8 maggio 2016 – Come violare neonati e farsi beffe della costituzione

 L’età è una questione anagrafica.
Vado nel sito facebook e trovo la promozione – che spesso si ripete – del progetto di International Plan che si occupa del sostegno a bambini – e particolarmente a bambine – nei paesi del Terzo mondo. Lo slogan che usa oggi è molto interessante e l’ho scelto come titolo per introdurre la citazione che ho ricopiato e trascrivo.

«Troppe bambine ancora al giorno d’oggi non hanno un certificato di nascita che permetta di dimostrare la loro età anagrafica, rischiando di sposarsi molto giovani. Con l’adozione a distanza potrai far vivere a una di queste bambine ogni cosa a suo tempo. »

A seguito del pezzo di Plan International seguono alcuni commenti che ricopio anonimi, identificandoli con un numero e l’indicazione del sesso che ricavo dal nome dichiarato

1 donna – Pensi che sapere quando sono nate cambi il loro modo di vivere?

2 uomo – Queste vengono identificate ed i delinquenti che sbarcano in Italia no, è giusto?

3 uomo – Fategli un tatuaggio nella pianta del piede con la data di nascita giusto per sapere la verità
(NdR: Déja vu ad Auchswitz dove però il codice di identificazione veniva apposto sul polso degli internati mentre l’attuale interlocutore privilegia il piede)

4 uomo – Quindi se l’arabo le violenta non può scattare l’arresto. Potrebbe essere maggiorenne anche appena nata queste sono le bestie che ci stiamo portando a casa nostra non solo non sappiamo chi sono da dove vengono se sono maschi o femmine ma addirittura non sappiamo neanche che sono nati. Va bene per la pensione che Renzi gli darà ( dichiarazione: bambina nata nel 1940 anni 75 pensione subito)

Trascrivo quanto ho scritto io. So che è inutile ma che posso fare? Altre volte sono intervenuta, sia nei confronti di International Plan sia nei confronti dell’Unicef perché, oltre a far conoscere il significato universale del certificato di nascita, si impegnino anche in Italia a darne certezza come vuole la legge violata e beffata. Non ho avuto risposta ma non voglio smettere «Il certificato di nascita è connesso solo indirettamente all’adozione a distanza perché deve essere documento rilasciato e riconosciuto dalle autorità competenti. In paesi in via di sviluppo dove l’organizzazione istituzionale è precaria e inadeguata questo è problema grave e difficile. Non dimentichiamo che in Italia, dove l’organizzazione prevista dalla Costituzione esiste dagli enti locali allo stato, c’è una legge che con un linguaggio criptico e confuso ma efficace nega il certificato di nascita ai figli dei migranti privi di permesso di soggiorno. Per informazione si vedano i rapporti pubblicati annualmente al gruppo CRC , coordinato da Save the Children (Convention on the Rights of the Child-www.crc.net). In Italia sarebbe sufficiente la modifica della legge cd pacchetto sicurezza cui si oppone l’opportunistica pigrizia della politica e l’indifferenza della società civile che su questo problema non oppone parola alcuna (si tratta della legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g che nel testo unico sull’immigrazione, d.lsg 286, è il comma 2 dell’art. 6). E’ chiaro che in Italia la mancanza del certificato di nascita crea molti degli ostacoli descritti per i paesi in via di sviluppo ed è un elemento di decadimento della civiltà che pretendiamo rappresentare anche altrove».

Nel 2009, sapendo che fra gli italiani c’è chi pratica la cultura della discriminante xenofoba fino a penalizzare i neonati, il Ministro Maroni si è potuto permettere di far approvare anche la legge che nega il certificato di nascita ai figli dei migranti senza permesso di soggiorno. Il Parlamento che non si impegna a correggere questo scempio, se ne fa garante consenziente. La società civile vuole esserne complice?

Cercherò di inviare questo testo a chi può farsene carico per promuovere una modifica per cui sto dandomi da fare da sette anni.

 

maggio 8, 2016Permalink

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