29 agosto 2018 – UN DECALOGO DI RESISTENZA DEMOCRATICA

Copio da facebook e trasmetto di seguito un commento che devo a me stessa..

DECALOGO DI RESISTENZA DEMOCRATICA di Marco Faccio 27 agosto 

Ovvero: l’unico modo per battere Salvini è smettere di parlarne.
Vi chiedo un po’ di pazienza e tanta buona volontà. Per cominciare devo informarvi del fatto che Salvini non è il cretino che sembra (purtroppo) ma un leader istintivo con al proprio servizio una squadra di comunicatori estremamente bravi e attrezzati. Usano una piattaforma social (la chiamano La Bestia…) in grado di analizzare migliaia di post e di modificare la strategia del Capitano in base a quanto hanno raccolto. Vi faccio un esempio: molti stanno scrivendo che i neri (nella migliore delle ipotesi) ci rubano il lavoro? Bene, il post successivo di Salvini sarà: “attenti che i neri vi ruberanno il lavoro!”. Strategia banale ma estremamente efficace che gli permette di ribaltare il ruolo leader-elettore; il leader non indica più la strada per il bene di tutti ma se la fa indicare dalle persone, la trasforma in terrore e la reintroduce nel flusso di comunicazione vomitandola. E’ così che il Capitano diventa l’unico che capisce le persone (laggente), quindi l’unico che può aiutarle.
Questo sistema mediatico è trasversale ai canali e localizzato (una felpa per ogni città, una frase per ogni problema). Salvini raccoglie, mastica e la spara grossa. Il resto lo facciamo noi… siamo i suoi amplificatori. Che sia per solidarietà o per indignazione, promuoviamo i suoi slogan, le sue foto, la sua presenza. La sensazione è che ci sia solo più lui. Ovunque.
Ma veniamo al dunque, ecco le 10 regole di resistenza:
1) Non pensate che Salvini sia cretino. Non lo è purtroppo (ha una strategia).
2) Non pensate che tutti i suoi sostenitori siano decerebrati o fake. Molti non lo sono e, insultandoli, li radicalizzate.
3) Non pensate che i suoi sostenitori siano tanti come appare. Sono più numerosi i confusi che cercano di capire dove stia il giusto.
4) Non postate MAI frasi di Salvini per sdegno, gli fate solo da megafono.
5) Non postate MAI foto di Salvini (so che la tentazione è enorme). Le scatta apposta. Se guardate il vostro feed noterete che sembra un vostro parente…
6) Non accanitevi in estenuanti discussioni con persone che vi aggrediscono e insultano. Probabilmente state parlando con qualcuno che non esiste neppure.
7) Non postate compulsivamente cose su di lui o sul suo operato. E’ quello che vuole. Anche i meme, non servono a nulla se non a scatenare i troll.
8) Non usate la sua stessa strategia. Insistete sui dati di realtà e sulla razionalità. State sempre sul punto. Ma solo se capite che ne val la pena.
9) Postate cose positive, reali e positive.
10) Bloccate e segnalate. Bloccate e segnalate. Bloccate e segnalate.
Ecco, non c’è altro. So che per mettere in pratica tutto ciò bisogna essere zen… io stesso ci riesco solo ogni tanto, ma provateci.
Se credete che ci sia qualcosa di utile in tutto ciò condividetelo. In qualsiasi caso informatevi, informatevi, informatevi. In rete potete trovare un sacco di articoli e video interessanti, come, ad esempio, l’intervista di RollingStone ad Alex Orlowski.
E ora… via ai troll!
(NdR: so cosa sono i troll ma non ne capisco il riferimento. Forse si tratta di una convenzione.)

COMMENTO: Leggo il decalogo e scopro che l’ho sempre rispettato senza conoscerlo perché vi ritrovo modi di agire che mi sono sempre imposta.
Per restare un momento a Salvini io non ne ho elencato descrizioni di azioni ripugnanti ma le ripetizioni di leggi volute dalla sua parte politica e seguaci pur varianti nel tempo , sostenute da chi esplicitamente le ha volute e da chi ne tace per prudenza o opportunismo per me intollerabile. Naturalmente so che non ci sono riuscita ma l’intenzione era quella di far conoscere un aspetto di ciò che ha già ottenebrato la nostra convivenza.
Per rapidità segnalo due voci del decalogo che mi stanno particolarmente a cuore. Eccole:
” 8) Non usate la sua stessa strategia. Insistete sui dati di realtà e sulla razionalità. State sempre sul punto. Ma solo se capite che ne val la pena.
9) Postate cose positive, reali e positive”
Leggere “cose positive” mi amareggia perché penso alla mia campagna assicurata fallimentare dal piccolo numero di riscontri senza sostegni “autorevoli” a proposito della garanzia del certificato di nascita a tutti i bambini.
So che non ha avuto successo anche per l’assenza totale della politica organizzata in quanto tale.
Il mio disprezzo va prima di tutto al Pd (non genericamente alle persone che vi militano anche dolorosamente ma alla deriva che vedo da ‘orgogliosamente autorottamata’) e a quella che si proclama sinistra che più sinistra di così non si può.
Ieri sera guardavo le due fazioni che si fronteggiavano a Rocca di Papa
Una urlava il suo benvenuto a vittime in arrivo mentre di fronte Casa Pound e seguaci urlavano il rifiuto.
In sostanza era una guerra civile al momento disarmata: resistenza in nome di una civiltà sommariamente richiamata e odio fatto norma di vita.
Ho pensato ai bambini senza nome per legge come vittime occultate e utili per mantenere nelle nostre leggi uno strappo, un varco costruito nel 2009 per impedire ai migranti irregolari di garantire il certificato di nascita ai loro figli nati in Italia.
Dire a un bambino appena nato: “Tu non esisti” è, a mio parere, uno strappo di civiltà così grave che inserire quel varco facilita l’ingresso di qualunque vergogna ci venga proposta e, una volta affermata, ci distrugge come persone civili anche senza che ce ne accorgiamo o meglio fingiamo di non accorgercene .
Questo strappo è consolidato da anni di silenzi fra cui segnalo quello dei vescovi italiani rotto da uno solo, il vescovo Bruno Forte che il 28 giugno 2015 si espresse contro la norma del pacchetto sicurezza che nega il certificato di nascita ai figli dei migranti irregolari. Lo fece su Il Sole 24 Ore non sull’Osservatore Romano.
Posso ricordare ai monsignori della CEI che per quello strappo entrano anche regole infami e escono le vittime, anche i bambini inesistenti, come tali esposti senza difese a ogni tipo di uso turpe, oggi conclamato nella storia recente anche ‘occidentale’.
Per me quei piccoli sono stati cartina al tornasole e, per me, hanno funzionato per arricchire lo spazio della mia osservazione.
Insisto nel dirlo perché credo sia il tempo di non tacere: la prudenza sta nella parola non del ritiro in un guscio insonorizzato.

agosto 29, 2018Permalink

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