28 giugno 2017 – Sedute … di boxe e poco più.

Corre voce che il presidente del Senato indossi ormai solo scarpe adatte alla corsa per tenere il passo con se stesso o almeno provarcisi.. Infatti, dopo essersi impegnato a portare in aula la proposta sulle “Disposizioni in materia dei cittadinanza” entro il 15 giugno (e tanto si legge  nella prima parte dell’articolo che segue), la bizzosa norma è scappata via e il povero presidente, inseguendola, ha fatto in tempo a sussurrare “spero entro l’anno”. Spero entro l’anno di far approvare le “Disposizioni in  materia di cittadinanza”  dichiarava l’imprudente non ancora messo di fronte ai risultati dei ballottaggi di domenica 25 che avrebbero cambiato tutto. Bisogna render onore alla diligenza senatoriale: pur travolti dall’affanno dei commenti politici, delle analisi, dei battibecchi interni … gli uni hanno mantenuto la diligente attenzione a far fuori ragazzini (“vuoi essere cittadino italiano? non  farmi ridere che non ho tempo”) e neonati (“ti accorgerai da grande cosa vuol dire non esistere! Intanto ci penso io”) e gli altri sono rimasti fermi nella sperimentata indifferenza che non consente di occuparsi di chi non può costituire una lobby. Staremo a vedere. Intanto ricopio il testo pubblicato dal periodico udinese  Ho un sogno. I pro memoria tornano sempre utili.

Dal n. 248 di Ho un sogno

IUS “SOLA”

Scriviamo queste note il 18 giugno ben sapendo che nel tempo che intercorre fra la stesura dell’articolo e la sua pubblicazione potrebbero accadere molte cose, ma sembra opportuno fare il punto della situazione, per quanto precario possa essere. Cominciamo dalla posizione presa nella nostra regione da 22 consiglieri regionali di maggioranza (prima firmataria Silvana Cremaschi) alla fine dello scorso maggio con un comunicato dove si afferma che, se il riconoscimento della cittadinanza italiana ai bambini stranieri nati in Italia è un atto di civiltà, «per diventare cittadine/i di qualsivoglia stato bisogna esistere, non solo in virtù della propria presenza fisica ma anche per il riconoscimento della propria esistenza giuridica, garantita dal certificato di nascita».
Per capire il senso di questo richiamo bisogna fare un passo indietro.
La proposta di legge “Disposizioni in materia di cittadinanza”, già approvata dalla Commissione Affari costituzionali della Camera, è rimasta ignorata alla commissione Affari Costituzionali del Senato dal mese di ottobre del 2015, finché il dibattito è stato reso impossibile dalla presentazione di più di 7.000 emendamenti di cui uno specifico, presentato da otto senatori di FI-PdL che propone la cancellazione del comma 3 dell’art. 2. Si tratta della norma per cui dal 2009 viene negato il certificato di nascita ai figli dei migranti non comunitari senza permesso di soggiorno, una questione di cui Ho un sogno, purtroppo in scarna compagnia, si occupa da allora. Se la legge sulla cittadinanza fosse votata nel testo approvato dalla Camera nel mese di ottobre 2015, compresa quindi l’affermazione inequivoca del diritto al certificato di nascita, ne conseguirebbero due effetti importanti: sarebbe superato il discrimine che da otto anni cancella l’universalità del diritto alla certificazione della nascita e nello stesso tempo verrebbe assicurata a tutti una data per attivare l’iter previsto per l’eventuale acquisizione della cittadinanza italiana che un punto di partenza deve avere.
Il 13 giugno, nel corso di una conferenza tenuta davanti ai rappresentanti dell’associazione “Italiani senza cittadinanza”, il partito democratico, Sinistra italiana e Movimento democratico e progressista dichiaravano che il ddl che riconosce la cittadinanza italiana ai figli di stranieri nati in Italia «arriverà in Aula giovedì 15 giugno anche senza relatore e sarà approvato». I senatori Doris Lo Moro (Mdp), relatrice del provvedimento in commissione Affari costituzionali del Senato, Loredana De Petris (SI) e Giorgio Pagliari (Pd) affermavano che «dopo un anno e sette mesi al Senato» si punta all’approvazione del testo uscito dalla Camera senza modifiche altrimenti «si insabbia e non se ne parla più».
Quel che è successo nell’aula del senato il 15 giugno è stato ampiamente diffuso dai mezzi di informazione: Lega Nord con tutti i gruppi di destra in aula e Casa Pound in piazza si erano assicurati la concorde regia dell’incivile sceneggiata. Il Movimento 5 stelle, uso a sottolineare la propria esclusiva singolarità, in questo caso non ha rifiutato il suo appoggio a una causa evidentemente condivisa. Ancora una volta gli eroici senatori hanno eretto un muro contro l’invasore, identificato in scolari e studenti desiderosi di essere pari nei diritti ai loro compagni di scuola e di giochi e, con spregiudicatezza ancora maggiore, in neonati, ridotti, in un’operazione di abuso collettivo, a strumenti per colpire i loro genitori, costretti a scegliere fra la garanzia dovuta ai loro piccoli del certificato di nascita e l’espulsione.

Aggiornamento del 21 giugno.
Destreggiandoci fra le sabbie mobili della politica italiana.
Il 13 giugno il presidente del senato aveva detto a proposito delle “disposizioni in materia di cittadinanza”: «arriverà in Aula giovedì 15 giugno». Gli era stata segnalata la necessità di salvare l’articolo che assicura il certificato di nascita (nascita che non significa immediata, automatica cittadinanza) a tutti i bambini che vengono al mondo in Italia (comma 3 dell’art. 2) e aveva risposto a un sollecito del segretario nazionale del Movimento di Cooperazione Educativa: «Grazie per la segnalazione, comunque seguo personalmente l’iter del disegno di legge e si vedrà di evitare di approvare l’emendamento soppressivo che metterebbe nel nulla la conquista di un importante diritto». Parole al vento. Il 20 giugno il presidente del Senato avrebbe dichiarato alla trasmissione Rai, Un giorno da pecora: Il via libera per lo Ius soli? “Spero entro l’anno”. Nel calendario dei lavori del Senato del mese di giugno (www.senato.it/2768) non c’è traccia dell’argomento mentre veniamo a sapere che gli emendamenti ai ddl n.2304 e connesso (Celebrazione duemila anni dalla morte di Ovidio) dovranno essere presentati entro le ore 13 di giovedì 22 giugno.
Questo Ius rischia di essere una “sola”.

giugno 28, 2017Permalink

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