9 ottobre 2014 – Lettera aperta al Sindaco di Udine che vuol trascrivere i matrimoni di coppie omossessuali

Egregio prof Honsell sindaco di Udine

mi rivolgo a lei perché non ho titolo né modo per scrivere a tutti i sindaci che hanno rivendicato la loro scelta di trascrivere i matrimoni di persone dello stesso sesso celebrati all’estero. Ha dichiarato di averlo fatto (e che continuerà) poiché non esiste nel nostro ordinamento legge che lo vieti e, di conseguenza, non c’è nessuno che lo possa proibire come vorrebbe invece la circolare annunciata dal Ministro Alfano. Il giurista Stefano Rodotà ha in proposito dichiarato “Il nostro ministro dell’Interno si chiude in una lettura formalistica della legislazione vigente e sfugge ad una precisa responsabilità politica, quella che da anni spetta al Parlamento” (La repubblica 8 ottobre 2014) Anche Lei ha fatto richiamo alla responsabilità del Parlamento e, con sbrigativa efficacia, ha dichiarato in una recente intervista che non ”ci faremo fermare da una circolare amministrativa” Nell’apprezzare la sua posizione, che fa seguito a una pagina di civiltà aperta dai cittadini omosessuali nel dichiararsi tali sfuggendo all’oscurità cui un tempo li condannavano le convenzioni sociali che ne volevano il nascondimento, desidero però porle un problema che, a mio parere, ha forti analogie con quanto ho sopra ricordato. Dal 2009 Lei, come ogni altro sindaco (e spero non ci siano eccezioni) registra la nascita dei figli dei migranti senza permesso di soggiorno non più a norma di legge ma di circolare, trattata questa in forma opposta a quella cui ho fatto riferimento finora. Infatti dal 2009 la legge 94 (all’art. 1 comma 22 lettera g che si può leggere anche nel testo coordinato del Testo Unico sull’immigrazione) prevede che, per registrare gli atti di stato civile – fra cui evidentemente l’atto di nascita – sia necessario presentare il permesso di soggiorno. A pochi giorni dall’approvazione della legge lo stesso ministero dell’interno emanò la circolare che, per la registrazione dell’atto di nascita, dice non essere necessaria la presentazione del permesso di soggiorno. Così fu motivata la scelta della circolare in una risposta ministeriale a interrogazione parlamentare: “La mancata iscrizione nei registri dello stato civile andrebbe a ledere un diritto assoluto del figlio, che nulla ha a che fare con la situazione di irregolarità di colui che lo ha generato” La legge esclusiva però è rimasta a garanzia dei sindaci che, ignorando la circolare, possono negare ai nuovi nati la dignità di persone destinatarie delle regole dell’ordinamento giuridico. Che esistano genitori costretti a nascondere i loro figli sia dall’insipienza delle amministrazioni italiane dei comuni dove sono nati, sia dalla paura di vederseli strappare a norma di occhiuta burocrazia, ce lo dice il gruppo CRC per cui “Il timore […] di essere identificati come irregolari può spingere i nuclei familiari ove siano presenti donne in gravidanza sprovviste di permesso di soggiorno a non rivolgersi a strutture pubbliche per il parto, con la conseguente mancata iscrizione al registro anagrafico comunale del neonato, in violazione del diritto all’identità (art. 7 CRC), nonché dell’art. 9 CRC contro gli allontanamenti arbitrari dei figli dai propri genitori”. Non sia superfluo ricordare che l’acronimo CRC corrisponde a Convention on the Rights of the Child, organizzazione di associazioni italiane che opera al fine di garantire un sistema di monitoraggio indipendente sull’attuazione della Convenzione sui diritti del minore (ratificata in Italia con legge 176/1991). Se fosse approvata la pdl 740, già affidata da più di un anno alla commissione Affari Costituzionali, il problema sarebbe risolto almeno nella sua radice giuridica. In questo momento Lei è stato sollecitato a proporsi come istituzione di frontiera, chiamata ad impegnarsi per diritti di cittadini che hanno finalmente trovato parola e, sia pur contradditorio,  ascolto. Io le chiedo di impegnarsi anche per sollecitare l’approvazione della proposta di legge che assicurerebbe un diritto fondante tutta l’esistenza di chi parola non ha ma necessita del medesimo rispetto e protezione.

Distinti saluti  (firma)

Per non dimenticare il contesto

Il 28 di maggio 2013 (governo Letta) è Ministro dell’Interno l’on. Angelino Alfano, il sostenitore dei ‘valori non negoziabili’, che non impedisce l’espulsione di una minore con la sua mamma. E’ il caso Shalabayeva. Per farne memoria riporto qui il link con un articolo de La Repubblica.

Leggo che domani verrà interrogata dai magistrati di Perugia, non come persona informata sui fatti, ma in qualità di indagata, Stefania Lavore,. Giudice di Pace. Dovrà spiegare la sua versione dei fatti in merito a presunte omissioni contenute nel verbale di espulsione di Alma Shalabayeva e della piccola Alua, rispettivamente moglie e figlia del banchiere e dissidente kazako Muchtar Ablyazov. Omissioni che, oggi, costano al giudice l’accusa di falso e abuso d’ufficio.

Riscontri
10 ottobre – pubblicata da il Gazzettino
Girata da esponente SNOQ ai propri aderenti

ottobre 9, 2014Permalink

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