25 luglio 2018 – Il convitato di pietra

Non voglio chiudermi a frammenti di memoria che non sono storia, né possono esserlo.
Sono gli elementi di una cronaca impietosa, con tante facce impietose, parecchie probabilmente scorrette.
Prima o poi qualcuno forse saprà scrivere la storia di tutto questo che ora viene narrato come se ogni notizia fosse una tessera di lego affastellata senza riuscire a trovare il bandolo per metterla al suo posto.
Io non sono in grado di farlo.
Al tanto che si legge su ogni organo di stampa e che è facile da ritrovare, con parole che i telegiornali ci propongono continuamente, aggiungo quanto ho cercato e trovato per il mio blog, che mi aiuta a non dimenticare, mantiene vivo il mio sforzo di capire, non mi consente rimozioni selettive e mi tiene al riparo dall’ipocrisia Almeno lo spero perché quella io, a me, non la consento.

Il convitato di pietra     Un uomo rimosso da inconsapevole dal suo ruolo di AD della FCA, viene trattato da vivo come se fosse morto. Difficile sfuggire al soprassalto che provocano in chi legge e ascolta le modalità della rimozione di chi era stato un protagonista indiscusso di una fase non breve della storia italiana
Nella storia della riforma della Fiat (diventata FCA) c’è anche un’altra storia simbolo di tante altre.

Maggio 2014_ Cassintegrata Fiat suicida: “Così non vivo”

26 maggio 2014 LA DENUNCIA DI MARIA BARATTO Roberto Fuccillo NAPOLI .
«Non si può continuare a vivere per anni sul ciglio del burrone dei licenziamenti». Così scriveva nel 2011 Maria Baratto, operaia Fiat che si è suicidata alcuni giorni fa, facendo vincere così il lato disperato di quella sua osservazione. Maria Baratto è stata trovata ieri nella sua abitazione, a Acerra, in un lago di sangue. Si era accoltellata allo stomaco, probabilmente cinque giorni fa. Da tanto infatti non la vedevano in giro i vicini, che ieri mattina hanno cominciato anche ad avvertire cattivo odore. Hanno così chiamato i carabinieri, ma questi sono dovuti ricorrere ai vigili del fuoco per sfondare la porta, chiusa dall’interno.
Il corpo senza vita di Maria era riverso sul letto, la mano allungata verso il telefono, forse in un ultimo tentativo di chiedere aiuto. Il medico legale ha riscontrato diversi fendenti all’addome. I vicini hanno anche riferito che soffriva da tempo di crisi depressive. Non è stato trovato alcun biglietto che spiegasse le cause del gesto. La morte dovrebbe risalire a martedì scorso, ma le certezze definitive verranno dall’autopsia.
Maria aveva 47 anni e era conosciuta in fabbrica, era anzi una attivista del Comitato mogli- operai di Pomigliano. Proprio sul sito del comitato aveva pubblicato la sua riflessione, nell’agosto di tre anni fa. «A Pomigliano — scriveva Maria — l’unica certezza dei cinquemila lavoratori consiste nella lettera di altri due anni di cassa integrazione». Maria era rimasta infatti molto impressionata dal fatto che un collega, Carmine P., avesse tentato il suicidio il giorno prima, peraltro con modalità simili a quelle con cui Maria si è ora tolta la vita. Carmine, che riuscì a salvarsi, aveva per l’appunto ricevuto da poco la lettera con la comunicazione di altri due anni di cassa integrazione.
Non era stata la prima uscita pubblica di Maria. Due anni prima, nel 2009, aveva rilasciato una amara intervista per il filmdocumentario di Luca Rossomando “La fabbrica incerta”. In quell’occasione si sfogava così: «Le patologie causate dalla catena di montaggio? A 22 anni montavo il tergilunotto sull’Alfa 33, da sola. Oggi prendo psicofarmaci, ma voglio credere che la figura dell’operaio torni a essere quella di una volta». Due anni dopo lo scritto, intitolato “Suicidi in Fiat”, nel quale accusava che «l’intero quadro politico-istituzionale, che da sinistra a destra ha coperto le insane politiche della Fiat, è corresponsabile di questi morti insieme alle centrali confederali». Inoltre accusava Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, che «chiude e ridimensiona le fabbriche italiane e delocalizza la produzione all’estero per fare profitti letteralmente sulla pelle dei lavoratori». Infine ricordava che, prima del tentato suicidio di Carmine, c’era stato il suicidio di un altro collega, Agostino Bova, a Termini Imerese. E oggi lo Slai Cobas, nel definire lo scritto di Maria «un lucido testamento politico e sindacale, la nitida rappresentazione dell’attuale condizione e solitudine operaia fotografata dall’interno», ricorda anche l’ultimo suicidio di un operaio di Nola, a febbraio scorso, quello di Giuseppe De Crescenzo, che si è impiccato in casa.
Lo scenario è quello del famoso referendum del 2010. Ma una delle prime cause della tensione che avrebbe raggiunto l’apice al referendum si era sviluppata un paio di anni prima, quando Fiat dispose il trasferimento di 316 operai a un nuovo reparto, il Wcl (Wordl class logistic) di Nola. Vicenda annosa, con la cassa integrazione tuttora operante, in scadenza a luglio, tanto che gli operai di Nola hanno chiesto ancora un mese fa di ritornare alla casa base di Pomigliano. E una manifestazione sul cosiddetto “reparto logistico fantasma” era già stata indetta, prima del suicidio di Maria, per il 28 maggio, presso la Regione, convocata dagli autonomi di Slai Cobas, ma alla quale ha aderito anche la Fiom-Cgil di Napoli. Anche Maria, come Carmine, come Giuseppe, era in forza a quel reparto logistico di Nola. [Fonte 1]

26 maggio 2014 «Non si può vivere nel baratro» di Fulvio Bufi NAPOLI

Non era un modo di dire: nel 2011 Maria aveva scritto quell’articolo perché un suo collega aveva appena tentato di uccidersi, e nel testo parlava anche di un altro che solo pochi giorni prima, dopo aver ricevuto la lettera di licenziamento, uccise la moglie, tentò di ammazzare la figlia e poi si suicidò. E non era un modo di dire nemmeno per quanto la riguardava direttamente, perché martedì scorso Maria si è ammazzata. Si è piantata una coltellata nello stomaco e poi un’altra e un’altra ancora, finché ne ha avuto la forza. L’hanno trovata i carabinieri dopo quattro giorni, quando i vicini di casa di Maria li hanno chiamati perché lei non rispondeva al telefono e loro avvertivano un odore troppo sospetto venire da dietro la porta del suo appartamento, in una piccola palazzina di Acerra. Era stesa sul letto, e prima di farla finita aveva chiuso la porta a chiave dall’interno.

Dei suoi 47 anni, Maria gli ultimi sei li aveva passati in cassa integrazione. In fabbrica il suo posto era al reparto logistico della Fiat di Nola. E quale effetto avessero avuto su di lei le conseguenze della politica aziendale lo aveva raccontato nella testimonianza resa al regista Luca Russomando per il film La fabbrica incerta, del 2009: «A 22 anni montavo il tergilunotto sull’Alfa 33 da sola, oggi prendo psicofarmaci».

Era depressa, dunque, e sarebbe stato sorprendente il contrario, nella sua posizione. Ma era anche una che nel suo lavoro ci credeva, e sperava «che la figura dell’operaio torni a essere quella di una volta». Perché, diceva, «noi abbiamo sostenuto una nazione».

Le parole usate in quell’articolo che ancora oggi è reperibile in Rete, però, dimostrano che con il passare del tempo era diminuita la speranza e aumentata la frustrazione. «L’intero quadro politico-istituzionale che, da sinistra a destra, ha coperto le insane politiche della Fiat è corresponsabile di questi morti insieme alle centrali confederali», scriveva. Sottolineando poi la drammatica situazione di tanti lavoratori Fiat che «sono costretti ormai da anni alla miseria di una cassa integrazione senza fine e a un futuro di disoccupazione».
La sua cassa integrazione sarebbe scaduta nel prossimo luglio. Ma lei, evidentemente, non ce l’ha fatta a fidarsi

2 agosto 2012 , il Comitato mogli degli operai degli Pomigliano aveva pubblicato un articolo di Maria Baratto. E’ il testo ricordato nell’articolo che precede e che sarebbe ipocrita oscurare ora, impietoso usarne verso chi non c’è più Soddisfare la conoscenza può essere penoso, certamente non facile .

2 agosto 2012 – NON SI PUO’ CONTINUARE A VIVERE PER ANNI SUL CIGLIO DEL BURRONE DEI LICENZIAMENTI

L’INTERO QUADRO POLITICO-ISTITUZIONALE CHE, DA SINISTRA A DESTRA, HA COPERTO LE INSANE POLITICHE DELLA FIAT E’ CORRESPONSABILE DÌ QUESTI MORTI INSIEME ALLE CENTRALI CONFEDERALI

Dopo aver lucrato negli anni scorsi finanziamenti pubblici multimiliardari, lo speculatore Marchionne chiude e ridimensiona le fabbriche Italiane e delocalizza la produzione all’estero per fare profitti letteralmente sulla pelle dei lavoratori che sono costretti ormai da anni alla miseria di una cassa integrazione senza fine ed a un futuro di disoccupazione.
A Pomigliano l’unica certezza dei cinquemila lavoratori consiste nella lettera di altri due anni di cassa integrazione speciale e cessazione dell’attività di Fiat Group Automobiles nella consapevolezza che buona parte di loro non saranno assunti da fabbrica Italia.
Il tentato suicidio di oggi di Carmine P., cui auguriamo di tutto cuore di farcela, il suicidio di Agostino Bova dei giorni scorsi, che dopo aver avuto la lettera di licenziamento dalla fiat per futili motivi è impazzito dalla disperazione ammazzando la moglie e tentando di ammazzare la figlia prima di togliersi la vita, sono solo la punta iceberg della barbarie industriale e sociale in cui la fiat sta precipitando i lavoratori.
Anche per questo la lotta dei lavoratori fiat contro il piano Marchionne ed a tutela dei diritti e dell’ occupazione rappresenta un forte presidio di tenuta democratica per l’ intera società.        [fonte 3]

[fonte 1]
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/05/26/cassintegrata-fiat-suicida-cosi-non-vivo26.html
[fonte 2]
https://www.corriere.it/cronache/14_maggio_26/non-si-puo-vivere-baratro-si-uccide-l-operaia-anti-suicidi-1c9e12fe-e492-11e3-8e3e-8f5de4ddd12f.shtml
[fonte 3]
2 agosto 2012 http://www.comitatomoglioperai.it/?p=63

Luglio 25, 2018Permalink

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