16 dicembre 2018 _ Giovedì scorso è morto Antonio Megalizzi

Megalizzi era un giornalista volontario di Europhonica, una web radio dedicata all’Europa, la sua passione. Pochi minuti prima dell’attentato era nella sede del Parlamento Europeo per fare un’intervista.
Nel 2015 il giovane italiano ucciso nell’attentato di Strasburgo aveva scritto questo racconto che richiama, per chi li voglia vedere, molti elementi alternativi al pensiero corrente, nutrito dal veleno del ‘buon senso’ comune..
È il racconto di un missile che aveva paura di volare. Dentro ci sono i pensieri di un’arma di morte che voleva solo vivere, per conoscere il mondo intero. Si intitola “Cielo d’acciaio” .
Antonio Megalizzi lo aveva pubblicato il 12 marzo 2015 con Ilmiolibro.it – piattaforma web di self-publishing del Gruppo Gedi.

Il missile ragiona, si interroga, cerca dei perché. Non li trova. Dice tra sé: “Fino a dieci minuti fa dovevo solo salvare il mio paese, dovevo mettere al sicuro il mondo. Al sicuro da cosa poi? Non ce lo hanno mai spiegato. Riesco ad intravedere le finestre degli appartamenti di fronte. Ci sono armadi, tavoli, cucine, sedie. Vedo persone che scappano, che urlano, che prendono infanti in braccio e se li portano via”. Un momento. C’è anche un orsacchiotto in una di quelle case che il missile sta per distruggere, suo malgrado. E se c’è un orsacchiotto, sarà forse rimasto pure un bambino. “Potrei fare amicizia col bimbo intanto che arrivano. Sembra simpatico. Chissà come si chiama? Jaamal? Salem? Taamir?”. Ma la corsa folle non si ferma. La violenza esplode. “Adesso io sono distrutto. Adesso ho distrutto loro. Il mondo è finalmente salvo?”.

Lo sguardo è aperto, libero, l’ideale pacifista.
Antonio Megalizzi – morto a 29 anni per mano del coetaneo Chérif Chekatt, vittima del suo integralismo – era così.

Si può leggere dalla voce il mio libro, ma per sicurezza, ne trascrivo anche il link.
https://ilmiolibro.kataweb.it/storiebrevi/404111/cielo-dacciaio/

Dicembre 16, 2018Permalink