7 dicembre 2017 – Il gioco della torre

Il punto di abiezione a cui siamo arrivati contrappone due leggi fondamentali, votate solo a metà : il testamento biologico e lo ius soli (che nomino con l’espressione che lo rende noto anche se inesatta).
E-E non ci sono i voti, quindi bisogna scegliere
O-O come in un gioco della torre. Una scelta mostruosa.
Questa strettoia oscena potrebbe essere superata?
Ci dicono di no ma non mi fido.

La denigrazione, spesso praticata, del testamento biologico è il risultato  di una strumentale visione bigotta, irrispettosa dell’umanità significativamente espressa da molti interventi in parlamento, assunta come propria per rafforzare la propria quantitativa credibilità.
E speriamo che, nonostante tutto, una maggioranza ondivaga, ambiguamente appesa più a sondaggi che a idee, lo voti come dice di voler fare.
Si sarebbe potuto far meglio? Certamente, ma temo che ora sia necessario adeguarsi al passo possibile a fronte del nulla.

Lo “ius soli” è una probabile vittima del disprezzo verso il diverso, lo straniero che si finge di non volere cittadino come se non ci fosse già una legge che lo consente, legge di cui lo “ius soli” migliorerebbe soltanto le condizioni richieste. Anche l’acquiescenza alla burocrazia complessa e confusa  (in altri casi condannata) può fare numero di voti a favore

Il comma 3 dell’art. 2 dello ius soli ci permetterebbe di superare la vergogna votata con fiducia nel 2009 quando, negando loro il certificato di nascita i nati in Italia, figli dei sans papier, furono e sono condannanti a non esistere.
Solo questa ignominia avrà, con la fine di questa legislatura, un futuro: è legge e tale resterà.
Tutto il lavoro fatto, i ragionamenti elaborati con competenza e affidati alla costanza della ragione, la solidarietà con i ragazzini che dai banchi di scuola chiedono di diventare italiani verranno gettati nel cassonetto della Costituzione beffata, della razionalità sommersa, dal pregiudizio che soffoca sentimenti cordiali (cordiali viene da cor=cuore), schiacciati dalla violenza nutrita surrettiziamente con la paura.
Per chi ha tempo di farlo consiglio la lettura nei quotidiani locali del 1938 delle riunioni di insegnanti, guidati da direttori e presidi con fez e braccio paralizzato nel saluto romano, che inneggiavano alla cacciata di piccoli ebrei e di loro colleghi dalle scuole del regno.
Io ho letto il Gazzettino d’epoca e mi è servito molto a capire quello che accade.
Ricordo la mia inutile ‘lettera aperta’ alla sottosegretaria Boschi, pubblicata nel mio blog il 29 settembre. Non è elegante autocitarsi? Forse no ma credo che –ora più di sempre – sia necessario dire il proprio “io non ci sto”
http://diariealtro.it/?p=5269

Konstantinos Kavafis – “Aspettando i barbari”
Che aspettiamo, raccolti nella piazza?
Oggi arrivano i barbari.
Perché mai tanta inerzia nel Senato?
E perché i senatori siedono e non fan leggi?
Oggi arrivano i barbari.
Che leggi devon fare i senatori?
Quando verranno le faranno i barbari.
Perché l’imperatore s’è levato
così per tempo e sta, solenne, in trono,
alla porta maggiore, incoronato?
Oggi arrivano i barbari.
L’imperatore aspetta di ricevere
il loro capo. E anzi ha già disposto
l’offerta d’una pergamena. E là
gli ha scritto molti titoli ed epiteti.
Perché i nostri due consoli e i pretori
sono usciti stamani in toga rossa?
Perché i bracciali con tante ametiste,
gli anelli con gli splendidi smeraldi luccicanti?
Perché brandire le preziose mazze
coi bei caselli tutti d’oro e argento?
Oggi arrivano i barbari,
e questa roba fa impressione ai barbari.
Perché i valenti oratori non vengono
a snocciolare i loro discorsi, come sempre?
Oggi arrivano i barbari:
sdegnano la retorica e le arringhe.
Perché d’un tratto questo smarrimento
ansioso? (I volti come si son fatti serii)
Perché rapidamente le strade e piazze
si svuotano, e ritornano tutti a casa perplessi?
S’è fatta notte, e i barbari non sono più venuti.
Taluni sono giunti dai confini,
han detto che di barbari non ce ne sono più.
E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi?
Era una soluzione, quella gente.

E se aggiungessimo un pensierino al Deserto dei tartari di Dino Buzzati?
Bisognerebbe saper leggere, una fatica pesante: meglio acquiescere a qualche ululato. Per becero che sia toglie al fatica del pensiero.

dicembre 7, 2017Permalink

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