20 luglio 2013 – Il tentativo di un dossier – Quinta e ultima puntata

Una giornata orribile che comincia con una buona notizia

ANSA) – ROMA, 18 LUG – “Sulla base della mia segnalazione inoltrata il 15 luglio scorso, oggi l’UNAR mi ha informato di avere inoltrato una denuncia alla Procura della Repubblica, ai sensi dell’art.331 del codice di procedura penale, nei confronti del sen. Roberto Calderoli a seguito delle sue frasi contro la Ministra per l’Integrazione Cecile Kyenge”. Lo dichiara Sergio Lo Giudice, senatore del Pd. “La notizia mi è arrivata mentre nell’aula del Senato si discute la mozione di censura delle “gravi parole di insulto” rivolte alla Ministra Kyenge: ora – prosegue – spetta alla Procura stabilire se quelle parole configurino anche un reato a sfondo razzista”. “L’Unar, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali spiega Lo Giudice – è l’organismo istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri in ottemperanza alla Direttiva europea del 2000 contro il razzismo. Alla Procura spetta valutare l’eventuale reato di violazione della legge Mancino e successive modifiche, contro le discriminazioni razziali. In particolare, il riferimento è all’art 3, comma 1, lett. a) che punisce “chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.(ANSA). 

Ma poi continua con il dibattito al Senato sul caso di Alua e Alma Shalabayeva

 Non mi sento nemmeno di scriverne.
Mi affido a un video della riunione della redazione di Repubblica e alla sintesi proposta dal direttore, Ezio Mauro
http://video.repubblica.it/rubriche/repubblica-domani/il-pd-si-immola-sul-totem-della-governabilita/135448/133982?ref=HREC1-1

 Una osservazione però me la consento.
Nessuno –dico nessuno- si è reso conto che i leghisti che ostentavano pietà per Alua erano gli stessi che avevano fatto approvare nel 2009 la norma che impone la negazione del nome ai figli dei sans papier al fine di creare tante piccole e piccoli privi persino di una riconosciuta identità. Inutile scriverne qui dove tante volte ho fatto riferimento a quella legge.
Una presa in giro subita a seguito di una persistente ignoranza? O un silenzio furbesco?

 A volte il destino propone coincidenze significative.
 
Il 17 febbraio 2003 Abu  Omar fu sequestrato a Milano da uomini della Cia e venne trasferito in Egitto, attraverso la base di Aviano e un passaggio in Germania. In un memoriale aveva poi denunciato di essere stato picchiato, torturato e sodomizzato.
Ieri è stato arrestato a Panama e consegnato all’Interpol. Processato in contumacia era stato condannato a nove anni di reclusione.
Sembra trovi riparo negli USA

E’ paradossale che un governo nato come ultima risorsa sopravviva pur avendo negato diritti fondamentali anche a una bambina.

Mi viene in mente il mito di Ifigenia (è noto e non ne scrivo) mirabilmente riscostruito in Cassandra di Christa Wolf.
Cito invece il parallelo racconto biblico perché meno noto ma altrettanto significativo.

Dal libro dei Giudici cap. 11: 30 Iefte fece un voto al SIGNORE e disse: «Se tu mi dai nelle mani i figli di Ammon, 31 chiunque uscirà dalla porta di casa mia per venirmi incontro, quando tornerò vincitore sugli Ammoniti, sarà del SIGNORE e io l’offrirò in olocausto». [Jefte vince e…]  34 Iefte tornò a casa sua; ed ecco uscirgli incontro sua figlia, con timpani e danze. Era l’unica sua figlia; non aveva altri figli né altre figlie. 35 Come la vide, si stracciò le vesti e disse: «Ah, figlia mia! tu mi riempi d’angoscia! tu sei fra quelli che mi fanno soffrire! Io ho fatto una promessa al SIGNORE e non posso revocarla».

Chissà perché le vittime sacrificali, volutamente innocenti ma implacabilmente sacrificate, sono spesso donne. Mi viene in mente un’altra vittima, consapevole nella sua scelta di ‘obiezione di coscienza’, Antigone.
Mi guardo attorno e trovo Ifigenie e figlie di Jefte ma non  Antigoni.

Il 13 luglio avevo cominciato questo mio piccolo dossier con una citazione di Machiavelli e con un’altra lo concludo, riportando qualche stralcio dal cap. XVIII de Il principe.

Quanto sia laudabile in uno principe mantenere la fede, e vivere con integrità e non con astuzia, ciascuno lo intende: non di manco si vede per esperienza, ne’ nostri tempi, quelli príncipi avere fatto gran cose che della fede hanno tenuto poco conto, e che hanno saputo con l’astuzia aggirare e’ cervelli delli uomini: et alla fine hanno superato quelli che si sono fondati in sulla lealtà.

Dovete adunque sapere come sono dua generazione [modi] di combattere: l’uno con le leggi, l’altro, con la forza: quel primo è proprio dello uomo, quel secondo delle bestie: ma perché el primo molte volte non basta, conviene ricorrere al secondo. [.. 

A uno principe, adunque, non è necessario avere tutte le soprascritte qualità, ma è bene necessario parere di averle. Anzi, ardirò di dire questo, che avendole et osservandole sempre, sono dannose, e parendo di averle, sono utile; come parere pietoso, fedele, umano, intero, relligioso, et essere; ma stare in modo edificato [predisposto] con l’animo, che, bisognando non essere, tu possa e sappi mutare el contrario. Et hassi ad intendere questo, che uno principe, e massime uno principe nuovo, non può osservare tutte quelle cose per le quali li uomini sono tenuti buoni, sendo spesso necessitato, per mantenere lo stato, operare contro alla fede, contro alla carità, contro alla umanità, contro alla religione. E però bisogna che elli abbi uno animo disposto a volgersi secondo ch’e’ venti e le variazioni della fortuna li comandono, e, come di sopra dissi, non partirsi dal bene, potendo, ma sapere intrare nel male, necessitato.

Debbe adunque avere uno principe gran cura che non li esca mai di bocca una cosa che non sia piena delle soprascritte cinque qualità, e paia, a vederlo et udirlo, tutto pietà, tutto fede, tutto integrità, tutto umanità, tutto relligione. E non è cosa piú necessaria a parere di avere, che questa ultima qualità [la religione]. […] Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu se’; e quelli pochi non ardiscano opporsi alla opinione di molti, che abbino la maestà dello stato che li difenda: e nelle azioni di tutti li uomini, e massime de’ principi, dove non è iudizio da reclamare [un tribunale a cui presentare una protesta], si guarda al fine. Facci dunque uno principe di vincere e mantenere lo stato: e’ mezzi saranno sempre iudicati onorevoli, e da ciascuno laudati; perché el vulgo ne va preso con quello che pare e con lo evento della cosa; e nel mondo non è se non vulgo; e li pochi ci hanno luogo quando li assai hanno dove appoggiarsi. Alcuno principe de’ presenti tempi, quale non è bene nominare, non predica mai altro che pace e fede, e dell’una e dell’altra è inimicissimo; e l’una e l’altra, quando e’ l’avessi osservata, li arebbe piú volte tolto o la reputazione o lo stato.
Ieri ho ascoltato buona parte di un dibattito parlamentare complessivamente squallido.
Spero che il caso di Alua e della sua mamma, Alma Shalabayeva si risolvano positivamente al più presto. Restano tutti e tutte le altre e gli altri Alue (di cui nessuno si è fatto carico) e resta il danno irreparabile credo fatto ad Alua ma…ancora il grande Niccolò ammonisce il Principe e mi sembra un ammonimento ascoltato:

Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu se’; e quelli pochi non ardiscano opporsi alla opinione di molti

 

 

Luglio 20, 2013Permalink

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