21 novembre 2012 – Perché non voto alle primarie

Ho aperto facebook e ho trovato un messaggio a votare per uno dei candidati alle primarie. Mi ha irritato e ho scritto quello che qui riporto con il dolore di non aver trovato il modo per superare la mia impossibilità ad esprimere un voto.

Analisi delle primarie a modo mio. L’adesione a una posizione di chicchessia significa condivisione di principi che si vorrebbero veder applicati o –ed è preferibile – si cercano di applicare se si ha l’opportunità di farlo anche nelle politiche locali.
Da quattro anni faccio una prova. Ho analizzato uno dei ribaltoni legislativi operati dalla legge 94/2009 –quella che con triste ossimoro si chiama pacchetto sicurezza – ho identificato l’infamia della connessione fra possibilità di registrare alla nascita un figlio (e di riconoscerlo quindi dal padre se non è sposato con la mamma del bambino) e l’obbligo di presentare il permesso di soggiorno, trucchetto infame, sogno condiviso da lega dipendenti, per identificare persone da espellere.
Così esseri umani (ancora umani, loro) vengono messi di  fronte al dilemma: se dici ‘questo è mio figlio’ ti caccio, se non lo dici lo condanni a essere apolide.
Dopo di che persino il ministro Maroni all’epoca regnante si accorse dell’impossibilità applicare una simile norma e promosse una circolare che afferma il contrario della legge: non ti riconosco un diritto ma ti concedo un favore che posso sempre revocare: infatti le circolari per essere cancellate o modificate non hanno bisogno di passaggio parlamentare, basta il capriccio o la scelta di chi governa.
Ho pensato (ma è possibile che alla mia età si debba essere ancora così ingenui?) che ai sindaci dispiacesse vedersi sottrarre un compito che li onora: l’evidenza della popolazione che vive sul loro territorio collegata al rispetto dichiarato dei diritti dei più deboli. Risposta zero. Ho pensato che ai partiti che si dichiarano eredi di una tradizione di rispetto dei principi costituzionali interessasse modificare l’infamia. Risposta zero, anzi in qualche brandello di colloquio ho spesso registrato ignoranza e supponenza. Ho provato a rivolgermi alle organizzazioni più rispettate della società civile: risposte catalogabili fra lo zero e la sconvolgente constatazione del crollo di ogni principio di dignità di cittadinanza nell’incapacità dichiarata di essere offesi dal fatto che subiamo una norma che, discriminando i neonati per ragioni burocratiche, è di fatto razzista.
Così non andrò alle primarie: i sodali di coloro che vogliono essere candidati a governare l’Italia non mi offrono nulla cui ancorare un brandello di fiducia. Infilo nello spazio della conoscenza la mia cartina al tornasole che resta quello che è. Non si modifica. Se in futuro lo farà anch’io modificherò il mio atteggiamento.

Chi vada al testo del 15 marzo 2011  o prema il tasto anagrafe troverà molte delle spiegazioni sul nuovo razzismo che ho dato a me stessa.

novembre 22, 2012Permalink

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