26 agosto 2018 – Caso diciotti: l’Italia contro l’Italia di Furio Colombo

Ricopio l’articolo che ho letto su Il fatto quotidiano del 26 agosto perché vi ho trovato razionalità e competenza di cui nel disturbante caos che ci circonda sento una assoluta necessità.  (Nota sull’autore in calce)

Articolo pag. 13

Quando il capo di metà del governo italiano (vincolato da un contratto ma da nessun principio comune con l’altra metà) ha detto “Non arretrerò di un millimetro”, si è capito che tutto avveniva fuori dalla politica. E dipendeva non da progetti di governo ma da trasalimenti di furore caratteriale non controllabile, di una persona isolata dalla media conoscenza del suo tempo e dei fatti umani.
Gli ingredienti sono: insulti per tutti; una serie di scenate in pubblico del tutto sconnesse con il ruolo istituzionale ma anche con la realtà.

Sta accadendo che da più di una settimana una nave della Marina militare italiana (Guardia costiera) non può sbarcare il suo carico umano in un porto italiano (nel caso, prima Lampedusa, poi Catania) perché ha compiuto il gesto di raccogliere in mare e salvare dall’annegamento 177 naufraghi in fuga da guerre in terre come Somalia, Eritrea, Sud Sudan, dunque evidenti titolari del diritto di asilo. I naufraghi, accolti su nave italiana, sono già su Territorio italiano, lo sono dal momento in cui la marina italiana ha impedito che finissero di nuovo in mano ai libici (ci sono parecchie vittime del trattamento nelle prigioni libiche, a bordo). Lo sono dal momento in cui la marina italiana non è andata a scaricare i naufraghi a Malta (nonostante gli illogici ordini ricevuti) perché sono persone protette dalla nostra bandiera. Ma quando la metà leghista del governo ha detto ai profughi già accolti dall’Italia: «Non mi ubbidite? E io, che posso, vi faccio restare in mare», ai profughi e alla Guardia Costiera italiana, quel mezzo governo ha violato di colpo leggi, trattati, consuetudini e Costituzione. Ed è incorso nel reato di sequestro di persona e lo ha fatto con la rabbia incontenibile con cui avviene un pestaggio fuori da una discoteca. La disputa esiste, ma il furore acceca e porta a volte a conseguenze tragiche molto al di là del previsto. A meno che qualcuno si intrometta e cerchi di fermare chi ha perso la testa.
Quando il capo del mezzo governo leghista (titolare però di un terzo dei voti) ha preso a insultare, senza potersi fermare, il presidente della Camera, che rappresenta l’altro partito del contratto, si è capito che, in preda a una incontrollabile euforia del potere, il leader che stiamo discutendo, andava separato dalla preda e tenuto a distanza non “benché titolare di una simile carica” ma “perché titolare di una simile carica”.
E’ quello che stanno facendo i procuratori della Repubblica di tre città siciliane, anche a nome del presidente della Repubblica, che difficilmente può tollerare la chiusura dei porti italiani alla Marina italiana, per qualunque ragione al mondo. A meno che si tratti di ammutinamento e che dunque, tutti noi, inconsapevoli tranne il ministro, stiamo assistendo al caso della corazzata “Diciotti” che, come la Potiomkin, dell’Ottobre rosso, sta dando segnali di una rivoluzione. Ma chi si ribella a chi, se il presidente della Repubblica e le Procure dello Stato danno ragione ai marinai? Fin dall’inizio della cacciata in mare dei reietti, il capo del mezzo governo leghista si era vantato di incredibili sondaggi (80 per cento a favore, fonte Sky) che lo sostenevano.
Mai dimenticare che certe cose (dalla Notte dei cristalli al Ku Klus Klan) non possono accadere se non c’è una stragrande maggioranza di gente favorevole intorno.

La folla leghista ha sentito l’odore del sangue o è improvvisamente ansiosa di battersi per i confini della Patria. Tutto ciò dopo aver lavorato alla secessione , e mentre prepara ui referendum di Lombardia e Veneto per l’autonomia. Ora appare ansiosa di partecipare allo scontro Italia contro Italia, così affine alla natura della Lega di Borghezio, Gentilini, Calderoli.
La folla leghista sembra aver capito la trovata crudele: tenere in ostaggio centinaia di salvati, segati dalle torture nelle carceri libiche e dalla tensione dell’attesa insensata e dunque inspiegabile, umiliare la Guardia Costiera (non si è sentita mai la voce della titolare della Difesa) e profittare del caldo eccessivo del sole di agosto per far capire ai “negri” di questo esemplare episodio del governare con mano ferma, che la “pacchia è finita”.
E che, come ha detto il capo dell’altro mezzo governo, ricordando i caduti di Marcinelle, l’importante è non emigrare.
Il nostro uomo però non si placa. Dice che sta adottando i metodo australiano, (abbandono di profughi in isole deserte) considerato disumano persino da Putin.

Fonte:
https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/caso-diciotti-litalia-contro-litalia/

Nota: Furio Colombo
Giornalista e scrittore, ha diviso la sua vita fra Italia e Stati Uniti. È stato giornalista ed inviato di molte testate e direttore dei programmi culturali della Rai-Tv ed è autore di numerosi saggi e romanzi. Nel 1963 è tra i fondatori del Gruppo ‘63. All’inizio degli anni ‘70 partecipa alla fondazione del DAMS di Bologna dove insegna dal 1970 al 1975. Negli Stati Uniti è stato corrispondente de La Stampa e di La Repubblica. Ha scritto per il New York Times e la New York Review of Books.E’ stato presidente della Fiat USA, professore di giornalismo alla Columbia University, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura. Direttore storico de L’Unità. È stato senatore e deputato del Partito Democratico per due legislature.

agosto 28, 2018Permalink

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