18 settembre 2018 – LEGGI RAZZIALI, 1938-2018.

LEGGI RAZZIALI, 1938-2018: 80 ANNI FA IL DISCORSO DI MUSSOLINI A TRIESTE   Emanuele Forlivesi                                        (Link in calce)

Mattarella ricorda: «una delle pagine più brutte e tristi della nostra storia». Conte ammonisce: «ricordare per non dimenticare»; ma il caso della mostra contro il razzismo di un Liceo triestino accusata dal sindaco di centrodestra ci riporta a quel passato e fa riflettere.

Trieste – Sono passati 80 anni da quel 18 settembre 1938, quando Benito Mussolini, in una piazza dell’Unità gremita da 150mila persone annunciò la promulgazione delle leggi razziali, una serie di decreti regi e dichiarazioni che miravano a discriminare gli ebrei e limitarne la libertà. Fino alla fine della guerra l’Italia conobbe così una serie di provvedimenti legislativi e amministrativi applicati dal regime fascista contro gli ebrei e in difesa della “razza”. Oggi allora è una vigilia importante, poiché da quel giorno il destino di molti italiani venne segnato per sempre; circa 40mila ebrei italiani, avviata una spirale micidiale di violenza cui seguirono le deportazioni di massa, furono perseguitati. Le Leggi razziali in Italia sarebbero effettivamente entrate in vigore il 17 novembre 1938 a seguito dell’approvazione del Regio Decreto n. 1728, con l’appellativo provvedimenti per la difesa della “Razza italiana”.
A Trieste, questa mattina, si sono tenute le celebrazioni ufficiali, davanti alla targa in ricordo dell’evento di 80 anni fa, sul pavimento di piazza Unità. Erano presenti diverse autorità, tra le quali l’assessore alla Cultura Giorgio Rossi, lo storico Roberto Spazzali, il vicario generale della Diocesi monsignor Pier Emilio Salvadè e il rabbino capo di Trieste Alexander Meloni. Venerdì 21 settembre invece, si terrà una cerimonia commemorativa organizzata dalla Comunità ebraica di Trieste con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e con il Comune di Trieste, in risposta al discorso tenuto nel medesimo luogo nel 1938 da Mussolini. Una cerimonia di commemorazione si svolgerà anche alla Risiera di San Sabba, l’unico campo di sterminio in terra italiana, con la lettura dei messaggi inviati dalla senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz-Birkenau alla Shoa, e dalla presidente delle Comunità Ebraiche italiane Noemi Di Segni. In questi appuntamenti per la memoria del passato degli italiani più nero ma ancora negato da molti, l’Associazione Nazionale ex Deportati nei campi nazisti (Aned) e l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (Anpi) di Udine ritengono «doveroso chiamare i cittadini a un incontro di riflessione; sui rischi derivanti dal diffondersi in Italia e in Europa di idee e movimenti di ispirazione nazifascista, di fenomeni di violenza legati al razzismo e per riaffermare con forza e convinzione la propria ispirazione ai valori democratici sanciti dalla Costituzione repubblicana e l’opposizione ad ogni forma di fascismo, di violenza e di razzismo». Tutta la stampa nazionale si unisce al ricordo e al valore di questo anniversario: sull’edizione cartacea del quotidiano Il Piccolo di Trieste di questo martedì così significativo campeggia il titolo “No al razzismo 80 anni dopo”, con uno speciale che ricorda l’annuncio delle leggi razziali.

Molte la parole per ricordare di non dimenticare la nostra storia, soprattutto in un clima pericoloso di discordia e miseria tra popoli di una stessa Terra; molte anche le polemiche, in particolare a Trieste: il pomo della discordia sono state la mostra e il manifesto dei ragazzi del liceo Petrarca per ricordare le leggi razziali, co un botta e risposta tra Comune di Trieste e la dirigente scolastica dell’istituto. Oggi più che mai la cronaca nazionale e l’opinione pubblica devono affrontare un dibattito, per riflettere sulle sfide del futuro, insieme a quelle perse nel passato.

Le parole per non dimenticare
A ricordare le leggi razziali è intervenuto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ieri, durante l’inaugurazione dell’anno scolastico a Portoferraio (Livorno), ha sottolineato che si è trattato di «una delle pagine più brutte e tristi della nostra storia». E ha aggiunto rivolgendosi agli studenti: «Ottanta anni fa la stagione scolastica si apriva con l’espulsione dalla scuola pubblica di tutte le ragazze e i ragazzi, le bambine e i bambini ebrei e con il licenziamento dei professori di origine ebraica». Il Capo dello Stato ha poi citato Liliana Segre, senatrice a vita nominata proprio da Mattarella, che «ha ricordato in questi giorni il suo trauma di bambina esclusa dalla scuola che era e sentiva propria». «Questa è una lezione che non dobbiamo mai dimenticare. La scuola deve unire e non dividere o segregare», ha concluso il Presidente.
Il premier Giuseppe Conte su twitter ha scritto: «una pagina buia per il nostro paese. Mussolini, a Trieste, annunciò l’imminente promulgazione delle leggi razziali. L’inizio di una persecuzione di tantissimi innocenti. A 80 anni dall’accaduto dobbiamo serbare memoria di questa ferita. Ricordare per non dimenticare».
Il segretario regionale del Pd del Friuli Venezia Giulia Salvatore Spitaleri ha lanciato un grido e un invito con le sue parole: «Non ci si deve stancare di fare memoria, anche quando è sgradevole e ci inchioda come popolo a responsabilità che non abbiamo mai riconosciuto fino in fondo come nostre. Gli 80 anni che ci separano dall’annuncio delle Leggi razziali sono un soffio nel respiro della storia: guai a chi finge di non sapere che il male cova sotto le ceneri».
«Il 18 settembre Trieste diventa la città simbolo di una storia scomoda e rimossa, che abbiamo il dovere morale e politico di guardare in faccia e raccontare tutta senza riserve. Mussolini è stato applaudito mentre annunciava che gli ebrei italiani non sarebbero stati più uguali agli altri cittadini, per forza di legge. Lo Stato si è piegato a un’ideologia perversa, accompagnato dal consenso» ha continuato; concludendo con un messaggio rivolto al PD: «Il Partito democratico si assume in pieno il peso di essere memoria e monito di quell’apice della vergogna che rese l’Italia complice della Shoah, abbraccia tutte le vittime mietute dall’intolleranza variamente colorata, si inchina a una terra di convivenza che è stata costretta a divenire crocevia di sangue e dittature. Lotteremo per difendere pace, diritti e verità».
Su Facebook il governatore del Friuli Massimiliano Fedriga ha postato: «Sulle leggi razziali, sulla loro infamia, su ciò che hanno prodotto, è già stato detto tutto, eppure non è mai stato detto abbastanza. In questo 80° anniversario del loro annuncio, voglio ricordare quell’indelebile sfregio sul volto del Paese e di una città, Trieste, da quasi mille anni profondamente legata alla comunità ebraica, con le parole senza tempo di “Se questo è un uomo” di Primo Levi».
Infine il commento dell’eurodeputata del Pd Isabella De Monte, che nomina anche la mostra del Liceo Petrarca screditata dal Comune: «Guai a tacere, oggi più che mai, davanti a chi osa imbrattare la storia e davanti ai rigurgiti fascisti. E non ci suggeriscano di parlare a voce bassa, perché davanti alle fascinazioni neofasciste bisogna dire le cose forte e chiaro. Proprio in una città simbolo come Trieste oggi assistiamo alle ronde di Forza Nuova e si annunciano manifestazioni di Casa Pound, per non parlare di amministratori pubblici che si fanno i filmini mentre cacciano i profughi. Una città come Trieste, che purtroppo ha visto e patito tutti gli orrori del Novecento, non si merita questo. Il caso della mostra del liceo Petrarca non sostenuta dal Comune di Trieste, che ha gettato discredito sulla città ancora una volta a livello nazionale è la ciliegina sulla torta. E la cosa incredibile è che, in Comune, più parlano e peggio fanno».

Le leggi razziali e il discorso a Trieste
Il primo decreto legge fu autorizzato il 5 settembre 1938 e ordinò l’esclusione degli ebrei dalle scuole. Il re Vittorio Emanuele lo firmò nella sua villa nella tenuta di San Rossore in Toscana, dopo una colazione e una passeggiata fino al mare. Mussolini non subì la scelta, la preparò, la propose e la sostenne. Le leggi razziali furono una decisione deliberata, sostenuta e accettata da tutti gli apparati dello Stato, fin dai suoi vertici, compreso il capo di Casa Savoia.
Nell’agosto del 1938 era già nata la “Difesa della Razza”, un quindicinale sostenuto economicamente dal fascismo e diretto da uno dei giornalisti più attivi nella polemica antisemita, Telesio Interlandi. È lì che venne pubblicato per la seconda volta in due settimane il Manifesto della razza, firmato da 10 scienziati, due dei quali zoologi; la prima era stata sul Giornale d’Italia. Galeazzo Ciano, genero e ministro di Mussolini, poi scrisse sul suo diario: «Il Duce mi dice che in realtà, il manifesto, l’ha quasi completamente redatto lui».
Poi ecco il discorso a Trieste, il 18 settembre: «Nei riguardi della politica interna il problema di scottante attualità è quello razziale. Anche in questo campo noi adotteremo le soluzioni necessarie. Coloro i quali fanno credere che noi abbiamo obbedito ad imitazioni, o peggio, a suggestioni (di Hitler), sono dei poveri deficienti, ai quali non sappiamo se dirigere il nostro disprezzo o la nostra pietà. Il problema razziale non è scoppiato all’improvviso, come pensano coloro i quali sono abituati ai bruschi risvegli, perché sono abituati ai lunghi sonni poltroni. È in relazione con la conquista dell’Impero, poiché la storia ci insegna che gli Imperi si conquistano con le armi, ma si tengono col prestigio. E per il prestigio occorre una chiara, severa coscienza razziale, che stabilisca non soltanto delle differenze, ma delle superiorità nettissime. Il problema ebraico non è dunque che un aspetto di questo fenomeno».
Poche settimane dopo, il 6 ottobre, il Gran Consiglio del fascismo, approvò la “Dichiarazione sulla razza”. In 5 anni i decreti razziali saranno circa 180. I primi furono più vessatori di quelli in Germania: gli studenti ebrei in Italia furono espulsi dalle scuole prima di quelli in Germania. Nel novembre del ’38, si bandirono i matrimoni misti e si vietò agli ebrei di possedere aziende, terreni e immobili di un certo valore, di essere impiegati nell’amministrazione pubblica, enti, istituti e banche, prestare il servizio militare e svolgere professioni di carattere intellettuale.
L’ultimo caso scoppiato a Trieste

Sarebbe dovuta partire proprio in questi giorni a Trieste la mostra “Razzismo in cattedra”, a 80 anni esatti dal Regio Decreto che varò i provvedimenti contro gli ebrei italiani. Un tributo per ricordare una pagina infame della nostra storia, scritta da Benito Mussolini con l’avallo di re Vittorio Emanuele III. Ma la mostra organizzata dal liceo Petrarca di Trieste in collaborazione con l’Università cittadina, il Museo della Comunità ebraica e l’Archivio di Stato, non avrà luogo, a causa delle polemiche scoppiate tra gli organizzatori e il sindaco Roberto Dipiazza. Motivo dello scontro la locandina dell’evento, un immagine d’epoca che ritrae tre ragazze sorridenti in grembiule scolastico e i libri sotto braccio a cui è sovrapposta la prima pagina de “Il Piccolo” del settembre 1938 con il titolo “Completa eliminazione dalla scuola fascista degli insegnanti e degli alunni ebrei”. Ma Dipiazza non ha apprezzato quel riferimento preciso ed esplicito a una delle leggi più inique del fascismo, dichiarando: «Quando ho visto quel titolo del Piccolo dell’epoca, così estremamente pesante, e quella scritta sul razzismo mi è sembrato esagerato. Dico io, dobbiamo ancora sollevare quelle cose?». Una frase choc, che ha scatenato polemiche, ma che non è stata messa molto in discussione dall’opinione pubblica e dai discorsi politico-mediatici. Da qui la convocazione della dirigente scolastica del Petrarca e la revoca delle sale comunali che avrebbero dovuto ospitare la mostra, con uno strascico amaro in cui si è inserito anche Enrico Mentana, con un post in risposta alle parole di Dipiazza: «Sì sindaco, oggi più che mai, e quelle sue parole feriscono. Non solo, ma non smetto di guardare quel manifesto, e non capisco con che cuore, con che animo e con che raziocinio lei lo abbia potuto definire esagerato. È storia, purtroppo. La nostra». Una storia che non può essere rimossa e che per la gravità delle sue conseguenze deve anzi esser ricordata e trasmessa alle nuove generazioni, anche con una mostra.

Emanuele Forlivesi
http://ilkim.it/leggi-razziali-1938-2018-80-anni-fa-il-discorso-di-mussolini-a-trieste/

settembre 20, 2018Permalink

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