24 aprile 2019 – Una circolare per assicurare esistenti tutti coloro che nascono in Italia

Ieri nel mio blog ho scritto della senatrice Segre e ho proposto qualche mia considerazione che oggi voglio approfondire inviandola ai sindaci del Friuli Venezia Giulia che hanno aderito alla manifestazione del 13 aprile ‘Prima le persone’, manifestazione contro razzismo e discriminazione per la convivenza pacifica e l’integrazione, promossa dalla rete DASIFVG, centro Balducci Zugliano che a Trieste riprendeva quella precedente di Milano.
Tutto comincia con l’espressione di apprezzamento che un piccolo gruppo di donne ha inviato ai sindaci ufficialmente presenti a Trieste (quattro di loro poi ci hanno risposto in forma molto interessane che a me piacerebbe fosse fondamento di un progetto).

Apprezziamo i sindaci ufficialmente presenti e alcune di noi glielo comunicano.
Siamo un piccolo numero di donne che ha inviato all’organizzazione responsabile della manifestazione ‘prima le persone’ un proprio documento per ricordare la precarietà della situazione giuridica che da dieci anni caratterizza l’esistenza di nati in Italia, se figli di migranti non comunitari irregolari.
Per questo scriviamo ai sindaci ufficialmente presenti alla bella manifestazione di Trieste, uno di quegli incontri in cui si vive l’esperienza appagante di sentirsi insieme ai propri simili per uno scopo buono e giusto e sappiamo quanto questo sia importante per raggiungere un risultato che rappresenti un obiettivo comune.
Crediamo comunque che pur riconoscendo il significato di questo comune sentire ci voglia anche un altro passaggio.
Il nostro essere cittadini non è un dono di natura esclusivo ma uno status le cui caratteristiche sono determinate dalla Costituzione della Repubblica, che non è un testo costruito da ‘sovranisti’ in forma esclusiva ma un insieme di principi aperti a una dimensione umana che la storia ha costruito cui le norme che ci siamo dati danno certezze e indicazioni di metodo.
E figura fondante la relazione primaria che si costruisce fra le persone e la società è il sindaco, responsabile dell’onore di garantire il riconoscimento di ogni vita cui gli sportelli del suo comune devono assicurare un’esistenza riconosciuta.
Sappiamo che a ogni nuovo nato è dovuto il certificato che lo riconosce cittadino non necessariamente italiano perché, se i suoi genitori sono stranieri, quella cittadinanza risulterà riconosciuta nel documento che è fondamento della sua vita di relazione, che ne assicura il diritto ad avere dei diritti.
Da una decina d’anni quel principio assoluto ha subito una ferita dovuta all’affermazione di una norma cui il voto di fiducia ha dato una immeritata certezza: il genitore che si presenta allo sportello del comune ad assicurare ciò che è dovuto al figlio deve, se non comunitario, presentare secondo la legge, il permesso di soggiorno. Se irregolare la sua irregolarità incide sul figlio trasformandolo in ‘spia’ del genitore stesso che a seguito di questa emersione della situazione irregolare può subire l’espulsione o altra pena.
Il rischio che corre può portarlo a non denunciare la nascita del figlio, un’omissione di gravità estrema come è facile comprendere.
Ci è noto che una circolare, emanata in puntuale contemporaneità con la legge, segnala che in questa situazione il titolo di soggiorno dei genitori non deve essere richiesto perché in tal caso l’evidenza di una loro irregolarità inficerebbe l’inviolabilità del diritto del nuovo nato.
Ci troviamo quindi in un paradosso per cui l’atto più importante che consente di inserire un essere dalla totale fragilità nella società umana –o almeno in quella tipologia di società che l’Europa (e certamente anche l’Italia) conosce – è assicurato dal più fragile dei documenti amministrativi, una circolare.
E nello stesso tempo constatiamo che l’onore di trasformare quella fragilità in certezza dovuta ad ogni nuovo essere umano spetta ai sindaci.
Questo abbiamo letto nella vostra presenza oltre ogni emozione e di ciò vi siamo grate.

Adriana Libanetti , Alessandra Missana, Andreina Baruffini, Chiara Gallo, Giuliana Catanese, Ivana Bonelli , Maria Grazia Zanol, Marina Giovannelli con Gruppo Anna Achmatova, Mary Silva Remonato, Alida Mason, Rita Turissini, Silvana Cremaschi, Valentina Degano con Donne in nero.Udine, Suzi Cucchini, Augusta De Piero.

Incalzata dal 25 aprile mi vengono in mente alcune considerazioni
Nel documento ricordavamo l’obbligo di ogni comune a registrare le dichiarazioni di nascita di chiunque nasca sul territorio del comune stesso, obbligo che si sostanzia nel rispetto del diritto di ogni nato ad avere il certificato di nascita.
Purtroppo una pessima modalità informativa ha portato ad identificare la registrazione della nascita con l’attribuzione della cittadinanza italiana creando confusione nell’opinione pubblica.
Sarebbe bello ma non è (ancora?!) così: oggi ogni nato ha diritto ad esistere e la cittadinanza che gli viene riconosciuta è, nel caso di nati in Italia, quella italiana.
Questo sarebbe ius soli ma in Italia vige ancora lo ius sanguinis, peggiorato dalla discriminazione di neonati che si vogliono fantasmi.

Non dobbiamo dimenticare che in Italia la prossima estate – e precisamente il 7 agosto – cadrà il decennale della ferita inferta alla nostra dignità di cittadini e cittadine dalla legge che – ostacolando la concessione del certificato di nascita ai nati in Italia, figli di non comunitari irregolari – si fa beffe del principio affermato dalla Convenzione di New York del 1989, ratificata in legge 176/1991, di cui trascrivo l’art. 7

1. Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi.
2. Gli Stati parti vigilano affinché questi diritti siano attuati in conformità con la loro legislazione nazionale e con gli obblighi che sono imposti loro dagli strumenti internazionali applicabili in materia, in particolare nei casi in cui se ciò non fosse fatto, il fanciullo verrebbe a trovarsi apolide.

Per necessità che nasce dalla stessa legge 176 (“con gli obblighi che sono imposti dagli strumenti internazionali applicabili in materia”) lo stesso giorno dell’entrata in vigore della legge 94/2009 (art. 1 comma 22 lettera g) fu emanata una circolare (n. 19/2011-Ministero dell’interno) che cancella, per quanto può una circolare, l’obbligo di presentazione del permesso di soggiorno dei genitori, una misura che può farsi lesione di un diritto assoluto del figlio, che nulla ha a che fare con la situazione di irregolarità burocratica di chi lo ha generato.
La conseguenza è evidente: il permesso di soggiorno non deve essere richiesto a una mamma e a un papà che, nel rispetto del diritto del loro figlio, non possono in quella circostanza essere costretti a dichiarare una condizione che può prevederne l’espulsione.
E ci piacerebbe che i sindaci, consapevoli dell’onore che loro appartiene di trasformare la fragilità del più debole degli strumenti di cui sono responsabili, una circolare, nella garanzia del diritto alto e irrinunciabile di ogni essere umano ad avere un’esistenza giuridicamente riconosciuta, ne facessero pubblica informazione nel modo più trasparente per rompere – ove ci fosse – il muro della paura.
E naturalmente in questo impegno non dovrebbero essere lasciati soli.

Cittadine e non suddite (e anche cittadini, naturalmente)

A fronte della assicurazione che facesse di una circolare il fondamento per ogni persona, senza eccezione alcuna, del diritto ad avere dei diritti, ci è consentito superare il senso di umiliazione che una pessima legge, non modificata in un punto dirimente, impone a chiunque si senta cittadino e non suddito, come furono gli italiani sottomessi alle leggi razziali del 1938.
Sono certa di poter scrivere tutto questo anche a nome delle amiche che con me hanno firmato la lettera ai sindaci del 13 aprile.
E aggiungo la mia solidarietà di madre a quelle altre madri cui l’esultanza di poter dire, di fronte a un loro piccolo nato, “questo è mio figlio”, è stata soffocata da una norma, simile a quelle che hanno causato tragedie che molti fingono di non ricordare.

Blog del 23 aprile: http://diariealtro.it/?p=6560

Aprile 24, 2019Permalink

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