4 ottobre 2013 – CIE di carne sempre in attività di servizio – 2

Per fare ordine.  4 settembre.

Ho pubblicato il testo della mia segnalazione all’ospedale di Udine in un pezzo intitolato ‘Naturalmente tacciono’ .
Ero venuta in possesso di un dépliant dell’Ospedale stesso, finalizzato ad informare gli utenti sui servizi e sulle modalità in cui – insieme a una lunga serie di utilissime informazioni – si leggeva alla voce ‘denuncia di nascita’
 “COSA SERVE: documento di identità valido di entrambi i genitori, se stranieri non residenti passaporto o permesso di soggiorno valido” .
Ho ricopiato pedissequamente il testo dalla “Guida rapida all’ospedale” dove si citano come estensori  l’Azienda Ospedaliera Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine, la sede di Cividale del Friuli e di Gemona del Friuli.

Per fare ordine. 26 settembre  

Scrivo un pezzo intitolato ‘CIE di carne’  anche in risposta a una lettera (prot. 51831) inviatami dall’Ospedale di Udine come riscontro alla mia segnalazione, da poco ricevuta anche se la data del timbro postale è  20 settembre.  
Ne ho scritto nel mio pezzo del 26 settembre e ne riprendo il passo centrale perché è intervenuto un fatto nuovo che voglio commentare senza escludere nessun elemento, almeno di quelli che io riesca a cogliere.

La dott.ssa Paola  Toscani ha approfondito la problematica evidenziata e precisa che l’informazione inerente il “permesso di soggiorno valido”, indicato in alternativa al passaporto per effettuare la denuncia di nascita, non è finalizzata a verificare se sussiste una situazione di irregolarità del migrante, ma ad agevolare lo straniero, offrendogli più di una possibilità. Infatti ai migranti irregolari non è mai stato chiesto il permesso di soggiorno ma solamente ‘un documento’ che potesse accertare l’identità del genitore, come previsto dalla normativa.

Dalle sue osservazioni sembrerebbe che l’indicazione del permesso di soggiorno abbia generato equivoci, pertanto le assicuriamo che nella prossima ristampa della Guida Rapida si provvederà a ometterla.

Nel ringraziarla per la segnalazione che ha fornito l’occasione per migliorare le informazioni sull’accessibilità ai servizi sanitari da parte della popolazione migrante, si coglie l’occasione per inviare i migliori saluti”.

Una osservazione soltanto.
Il problema che ho posto  non è l’eventuale ‘generar di equivoci’ , non questione di  opportunità, ma di ‘legalità’.
Persino la subdola circolare Maroni, con cui nel 2009 il Ministro dell’Interno allora in carica negava ciò che la legge affermava (per evitare penalizzazioni legate alla violazione di norme internazionali) recitava: “Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto” (Circolare del Ministero dell’interno n. 19 del 7 Agosto 2009).
Quindi, se i documenti non devono essere esibiti perché possono essere richiesti?

La lettera dell’Ospedale – che segnalava come mittente la responsabile dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico e citava nel testo la Dottoressa Paola Toscani (mi scuso ma ne ignoro il ruolo) – era giustamente firmata dal dott. Mauro Delendi, direttore generale, perché la normativa prevede che il Sindaco (sul cui ruolo di Ufficiale di Stato Civile, responsabile dei registri su cui si trascrivono gli atti di stato civile, dovrò tornare) possa delegare la registrazione degli Atti di Nascita ai direttori sanitari degli ospedali, così come a Udine è avvenuto.

A qualcuno è stato fatto presente che il documento su cui si svolge la procedura delle registrazioni non contiene la dizione con cui è stato (dis)informato il pubblico.
Ci mancherebbe. Un illecito praticato in un atto ufficiale?
Nemmeno la mia malignità arriva a supporre tanto ma io ritengo fondamentale anche l’informazione generalizzata soprattutto quando proviene da fonte autorevole e, surrettiziamente, sostiene un pregiudizio.
(Comunque chi volesse può verificare l’art. 30 del DPR n. 396/2000 e l’art. 16 comma 2 n. 445/2000).

E infine anche oggi provo a fare ordine

 Due amiche hanno scritto al sindaco di Udine, a seguito delle considerazioni relative alla responsabilità del Sindaco, una lettera con argomentazioni analoghe a quelle della mia segnalazione, e hanno ricevuto – datata 24 settembre PG/U 0128916 e firmata dal dirigente del servizio dott. Paolo Asquini – una lettera che, dopo aver ricordato  ”che analoga nota era già stata presentata direttamente all’Ufficio URP della locale Azienda Ospedaliera , da altra persona”, propone due precisazioni importanti.
1. Ricorda ‘i diritti dei minori figli di immigrati che qualsiasi Amministrazione pubblica italiana deve rispettare’ (dal che ho cominciato ad occuparmene io è la prima volta che la cosa viene detta nell’ambito dell’Amministrazione comunale. Che abbiano finalmente capito? Onore alle due amiche – Adriana Libanetti e Daniela Rosa – che sono riuscite ad ottenere questa risposta).
2 – Però afferma anche Corre l’obbligo di precisare che sia l’Ufficio di Stato Civile di questo Comune, sia la Direzione Sanitaria dell’Azienda ospedaliera, struttura presso la quale si effettuano le dichiarazioni di nascita, che operano in collaborazione pur nei rispettivi distinti ruoli, mai hanno richiesto agli stranieri l’esibizione del permesso di soggiorno in sede di dichiarazione/denuncia di nascita”.
L’ho già scritto sopra: nemmeno io avrei supposto che qualcuno potesse impegnarsi in un simile ignominia. Lasciamo l’excusatio non petita. Ovvio che non l’abbiano fatto.

Che fare?
Ora, ma questo spetta alle forze politiche non agli amministratori in quanto tali, è necessario impegnarsi per la modifica della legge che nel 2009 ha introdotto la matta bestialità dell’esibizione  del permesso di soggiorno.
Finora esiste in parlamento una proposta (n. 340 – primo firmatario on. Rosato, alla cui firma segue quasi un centinaio di firme Pd, quella di SEL dell’on Pellegrino e un paio di Scelta civica). Si trova nel mio blog, ricopiata  in data 17 giugno.
Io spero che questo pluralismo, non numericamente significativo ma reale, serva a facilitare la velocità del dibattito e impedisca perdite di tempo in cui ognuno voglia dimostrare che il partito suo è meglio di quell’altro.
Una volta tanto si concentrino su di un obiettivo in nome della loro dignità di parlamentari che ‘esercitano un ruolo senza vincolo di mandato, quindi, spero, in scienza e coscienza e non ‘in disciplina’ con finalità elettorali asservite a lobby.

Dopo la tragedia di Lampedusa.

Qualcuno comincia ad urlare ‘aboliamo la Bossi Fini’.
E’ una specie di mantra di cui non so si valuti bene il significato.
La Bossi Fini è una delle nostre vergogne nel settore specifico, non la vergogna.
Lasciamo perdere i mantra da esibizionisti e cominciamo a nominare esattamente la norma da modificare. Ecco:
Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 – “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”.
Qui sono confluiti la legge Turco-Napolitano, la Bossi- Fini e il ‘pacchetto sicurezza’ (legge 94/2009) di maroniana gestazione, con tutte le modifiche via via cumulatesi.
Ed è su questo testo che bisogna consapevolmente lavorare.

Il contributo specifico dei consiglieri comunali potrebbe essere, nel dolore di tutte quelle morti atroci che hanno colpito anche bambini, quello impegnarsi a non fare dei bambini che nascono a Udine dei morti alla vita giuridicamente riconosciuta.
Dopo il pianto viene il ‘che fare?’
La mia è una proposta.
I figli non possono essere usati come  CIE di carne, strumenti per l’identificazione e l’espulsione dei genitori.

4 Ottobre 2013Permalink