23 febbraio 2019 _ Le parole del Papa sulla donna, la teologa Perroni: “Svolta storica. Il clero si apra al mondo” Domenico Agasso jr Città del Vaticano

La biblista: «Ora serve più partecipazione»

Marinella Perroni è biblista, fondatrice del Coordinamento Teologhe italiane.

Professoressa, il Papa ha detto che «tutti noi abbiamo parlato sulla Chiesa», ma ascoltando una donna, Linda Ghisoni, «ho sentito la Chiesa parlare di se stessa»: che cosa ne pensa?
«È molto bello che il Pontefice faccia capire che il rischio del linguaggio del clero è parlare “sulle cose”, anche “sulla Chiesa”. Le donne invece hanno imparato a parlare partendo da sé, dalla loro realtà, non in senso narcisistico, ma realistico».

È stato così importante che una donna abbia parlato al summit sugli abusi?
«Sì. Molte lo avevano richiesto e ci speravano. E sarà ancora più bello quando le donne in contesti ecclesiastici come questo non dovranno essere “invitate speciali”: dovrebbe essere un diritto la loro presenza, non conseguenza di un invito, una “concessione”. Non dovrà più fare notizia».

Ma il femminismo è un «machismo con la gonna»?
«Io credo che ci voglia ancora uno sforzo degli uomini di Chiesa per non equiparare il femminismo al machismo. Bisogna fare attenzione a evitare l’ideologia della sostituzione. Forse su questo ascoltare di più tante donne sarebbe utile e opportuno».

Bergoglio ha detto che bisogna integrare la donna «come figura della Chiesa nel nostro pensiero»: quali cambiamenti potrà portare questa affermazione?
«Se finora solo la maschilità ha fatto da modello per la Chiesa, l’idea che possa diventare figura della Chiesa anche la realtà delle donne mi sembra una prospettiva di ampio respiro, tutta da approfondire e rilanciare. E potrà essere una svolta».

E pensare la Chiesa «con le categorie di una donna»?
«Suppone la capacità di ripensare e far ripensare la Chiesa alle donne, attraverso le loro categorie, che sono molto più ricche e differenziate di quanto fin qui è stato percepito. Le donne sono madri, ma non solo madri, sono capaci di esprimere relazione e amore in molti modi. È l’altra componente della possibile svolta».

Che cosa non l’ha convinta delle parole del Papa di ieri sera?
«Quando nella Chiesa si comincerà a parlare non “della donna”, ma “delle donne”, significherà che quanto il Pontefice stesso chiede, cioè di pensare con categorie femminili, potrà diventare una dinamica piena di frutti positivi per tutti».

Ci spiega il motivo?
«Perché parlare “della donna” è un’astrazione, mentre parlare “delle donne” vuol dire riconoscere le singole specificità concrete, che sono la realtà della vita e fanno la differenza».

Il tema dei ruoli: sono sempre poche le donne ai posti chiave nella Chiesa. È un limite?
«Su questo ha perfettamente ragione il Papa: non è che tutto si risolve con una nomina, che diventa solo lo specchietto per le allodole. Il problema della Chiesa è sistemico a livello di partecipazione.
Il Concilio Vaticano II ha cominciato a far capire che c’era una questione da affrontare rispetto al ruolo dei laici, ma sulle donne non è che avesse particolari prospettive, e i prelati se ne rendevano conto. Immediatamente dopo, però, a quella dei laici si è andata a sommare la questione delle donne, delle religiose. Questa ebollizione che c’è da decenni è stata sempre un po’ silenziata».

Da questo punto di vista come descrive il pontificato di Bergoglio?
«Il magistero di Francesco sulle donne è attivo e attento, il Papa certamente ha toccato vari punti in diverse occasioni: per esempio, uno su tutti, quello dell’ingiustizia sul piano retributivo per il lavoro delle donne».

Che cosa consiglia al Pontefice?
«Io farei un Sinodo sui battezzati maschi e femmine. Aprirei la questione dei maschi, perché o i maschi accettano di essere una parte dell’umanità e allora si capiscono dentro l’umanità come parte di essa, oppure siamo sempre alla pretesa di parlare delle donne, sopportare le donne, aver pazienza che le donne facciano i loro percorsi».

Si parla molto delle riforme di Francesco: che cosa si augura?
«La riforma prima è quella delle coscienze, dei comportamenti. Ci aggiungerei una riforma del coraggio. Francesco lo dice: una Chiesa che si trincera, fa solo del male; c’è bisogno di stare nel mondo e di capirlo. Anche per ciò che riguarda la realtà “delle donne”».

Questo articolo è stato pubblicato nell’edizione odierna del quotidiano La Stampa

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Febbraio 24, 2019Permalink

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