20 maggio 2009 – 1. Diario di viaggio, Iran 2009

Dal 5 al 15 aprile 2009 Confronti ha realizzato il suo Seminario itinerante in Iran.
E’ mia intenzione proporre un diario ordinato di quei giorni, ma voglio cominciare con due momenti che per me sono stati particolarmente importanti e che riporto, come li ho descritti sul mensile udinese Ho un sogno.

Shiraz 11 aprile.
Siamo sulla tomba del poeta Hafez. Visse nel XIV secolo della nostra era e il suo nome significa “colui che conosce a memoria il Corano”.
Non ci troviamo in un cimitero, ma in un giardino pieno di fiori e di vasche d’acqua.
Sull’erba ci sono persone sedute che si godono il loro pic nic, secondo una consuetudine amata in tutto l’Iran. In fondo al giardino un gazebo di pietra, il cui tetto é internamente rivestito di mosaici, ripara il sarcofago del poeta.
Il lungo epitaffio che la guida traduce esprime la consapevolezza del momento in cui il poeta passerà ad un’altra dimensione … “dalla rete del mondo via salterò”.
Disponibile, senza riserve, chiede però di poter indugiare prima dell’addio definitivo:
“Sebbene vecchio, tu per una notte stringimi al petto
e all’alba, ringiovanito, io dal tuo fianco via salterò
Nel giorno della morte, concedimi una proroga per vederti un istante
e poi anch’io come Hafez da brama di mondo e di vita via salterò!”
Arriva un gruppo di donne, per lo più anziane, avvolte nel triste chador nero si avvicinano al sarcofago e picchettano con un dito sulla pietra, come trasmettessero un messaggio con un loro alfabeto morse. E’ un gesto consueto di saluto a chi ha ‘fatto il salto’.
Non c’é famiglia, ci viene spiegato, che non possieda le poesie di Hafez.
Un popolo che mantiene viva la tradizione della poesia: forse é questa l’espressione più alta della resistenza quotidiana a un regime intollerante e invasivo.

L’equinozio di primavera ha segnato il capodanno iraniano e la festa dura per parecchi giorni.
A Pasargade, sulla tomba di Ciro il grande, qualcuno ha deposto un mazzo di fiori.
Forse quei fiori, offerti alla Persia di 2500 anni fa, significano una memoria di antichissime glorie, forse esprimono il desiderio di dimenticare la pesantezza di un regime che non ha scrupolo di intervenire nella vita privata, nell’abbigliamento, nelle scelte personali, imponendo alle donne il velo (che non copre il volto, ma deve nascondere i capelli) e agli uomini l’obbligo di non guardare le donne.
Quando arriveremo – con un permesso eccezionale- alla scuola teologica della città santa di Qom, il teologo che ci terrà un’interessantissima conferenza ci accoglie guardando ostentatamente oltre le nostre teste; di stringergli la mano non si parla nemmeno.
Il viaggio che Confronti (www.confronti.net) ha accuratamente organizzato ci costringe al contatto continuo con realtà in sé contraddittorie.
Solo una modifica politica totale potrà costruire le condizioni per creare anche nella vita quotidiana quell’armonia che la luce affascinante rimandata dai mosaici nelle moschee, la disposizione di fiori e vasche nei giardini, la cura nella gestione dell’acqua, la gentilezza ospitale della popolazione rivelano.
Ma quando? E come? E quanto costerà a un popolo gentile la scelta della democrazia?

Poesia incisa sulla tomba di Hafez

Dov’è mai notizia dell’unione
Dov’è mai notizia dell’unione con te, chè via salterei dalla vita
io sono santissimo uccello, dalla rete del mondo via salterò!
[Lo giuro] sì, pel tuo regno! Se tu mi chiamerai: “o mio servo”
dall’idea di regnare sul mondo e sulla vita io via salterò!
O Signore, dalla nube dell’alta Tua Guida mandami pioggia copiosa
Ma prima che qual polvere vile dal mezzo del mondo via salterò
Sopra la mia tomba con vino e menestrello riposati un poco
e io al tuo solo profumo dalla fossa, danzante, via salterò
Alzati e mostra l’alta figura, o idolo dalle dolci movenze
e io staccando le mani dalla vita e dal mondo via salterò!
Sebbene vecchio, tu per una notte stringimi al petto
e all’alba, ringiovanito, io dal tuo fianco via salterò
Nel giorno della morte, concedimi una proroga per vederti un istante
e poi anch’io come Hafez da brama di mondo e di vita via salterò!

[Da “Il libro del coppiere”, a cura di Carlo Saccone, Luni Editrice]

Maggio 20, 2009Permalink

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