20 giugno 2017 – Due anni fa per le strade di Roma – il family day,

20 giugno 2015   Voci soffocate –ignorate dal 2009

Oggi si è svolto il family day che unisce società laica e cattolicesimo tradizionali nella proclamazione di un’immagine di famiglia declinata rigorosamente al singolare. Ne è stato araldo il ministro dell’interno Alfano che ha proclamato: “Donne, uomini e bambini: in parlamento faremo sentire la loro voce” e, aggiungo io, nella continuità del 2009 quando sono stati creati i bambini inesistenti per legge.

Ai partecipanti al family day non interessava il certificato di nascita dei figli … altrui

A piccoli fantasmi per legge nessuno ha fatto riferimento né certamente i manifestanti al family day ne hanno sentito l’assenza. A due anni di distanza nulla è cambiato e il trascorrere del tempo non fa che incancrenire una vergogna nazionale: il rifiuto del certificato di nascita a chi nasce in Italia, figlio di migranti non comunitari irregolari. La norma ripugnante verrebbe cancellata se passasse nel testo approvato alla Camera nel mese di ottobre 2015 la legge ‘Disposizioni in materia di cittadinanza’ (nota come ius soli).

Cittadinanza facilitata e insieme nascita riconosciuta. Il caso ha voluto questo prezioso accostamento di due obiettivi alti, politicamente ed eticamente.

Quella legge ora è all’attenzione del Senato che ci ha già illustrato il 15 giugno il livello della irresponsabilità che si gioca avendo a principali ‘nemici’ ragazzini e neonati. Fra le mani dei senatori che si scontrano senza pudore ci sono loro. Li massacreranno?

Due anni fa avevo trovato una poesia che sarebbe interessante fosse data in lettura ai senatori in un  momento di sosta della loro manesca baruffa. La ricopio

Poesia di Warsan Shire (poetessa britannica di origine somala, nata nel 1988 in Kenia da genitori somali in fuga dalla guerra civile. E’ arrivata a Londra a sei mesi)

La pubblico di nuovo perché ritengo che la poesia abbia capacità di sintesi fulminee e imperdibili e che la scrittura sia fondamentale nella costruzione della storia. E’ difficile confrontare ‘Casa’ di Warsan Shire con gli squallidi proclami di chi ha costruito abilmente paura fino a insabbiare la viltà che gli appartiene nella smemoratezza della propria storia. Non lo volevo fare e poi mi sono detta che se gli eventi dei nostri giorni diventeranno, non so quando, memoria anche questi versi potranno essere una delle guide per capire. Primo Levi ci aveva concesso di conoscere un tempo oscuro del nostro passato e non ci ha permesso di rimuoverlo, ci ha dato le parole per dire quello che sembrava indicibile. Warsan Shire ce ne ripete il messaggio. Servirà?

CASA  (traduzione di Paola Splendore)

Nessuno lascia la casa a meno che
la casa non sia la bocca di uno squalo
scappi al confine solo
quando vedi tutti gli altri scappare
i tuoi vicini corrono più veloci di te
il fiato insanguinato in gola
il ragazzo con cui sei andata a scuola
che ti baciava follemente dietro la fabbrica di lattine
tiene in mano una pistola più grande del suo corpo
lasci la casa solo
quando la casa non ti lascia più stare

Nessuno lascia la casa a meno che la casa non ti cacci
fuoco sotto i piedi
sangue caldo in pancia

qualcosa che non avresti mai pensato di fare
finché la falce non ti ha segnato il collo
di minacce
e anche allora continui a mormorare l’inno nazionale
sotto il respiro/a mezza bocca
solo quando hai strappato il passaporto nei bagni di un aeroporto
singhiozzando a ogni boccone di carta
ti sei resa conto che non saresti più tornata.

devi capire
che nessuno mette i figli su una barca
a meno che l’acqua non sia più sicura della terra

nessuno si brucia i palmi
sotto i treni
sotto le carrozze
nessuno passa giorni e notti nel ventre di un camion
nutrendosi di carta di giornale a meno che le miglia percorse
non siano più di un semplice viaggio

nessuno striscia sotto i reticolati
nessuno vuole essere picchiato
compatito

nessuno sceglie campi di rifugiati
o perquisizioni a nudo  che ti lasciano
il corpo dolorante

né la prigione
perché la prigione è più sicura
di una città che brucia
e un secondino
nella notte
è meglio di un camion pieno
di uomini che assomigliano a tuo padre

nessuno ce la può fare
nessuno può sopportarlo
nessuna pelle può essere tanto resistente

II

andatevene a casa
neri  rifugiati
sporchi immigrati
richiedenti asilo
che prosciugano il nostro paese
negri con le mani tese
e odori sconosciuti
selvaggi
hanno distrutto il loro paese e ora vogliono
distruggere il nostro

come fate a scrollarvi di dosso
le parole
gli sguardi malevoli

forse perché il colpo è meno forte
di un arto strappato
o le parole sono meno dure
di quattordici uomini
tra le cosce
perché gli insulti sono più facili
da mandare giù
delle macerie  delle ossa
del corpo di tuo figlio
fatto a pezzi.

voglio tornare a casa
ma casa mia è la bocca di uno squalo
casa mia è la canna di un fucile
e nessuno lascerebbe la casa
a meno che non sia la casa a spingerti verso il mare

a meno che non sia la casa a dirti
di affrettare il passo
lasciarti dietro i vestiti
strisciare nel deserto
attraversare gli oceani

annega
salvati
fai la fame
chiedi l’elemosina
dimentica l’orgoglio
è più importante che tu sopravviva

nessuno se ne va via da casa finché la casa è una voce soffocante
che gli mormora all’orecchio
vattene
scappa lontano  adesso
non so più quello che sono
so solo che qualsiasi altro posto
è più sicuro di qua

giugno 20, 2017Permalink

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