16 ottobre 2017 -Il coraggio di due donne e l’invito di un comitato ad adeguarsi al purtroppo senso comune.

La prima delle due donne che mi è capitato di incontrare ha scritto in un pezzo che mi è capitato di leggere su fb, mentre ho conosciuto l’altra molti anni fa

Prima di parlare di loro devo mettere in ordine nella mia testa frammenti di storia che improvvisamente (chissà perché!) l’hanno occupata e che hanno come comune riferimento il 16 ottobre, oggi

16 ottobre 1922 il gruppo dirigente fascista decise di passare all’azione. Il 28 ottobre ci sarebbe stata la marcia su Roma e il 30 ottobre il re avrebbe affidato il governo a Benito Mussolini.
Per quelle curiose coincidenze che la storia ci impone il 16 ottobre 1943 ricorre l’anniversario del rastrellamento nazista nel ghetto di Roma.
Fra il 1922 e il 1943 si colloca – il luogo questa volta è Trieste – il 18 settembre 1938 l’annuncio delle prime leggi razziali italiane. Il 5 settembre erano già stati cacciati dalle scuole del regno insegnanti e alunni ebrei. Mi piace sottolineare anche i bimbi piccoli già allora identificati come pericolo. Non era stato un atto di aggressione ma un legale decreto a provvedere a tanto, precipitosamente perché l’anno scolastico 1938-39 doveva iniziare a scuola ‘ripulita’. Il 17 novembre 1938 il Regio Decreto Legge n. 1728 Provvedimenti per la difesa della razza italiana- avrebbe reso note ed esecutive le norme organiche in materia.
E adesso che ho soddisfatto l’insistenza della mia testa testarda (ma forse è solo un fatto di sclerosi dovuto all’età) torno a noi.

Mi è capitato di leggere su fb il testo di un manifesto promosso da un – a me ignoto se non per questa produzione – ‘comitato 18’.
Non riesco (imperizia digitale!) a riprodurne l’immagine nel mio blog (immagine che ho comunque nell’archivio di mio PC) ma riesco a copiarlo

Manifesto del 16 ottobre 2017 (ma cos’ha questa data, la calamita!?)
“Un giorno per mio figlio”
Sei invitato “accompagnato” da tuo figlio/a, al
Consiglio Comunale che si terrà
Lunedì 16 ottobre alle ore 9
per dire NO ai “migranti”.
Grado è e deve rimanere
un’isola felice
Comitato 18

E finalmente arrivo alla prima delle mie donne.
Si chiama Ilaria Cecot, ha aperto un dialogo su facebook facendo riferimento a un articolo piuttosto pesante che illustrava il manifesto che ho copiato sopra (di cui le devo la conoscenza) e che si riferiva anche a lei in forma anonima.
Ilaria non ha accettato l’anonimato e ha risposto con il testo che ricopio, da cui si evince il significato del’articolo contestato (che si può trovare su internet scrivendo comitato 18  Grado. Preavviso che il riferimento del giornalista è un termine volgare che potrebbe dare fastidiò ai miei lettori)

Scrive Ilaria
Ho pensato per un attimo di fare finta di nulla, ma fare finta di nulla non è nella mia natura. Io ci metto la faccia sempre, anche quando non è comodo, anche quando non conviene. In questo caso, quando ho letto questo “articolo” non ho tardato a riconoscermi, nonostante il sedicente giornalista abbia accuratamente evitato i nomi per non incorrere in una sicura querela. Eh si, sono io la “goriziana aspirante suicida” (in cerca di visibilità non direi, ne ho avuta anche troppa negli ultimi quattro anni, molta più di quanta , questa sanguisuga del sistema ne avrà mai, molta più di quanta i potenti amici della sua pupilla potranno garantire alla stessa). Dovrei vergognarmi? Pensa di avere svelato un segreto pruriginoso? Non ho mai nascosto, anzi, di aver sofferto di depressione due anni fa, e di aver pensato che questo mondo non era il mio mondo (ogni tanto quando penso che devo dividere l’ossigeno con gente del genere ci penso ancora a dire il vero). Comunque, capita nella vita di avere bisogno di un fegato nuovo oppure di rompersi una gamba, e capita anche di lacerare la propria anima. La differenza ? Per curare l’anima non esistono pezzi di ricambio come il fegato di un generoso donatore, non basta mettere un gesso , per ricomporre l’animo ci vuole tenacia, forza, motivazione e soprattutto amore, Amore verso di se ed amore che gli altri, i nostri cari, ti donano. Il percorso è lungo, forse non si conclude mai la continua ricerca dell’equilibrio tra sè ed il mondo, perché chi ha sofferto del “male di vivere” sente in modo diverso, più forte, vive senza pelle. Si cade e ci si rialza, si soffre il doppio e si è felici il triplo. Siamo dei privilegiati perché il nostro cuore è puro, è vero , è fragile e forte come quello dei bambini. Si, i bambini che il signor “sedicente blogger” voleva strumentalizzare politicamente contro l’arrivo di 18 esseri umani, come il cuore dei bambini in cui, il sedicente “comitato 18” voleva coltivare l’odio per il diverso. Ci siamo messe di traverso e lo rifarei mille volte, non pensi il signore di avermi intimorito, come credo non abbia intimorito Silvana Cremaschi, che ringrazio per essersi prontamente attivata, segnalando la cosa al Garante per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
Io vado a testa alta , ho vinto la mia partita con la vita due anni fa e non mi vergogno a dire di averla giocata.

La mia seconda donna si chiama Franca Viola
Mi è venuta in mente leggendo delle signore che raccontano nei passaggi della loro carriere una violenza subita parecchi anni fa da un importante produttore cinematografico, tale Weinstein (anche su di lui internet fornirà informazioni).
Si sono mosse tutte ora, quasi incoraggiandosi a vicenda. Dicono di aver taciuto per vergogna e paura
Invece Franca Viola a 17 anni (era il 1965) rifiutò il matrimonio riparatore e aprì la strada alla legge sulla violenza sessuale.
Le Norme contro la violenza sessuale divennero legge il 15 febbraio 1996 n. 66 .
Il dibattito richiese determinazione, costanza e coraggio: l’onore è tutto di Franca Viola.
Per chi volesse saperne di più.
http://diariealtro.it/?p=650
E ora la mia testa bizzarra si è un po’ calmata.

ottobre 16, 2017Permalink

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