23 novembre 2018 – Educazione civica o galateo?

I rottamati, categoria da non trascurare.

Da una vecchia ex insegnante che sa, se mai qualcuno volesse perdere tempo ad accorgersi della sua esistenza, di essere collocabile fra i rottamati (neologismo di cui ricordo bene l’origine che gli dà sapore, consistenza e consente orgogliosa collocazione nella categoria che qualcuno vorrebbe beffare).
Perciò mi do voce come rottame responsabile perché qualche competenza mantengo in fatto di educazione civica, materia di cui mi sono occupata per vent’anni nel mio dovere di insegnante di storia e filosofia.
Ora mi limito ad alcune considerazioni sulla proposta di legge a iniziativa popolare formalizzata lo scorso mese di giugno per poter essere presentata al Parlamento.
Ricopio il punto di partenza ufficiale dell’itinerario per consentirne la verifica anche a chi mi voglia leggere:

Annuncio di una proposta di legge di iniziativa popolare (18A04292)
(GU Serie Generale n.137 del 15-06-2018)

Ai sensi degli articoli 7 e 48 della legge 25 maggio 1970, n.352, si annuncia che la cancelleria della Corte suprema di cassazione, in data 14 giugno 2018, ha raccolto a verbale e dato atto della dichiarazione resa da sedici cittadini italiani, muniti di certificati comprovanti la loro iscrizione nelle liste elettorali, di voler promuovere, ai sensi dell’art. 71 della Costituzione, una proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo:
«Insegnamento di educazione alla cittadinanza come materia autonoma con voto, nei curricula scolastici di ogni ordine e grado.».
Dichiarano, altresì, di eleggere domicilio presso la sede dell’ANCI in via dei Prefetti, 46 – 00186 Roma – indirizzo e-mail: gastaldi@anci.it

Sebbene io sia una lettrice piuttosto attenta di quotidiani e ascoltatrice selettiva della radio non ne avevo mai sentito parlare finché il sindaco di Firenze non l’ha rilanciata pochi giorni fa durante un importante convegno a Palazzo Vecchio: “1938-2018, ottant’anni dalla promulgazione delle leggi razziali”, organizzato dalla Fratellanza militare, dal Sindacato degli avvocati di Firenze e dall’Associazione avvocati matrimonialisti italiani con il patrocinio del Comune e della Regione Toscana.
Scopro così che la proposta, nata dall’iniziativa dell’ANCI, è ora offerta alle firme (ne occorrono 50.000) nei modi e luoghi che saranno (o sono già stati?) identificati per poter aprire l’iter che – se praticato – la porterebbe al dibattito in Parlamento, dibattito che, se positivamente concluso, ne farebbe legge.
Mi sembra che al momento i promotori abbiano scelto di onorarla con firme illustri.
In calce come mio solito metterò i link che consentiranno autonomia di informazione.

Dichiaro però da subito che chiunque mi suggerisca la firma io quel testo non lo firmerò mai.

Ci sarebbe moltissimo da dire. Mi limito a qualche considerazione ricordando che sul tema della cittadinanza (e molti altri essenziali) la formazione dei giovani a scuola ha già ricevuto mutilazioni significative: eliminata l’educazione civica come disciplina autonoma (che era però opportunamente connessa alla storia, attraverso la figura dell’unico insegnante) è stata esclusa dalla prima prova degli esami di maturità la traccia del tema di storia.

Dice l’art. 2 della proposta

“Il monte ore necessario (non inferiore alle 33 ore annuali) ove non si preveda una modifica dei quadri orari che aggiunga l’ora di educazione alla cittadinanza, dovrà essere ricavato rimodulando gli orari delle discipline storico-filosofico-giuridiche”.

Nell’art. 3 si precisa:

Gli obbiettivi specifici di apprendimento dovranno necessariamente comprendere nel corso degli anni: lo studio della Costituzione, elementi di educazione civica, lo studio delle istituzioni dello Stato italiano e dell’Unione Europea, diritti umani, educazione digitale, educazione ambientale, elementi fondamentali di diritto e di diritto del lavoro, educazione alla legalità, oltre ai fondamentali principi e valori della società democratica, come i diritti e i doveri, la libertà e i suoi limiti, il senso civico, la giustizia.
Certamente il trasferimento del carico di argomenti elencati dalle materie ancora curriculari all’ora in più che si gioverà di insegnante ad hoc lascia un po’ sbalorditi, ma i proponenti si fanno garanti del contenimento dei costi a carico dello stato.

Riporto il testo dell’art. 6 che io capisco così: Gli insegnati curriculari saranno pagati meno per garantire la paga dei sopravvenuti per l’ora cara all’ANCI. Preciso: meno complessivamente non con tagli sullo stipendio dei singoli in attività di servizio.
Forse ho sbagliato e qualcuno mi illuminerà.

Ove si opti per l’individuazione dell’ora di educazione alla cittadinanza nell’ambito degli orari di italiano, storia, filosofia, diritto, dall’attuazione della presente legge non deriveranno nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e le amministrazioni coinvolte svolgeranno le attività previste con le risorse umane finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.

Gli insegnati cui si farà carico dell’ora in più come saranno scelti?
Sempre nel progetto compare una linea di affidamento del tutto alla funzione amministrativa, dal MIUR ai comuni.
Persino ovvio il ricordo del MinCulPop. Vorrei ridere ma non mi riesce. Ma come vecchia rottamata posso dire quello che voglio.

Link per verifica del testo
1. Testo proposta di legge a iniziativa popolare con relazione:
http://www.anci.it/Contenuti/Allegati/proposta%20di%20legge_ok1.pdf

2. Testo proposta di legge a iniziativa popolare con relazione e icona ANCI nell’intestazione:
http://www.provincia.fermo.it//public//2018/10/10/proposta-legge-iniziativa-popolare.pdf

Novembre 23, 2018Permalink

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