27 settembre 2017 – E’ aperta la strada per eliminarli, ma prima li usiamo come oggetto della raccolta differenziata in un nuovo cassonetto.

Salvini ha vinto, ma non da solo. I complici sono molti e parecchi occulti

Negli ultimi giorni di settembre il ministro Alfano (quello che si affida alla nostra memoria per non aver visto nel 2013– sempre in qualità di ministro – il sequestro della piccola Shalabayeva, deportata in Kazakistan assieme alla sua mamma e salvata poi da Emma Bonino) ha proclamato: «Una cosa giusta fatta al momento sbagliato può diventare una cosa sbagliata».
Ha così sigillato la scomparsa delle “Disposizioni in materia di cittadinanza” dal quadro delle leggi che non saranno votate prima della fine della legislatura. Nella sua scomparsa trascina con sé il comma 3 dell’art. 2, che sarebbe stata la norma di salvezza dei piccoli nati e nascituri in Italia cui dal 2009 è negato il certificato di nascita.
Ancora una volta i minori sono diventati l’osso da buttare al cane per zittirne l’abbaiare e su di loro, siano ragazzini compagni di scuola dei nostri figli o neonati, si è giocato un patto di cui prima o poi conosceremo meglio il prezzo probabilmente infame.
Sarà più alto di quello che ora facciamo pagare a creature che si apprestano a venire al mondo e di cui non possiamo pronunciare il nome perché la legge glielo nega. Ora non hanno la possibilità di chiederci «perché?» ma più avanti, se non saranno stati distrutti da qualche organizzazione criminale che ora è facilitata nell’appropriarsene dal loro assoluto anonimato, ce lo chiederanno.
Il coordinatore di Alternativa Popolare, il già ministro Maurizio Lupi, ha affermato, riferendosi allo ius soli «Se ne potrà riparlare alla prossima legislatura». Se non sa di mentire può essere o per ignoranza, dato che le norme non votate scompaiono dai lavori parlamentari della nuova legislatura successiva alle elezioni, o, se mente consapevolmente, è perché suppone ignorante l’opinione pubblica. E questo è offensivo anche se lo suppone il coordinatore di un partito neonato, ammesso ad esistere anche se non si sa nulla di un pensiero progettuale che eventualmente lo caratterizzi.

27 settembre 2017 La legge sullo Ius soli e una resa senza nobiltà

Hanno vinto la propaganda della Lega, la furbizia di Grillo e Di Maio, le paure e le mistificazioni. Hanno perso ottocentomila ragazzi, la politica che ha il coraggio di scegliere e uno scampolo di idea che si poteva ritenere di sinistra, ma perfino di centro di MARIO CALABRESI

Chiamiamo le cose con il loro nome, senza giri di parole o finzioni: hanno vinto la propaganda della Lega, la furbizia di Grillo e Di Maio, le paure e le mistificazioni. Hanno perso ottocentomila ragazzi, la politica che ha il coraggio di scegliere e uno scampolo di idea che si poteva ritenere di sinistra, ma perfino di centro.
Certo la legge è stata affondata da Angelino Alfano e dal suo piccolo partito, in cerca di una casa che garantisca di poter sedere ancora al tavolo del potere nella prossima legislatura. Ma questo è successo anche perché il Partito democratico non è stato capace di indicare le proprie priorità a un alleato che ha incassato enormemente più di quanto valga (basti pensare alle poltrone ministeriali collezionate da Alfano, al cui confronto impallidiscono persino i big della Prima Repubblica).
La legge che dava la cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri che avessero un regolare permesso di soggiorno (da almeno 5 anni) non verrà approvata in questa legislatura ed è rinviata a un futuro indefinito. Un futuro però che possa garantire ai politici la sicurezza di non indisporre nessuno e di non rischiare nulla.
Sfruttando l’occasione del voto tedesco, Alfano ha coniato una frase di cui pareva molto orgoglioso: «Una cosa giusta fatta al momento sbagliato può diventare una cosa sbagliata». E allora meglio fare direttamente una cosa sbagliata: arrendersi alla Lega, nella convinzione di poter conquistare qualche voto. Un gigantesco abbaglio. Alfano, che pretenderebbe di rivolgersi a un elettorato cattolico, e il partito di Matteo Renzi non portano a casa un solo voto in più da questa vicenda, anzi perderanno quelli di chi si chiede dove sia finito il coraggio delle proprie idee e convinzioni.
A luglio, quando la legge venne rinviata, si disse che non la si poteva approvare in un momento in cui i migranti sbarcavano in massa sulle nostre coste (stabilendo un legame tra le due cose che non ha fondamento), così venne messa in campo la strategia di Marco Minniti per fermare i flussi dall’Africa e insieme paure e ansie. Gli sbarchi sono crollati, il ministro dell’Interno ha varato un piano di diritti e doveri per i rifugiati, ma ora crolla il patto politico che voleva tenere insieme sicurezza e integrazione. Integrazione, in questo caso, non di chi è arrivato con i gommoni degli scafisti ma di chi è nato e cresciuto in Italia.
Quello che è successo è il perfetto segno dei tempi, quello in cui le grida degli ultrà vincono sulla razionalità e il buon senso, quello in cui si mescolano i piani e ci si piega alle generalizzazioni. Come ha ben spiegato su questo giornale Ilvo Diamanti, il tema immigrazione sale in cima alle preoccupazioni degli italiani ogni volta che ci sono le elezioni, sarà un caso o il frutto di una propaganda elettorale avvelenata?
Ed è un segno dei tempi pensare anche di cancellare i problemi rimuovendoli. Domenica scorsa Ernesto Galli della Loggia ha messo in evidenza sul Corriere della Sera perplessità e dubbi sullo Ius soli, mettendo al centro le difficoltà culturali dell’integrazione dei musulmani — che sarebbero comunque solo un terzo dei beneficiati dalla legge — oltre che la possibilità di mantenere una doppia cittadinanza (non si capisce perché sia lecito e pacifico poter avere il passaporto italiano e quello statunitense ma sospetto mantenere quello marocchino o senegalese).
È chiaro che i problemi esistono, come sottolinea Galli della Loggia, di fronte a culture e comunità che non riconoscono alle donne gli stessi diritti degli uomini, ma allora la soluzione è negare la cittadinanza alle bambine che a 12 anni vengono rispedite nei loro Paesi per i matrimoni combinati o che non possono andare all’università anche se sono molto più brave dei loro fratelli? La soluzione è arrendersi di fronte a mentalità arretrate o difendere quelle bambine con una cittadinanza che permetta di integrarle e far progredire le loro comunità?
Arrendersi alla chiusura di quelle comunità, che vivono e continueranno a vivere nelle nostre città, è l’errore più grande che possiamo fare e che complicherà il nostro futuro. Abbiamo sprecato un’occasione gigantesca, reso inutile un finale di legislatura che poteva provare ad essere nobile e accettato di perdere la partita rinunciando a giocarla.

http://www.repubblica.it/politica/2017/09/27/news/la_legge_sullo_ius_soli_e_una_resa_senza_nobilta_-176601523/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P1-S1.4-T2

 

settembre 27, 2017Permalink

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