30 marzo 2018 – Qualche nota sulle elezioni di fine aprile.

Il 28 marzo la consigliera regionale del FVG Silvana Cremaschi proponeva un indovinello sulla sua pagina facebook. Eccolo qui:
«Sapete che in comune voterete con il sistema della doppia preferenza di genere (un uomo ed una donna) ed invece in regione no? ».
Ne seguivano numerose condivisioni e commenti (in cui la dr. Cremaschi interveniva in forma di dialogo avendo chiaramente presente anche il discrimine di sesso su cui insistevano altri commenti) finché un interlocutore non proponeva una battuta sintetica (o sbrigativa?) dal tono risolutivo. Eccola
«In politica si deve guardare solo alle capacità. E agire di conseguenza. Punto.»
Io privilegio il riferimento alla competenze (verificabili) che alle capacità (che pur se affermate restano un termine ambiguo) ma fermiamoci al punto.
Punto? Il punto, secondo l’Enciclopedia Treccani, è «il più forte tra i segni di punteggiatura. Indica una netta interruzione del discorso e si colloca a conclusione di una frase o un periodo».
Ne ‘Il portale della grammatica italiana’ l’argomento è ripreso con una precisazione interessante: «Il punto (o punto fermo) indica generalmente una pausa forte all’interno del discorso, alla fine di una frase di senso compiuto. Se dichiara un cambio di argomento, è seguito dall’a capo. La sua nettezza rende il discorso più frammentario, sincopato. I periodi diventano brevi e la sintassi semplice, condizioni necessarie, ad esempio, per non affaticare la vista del lettore nella scrittura sul web.» [Fonte 1]
Scusandomi per la mia irrispettosa trascuranza del ‘punto’, azzardo la mia risposta all’indovinello: «conosco la doppia modalità per cui in Friuli Venezia Giulia l’espressione del voto si svolge, nella stessa giornata, con due modalità diverse per cui si può esprimere la doppia preferenza di genere nella scheda riguardante le elezioni comunali ma non in quella riguardante la scheda delle elezioni regionali. Il che non è buona cosa in una situazione in cui la chiarezza dovrebbe essere massima nella semplicità (che non è semplificazione)».
L’indicazione della modalità della doppia preferenza di genere per le elezioni comunali si trova nella circolare regionale “oggetto: circolare 1/el elezioni comunali 2017 – Principali novità introdotte dalla legge regionale 5 dicembre 2013, n. 19. Gli articoli da 8 a 10 della legge regionale 19/201” [Fonte 2]
Poiché la circolare che ho citato non nomina la regione, nella scheda che ci verrà consegnata per votare non sarà possibile esprimere la preferenza di genere.       Qui considero solo gli aspetti formali della questione, non propongo soluzioni che possano far pensare, come qualcuno teme, alla ‘discriminazione inversa’ [Fonte 3]

Una deroga al punto
Lascio perdere la precarietà del buon senso, fondato sul pensiero che la tradizione automaticamente assicura e consente di esprimere, e faccio riferimento alla Costituzione.
Dice l’art. 3 (Ne riporto il testo dal sito del Senato che, fra parentesi quadra, indica gli articoli successivi ai singoli principi fondamentali della Costituzione – art. 1-12), consentendoci di trovare con tutta rapidità agli articoli conseguenti citati:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali.
E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Il termine ‘pari opportunità’ compare nell’art. 51 (Onore alla competenza delle madri e dei padri costituenti che ne riconobbero il significato nel 1946) [Fonte 4], nel quadro di quella sovranità che appartiene al popolo (quindi al contesto di realtà in cui tutte e tutti abbiamo responsabilità e il diritto ad esprimerci anche su questo piano, ‘nelle forme e nei limiti della Costituzione” – art. 1).

Una storia che è cominciata ma non è finita
Incrociamo allora la realizzazione della modalità della doppia preferenza di genere con le norme attente alle ‘pari opportunità’ (sia esplicitato il termine o meno) e facciamo mente locale alle leggi che riguardano le donne.
Ci possiamo servire di un ampio elenco
“Donne: date che ci riguardano, una cronologia di leggi dal 1902 ad oggi”
E’ un testo molto interessante di facile accesso [Fonte 5] che ci consente di considerare le varie norme che hanno dato significato ed efficacia ai principi affermati nella costituzione.
Per l’elenco lascio voce al sito che ho linkato in calce.
Non voglio però trascurare un aspetto di questa storia che ritengo dirimente.
Per constatare l‘abolizione del delitto d’onore’ e del matrimonio riparatore’ fu necessario aspettare molti anni finché non intervenne la “Legge 5 agosto 1981, N. 442. Abrogazione della rilevanza penale della causa d’onore e del matrimonio riparatore” [Fonte 6]
Quella legge abrogava l’Articolo 587 Codice penale ((R.D. 19 ottobre 1930, n.1398 – Omicidio e lesione personale a causa di onore).

Onore di chi?
Per capirlo bisogna leggerne il testo
Articolo abrogato dall’art. 1, della L. 5 agosto 1981, n. 442
«Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni.
Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona, che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.
Se il colpevole cagiona, nelle stesse circostanze, alle dette persone, una lesione personale, le pene stabilite negli articoli 582 e 583 sono ridotte a un terzo; se dalla lesione personale deriva la morte, la pena è della reclusione da due a cinque anni.
Non è punibile chi, nelle stesse circostanze, commette contro le dette persone»
La donna – in questa norma e soprattutto nella cultura che ne era fondamento – non è persona ma oggetto (moglie, figlia, sorella) da sventolare puro ed illibato per l’onore della famiglia, del territorio, del sesso femminile in genere la cui prima virtù doveva essere la ‘modestia’ .
In sostanza la donna si manifesta come contenitore dell’onore altrui.
Attenzione: l’articolo di legge in vigore fino al 1981 tratta della violenza agita dal ‘vendicatore’ non di quella subita dalla donna (si usa infatti il termine ‘relazione illegittima’ su cui si fonda la volgarità dell’espressione ancora in uso ‘lei ci stava’, per i raffinati ‘vis grata puellae’, meno in uso).
Per maggior precisazione fu necessario attendere la legge sulla violenza sessuale (1996) [Fonte 7]
Quando la si cita non bisogna mai dimenticare Franca Viola che aprì coraggiosamente la strada – lunga e tutt’altro che piana – a questa norma, rifiutando il ‘matrimonio riparatore’ nel 1965.
Me ne sono interessata più volte nel mio blog. Il primo articolo è datato 2 febbraio 2011 [Fonte 8].
Se la donna è riconosciuta a pieno titolo persona nel 1996 sarebbe un azzardo imprudente pensare che le scelte costruite nel corso di cinquant’anni non fossero inficiate dalla lacuna concettuale che l’assenza del riconoscimento della pregnanza del termine ‘persona’ comporta.
E pensare oggi a una specie di rivolgimento culturale totale sarebbe ingenuo (e l’ingenuità negli adulti è una colpa) perché la radice del pregiudizio non è spenta. Ce lo dicono le cronache e l’esperienza ci testimonia quanto sia importate una voce di donne nelle istituzioni.
Punto, nel rispetto della grammatica ad indicare la fine dello scritto di oggi, non come pugno su un tavolo ad affermazione di uno slogan autoritario ma non autorevole.

FONTI

Fonte 1: http://www.grammatica-italiana.it/punto-fermo.html

Fonte 2: http://autonomielocali.regione.fvg.it/aall/export/sites/default/AALL/Elezioni/elezioni2017/allegati/circolari/01_Novitx_LR_19_13.pdf

Fonte 3. Più nota con il termine inglese ‘reverse discrimination’ di cui non ho trovato una convincente definizione italiana. Riporto quindi quella inglese: “the act of giving advantage to those groups in society that are often treated unfairly, usually because of their race, sex, or sexuality”
https://dictionary.cambridge.org/it/dizionario/inglese/reverse-discrimination

Fonte 4. Le pari opportunità sono un principio giuridico inteso come l’assenza di ostacoli alla partecipazione economica, politica e sociale di un qualsiasi individuo per ragioni connesse al genere, religione e convinzioni personali, razza e origine etnica, disabilità, età, orientamento sessuale o politico.
Ricordo che le ‘pari opportunità vengono chiamate anche ‘azioni positive’

[Fonte 5] www.uilsgk.it/79/public/pariopportunita/leggi_donne_dal_1900_-_versione_15_marzo_2011.pdf

[Fonte 6] Legge 5 agosto 1981, N. 442. Abrogazione della rilevanza penale della causa d’onore e del matrimonio riparatore
https://www.brocardi.it/codice-penale/libro-secondo/titolo-xii/capo-i/art587.html

[Fonte 7] Legge 15 febbraio 1996 n. 66. Norme contro la violenza sessuale.
https://www.studiocataldi.it/articoli/19475-il-reato-di-violenza-sessuale.asp
Copio: Il reato di violenza sessuale rientra tra i delitti contro la libertà sessuale, a loro volta ricompresi nella più ampia categoria dei delitti contro la libertà individuale.
L’attuale disciplina si è radicata nel nostro ordinamento a seguito delle modifiche al codice penale introdotte dalla legge numero 66 del 15 febbraio 1996. Prima dell’intervento di questa legge i delitti sessuali erano collocati tra i reati contro la moralità pubblica e il buon costume.
La modifica della collocazione è chiara dimostrazione della nuova concezione della sessualità come diritto della persona umana, disponibile solo da parte del titolare e non più collegata ad una valutazione moralistica.

[Fonte 8] http://diariealtro.it/?p=650

Marzo 30, 2018Permalink

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