosto

agosto 9, 2012Permalink

Comments are closed.