4 luglio 2019 – Figli, mamme, papà: diritti indivisibili di persone uguali

Mia piccola osservazione
Il superiore diritto del bambino è inseparabile dal rispetto dei diritti dei genitori quale che sia la modalità della loro unione.
Devo la segnalazione delle  notizie che trascrivo alla cortesia del prof Francesco Billotta, Università di Udine.

L’Inps ha riconosciuto alla madre non biologica di una coppia lesbica i riposi giornalieri previsti per chi ha i figli entro l’anno di età, i cosiddetti permessi per l’allattamento, due ore al giorno retribuite al 100%. È la prima volta che succede in Italia e la decisione, arrivata dopo che le due mamme si sono rivolte al Tribunale di Milano, apre la possibilità di usufruirne a tutte le coppie dello stesso sesso che sono nelle medesime condizioni. La vicenda riguarda una coppia di donne milanesi, che si sono sposate a Copenaghen quattro anni fa e hanno un bimbo di sei mesi. Il piccolo ha, anche legalmente, due mamme grazie ai riconoscimenti alla nascita fatti dal sindaco Beppe Sala.
«Mia moglie è libera professionista: la legge prevede che se la madre non usufruisce dei riposi giornalieri previsti per i dipendenti lo possa fare il padre e quindi abbiamo chiesto che li avessi io, allo stesso modo — racconta Sara, 39 anni, educatrice —. Noi siamo entrambe genitori a pieno titolo del bimbo, facciamo tutte e due le stesse cose: quando lei non c’è lui prende il biberon da me, non cambia niente che io non l’abbia portato in pancia», aggiunge. L’Inps però ha rifiutato in base al presupposto che «la domanda per l’allattamento della madre non partoriente non può essere accolta in quanto al momento la normativa non prevede tale diritto».
Sara allora si è rivolta al Tribunale di Milano, assistita dai legali di Rete Lenford Giovanni Mascheretti, Valentina Pontillo ed Emiliano Ganzarolli: «Mia moglie è dovuta tornare subito al lavoro: io dal terzo mese avrei potuto allattare il bimbo con il latte che lei tirava con il tiralatte — spiega —. Invece senza permessi eravamo costrette ad aspettare la sera, che smontassi dal lavoro. Mia moglie, che è una lavoratrice autonoma, così ha dovuto limitare la sua attività perché io non potevo aiutarla: è stato tutto molto più complicato».
Lo scorso 17 giugno si è svolta la prima udienza: il Presidente del Tribunale Pietro Martello ha sollecitato l’Inps a intervenire e alla fine l’Ente di previdenza ha dato parere favorevole alla richiesta, riconoscendo i permessi per l’allattamento. «È un importante passo avanti per la tutela della genitorialità e una decisione che mette al centro il primario interesse delle bambine e dei bambini ad avere pieno accudimento da parte di entrambi i genitori, specie nei primi mesi di vita» commentano i legali. «Il passo successivo è il riconoscimento degli assegni familiari e del congedo parentale anche alle coppie dello stesso sesso, che finora l’Inps ha negato», aggiungono.
Per Sara, la decisione è stata un sollievo, che ripara il «dispiacere» di essere dovute ricorrere ai giudici: «Ora finalmente posso prendermi cura di mio figlio — dice — Ci siamo sposate, abbiamo fatto tutto secondo tradizione, ci hanno riconosciute entrambe come madri, e poi sono dovuta andare in Tribunale perché a mio figlio era stato negato un diritto: alla fine era lui che ci rimetteva.                                     [Fonte 1]

«Io, avvocata, chiedo Tribunali più attenti al diritto di maternità» Errico Novi

È una donna, orgogliosamente avvocata e milanese. «Sono consapevole che esserlo a Milano è un onore e un onere: è un Foro straordinario, ci sono colleghi che rappresentano l’eccellenza della professione anche a livello internazionale, ed è inevitabile sentire il peso della responsabilità». Monica Bonessa parla innanzitutto da modello di laboriosità lombarda, rigorosissima, consapevole della competizione in cui è immersa, ispirata a un’idea sacra del dovere, prima ancora che da mamma.
Eppure si è vista negare il legittimo impedimento in vista di un’udienza, alcuni giorni fa, dal suo Tribunale, «nonostante mi trovassi all’ottavo mese di gravidanza e con il rischio di parto prematuro». Ecco. Poi aggiunge: «Prima ancora che per lo stato di maternità, l’ho chiesto per il diritto alla salute di mia figlia. E ancora di più, per il diritto di difesa del mio assistito, che invece ho dovuto affidare a un collega, bravissimo ma costretto a studiarsi in mezza giornata un anno di causa». L’avvocata Bonessa si tiene sempre un passo indietro, nel raccontare la sua storia esemplare. Insiste nel parlare dei diritti altrui, meno che del suo di donna in maternità. Eppure da un anno e mezzo in Italia è in vigore la legge fortemente voluta dal Consiglio nazionale forense, che in ambito civilistico impone appunto al giudice, “ai fini della fissazione del calendario”, di tenere conto “del periodo compreso tra i due mesi precedenti la data presunta del parto e i tre mesi successivi”. Certo, nel processo penale la norma è più secca, e configura il legittimo impedimento senza subordinarlo al bilanciamento, da parte del giudice, con un eventuale grave pregiudizio alle parti nelle cause urgenti, com’è invece previsto, appunto, nel civile.

Quello che le è successo è sintomatico di un limite culturale?
Intanto vorrei precisare. Fino a luglio, le udienze previste per la causa che ho chiesto di rinviare erano quattro. Avevo chiesto il rinvio per una delle udienze e la proroga termini per l’altra. Nel primo caso c’è stato il diniego del giudice. Nel secondo, nonostante il parere sfavorevole della controparte, il rinvio è stato accordato. Mi pare emblematico.
Di cosa, esattamente?
Di una certa insufficiente umanità. Anche tra colleghi. L’ho scritto al presidente del Tribunale: proprio perché la nostra è una sede giudiziaria eccellente, della quale sono orgogliosa di far parte, mi chiedo dove vi sia stata accantonata l’umanità.
Si riferisce anche al giudice?
Mi riferisco più in generale a un’idea distorta, deformante della maternità. Intesa come se fosse un carico che la donna deve assumersi in via esclusiva nel momento in cui decide di mettere insieme famiglia e lavoro.
Non per tutti è così: mentre la legge era all’esame del Parlamento, la presidente aggiunta dell’ufficio gip di Milano, Ezia Maccora, disse al Dubbio di riconoscere già la gravidanza come legittimo impedimento.
Certo, non per tutti è così. Ma io accetto la sfida. Ho voluto la ’ bicicletta’, ossia la maternità sovrapposta al lavoro. Pedalo. Però pretendo il rispetto della salute di mia figlia e quello del diritto di difesa del mio assistito. Che potrebbe essere favorito dal riconoscimento dell’avvocato in Costituzione?
Sono convinta che si tratti di un riconoscimento importantissimo. Il diritto di difesa è essenziale, e l’avvocato ha un ruolo imprescindibile: in aula trattiamo della vita delle persone, dei diritti fondamentali, di questioni di rilevanza enorme. Custodi di un valore su tutti gli altri.
A quale si riferisce?
Al diritto di difesa a cui corrisponde l’affidamento al difensore. L’assistito ci rivela i suoi segreti. Ecco. Questo mi fa dire che il riconoscimento anche costituzionale del ruolo dell’avvocato ci chiama a una responsabilità Si riferisce all’avvocatura in generale?
Sì, il riconoscimento va onorato con una presa di coscienza. Bisogna essere all’altezza. Cito un episodio tra i tanti che mi sono stati raccontati in queste ore, da quando ho reso pubblica su facebook la mia vicenda personale. Mi è stato detto di una collega costretta ad abbandonare l’udienza in barella, trasportata in ospedale con l’ambulanza perché le si erano rotte le acque. Il difensore della controparte ha detto al giudice: ’ Andiamo avanti con l’udienza’. Non è possibile.
Ed è soprattutto ingiustificabile. Prima ancora che il nostro ruolo venga sancito in Costituzione, noi non possiamo ignorarlo perché il nostro ruolo sociale è affermato all’articolo 1 del nostro codice deontologico. Siamo richiamati al rispetto della persona, alla tutela sacra dei diritti fondamentali. Vuol dire rispettare anche i diritti fondamentali degli altri avvocati, come avrebbe dovuto essere per la collega portata via in ambulanza e anche per me, che ho trovato una controparte contraria al rinvio. Il rispetto non può venir meno tra noi. Neppure in un Tribunale di eccellenza e ultra competitivo come quello di Milano.

UN GIUDICE CIVILE DI MILANO E IL DIFENSORE DELLA CONTROPARTE LE HANNO NEGATO IL RINVIO: «DOBBIAMO AVERE PIÙ RISPETTO TRA COLLEGHI SE VOGLIAMO CHE IL NOSTRO RUOLO SIA RICONOSCIUTO ANCHE IN COSTITUZIONE»                                                                         [Fonte 2]

[Fonte 1]
https://www.corriere.it/cronache/19_giugno_27/milano-anche-madre-non-biologica-una-coppia-lesbica-ottiene-permesso-l-allattamento-4d8eb2e0-98e9-11e9-a7fc-0829f3644f7a.shtml
[Fonte 2]
http://ildubbiopush.ita.newsmemory.com/publink.php?shareid=051287737&fbclid=IwAR0SmvFlnnwmYDshE2l9DRYtP7NI-QJwBhJ_-hSlbjxgDyEthIiLM9N8n5o

Luglio 4, 2019Permalink