10 marzo 2019 – Nascere in Italia e non esistere

Chiedo rispetto per i nati in Italia cui la legge nega il certificato di nascita

Dieci anni fa cominciava questa vergognosa gara aperta dalla decisione dell’allora ministro Maroni (quarto governo Berlusconi) a chi voltava le spalle con maggior convincimento a pericolosi esseri del peso medio di tre Kg.
Sembrava una gara fra nuovi eroi contro una minaccia alla nostra società.
Riuscivano a tacerne anche i vescovi italiani nel 2015 riuniti in  Sinodo sulla famiglia: uno dei pochi cori omogenei nella società politica e (in)civile.
Ho scoperto che una deputata del pd, oggi Vice Presidente dell’Assemblea nazionale del Pd, è anche componente della  Commissione Affari Costituzionali perché a mio parere questo è il livello della questione che ho posto.
Le ho scritto nella sua ufficiale casella di posta e ho ricevuto il riscontro della recezione del messaggio.

Gentile on. Pollastrini
giro a lei la lettera che ho inviato al neosegretario del  Pd Zingaretti per cui temo di  non aver trovato un indirizzo adeguato.
Conto su una risposta quale che sia. E’  un argomento che mi tormenta da dieci anni e su cui mai ho trovato risposte pertinenti.
Le ricordo soltanto che 2009 il trattamento, ora riservato solo ai nati in Italia come identificati da legge, apparteneva anche a chi chiedesse di registrare le ‘pubblicazioni di matrimonio’ (legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g – testo coordinato dl 286/1998 art. 6/2). Con sentenza 245/2011 la Corte Costituzionale modificò la situazione relativamente a questo aspetto. I neonati non  hanno trovato rispetto alcuno. Perché? E nella svolta promessa dal segretario Zingaretti ci sarà finalmente posto anche per costoro?
Glielo chiedo anche come componente della Commissione Affari Costituzionali perché a mio parere questo è il livello della questione che ho posto.
La prego mi risponda anche se il suo parere fosse negativo: attendo da dieci anni di capire
Augusta De Piero     Udine

oggetto. Lettera aperta – 8 marzo 2019
Monsieur le Président
Je vous fais une letter
Que vous lirez peut-être
Si vous avez le temps
Boris Vian Le Deserteur 1954

Gentile segretario Zingaretti,
nel 1954 avevo 16 anni ma quel testo – che amai moltissimo per il suo radicale rifiuto della guerra – mi gira per la mente ogni volta che mi rivolgo a un ‘presidente’ che … non so se leggerà.
Però scrivo … chissà!
Non sono iscritta al Pd (pur avendo avuto una antica militanza nel PCI e anche – in tempi lontani – una presenza istituzionale), non ho votato per il segretario perché voglio mantenere la possibilità di dire dall’esterno ciò che all’interno del Pd non ha significativo riscontro.
Da dieci anni sto tentando di far emergere il problema dei piccoli che, nati in Italia, restano per legge senza certificato di nascita.
Lo vuole la legge che un inconsapevole ossimoro chiama ‘pacchetto sicurezza’ (n.94/2009 art. 1 comma 22 lettera g – presente nel Testo Unico sull’ immigrazione – testo coordinato dl 286/1998 art. 6/2).
La norma, costruita attraverso un perverso intreccio di geografia e burocrazia, sostanzialmente è, mi sembra di poter dire, una misura razzista:
– geografia: i genitori o un genitore di un nato in Italia non sono comunitari,
– burocrazia: i genitori o un genitore non hanno il permesso di soggiorno e, dichiarandolo come la legge vuole per registrare la nascita in Italia del loro bambino,- si espongono al rischio di espulsione.
Ce lo segnala anche il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1): «Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi».
Soltanto il fragile contributo di una circolare consente ai genitori di aggirare questo vincolo mentre la norma, introdotta nel 2009, permane nella soddisfazione di chi, confortato dall’indifferenza dei più, vuole costruire la politica sul ‘nemico’, a non dimenticato modello schmittiano, e quale nemico più facile da vincere e gloriarsene di un nato dalla fragilità assoluta? .
La modifica non impone onere di spesa, non si scontra con interessi forti, finanziari o altro che siano (non è il TAV!), ma chiede soltanto di sapersi disonorati da una misura che l’indifferenza e l’incompetenza fanno sembrare inaffondabile.
Ci sono di mezzo gli articoli 3 e 10 della Costituzione.
Mi piacerebbe conoscere un parere – quale che sia – del neopresidente del Pd.
Cordialmente
Augusta De Piero
Udine –

Nella lettera inviata c’erano anche i miei riferimenti telefonici, oltre la mail

Marzo 10, 2019Permalink

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