30 marzo 2019 – La Chiesa e gli abusi: non ci sono più intoccabili


7 MARZO 2019 La condanna di Barbarin un’altra prova della fine del privilegio cardinalizio. Ora verità sull’omertà dei vescovi
di ALBERTO MELLONI

Fine degli intoccabili. I sei mesi di carcere con sospensione inflitti al cardinale Barbarin, arcivescovo di Lione, condannato per omissione di soccorso davanti agli abusi di padre Bernard Preynat, assistente e molestatore degli scout fra il 1986 e il 1996, dicono questo: fine degli intoccabili. Nessuno può più sperare che la giustizia rinunci a denunciare gli abusi di potere (quelli di cui era accusato McCarrick), gli abusi sessuali (quelli di cui era accusato Pell) e il favoreggiamento degli uni e degli altri delitti (di cui è accusato Barbarin) per riguardo ad una dignità ecclesiastica o alla porpora cardinalizia.

È la conclusione di un ciclo storico assai lungo, che per i cardinali era iniziato nel 1577.
Allora quando il potere politico e quello giudiziario erano nelle mani del sovrano pontefice, Sisto IV, stabilì che i cardinali erano esonerati da tutte le norme penali che non li menzionavano esplicitamente, perché solo il Papa avrebbe potuto giudicarli. Un privilegio che li metteva al riparo della curia e che, violato una sola volta in oltre quattro secoli, era diventato quasi un istinto. Gli ecclesiastici che grazie al cardinalato diventavano parte del clero romano e guadagnavano il diritto di eleggerne il vescovo, sapevano di essere stati scelti per una funzione altissima, che implicava in loro un surplus di rigore e di virtù. Ma avevano anche assorbito l’idea che quel collegio di porpore godeva di diritti: e quando il Papa negava la porpora a un potente (si pensi a monsignor Marcinkus) era per tenerlo a una distanza eloquente.

La fine del potere temporale, ovviamente, ha fatto cadere la azionabilità dei privilegi cardinalizi. Ma non ha cancellato per tutti una mentalità che oggi finisce definitivamente: grazie all’azione dei magistrati e alla decisione del Papa di lasciare che i tribunali agiscano indipendentemente e se possibile prima che le procedure canoniche regolino le conseguenze delle sentenze emesse in nome dello Stato. Di questo esito di dolorose purificazioni, e a rischio di possibili errori giudiziari, papa Francesco si è fatto motore e garante: ed era necessario.

Tutti ricordano che il cardinale Law, l’arcivescovo di Boston che spostava preti pedofili seriali da una parrocchia all’altra, venuto a Roma per proteggersi ed entrato senza problemi nel conclave del 2005 (mentre il cardinale O’Brien sotto accusa in Irlanda nel 2013 rinunziò al suo diritto).

Tutti hanno visto che il cardinale McCarrick, pur consapevole di abusi che è difficile credere siano tutti montature, si è tenuto la porpora finché papa Francesco non gliel’ha tolta d’imperio. E il cardinale Pell, rimandato dal pontefice in Australia per il processo e condannato per una serie di aggressioni sessuali (di cui si proclama innocente), non ha ancora deciso cosa fare della sua berretta cardinalizia: anche se è difficile che i suoi accusatori, come quelli del cardinale Bernardin di Chicago, confessino di essere stati pagati per denunciarlo. Barbarin, che è uomo teologicamente più fine degli altri, ha già annunciato le sue dimissioni dalla guida della diocesi, e si vedrà cosa farà della porpora.

In ogni caso la condanna di Barbarin e di altri cinque preti lionesi apre però una fase nuova per molti vescovi, in tutto il mondo. Se è sopra lo zero, il numero di preti che si sono macchiati di abusi sui bambini è sempre troppo grande. Ma è evidente che quelli colpevoli – anche quando sono centinaia come in Italia – sono una piccola percentuale rispetto ad un clero sano. Invece la percentuale di vescovi che nella loro carriera hanno avuto contezza di abusi sessuali, di coscienza o di potere (per usare la formula di Bergoglio) commessi da preti, e che davanti a questi delitti hanno creduto di poter attendere e rifiutato l’amore dovuto alle vittime, quella è una percentuale tutta da scoprire: e non è detto che sia piccola. Qualunque sia il loro numero, tutti loro sanno che di intoccabili non ce n’è più.

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Marzo 31, 2019Permalink

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