16 maggio 2014 – Quando la burocrazia diventa violenta [Terza puntata]

 

L’ASGI fra il 5 maggio (quando ha pubblicato lo scritto che ho commentato con il titolo Calcio negato ai minori stranieri se i genitori non hanno il permesso) e il 13 maggio  si è ancora occupata di minori stranieri rendendo nota una lettera inviata il 7 maggio al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, a un sottosegretario e ad alcuni dirigenti del ministero stesso.

Ne riporto quasi integralmente quanto riferito nel sito dell’Associazione:

«13.05.2014  ASGI al MIUR : le linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri vanno modificate

Nel febbraio 2014  il MIUR ( Ministero per l’istruzione, Università e ricerca) ha reso noto le nuove “Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri” .

Nelle indicazioni operative contenute nel testo il Ministero  si trovano le indicazioni dirette alle segreterie scolastiche di richiedere ai genitori degli alunni stranieri, ai fini dell’iscrizione dei figli, l’allegazione alla domanda di copia del proprio permesso di soggiorno.

Seppur in più parti delle Linee guida si ribadisce, doverosamente, come l’irregolarità dei genitori non possa compromettere in alcun modo il diritto degli alunni all’iscrizione scolastica, la richiesta di esibizione ed allegazione del permesso di soggiorno ai genitori degli stessi appare tuttavia, secondo l’ASGI :

illegittima, per manifesta violazione dell’art.6, co.2, D.Lgs. 286/1998 che, nel sancire l’obbligo dei cittadini stranieri all’esibizione del permesso di soggiorno agli uffici delle pubbliche amministrazioni che ne fanno richiesta, fa salvo proprio il caso in cui il cittadino straniero vi si rivolga per provvedimenti “attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie”. Il cittadino straniero che chiede l’iscrizione del figlio a scuola non può pertanto essere tenuto ad esibire il permesso di soggiorno;

discriminatoria, ostacolando (illegittimamente per quanto sopra) l’iscrizione scolastica dei cittadini stranieri;

irragionevole, imponendo ai fini dell’iscrizione stessa l’allegazione di un documento del tutto inutile (la titolarità o meno da parte dei genitori dell’alunno del permesso di soggiorno infatti, come correttamente rilevato nelle stesse Linee guida, è del tutto irrilevante ai fini del perfezionamento della procedura);

dannosa, potendo ottenere l’effetto di scoraggiare i genitori privi di permesso di soggiorno dall’iscrivere i figli a scuola (legittimamente possono infatti ritenere che se a tal scopo viene richiesta l’allegazione di un documento, la sua indisponibilità possa ostacolare l’accoglimento della domanda).

L’ASGI,  in una lettera inviata al MIUR lo scorso 7 maggio 2014, chiede che le Linee guida vengano pubblicate in nuova edizione con la cancellazione, al paragrafo 2.2, della voce “permesso di soggiorno e documenti anagrafici”, da sostituirsi eventualmente con una voce “documenti anagrafici”.

In mancanza di sollecito riscontro, l’ASGI si attiverà in sede giudiziale al fine di ottenere per via giudiziale la rimozione dalle Linee guida della richiesta del permesso di soggiorno ai fini dell’iscrizione scolastica».

Prevenire, denunciare, lamentarsi, tacere?

Trovo questo documento non solo importante ma di singolare rilievo perché non si richiama a episodi specifici di danno già provocato ma analizza una disposizione risalente allo scorso febbraio (contro cui è l’ASGI si dichiara disposta ad attivarsi in sede giudiziale) allo scopo evidente di impedire che norme inaccettabili producano danni.

Spero che l’Asgi trovi una voce altrettanto apprezzabile e autorevole per segnalare la questione di cui scrivo da cinque anni: la legge (e non l’arbitrio dei singoli) che nega l’esistenza, prima ancora che la scuola, ai figli di  chi non abbia il permesso di soggiorno.
Oggi l’avvocato loro iscritto che ha parlato il 23 aprile a Radio3-RAI potrebbe, se ho correttamente interpretato ciò che ha detto, raccontare casi (ovviamente nelle sedi in cui questo non sia violazione del segreto professionale)  anche se –secondo me – la scelta irrinunciabile deve essere quella di opporsi alla legge che crea i tanto richiesti e variegati ‘casi’.        Pro memoria: ne ho scritto il 6 maggio  

Legalità e furbizia
Giustamente l’ASGI segnala la «manifesta violazione dell’art.6, co.2, D.Lgs. 286/1998 che, nel sancire l’obbligo dei cittadini stranieri all’esibizione del permesso di soggiorno agli uffici delle pubbliche amministrazioni che ne fanno richiesta, fa salvo proprio il caso in cui il cittadino straniero vi si rivolga per provvedimenti “attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie”. Il cittadino straniero che chiede l’iscrizione del figlio a scuola non può pertanto essere tenuto ad esibire il permesso di soggiorno».
Da parte mia ricordo benissimo che la precisazione che si riferisce alla “prestazioni scolastiche obbligatorie” fu suggerita dall’on. Fini (allora Presidente della Camera) e presentata con un emendamento dell’on Mussolini,  inserito nel testo imposto nel 2009 con voto di fiducia.
L’azione che lascerebbe trasparire una positiva intenzione da parte dei due era però caratterizzata da una particolare furba sciatteria: infatti il percorso educativo di un bambino inizia dal nido, si sviluppa nella scuola materna, prosegue nella scuola dell’obbligo e oltre.
Nido e materna in particolare sono i luoghi in cui il bambino può sviluppare naturalmente quella competenza linguistica che viene richiesta per l’integrazione.
La conoscenza del meccanismo della legge impone domande precise  «Come iscrivere al nido un bambino cui è stata affidata la funzione di spia dei genitori privi di permesso di soggiorno? come iscriverlo se non esiste? »
Negargli questa precoce opportunità appare anche scelta logicamente sconnessa ma il richiamo alla logica è forse eccessivo in questa vicenda evidentemente repellente anche sul piano etico e politico. Qui si gioca non di logica ma di pretesti per ottenere consenso a leghista benedizione.

Le organizzazioni della società (in)civile
Io però continuo ad essere preoccupata dal silenzio in materia di associazioni che si dicono finalizzate alla tutela dei diritti dei migranti (che, in questo caso almeno, se violati mettono in discussione i nostri di cittadini costretti a subire norme in dirompente odore di razzismo).
Ricordo che opporsi con competenza non  costa nulla e che si possono ottenere risultati anche a seguito di un impegno personale.
Si vedano i miei scritti relativi alla correzione operata dall’Ospedale di Udine nel dépliant che conteneva un richiamo alla discriminazione di neonati attraverso il permesso di soggiorno. Per ottenerla bastò uno scritto a firma personale.
Riferimenti in diariealtro.it: 28 luglio 2013  e 5 gennaio 2014.

 3. forse continua

maggio 16, 2014Permalink

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