7 dicembre 2018 _ La morte della pietà e di ogni rispetto della dignità dovuto a tutti i cittadini

Scrivo senza meraviglia alcuna la notizia che segue relativa al pestaggio di una donna rom vista durante un borseggio e della violenza esercitata sulla sua piccola bambina.
Ed è una violenza imposta a tutti noi che siamo costretti ad assistere a una violenza privata là dove si sarebbe dovuto garantire la presenza della polizia (che i ‘vigilantes’ avrebbero potuto chiamare consegnando la mamma, senza separarla dalla piccola, perché venisse attuata la procedura prevista per i borseggi nel rispetto della legge).
La presenza della piccola aggrava significativamente la situazione.
Il principio del superiore interesse del minore (the best interest of the child) trova solenne proclamazione nell’art. 3 dalla Convenzione sui Diritti del fanciullo, approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 a New York (ratificata dall’Italia con Legge 27.05.1991, n. 176), che testualmente recita: “In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente”.

Aveva dichiarato la senatrice Segre nel suo discorso di insediamento, accogliendo un appello dello storico prof. Melloni : “Mi rifiuto di pensare che oggi la nostra civiltà democratica possa essere sporcata da progetti di leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere, mi opporrò con tutte le energie che mi restano”
Il testo integrale del discorso nel mio blog. http://diariealtro.it/?p=5830

Alla voce della senatrice Segre unisco quella del presidente della Repubblica che recentemente ha ricordato l’art. 10 della Costituzione di cui ricordo i primi due capoversi “L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali”

L’episodio che riporterò più avanti è peggio delle leggi speciali che la senatrice ha evocato. Indica che nella nostra società è penetrata una modalità di ‘giustizia fai da te’ che possiamo paragonare a barbare modalità del ku klux klan per non parlare nella storia nostra delle reazioni di condivisa violenza e di atteggiamenti omissori seguiti alle leggi razziali del 1938, soprattutto nell’applicazione durante il periodo bellico nella Repubblica di Salò e nel Litorale Adriatico (Risiera di san Sabba).

Non posso esimermi dal ricordare un punto preciso in questo processo ripugnante presente nell’Italia democratica ma che sembra essere accettato da molti e che muove dalla legge 94 del 2009 (art. 1 comma 22 lettera g) quando fu imposto ai migranti non comunitari di presentare il permesso di soggiorno all’atto di richiesta di registrazione della nascita di un figlio in Italia.
Poiché ho lottato per anni (e non ho intenzione di smettere) contro questa infamia ricordo che uno strappo di civiltà così pesante non poteva non creare uno spazio per la penetrazione di infamie altre (di cui tutti diventiamo vittime nella umiliazione della nostra dignità) e, poiché so di non essere creduta , riporto per l’ennesima volta richiamo al testo del Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1):
«Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi».
La notizia di ciò che è accaduto a Roma pochi giorni fa ci apre alla possibile (ma non inarrestabile) deriva:

Roma, linea A della metro ore 14,30: questo è successo a me (di Giorgia Rombolà)
Giorgia Rombolà è una giornalista calabrese che da tempo vive e lavora a Roma, alla Rai. Ha lavorato al TgR e adesso fa parte del gruppo di RaiNews24. In particolare, è una cronista politico-parlamentare

QUESTO È SUCCESSO A ME di Giorgia Rombolà
Questo è successo a me, e non a qualcun altro. È successo alle 14.30 su un treno della linea A della metro di Roma. Fermi a una fermata, trambusto, urla e il pianto disperato di una bimba. Una giovane, credo rom, tenta di rubare il portafoglio a qualcuno. La acciuffano e ne nasce un parapiglia, la strattonano, la bimba che tiene per mano (3/4 anni) cade sulla banchina, sbatte sul vagone. Ci sono già i vigilantes a immobilizzare la giovane (e non in modo tenero), ma a quest’uomo alto mezzo metro più di lei, robusto (la vittima del tentato furto?) non basta. Vuole punirla. La picchia violentemente, anche in testa. Cerca di strapparla ai vigilantes tirandola per i capelli. Ha la meglio. La strattona fina a sbatterla contro il muro, due, tre, quattro volte. La bimba piange, lui la scaraventa a terra. Io urlo dal vagone: “Non puoi picchiarla, non puoi picchiarla”. Ma non si ferma.
Io urlo ancora più forte, sembro una pazza. Esco dal vagone, mi avvicino e cerco di fermarlo. Solo ora penso che con quella rabbia mi avrebbe potuto ammazzare, colpendomi con un pugno. “Basta, basta”, urlo. I vigilantes riescono a portare via la ragazza. Lui se ne va urlando, io risalgo sul treno. E lì vengo circondata. Un tizio che mi insulta dandomi anche della puttana dice che l’uomo ha fatto bene, che così quella stronza impara. Due donne (tra cui una straniera) dicono che così bisogna fare, che evidentemente a me non hanno mai rubato nulla. Argomento che c’erano già i vigilantes, che non sono per l’impunità, ma per il rispetto, soprattutto davanti a una bambina.
Dicono che chissenefrega della bambina, tanto rubano anche loro, anzi ai piccoli menargli e ai grandi bruciarli. Un ragazzetto dice se c’ero io quante mazzate. Dicono così. Io litigo, ma sono circondata. Mi urlano anche dai vagoni vicini. E mi chiamano comunista di merda, radical chic, perché non vai a guadagnarti i soldi buonista del cazzo. Intorno a me, nessuno che difenda non dico me, ma i miei argomenti. Mi guardo intorno, alla ricerca di uno sguardo che seppur in silenzio mi mostri vicinanza. Niente. Chi non mi insulta, appare divertito dal fuori programma o ha lo sguardo a terra. Mi hanno lasciato il posto, mi siedo impietrita. C’è un tizio che continua a insultarmi. Dice che è fiero di essere volgare. E dice che forse ci rivedremo, chissà, magari scendiamo alla stessa fermata. Cammino verso casa, mi accorgo di avere paura, mi guardo le spalle. E scoppio a piangere. Perché finora questa ferocia l’avevo letta, questa Italia l’avevo raccontata. E questo, invece, è successo a me.

Roma, linea A della metro ore 14,30: questo è successo a me (di Giorgia Rombolà)

https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/rom-picchiata-in-metro-dopo-tentato-furto-insultata-la-giornalista-intervenuta-in-sua-difesa_3179157-201802a.shtml

https://roma.repubblica.it/cronaca/2018/12/06/news/roma_quel_razzismo_che_viaggia_anche_in_metro-213541724/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P4-S1.4-T1

http://www.ilgiornale.it/news/roma/passeggero-metro-pesta-ladra-rom-presa-i-capelli-e-sbattuta-1612239.html

Anche il Corriere della sera ne scrive in più di un articolo (compreso il caffè di Gramellini) ma i file che avevo trovato non consentono l’intera lettura degli articoli

 

Dicembre 7, 2018Permalink

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