24 ottobre 2017 – Quale memoria spinge a fare storia?

I fatti sono così abnormi e ripugnanti che li riassumo, anche se in questo momento sono noti, perché rileggendo fra qualche tempo il mio blog potrei non averne adeguata memoria.
Un gruppo di esseri che hanno scelto come spazio proprio i luoghi oscuri in cui l’umanità dà il peggio di sé hanno insozzato la foto di Anna Frank, imponendole la maglia della avversaria squadra di calcio, come tale meritevole di dileggio di cui è stata fatta strumento la vittima-icona di Auschwitz.
Molte parole sono state dette, anche confusamente, per prendere le distanze da questa schifezza e non le ripeterò perché voglio aggiungere qualche cosa di mio.
Gli esseri di cui sopra misteriosamente conoscono il diario di Anna Frank, il che non è un’ovvietà là dove l’ignoranza è fondamentale scelta di vita.
Lo hanno usato evidentemente guidati da qualcuno che sa, che conosce l’obbligo nazista della stella gialla sugli abiti degli ebrei negli anni ’40 del secolo scorso, stella non a caso gialla, il colore dell’infamia imposto nella forma del berretto già dal IV Concilio Lateranense (1215). Ci sono voluti secoli per avere un pronunciamento chiaro e ufficiale della più autorevole parte cattolica come quello della dichiarazione Nostra aetate del Concilio Vaticano II: «La Chiesa inoltre, che esecra tutte le persecuzioni contro qualsiasi uomo, memore del patrimonio che essa ha in comune con gli Ebrei, e spinta non da motivi politici, ma da religiosa carità evangelica, deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell’antisemitismo dirette contro gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque».
Evidentemente ci sono degli elementi nella storia umana che nessun pentimento o rivisitazione di fatti lontani riesce a cancellare fino in fondo ed è quindi necessario il massimo di accortezza perché non si ripropongano in altre, rinnovate e coinvolgenti forme.
Diceva lo scrittore uruguayano Eduardo Galeano che «Quando è viva davvero la memoria non contempla la storia, ma spinge a farla».
Non immaginava certo che la storia che si cerca di ‘fare’ peschi nelle memorie infamanti dell’antisemitismo, del razzismo che diventano collanti di solidarietà per molti, anche insospettabili.

ottobre 24, 2017Permalink

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