14 gennaio 2016 – Il Parlamento non si volti dall’altra parte

L’appello dei giuristi a sostegno della stepchild adoption.

Unioni gay: i bambini, innanzitutto     –

I giudici di Strasburgo con la sentenza del 21 luglio 2015 hanno condannato l’Italia per inottemperanza all’obbligo positivo di dare attuazione ai diritti fondamentali alla vita privata e alla vita familiare delle coppie dello stesso sesso. Come sottolineato dalla Corte costituzionale, il Parlamento italiano è chiamato oggi ad approvare “con la massima sollecitudine” una “disciplina di carattere generale” che tuteli le unioni omosessuali. Le corti europee richiedono che la normativa da emanare sia conforme al principio di non discriminazione ed assicuri un trattamento giuridico omogeneo a quello delle coppie coniugate, giacché ogni disparità esporrebbe la legge a nuovo vaglio di legittimità. Preoccupa, quindi, che il dibattito sociale e parlamentare sembri bloccarsi sul tema della genitorialità, agitando questioni estranee al ddl (quale quella della surrogazione di maternità, comunque oggi vietata in Italia) e rischi di arenarsi sullo scoglio della c. d. stepchild adoption. Quali giuristi (docenti universitari, giudici, avvocati) impegnati sui temi dei diritti fondamentali, del diritto di famiglia e dei minori, non possiamo non rilevare che l’adozione del figlio da parte del partner del genitore biologico (c. d. “adozione in casi particolari”), diretta a dare veste giuridica ad una situazione familiare già esistente di fatto, rappresenta la garanzia minima per i bambini che vivono oggi con genitori dello stesso sesso. Il riconoscimento giuridico della relazione anche nei confronti del genitore sociale assicura difatti al bambino i diritti di cura, di mantenimento, ereditari ed evita conseguenze drammatiche in caso di separazione o intervenuta incapacità o morte del genitore biologico, salvaguardando la continuità della responsabilità genitoriale nell’esclusivo interesse del minore. Queste bambine e questi bambini esistono. Il Legislatore non può cancellarli, non può voltarsi dall’altra parte, ignorandone le esigenze di protezione. La giurisprudenza italiana ed europea segnala come la scelta più ragionevole e giuridicamente corretta consista nel consentire ai giudici di valutare caso per caso se l’adozione da parte del partner assicuri la migliore protezione dell’interesse superiore dei figli di genitori omosessuali. La giurisprudenza di merito ha già individuato diverse modalità di tutela, secondo la disciplina vigente, consentendo l’adozione ex art. 44, lettera d, Legge adozioni e, in alcuni casi, la trascrizione di atti esteri. Tutti i Paesi con civiltà giuridica a noi affine si sono dotati di strumenti efficaci per la tutela dei figli di genitori omosessuali: la stepchild adoption, in forma analoga a quella prefigurata nel ddl in discussione, è prevista da anni nella legge tedesca; alcuni dei maggiori Paesi europei (Regno unito, Francia, Spagna) già ammettono l’adozione piena e legittimante. Va, dunque, rigettato il ricorso a un inedito “affidamento in casi particolari” perché del tutto inadeguato alla protezione dei bambini, che non possono restare in balia di status precarî e revocabili, ma che, al contrario, necessitano di stabilità giuridica, di genitori che abbiano responsabilità nella cura, nell’educazione e nel mantenimento sino alla maggiore età ed oltre. Va, pure, respinta con forza l’ipotesi di una legge sulle unioni civili che oggi regoli soltanto le relazioni tra gli adulti, perché ciò significherebbe l’ennesimo rinvio che ancora una volta lascerebbe senza protezione proprio i soggetti più deboli, i bambini.

(verifica di poco fa: 444 firme)

I diritti dei bambini avanzano, forse, a brandelli

Nel 1975 la riforma del codice civile produsse la scomparsa dell’infame dizione ‘figli illegittimi’ e la legge 10/12/2012 n° 219  Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali cancellò anche la buffa dizione ‘figli naturali’. Perché qualcuno può supporre l’esistenza di figli ‘innaturali’? Misteri del linguaggio giuridico-politico.
I figli sono figli e basta, si disse.
Lo aveva già affermato, nel contesto di una cultura tutta da costruire, la Costituzione della Repubblica che all’art 30 afferma La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima”.
Il 19 ottobre 2015, la legge  n. 173 proponeva un altro passo avanti: “Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, sul diritto alla continuità affettiva dei bambini e delle bambine in affido familiare”
A questo punto restavano (e restano) altri settori scoperti per cui vale la fondamentale espressione che ho evidenziato nell’appello dei giuristi trascritto in partenza (appello di cui in calce si trova il link che consente di raggiungerlo)
Queste bambine e questi bambini esistono. Il Legislatore non può cancellarli, non può voltarsi dall’altra parte, ignorandone le esigenze di protezione”.
E’ chiaro che i giuristi (magistrati ed avvocati) considerano i bambini che conoscono nell’esercizio della loro professione e che, nel caso di piccoli soggetti possibili della stepchild adoption, sono protetti  dalla esposizione di sé che hanno fatto i loro papà e le loro mamme. I figli dei sans papier che nascono in Italia (cui dal 2009 è negata la garanzia del certificato  di nascita) vengono nascosti, non hanno possibilità di incontro con i professionisti della giustizia.

Dovrebbero farsene carico la ‘politica’ e la società civile ma, finché si continuerà a pensare ai figli come appendici dei genitori, classificando gli uni, classificheremo, in maniera tanto nefasta quanto incivile, gli altri, godendo di un ampio consenso anche della cultura che si dichiara cattolica  e che si è resa cinicamente disponibile a strumentalizzare i bambini per favorire il rigetto dell’istituto della stepchild adoption.
Il suo cinismo le ha consentito anche un laico conforto. Infatti l’Unicef nel suo rapporto del 2013, ora tradotto anche in italiano, elenca puntigliosamente i paesi in via di sviluppo che non hanno anagrafe (e promuove campagne perché quei bambini abbiano un certificato di nascita) ma finge di ignorare l’Italia che ha ben circoscritto e definito  coloro che possono nascere ma non devono esistere..

Mia considerazione con risvolti liturgici

Il 3 gennaio la liturgia celebra il nome di Gesù, che san Paolo dice essere «al di sopra di ogni nome» (lettera ai Filippesi 2, 9). Pochi giorni prima, a Natale, siamo stati chiamati a onorare ben altro protagonista, un nuovo bambino, intrufolato fra suoni frastornanti di mercati, mercatini e bancarelle.
Eppure, se vogliamo pensare a un Dio che, incarnatosi, si è fatto uomo, lo dobbiamo accettare anche con la fragilità di un bambino. Giuseppe, che era conosciuto come suo padre (e aveva già salvato la sua sposa, misteriosamente madre, dalla pena riservata alle adultere), l’aveva chiamato Gesù. Appena nato, il piccolo Gesù si era trovato in pericolo, minacciato da un sovrano fantoccio presto rivelatosi infanticida.
Suo padre l’aveva protetto, nascondendolo in una terra lontana.
Anche oggi in Italia ci sono bambini che vengono nascosti perché la legge nega loro il nome, trasformando il certificato di nascita loro dovuto in una minaccia. Così si è deciso sei anni fa e oggi, se vengono dichiarati all’anagrafe del comune che li deve registrare, quei bambini svelano la situazione dei loro genitori, privi di permesso di soggiorno e obbligati a dichiarare la propria irregolarità per garantire ai propri bambini il certificato di nascita. Il rischio si fa minaccia, voluta ed evidente. Eppure la registrazione del nome è necessaria per esistere giuridicamente.
È su questa contraddizione fra segni dei tempi, che richiamano anche alla giustizia, e «nuove forme di schiavitù sociale e psichica», che già la costituzione conciliare Gaudium et spes aveva richiamato l’attenzione.
Posso sperare che in qualcuna delle nostre chiese il 3 gennaio, qualcuno si sia fatto voce udibile anche nella società civile per assicurare accanto al nome di un Bambino, misterioso ma non lontano, quello di bambini che ne vengono privati? E non prevalga chi ne approfitta per creare la paura che rende l’uomo schiavo del più ingiusto dei poteri, talmente ingiusto da trasformare le creature più fragili e più degne di protezione in una minaccia?

FONTI:
fonte delle mie considerazioni sulla continuità affettiva (8 novembre 2015)
http://diariealtro.it/?p=4081
Fonte:  www.notam.it
Fonte del r
apporto UNICEF “Every Child’s Birth Right 2013
Fonte dell’appello dei giuristi
http://www.articolo29.it/2016/appello-dei-giuristi-a-tutela-dei-bambini-si-alla-stepchild-adoption-il-parlamento-non-si-volti-dallaltra-parte-3/

 

14 Gennaio 2016Permalink