5 febbraio 2018 – Sull’uso di facebook

Da Il sole 24 ore

È un artigiano di Torano Castello, piccolo comune del cosentino disteso sulla valle del Crati, l’autore del fotomontaggio comparso su Facebook che ritraeva Laura Boldrini con la testa insanguinata e la scritta “Sgozzata da un nigeriano inferocito, questa è la fine che deve fare così per apprezzare le usanze dei suoi amici”. È stato individuato dagli agenti del Cnaipic (Centro anticrimine informatico della Polizia) che si sono avvalsi dell’aiuto proprio di Facebook.
Fin qui i fatti.
La notizia, tuttavia, ha una portata ben più ampia del semplice fatto di cronaca. E impone una lettura tutta nuova.

Lo scenario dei social sta cambiando, per volere delle autorità, ma anche di aziende come Facebook, sempre più nel mirino per i contenuti falsi o violenti condivisi sulle piattaforme. Proprio Facebook nelle ultime settimane, o comunque da quando è scoppiato lo scandalo Russiagate, ha intensificato gli sforzi per scovare fake news e post inappropriati, con l’istituzione di veri e propri team che di occupano della verifica. Un lavoro difficile, considerando che gli utenti del social network di Mark Zuckerberg sono oltre due miliardi. Ma comunque un segnale importante, anche in vista delle prossime elezioni politiche.

Sul caso della foto della Boldrini, però, si è andati ancora oltre. Perché da quanto appreso, Facebook ha collaborato in moto fattivo all’individuazione dell’autore del post. Un po’ una prima volta, che apre a scenari futuri molto diversi da quelli a cui siamo abituati. Scenari che tirano in ballo l’identità digitale, sempre più legata a quella fisica. Oggi Facebook (ma anche Google ed altre big del web) ha gli strumenti per risalire all’identità del gestore di un account, a prescindere dal fatto che si tratti di un profilo falso. Fra i dati in possesso del colosso di Zuckerberg, per ogni profilo, ci sono indirizzo email, geolocalizzazione e sempre più spesso, numero di telefono degli utenti. Negli ultimi mesi, infatti, proprio per autenticare molti account, Facebook sta spingendo sull’aggancio di un numero di telefono al profilo. Ovviamente si tratta di dati sensibili che la società californiana custodisce nel rispetto di normative sulla privacy sempre più stringenti.
La collaborazione con le forze di polizia per l’individuazione dell’utente che ha postato per primo la foto della Boldrini con la testa insanguinata, però, ci dice che esistono casi specifici in cui la privacy passa in secondo piano. E che forse, da oggi in poi, diffondere odio e notizie false nascondendosi dietro un falso profilo non rimarrà un’azione impunita.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-02-04/ora-facebook-collabora-lotta-fake-news-e-haters-un-punto-svolta-165011.shtml?uuid=AE7UQOuD

Considerazioni mie
Sono impopolarmente convinta che, se consideriamo facebook come un mezzo per cercare informazioni nei post altrui e per comunicare ad altri le proprie (scegliendo testi di particolare interesse e/o scrivendo le proprie opinioni), si debba farne un uso adulto e rinunciare a tutto l’armamentario emotivo/sentimentale che accompagna gli scritti.
Aggiungo la pericolosa equivoca polisemia del ‘mi piace’.
Provo a pubblicare e attendo critiche con il massimo interesse

Febbraio 5, 2018Permalink

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