06 marzo 2016_ La strada stretta fra i laici sacerdoti del razzismo pervasivo e i vescovi italiani, custodi rassicuranti della chiesa preconciliare.

La faccia laica di una brutta storia a modo mio
Ogni storia deve avere un punto di partenza e la mia storia ne ha due, uno nel campo laico (2009) e uno nel campo ecclesiastico (2015).
Nel 2009, regnante il quarto governo Berlusconi, fu approvato il cd ‘pacchetto sicurezza’, una significativa modifica in peggio della legge Bossi Fini.
Chi voglia verificare l’ingresso delle modifiche introdotte nel Testo unico sull’immigrazione (Decreto legislativo, testo coordinato, 25/07/1998 n° 286) può servirsi dell’utilissimo sito di cui trascrivo il link alla Nota 1.
Io mi soffermo sul solito problema del certificato di nascita negato ai ‘figli degli altri’ con il trucco impudicamente, spietatamente beffardo di dover esibire per la registrazione della nascita di un figlio in Italia la presentazione del permesso di soggiorno che i migranti non comunitari irregolari non hanno.
Quindi ci sono persone cui è negata anche l’identità legalmente riconosciuta che subiscono, in condizioni che ne escludono qualsiasi possibilità di difesa, le conseguenze della situazione burocratica dei loro genitori.
Condannati non per colpe espresse ma per ciò che sono i loro genitori, in cosa si differenzia la loro collocazione dalle conclamate categorie dal razzismo?
Il 24 febbraio non era difficile prevedere il peggio che ieri ha avuto la sua aperta manifestazione. Avevo scritto una lettera aperta al presidente Gentiloni naturalmente senza riscontro perché una è una e solo i numeri interessano.
Ritenevo necessario cominciare a costruire una difesa di persone assolutamente fragili usate spietatamente per farne parte attiva di una devastazione. Così non è stato [Nota 2].
I più deboli pagheranno il costo più alto ma tutti pagheremo le conseguenze dell’inciviltà diventata dominio: la frana continuerà.

La faccia ecclesiastica di una brutta storia a modo mio
Nel 2015 si svolse nella chiesa cattolica il Sinodo della Famiglia che si concluse con una relazione finale, “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”. [Nota 3]
Nel documento erano puntualmente identificate le criticità della famiglia quindi dei soggetti che ne soffrivano, a una condizione: che avessero una famiglia.
Coloro che ne avrebbero avuto diritto ma non l’avevano furono puntigliosamente ignorati per creare una categoria perfettamente consona anche in un quadro religioso a quella identificata nel 2009 dal voto di fiducia del parlamento italiano.
Un solo vescovo (mons Bruno Forte, che aveva il titolo di segretario speciale del Sinodo) se ne accorse e pubblicò un articolo dove la legge del 2009 veniva abbondantemente citata ma lo fece su Il sole 24 ore del 28 giugno 2015 e non su un organo vaticano.
Ne riportai il testo dell’articolo il 29 giugno 2015 nel mio blog. [Nota 4]
Il risultato dell’intervento fu nullo e i vescovi continuarono nella loro omissione – mancante di ogni etica della solidarietà – seguiti da un pedissequo ‘popolo di Dio’.
Per capire la gravità della cosa (o almeno quella che io ritengo tale) bisogna fare una capriola all’indietro e tornare al Concilio Vaticano II

Una gerarchia che sceglie di essere preconciliare, forse per comodità forse per convinzione.
Il 7 dicembre 1965 papa Paolo VI promulgò la quarta Costituzione apostolica, la Gaudium et spes, che era stata approvata con 2.111 voti favorevoli su 2.373, 251 contrari e 11 nulli, [Nota 5]
Il giorno successivo il Concilio si sarebbe chiuso.
Il punto 4 della Costituzione (Speranze e angosce) introduceva il termine, Segni dei tempi, che papa Giovanni XXIII aveva usato nell’enciclica Pacem in terris.
Secondo il teologo Karl Rahner, l’espressione “segni dei tempi” è “una delle tre o quattro formule più significative del Concilio, al centro dei suoi lavori come anche all’origine della sua ispirazione”. Essa ha avuto come impatto quello di aprire la coscienza della Chiesa alla sua dimensione storica di dialogo con il mondo.
E ancora la costituzione conciliare. “Bisogna infatti conoscere e comprendere il mondo in cui viviamo nonché le sue attese, le sue aspirazioni e la sua indole spesso drammatiche”.
Il mondo moderno che aveva alle spalle secoli di vaticane condanne veniva sdoganato e nulla impediva di considerare fra positivi segni dei tempi gli strumenti acquisiti di laica democrazia e, fra questi, il riconoscimento dell’identità dei nuovi nati da intendersi come loro diritto di persone.
Il silenzio gerarchico fa pensare che le loro eccellenze ed eminenze non abbiano interesse alcuno a che a ogni nuovo nato sia assicurata un’identità legalmente riconosciuta, soprattutto se le loro famiglie non sono quelle con cui costruirsi un’immagine di riconosciuta ‘bontà’.
E se non interessa ad eccellenze ed eminenze perché dovrebbe interessare ad adulti usi ad obbedire, convinti che il vescovil consenso sia una garanzia di confortante ‘verità’?

Un cardinale fra beneficenza da ammirare e diritti negati.
Nel 2005 fallì il referendum sulla legge 40 (“Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”). Il card Ruini, segretario di stato, aveva invitato ad astenersi dal voto intaccando un segno dei tempi importante: l’uso referendario del voto.
Pensavo che gli italiani avrebbero rivendicato la loro adulta cittadinanza. Non è stato così
Quel referendum conobbe una bassissima percentuale di votanti, ben lontana dal raggiungimento del quorum: un punto di forza per aggregazioni politiche che traggono ancora forza e conforto dalla cultura non spenta che nel 2005 aveva res0 vincente la ruinica eversione
E la norma che condanna alcuni neonati all’inesistenza ha attraversato i governi Monti, Letta, Renzi e ora viene traghettata dal presidente Gentiloni alla prossima legislatura.
La mamma (ne ho scritto il 3 marzo) i cui figli adottivi subiscono minacce e insulti ci avverte: non più solo i figli degli altri, ma anche i figli di cittadini italiani possano pagare il prezzo della loro pelle scura. Chi li insulta è forte del consenso creato sulla paura dal lavorio della Lega. [Nota 7]
Chi sarà il prossimo da penalizzare?
Non so, ma so che ci sarà. Di un diverso da distruggere hanno bisogno, laici e gerarchie ecclesiastiche che hanno lasciato perdere la teologia dei segni dei tempi..
Certo possiamo assicurare al ‘diverso’ benefici che nascono dalla nostra bontà ma non diritti.
Il vantaggio d’essere benefattore se lo può permettere chi può donare senza riconoscere se stesso nell’altro.
Farsi difensori di diritti fondamentali non crea immagine sentimentalmente appagante né il ritorno di vantaggi di genere alcuno.

NOTA 1
http://www.altalex.com/documents/codici-altalex/2014/04/09/testo-unico-sull-immigrazione

NOTA 2      http://diariealtro.it/?p=5574
(Chi voglia trovare altre notizie può servirsi del tag anagrafe nel mio blog diariealtro.it)

Nota 3;
http://it.radiovaticana.va/news/2015/10/25/sinodo_relazione_finale_famiglia,_luce_del_mondo/1181877

Nota 4:  http://diariealtro.it/?p=3863

Nota 5: http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html

Nota 6: “Quando si fa sera, voi dite: “Bel tempo, perché il cielo rosseggia”; 3e al mattino: “Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo”. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi? (Mt 16, 3)

Nota 7:  http://diariealtro.it/?p=5588

marzo 6, 2018Permalink

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