23 agosto 2015 – Fra i vescovi italiani e il fondatore de La Repubblica

Due premesse, una considerazione e una domanda

Avvenire, quotidiano che si propone di ispirazione cattolica (ed è noto come la voce della Conferenza Episcopale Italiana) oggi pubblica un articolo che tratta dello sfruttamento dei minori profughi.
Sempre oggi lo ‘storico’ editoriale di Eugenio Scalfari afferma, riferendosi, a papa Francesco, “il compito che sta cercando di condurre a termine è il mandato ricevuto dal Vaticano II laddove indica come finalità l’incontro della Chiesa con il mondo moderno”.

Il mondo moderno ha inserito, prima in legge che nella propria cultura, la concezione del minore come persona, cui vengono riconosciuti diritti propri, e non come individuo dipendente, per lo status giuridico che gli viene riconosciuto, dai suoi genitori.
E lo strumento che sancisce questa sua caratteristica di persona la cui tutela deve essere riconosciuta come ‘supremo interesse’, da promuoversi con mezzi adeguati, è la Convenzione di New York sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza La Convenzione è ratificata da molti stati e anche dalla Santa Sede.
In Italia è la legge 176 del 1991.

In Italia però la legge nota come ‘pacchetto sicurezza’ (legge 94/2009) non rispetta questo principio alla lettera g del comma 22 dell’art. 1 quando impone al genitore che chiede di registrare la nascita del figlio la presentazione del permesso di soggiorno, affermando quindi che la garanzia del certificato di nascita, garanzia che appartiene al nuovo nato, è subordinata alla condizione amministrativa dei genitori.
Si instaura quindi una condizione di sfruttamento del minore  che posso chiamare burocratico-amministrativo (ma che a mio parere è criminale).
Viene abusato come fosse un Centro di Identificazione ed Espulsione per provocare l’espulsione dei genitori, nell’indifferenza ratificata in legge per i danni che alla persona del nuovo nato conseguono, a partire dalla possibile decisione dei genitori di nasconderne la ‘minacciosa’ presenza. (Si veda l’ottavo rapporto di Save the Children cap.3.1-pag.53)
Se il genitore deve essere espulso per ragioni legalmente fondate non si usi del figlio per scoprirlo!

Finalmente la domanda I
l silenzio omissivo dei recenti documenti della chiesa cattolica sul problema specifico ne  indica l’incontro con il mondo moderno che sfrutta i minori o con quello che li riconosce persone con diritti propri?

Da Avvenire – Così il racket sfrutta i piccoli profughi”

Le rotte dei migranti, i Balcani come il Mar Mediterraneo, costituiscono il corridoio principale di transito usato dai trafficanti per trasferire in Europa minori vulnerabili. Ed è così che cresce la schiavitù dei più piccoli. Dal 2012 a oggi 1.679 sono le vittime di tratta accertate in Italia e tra loro, dal 2013, ci sono 130 sono ragazzini, inseriti in progetti di protezione; mentre 7.357 sono gli adolescenti migranti arrivati in Italia dall’inizio dell’anno. Sono alcuni dei numeri del dossier 2015, «Piccoli schiavi invisibili», diffuso da Save the Children, alla vigilia della giornata Onu in ricordo della schiavitù e della sua abolizione.

La Nigeria e le schiave bambine

La Nigeria è considerato il principale Paese di provenienza, seguito da Romania, Marocco, Ghana, Senegal e Albania. Due sono le prime destinazioni in Italia per le giovani nigeriane: Napoli, dove avviene la compravendita delle ragazze che non hanno già una destinazione prefissata, e Torino per coloro che invece giungono in aereo. Ad attenderle una maman nigeriana, che da quel momento in avanti terrà in pugno le loro vite, stabilendo quando e dove debbano prostituirsi per ripagare il debito contratto dalle famiglie per il loro viaggio.

Dall’Est Europa anche per traffici illegali

Il dossier di Save the Children mette in luce anche altre forme di sfruttamento, oltre a quello sessuale. Sono soprattutto ragazzine, di origine rom e romena, a essere date in sposa dai loro stessi genitori alla famiglia del marito: diventando così “merce di scambio”, vendute per un costo variabile che può spingersi anche oltre i 50.000 euro. Per ripagare il debito contratto con il “matrimonio” le giovanissime sono costrette a compiere attività illegali come borseggi e furti in appartamenti. Dall’Est non mancano le storie di sfruttamento sessuale di 1617enni, rumene, albanesi, bulgare o moldave, adescate da conoscenti o giovani uomini che le portano in Italia con la promessa di un lavoro da parrucchiera o da baby sitter per poi obbligarle a prostituirsi, sia in strada che al chiuso, in appartamenti o night club.

Il lavoro nero riguarda i minori egiziani

Quasi 400 minori egiziani, tra giugno e agosto, sono arrivati in Italia: povertà e carenza di opportunità lavorative dell’Egitto sono i principali fattori li spingono a venire nel nostro Paese, con le famiglie che si sobbarcano un debito di viaggio con i trafficanti compreso fra i 2mila e i 5mila euro e che i ragazzi dovranno quindi ripagare con il loro lavoro. A rischio di vita e sotto il controllo dei trafficanti, affrontano il viaggio in mare: una volta approdati in Italia vengono collocati in strutture di accoglienza da cui però solitamente scappano per raggiungere Roma, o altre città del Nord come Torino o Milano. Dove vengono sfruttati nei mercati generali di frutta e verdura, negli autolavaggi, nelle pizzerie o nelle frutterie. 10 euro per caricare un camion di frutta e verdura e 50 centesimi per ogni cassetta riempita. Negli autolavaggi si lavora ininterrottamente anche per 12 ore a 2-3 euro all’ora, come nelle pizzerie.

Il racket dei minori eritrei e afghani

Lo sfruttamento non ha nazionalità: il racket, infatti, riguarda anche i minori afghani non accompagnati – 850 presenti in Italia al 30 giugno 2015 -: il loro viaggio può costare 3-4mila euro, per ripagare il quale i ragazzi si fermano anche mesi a lavorare in Turchia o Grecia, subendo sfruttamento, violenze e abusi. Talvolta coloro che non hanno disponibilità economica vengono usati dai trafficanti per manovrare il gommone dalla Turchia alla Grecia e così non pagano la tratta. Secondo alcune testimonianze sembra addirittura che, al fine di garantire l’arrivo, i trafficanti facciano fare loro una giornata di prova per imparare a guidare l’imbarcazione. Ad alto rischio anche i ragazzi eritrei – 1.600 arrivati in Italia al 30 giugno 2015 – che possono diventare vittime di tratta, sfruttamento e violenze soprattutto durante l’attraversamento del Sahara o la detenzione in Libia. Nel transito in Italia le loro condizioni di vita sono caratterizzate da un massiccio controllo dei connazionali e una forte promiscuità che, nel caso delle ragazze, può sfociare in violenze e abusi.

http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/Quei-piccoli-schiavi-del-2015-Il-racket-sfrutta-i-minori-stranieri-.aspx

http://www.repubblica.it/politica/2015/08/23/news/quando_un_papa_cita_ulisse_e_si_oppone_al_potere_temporale-121448559/?ref=HRER2-1

http://images.savethechildren.it/IT/f/img_pubblicazioni/img272_b.pdf?_ga=1.71298002.334414312.1415517229

agosto 23, 2015Permalink
2 Responses to 23 agosto 2015 – Fra i vescovi italiani e il fondatore de La Repubblica
  1. MARY SILVA REMONATO ha detto:

    24- agosto -2015
    Nell’impossibilità di agire nel concreto, riflettevo su una delle tante conseguenze della legge del 2009 responsabile del fenomeno dei neonati senza nome e senza identità. Le mie riflessioni mi portano ad esaminare un ulteriore aspetto della questione altrettanto importante e drammatico di quelli sottolineati nel corso degli anni da chi ha saputo farlo meglio di me.
    Provo a spiegare: il grande numero di esuli che entrano in territorio Schengen rendono necessaria ,anzi ,obbligatoria la loro identificazione al fine di poter fornire loro i documenti richiesti. L’identificazione di queste persone non avviene esclusivamente nel loro interesse ,ma specialmente in quello dei paesi ospitanti. E’ noto come gran parte dell’ opinione pubblica sia contraria all’ingresso di stranieri nel nostro paese perché percepiti come al di fuori di ogni patto sociale; nella convinzione comune sono ritenuti al di fuori di ogni imposizione normativa e, pertanto , fuori controllo. Questa convinzione è per noi italiani ,la maggiore fonte di preoccupazione e di paura. I nostri riferimenti collettivi (solidarietà, ospitalità ecc…) pilastri del nostro vivere civile cadono come birilli e l’arrivo di stranieri (questione puramente sociale) è vissuta dai più come questione di polizia.
    Ebbene, ritornando alla legge del 2009 non posso non sottolineare come si tratti in primo luogo di una enorme sottrazione di diritti ai neonati figli di genitori privi di documenti,ma rilevo anche che i nati nel 2009 oggi hanno 15/16 anni pertanto questa incredibile legge crea neonati invisibili, adolescenti invisibili e – domani – adulti invisibili …
    Chiedo come si possa da un lato ritenere pericoloso chiunque si sottragga all’identificazione, e dall’altro impedire per legge il riconoscimento di chi nel nostro paese è nato. Penso con orrore che quelli che oggi chiamiamo “neonati fantasma” potrebbero domani ,se non si porterà rimedio a questa infamia, ricambiare la nostra crudeltà di oggi con altrettanta crudeltà. Pensiamoci! Mary Silva Remonato

  2. augusta ha detto:

    Cara Mary Silva,
    Nella tua previsione che condivido hai fatto un salto in aventi di una decina d’anni. I primi bimbi senza none quest’anno andranno a scuola (o meglio dovrebbero andarci)
    La cosa sarà possibile se avranno il certificato di nascita, dato che per questo ingresso non occorre che i loro genitori abbiano il permesso di soggiorno, ma -se non hanno il certificato di nascita – dovranno restate occultati, analfabeti e nascosti.
    Anni fa è successo un caso di una ragazza ‘non nata’ che non era stata registrata per negligenza non a seguito del ‘pacchetto sicurezza’.
    lo trovi nel mio blog del gennaio 2014 augusta
    http://diariealtro.it/?p=2907