9 novembre 2018 Amianto -relazioni CRUA 2017

29 settembre 2017 Fvg, oltre 10mila casi di malattie da amianto, fra esposti e familiari

«Il mesotelioma è un male incorruttibile». Il direttore del Crua, Paolo Barbina, ha fatto ieri riecheggiare il drammatico refrain alla VII Conferenza regionale amianto di Laura Borsani

MONFALCONE. «Il mesotelioma è un male incorruttibile». Il direttore del Crua, Paolo Barbina, ha fatto ieri riecheggiare il drammatico refrain alla VII Conferenza regionale amianto: continuano i nuovi casi frutto della lunga incubazione da esposizione professionali. Dal palco del Teatro comunale di Monfalcone è anche passato un concetto: iniziano a farsi avanti casi di malattia senza collegamento a un’esposizione professionale. Sono le esposizioni domestiche. Quanto è emerso ieri pomeriggio, primo momento della due giorni di lavori articolati in tre sessioni, è stata una panoramica molto approfondita, dall’evidente approccio scientifico. Si è partiti con la sessione dedicata agli aspetti sanitari e gli esperti hanno convenuto: il mesotelioma continua a colpire nel Friuli Venezia Giulia. Il numero dei casi rimane ancora elevato, a fronte di un trend che si mantiene comunque stabile. L’aggiornamento fornito dal presidente della Commissione regionale amianto, Fernando Della Ricca, la dice lunga sulla situazione circa gli iscritti al Registro regionale amianto. Con l’area della fascia costiera a recitare il ruolo di primato. Ad oggi le domande riconosciute sono 10.155, di cui 6.556 nell’Azienda integrata di Trieste, 2.999 nell’Aas Isontino Bassa Friulana, per scendere a 300 nell’Azienda integrata di Udine, quindi 162 nella Ass 3 collinare Alto Friuli, 138 nell’Ass 5 Friuli Occidentale. E ancora: gli esposti per motivi professionali sono 6.574, quelli domestici 1.562, ambientali 2.071 e 7, addirittura, quelli per qualche hobby praticato.
Della Ricca ha argomentato che «sta emergendo una situazione alla quale dovremmo prestare massima attenzione da subito, evitando di creare allarmismi: abbiamo registrato alcuni casi di esposizione, e quindi di iscrizione al Registro, di persone relativamente giovani, che non avrebbero dovuto subire esposizioni di asbesto post 1992 (quando intervenne la normativa a bandire l’uso di amianto, ndr), e di figli di esposti che sono affetti da patologie amianto correlate. La causa riteniamo sia imputabile ai genitori contaminati, che attraverso i vestiti portavano le fibre a casa. Sono pochi e circoscritti casi, comunque sarà necessario approfondire il fenomeno», ha concluso. Resta comunque su tutto il grande problema amianto da esposizione lavorativa. Significativo è lo scenario Fvg nel panorama italiano.
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Lo ha rappresentato Corrado Negro, della Medicina del lavoro presso l’Università di Trieste, che gestisce il Centro operativo regionale (Cor) afferente al Registro nazionale dei casi di mesotelioma (ReNaM). In ambito nazionale le aree geografiche con maggiore concentrazione di mesotelioma sono il Friuli Venezia Giulia, assieme alla Liguria, per la costruzione, riparazione e demolizioni navali. C’è quindi la Lombardia (provincia di Pavia) e il Piemonte, con Casale Monferrato e comuni limitrofi, dove c’erano le industrie del cemento amianto. E ancora, i cantieri navali rappresentato la terza fonte di esposizione all’amianto in Italia. Il numero di esposizioni professionali definite nei casi di malattia per mesotelioma certo, probabile o possibile, segnalati al ReNaM per categoria economica, tra il 1993 e il 2012, è infatti di 999 casi nel settore navale. Al primo posto c’è l’industria metalmeccanica, con 1.243 casi, seguita dall’industria tessile, con 1.009 casi. I casi complessivi sono 15.014 tenendo conto di tutte le categorie economiche.
Rimane confermato il rapporto territoriale del Fvg circa l’incidenza dei mesoteliomi. Negro lo ha spiegato con un’altra slide: negli ultimi quindici anni sono stati censiti 1.109 casi di mesotelioma («quasi tutti sono deceduti»). Il 75% sono appannaggio dell’area isontina e giuliana. Altro elemento: l’età media alla diagnosi del mesotelioma è di 70 anni, senza evidenti differenze di genere (70,2 anni nelle donne, 68,8 negli uomini).
Negro ha poi proiettato sul maxischermo una “torta”: su 36 casi di mesotelioma da esposizione domestica, il 61% riguarda le mogli degli ex esposti amianto. E il 25% riguarda i figli. Le madri rappresentano il 9% e i fratelli il 5%.
Elementi che hanno fatto eco a quanto esposto dal direttore del Centro regionale di riferimento unico dell’amianto, Paolo Barbina. Che peraltro ha esordito spiegando: «Oggi dovrò visitare un paziente con sospetto mesotelioma. Un paziente giovane». Il quinto di quattro casi già passati alla sua attenzione, donne risultate affette da tumore pleurico o placche pleuriche tra i 48 e i 61 anni. Barbina, che ha snocciolato una lunga serie di cifre e percentuali in ordine all’attività del Crua, alla fine ha tirato le somme: «La sorveglianza sanitaria degli ex esposti amianto serve», sebbene, è stato comunque osservato, si nota una diminuzione di persone che afferiscono alle visite di controllo.
Barbina su tutto ha posto l’accento sul piano sociale: «La sorveglianza sanitaria va fatta al fine di poter instaurare corretti interventi non solo sanitari, ma anche dal punto di vista sociale». Il medico ha evidenziato che «uno sforzo notevole dev’essere fatto per semplificare i percorsi burocratico amministrativi per il riconoscimento della patologia ai fini previdenziali e assicurativi». E ha concluso: «È necessario un riordino normativo che non lasci l’amianto isolato rispetto alle restanti esposizioni agli agenti cancerogeni». Barbina ha esplicitato il concetto: «Io non esco dal lavoro con il camice. Così dev’essere per tutte le categorie professionali», ha detto facendo riferimento alle fibre artificiali vetrose.

24 agosto 2017   L’amianto ora colpisce i figli degli operai
Il centro regionale unico di Monfalcone conferma il «salto generazionale». Coinvolte persone di 50-60 anni. Quattro i casi rilevati nel corso del 2017 di Laura Borsani

MONFALCONE. Il “male da amianto” sta intaccando una nuova frontiera generazionale. I figli degli ex lavoratori esposti alla fibra minerale. Si apre un nuovo capitolo, tutto ancora da studiare e approfondire. Bambini, dunque, oggi cinquantenni e sessantenni, che con l’eternit non avevano mai avuto a che fare. Ma che, semplicemente, giocavano assieme ai loro papà. Segnali importanti, forse, danno la misura di come il subdolo e tragico fenomeno dell’amianto non conosca ancora “confini” e induca a confermare quanto lo stesso dottor Claudio Bianchi aveva temuto, prospettando che questa “maledetta” iperbole sia lontana dalla sua fase discendente, quantomeno oltre quel 2020 a cui si erano comunque affidate le speranze.
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Il “salto generazionale” è emerso per la prima volta quest’anno. Lo confermano le visite di controllo eseguite al Centro regionale unico dell’amianto aperto il primo giugno 2013 all’ospedale San Polo di Monfalcone. Quattro i casi rilevati. Si tratta di donne. Due alle quali è stato diagnosticato il mesotelioma, una di 58 anni, l’altra solo 48. A una 51enne e a una 61enne sono state invece riscontrate placche pleuriche.
«È un dato significativo – ha spiegato il direttore del Crua, dottor Paolo Barbina – che apre un fronte finora insondato. Per la prima volta, infatti, quest’anno abbiamo constatato la presenza di due casi di mesotelioma e altri due di placche pleuriche in persone effettivamente giovani. Malattie non professionali, avendo riscontrato piuttosto esposizioni nell’ambiente familiare. Si va a indagare approfonditamente la storia del paziente, procedendo per esclusione. Sono indicatori preoccupanti, considerato che le malattie legate all’amianto si stanno estendendo ad una nuova generazione». Sempre quest’anno sono stati registrati altri 4 casi di mesotelioma, in donne che lavavano quotidianamente le tute di lavoro dei propri mariti.
Quanto agli ex lavoratori esposti, nel primo semestre 2017 sono stati rilevati al Crua 91 nuovi casi. Di questi, 47 riguardano la presenza di placche pleuriche, un paziente affetto da asbestosi, 15 casi di mesoteliomi e 23 di carcinoma polmonare. Quindi 2 casi relativi al carcinoma alla laringe e 3 di carcinoma al colon retto.
I casi invece di pazienti già visitati e soggetti ai controlli risultano complessivamente 90, di cui 80 relativi a placche pleuriche, 4 ad asbestosi, un mesotelioma, 2 tumori polmonari e 3 carcinomi alla laringe. Purtroppo i malati di tumore non tornano al controllo.
Il primo approccio alla visita al Crua di pazienti ai quali è stata diagnosticata la sospetta presenza di placche pleuriche consegna frequentemente gli stessi scenari. Pazienti che davanti a Barbina esordiscono: «Dottore ho l’amianto». Si sentono ormai “segnati”, destinati alla malattia mortale. Le placche pleuriche come anticamera del tumore, il mesotelioma di fatto, ritenuto dai pazienti un’automatica evoluzione della malattia.
Anche per questo accade che la paura derivante dalla consapevolezza di essere affetti dalle placche pleuriche frena i pazienti, indotti a rinunciare alla visita presso il Centro. Ma Barbina è stato molto chiaro: «Le placche pleuriche non rappresentano una lesione precancerosa, pertanto non si trasformano in una forma tumorale. Possono essere adeguatamente trattate. Attualmente sono disponibili ottime strumentazioni e terapie per migliorare la condizione del paziente, in particolare in merito alle difficoltà di carattere respiratorio. Le persone non si devono spaventare, non è stato scientificamente dimostrato il rapporto tra le placche e il tumore che, comunque, qualora comparisse costituisce una patologia distinta e parallela». Per questo Barbina invita le persone a rivolgersi al Crua e a intraprendere il percorso previsto, affidandosi al Centro e agli esperti.
Sotto il profilo dell’attività svolta, il Crua esegue il 75% dei controlli in Friuli Venezia Giulia. Segno che su tutto ha assunto il ruolo di “sentinella dell’amianto”, un riferimento diventato funzionale. Il Crua mantiene inoltre i rapporti con specialisti medici aziendali per la gestione “multidisciplinare” dei pazienti che richiedono appropriati riferimenti sanitari ai fini delle cure. Il Centro rappresenta infine la “piattaforma” documentale, elaborando e assemblando sia la storia clinica dei pazienti, sia gli atti necessari ad accompagnare gli utenti lungo l’iter di riconoscimento delle malattie asbesto correlate, comprendendo anche gli aspetti assistenziali, previdenziali, fino alle procedure delle esenzioni dal ticket e alla refertazione della malattia.

09 giugno 2017    Mappatura dell’eternit negli edifici pubblici
Monfalcone nel progetto pilota. Oggi a Ronchi convegno dedicato alle malattie asbestocorrelate
L’Isontino continua a soffrire. Settimana dopo settimana continuano ad essere registrate vittime e nuovi casi di malattia legate all’esposizione all’amianto. Le ultime riguardano 17 decessi per sospetta malattia professionale legate all’esposizione all’amianto e 65 nuovi casi di malattia, di cui ben 10 di mesotelioma pleurico. Nel rapporto, fornito dal responsabile della struttura complessa prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro dell’Azienda sanitaria Isontino Bassa Friulana, dottor Luigi Finotto, e che riguarda il periodo dal primo gennaio al 10 maggio scorso, si può anche osservare che sono stati segnalati 20 decessi per sospetta malattia professionale. Di questi, otto sono riferiti al mesotelioma, patologia direttamente collegabile all’esposizione alla fibra minerale. Altri quattro decessi sono riferiti al tumore polmonare, mentre cinque sono concausati da asbestosi polmonare. Insomma di amianto si continua a morire ed è una tragedia che continua, che miete tante vittme e che non si deve dimenticare.
Oggi alle 17, nella sala riunioni dedicata a monsignor Mario Virgulin del circolo Acli “Beato Giuseppe Toniolo” di Ronchi dei Legionari, avrà luogo l’incontro “Amianto. La tragedia continua”, promosso dal circolo Acli ronchese, assieme all’Aea, Associazione esposti amianto, e alla Lilt, Lega Italiana per la lotta ai tumori. Interverranno l’assessore regionale all’Ambiente Sara Vito, il presidente dell’Aea di Monfalcone, Carmelo Cuscunà, il direttore del Crua, Centro regionale unico per l’amianto, dottor Paolo Barbina, il presidente della sezione Isontina della Lilt, Umberto Miniussi, il sindacalista della Cisl, Gianfranco Valenta, e Chiara Paternoster dell’Aea.
Entro l’anno verrà completato il piano regionale amianto e, con l’avvio del modello informatico in otto comuni pilota del Friuli Venezia Giulia, prende il va l’aggiornamento della mappatura della presenza e deterioramento dell’amianto negli edifici pubblici, propedeutica a un programma efficace di bonifica. L’assessore regionale all’Ambiente e Energia, Sara Vito, ha incontrato nei giorni scorsi, assieme ai tecnici del servizio gestione rifiuti e siti inquinati, i rappresentanti dei Comuni che hanno aderito spontaneamente al progetto per l’aggiornamento della mappatura dell’amianto degli edifici pubblici presenti sul territorio regionale. Si tratta di una sperimentazione del modello informatico Aram-archivio regionale amianto, che partirà in otto Comuni pilota e, una volta perfezionato, verrà poi esteso a tutta la regione. Tra le amministrazioni comunali che hanno già aderito ci sono, va ricordato, Monfalcone, Udine, Gemona del Friuli, Farra d’Isonzo, Sacile e Cervignano del Friuli.(lu.pe.)

13 giugno 2017 Al Crua 341 accessi in cinque mesi Il 18% sono nuovi casi professionali
Dal primo gennaio al 31 maggio scorso il Crua, ovvero il Centro regionale unico per l’amianto, ha registrato 341 accessi, con 18,1% di nuovi casi professionali e 9,1% di nuovi casi di neoplasie. Di… di Luca Perrino
Dal primo gennaio al 31 maggio scorso il Crua, ovvero il Centro regionale unico per l’amianto, ha registrato 341 accessi, con 18,1% di nuovi casi professionali e 9,1% di nuovi casi di neoplasie. Di questi nuovi accessi 56 sono state donne, pari al 17,7% e di queste il 3,6% con malattie professionali e 1,8% con malattie non professionali. Si calcola che a fine anno i nuovi accessi saranno 750.

Numeri che danno il vero senso della tragedia amianto nell’Isontino e nel Monfalconese in particolare, una tragedia che dovrebbe continuare a mietere vittime fino al 2020, come aveva annunciato l’anatomo patologo, Claudio Bianchi, che per primo iniziò ad occuparsi degli effetti mortali dell’esposizione all’amianto e a dire che la latenza della malattia ha tempi lunghissimi, fino a 50 anni e che i morti si sarebbero avuti fino ai primi decenni degli anni 2000.

I dati sono stati forniti dal direttore del Crua, Paolo Barbina, nel corso dell’incontro organizzato dalle Acli provinciali e dal circolo Acli di Ronchi dei Legionari, dedicato ad “Amianto, la tragedia continua” e che è giunto in un momento particolare: se da un lato si è arrivati alle fasi finali del terzo maxi processo per le morti a causa dell’amianto di una sessantina di ex lavoratori del cantiere di Monfalcone, d’altra parte si è avuta notizia del decesso di Duilo Castelli, fiero lavoratore del cantiere navale, esposto amianto, fondatore dell’Associazione esposti amianto, appassionato “combattente” perché i diritti e la dignità dei morti per lavoro siano riconosciuti. È stata l’assessore regionale all’Ambiente, Sara Vito, a spiegare che effettivamente sia da ritenere fondamentale il lavoro sul fronte sanitario e medico, ma altrettanto quello sul fronte ambientale che opera sulla prevenzione e sullo smaltimento. «C’è una rinnovata attenzione sul tema amianto – ha detto – ci sono tanti cantieri in piedi per la rimozione, ma altrettanto c’è da fare. Su questo stiamo lavorando a 360 gradi, anche assieme all’Arpa e alla Guardia Costiera». Sono state inoltre avviate delle linee contributive per Comuni, privati cittadini e aziende che intendono procedere a bonifiche, per un totale di un milione 300mila euro. Chiara Paternoster, dell’Aea, ha fatto invece il punto sui processi non dimenticando però di ricordare Duilio Castelli, che sentì la responsabilità di difendere i suoi compagni di lavoro, che fu sempre persona forte, determinata, libera, che lottò anche contro i sindacati che a suo avviso non avevano difeso adeguatamente i lavoratori. Commosso poi l’intervento di Carmelo Cuscunà, anziano presidente dell’Aea, collega di lavoro di Castelli, esposto amianto che ha ricordato come ogni giorno l’amianto riempiva la vita lavorativa e non solo. Con fatica ha ricordato che dopo tanto silenzio, ritardo e bugie ora si parla di amianto grazie all’impegno di tante persone. «Dobbiamo però semplificare le procedure per le cure e per i riconoscimenti – ha ricordato – e bisogna fare attenzione ai nuovi materiali, perché tragedie come quello dell’amianto non si verifichino più». Il già sindacalista Cisl, Gianfranco Valenta, ha puntato il dito contro l’Inail «che ha sottovalutato il problema creando difficoltà sull’erogazione delle pensioni» e contro l’azienda (il cantiere navale) «che ha negato la pericolosità dell’amianto». Il presidente provinciale Lilt, Umberto Miniussi, ha da parte sua chiesto alle istituzioni maggiore impegno economico per la ricerca e per l’assistenza dei malati e delle famiglie.

novembre 9, 2018Permalink

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