29 settembre 2017 – Ancora una lettera inutile

Udine 29 settembre 2017
Gentile signora sottosegretaria Maria Elena Boschi,
le scrivo usando la formula della lettera aperta perché così potrò diffondere questa lettera che forse qualcuno leggerà.
Leggo questa sua non smentita dichiarazione a una coppia di immigrati: «So di avervi dato un dolore questa sera ma, purtroppo, le cose stanno così. I numeri non ci sono, mi spiace molto. Speriamo nella prossima legislatura».

Un po’ di esegesi: «Non ci sono i numeri. Mi dispiace.». E’ l’espressione di cortesia che si usa quando si urta inavvertitamente qualcuno in uno spazio affollato e capita frequentemente di sentirsi rispondere: «Non si preoccupi». Non credo che questa sarà la risposta che le daranno il 13 ottobre i promotori del “cittadinanza day”.
Con tutta la solidarietà purtroppo non posso assicurare la mia partecipazioni fisica, “non ho più l’età” per le manifestazioni che impongono una presenza in piazza.
Per chiarezza quando avevo nove mesi di vita, il 5 settembre 1938, accadde che venisse approvato il “Regio Decreto Legge 5 settembre 1938-XVI, n. 1390,.Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista. Convertito in legge senza modifiche con L 99/1939”.
Fu una porta sbattuta insieme ad altre porte, prima che si aprissero orrendi cancelli.
Oggi le porte non si sbattono si chiudono accompagnandole con cura e se fanno un po’ di rumore si dice “Mi dispiace”.

Sottopongo ancora ad esegesi il suo: «Speriamo nella prossima legislatura».
Forse quello “speriamo” indica un minimo di timore e tremore perché quel nos (che non mi sembra sia maiestatis) per lei può significare «Non so se io e i miei sodali ci saremo la prossima volta» e quindi fa attenzione al consenso dei ‘numeri’ che le assicurino una presenza anche dopo le prossime elezioni.

Comunque sia facciamo un po’ di storia perché abbiamo con noi il nostro passato; non ci capita di nascere ogni mattina, salvo che non siamo soggetti a dolorose patologie.
Tanti cittadini (italiani e non) tra il settembre 2011 e il marzo 2012 si erano adoperati nella bella campagna ‘L’Italia sono anch’io’ e avevano raccolto più di 200mila firme su due proposte di legge di iniziativa popolare sulla riforma della cittadinanza e il riconoscimento del diritto di voto amministrativo dei cittadini stranieri.
Il parlamento si adoperò per trasformare quelle proposte a iniziativa popolare in proposta a iniziativa parlamentare e il 13 ottobre 2015, la Camera licenziò in prima lettura le “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, e altre disposizioni in materia di cittadinanza” che approdarono in Senato, note sbrigativamente come ius soli.
Il 15 giugno 2017 furono occasione di una indecorosa manifestazione orchestrata dalla accorta e accuratamente organizzata regia della Lega Nord (intramoenia) e Casa Pound (extramoenia) e così, con qualche altro penoso passaggio, si arriva al suo ineffabile «Speriamo nella prossima legislatura».

Cosa possiamo sperare nella prossima legislatura?
Anche qui avrei qualche cosa da dire, che dirò più avanti perché prima voglio ricordare l’intreccio con un’altra storia, un’altra storia che non vi fa onore.
Il 15 luglio 2009, fu approvata la legge n. 94 “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica” le cui norme vengono citate anche nel Testo Unificato “Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”.
Quella legge (nota anche come ‘pacchetto sicurezza’) fu approvata con un articolo che imponeva la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione degli atti di stato civile, cioè chi volesse sposarsi e chi dovesse registrare la nascita del proprio figlio in Italia, era ed è obbligato a presentare il permesso di soggiorno, esponendosi quindi all’espulsione.
Lasciamo perdere la foglia di fico salvifica di una poco nota circolare (n.19/2009 – Ministero dell’interno).
Quindi i neonati diventavano spie dell’irregolarità dei loro genitori.
Per questa matta bestialità non posso riferirmi solo a voi perché ricordo che al quarto governo Berlusconi (cui si deve in prima battuta questa trovata sostenuta dall’allora ministro Maroni) hanno fatto seguito i governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni e su questo punto nulla è cambiato.

Anzi no qualche cosa cambiò. Nel 2011 la Corte Costituzionale intervenne (a seguito di regolare procedura promossa dal Tribunale di Catania) con la sentenza n. 245 che escludeva le registrazioni delle ‘pubblicazioni di matrimonio’ dalla presentazione del permesso di soggiorno.

E i neonati? I neonati sono spie silenti dei loro genitori e quindi tacciono, gli uni per naturale impossibilità, gli altri per paura.
E poi possono essere usati come una specie di linea del Piave o altro ¡No pasarán! di storica memoria o meglio come ossa da buttare a un cane per zittirne l’abbaiare.
A nome di chi si ricorda che le norme internazionali (da noi ratificate) impongono di considerare nel costruire leggi “il superiore interesse del minore”, nel 2013 alla Camera e nel 2014 al Senato furono presentate due proposte di legge (rispettivamente n. 740 e n. 1562) per escludere la presentazione del permesso di soggiorno in connessione alla richiesta del certificato di nascita.
Secondo la consuetudine di sornioni silenzi non se ne fece nulla (anche se i Presidenti delle due assemblee le avevano affidate alle rispettive commissioni di competenza) fino al 2015 quando la norma fu inserita nelle “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, e altre disposizioni in materia di cittadinanza” e diventò il comma 3 dell’art. 2 nel testo che venne approvato alla Camera e inviato al Senato.
Qui accadde un qualche cosa di inaspettato (e tralascio le migliaia di emendamenti presentati dal costume beffardo dell’on. Calderoli) perché otto senatori del FI PdL chiesero co n proposta di emendamento l’abrogazione di quel comma facendoci assistere all’incredibile spettacolo di otto adulti che si uniscono per dire a un neonato «tu non devi avere esistenza legale». Penso a loro con le parole di Primo Levi «Voi che vivete sicuri // Nelle vostre tiepide case, // Voi che trovate tornando a sera //Il cibo caldo e visi amici: »…. Avranno gli otto eroi della guerra ai neonati il coraggio di dirci che il ‘superiore interesse del minore’ è compatibile con la loro inesistenza legale?.

E infine (last but not least) concludendo la mia esegesi torno al suo, gentile sottosegretaria, «Speriamo nella prossima legislatura».
Cosa lasciate all’attenzione della prossima legislatura, fermo restando che le leggi non approvate anche se presentate come proposte alla fine di un lavoro impegnativo scompaiono?
Resterà la proposta di legge a iniziativa popolare (se ben ricordo queste norme non vengano cancellate) e la lettera g, del comma 2 dell’art. 1 della legge 94/2o09 (o, se si preferisce questa modalità di citazione, il comma 2 dell’art. 6 del testo unico 286/1998), quella che impone la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione delle dichiarazione di nascita (e solo di quelle grazie alla Corte Costituzionale che ha escluso sei anni fa le pubblicazioni di matrimonio).
Questa legge – che avete mantenuto ben salda per otto anni – è in vigore.

Una spregevole eredità gentile Sottosegretaria
Se lei ha o avrà figli (non conosco la sua biografia) avrà offerto loro un contributo a riconoscersi privilegiati che possono calpestare i ‘figli degli altri’.
Se ciò può rassicurarla è in compagnia della Conferenza Episcopale Italiana che, pubblicando il 24 ottobre 2015 la Relatio Synodi “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, si è fermamente (e correttamente) associata a proposte di attenzione alla famiglia e autorevolmente disinteressata di coloro che, pur se nascono in famiglia, non possono averne una perché non esistono.
Forse questa autorevole compagnia la consola, gentile signora, a me provoca solo disprezzo, sfiducia e dolore ma io conto solo uno: il mio voto che ci tengo ad esprimere per rispetto di me stessa, ché almeno quello mantengo.

Augusta De Piero

 

 

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