7 febbraio 2013 – Bambini proibiti in Svizzera e non solo.

Riprendo dal numero di gennaio (n.215/2013) del mensile Ho un sogno la recensione di un libro che era già stato annunciato in questo blog.

Marina Frigerio Martina BAMBINI PROIBITI – Storie di famiglie italiane in Svizzera tra clandestinità e separazione COLLANA Orizzonti pp. 208 Casa editrice IL MARGINE  Via Taramelli n.8 – 38122 Trento € 16,00

Il 25 aprile 2012 ho scritto in merito a ‘La mia casa è dove sono felice’, quattordici racconti di emigranti italiani e immigrati stranieri, che sono “la stessa cosa vista da due punti di vista diversi” come puntualizza l’autore, Max Mauro, che ne ha raccolto le storie.
Fra queste c’è la vicenda di un bambino nascosto, figlio di migranti stagionali cui la legge svizzera impediva di tenere con sé i propri figli, costringendo molti genitori a nascondere letteralmente i bambini o farli crescere in collegio.
Ines, una ragazza friulana che si era sposata con il fidanzato che l’aveva raggiunta in Svizzera dove lavorava, quando le nacque un bambino (‘solo le stupide rimangono incinte’ l’aveva ammonita la padrona di casa) si trovò in una situazione drammatica.
Dove lasciare il piccolo, che doveva restare invisibile, per poter lavorare senza separarsene?
La giovane coppia ebbe l’aiuto di amici ma mai la tranquillità che sarebbe necessaria per crescere un figlio perché la fremdepolizei (la polizia degli stranieri) vigilava con attenzione sulla minaccia infantile.
E oggi quel bambino in un lavoro recente, una ricerca di Marina Frigerio Martina di cui Max Mauro ha scritto la postfazione, svela la sua identità. E’ lo stesso Max tornato con i genitori in Italia ancor piccolo che, dopo essersi negato il ricordo degli anni vissuti come ‘bambino nascosto’, ora si rivela a se stesso: “Tra la nascita, e l’infanzia cosciente cominciata in un paesino della pianura friulana, c’era qualcosa che aveva lasciato delle tracce profonde ma, paradossalmente, invisibili. Qualcosa di cui in casa non si parlava, in nessuna casa di emigranti rientrati”.
E questa negazione della memoria richiama a Max Mauro l’incipit de I sommersi e i salvati di    Primo Levi: “I ricordi che giacciono in noi non sono incisi sulla pietra”.
Ma il dolore può pietrificarli ed estrarli dalla pietra che li blocca è un duro, doloroso, necessario lavoro e deve essere fatto perché la memoria entri, com’è giusto, in una pagina che non è solo personale ma elemento della storia europea.
Ci è stato detto che la clandestinità è criminalità, e molti l’hanno creduto. In troppe circostanze nel passato e nel presente una creatura umana deve essere protetta nell’ombra perché la luce cui ha diritto potrebbe distruggere, se non la sua vita, i suoi rapporti più cari.
La cittadinanza, nata come concetto a fondamento dell’uguaglianza, è diventata per una coscienza diffusa privilegio che ha spezzato, persino per i neonati, la continuità uomo-cittadino. E questa tragica frattura oggi in Italia si ripropone.
Sulla copertina del libro della Frigerio c’è un bambino che regge un cartello ‘Voglio restare con il mio papà’. E’ evidentemente un piccolo figlio di emigranti le cui storie sono narrate in quel volume. Oggi un bambino immigrato in Italia potrebbe scrivere: “Voglio avere un papà” perché la legge italiana nega anche questo a chi non ha un permesso di soggiorno.

febbraio 7, 2013Permalink

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