18 agosto 2015 – La volgarità di Salvini non può cancellare la memoria

  • Per non dimenticare: il riconoscimento dell’obiezione di coscienza

Spero che ci sia una rivolta della coscienza civile di fronte alla volgarità con cui viene difesa la ‘preghiera degli alpini’ nella sua integrità dalla neoteologia a marca leghista che ha il suo profeta nell’on. Salvini. Un vescovo avrebbe fatto censurare, in vista del canto in chiesa, il passo che afferma: “Rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra patria, la nostra bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana”. E’ un passaggio che mi ha sempre fatto orrore e se mai l’avessi sentito cantare in chiesa (per fortuna dato che ho sempre evitato le cerimonie militarizzate non mi è mai successo) sarei uscita per dignità almeno mia. Ho partecipato in anni lontani all’impegno per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza. Eravamo in tanti uniti da un’esigenza profonda e convinta avendo ragioni convergenti di coscienza civile e di fede. L’obiezione di coscienza fu riconosciuta in legge(n. 772)  il 15 dicembre 1972, n. 772.

Per non dimenticare: don Lorenzo Milani

Voglio perciò ricordare don Lorenzo Milani, priore di Barbiana che dal paesino dove era stato inviato dal vescovo di Firenze, seppe costruire una prassi di attenzione e rispetto ai giovani per cui avviò una scuola a tempo pieno. Le finalità educative della scuola erano sintetizzate su un cartello all’ingresso che proponeva il motto I care in contrapposizione, come Milani stesso spiegava, al ‘me ne frego’ fascista.

Ma l’episodio del canto degli alpini richiama soprattutto la lettera ai cappellani militari della Toscana che don Milani scrisse in risposta a un loro comunicato del 12 febbraio 1965 in cui tra l’altro affermavano:

«Considerano un insulto alla Patria e ai suoi caduti la cosiddetta “obiezione di coscienza” che, estranea al comandamento cristiano dell’amore, è espressione di viltà».

Il documento con cui Milani espose le ragioni che impedivano a lui e ai suoi ragazzi di accettare la pronuncia dei cappellani militari si può leggere anche da qui:

http://www2.units.it/cusrp/presentazioni/milani_cappellani.html

Ebbe l’adesione di padre Ernesto Balducci e fu pubblicato da Rinascita, mensile politico culturale del partito comunista italiano (6 marzo 1965). Milani, Balducci e Luca Pavolini (il direttore di Rinascita) furono processati per apologia di reato. Il processo di primo grado si concluse con l’assoluzione (15 febbraio1966) ma il pubblico ministero ricorse subito in appello. Il processo di secondo grado si svolse senza don Milani che era morto  qualche mese prima che fosse celebrato (28 ottobre 1967):

Scrisse Luca Pavolini: «In appello sono andato solo, perché purtroppo don Milani era già morto. E naturalmente mi hanno condannato: a cinque mesi e dieci giorni… Ma non si sono accorti che la condanna veniva a cadere sotto amnistia».

Pur se radicalmente impedito a presenzia al processo don Milani non fece mancare la sua voce con una lettera ai giudici che si può leggere anche da qui. E’ un documento importante: spero venga letto.

http://www2.units.it/cusrp/presentazioni/milani_giudici.html

agosto 18, 2015Permalink

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