8 febbraio 2018 – Liliana Segre. C’è una politica che semina odio. Ora via la parola razza dalla Costituzione

Premetto che il testo successivo è stato ricopiato dal cartaceo parola per parola

La Repubblica 5 febbraio 2018 pag. 2-3 . Intervista di Simonetta Fiori (link in calce)
Esiste ancora un ventre molle del paese contaminato da fascismo e razzismo?
«E’ sempre esistito. Solo che nel dopoguerra ci si vergognava di tirarlo fuori. Il lutto e la disperazione provocati dai totalitarismi creavano una sorta di pudore intorno a certe tendenza, liquidate come oscene. Il tempo ha cancellato la memoria delle tragedie. Ed ecco ora riaffacciarsi violentemente queste pulsioni razziste e xenofobe».

Colpiscono gli argomenti giustificazionisti della destra: ci sono troppi neri.
«Eh già, ci mancava che applaudissero agli spari. Che vergogna. Ci sono uomini politici che non hanno più timore di evocare la “razza bianca”, addirittura denunciano un complotto per la “sostituzione etnica”. Cosa ci si può aspettare da una politica dell’odio come questa?».

Il mito del complotto contagia neonazisti e leghisti. Prima era una specialità dell’antisemitismo, che ricorre ai falsi Protocolli dei Savi di Sion per argomentare la pericolosità degli ebrei pronti a impadronirsi del mondo. I razzisti di oggi evocano dissennatamente un piano “Kalergi” per trasformare il popolo europeo in “una razza mista di africani e asiatici”. Sono entrambi dei falsi inventati per colpire delle vittime.
«Anche io ho pensato a questa similitudine e mi vengono i brividi. Spero di sbagliarmi. Spero di essere clamorosamente smentita dalla Storia».

Cosa le ha fatto pensare a un’analogia?
«Il meccanismo che dà vita al mito del complotto ha sempre gli stessi tratti. Si sospetta che siano in atto terribili piani misteriosi rispetto ai quali la gente comune resta all’oscuro finché vincono gli artefici della macchinazione. Quindi bisogna annichilire l’avversario finché si è in tempo».

I fantasmi sociali nascono sempre in un momento di crisi. 
«Sì, certo. Ed è in momenti come questi che si inventano capri espiatori su cui sfogare risentimento e paura. La rabbia oggi si respira per strada. La si vede non solo negli episodi eclatanti come la “caccia al nero” di Macerata, ma anche nella quotidianità. Bastano un sorpasso azzardato o un parcheggio maldestro. Basta una finestra che sbatte e si accoltella il vicino. Su questo terreno intervengono i maestri della politica e del Web assai abili nello spargere veleno e nel catturare l’attenzione. Anche perché l’attenzione dell’odio è molto più facile di quella dell’amore. Ha presa su platee più ampie».

E’ facile anche dare vita a n immaginario razzista. Lei l’ha subito da ragazza sotto il regime fascista. Pur nella differenza tra quell’Italia e oggi, rintraccia delle analogie tra i meccanismi che creano una propaganda fondata sulla discriminazione?
«E’ una questione che mi sono posta anche io. E purtroppo le somiglianze non mancano. La campagna antisemita non è nata da un giorno all’altro il 18 settembre quando Mussolini annunciò a Trieste le leggi razziali. Prima c’erano state le barzellette, le boutade, le caricature con il naso adunco e le orecchie a sventola. Gli ebrei ridotti a macchietta grottesca. Pian piano dalle vignette si è passati ai cartelli con la scritta: “vietato l’ingresso ai cani e agli ebrei”. E poi si sa dove siamo arrivati».

Nella sua esperienza personale in che modo ha sofferto l’esclusione?
«Io non ricordo l’atto violento – quello sarebbe arrivato dopo – ma lo sparire dallo sguardo delle persone. C’è un gioco che fanno i bambini senza capire quanto sia crudele. Si decide che uno di loro debba essere invisibile. E non c’è grido che li scuota. L’escluso reclama: ehi, ci sono, guardatemi! E gli altri niente, fanno finta di non vederlo e non sentirlo. Ecco, questo è ciò che ho patito. L’invisibilità». [**]

Qualcuna delle sue amichette le ha mai chiesto scusa in questi ottant’anni?
«No, non è mai successo. E anche per questo motivo che la nomina del presidente Mattarella ha rimesso a posto molte cose ».

Rispetto alla Shoah, non abbiamo mai fatto i conti fino in fondo con le nostre responsabilità attribuendo ogni colpa ai tedeschi. Deriva anche da questo la facilità con cui abbiamo sdoganato pulsioni xenofobe nella scena pubblica?

Rispetto alla Shoah, non abbiamo mai fatto i conti fino in fondo con le nostre responsabilità, attribuendo ogni colpa ai tedeschi. Deriva anche da questo la facilità con cui abbiamo sdoganato pulsioni xenofobe nella scena pubblica?
«Sicuramente. Da noi l’armadio della vergogna non è mai stato aperto. E l’esame di coscienza non è mai completamente mancato. In questi anni abbiamo creduto di stare con gli occhi aperti e le orecchie vigili, ma evidentemente non è stato fatto abbastanza ».

Le oggi siede nel Senato della repubblica. Quali atti intende compiere per fermare il razzismo diffuso?
«Contro la xenofobia non credo tanto nell’efficacia delle leggi, ma nel potere dell’educazione. Quello di cui mi farò carico sarà un progetto per la scuola. Classe per classe, testa per testa. I giovani devono conoscere quello che è realmente accaduto: è l’unico modo per porre un argine alla violenza presente e futura. Avverto questa urgenza da senatrice ma anche da nonna ».

Nei giorni scorsi è stata sollevata nuovamente la questione dell’uso della parola razza nella Carta. Il presidente della Corte costituzionale, Paolo Grossi, ha ricordato che quella parola viene evocata proprio per condannare ogni discriminazione: si usciva allora dalla tragedia dell’Olocausto. E ha aggiunto che oggi l’uso di quel termine non ha più senso. Le piacerebbe se “razza” scomparisse dalla Costituzione?

«Sì mi piacerebbe molto. Sono anche d’accordo con il presidente Grossi che ne ha contestualizzato l’uso. Ma vedrà che la parola razza verrà cancellata dalla Carta. Sarebbe un ottimo segnale». [*]

Una mia considerazione.  La legge che insegna i ‘giochi crudeli’. 
Ho espresso la mia posizione dalla cancellazione della parola ‘razza’ dalla Costituzione, che per Liliana Segre rappresenta un obiettivo condivisibile [*] nel mio blog del 6 febbraio “Razza o non razza? Un fatto o una parola?” ma c’è un altro punto che voglio segnalare nella intervista che ho ricopiato. C’è un passaggio in cui la senatrice Segre afferma: «Contro la xenofobia non credo tanto nell’efficacia delle leggi». E’ vero non sono le leggi ad uccidere il pregiudizio ma le leggi balorde possono contribuire a crearlo.
La norma che dal 2009 vuole senza certificato di nascita i nati in Italia, figli di sans papier equivale nel suo significato al gioco crudele di cui scrive Segre [**] con l’aggravante di essere una legge approvata che quindi appartiene al consenso, convinto, tacito, indifferente di tutti noi, tanto che la protesta diventa un – per me ineliminabile – grido al vento.
Ci sono posizioni che vanno espresse per la propria dignità anche se no trovano seguito efficace.

https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2018/02/04/news/sparatoria_macerata_traini_liliana_segre_la_politica_semina_odio-188048125/

febbraio 8, 2018Permalink

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