9 ottobre 2018 – Quando aver ragione fa male

Ricopio u n recente comunicato ANSA
LA NOTA DEL QUIRINALE – “Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha emanato in data odierna il decreto legge in materia di Sicurezza e Immigrazione e ha contestualmente inviato una lettera al Presidente del Consiglio Prof. Giuseppe Conte”. E’ quanto si legge in una nota del Quirinale. “Avverto l’obbligo di sottolineare che, in materia, come affermato nella Relazione di accompagnamento al decreto, restano “fermi gli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato”, pur se non espressamente richiamati nel testo normativo, e, in particolare, quanto direttamente disposto dall’art. 10 della Costituzione e quanto discende dagli impegni internazionali assunti dall’Italia”. E’ quanto scrive il capo dello Stato nella lettera al premier che accompagna la firma del dl sicurezza. L’articolo 10 della Costituzione espressamente richiamato dal presidente Sergio Mattarella nella lettera a Conte recita: “L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici”.

Nella violazione sistemica dell’art. 10 ci stanno anche i nati in Italia dal 2009 se figli di sans papier
Da anni vado dicendo che per ciò che concerne la negazione del certificato di nascita ai neonati a norma della volontà del legoministro Maroni, predecessore dell’omologo Salvini, si violano le norme internazionali, ratificate in legge anche nel nostro paese.
Quando pensavo a bambini senza nome, senza identità alcuna trattati a norma di una legge recente come i figli degli schiavi, mi suonavano alcuni campanelli d’allarme: i bambini rapiti dai colonnelli argentini dopo aver atteso il parto per ammazzare le loro madri e alle lotta delle nonne di piazza di maggio.
Ma, mi dicevo, quelli erano i colonnelli..
Poi mi capitò di vedere il film Philomena. Sapevo che era costruito su una storia realmente accadute ma, mi dicevo, in Irlanda, dominata da un cattolicesimo fanatico con suore custodi del peggio che il fanatismo può produrre … tutto poteva accadere a maggior gloria di Dio, s’intende..

Poi la Spagna, franchista e non solo.
Riporto tre narrazioni (con relativi link) e mi limito a segnalare nella prima storia un passaggio in grassetto da cui spunta l’importanza e il significato del certificato di nascita

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 “Il mio medico e le suore mi hanno fatto credere che mia figlia fosse nata morta”, la storia di una delle madri dei bambini rubati in Spagna
Dall’inizio del regime franchista fino agli anni Novanta, si stima che in Spagna siano stati “rubati” e venduti con la complicità di medici e religiosi circa 300mila bambini. María Bueno ha raccontato a TPI la sua storia  di Anna Ditta

È la fine del 1981. Dopo nove mesi di una gravidanza serena, María Bueno inizia ad avere delle piccole contrazioni e si reca dal ginecologo privato che l’ha seguita da quando è rimasta incinta.
Vive a La Línea de la Concepción, una città da circa 60mila abitanti che si trova al confine con Gibilterra, nella comunità autonoma dell’Andalusia
Dopo un controllo, il medico le dice che la sua bambina è morta e che lei è in pericolo di vita perché il feto può causarle un’infezione mortale.
“Ero così scioccata da quella strana notizia che potevo solo piangere”, racconta María, in un testo inviato a TPI.it. “Non riuscivo a dire nulla perché ero consapevole che la mia gravidanza era andata bene in ogni momento”.
Stranamente, anche se María Bueno è “in pericolo di vita”, non viene ricoverata fino alla mattina successiva. Non nella Residencia de la Seguridad Social, ma nell’ospedale municipale, gestito dalle Suore della Carità, una congregazione religiosa.
L’ospedale svolge attività di beneficenza ma anche un servizio privato. María viene ricoverata in una stanza privata, solo per lei, il cui costo non le verrà mai addebita
È il 24 dicembre e, dopo che gli infermieri e i medici hanno tentato di rompere le acque e indurle il parto per tutto il giorno, María viene portata in sala parto alle sette del pomeriggio. Non ricorda nulla di quei momenti, perché viene sedata.
Non si risveglia fino al mattino successivo. Anche se era stata sedata prima del parto, i medici non hanno eseguito un taglio cesareo.
María non ha mai visto la sua bambina. Né lo hanno fatto i suoi parenti, preoccupati più dello stato di salute della donna che della piccola, che il dottore aveva già dato per morta.
Solo anni dopo María ha messo insieme gli indizi e ha capito che qualcosa non quadrava.

I bambini rubati in Spagna
Dall’inizio del regime franchista, nel 1939, fino agli anni Novanta, si stima che in Spagna siano stati “rubati” e venduti con la complicità di medici e religiosi, preti e suore, circa 300mila bambini.
A far emergere lo scandalo dei bambini rubati in Spagna è stata un’inchiesta della Bbc pubblicata nel 2011 a partire dalle dichiarazioni di un padre che in punto di morte confessò al figlio, Jean Luis Moreno, di averlo comprato da un sacerdote a Saragozza nel 1969, per 150mila pesetas (poco meno di 50mila euro).
Anche nel caso di María il medico e le suore sembrano aver avuto un ruolo.
Il giorno del parto, fu il medico a dire alla sorella di María che l’ospedale si sarebbe occupato di tutto.
Lei insisté per vedere sua nipote, e così alla fine le mostrano una bambina morta avvolta in un lenzuolo, che lei ricorda “carina e con la faccia tonda”: una descrizione che non corrisponde ad un bambino morto nel pancia materna.
In teoria, la piccola è stata sepolta nel cimitero di La Línea de la Concepción il giorno dopo.
La mattina di Natale, mentre María si sta riprendendo nella sua stanza, una suora infermiera entra nella stanza chiedendo se il neonato le sia stato portato per allattarlo al seno.
Ma che bambino? Se la mia bambina è nata morta”, le risponde María.
In quel momento lei non reagisce, ma quel dialogo è una delle stranezze che circonda il suo parto.
“Bacia Gesù bambino, ti consolerà”, le dice la suora porgendole il bambin Gesù di porcellana che ha tra le mani.

Inizia la ricerca
Anni dopo quel terribile episodio, e dopo aver sentito la notizia di numerosi casi di “bambini rubati” nella sua città – molti dei quali con lo stesso ginecologo – María scopre che non solo non esiste nessun documento che abbia registrato la sepoltura della sua bambina, ma non esiste neanche alcuna registrazione negli archivi ospedalieri del suo ricovero il giorno del parto, o della nascita della piccola nel registro dell’ospedale.
Nel certificato dell’anagrafe, che María ha ottenuto dopo aver lottato e atteso quattro mesi, ci sono dati falsi relativi alla data del parto. Si indica inoltre che lei partorì un feto di sette mesi, quando in realtà era al nono mese di gravidanza.
Come lei, sono migliaia le persone che oggi in Spagna cercano figli, fratelli, sorelle o genitori biologici. A sostenerli sono nate varie associazioni, diffuse a livello territoriale.
“Sto cercando mia sorella”, racconta a TPI.it Luna, presidente dell’associazione Save Our Souls Bebes Robados Comunitat Valenciana. “Era nata nel 1972 e anche se una suora aveva detto ai miei genitori che era morta, abbiamo saputo che in ospedale è registrata come viva”.
Non c’era un criterio specifico con cui i trafficanti di bambini sceglievano le loro vittime. Durante il regime di Franco, inizialmente, furono presi di mira gli oppositori politici. Poi il fenomeno proseguì per scopo di lucro.
A essere prese di mira, però, erano spesso famiglie povere. Per via della scarsa cultura, della mancanza di consapevolezza dei propri diritti e della mancanza di risorse per sostenere una causa legale, avevano il profilo ideale.
I bambini venivano quindi dati in adozione a famiglie più abbienti.

I tribunali
Dopo aver denunciato l’accaduto alla procura, il caso di María finisce in tribunale nel 2010, in una causa congiunta insieme ad altri casi simili al suo. Oggi María non sa nulla sul risultato delle indagini.
“Ho due figli, un nipote e il grande sostegno di mio marito, che è la forza che mi sostiene per continuare a combattere e che dedica ore e ore a fare tutto ciò che, per il mio grado di cecità, non posso fare o vedere”, dice María,che ha un’elevata disabilità biologica a causa di una malattia rara.
Da quando ha scoperto che sua figlia – o figlio, dal momento che nessuno può esserne sicuro – non è mai arrivata al cimitero e che la nascita non è mai stata registrata, si è fermata per un solo giorno nella sua ricerca.
Ha creato l’ALUMBRA, l’Associazione per la lotta delle madri dei bambini rubati in Andalusia, è stata fondatrice e presidente della Federazione nazionale delle vittime per i bambini rubati in Spagna COORDINADORA X-24.
A luglio 2017 ha fondato la Plataforma Foro Internacional de Víctimas por Desapariciones Forzadas Infantiles “Te Estamos Buscando” (“Ti stiamo cercando”) con sede nel Regno Unito e sedi distaccate nei Paesi Baschi, in Navarra, Catalogna, a Valencia, a Madrid e in Andalusia.
Secondo María, come per molti giuristi, il furto di neonati è un crimine contro l’umanità, imprescrittibile, dal momento che si tratta di sparizioni forzate di persone che oggi sono adulte che vivono con una falsa identità.
“Lotto per conoscere la verità sui nostri figli e figlie scomparsi, mi impegno per recuperare parte della storia della mia vita e restituire alla vita il ricordo di mia figlia”, dice.
Anche se non la conosce, a sua figlia ha dato un nome, il suo. Si chiama María, e lei non smette di cercarla.

https://www.tpi.it/2018/06/20/bambini-rubati-spagna/

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2018_06_26 _ Quei bambini “rapiti” in Spagna dal ginecologo cattolico
Spagna: si riapre il caso dei “niños robados“. Il ginecologo Eduardo Vela atteso oggi alla sbarra. In molti attendono giustizia e chiarezza sui rapimenti avvenuti sotto il regime di Francisco Franco
Giuseppe Aloisi – Mar, 26/06/2018 – 13:26

Eduardo Vela è un nome che ai lettori potrebbe non dire niente. In Spagna, però, la vicenda che lo riguarda è piuttosto nota: l’uomo è accusato di aver rapito una bambina nel 1969.
Questo è il motivo per cui dovrà presentarsi alla sbarra. Vela, che oggi ha ottantacinque anni, verrà giudicato dal tribunale di Madrid. Undici gli anni di carcere richiesti dalla Procura. Ma c’è molto di più.
Stando anche a quanto si legge su Dagospia, infatti, Vela, che all’epoca era un ginecologo ultracattolico, è stato riconosciuto come l’organizzatore di una rete dedita al rapimento di bambini. Il tutto sotto la dittatura di Francisco Franco. La storia è quella dei “niños robados”, cioè dei piccoli sottratti all’opposizione repubblicana al fine di ricevere un’educazione più contigua con la dittatura franchista. “Dio, patria e famiglia”, insomma. Pare che il ginecologo fosse coadiuvato nell’operazione da una suora: Maria Gomez Valbuena, che è a sua volta finita alla sbarra qualche anno fa, ma che è poi deceduta all’età di ottantasette anni, dopo essere stata sentita due volte dalla giustizia.
La Spagna riapre così un caso per il quale molti attendono giustizia. “Il meccanismo era sempre lo stesso: madri anestetizzate in sala parto, alle quali veniva sottratto il neonato per darlo a un’altra coppia, disposta anche a pagare una fortuna, spesso convinta che l’adozione fosse legale”, ha dichiarato Ines Madrigal, la donna che è riuscita nell’intento di far arrivare Vela a processo. Si ritiene che i “niños robados” siano stati almeno trentamila. Pare che alle donne, subito dopo il parto, venisse mostrata la foto di un bambino deceduto e riposto in congelatore per convincerle dell’impossibilità di rivedere il piccolo. A quel punto entravano in gioco delle altri nuclei familiari, convinti però di partecipare a una procedura d’adozione in piena regola. “Delle oltre duemila denunce di bambino rubati archiviate – ha scandito sempre la Madrigal – questo è il primo caso che arriva a giudizio, per cui è diventato un poco il processo di tutti”. Un caso simbolico, quindi, che potrebbe rappresentare il primo riscatto di coloro che continuano a chiedere verità per una vicenda emersa sulle cronache ormai trent’anni fa.
Ines Madrigal è una dei “niños robados”. Non ha mai conosciuto la sua madre biologica. La sua lotta, come si legge anche su Il Mattino, è stata supportata anche dai genitori adottivi. “Se non fosse stato per lei – ha sottolineato la Madrigal riferendosi alla madre adottiva – che ha dichiarato all’autorità giudiziaria la verità, che il mio certificato di nascita firmato da Vera era falso, perché lei non poteva avere figli, oggi non saremmo qui”. Vela, che continuerebbe a dichiararsi innocente, dovrà rispondere di una serie di accuse. Appare chiaro che la risoluzione di questo primo caso potrebbe raffigurare lo spartiacque decisivo per chiarire una vicenda aperta giudiziariamente solo nel 2011, anno nel quale suor Maria è stata ascoltata per la prima volta dai magistrati spagnoli. Vela, fino a ora, avrebbe provato a fuggire dal processo eccependo la demenza senile.

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/quei-bambini-rapiti-spagna-ginecologo-cattolico-1545252.html

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19 ottobre 2011 – Spagna, inchiesta BBC: migliaia di neonati rubati durante il franchismo
A gestire il “traffico”, secondo le prime ricostruzioni, sarebbero stati medici e religiosi
Oltre 300 mila neonati sarebbero stati sottratti ai genitori e venduti in Spagna durante la dittatura franchista fino agli anni Novanta. A far emergere lo scandalo dei “bambini rubati” un’inchiesta della Bbc, partita dalla rivelazione fatta in punto di morte di un “padre”, Jean Luis Moreno, che ha raccontato al “figlio” di averlo comprato da un prete a Saragozza. Una confessione che ha avuto effetti a catena e che ha permesso di far emergere dalle nebbie del passato migliaia e migliaia di casi analoghi.
Stando alle prime ricostruzioni, al centro del traffico preti e medici che lavoravano negli ospedali. Sarebbero stati loro a prelevare i bambini appena nati, dicendo alle famiglie naturali che i figli erano morti, per poi “affidarli” ad altri genitori. Questo è quanto teme le sia successo Manoli Pagador, che ha dato alla luce il suo primogenito nel 1971. «Una suora, che era anche un’infermiera, venne ad informarmi che mio figlio era morto», ma nessuno, stando alla sua testimonianza, le avrebbe mai fatto vedere il corpo. Nessuno parlava allora, ha detto la donna per giustificare il proprio silenzio, «non potevo accusarli perché «eravamo nella Spagna di Franco. Era una dittatura».

Come è accaduto in anni più recenti in Argentina con i figli dei desaparecidos, inizialmente in Spagna i neonati venivano tolti alle famiglie “sgradite” per motivi ideologici, ma col tempo poi iniziò a crearsi un vero e proprio mercato. Dopo mesi di richieste dalla Bbc il governo spagnolo ha concesso all’emittente britannica di parlare con un funzionario del ministero della giustizia, Angel Nunez, che ha ammesso l’esistenza del traffico di bambini ma non ha dato le cifre. «Dal volume delle indagini, suppongo che fossero molti», si è limitato a dire.

Nello scandalo, secondo la Bbc, sarebbe coinvolta la Chiesa, che durante il franchismo rivestiva un ruolo fondamentale nell’erogazione dei servizi negli ospedali e nelle scuole. Nella lista dei sospettati c’è il nome di Eduardo Vela. Nella sua clinica di Madrid, il 70% dei bambini sarebbero nati da “madre sconosciuta”, come riportato dai registri del 1981. Questa dicitura veniva usata per tutelare le ragazze madri, ma, secondo la Bbc, avrebbe offerto anche una copertura al traffico dei bambini.
L’amnistia che ha aiutato la Spagna nella transizione tra la dittatura e la democrazia, non è mai stata abrogata, e quindi i tentativi di denunciare il traffico dei bambini spagnoli come un crimine contro l’umanità sono sempre stati rigettati dai tribunali. «Sono passati 25 anni da quando è morto il dittatore» ha detto Nunez «evidentemente abbiamo ancora dei problemi con il nostro passato».
Il governo spagnolo finora non ha ritenuto di aprire un’inchiesta su questo scandalo, e le persone coinvolte stanno cercando di scoprire la verità da sole, come meglio possono. I primi test del Dna, riferisce la Bbc, sono riusciti a ricongiungere i genitori con i figli loro sottratti, ma la legge sulla protezione dei dati proibisce alle banche del Dna di fare ricerche incrociate o di scambiare informazioni.
http://www.lastampa.it/2011/10/19/vaticaninsider/spagna-inchiesta-bbc-migliaia-di-neonati-rubati-durante-il-franchismo-tI9CAivGNxt7i4pQZCRGPK/pagina.html

In Italia la legge del 2009 ci ha resi custodi dei primi passi legali per offrire i bambini a chi ne possa fare un qualsiasi uso abietto.
Se non esistono chi può tutelarli? Chi può difenderli?

CHE FARE?
Un tempo mi sarei detta ‘lo mando alla mia lista’.
Non me lo dico più.
Nove anni di esperienza fra una indifferente società civile e una politica che riesce a cavare voti dalla cura dell’indifferenza so che non serve a nulla.
Ma è una questione di principio.
Manderò questo pezzo solo ad alcune persone e lo metterò su facebook nella speranza che il sasso nello stagno chissà perché galleggi e si renda visibile.

Ottobre 9, 2018Permalink

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