13 settembre 2017 – No, tu no: te lo dice il Senato

Non mi soffermo sulla notizia indecente di un senato che ieri ha rigettato le ‘Disposizioni in materia di cittadinanza’ perché le forze politiche che ne formano la maggioranza non sono riuscite a creare una consapevolezza né sul problema della cittadinanza né sul problema affrontato dall’art. 2 comma 3 con l’intento di rimuovere l’ostacolo al rispetto del diritto del certificato di nascita per tutti i neonati.
Per l’ennesima volta i nati in Italia, figli di migranti senza permesso di soggiorno, sono ridotti a fantasmi legali e così devono restare.

Una breve informazione sul periodico on line che ha pubblicato un articolo in merito.
Nota m, Note to airman nasce nel 1993 come circolare agli amici del Gruppo del Gallo di Milano per passare informazioni e notizie organizzative.
Il primo numero porta la data del 1° maggio del 1993.
Oggi Nota-m è quindicinale e viene diffuso unicamente per posta elettronica.
Nota-m è espressione del Gruppo del Gallo di Milano, ma accoglie volentieri espressioni degli amici dei suoi dintorni con i quali si sente in consonanza.
Il Gallo è il mensile che nel 2011 pubblicò un mio articolo sul rifiuto per legge del certificato di nascita ai nati in Italia, figli di migranti senza permesso di soggiorno.
L’ho trascritto nel mio blog il 15 marzo 2011 (link in calce).

SOLI, SANGUNIS, CULTURAE: MA DIRITTO PER CHI? Augusta De Piero
Il 15 giugno scorso si è svolta in Senato una gazzarra perfettamente orchestrata con una doppia regia: mentre dentro l’aula la Lega Nord coordinava il comportamento di molti senatori, vario nelle sue espressioni ma comunque indecente, all’esterno dominava la volontà di Casa Pound, forte di un seguito significativo di persone succube. L’obiettivo di tanto impegno era la possibilità che si approvassero le Disposizioni in materia di cittadinanza, proposta nota comunemente come ius soli, pur se il diritto di assumere automaticamente la cittadinanza per il fatto di nascere nel nostro Paese non è compreso in quelle norme. Il 15 giugno potrebbe segnare il fallimento della norma – rinviata sine die − nata dall’impegno diffuso e responsabile della campagna L’Italia sono anch’io. Le Disposizioni non superano lo ius sanguinis, principio fondante la nostra legislazione in materia di cittadinanza; introducono solo qualche facilitazione (qualcuno ha parlato di ius soli temperato) e il concetto nuovo di ius culturae, diritto di cittadinanza per chi ha studiato nel paese. E proprio su questo punto qualche mese prima si era dimostrata l’inadeguatezza della nostra normativa. Era il 16 marzo e Ilham Mounssif, una ragazza che aveva frequentato tutte le scuole in Sardegna fino a laurearsi con 110 e lode in Relazioni Internazionali, si trovava a Roma per partecipare al RomeMUN 2017, Model United Nations, iniziativa aperta a giovani da tutto il mondo con una simulazione dell’Assemblea delle Nazioni Unite nella quale la giovane dottoressa rappresentava l’Italia. Le era stato conferito un prestigioso riconoscimento da parte della Fondazione Italia-Usa quale testimone «della multiculturalità del nostro paese» come sottolineato dal vicepresidente della Fondazione. Conclusasi la cerimonia, Ilham si trasferiva all’ingresso del palazzo che immette all’aula della Camera, ma veniva bloccata: non si entra alla Camera con il passaporto di paese non comunitario. Ilham infatti è cittadina marocchina non italiana (le manca il requisito del reddito). Informata di quanto accaduto la presidente Laura Boldrini l’accompagnava in aula come sua ospite: apprezzabile gesto di cortesia non l’affermazione di un diritto. Il diritto potrebbe essere assicurato da una legge che riconosca lo ius culturae e i senatori, informati della sfrontatezza di una giovane donna e dell’intemperanza della Presidente, hanno garantito, meno di tre mesi dopo, che la porta chiusa non è il frutto di una procedura assurda, ma l’affermazione di una determinata volontà politica. Per maggiore sicurezza, in un eventuale futuro dibattito ci sarà una probabile estrema attenzione anche all’articolo delle Disposizioni che prevede la cancellazione della norma secondo la quale per registrare le dichiarazioni di nascita è necessaria la presentazione del permesso di soggiorno che i migranti non comunitari irregolari non hanno. È ben chiaro che, per essere cittadini di un qualsiasi paese, bisogna esistere: i fantasmi non hanno cittadinanza. Ilham e tanti piccoli ignoti sono, per ragioni diverse, i nuovi protagonisti della vecchia canzone: «Entro anch’io. No, tu no. Ma perché? Perché no!». La voce di Jannacci e Fo risuona ancora.

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Aggiungerei una noticina al rigoroso pezzo dell’amica Augusta. Da cittadino qualunque, ho l’impressione che il dibattito sull’argomento sia degradato a un gioco di tattiche elettorali, un braccio di ferro tra forze politiche: che passi o non passi segnerà la vittoria di un gruppo e la sconfitta di un altro con conseguenze sulle elezioni politiche. Grande assente il tema, che dovrebbe essere sempre preminente, dei diritti dell’uomo. [ub]

FONTI
http://diariealtro.it/?p=673

https://www.notam.it/notam/wp-content/uploads/2017/09/Nota-m-508-11_09_17.pdf

settembre 13, 2017Permalink

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