15 novembre 2018 _ Giovanni Franzoni _ Un ricordo

Trovo su “Nev.it – Agenzia stampa della Federazione delle chiese evangeliche in Italia” la cui newsletter ricevo regolarmente.
Ricopio la breve relazione di una tavola rotonda che ricorda Giovanni Franzoni, una persona straordinaria che ha vissuto con coerenza la sua vita, non si è sottratto alle domande che la conoscenza della realtà e la coerenza nella fede gli ponevano.
Ho conosciuto Giovanni in anni in cui il clima di speranza condivisa assicurava speranza e gioia che oggi mi sembrano impossibili. Di seguito riporto l’articolo di Adista che ricorda alcuni avvenimenti di cui voglio assicurarmi il ricordo..

12 novembre 2018 _ Franzoni, l’ecumenismo e le chiese ‘approssimative’

Il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, Luca Maria Negro, ha partecipato alla Tavola rotonda per ricordare Giovanni Franzoni

Roma (NEV), 12 novembre 2018 – Si è tenuto il 9 e 10 novembre il convegno “Storia e Profezia: L’eredità di Giovanni Franzoni. La Comunità cristiana di base di San Paolo fa memoria di Giovanni Franzoni nel suo novantesimo compleanno”.
Fra le diverse iniziative, una tavola rotonda presso la sala teatro dell’Abbazia di san Paolo fuori le Mura a cui ha partecipato il pastore Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI).

“Giovanni Franzoni è stato sicuramente un maestro – ha esordito Negro nel suo intervento –. Ho avuto il privilegio di lavorare al suo fianco prima come giovane redattore di Com Nuovi Tempi, e poi come direttore di Confronti. Maestro di giornalismo e maestro di eresia; e poi fratello maggiore nella fede, che mi ha insegnato soprattutto a interrogarmi sempre in profondità, a non accontentarmi di formule scontate, di stereotipi. Mi è stato chiesto di parlare dell’ecumenismo di Giovanni, cosa che non è facile perché Franzoni ha scritto poco di ecumenismo e si è preoccupato poco di teorizzarlo, ma lo viveva, specialmente a partire da quell’ esperienza di ecumenismo pratico che è stata appunto la rivista Com Nuovi Tempi”.
Negro ha poi proseguito citando un articolo di Confronti del 1991, intitolato “Per una chiesa approssimativa”, in cui Franzoni rifletteva sul rapporto tra le comunità di base e il protestantesimo, a partire da un suo intervento svoltosi pochi giorni prima all’Assemblea della FCEI a Santa Severa. Nella nota Franzoni proponeva una nuova classificazione delle chiese soggetto di ecumenismo distinguendo tra chiese dogmatiche, chiese tautologiche e chiese ‘approssimative’. “Secondo Giovanni, a fare dell’ecumenismo reale – ha detto Negro – possono starci solo le frange ‘eretiche’ delle chiese, perché mettono l’approssimarsi al mistero della salvezza manifestatosi nell’Evangelo al di sopra dell’autoriproduzione o della conservazione delle chiese stesse. Le comunità di base e le chiese protestanti, nella linea di questa chiesa ‘approssimativa’, potrebbero e dovrebbero fare qualcosa di più insieme. Lui sognava un specie di federazione, o meglio, lui sognava che le nostre piccole chiese accogliessero in sé le comunità di base. Ma era un sogno un po’ difficile da realizzare. Credo però che questa sua visione di una chiesa ‘approssimativa’ resti di grande attualità” ha concluso.

All’incontro hanno partecipato anche Luigi Sandri, Paolo Lojudice, Alberto Melloni, Marinella Perroni, Anna Maria Marlia. L’attore Marco Baliani ha letto dei brani del libro di Franzoni “La terra è di Dio. In sala, fra gli altri, il fondatore del Centro interconfessionale per la pace (CIPAX) Gianni Novelli e monsignor Luigi Bettazzi.  [fonte 1]

Un ricordo puntuale ricco di notizie a un anno dalla morte di Giovanni Franzoni

Tratto da: Adista Notizie n° 29 del 04/08/2018
27 luglio 2018 _ Un anno fa è morto Giovanni Franzoni. Che resta “fuori le mura” Marcello Vigli

39470 ROMA-ADISTA. La Chiesa di papa Francesco ha ri-aperto le sue porte a molti preti e laici scomodi, magari indagati dal Sant’Ufficio, talvolta con clamorose riconciliazioni. Per Giovanni Franzoni non c’è stata pacificazione. Non è certo il solo a rimanere escluso dal riconoscimenti ufficiali, come quelli tributati a Mazzolari e Milani, ma è stato escluso anche dalla silenziosa riabilitazione di preti europei e di quelli sudamericani. Nessuna svalutazione di gesti così significativi e nessun rammarico, ma l’occasione per una domanda: perché non Giovanni Franzoni?
Giovanni nonostante la giovane età era un abate, una sicura speranza per l’ordine benedettino, il prelato italiano più giovane che aveva partecipato al Vaticano II, la sua pastorale era coinvolgente e le sue dichiarazioni su questioni di pubblico interesse autorevoli.
Certo la sue scelte avevano compromesso la dignità della gerarchia, soprattutto, però, gli nuoceva la costruzione intorno a lui di una comunità che, in sintonia con le sue dichiarazioni ma in piena autonomia, esprimeva critiche alla gestione dei rapporti della Santa Sede con lo Stato, in particolare verso le operazioni finanziarie compiute dallo IOR.
In verità questa comunità, sollecitata dall’abate, andava assumendo una sua autonomia nella lettura della Bibbia e nell’esercizio della responsabilità ecclesiale riattivata dal Vaticano II, coniugando l’ascolto del Vangelo con la lettura delle situazioni politiche ed ecclesiali e con prese di posizione in senso progressista. Di particolare significato era l’opposizione al Concordato tra Stato e Chiesa, all’interno di altre scelte significative: la condanna verso la guerra in Vietnam e la solidarietà con le lotte operaie dell’autunno caldo.
In questo contesto nasce la lettera pastorale La terra è di Dio, pubblicata, provocatoriamente, nelle edizioni di Com, la struttura editoriale che lo stesso Franzoni aveva contribuito a far nascere per editare il settimanale che, con lo stesso titolo, era diventato la voce dei cristiani critici quando già la tensione con la Santa Sede era nell’aria. Questa pubblicazione fu determinante per la sua sconfessione e l’imposizione a dimettersi. A questi provvedimenti Franzoni ripose pubblicando Il mio regno non è di questo mondo, un libello edito anch’esso da Com.
Più difficile fu, per quei cristiani che si erano coinvolti con le sue scelte, costruire un percorso che testimoniasse il significato di tale coinvolgimento, perché non apparisse solo frutto di una controversia tutta interna alla Istituzione. Si aprì un dibattito sul come essere comunità cristiana in aperto confronto con la gerarchia.
Il cammino fu lungo e travagliato, ma poi la scelta fu chiara, con l’inserimento nel processo già avviato da altre esperienze simili impegnate a non ridursi a gruppi di consumo spirituale, per essere, invece, proposta di un nuovo modo di vivere la comunità cristiana.
Franzoni, intanto, in occasione del referendum sulla proposta abrogativa della legge che ha legalizzato il divorzio, diede la sua adesione alla scelta per il “no”. La sua scelta fu clamorosa perché rappresentava l’affermazione del diritto dei cattolici ad essere liberi nelle scelte politiche.
Libertà che Franzoni rivendicava, insieme ad altri cattolici, nel diritto di rinnegare anche ogni Concordato con lo Stato, anche quello stipulato con il nuovo Accordo siglato nel 1984 da Bettino Craxi. Queste sue scelte, insieme al dichiarato voto per il Pci, lo portarono successivamente alla sospensione a divinis fino alla “riduzione allo stato laicale”.
Per la ricerca di un modo diverso nell’esprimere il rapporto con il divino, determinante fu la riflessione che Franzoni andava proponendo con i suoi scritti che elaboravano una nuova teologia, e che al contempo leggevano, da cristiano, il quotidiano dell’uomo.
Per la nuova teologia, alla citata La terra è di Dio vanno aggiunte: Le cose divine. Omelie (1970-73), Il posto della fede, Farete riposare la terra, Anche il cielo è di Dio, La donna e il cerchio spezzato.
Ancora più numerosi sono gli scritti in cui esprime un modo nuovo d’intendere la società nelle sue diverse manifestazioni alla luce del Vangelo, che fosse comprensibile agli uomini di fine millennio.
Per tutto questo Franzoni è ancora fuori dal gruppo dei riabilitati: non è ancora recuperabile chi ha preteso, e continua a pretendere – senza però creare una nuova istituzione – di essere Chiesa in autonomia da quella Cattolica Apostolica Romana.
La crisi che stiamo vivendo, che non lascia ampi margini di scelta neppure nei Paesi sviluppati, rende certo ancora più lontani i tempi previsti da Gesù in cui regnerà la pace sulla Terra sempre più piccola e ancor più divisa, ma niente autorizza a tradire le sue parole istituzionalizzando l’esistente, presentandolo come la sua Chiesa. Per questo ricordare Franzoni aiuta a sperare in una Chiesa-comunità universale, mentre impone l’impegno a costruirne oggi un progetto. [fonte 2]

[fonte 1] www.nev.it/nev/2018/11/12/franzoni-lecumenismo-e-le-chiese-approssimative

[fonte 2] https://www.adista.it/articolo/59308

 

 

Novembre 15, 2018Permalink

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