28 maggio 2009 – Il diario é mio … con quel che resta della memoria!

Avevo deciso di mantenere il mio sito estraneo al caso ‘papi’ (da non confondersi con i sovrani della città del Vaticano) se … non mi avesse richiamato alla mente un avvenimento di molti anni fa che mi aveva personalmente coinvolto e da cui avevo tratto alcune considerazioni di carattere politico che ancora ritengo valide.
(Per me soltanto, naturalmente).
Era l’estate del 1988, iniziavo la mia seconda legislatura come consigliera regionale dell’allora Partito comunista italiano ed ero stata eletta vicepresidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia.
Un cittadino italiano e triestino si trovava in carcere negli USA perché accusato di pedofilia, diffusione materiale pornografico e altro (se la memoria non mi inganna c’erano quali indizi a suo carico anche intercettazioni telefoniche … guarda, guarda!).
Riconosciuto colpevole dalla giuria popolare, la condanna – secondo il sistema americano- spettava al giudice che fu molto mite anche perché (come leggo in un vecchio articolo di Repubblica) “In difesa di M., ricco, rotariano e piduista si sono mobilitati politici, imprenditori, professionisti, commercianti, banchieri, assicuratori, giornalisti, che hanno scritto almeno una trentina di lettere grondanti stupore e lacrime al giudice Lew. ‘Ho tenuto conto anche del ruolo sociale che lei ha raggiunto a Trieste – gli ha detto il magistrato – e ho l’impressione che non ripeterà il suo gesto e che abbia capito l’ errore che ha commesso’ ….”
Fra i firmatari delle lettere che si facevano garanti della figura del pedofilo già giudicato c’era anche il vicepresidente della Giunta Regionale, un avvocato socialista.
Mi rivolsi allora formalmente al presidente della Giunta Regionale chiedendo di promuovere un’inchiesta perché chi di dovere potesse verificare se fra i bimbi coinvolti come soggetti di immagini pedopornografiche ci fossero anche piccoli cittadini del territorio regionale e se vi fossero prove di immagini scattate nella regione.
Il compito della istituzione regione non era e non é strillare allo scandalo, né aprire processi ma operare nei propri ambiti, in cui é collocabile –nelle modalità dovute del rapporto con altre istituzioni- anche la tutela dei minori, ovviamente esercitabile su un territorio definito e non ovunque.
Era mia intenzione mobilitare quel che era dovuto nell’ambito in cui operavo e non farmi portavoce di un disgusto diffuso (che i fatti avrebbero poi dimostrato più ostentato che eticamente fondato).
Non avevo fatto i conti con alcuni componenti del mio stesso gruppo che rapidamente spostarono l’interesse dalla tutela dei minori a una –tanto grandiosa quanto confusa- questione morale, immediatamente strumentalizzata per aggredire il PSI, alleato con la DC e avversario del PCI. Parliamo di realtà ormai ridotte a storici fantasmi ma allora fantasmi non erano.
Nella confusa situazione pseudopolitica che ne seguì nessuno si occupò più della tutela dei minori (che evidentemente a nessuno interessavano se non strumentalmente) e la faccenda finì in mezzo agli strilli che coprivano e coprono ovunque il nulla di una politica che confina la morale a fibrillazioni suscitate dal gossip e non sapeva e non sa interpretare il senso del contratto sociale che ci lega (finché la Costituzione non sarà totalmente devastata e buttata in un cassonetto destinato a discariche non controllate).
Ed é anche nei limiti che quel contratto sociale definisce che ritroviamo sicurezza di metodo e certezza di obiettivi. So di essere noiosamente didattica, ma preciso ancora che si tratta di una conseguenza della divisione dei poteri che solo la sciagura del populismo (praticato o ambito che sia) consente irresponsabilmente di superare.
Analogie con l’oggi … molte. Per elaborare ciò che ho scritto mi basta dar ordine ai ricordi, quelle che altri vorrà fare le affido alla libera interpretazione di chi legge.
Una conseguenza dei miei ragionamenti analogici però la voglio dire: adesso capisco meglio perché chi populisticamente strilla di ‘papi’ (ma ha già dimenticato, con disinvolta irresponsabilità, il caso Mills) non si interessa dei bambini che potrebbero non essere iscritti all’anagrafe. Non contano, non votano né votano le loro disgraziate mamme soprattutto in un momento di debolezza estrema come il parto.
E i diritti civili? Sono nel cassonetto della raccolta indifferenziata, invisibili ad ogni parte politica che li scorge solo per farsene pretesto.

28 Maggio 2009Permalink