15 settembre 2017 – Vittime troppo utili per salvarle

L’articolo che segue è stato pubblicato nel numero di settembre da Il Gallo . Genova (www.ilgallo46.it).
Non posso dimenticare che nel 2011 pubblicò un mio articolo sui neonati-fantasma. Grata oggi, come allora

IUS SOLI?
Nel 2011 era facile imbattersi in banchetti dove si raccoglievano firme per una campagna dallo slogan accattivante: L’Italia sono anch’io, campagna che, conclusasi con successo, avrebbe affidato al parlamento una proposta di legge a iniziativa popolare per rispondere alle numerose richieste di cittadinanza cui la normativa allora e ancora in vigore non era ritenuta più adeguata [1].

Il progetto in discussione
Successivamente anche parecchi parlamentari si impegnarono nella costruzione di progetti di legge finché tutto il lavoro confluì in un unico testo che, approvato dalla Camera, il 13 ottobre 2015 passò all’esame del Senato dove lo scorso mese di giugno se ne è preso atto con modalità di varia natura, non escluse quelle di tipologia muscolare, ampiamente descritte dai media in video e voce.
Alla fine ha prevalso la scelta del rinvio sine die del problema che, se non sarà risolto prima delle prossime elezioni, verrà cancellato dal rinnovo della legislatura trascinando con sé nel nulla tutto il lavoro svolto.
Per comprendere la ratio del nuovo provvedimento è utile far ricorso al titolo che suona: Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, e altre disposizioni in materia di cittadinanza [2] dove non viene messo in discussione il principio dello ius sanguinis – espressione che indica l’acquisizione della cittadinanza per trasmissione per cui un figlio, ovunque si trovi a nascere, assume la cittadinanza del genitore – principio al quale si ispira la vigente legislazione in materia. Allo ius sanguinis si contrappone lo ius soli, che indica l’acquisizione della cittadinanza di un dato Paese, indipendentemente da quella dei genitori, come conseguenza esclusivamente dell’essere nati sul suo territorio (principio vigente negli Stati Uniti).
In Italia tale principio si applica necessariamente solo se un bambino venga trovato abbandonato e i genitori siano di conseguenza ignoti.
Nel testo delle nuove Disposizioni una novità significativa, nota come ius soli temperato, consente la concessione della cittadinanza al nato in Italia con almeno un genitore che disponga di permesso di soggiorno permanente [3].

Condizioni di esclusione
Senza alcuna pretesa di esaurire l’argomento, ricordiamo la presenza in quel testo dello ius culturae di cui beneficerebbe il minore straniero nato in Italia o che vi abbia fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età. A tali condizioni acquisterebbe la cittadinanza, qualora abbia frequentato regolarmente nel territorio nazionale un percorso formativo scolastico riconosciuto [4]. In ogni caso l’acquisto della cittadinanza italiana si realizza mediante dichiarazione di volontà, espressa all’ufficiale dello stato civile del Comune di residenza del minore da parte di un genitore o di chi eserciti la responsabilità genitoriale o, al compimento della maggiore età, dall’interessato.
Quindi non c’è automatismo alcuno, tutto è sottoposto ai vincoli di procedure definite e va in ogni caso ribadito che con questa legge la cittadinanza NON viene concessa – a chi nasce in Italia per caso: quindi non viene concessa ai figli partoriti dalle donne appena arrivate sui barconi;
– ai bambini stranieri appena arrivati in Italia (sui barconi o in altro modo);
– ai giovani ritenuti pericolosi per la sicurezza pubblica;
– ai nati da genitori che non lavorano (condizione necessaria per il permesso di soggiorno permanente);
– ai giovani che non frequentano con profitto la scuola;
– se il giovane e/o i suoi genitori non sono in Italia da almeno cinque/sei anni.

Non è ius soli
Il fatto che la nuova proposta sia spesso grossolanamente resa nota come ius soli ha diffuso la paura indotta con un costante lavorio – dell’automatismo del riconoscimento, un pregiudizio che si colloca certamente fra le cause del fallimento del dibattito in Senato e fra le distorsioni nelle scelte dell’opinione pubblica. Ce lo ricorda Ilham Mounssif che spiega:
«Il linguaggio mediatico ha deciso per noi: ius soli non è il giusto modo di chiamare questa riforma. Sarebbe più appropriato parlare di ius soli temperato, ius culturae o semplicemente riforma della cittadinanza, che non prevede alcun diritto di nascita automatico, ma una sua forma temperata da rigidi criteri, proprio come avviene nel resto d’Europa. Un compromesso al ribasso, ma che salverebbe me e tanti come me».
Ilham Mounssif non è una giurista, ma una ragazza venuta in Italia da Marrakesh quando aveva due anni. Da allora risiede con la sua famiglia in provincia di Nuoro dove ha frequentato tutte le scuole, fino a laurearsi con 110 e lode in Relazioni Internazionali. Lo scorso mese di marzo è stata scelta per rappresentarci al Rome Mun 2017 (Rome Model United Nations), un’iniziativa delle Nazioni Unite che simula una sessione dell’Onu mettendo insieme studenti di tutto il mondo, dove ha ricevuto un premio. Dopo la cerimonia desiderava visitare Montecitorio. Però non è italiana. I suoi genitori sono marocchini e, come vuole la legge è marocchina anche Ilham. Cosí all’ingresso è stata respinta: con il passaporto di un paese non europeo non si entra nell’aula del Parlamento italiano.

Esistenza negata
Può succedere che l’ingresso in Italia sia precluso a particolari stranieri che pure, per il fatto di essere appena nati, non possono aver espresso opinioni pericolose o commesso alcunché di criminale.
Questi piccoli vengono al mondo, vi entrano perché nascono, ma non devono esistere. Lo decise il cosiddetto pacchetto sicurezza che nel 2009 introdusse il reato di immigrazione clandestina e stabilì che i migranti non comunitari, per registrare la nascita avvenuta in Italia di un figlio, debbano presentare un valido titolo di soggiorno che, se irregolari, non possono avere altrimenti non sarebbero tali [5] .
Il comma 3 dell’art 2 delle Disposizioni ora in discussione, se approvate nel testo in esame, escluderebbe il permesso di soggiorno dai documenti da presentare per registrare la nascita di un figlio in Italia, consentendo a ogni nuovo nato di avere un’identità legittima, ma non la cittadinanza italiana.
Allo stesso scopo, fra il 2013 e il 2014, furono presentate due proposte di legge, che non suscitarono interesse alcuno e furono abbandonate al disinteresse anche dell’opinione pubblica piú qualificata. A questo punto è opportuno ricordare che il giorno stesso dell’entrata in vigore del pacchetto sicurezza il Ministero dell’interno emanò una circolare per concedere ciò che la legge nega [6] .
Nella speranza che sia applicata, è doveroso farla conoscere, ma non è possibile non trasalire a fronte dell’opzione che lega la salvezza dei figli degli altri a uno strumento che, come è stato emanato, potrebbe essere cancellato senza interventi legislativi, in quanto una circolare è disposizione normativa, ma non a livello di legge. E se diventasse un criterio capace di estendersi, con la banalità che caratterizza il male, anche ad alcune categorie di figli nostri? Forse allora ci si appellerebbe al principio di uguaglianza e certamente qualcuno potrebbe ricordarci che, violato una volta un diritto umano fondamentale, le eccezioni possono moltiplicarsi senza danni.

E la chiesa cattolica?
A questo punto, è necessario non trascurare considerazioni inquietanti.
Data l’autorevolezza riconosciuta alla chiesa cattolica, abbiamo cercato in quella realtà espressioni di solidarietà con i nati senza certificato di nascita e quindi senza nome, senza identità, senza famiglia.
Il luogo più appropriato ci sembrava la Relazione Finale del Sinodo dei Vescovi presentata al papa il 24 ottobre 2015 a conclusione dei lavori sul tema La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo [7].
Pensavamo che la negazione per legge della famiglia a piccoli nuovi nati perché i loro genitori (o uno di essi) mancano di un burocratico pezzo di carta dovesse suscitare una preoccupata attenzione dei monsignori (coadiuvati anche da esperti laici). Purtroppo nella relazione non c’è una parola nel merito, anche se i bambini vengono collocati nel capitolo III della Relazione fra Alcune sfide peculiari [8] . Ma in quel passo si parla solo di bambini con famiglia non di quelli che dalla legge ne sono privati. Se è difficile trovare una spiegazione logica alla vescovile omissione, più difficile ancora è tollerarla sul piano etico.
Le Disposizioni in materia di cittadinanza hanno ora offerto ai vescovi l’opportunità per rimediare a questa lacuna. Alla preoccupazione del Segretario generale della Cei Galantino [9] ha fatto eco il Segretario di Stato Vaticano cardinale Parolin, auspicando una «soluzione condivisa per la questione della cittadinanza [10]» .
Parole condivisibili, ma insufficienti a motivare l’approvazione del testo nel suo complesso.
Ci saremmo aspettati una espressione di aperta e inequivoca solidarietà per i piccoli che la legge italiana vuole ridotti a fantasmi senza famiglia.
Ma forse è un azzardo sperare di fronte a un muro che unisce religiosi e laici, tutti cittadini per diritto di sangue, parola dal suono sinistro in un’Europa che sembra ritrovarsi nelle peggiori pagine del suo passato.

NOTE (per alcuni link è necessario il copia-incolla su un motore di ricerca)
[1]Legge 5 febbraio 1992, n. 91. Nuove norme sulla cittadinanza e testo unico sull’immigrazione: http://www.edizionieuropee.it/LAW/HTML/6/zn21_01_021.html http://www.altalex.com/documents/news/2014/04/08/testo-unico-sull-immigrazione-titolo-ii#titolo2

[2]Disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati il 13 ottobre 2015; S 2092
https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/316111.pdf 

[3] Documento che si ottiene dopo almeno 5 anni di soggiorno continuativo S2092 ddl S 2092 art 1, 1 b-bis

[4] S 2092 ddl S 2092 art. 1 d 2 bis

[5]  http://www.altalex.com/documents/codici-altalex/2014/04/09/testo-unico-sull-immigrazione
Legge 94/2009, art. 1 comma 22 lettera g testo unico ddl 286 1998 art. 6.2
Si escludono gli atti di stato civile da quelli per cui non è prevista la presentazione di titolo di soggiorno.

[6] Circolare del Ministero dell’Interno n.19 del 7 agosto 2009
http://servizidemografici.interno.it/sites/default/files/Circolare%20n.%2019%20-%202009.pdf 

[7] https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2015/10/24/0816/01825.html 

[8] Punto 26 di Alcune sfide peculiari.

[9] http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2017/06/17/ius-soli-grillo-invotabile.-gentiloni-fare-presto_d7cf1aaa-4b514043-8b13-9b8446b535de.html 

[10] https://www.avvenire.it/attualita/pagine/migranti-galantino-liberi-di-partire-liberi-di-restare

 

settembre 15, 2017Permalink

Comments are closed.